Teodosio I

Flavio Teodosio, conosciuto anche come Teodosio I il Grande (Coca, 11 gennaio 347Milano, 17 gennaio 395), è stato un imperatore romano dal 379 fino alla sua morte.

Fu l'ultimo imperatore a regnare su di un impero romano unito. Nel 380 con l'editto di Tessalonica fece del Cristianesimo la religione unica e obbligatoria[2] dell'Impero; per questo fu chiamato Teodosio I il Grande dagli scrittori cristiani e le Chiese orientali lo venerano come santo (San Teodosio I il Grande, commemorato il 17 gennaio).[3] Nel 392, Teodosio emanò altri due editti, per proibire i sacrifici e il culto pagano.

Teodosio I
Theod1
Ritratto di Teodosio da una sua moneta
Imperatore romano
In carica 19 gennaio 379 –
17 gennaio 395
Predecessore Valente
Successore Onorio in Occidente, Arcadio in Oriente
Nome completo Flavio Teodosio
Nascita Coca, 11 gennaio 347
Morte Milano, 17 gennaio 395
Sepoltura Chiesa dei Santi Apostoli, Costantinopoli
Dinastia casata di Teodosio
Padre Teodosio
Madre Termanzia
Coniugi Elia Flaccilla (fino al 385)
Galla
Figli Pulcheria, Arcadio e Onorio da Flaccilla
Graziano, Galla Placidia e Giovanni[1] da Galla
San Teodosio I il Grande
Theod1
 

Imperatore

 
Nascita11 gennaio 347
Morte17 gennaio 395
Venerato daChiesa cristiana ortodossa
Ricorrenza17 gennaio
Solidus Valentinian II trier RIC 090a
Sul rovescio di questa moneta, coniata sotto Valentiniano II, sono rappresentati Valentiniano e Teodosio, entrambi con un'aureola.
RéplicaMissoriumTeodosioMNAR
Missorio di Teodosio, Real Academia de la Historia, Madrid.
Constantinople Theodosius base NW
Una faccia del basamento dell'obelisco detto di Teodosio I, nell'Ippodromo di Costantinopoli.

Biografia

Origini e carriera militare

Teodosio nacque l'11 gennaio 347 a Coca in Hispania, nell'attuale Provincia di Segovia (Castiglia e León), in una famiglia influente e benestante dell'aristocrazia locale. Suo padre era Teodosio (detto "il Vecchio" dagli storici per distinguerlo dal figlio), funzionario imperiale di rango elevato, sua madre si chiamava Termanzia. Aveva un fisico ben proporzionato, i capelli biondi e un naso aquilino. Uomo non privo di valore come ci viene tramandato da Zosimo, condivideva la vita dei soldati e, pur amando la magnificenza e i piaceri, sapeva ritrovare tutta la propria forza ed energia nei momenti di pericolo.[4]

Il giovane Teodosio fece la carriera militare, seguendo le orme del padre. Nel 368 Teodosio il Vecchio era in Britannia, dove era stato inviato dall'imperatore Valentiniano I col compito di reprimere una cospirazione: qui lo raggiunse il figlio Teodosio al comando di truppe scelte.[5] Il successo nell'operazione fece ottenere a Teodosio padre il comando dell'esercito, e il figlio restò al suo servizio nel nuovo incarico.[6] Nel 373, dopo una vittoria sui Sarmati, Teodosio il Vecchio fu incaricato di recarsi in Africa a sedare la rivolta dell'usurpatore Firmo, e anche in questo caso fu seguito dall'omonimo figlio, il quale, però, non partecipò alla vittoria del padre, nel 374, in quanto quello stesso anno teneva il suo primo comando in Mesia, quello di dux Moesiae, con l'incarico di difendere la provincia dagli attacchi dei Sarmati.

La promettente carriera del futuro imperatore subì un arresto improvviso dopo la morte dell'imperatore Valentiniano, cui succedettero Graziano e Valentiniano II in Occidente mentre Valente continuò a governare in Oriente. Nel 375/376 il padre fu accusato di alto tradimento per i fatti legati alla campagna africana: Teodosio il Vecchio fu giustiziato a Cartagine nel 376 e suo figlio perse il proprio incarico, tornando a vita privata nelle sue terre in Spagna, dove sposò la conterranea Flaccilla, da cui ebbe un solo figlio, Arcadio.

Imperatore d'Oriente

Nulla si sa di lui fino a quando, il 19 gennaio 379, in seguito alla morte dell'imperatore Valente nella disastrosa battaglia di Adrianopoli combattuta contro i Goti, l'imperatore Graziano lo associò alla guida dello stato, affidandogli la parte orientale dell'impero. Teodosio fissò inizialmente la propria residenza a Tessalonica. Verso la fine del 379 si ammalò gravemente e, ritenuto in punto di morte, venne battezzato dal vescovo di Tessalonica Acolio.

Rapporti diplomatici e militari con i Goti

Durante il regno di Teodosio le regioni orientali rimasero relativamente tranquille, anche se i Goti e i loro alleati, insediatisi stabilmente nei Balcani, erano motivo di continuo allarme. La tensione crebbe a poco a poco, tanto che, a un certo punto, l'imperatore associato Graziano rinunciò a mantenere il controllo delle province illiriche e si ritirò a Treviri, allora compresa nel territorio della Gallia. La manovra aveva lo scopo di consentire a Teodosio di portare avanti senza intralci le successive operazioni militari. Un motivo di grave debolezza degli eserciti romani del tempo era legato alla pratica di arruolare contingenti fra le popolazioni barbare e farli combattere contro altri barbari, spesso etnicamente affini.

Per tentare di limitare gli effetti negativi che ne derivavano, Teodosio inviò ripetutamente le nuove reclute in Oriente, nelle province più lontane dai confini danubiani (soprattutto in Egitto), con la necessaria e costosa conseguenza di doverle rimpiazzare con leve romane più affidabili in altre aree dell'impero. Tale politica non fu esente da inconvenienti: oltre a improvvise defezioni si registrarono anche incomprensioni e persino scontri armati fra romani e federati barbari. A Filadelfia, in Lidia, i federati goti diretti in Egitto incontrarono sul proprio cammino un'armata romana proveniente da questa stessa provincia e ingaggiarono contro di essa una assurda e sanguinosa battaglia.[7]

Graziano inviò alcuni generali per liberare l'Illiria dai Goti, consentendo a Teodosio di entrare finalmente a Costantinopoli il 24 novembre del 380, al termine di una campagna militare durata due anni. Il 3 ottobre 382 fu stipulato con i Goti stessi, o perlomeno con quelli che erano scampati alla guerra, un trattato che li autorizzava a stanziarsi lungo il corso del Danubio, che allora costituiva il confine dell'impero, e più precisamente nella diocesi di Tracia, e di godervi un'ampia autonomia. In seguito molti di loro avrebbero militato stabilmente nelle legioni romane, altri avrebbero partecipato a singole campagne militari in qualità di federati, altri ancora, riuniti in bande di mercenari, avrebbero continuato a cambiare alleanza, finendo col diventare un motivo di grande e perdurante instabilità politica per tutto l'impero. Negli ultimi anni del regno di Teodosio uno dei capi goti emergenti, Alarico I, partecipò alla campagna che Teodosio condusse nel 394 contro il rivale Eugenio, per poi rivoltarsi contro Arcadio, figlio di Teodosio e suo successore in Oriente, subito dopo la morte dello stesso Teodosio.

Il cristianesimo diventa religione di Stato

All'inizio del suo regno Teodosio insieme agli altri due augusti, Graziano e Valentiniano II, promulgò nel 380 l'editto di Tessalonica, con il quale il credo niceno diveniva la religione unica e obbligatoria dello stato.[2] La nuova legge riconosceva esplicitamente il primato delle sedi episcopali di Roma e di Alessandria in materia di teologia; grande influenza avevano inoltre i teologi di Costantinopoli, i quali, essendo sotto la diretta giurisdizione dell'imperatore, erano a volte destituiti e reintegrati in base al loro maggiore o minore grado di acquiescenza ai voleri imperiali.

Teodosio professava il credo niceno che si contrapponeva all'arianesimo: solo due giorni dopo essere giunto a Costantinopoli (il 24 novembre 380), Teodosio, con un atto che non mancò di produrre una violenta reazione, espulse dalla città il vescovo ariano Demofilo di Costantinopoli, affidando la conduzione delle chiese cittadine a Gregorio di Nazianzo, il patriarca della piccola comunità locale che praticava il credo niceno.

Teodosio convocò inoltre nel 381 il primo concilio di Costantinopoli per condannare le eresie che si opponevano al credo niceno; durante questo concilio venne elaborato il simbolo niceno-costantinopolitano (una estensione del primo credo niceno), largamente in uso ai giorni nostri nella liturgia cattolica.

Nel 383 il giorno di riposo, il dies solis, ora rinominato dies dominicus, divenne obbligatorio:[8]

Idem aaa. ad Principium praefectum praetorio. Solis die, quem dominicum rite dixere maiores, omnium omnino litium et negotiorum quiescat intentio; debitum publicum privatumque nullus efflagitet; ne aput ipsos quidem arbitros vel e iudiciis flagitatos vel sponte delectos ulla sit agnitio iurgiorum. Et non modo notabilis, verum etiam sacrilegus iudicetur, qui a sanctae religionis instinctu rituve deflexerit. Proposita III non. nov. Aquileiae Honorio n. p. et Evodio conss.

(Codice Teodosiano 11.7.13)

Altri provvedimenti nel 381 ribadirono la proibizione di tutti i riti pagani[9] e stabilirono che coloro che da cristiani fossero ritornati alla religione pagana avrebbero perso il diritto di fare testamento legale.[10] Nel 382 si sanciva, tuttavia, la conservazione degli oggetti pagani che avessero valore artistico.[11] Il divieto dei sacrifici e delle pratiche divinatorie ad essi collegate venne ribadito nel 385.[12]

Guerre civili

Nel 383 Graziano morì assassinato mentre si apprestava a combattere contro Magno Massimo, proclamato imperatore dalle legioni di Britannia. Appena raggiunto il potere, Magno Massimo inviò una ambasciata a Teodosio per proporre un trattato di amicizia che fu accettato, anche se l'imperatore orientale si stava preparando segretamente per la guerra.[13]

Sempre per sviare l'avversario, Teodosio impartì l'ordine di erigere una statua in onore di Magno Massimo ad Alessandria; l'ordine venne eseguito dal prefetto del pretorio Materno Cinegio che era stato inviato in oriente per reprimere gli antichi culti pagani.[13]

Nel 387 Massimo Magno, attraversò le Alpi arrivando a minacciare Milano, sede della prefettura d'Italia retta da Valentiniano II e dalla madre che cercarono rifugio da Teodosio I, il quale ottenne in sposa Galla, sorella di Valentiniano.

Teodosio mosse guerra a Magno Massimo, che fu sconfitto a Sciscia (oggi Sisech), nella battaglia della Sava, a Poetovio (allora in Pannonia, odierna Ptuj in Slovenia), e definitivamente ad Aquileia nel 388.[14]

Valentiniano II fu restaurato a Milano e sotto l'influenza di Teodosio lasciò l'arianesimo e aderì alla fede cattolica professata dal Concilio di Nicea.

Teodosio a Milano

Nell'ottobre del 388 Teodosio si stabilì a Milano, dove aveva fissato la propria residenza anche Valentiniano II, facendone la sua capitale e dimorandovi, salvo brevi interruzioni, per oltre due anni, fino all'aprile del 391.[15] Intensa fu in questo periodo l'attività legislativa dell'imperatore ispanico, tesa a combattere gli abusi: gratificazioni non dovute che i funzionari esigevano, produzione di monete false, violenze compiute da schiavi talvolta istigati dai loro stessi padroni, vendita di bambini da parte di genitori ridotti in miseria, campi saccheggiati di notte dai militari che oltretutto si dedicavano a tendere imboscate sulle strade.[16] Una legge che dichiarava nulli i codicilli e le clausole mediante i quali venivano attribuiti lasciti all'imperatore o a membri della sua famiglia fu particolarmente lodata da Quinto Aurelio Simmaco.

Ambrogio e Teodosio

Anthonis van Dyck 005
L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio, dipinto di Van Dyck, Palazzo Venezia, Roma. Sant'Ambrogio rifiuta l'ingresso in chiesa all'imperatore.
St Ambrose Converting Theodosius
Sant'Ambrogio converte Teodosio, tela di Pierre Subleyras, 1745.

Nel giugno del 390 la popolazione di Tessalonica (l'odierna Salonicco) si ribellò e impiccò il magister militum dell'Illirico e governatore della città Buterico, reo di aver arrestato un famoso auriga e di non aver permesso i giochi annuali. Teodosio ordinò una rappresaglia; venne organizzata una gara di bighe nel grande circo della città a pochi giorni dai fatti, e, chiusi gli accessi, vennero trucidate circa 7000 persone. Giunta la notizia a Milano, Ambrogio, vescovo di Milano, scrisse a Teodosio una lettera sdegnata[17] e lo indusse, anche grazie alla considerazione che aveva presso di lui, a pentirsi e a richiedere pubblicamente perdono che venne infine concesso dal vescovo; nel Natale del 390 l'imperatore poté tornare a comunicarsi. Secondo alcuni storici fu proprio l'influenza del vescovo Ambrogio a indurre un inasprimento della politica religiosa di Teodosio nei confronti del paganesimo.

Provvedimenti contro il culto pagano

Dopo l'episodio della ribellione di Tessalonica e della strage fatta perpetrare contro i cittadini ribelli da Teodosio e la successiva penitenza che gli fu imposta da Ambrogio, la politica religiosa dell'imperatore si irrigidì notevolmente: tra il 391 e il 392 furono emanati una serie di decreti (noti come decreti teodosiani) che attuavano in pieno l'editto di Tessalonica: venne interdetto l'accesso ai templi pagani e ribadita la proibizione di qualsiasi forma di culto, compresa l'adorazione delle statue;[18] furono inoltre inasprite le pene amministrative per i cristiani che si fossero convertiti nuovamente al paganesimo[19] e nel decreto emanato nel 392 da Costantinopoli, l'immolazione di vittime nei sacrifici e la consultazione delle viscere erano equiparati al delitto di (lesa) maestà, punibile con la condanna a morte.[20]

I templi pagani furono oggetto di una sistematica demolizione o trasformazione in chiese cristiane da parte delle comunità cristiane e dei monaci appoggiati dai vescovi locali (in molti casi con l'appoggio dell'esercito e delle locali autorità imperiali) che si ritennero autorizzati dalle nuove leggi: si veda, per esempio, la distruzione del tempio di Giove ad Apamea, a cui collaborò il prefetto del pretorio per l'oriente, Materno Cinegio[21]o le moltissime chiese di Roma e delle principali città dell'Impero che erano precedentemente templi pagani.

L'inasprimento della legislazione con i "decreti teodosiani" provocò delle resistenze presso i pagani. Ad Alessandria d'Egitto il vescovo Teofilo ottenne il permesso imperiale di trasformare in chiesa un tempio di Dioniso, provocando una ribellione dei pagani, che si asserragliarono nel Serapeo compiendo violenze contro i cristiani. Quando la rivolta fu domata per rappresaglia il tempio fu distrutto (391).

Teodosio durante il suo regno fece coniare monete in cui egli stesso era raffigurato nell'atto di portare un labaro recante il Chrismon.[22] Nel 393, interpretando i Giochi olimpici come una festa pagana, ne decise la chiusura influenzato da Ambrogio. A determinare tale decisione contribuirono anche la strage di Tessalonica e l'ormai intollerabile livello di corruzione tra gli atleti che falsava le competizioni. Così facendo decretò la fine di una tradizione millenaria.[23]

Imperatore unico

Roman Empire with dioceses in 400 AD
L'Impero romano alla morte di Teodosio I (395), e la relativa divisione amministrativa dell'impero in prefetture e diocesi.

Dopo il 392, a seguito della morte dell'imperatore Valentiniano II, Teodosio governò come imperatore unico, sconfiggendo l'usurpatore Flavio Eugenio e il suo magister equitum franco Flavio Arbogaste nella Battaglia del Frigido, del 6 settembre 394. La guerra scatenata da Eugenio, i cui eserciti marciavano al grido di Ercole invincibile, rappresentò l'ultimo tentativo di restaurare, almeno in una parte dell'impero, gli antichi culti religiosi ormai messi in discussione dall'avanzata inarrestabile del cristianesimo.

Nell'inverno del 394 Teodosio si ammalò di idropisia e dopo poche settimane (il 17 gennaio 395) morì, lasciando il generale Stilicone come protettore (parens) dei figli Arcadio e Onorio.[24] In realtà a fungere da protettore di Arcadio fu, fino al momento della sua morte, il Prefetto del Pretorio d'Oriente Flavio Rufino, sostituito successivamente da Eutropio.

Il 27 febbraio del 395 si tennero i solenni funerali di Teodosio celebrati da Ambrogio, che pronunciò il De Obitu Theodosii. Le esequie si svolsero seguendo per la prima volta il rito cristiano. Fu tuttavia divinizzato secondo l'antica tradizione pagana romana.[25]

L'8 novembre di quello stesso anno la salma di Teodosio venne tumulata nella basilica degli Apostoli di Costantinopoli.

Teodosio, mecenate delle arti

Theodosius colum, Istanbul
Teodosio offre una corona di alloro al vincitore, bassorilievo alla base dell'obelisco di Teodiosio a Costantinopoli

Nel 390 Teodosio fece trasportare dall'Egitto a Costantinopoli l'obelisco del faraone Tutmosi III. Questo immenso bottino di guerra si erge tuttora nell'Ippodromo, la grande arena dotata di una lunga pista per le corse dei cavalli, che fu un tempo il centro pulsante della vita pubblica e politica di Costantinopoli, nonché il luogo in cui spesso scoppiarono tumulti popolari. L'erezione dell'enorme monolito costituì uno sforzo titanico per la tecnologia dell'epoca, che aveva fatto grandi progressi anche grazie alla produzione di apparati bellici per gli assedi delle città. L'obelisco, ornato dal simbolo della divinità solare Helios, era stato in un primo tempo spostato da Karnak ad Alessandria per volere di Costanzo II nel 357. Lì rimase per tutto il tempo di una generazione, immagazzinato nei depositi del porto, mentre si cercava affannosamente il modo di imbarcarlo per spedirlo a Costantinopoli; la soluzione adottata alla fine non fu soddisfacente, tanto è vero che l'obelisco si spezzò durante il trasporto.

Il grande basamento di marmo bianco (vedere l'illustrazione) è interamente ricoperto di bassorilievi che raffigurano la corte imperiale riunita al gran completo per festeggiare il trionfo dell'ingegneria che consentì la realizzazione di questa opera ciclopica. Quattro zoccoli in porfido rosso staccano la parte celebrativa dal blocco di base, con decorazioni narrative storiche ed incisioni testuali che appaiono quindi scisse dal metastorico celebrativo superiore: Teodosio e la famiglia imperiale sono separati dal pubblico, composto interamente da nobili, e si trovano in un palco imperiale sormontato da un'ampia copertura, simbolo del loro rango reale. Il naturalismo, caratteristica tradizionale delle arti figurative romane, cede qui il passo ad un'arte di tipo più simbolico: il concetto di ordine, dignità e lignaggio, raffigurato mediante schiere serrate di volti umani, tende a soppiantare la prosaica rappresentazione della vita quotidiana, tipica della ritrattistica pagana. Nella base con raffigurazioni storiche appare un esempio di cancellazione (damnatio memoriae) di un prefetto.

Note

  1. ^ Stefan Rebenich, "Gratian, a Son of Theodosius, and the Birth of Galla Placidia", Historia 34 (1985), pp. 372-85.
  2. ^ a b Codex Theodosianus, 16, 1.2
  3. ^ San Teodosio I il Grande, in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.
  4. ^ André Piganiol, L'Empire Chrétien (325-395), Parigi, Presses Universitaires de France, 1972 (II edizione curata e aggiornata da André Chastagnol), pp. 230-231
  5. ^ Ammiano Marcellino, xxvii 8 3.
  6. ^ Leppin, pp. 29-30.
  7. ^ André Piganiol, op. cit., p. 232
  8. ^ Codex Theodosianus, 11.7.13.
  9. ^ Codex Theodosianus, 16, 10.7
  10. ^ Codex Theodosianus, 16, 7.1; ribadito nel 383 (Codex Theodosianus, 16, 7.2).
  11. ^ Codex Theodosianus, 16, 10.8
  12. ^ Codex Theodosianus, 16, 10.9
  13. ^ a b Zosimo.
  14. ^ Zosimo, Storia nuova, IV, 45.4; 46.2.
  15. ^ André Piganiol, op. cit., p. 281
  16. ^ André Piganiol, op. cit., p. 282
  17. ^ Epistola 51
  18. ^ Codex Theodosianus, 16.10.10
  19. ^ Codex Theodosianus, 16.7.4
  20. ^ Codex Theodosianus, 16.10.12.1
  21. ^ Teodoreto di Cirro, Historia Ecclesiastica, 5, 21. Di tali distruzioni si lamentò il retore greco Libanio nella sua orazione all'imperatore Teodosio ("Pro templis" (en Archiviato il 19 luglio 2011 in Internet Archive.).
  22. ^ Cfr. tra gli altri: Gian Guido Belloni. Monete artigianato arte in Hildegard Temporini e Wolfgang Haase Aufstieg und Niedergang der römischen Welt. Walter de Gruyter, 1985, pag. 100.
  23. ^ Cfr. tra gli altri: Werner Petermandl, Ingomar Weiler. Nikephoros. Georg Olms Verlag, 1998, pag. 182-3.
  24. ^ Così ci tramanda Sant'Ambrogio: «...pei figli nulla aveva da deliberare; bastava affidarli al loro parens che era presente...» (de filiis nihil habebat novum quod conderet, nisi ut eos praesenti commendaret parenti). Santo Mazzarino, L'impero romano, vol. 2, Roma-Bari, Laterza, 1980, p. 743. ISBN 88-420-2401-5
  25. ^ CIL VI, 1731 = ILS 1278 (ove è definito divus).

Bibliografia

  • Zosimo, Historia Nea, iv
  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
  • Hartmut Leppin, Teodosio il Grande, Salerno editrice, 2008, ISBN 978-88-8402-609-5.

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381

Il 381 (CCCLXXXI in numeri romani) è un anno del IV secolo.

388

Il 388 (CCCLXXXVIII in numeri romani) è un anno bisestile del IV secolo.

393

Il 393 (CCCXCIII in numeri romani) è un anno del IV secolo.

394

Il 394 (CCCXCIV in numeri romani) è un anno del IV secolo.

395

Il 395 (CCCXCV in numeri romani) è un anno del IV secolo.

Arcadio

Flavio Arcadio (in latino Flavius Arcadius; in greco antico: Αρκάδιος; Spagna, 377 circa – Costantinopoli, 1º maggio 408) è stato un imperatore romano.

Casata di Teodosio

La dinastia o casata di Teodosio era una famiglia romana che arrivò al soglio imperiale alla fine del IV secolo.

L'iniziatore della casata fu Teodosio il Vecchio, conosciuto anche come Conte Teodosio, un grande generale che salvò la Britannia dalla cosiddetta Grande Cospirazione, cioè l'invasione della provincia da parte dei barbari.

Suo figlio, Teodosio I, fu associato all'impero nel 379 da Graziano e Valentiniano II, figli ed eredi di Valentiniano I e restò l'unico imperatore romano dopo la loro morte (392-395). Nel 387 aveva sposato in seconde nozze Galla, figlia di Valentiniano I, che gli diede la figlia Galla Placidia.

Alla morte di Teodosio I gli succedettero i figli: Onorio in Occidente e Arcadio in Oriente.

Nell'impero d'Occidente, alla morte di Onorio nel 423, dopo un breve interregno, gli succedette nel 425 Valentiniano III, figlio di Galla Placidia e di Flavio Costanzo (brevemente associato al trono da Onorio nel 421 con il nome di Costanzo III).

La figlia maggiore di Valentiniano III e di Licinia Eudossia (figlia dell'imperatore d'Oriente Teodosio II), Eudocia, sposò Unerico, il figlio del re dei Vandali Genserico, mentre la figlia minore, Placidia, sposò nel 461 Anicio Olibrio (imperatore d'Occidente nel 472). La figlia di Placidia e Olibrio, Anicia Giuliana visse alla corte di Costantinopoli e dal matrimonio con Flavio Areobindo Dagalaifo ebbe Flavio Anicio, console a Costantinopoli nel 491.

Nell'impero d'Oriente alla morte di Arcadio nel 408 gli succedette il figlio avuto dalla moglie Elia Eudossia, Teodosio II. Questi si sposò nel 421 con Atenaide Eudocia dalla quale ebbe la figlia Licinia Eudossia, andata in sposa all'imperatore d'Occidente Valentiniano III e madre di Eudocia e di Placidia.

Dopo la morte di Teodosio II nel 450 gli succedette il marito della sorella, Pulcheria Teodosia, Marciano (450-457). La figlia di Marciano e Pulcheria, Eufemia, sposò l'imperatore d'Occidente Antemio (467-472).

Casata di Valentiniano

La casata di Valentiniano indica quel gruppo familiare che regnò sull'Impero romano dal 364, con la presa di potere di Valentiniano I, al 472, con Anicio Olibrio.

La politica matrimoniale di Teodosio I fece sì che la dinastia teodosiana e quella di Valentiniano si unificassero.

Graziano il Vecchio

Valentiniano I (364-375), sposa Marina Severa (1), poi Giustina (2)

(1) Graziano (375-383), sposa Flavia Massima Faustina Costanza, figlia di Costanzo II

(2) Valentiniano II (375-392)

(2) Grata (non sposata)

(2) Galla, sposa Teodosio I

Graziano

Galla Placidia, sposa Ataulfo (3), poi Costanzo III (4)

(3) Teodosio

(4) Valentiniano III, sposa Licinia Eudossia

Eudocia, sposa Unerico

Placidia, sposa Anicio Olibrio

Anicia Giuliana, sposa Areobindo

Flavio Anicio

(4) Giusta Grata Onoria

Valente (364-378)

Concilio di Costantinopoli I

Il primo concilio di Costantinopoli, secondo concilio ecumenico della Chiesa cristiana, fu convocato dall'imperatore Teodosio I e tenuto tra maggio e luglio del 381.

Insieme ai concili di Nicea I, Efeso I e Calcedonia, fu determinante nello stabilire la questione trinitaria e cristologica. Il carattere ecumenico del concilio, a cui non prese parte alcun esponente della Chiesa occidentale, fu confermato dal concilio di Calcedonia nel 451, ma solamente con papa Gregorio Magno fu definitivamente annoverato tra i concili ecumenici.

Domenica

La domenica è il giorno della settimana civile tra il sabato e il lunedì, considerato il settimo da alcuni ed il primo da altri.

Nella maggioranza dei paesi europei e in America latina è considerato l'ultimo giorno della settimana; in Argentina, Grecia, Giappone, Portogallo, Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna nella liturgia cattolica ed in genere nei paesi anglosassoni invece è considerato il primo.

Prima dell'avvento del Cristianesimo, questo giorno corrispondeva al dies solis, cioè il "giorno del Sole" in onore della divinità del Sol Invictus.

Ancora oggi questa denominazione si è conservata nelle lingue germaniche come nella lingua inglese Sunday, o nella lingua tedesca Sonntag.

La religione del Sol Invictus restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l'imperatore stabilì che l'unica religione di Stato era il Cristianesimo ortodosso, bandendo e perseguitando sia il cristianesimo ariano che ogni altro culto pagano.

Per tale ragione, con decreto del 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato dies dominica (Giorno del Signore) e reso obbligatorio il riposo festivo. In tale forma è giunto fino a noi.

Editto di Tessalonica

L'editto di Tessalonica, conosciuto anche come Cunctos populos, venne emesso il 27 febbraio 380 dagli imperatori Graziano, Teodosio I e Valentiniano II (quest'ultimo all'epoca aveva solo nove anni).

Il decreto dichiara il cristianesimo secondo i canoni del credo niceno la religione ufficiale dell'impero, proibisce in primo luogo l'arianesimo e secondariamente anche i culti pagani. Per combattere l'eresia si esige da tutti i cristiani la confessione di fede conforme alle deliberazioni del concilio di Nicea.

Il testo venne preparato dalla cancelleria di Teodosio I e successivamente venne incluso nel Codice teodosiano da Teodosio II.

La nuova legge riconobbe alle due sedi episcopali di Roma e Alessandria d'Egitto il primato in materia di teologia.

L'editto, pur proclamando il Cristianesimo religione di Stato dell'impero romano, non stabiliva alcuna direttiva specifica a proposito. Bisognerà attendere i cosiddetti decreti teodosiani, promulgati dallo stesso Teodosio I, che tra il 391-392 normarono l'attuazione pratica dell'editto di Tessalonica.

Flavio Teodosio

Flavio Teodosio (latino: Flavius Theodosius; ... – Cartagine, 376) fu un importante generale romano, che raggiunse il rango di Comes Britanniarum e che per questo è anche noto come Conte Teodosio. In quanto padre dell'imperatore Teodosio I, è considerato il capostipite della casata di Teodosio; per distinguerlo dal figlio, gli storici lo chiamano talvolta Teodosio il Vecchio o Teodosio Seniore.

Graziano

Flavio Graziano (in latino Flavius Gratianus; Sirmio, 18 aprile/23 maggio 359 – Lugdunum, 25 agosto 383) è stato un imperatore romano dal novembre 375 alla sua morte.

Sotto l'influenza di Ambrogio, l'imperatore Graziano avviò una politica fortemente anti-pagana. Rifiutò di assumere la tradizionale carica di pontefice massimo, eliminò i privilegi dei collegi sacerdotali pagani e fece togliere dal senato romano l'altare della Vittoria. Il gesto di Graziano diede avvio a una lunga polemica fra pagani e cristiani, che fu gestita con estrema durezza dal vescovo Ambrogio, contrario a ogni cedimento. La disputa sull'altare della Vittoria fu l'estremo tentativo del paganesimo di salvaguardare la propria posizione nel mondo politico dell'Impero ormai divenuto cristiano.

Magister militum

Magister militum (in latino: "maestro dei soldati") era un grado usato nel tardo Impero romano entrato in uso dalla fine del regno di Costantino I e poi evolutosi con Teodosio I. Era l'equivalente romano del Generale in quanto comandante supremo dell'esercito; più specificatamente il magister militum era a capo di un esercito in una Prefettura del pretorio mentre il magister militum praesentalis aveva il comando supremo dell'esercito.

Obelisco di Teodosio

L'obelisco di Teodosio (turco: Dikilitaş) è un obelisco egizio del faraone Tutmosi III che venne eretto per volere dell'imperatore romano Teodosio I (379-395) nell'ippodromo di Costantinopoli, e noto oggi come At Meydanı o Sultanahmet Meydanı, a Istanbul.

Onorio (imperatore romano)

Flavio Onorio (Costantinopoli, 9 settembre 384 – Ravenna, 15 agosto 423) è stato un imperatore romano, il primo dell'impero romano d'Occidente, dalla morte del padre Teodosio I (395) alla propria. Già nel 393 ricevette il titolo di augusto. Durante il suo regno, il fratello maggiore, Arcadio, resse l'Impero d'Oriente.

Definito "l'imperatore indifferente" da Edward Gibbon, dimostrò tutta la sua inettitudine nell'amministrare l'impero, sofferente dinanzi a invasioni, rivolte e perdite di alcune province. Fece uccidere l'unico difensore dell'impero, Stilicone. È noto soprattutto per il fallimento della trattativa con il generale Alarico, che tenne in assedio Roma, il quale si era offerto di diventare generale dell'Impero Romano d'Occidente; vistosi negato l'incarico, Alarico saccheggiò Roma dal 24 agosto al 27 agosto 410.

Regime dei magistri militum

Con il titolo di Magister militum, carica romana istituita sin dai tempi di Teodosio I, furono designati i capi militari incaricati dall'esarca di Ravenna di reggere il Ducato di Venezia.

Teodosio I Borradiote

Teodosio I Borradiote (Antiochia di Siria, ... – Costantinopoli, 1183) è stato un arcivescovo ortodosso bizantino, Patriarca ecumenico di Costantinopoli dal 1179 fino al 1183.

Il suo patriarcato fu incolore e di secondo piano rispetto alle vicende politiche che si susseguirono in quegli anni e che dopo la morte dell'Imperatore Manuele I Comneno, portò ad un periodo di disordini sotto il regno del giovane Basileus Alessio II Comneno.

Valentiniano II

Flavio Valentiniano (latino: Flavius Valentinianus), meglio conosciuto come Valentiniano II (371 – Vienne, 15 maggio 392) è stato un imperatore romano, dal 375 alla sua morte.

Imperatori romani e relative linee di successione
Dinastia giulio-claudia
Anno dei quattro imperatori
Dinastia flavia
Principato adottivo
Guerra civile (193-197)
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Anarchia militare
Tetrarchia e
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Gioviano, dinastia
di Valentiniano
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Casata di Teodosio (Impero Romano d'Occidente)
Impero romano d'Occidente
Elenco degli imperatori romani · Linea di successione degli imperatori romani

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