Tito (imperatore romano)

Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto (in latino Titus Flavius Caesar Vespasianus Augustus; nelle epigrafi: IMP•T•CAESAR•VESPASIANUS•AVGPON•MTR•POT[16]; Roma [17], 30 dicembre 39[18]Aquae Cutiliae [19], 13 settembre 81[19]), meglio conosciuto semplicemente come Tito, è stato un imperatore romano, appartenente alla dinastia flavia, e regnò per poco più di due anni[20] dal 79 all'81, anno della sua morte.

Prima di salire al trono, Tito fu un abile e stimato generale che si distinse per la repressione della ribellione in Giudea del 70, durante la quale venne distrutto il secondo tempio di Gerusalemme[21]. È noto per il suo programma di opere pubbliche a Roma e per la sua generosità nel soccorrere la popolazione in seguito a due eventi disastrosi: l'eruzione del Vesuvio del 79 e l'incendio di Roma dell'80[22]. Per la sua generosità e per il sostanziale accordo con il Senato, fu considerato un buon imperatore da Tacito e da altri storici contemporanei. Celebre è la definizione che diede di lui lo storico Svetonio:

(LA)

Amor ac deliciae generis humani.

(IT)

Amore e delizia del genere umano.

(Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, I)
Tito
Tito, 70-81 ca, collez. albani cropped
Busto di Tito (Musei capitolini, Roma)
Nome originaleTitus Flavius Vespasianus (alla nascita)
Titus Flavius Caesar Vespasianus Augustus (dopo l'ascesa al potere imperiale)
Regno24 giugno 79
13 settembre 81
Tribunicia potestas11 volte:[1] la prima volta (I) il 1º luglio del 71 e poi rinnovata ogni anno
TitoliPater Patriae, dal giugno del 79[2]
Salutatio imperatoria18 volte:[1] I nel 70,[3] (II) nel 71, (III-IV) 72, (V) 73, (VI-VIII) 74, (IX-XII) 76, (XIII) 77,[4] (XIV) 78,[2] (XV) dopo l'8 settembre del 79[5] e (XVI-XVII-XVIII[1]) 81
Nascita30 dicembre 39
Roma
Morte13 settembre 81
Aquae Cutiliae
PredecessoreVespasiano
SuccessoreDomiziano
ConiugeArrecina Tertulla (62-63)[6]
Marcia Furnilla (63-65)[7]
FigliGiulia Flavia (da Arrecina Tertulla)[8]
Flavia (da Marcia Furnilla)[9]
DinastiaFlavia
PadreVespasiano
MadreFlavia Domitilla maggiore
Tribuno militaretra il 58 e il 60,[10] prima in Germania superiore, dove ebbe per collega Plinio il Vecchio,[11] poi in Britannia[6]
Questuraattorno al 63[6]
Legatus legionisdella Legio V Macedonica e della Legio X Fretensis nel 66[12]
Consolato8 volte (designato per la nona volta?[1]): nel 70 (I), 72 (II), 74 (III),[13] 75 (IV), 76 (V),[14] 77 (VI),[4] 79 (VII)[15] e 80 (VIII).[1]
Censuradurante il principato del padre Vespasiano
Prefettodel Pretorio
Pontificato maxdal giugno del 79[2]

Biografia

Vespasianus01 pushkin edit
Busto di Vespasiano, padre di Tito (Museo Puškin delle belle arti, Mosca, copia dell'originale del Museo del Louvre, Parigi)

Origini familiari

La famiglia di Tito, la gens Flavia, apparteneva a quella nobiltà italica che, nella prima metà del I secolo, stava via via sostituendo la più antica aristocrazia romana, indebolita dai decenni di guerre civili combattute nel I secolo a.C.[23] I Flavi, infatti, non erano di nobili origini, ma riuscirono, nel giro di appena tre generazioni, a salire da origini umili all'onore della porpora imperiale.[24] Il bisnonno paterno di Tito, il reatino Tito Flavio Petrone, aveva combattuto come centurione evocatus nell'esercito di Gneo Pompeo Magno durante la guerra civile del 49-45 a.C., combattendo nella battaglia di Farsalo e fuggendo dopo le sconfitta dei pompeiani;[25] fu perdonato da Cesare e diventò esattore delle tasse delle vendite all'asta.[24]

Il figlio di Petrone, Tito Flavio Sabino, fu un ricco esattore delle tasse in Asia e un prestatore a interessi in Helvetia, dove morì.[24] Sposò la nursina Vespasia Polla e da lei ebbe due figli: il primo, Tito Flavio Sabino, raggiunse il grado di Praefectus urbi, mentre il secondo, Tito Flavio Vespasiano, raggiunse il potere imperiale.[24] Polla era figlia di Vespasio Pollione, tre volte tribuno e poi prefetto, e sorella di un senatore dell'ordine pretorio.[26] I Vespasii erano una nobile e antica famiglia, che aveva in suo onore una città tra Norcia e Spoleto, chiamata appunto "Vespasia".[24] Grazie a questa influenza della famiglia materna, i due figli di Sabino e Polla riuscirono a ottenere il grado senatoriale.[27]

Il figlio maggiore di Sabino, suo omonimo, ebbe un figlio, anche lui Tito Flavio Sabino, console nel 69, e due nipoti, Tito Flavio Sabino, console nell'82, e Tito Flavio Clemente, console nel 95.[28] Il figlio minore, Vespasiano, sposò Flavia Domitilla maggiore,[29] da cui ebbe Tito Flavio Vespasiano, nato nel 39 e futuro imperatore, Flavia Domitilla minore, nata nel 45, e Tito Flavio Domiziano, nato nel 54 e anche lui imperatore.[29]

Giovinezza (39-58)

Britannicus-Louvre
Statua di Britannico, amico d'infanzia di Tito (Museo del Louvre, Parigi)

Tito nacque a Roma il 30 dicembre 39,[30] in una piccola casa ai piedi meridionali del Palatino.[17] Nel 43 il padre Vespasiano fu inviato dall'imperatore Claudio come generale nell'invasione romana della Britannia[31] e Tito venne quindi cresciuto a corte insieme con Britannico, l'erede dell'imperatore.[32] I due diventarono grandi amici, ma Britannico fu avvelenato e Tito, che era a tavola con lui, ingerì del veleno e fu per molto tempo malato.[32] In onore dell'amico d'infanzia Tito, da imperatore, fece erigere due sue statue, una d'oro sul Palatino e una equestre in avorio, portata nelle processioni.[32] Si dice che quando un indovino fu chiamato al palazzo imperiale per vedere il futuro di Britannico, egli disse che il figlio di Claudio non sarebbe mai stato imperatore, mentre Tito lo sarebbe certamente diventato.[32] Durante la sua adolescenza, Tito ricevette un'educazione militare affiancata a una letteraria, cosa che gli permise di diventare abile sia nell'esercizio delle armi e nel cavalcare sia nella poesia e nell'arte oratoria sia in greco sia in latino.[33]

Carriera militare e ascesa politica (58-79)

Tra il 58 e il 60[10] fu prima tribuno militare in Germania superiore, dove ebbe per collega Plinio il Vecchio,[11] poi in Britannia,[6] probabilmente in occasione del trasferimento sull'isola di un contingente di rinforzo a seguito della rivolta di Budicca.[34] In questi anni si distinse per valore e moderazione, infatti nelle due province furono erette molte statue in suo onore.[6] Attorno al 63 fece ritorno a Roma per intraprendere con successo la carriera forense, raggiungendo la carica di questore.[6]

Büste der Julia Titi
Busto di Giulia Flavia, figlia di Tito e probabilmente della prima moglie Arrecina Tertulla (Getty Villa, Pacific Palisades, California)

In questo periodo sposò Arrecina Tertulla,[6] figlia di un ex Prefetto del pretorio di Caligola, Marco Arrecino Clemente.[35] Tertulla, però, morì nel 62 e l'anno successivo Tito si risposò con Marcia Furnilla,[7] da cui ebbe una figlia, ma dalla quale divorziò senza risposarsi più.[6] Furnilla apparteneva a una nobile famiglia di rango consolare,[36] collegata, però, con l'opposizione senatoriale a Nerone, tanto che lo zio di Furnilla, Barea Sorano, e sua figlia Servilia morirono nelle purghe neroniane, seguite alla fallita congiura di Pisone del 65;[37] secondo alcuni storici moderni, la decisione di divorziare da Furnilla fu presa proprio per allontanare da sé i sospetti di collusione con la congiura.[38] Tito ebbe diverse figlie,[39] almeno una delle quali da Furnilla[6] (chiamata semplicemente Flavia[9]), ma solo una sopravvisse, Giulia Flavia, che aveva probabilmente avuto da Arrecina, la cui madre si chiamava anche lei Giulia.[8]

Campagna in Giudea (66-68)

Alla fine del 66, Vespasiano fu incaricato dal'imperatore Nerone di recarsi in Giudea:[40] infatti, i ribelli avevano sconfitto il legatus Augusti pro praetore, Gaio Cestio Gallo.[41] Inoltre Vespasiano non era ritenuto un uomo del quale Nerone potesse avere timore, poiché le sue origini erano umili e sarebbe stato difficilmente accettato come imperatore.[42] Vespasiano partì quindi dall'Acaia, dove si trovava insieme con Nerone, passò l'Ellesponto con il suo esercito e arrivò in Siria.[12] Contemporaneamente fece partire anche il ventottenne figlio Tito alla volta di Alessandria, con lo scopo di prendere il comando della Legio V Macedonica e della Legio X Fretensis.[12] Così l'esercito romano in Giudea veniva rafforzato con due nuove legioni, un'ala di cavalleria e diciotto coorti.[43]

Tito arrivò in Egitto e lì raccolse le forze che gli erano state chieste da Vespasiano; partì poi alla volta della città di Tolemaide per ricongiungere le sue forze con la Legio XV Apollinaris, guidata dal padre, cinque coorti da Cesarea e cinque ali di cavalleria dalla Siria.[44] I due Flavi ricevettero aiuti militari anche dai re clienti Antioco IV di Commagene, Erode Agrippa II, Gaio Giulio Soaemo e Malco II.[44]

Nel maggio del 67 Vespasiano era impegnato nel difficile assedio di Iotapata e decise quindi di inviare un suo subordinato a conquistare la vicina Iafa.[45] Questi era Marco Ulpio Traiano, padre del futuro imperatore Traiano, che, al comando della X legione, cominciò l'assedio di Iafa e, dopo aver sconfitto gli ebrei in un attacco diretto, aveva richiesto la presenza di Tito, in modo che la gloria della vittoria potesse essere data al suo generale supremo.[45] Tito entrò quindi in città e la conquistò, ponendo fine all'assedio.[45] Il figlio del generale tornò poi a Iotapata e guidò lui stesso un attacco diretto contro il nemico: durante la notte, lui, il tribuno Domizio Sabino e parte della XV legione entrarono di nascosto nella città uccidendo le sentinelle e aprendo le porte all'esercito, che conquistò la città prima che i ribelli rinchiusi nella cittadella potessero accorgersene.[46]

Titus Herculaneum MAN Napoli
Statua in marmo dell'imperatore Tito (Museo archeologico nazionale, Napoli)

Ad agosto di quello stesso anno, Vespasiano, dopo aver conquistato con successo Iotapata,[47] si diresse verso Tarichee, roccaforte dell'esercito ebraico.[48] Qui pose il suo accampamento e inviò il figlio Tito in avanscoperta con seicento cavalieri scelti.[48] Tito, arrivato più vicino alla città, si rese conto che gli avversari erano troppi e inviò subito al padre delle richieste di rinforzi immediati.[49] Vespasiano mandò altri quattrocento cavalieri sotto il comando di Traiano e duemila arceri sotto il comando di Antonio e Silone.[50] La battaglia fu cruenta: la cavalleria romana affrontò i nemici con una carica frontale mentre gli arcieri erano appostati sulla montagna, per attaccare coloro che tornavano in città; gli ebrei furono così sconfitti e dovettero ritirarsi nella roccaforte con gravi perdite.[50] Rientrato in città l'esercito sconfitto, ci furono disordini immediati, poiché molti volevano la resa.[51] Tito, sentendo il grande rumore prodotto dalla folla, decise di attaccare immediatamente mentre gli abitanti erano distratti.[51] Il generale guidò l'esercito alle porte della città, cogliendo di sorpresa le guardie e dilagò all'interno delle mura.[52] Molti cittadini furono uccisi e molti altri fuggirono.[52] Tito informò immediatamente il padre, che arrivò in città e dispose guardie su tutta la cinta muraria.[53]

Subito dopo Vespasiano si mosse alla volta di Gamala per cominciare l'assedio e Tito fu incaricato di recarsi ad Antiochia a mediare con Gaio Licinio Muciano, governatore di Siria e come tale responsabile della Giudea, affinché i due generali giungessero a dividersi proficuamente le competenze: Tito riuscì nel compito e si unì al padre nella guerra.[54] A settembre, quando Tito tornò dalla Siria, l'assedio era ancora in corso e quindi il figlio del generale decise di prendere con sé duecento cavalieri scelti ed entrò di nascosto nella città.[55] Tito fu però avvistato da alcune sentinelle e molti abitanti riuscirono a ripararsi nella cittadella, mentre quelli rimasti furono uccisi.[55] Vespasiano arrivò allora con il resto del suo esercito e anche la cittadella, nel caos generale, fu presa e la città sconfitta.[55]

Glyptothek, Munich (13271550324)
Testa di Tito (Gliptoteca, Monaco di Baviera)

Restava da sottomettere solamente la piccola città di Giscala, in Galilea, dove gli abitanti si erano ribellati spinti da un certo Giovanni ben Levi.[56] Contro questi, Vespasiano mandò Tito al comando di mille cavalieri, mentre la X legione fu mandata a Scitopoli e lui, insieme con le altre due, andava a Cesarea per concedere ai soldati un po' di riposo.[56] Tito arrivò quindi nei pressi della città e capì subito che avrebbe potuto prenderla facilmente; stanco di massacri da parte dei suoi, però, decise di venire a patti.[57] Tito cercò di convincere i rivoluzionari ad arrendersi poiché erano ormai rimasti soli contro i romani e le loro poche forze non avrebbero avuto effetto contro le sue potenti forze.[57] Gli abitanti della città non poterono però sentire le argomentazioni del generale poiché gli era stato impedito di avvicinarsi alle mura e di uscire dalla città.[58] Giovanni stesso parlò con il romano spiegandogli che, poiché era di sabato, gli ebrei non potevano né combattere né negoziare e convinse Tito ad accamparsi nella vicina città di Cidala, popolosa e alleata dei romani.[58] Nella notte Giovanni fuggì verso Gerusalemme e portò con sé molti uomini, donne e bambini. Durante la fuga, però, molti si fecero prendere dalla paura e si dispersero dalla strada, lasciando indietro i più lenti e uccidendo molti dei loro compagni nella confusione e nel buio.[59] Il giorno seguente, quando Tito arrivò alle porte della città, fu acclamato come liberatore dall'oppressore e fu informato della fuga di Giovanni.[60] Allora mandò degli uomini a inseguirlo, ma egli era già arrivato a Gerusalemme e non fu catturato; però furono uccisi circa seimila dei suoi uomini ancora in fuga e poco meno di tremila donne e bambini furono ricondotti in città.[60] Tito fece quindi abbattere un tratto delle mura cittadine in segno di conquista della città e graziò i rivoltosi, lasciando in città una guarnigione.[60] Così fu conquistata tutta la Galilea e i romani si prepararono all'attacco di Gerusalemme.[60]

Francesco Hayez 017
La distruzione del Tempio di Gerusalemme, Francesco Hayez, olio su tela, 1867 (Accademia di belle arti, Venezia)

La guerra civile e la distruzione di Gerusalemme (68-70)

Nel 68 Vespasiano era pronto per cominciare l'assedio della città di Gerusalemme quando gli arrivò l'improvvisa notizia della morte dell'imperatore Nerone.[61] Allora il generale decise di fermare ogni azione militare fin quando non seppe che era stato eletto come successore al Principato il proconsole dell'Hispania Tarraconensis Servio Sulpicio Galba; inviò quindi a Roma il figlio Tito, per rendere omaggio al nuovo imperatore, informarlo sulla campagna giudaica e chiedergli istruzioni sul da farsi.[62] Mentre si trovava ancora a Corinto, lungo le coste dell'Acaia, nel gennaio del 69, Tito venne a sapere che Galba era stato ucciso e al suo posto aveva preso il comando Otone; decise quindi di tornare in Siria per riunirsi al padre e insieme decidere come agire, per non essere un ostaggio nelle mani del nuovo imperatore e poiché era insensato continuare un conflitto contro degli stranieri se la loro stessa nazione era in una guerra civile.[63]

Titus
Statua in marmo dell'imperatore Tito (Museo del Louvre, Parigi)

Vespasiano venne poi a sapere che Vitellio aveva preso il posto di Otone sconfiggendolo in battaglia e fu molto contrariato da questo nuovo cambio di situazione, poiché non riteneva Vitellio in grado di governare l'impero.[64] Cominciò quindi a pensare di tornare lui stesso a Roma e reclamare il trono, ma poiché la stagione non era ancora favorevole andò prima ad Antiochia, decidendo di reclamare comunque la porpora spinto dai suoi soldati.[65] In Italia, grazie ai soldati guidati dal figlio Domiziano, le armate fedeli a Vespasiano conquistarono Roma e uccisero Vitellio, mentre il nuovo imperatore era ancora ad Alessandria.[66] Lì Vespasiano fu raggiunto da molti ambasciatori di città e popoli che si congratularono con lui per aver conquistato l'impero però, poiché l'inverno era ormai arrivato, decise di restare in Egitto.[67]

Vespasiano e Tito furono nominati consoli per l'anno 70 ed entrambi entrarono in carica mentre erano lontani da Roma,[68] poiché Vespasiano era ancora in Egitto e Tito era stato rimandato in Giudea insieme con una parte scelta dell'esercito e giunse a Cesarea dopo circa una settimana di marcia.[69] L'anno successivo Gerusalemme fu saccheggiata, il Tempio distrutto e gran parte della popolazione uccisa o costretta a fuggire dalla città. Durante il suo soggiorno a Gerusalemme, Tito ebbe una relazione con Berenice di Cilicia, figlia di Erode Agrippa I. Tutti i fatti legati alla rivolta e alla caduta di Gerusalemme sono raccontati dallo storico ebreo Flavio Giuseppe nella sua opera Guerra giudaica.

I meriti di Tito nella guerra giudaica sono difficili da soppesare, in quanto la principale fonte della guerra, la Guerra giudaica di Flavio Giuseppe, fu scritta dal comandante giudeo della fortezza di Iotapata, assediata e conquistata nel 67 da Tito, che strinse poi rapporti di clientela con la dinastia Flavia. Nelle descrizioni di Giuseppe, Tito è l'eroico comandante che assediò e conquistò cinque centri nemici,[70] ma, una volta considerato il punto di vista dell'autore, appare chiaro che all'inizio della campagna Tito, che non aveva avuto precedenti esperienze di comando, non fu così brillante.[71]

Il principato di Vespasiano (70-79)

Al suo ritorno a Roma dalla Giudea, nel 71, Tito fu accolto in trionfo. Fu più volte console durante il regno del padre (70, 72, 74, 75, 76, 77, 79); fu anche censore e prefetto della Guardia pretoriana, assicurandone la fedeltà all'imperatore.

Principato (79-81)

Amministrazione interna

Exercitus romanus 80AD png
Il mondo romano nell'80 durante il principato di Tito.

Tito succedette al padre Vespasiano nel 79, imponendo così, per breve tempo, il ritorno al regime dinastico nella trasmissione del potere imperiale. Svetonio scrisse come allora molti temettero che Tito si sarebbe comportato come un novello Nerone, a causa dei numerosi vizi che gli venivano attribuiti. Al contrario, egli fu un valido e stimato imperatore, amato dal popolo, che fu pronto a riconoscere le sue virtù. Pose fine ai processi per tradimento, punì i delatores, e organizzò sontuosi giochi gladiatori, senza che il loro costo dovesse esser sostenuto dalle tasche dei cittadini. Completò la costruzione dell'Anfiteatro Flavio e fece costruire delle terme, a lui intitolate, nel sito dove si trovava la Domus Aurea, restituendo l'area alla città.

La tragedia del Vesuvio (79)

L'eruzione del Vesuvio del 79 – che causò la distruzione di Pompei ed Ercolano e gravissimi danni nelle città e comunità attorno al golfo di Napoli – e un rovinoso incendio divampato a Roma l'anno successivo, diedero modo a Tito di mostrare la propria generosità: in entrambi i casi egli contribuì con le proprie ricchezze a riparare i danni e ad alleviare le sofferenze della popolazione. Questi episodi, e il fatto che durante il suo principato non fu emessa nessuna sentenza di condanna a morte, gli valsero l'appellativo presso gli storici suoi contemporanei di "delizia del genere umano" (Ausonio ridimensionerà poi questo appellativo sostenendo, in Caesar, Titus, che il principato di Tito fu piuttosto "felice nella sua brevità").

Visitò Pompei subito dopo la disastrosa eruzione, e nuovamente l'anno successivo. Durante il suo regno dovette anche affrontare la ribellione di Terenzio Massimo, soprannominato il "Falso Nerone" per la sua somiglianza con l'imperatore: Terenzio fu costretto a fuggire oltre l'Eufrate, dove trovò rifugio presso i Parti.

Morte e successione (81)

Dopo appena due anni di regno, Tito morì a causa di una forte febbre: secondo Svetonio, potrebbe essere stato colpito dalla malaria assistendo i malati, oppure avvelenato dal suo medico personale Valeno su ordine del fratello Domiziano. Il Talmud, il cui testo lo ritrae con un carattere presuntuoso e crudele, narra in dettaglio le origini della sua malattia e il suo epilogo. Alla sua morte fu deificato dal Senato, e un arco trionfale fu eretto nel Foro Romano dallo stesso Domiziano per celebrare le sue imprese militari.

La sua reputazione rimase intatta negli anni, tanto da essere poi eletto a modello dai "Cinque buoni Imperatori" del II secolo (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio); ancor oggi, si usa una frase a lui attribuita (Amici, hodie diem perdidi - "Amici, oggi ho perso una giornata") che avrebbe pronunciato al tramonto di una giornata in cui non aveva avuto occasione di fare del bene.

Note

  1. ^ a b c d e CIL III, 6732.
  2. ^ a b c CIL XVI, 24.
  3. ^ AE 1955, 198.
  4. ^ a b CIL VIII, 8, AE 1951, 206 e AE 1963, 11.
  5. ^ AE 1927, 96; AE 1957, 169.
  6. ^ a b c d e f g h i Svetonio, Vite dei CesariTito, IV.
  7. ^ a b Jones 2002, pag. 20.
  8. ^ a b Jones, Milns 2002, pag. 96, 167.
  9. ^ a b Jones 2002, pag. 38.
  10. ^ a b Birley 2005, pag. 279-280.
  11. ^ a b Plinio il Vecchio, Naturalis HistoriaPrefazione, 3.
  12. ^ a b c Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 1.3.
  13. ^ CIL VII, 1204.
  14. ^ RIB-2-1, 2404,34 e 35.
  15. ^ AE 1957, 169; CIL XVI, 24.
  16. ^ Testo per esteso dell'epigrafe: Imperatore Titus Caesar Vespasianus Augustus, Pontifex Maximus, Tribunicia Potestas CIL XVI, 24.
  17. ^ a b Svetonio, Vite dei CesariTito, I.
  18. ^ Svetonio, Vite dei CesariTito, I-XI.
  19. ^ a b Svetonio, Vite dei CesariTito, XI.
  20. ^ Cassio Dione, LXVI, 26.4.
  21. ^ Cassio Dione, LXV, 12.1.
  22. ^ Svetonio, Vite dei CesariTito, VIII.
  23. ^ Jones, Milns 2002, pag. 3.
  24. ^ a b c d e Svetonio, Vite dei CesariVespasiano, I.
  25. ^ Jones, Milns 2002, pag. 1.
  26. ^ Svetonio, Vite dei CesariVespasiano, I; Smith 1849, vol. III, Pollio, Vespasius.
  27. ^ Svetonio, Vite dei CesariVespasiano, II; Jones, Milns 2002, pag. 2.
  28. ^ Smith 1849, vol. I, Clemens, T. Flavius.
  29. ^ a b Svetonio, Vite dei CesariVespasiano, III.
  30. ^ Cassio Dione, XLVI, 18.4; Svetonio, Vite dei CesariTito, XI; Filocalo, Cronografo del 354December; Svetonio indica in primo luogo come anno di nascita il 41, ma si corregge in seguito; Jones, Milns 2002, pag. 91.
  31. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, XIII; Jones, Milns 2002, pag. 8.
  32. ^ a b c d Svetonio, Vite dei CesariTito, II.
  33. ^ Svetonio, Vite dei CesariTito, III.
  34. ^ Tacito, Annales, XIV, 38; Birley 2005, pag. 279-280.
  35. ^ Svetonio, Vite dei CesariGaio Cesare, LVI.
  36. ^ Jones 2002, pag. 11.
  37. ^ Tacito, Annales, XVI, 30–33.
  38. ^ Jones, Milns 2002, pag. 11; Townend 1961, pag. 57.
  39. ^ Filostrato, Apollonio, VII, 7.
  40. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 1.2.
  41. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, II, 19.9; Tacito, Historiae, V, 10.
  42. ^ Svetonio, Vite dei CesariVespasiano, IV.
  43. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 4.2; Svetonio, Vite dei CesariVespasiano, IV.
  44. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 4.2.
  45. ^ a b c Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 7.31.
  46. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 7.34.
  47. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 7.36.
  48. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.1.
  49. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.2.
  50. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.3.
  51. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.4.
  52. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.5.
  53. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.6.
  54. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 1.5; Morgan 2006, pag. 175.
  55. ^ a b c Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 1.10.
  56. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.1.
  57. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.2.
  58. ^ a b Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.3.
  59. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.4.
  60. ^ a b c d Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.5.
  61. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 9.2.
  62. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 9.2; Tacito, Historiae, I, 10; II, 1.
  63. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 9.2; Tacito, Historiae, II, 1.
  64. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 10.1, 2.
  65. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 10-11.
  66. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 11.4, 5.
  67. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 11.5.
  68. ^ Tacito, Historiae, IV, 38.
  69. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 11.5; Tacito, Historiae, IV, 51.
  70. ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, iii-iv.
  71. ^ Donahue, John, “Titus Flavius Vespasianus (A.D. 79-81)”, De Imperatoribus Romanis, 23 ottobre 2004. <Titus Flavius Vespasianus (A.D. 79-81).

Bibliografia

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
in italiano
  • Filippo Coarelli (a cura di), Divus Vespasianus: il bimillenario dei Flavi, Milano, Electa, 2009. ISBN 88-370-7069-1
  • Vittorangelo Croce Tito: l'imperatore che distrusse Gerusalemme, Roma, Newton Compton, 2007. ISBN 978-88-541-0721-2
  • Michael Grant, Gli imperatori romani: storia e segreti, Roma, Newton Compton, 1984. ISBN 88-541-0202-4
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, Roma-Bari, Editori Laterza, 1973, 1976, 1984.
  • Pietro Nelli, Monete Romane Impero Tito, Roma, Lulu, 2011. ISBN 978-1-4475-2304-8
  • Pietro Nelli, L'imperatore dalle umili origini: Titus Flavius Vespasianus, Roma, Lulu, 2010. ISBN 978-1-4092-9010-0
  • Mario Pani, Il principato dai Flavi ad Adriano in Andrea Schiavone e Arnaldo Momigliano (a cura di), Storia di Roma, Torino, Einaudi, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Milano, Ediz. de Il Sole 24 ORE, 2008 (v. vol. XVI)
in inglese
  • Anthony Richard Birley, The Roman government of Britain, Oxford University Press, 2005, ISBN 0-19-925237-8.
  • Albino Garzetti, From Tiberius to the Antonines: A History of the Roman Empire from AD 12-192, Londra, Methuen & Co. LTD., 1974, ISBN 0-416-70480-8.
  • Brian Jones, The Emperor Domitian, Routledge, 2002, ISBN 978-1-134-85313-7.
  • Brian Jones e Robert Milns, Suetonius: The Flavian Emperors: A Historical Commentary, Londra, Bristol Classical Press, 2002, ISBN 1-85399-613-0.
  • Gwyn Morgan, 69 A.D.: The Year of Four Emperors, Oxford University Press, 2006, ISBN 978-0-19-802887-1.
  • Gavin Townend, Some Flavian Connections, in The Journal of Roman Studies, 1961.
  • William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, volumi I-III, 1849. Wikisource-logo.svg

Altri progetti

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN83217593 · ISNI (EN0000 0001 1576 4060 · LCCN (ENn80108741 · GND (DE118622951 · BNF (FRcb11972355w (data) · ULAN (EN500115698 · BAV ADV10923092 · CERL cnp00396707 · WorldCat Identities (ENn80-108741
39

Il 39 (XXXIX in numeri romani) è un anno del I secolo.

81

L'81 (LXXXI in numeri romani) è un anno del I secolo.

Anni 80

Gli anni 80 sono il decennio che comprende gli anni dall'80 all'89 inclusi.

Arco di Tito

L'arco di Tito è un arco di trionfo ad un solo fornice (ossia con una sola arcata), posto sulle pendici settentrionali del Palatino, nella parte orientale del Foro di Roma. Capolavoro dell'arte romana, si tratta del monumento-simbolo dell'epoca flavia, grazie alle sostanziali innovazioni sia in campo architettonico-strutturale, sia in campo artistico-scultoreo.

Arrecina Tertulla

Arrecina Tertulla (...) prima moglie dell'imperatore Tito, è stata una donna romana vissuta nel I secolo d.C., di origini poco note, la cui famiglia apparteneva al rango dell'Ordine equestre.

Il padre si chiamava Marco Arrecino Clemente, rispettato prefetto pretoriano dal 38 al 41 sotto l'imperatore Caligola, mentre la madre si chiamava probabilmente Giulia. Tertulla aveva un fratello che portava lo stesso nome del padre, Marco Arrecino Clemente, anch'egli prefetto pretoriano nel 70 sotto l'imperatore Vespasiano.

Il cognomen Tertulla era il vezzeggiativo del cognomen femminile Tertia, che in latino significa “la terza figlia”. Un'altra donna romana con tale cognomen fu Giunia Terzia, sorellastra del politico Bruto del periodo repubblicano. È probabile che Tertulla possa essere stata imparentata con il ramo paterno di Vespasiano: la nonna paterna di quest'ultimo portava infatti lo stesso cognomen Tertulla.

Molto poco si sa della famiglia di Tertulla e della sua vita. Nel 62, Tertulla sposò il futuro imperatore Tito, primogenito di Vespasiano. Questo matrimonio potrebbe essere stato organizzato non solo per promuovere la carriera politica e militare di Tito ma anche per dare sollievo al debito maturato durante il proconsolato di Vespasiano.

Sfortunatamente, il matrimonio non durò a lungo: poco tempo dopo, Tertulla morì senza lasciare figli. Nel 63, Tito sposò in seconde nozze Marcia Furnilla.

Arte flavia

L'arte flavia è la produzione artistica dell'Impero romano durante la dinastia flavia (imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano), dal 69 al 96 d.C.

In quell'epoca l'arte romana si sviluppò superando la pesante tutela dell'arte neoattica, che aveva appiattito le esperienze più originalmente "romane" della tarda Repubblica favorendo un'imitazione fredda e idealizzata dei modelli dell'arte greca classica.

Già all'epoca di Claudio e Nerone la scultura iniziò a muoversi in maniera più indipendente dalla tutela della prestigiosa arte ateniese, liberandosene quasi definitivamente sotto i Flavi. Non è stato ancora completamente chiarito se l'arte flavia si mosse spinta da una nuova ispirazione autonoma o se invece cambiò semplicemente modello, guardando ad esperienze di altre città ellenistiche, come quelle dell'Asia Minore, anche perché non è ancora sviluppato lo studio delle forme artistiche delle città greche in epoca romana.

In scultura si manifestarono due tendenze di maggiore evidenza: l'utilizzo di un chiaroscuro più sfumato nel bassorilievo e l'uso di collocare le figure in uno spazio infinitamente aperto (rendimento spaziale, circolazione dell'atmosfera attorno alle immagini, ecc.).

Assedio di Gamala

L'assedio di Gamala costituì l'ultimo episodio del primo anno di guerra (67 d.C.) delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei che si erano ribellati al potere romano nella provincia della Giudea.

Assedio di Iafa

L'assedio di Iafa costituì una fase diversiva al ben più importante assedio di Iotapata, evento che corrispondeva alla fase iniziale delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei, i quali si erano ribellati al potere romano nella provincia della Giudea.

Assedio di Iotapata

L'assedio di Iotapata costituì il più importante evento di questa fase iniziale delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei che si erano ribellati al potere romano nella provincia della Giudea.

Battaglia di Tarichee

La battaglia di Tarichee costituì une delle fasi finali della campagna militare di Vespasiano del 67, nell'ambito della prima guerra giudaica contro i Giudei, i quali si erano ribellati al potere romano nella provincia della Giudea.

Ceionia Fabia

Ceionia Fabia (ca. 125 d.C. - seconda metà del II secolo d.C.) fu una nobildonna romana, appartenente alla dinastia degli Antonini.

Colosseo

Il Colosseo, originariamente conosciuto come Amphitheatrum Flavium ( in italiano: Anfiteatro Flavio) o semplicemente come Amphitheatrum, è il più grande anfiteatro del mondo, situato nel centro della città di Roma. In grado di contenere un numero di spettatori stimato tra 50.000 e 75.000 unità, è il più importante anfiteatro romano, nonché il più imponente monumento dell'antica Roma che sia giunto fino a noi, conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città di Roma e uno dei simboli d'Italia.

Inserito nel 1980 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO, assieme a tutto il Centro storico di Roma, le Zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia e la Basilica di San Paolo fuori le mura, nel 2007 il complesso, unico monumento europeo, è stato anche inserito fra le Nuove sette meraviglie del mondo, a seguito di un concorso organizzato da New Open World Corporation (NOWC).

L'anfiteatro è stato edificato in epoca Flavia su un'area al limite orientale del Foro Romano. La sua costruzione fu iniziata da Vespasiano nel 72 d.C. ed inaugurato da Tito nell'80, con ulteriori modifiche apportate durante l'impero di Domiziano nel 90. L'edificio forma una ellisse di 527 m di perimetro, con assi che misurano 187,5 e 156,5 m. L'arena all'interno misura 86 × 54 m, con una superficie di 3.357 m². L'altezza attuale raggiunge 48,5 m, ma originariamente arrivava a 52 m. La struttura esprime con chiarezza le concezioni architettoniche e costruttive romane della prima Età imperiale, basate rispettivamente sulla linea curva e avvolgente offerta dalla pianta ellittica e sulla complessità dei sistemi costruttivi. Archi e volte sono concatenati tra loro in un serrato rapporto strutturale.

Il nome "Colosseo" si diffuse solo nel Medioevo e deriva dalla deformazione popolare dell'aggettivo latino "colosseum" (traducibile in "colossale", come appariva nell'Alto Medioevo tra le casette a uno o due piani) o, più probabilmente, dalla vicinanza della colossale statua bronzea di Nerone che sorgeva nei pressi.

Presto l'edificio divenne simbolo della città imperiale, espressione di un'ideologia in cui la volontà celebrativa giunge a definire modelli per lo svago e il divertimento del popolo.

Anticamente era usato per gli spettacoli di gladiatori e altre manifestazioni pubbliche (spettacoli di caccia, rievocazioni di battaglie famose, e drammi basati sulla mitologia classica). La tradizione che lo vuole luogo di martirio di cristiani è destituita di fondamento. Non più in uso dopo il VI secolo, l'enorme struttura venne variamente riutilizzata nei secoli, anche come cava di materiale. Oggi è un simbolo della città di Roma e una delle sue maggiori attrazioni turistiche sotto forma di monumento archeologico regolarmente visitabile.

Oggi le sue condizioni di salute destano preoccupazione, visto che studi sulla sua struttura hanno evidenziato oltre 3.000 lesioni e un esteso stato fessurativo. Inoltre, nel 2012 è avvenuta la scoperta di un'inclinazione di 40 cm della struttura, probabilmente a causa di un cedimento della platea di fondazione su cui poggia.

Nel 2018 il circuito archeologico Colosseo, Foro Romano e Palatino ha ottenuto 7 650 519 visitatori, risultando il secondo sito museale statale italiano più visitato (il primo tra quelli a pagamento), alle spalle del Pantheon.

Elia Domizia Paolina

Elia Domizia Paolina o Domizia Paolina minore (latino: Aelia Domitia Paulina o Domitia Paulina minor; 70 o 74 – 130) fu la sorella dell'imperatore romano Publio Elio Traiano Adriano.

Giochi inaugurali dell'anfiteatro Flavio

I giochi inaugurali dell'anfiteatro Flavio si tennero nell'80, per volere dell'imperatore romano Tito, al fine di celebrare il completamento del Colosseo, ai tempi noto come Anfiteatro Flavio (latino: Amphitheatrum Flavium). Vespasiano ne incominciò la costruzione attorno al 70, ma i lavori vennero completati da suo figlio Tito poco dopo la sua morte avvenuta nel 79.

Sono rimaste poche prove documentate della natura di questi giochi. Sembra che abbiano seguito lo schema dei Ludi Romani: spettacoli con animali al mattino, seguiti dalle esecuzioni dei criminali verso mezzogiorno, e al pomeriggio combattimenti di gladiatori e la riproposizione di famose battaglie. I giochi con gli animali, provenienti da tutto l'impero romano, comprendevano strane cacce e lotte tra specie diverse. Gli animali giocavano anche un ruolo importante in alcune esecuzioni che fungevano da rievocazione di miti ed eventi storici. Anche le battaglie navali facevano parte degli spettacoli, ma il fatto che venissero tenute nell'anfiteatro piuttosto che su un lago fatto costruire da Augusto è ancora oggetto di dibattito tra gli storici.

Giulia (figlia di Tito)

Flavia Giulia Augusta (Flavia Iulia Augusta, spesso abbreviato in Iulia Titi) (Roma, 13 settembre 64 – Roma, 90) è stata una principessa romana.

Fu l'unica figlia dell'imperatore Tito, avuta dalla prima moglie Arrecina Tertulla.

La clemenza di Tito

La clemenza di Tito (K 621) è un'opera seria in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart - l'ultimo lavoro teatrale del genio salisburghese - musicata su libretto di Caterino Mazzolà, a sua volta basato su un melodramma (1734) di Pietro Metastasio.La prima rappresentazione si tenne al Teatro degli Stati di Praga il 6 settembre 1791 in occasione dei festeggiamenti per l'incoronazione di Leopoldo II a re di Boemia. L'opera reca il numero 621 del Catalogo Köchel.

La clemenza di Tito (Metastasio)

La clemenza di Tito è un dramma in tre atti di Pietro Metastasio rappresentato la prima volta in Vienna il 4 novembre 1734 con la musica di Antonio Caldara; fu musicato successivamente da una quarantina di compositori.

Marcia Furnilla

Marcia Furnilla (in latino Marcia Furnilla; I secolo – post 65) è stata una nobildonna romana, seconda moglie dell'imperatore Tito, all'epoca ancora generale.

Terme di Tito

Le Terme di Tito sono un sito archeologico di Roma, situato sulle pendici dell'Esquilino (colle Oppio), in un'area compresa tra le attuali via Nicola Salvi, via delle Terme di Tito e viale del Monte Oppio. Si tratta di uno dei più antichi esempi di terme romane di tipologia "imperiale".

Tito
Eventi e
fonti storiografiche
Dinastia e familiari
Contemporanei
Guerre e riforme militari
Arte, letteratura
e cultura
Prima guerra giudaica
Eventi e fonti
Scenario geopolitico
Battaglie
Protagonisti
Eserciti e schieramenti
Prima guerra giudaica
Anno dei quattro imperatori
Eventi e fonti
Scenario geopolitico
Battaglie
Protagonisti
Eserciti
Anno dei quattro imperatori
Dinastia Flavia
Imperatori romani e relative linee di successione
Dinastia giulio-claudia
Anno dei quattro imperatori
Dinastia flavia
Principato adottivo
Guerra civile (193-197)
Dinastia dei Severi
Anarchia militare
Tetrarchia e
dinastia costantiniana
Gioviano, dinastia
di Valentiniano
e Teodosio I
Casata di Teodosio (Impero Romano d'Occidente)
Impero romano d'Occidente
Elenco degli imperatori romani · Linea di successione degli imperatori romani

In altre lingue

This page is based on a Wikipedia article written by authors (here).
Text is available under the CC BY-SA 3.0 license; additional terms may apply.
Images, videos and audio are available under their respective licenses.