Tanakh

Tanàkh (in ebraico: תנך?, TNK, raramente Tenàkh) è l'acronimo, formato dalle prime lettere delle tre sezioni dell'opera secondo la tradizionale divisione ebraica, con cui si designano i testi sacri dell'ebraismo. Questi testi costituiscono, insieme ad altri libri non riconosciuti come canone dall'ebraismo, l'Antico Testamento della Bibbia cristiana, per cui spesso vengono indicati comunemente anche come Bibbia ebraica.

Secondo l'ebraismo essa costituisce la tōrāh scritta, ricevuta da Mosè, il capo dei profeti (riconosciuto anche dagli angeli Moshé Rabbenu, lett. "Mosè il nostro maestro") ed ereditata eternamente dal popolo ebraico.

Il significato del titolo

Entire Tanakh scroll set
Serie di rotoli che compone l'intero Tanakh.

Le tre lettere TNK componenti il termine Tanakh sono le iniziali dell'espressione Torah, Nebi'îm (o Nevi'îm), Ketubîm (o Ketuvîm), (תורה Torah, נביאים Profeti, כתובים Scritti), e corrispondono alle tre parti in cui si divide l'opera.

TNKh, secondo le regole fonetiche dell'ebraico si può pronunciare sia /ta'naχ/ sia (più di rado) /tə'naχ/.

Altro termine ebraico per indicare tale letteratura religiosa è Miqra' (מקרא, "lettura", poiché questo testo era letto pubblicamente e tale lettura rappresentava lo stesso nucleo della liturgia ebraica[1]), di origine medievale e oggi diffuso soprattutto in Vicino Oriente.

Il termine "Bibbia" è di origine greca, da βιβλία (biblia) con il significato di "libri"[2], e fu utilizzato dagli ebrei di lingua greca che tradussero l'opera in quella lingua.

Questa indicazione di "libro" (in ebraico סֵ֫פֶר sefer) riferito alle scritture ebraiche è già comunque presente, sempre in ebraico, in Daniyyel (Daniele) IX,2:

(HE)

בשנת אחת למלכו אני דניאל בינתי בספרים מספר השנים אשר היה דבר יהוה אל ירמיה הנביא למלאות לחרבות ירושלם שבעים שנה

(IT)

Nel primo anno del suo regno, mi misi a meditare sui libri (בספרים bassefarim) il numero degli anni che, secondo la parola divina al profeta Geremia dovevano trascorrere, sulle rovine di Gerusalemme, cioè settant'anni.

(Tanakh, Daniyyel 9,2. Traduzione italiana di Dario Disegni in La Bibbia ebraica, Agiografi. Firenze, Giuntina, p. 269)

E ciò spiegherebbe come il più antico e diffuso termine ebraico per indicare la raccolta del Tanakh sia stato proprio Ha-Sefarim (I Libri)[3].

Sempre come Ha-Sefarim (I Libri), il Tanakh viene indicato nel periodo tannaitico (I secolo a.C./II secolo d.C.) dai trattati talmudici e mishnaici come, ad esempio, in Gittin (4,6), in Kelim (15,6) e in Megillah (1,8).

Un altro termine utilizzato per indicare il Tanakh è Sifrei ha-Qodesh (ספרי קודש, Libri sacri) diffuso soprattutto a partire dal Medioevo ma già presente nel testo conservato in greco, ma precedentemente redatto in ebraico[4], del Libro dei Maccabei[5].

Diffuso nelle opere del periodo tannaitico è invece il termine Kitvei ha-Qodesh (כתבי הקדשׁ, Sacre scritture), esso infatti compare, ad esempio, in Parah (10,1), in Shabbat (16,1) e in Yadayim (3,2,5; 01,06 BB).

Infine anche il termine Torah, ovvero quello indicante la prima parte del Tanakh, è stato utilizzato in un significato più estensivo tale da includere l'intera raccolta di "libri" ovvero dell'intera "rivelazione". Ciò si riscontra, anche se occasionalmente, nella letteratura rabbinica: Mo'ed Katan (5a), Pesikta Rabbati (3,9) e Sanhedrin (91,b). Così nella tradizione ebraica si chiama "Torah Scritta" (תורה שבכתב - Torah shebikhtav) quella contenuta nei ventiquattro libri, e "Torah Orale" (תורה שבעלפה - Torah she be'alpe; più tardi, "Talmud"), la quale invece fu trasmessa, sempre secondo questa tradizione religiosa, oralmente da Dio a Mosè sul monte Sinai e più tardi messa per iscritto con le discussioni rabbiniche che avevano luogo al tempo del Tempio di Gerusalemme, e con tutte le codificazioni ad esso posteriori.

La struttura

La divisione in tre parti del Tanakh è stabilita nei trattati talmudici[6].

Queste tre parti sono suddivise, a loro volta, in altri libri per un totale di trentanove.

Il Tanàkh è così composto:

Il linguaggio

Tutti i "libri" che compongono il Tanakh sono riportati in ebraico con alcune piccole parti in aramaico come due parole in Bereshit (Genesi) XXXI,47, un intero verso in Yirmĭyahu (Geremia) X,11, e parti di Daniyyel (Daniele, 2,4b–7,28) e di Ezra (4,8–6,18; 7,12–26).

Nahum M. Sarna e S. David Sperling riportano l'opinione di studiosi secondo i quali alcune parti del Tanakh, segnatamente Giobbe, Ecclesiaste, Cronache e le parti ebraiche di Daniele ed Ezra Neehemia, abbiano avuto un originale aramaico, poi andato perduto, di cui esse rappresenterebbero la traduzione in ebraico; ponendosi in questo modo il tema della correttezza della traduzione da lingua a lingua[9].

Anche le parti con originali ebraici pongono tuttavia dei problemi sulla lingua utilizzata. La storia del Tanakh ricopre diversi secoli e quindi diverse stratificazioni linguistiche: se da una parte i testi maggiormente poetici (come Genesi 49; Esodo 15;. Numeri 23-24; Deuteronomio 32 e 33; Giudici 5) suggeriscono una antica stratificazione, quelli afferenti al periodo post-esilico, come Aggeo, Zaccaria, Malachia, Ecclesiaste, Cronache, Esdra-Neemia e Daniele, conservano invece più stratificazioni.

Infine come si può verificare in Giudici XII,6:

(HE)

ויאמרו לו אמר־נא שבלת ויאמר סבלת ולא יכין לדבר כן ויאחזו אותו וישחטוהו אל־מעברות הירדן ויפל בעת ההיא מאפרים ארבעים ושנים אלף׃

(IT)

gli dicevano: "Di': Scibbòleth"; e se quegli diceva "Sibbòleth" e non poteva pronunciare giusto, lo prendevano e lo scannavano sui guadi del Giordano. In quel periodo caddero quarantaduemila di Efraim.

(Tanakh, Shoftim 12,6. Traduzione italiana di Menachem Emanuele Artom in Bibbia ebraica, Profeti anteriori, Giudici, 12,6. Firenze, Giuntina, 2003)

la lingua parlata nel Regno di Israele era un dialetto differente da quella parlata nel Regno di Giuda, quindi considerando che la maggior parte del Tanakh pur originando dal Regno di Israele è stato raccolto dagli esegeti del Regno di Giuda, tutto ciò suggerirebbe un suo adattamento stilistico alla lingua "meridionale".

Gli studi sulla collocazione storica

Secondo la tradizione religiosa ebraica, il Tanakh contiene l'intera rivelazione divina, sia per mezzo della Torah consegnata a Mosè sul Monte Sinai nel XIV/XIII secolo a.C., sia, successivamente, per mezzo dei profeti. Sempre secondo la tradizione religiosa ebraica, la canonizzazione del testo è avvenuta nel IV secolo a.e.v. presso la Anshei Knesset HaGedolah (אַנְשֵׁי כְּנֶסֶת הַגְּדוֹלָה, anche Grande Sinagoga)[10].

Gli studiosi sono di tutt'altro avviso. Per quanto attiene la datazione dei "libri" costituenti il Tanakh così riassume tali posizioni Cristiano Grottanelli:

Oggi un certo consenso è raggiunto, ma chiaramente in via provvisoria, su alcuni punti. Mentre la scomposizione della Genesi e anche di altri libri o di parti di essi, in fonti di diverse età è sempre più problematica, sembrano resistere alcuni elementi acquisiti a partire dalle ricerche di biblisti tedeschi del secolo scorso, ma non senza modifiche e ripensamenti. Fra questi spiccano: la datazione in età monarchica[11] di alcuni Salmi e di certi libri o parti di libri profetici; l'attribuzione a età relativamente tardiva (secondo molti nettamente post-esilica[12]) di una redazione finale del Pentateuco; la visione unitaria dei libri narrativi detti "Profeti anteriori" come opera di una personalità o scuola detta "deuteronimistica" per i suoi rapporti di impostazione ideologica con il Deuteronomio, ultimo libro del Pentateuco; la datazione post-esilica, e certo successiva a quella Deuteronimista, dei due libri delle Cronache. Tuttavia, anche questi punti fermi secondo la maggioranza degli studiosi sono posti oggi in discussione da alcuni studiosi che propongono date più basse, per esempio, per il Pentateuco, e collocano il Deuteronomio in età post-esilica con (ma in altri casi senza) un relativo abbassamento della fonte detta "deuteronimistica"

(Cristiano Grottanelli. La religione d'Israele prima dell'Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007, pp. 6-7)

Di fatto il Tanakh, a partire dal Medioevo ad oggi, si compone di un testo consonantico a cui sono stati successivamente aggiunti alcuni segni vocalici e diacritici allo scopo di renderlo correttamente pronunciabile e di renderlo adatto alla cantillazione liturgica. Questi ultimi due elementi sono stati coniati dai Masoreti a partire dall'VIII secolo d.C.

L'edizione a stampa del Tanakh che conosciamo oggi, quantomeno come modello, è dovuta invece al rabbino Jacob b. Ḥayyim (1470?–1538?), che la pubblicò a Venezia tra il 1524 e il 1525. Ne consegue che tra i più antichi reperti archeologici risalenti al IV secolo a.C. rinvenuti nel Deserto della Giudea, inerenti ad alcuni scritti raccolti anche nel Tanakh, e l'edizione promossa da Jacob b. Ḥayyim sono passati circa duemila anni.

A tal proposito, Nahum M. Sarna e S. David Sperling[13] ricordano che non è in alcun modo possibile ricostruire l'evoluzione di un qualsiasi testo a partire dalla sua composizione fino all'edizione dei testimoni rinvenuti e risalenti al IV secolo a.C., se non l'esistenza di testi divergenti degli stessi libri, sola cosa che può spiegare l'esistenza nel Tanakh di numerosi testi differenti e duplicati.

Note

  1. ^ Cfr. a tal proposito anche il Libro di Neemia, VIII, 8,8׃
    (HE)

    ויקראו בספר בתורת האלהים מפרש ושום שכל ויבינו במקרא

    (IT)

    Si leggeva nel libro, nella Legge di Dio, spiegando e dando il senso; e la lettura (מקרא Miqra) fu compresa

    (Libro di Nehemia 8,8. Traduzione di Samuele Avisar in Bibbia ebraica, Agiografi. Firenze, Giuntina, 2003, p. 310)
  2. ^ A sua volta questo termine greco consisterebbe nel diminutivo con cui gli stessi greci indicavano i "papiri" egiziani importanti da Byblos, nome dato dai greci all'antica città fenicia di Gebhal (Biblo - in arabo Jubayl - in Libano).
  3. ^

    The earliest and most diffused Hebrew term was Ha-Sefarim ("The Books").

    (Nahum M. Sarna. Encyclopaedia Judaica, vol. 3. NY, Gale, 2007, p. 574)
  4. ^ Nahum M. Sarna. Op. cit..
  5. ^ VIII,2
  6. ^ Shabbat 88a; ma anche Sanhedrin 101a e Kiddushim 49a.
  7. ^ Da tener presente che questo nome si compone di due parole il cui significato è "dodici". Il primo תרי (trei) è aramaico e significa "due"; il secondo עשר (asar) è invece anche ebraico e significa "dieci": il suo significato è quindi dozzina.
  8. ^ L'elenco che segue è quello del Tanakh; è da tener presente che la Vulgata cristiana segue lo stesso ordine mentre la Septuaginta li ordina in modo diverso: Osea, Amos, Michea, Gioele, Abdia, Giona, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.
  9. ^
    (EN)

    Some scholars, for instance, regard Job, Ecclesiastes, and Chronicles, as well as the Hebrew sections of Daniel and Ezra-Nehemiah as translations, in whole or part, from Aramaic. This implies that the original is lost, and at once raises the possibility of error in the course of rendition from language to language.

    (IT)

    Alcuni studiosi, ad esempio, riguardano Giobbe, l'Ecclesiaste e le Cronache, così come la sezione ebraica di Daniele e di Esdra-Neemia come traduzioni, in tutto o in parte, dall'aramaico. Ciò implica che l'originale è andato perduto e subito emerge la possibilità di errore nel corso della traduzione da lingua a lingua

    (Nahum M. Sarna e S. David Sperling, Bible: The Languages of Scripture in Encyclopaedia Judaica vol.3. NY, Gale, 2007, p. 582)
  10. ^ Bava Basra 14b-15a, Rashi to Megillah 3a, 14a
  11. ^ Tra il X e il VI secolo a.C.
  12. ^ Quindi decisamente successiva al 539 a.C.
  13. ^ Op. cit.

Bibliografia

  • Bibbia Ebraica: Pentateuco e Haftaroth. Firenze, Giuntina, 1998.
  • Bibbia Ebraica: Profeti anteriori. Firenze, Giuntina, 2003.
  • Bibbia Ebraica: Profeti posteriori. Firenze, Giuntina, 2003.
  • Bibbia Ebraica: Agiografi. Firenze, Giuntina, 2002.
  • "Bible", in Fred Skolnik (ed.), Encyclopaedia Judaica, Second Edition, Detroit, Thomson Gale, 2007, vol. 3, pp. 582–678.

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Antico Testamento

Antico Testamento (o anche Vecchio Testamento o Primo Testamento) è il termine, coniato e quindi utilizzato prevalentemente in ambito cristiano, per indicare una collezione di libri ammessa nel canone delle diverse confessioni cristiane che forma la prima delle due parti della Bibbia, che corrisponde all'incirca al Tanakh, chiamato anche Bibbia ebraica. Contiene tutti i libri della Bibbia che precedono la vita di Gesù, a differenza del Nuovo Testamento che contiene solo libri posteriori a Gesù.

Il canone dell'Antico Testamento varia a seconda delle diverse confessioni cristiane. Mentre la Chiesa cattolica e quella ortodossa seguono canoni più ampi ed antichi, cioè il canone alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia, le comunità ecclesiali scaturite dalla riforma protestante del XVI secolo hanno generalmente ripreso ad utilizzare, in opposizione al cattolicesimo, il canone consolidatosi a partire dal II secolo in seno alla corrente spirituale ebraica dei farisei, l'unica superstite dopo la repressione della ribellione ai romani, culminata nella distruzione di Gerusalemme, nel 70 d.C., e dalla quale ha tratto origine il moderno ebraismo rabbinico.

Canone della Bibbia

Il canone biblico è, nell'ambito ebraico e cristiano, l'elenco dei testi contenuti nella Bibbia, riconosciuti come ispirati da Dio e dunque sacri, normativi per una determinata comunità di credenti in materia di fede e di morale.

La parola 'canone' è la traduzione del greco κανὡν (kanon, letteralmente 'canna', 'bastone diritto'). Il termine in origine indicava un regolo, ossia una canna per misurare le lunghezze; da qui, già in greco, il significato traslato di regola, prescrizione, catalogo ufficiale, modello.

Tra le differenti religioni e confessioni religiose si trovano notevoli diversità sia sul modo d'intendere l'ispirazione della Bibbia, sia sulle effettive liste dei libri considerati "canonici". Esistono pertanto diversi canoni:

canone ebraico.

canone samaritano.

canone cristiano cattolico.

canone cristiano ortodosso.

canone cristiano protestante.

canone cristiano copto.

canone cristiano siriaco.

canone cristiano armeno.A grandi linee, c'è una rilevante difformità tra i vari canoni cristiani da un lato e quello ebraico e samaritano dall'altro: questi ultimi due canoni non accolgono i libri del Nuovo Testamento relativi a Gesù.

Nell'ambito cristiano le distinzioni sono limitate ai libri dell'Antico Testamento, espressione quest'ultima che per i cristiani indica almeno tutti i libri inclusi in quello che gli ebrei denominano con l'acronimo di Tanakh, essendovi comune accordo sulla canonicità di tutti i libri del Nuovo Testamento.

I testi che non sono accolti in un determinato canone sono detti "apocrifi".

Ebraico tiberiense

L'ebraico tiberiense è una tradizione di pronuncia orale per antiche parole in ebraico, ed in particolare per l'ebraico del Tanakh, cui fu data forma scritta dai testi masoretici nella comunità semitica a Tiberiade nel Medioevo, partendo dall'VIII secolo (750-950 circa).

Questa forma scritta impiegava niqqudot (vocali) e segni diacritici di cantillazione (te`amim), aggiunti alle lettere ebraiche. Sebbene l'uso dei simboli scritti risalga al Medioevo, la tradizione orale che essi riflettono ha radici molto più antiche.Il sistema di vocalizzazione tiberiense per il Tanakh rappresentava una tradizione locale. Due altre tradizioni locali che portarono a diversi sistemi di scrittura della vocalizzazione sono quello "israelita" (differente dal tiberiense) e "babilonese". Il primo ha avuto influenza assai limitata, mentre il babilonese rimase dominate per molti secoli, e tuttora sopravvive. Contrariamente a quello tiberiense, che di solito pone i segni di vocalizzazione sotto la lettera, il babilonese li pone sopra, ed è quindi detto supralineare.Come detto, i punti tiberiensi vennero definiti per codificare una specifica tradizione di lettura del Tanakh. In seguito vennero applicati ad altri testi (uno dei primi fu la Mishnah), e usato in molti altri luoghi da ebrei con tradizioni di lettura differenti. Così il sistema tiberiense di vocalizzazione e intonazione divenne parte dell'uso ebraico corrente, ed è considerato dagli studiosi testuali la pronuncia più esatta della lingua, poiché conserva tutti i suoni consonantici e vocalici dell'ebraico antico

Heikhalot

Nella religione ebraica, secondo la Cabala, con la parola in ebraico Heikhalot, היכלות (a volte traslitterato Heichalot o Hekhalot), il testo Sefer haZohar intende i palazzi celesti a cui si ha accesso per concessione divina: il riferimento verte sull'esistenza del Regno celeste di Dio. La loro descrizione, tramandata da Rabbi Shimon bar Yochay, fa parte della Torah celeste.

Il genere della Letteratura Heikhalot si sovrappone alla letteratura Merkavah o del "Carro", relativa al carro di Ezechiele, così i due generi sono a volte indicati insieme come "Libri dei Palazzi e del Carro" (ספרות ההיכלות והמרכבה - seforim haHeikhalot ve haMerkavah). La letteratura Heikhalot è un genere di testi ebraici esoterici e rivelatori, prodotti tra la tarda antichità - alcuni credono dai tempi del Talmud o precedenti - ed il primo Medioevo.

Molti motivi della successiva Cabala si basano sui testi Heikhalot e la letteratura Hekhalot stessa si basa su fonti precedenti, tra cui le tradizioni sulle ascensioni celesti di Enoch trovate nei Rotoli del Mar Morto e i testi pseudoepigrafi della Bibbia ebraica (Tanakh).Secondo l'Halakhah ebraica il definito "testo di Enoch" risulta "apocrifo" ed è quindi "proibito"...

Isola di Carlisle

Carlisle (in lingua aleutina Kigalĝa) è un'isola vulcanica disabitata del gruppo delle isole Four Mountains, nell'arcipelago delle Aleutine, e appartiene all'Alaska (Stati Uniti).

L'isola era stata chiamata Tano dal tenente Gavriil Saryčev della Marina imperiale russa, in seguito Tanakh-Angunakh, Kigalgin, e infine (nel 1894) ha avuto il suo attuale nome dall'ufficio navale idrografico americano in onore di John G. Carlisle , ministro del Tesoro.

L'isola si trova a 3,1 km da Chuginadak e 9 km a nord-est dell'isola Herbert. L'isola ha un diametro di 6,9 km ed è dominata dal vulcano Carlisle, uno stratovulcano alto 1.610 m.

Libro dei Proverbi

Il Libro dei Proverbi (ebraico משלי, mishlèy; greco Παροιμίες, paroimíes; latino Prouerbia) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea nel V secolo a.C., raccogliendo testi composti da autori ignoti lungo i secoli precedenti fino al periodo monarchico (XI-X secolo a.C.).

È composto da 31 capitoli contenenti vari proverbi e detti sapienziali.

Libro di Zaccaria

Il Libro di Zaccaria (ebraico זכריה, zekaryàh; greco Ζαχαρίας, zacharías; latino Zacharias) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e fa parte dell'Antico Testamento nella Bibbia cristiana. È scritto in ebraico.

Moshe Alshich

Moshe Alshich, (in ebraico: משה אלשיך‎?, Mōsheh ῾Ālṣḥykh), anche noto con l'appellativo di Alshich Hakadosh (il Santo) (Edirne, 1508 – Safad, 1593), è stato un rabbino, mistico e rinomato kabbalista ottomano, come pure darshan (predicatore) e commentatore del Tanakh (Bibbia ebraica) vissuto nel XVI secolo.

Figlio di Hayyim Alshich, si trasferì a Safed dove divenne discepolo di Rabbi Yosef Karo. I suoi studenti inclusero Rabbi Hayim Vital e Rabbi Yom Tov Tzahalon. Morì a Safed nel 1593.

Solo ad alcuni rabbini fu assegnato il titolo di "Hakadosh" (il Santo) nella storia ebraica. Con Alshich si annoverano Isaiah Horowitz (Shelah HaKadosh), l'Arizal HaKadosh e Chaim ibn Attar (Ohr HaChaim HaKadosh), tutte figure illustri del loro tempo. Varie ragioni sono state apportate sul perché Alshich ricevesse il titolo "Hakadosh". I suoi commentari della Torah e dei Profeti sono molto diffusi e letti a tutt'oggi, specialmente per la loro forte influenza come esortazioni pratiche alla vita virtuosa.

Parashah

La Parashah (anche parshah o parsha – in ebraico: פרשה, plurale פרשות - parashot o parashiyot; in pron. it.: parascià e parasciòt) è una suddivisione ordinata in "pericopi" della Torah destinata a definire la lettura settimanale della Torah stessa. Formalmente indica una sezione del libro biblico secondo il testo masoretico del Tanakh (Bibbia ebraica) Nel testo masoretico, le sezioni di parashah sono designate da vari tipi di spaziature tra di loro, come si trovano nei rotoli della Torah, nei rotoli dei Libri Nevi'im o Ketuvim (specialmente le megillot), i codici masoretici del Medioevo e le edizioni stampate dei testi masoretici.

Le suddivisioni del testo in parashot è indipendente dai numeri dei capitoli e dei versetti della Bibbia, che non fanno parte della tradizione masoretica. I Parashot non sono numerati, ma hanno nomi/titoli speciali.

Ciascuna porzione settimanale della Torah adotta il nome dalle prime parole del testo ebraico. Risalente al tempo della cattività babilonese (VI secolo a.e.v.), la lettura pubblica della Torah per lo più seguiva un ciclo annuale che iniziava e terminava alla festività ebraica di Simchat Torah, con la Torah suddivisa in 54 porzioni settimanali per corrispondere al lunisolare ebraico, che contiene fino a 55 settimane, con il numero esatto che varia fra anni bisestili e anni regolari.Esisteva anche un antico "ciclo triennale" di letture osservato in alcune parti del mondo. Nei secoli XIX e XX, molte congregazioni dell'Ebraismo riformato e di quello conservatore hanno applicato un ciclo triennale alternativo in cui viene letto solo un terzo di ciascuna parashah settimanale in un dato anno; le parashot lette sono ancora in linea con il ciclo annuale, ma l'intera Torah viene completata nell'arco di tre anni.

A causa della differente durata delle festività tra Israele e la Diaspora, la porzione che viene letta in una particolare settimana talvolta non è uguale dentro e fuori di Israele.

Profeta (ebraismo)

Nel Tanakh (la Bibbia ebraica) il Profeta (in ebraico נְבִיא nevì, pl. נְבִיאִים nevi'ìm, in greco προφήτης - prophētēs) è una persona che parla in nome e per conto (pro-) di Dio. L'accezione prevalente del termine usato nelle lingue contemporanee per cui il profeta descrive eventi futuri è caratteristica, ma non esclusiva, nell'operato dei profeti ebraici.

Nell'antica società ebraica, in particolare tra i secoli XI-V a.C., il profeta era una figura religiosa fondamentale, assieme al sacerdote e al levita.

Rashi

Rashi (Troyes, 22 febbraio 1040 – Troyes, 13 luglio 1105), in ebraico רש"י, acronimo di Rabbi Shlomo Yitzhaqi (רבי שלמה יצחקי) e conosciuto anche con il nome latinizzato di Salomon Isaacides, da cui le forme italianizzate Salomone Isaccide oppure Salomone Jarco o Rabbi Salomone Jarco, è stato uno dei più famosi commentatori medievali della Bibbia.

Rabbino medievale francese, fu un rinomato e altamente stimato contributore aschenazita dello studio della Torah. È famoso come autore di un vasto commentario del Talmud e di un esaustivo commentario del Tanakh (Bibbia ebraica). È considerato il "padre" di tutti i commentari talmudici che seguirono (per esempio, Baalei Tosafot) nonché le esegesi bibliche (per es., Ramban, Ibn Ezra, Chaim ibn Attar, et al.).Acclamato per la sua capacità di presentare il significato basilare del testo in modo sintetico e lucido, il Rashi attrae sia gli studiosi eruditi che gli studenti novelli, e le sue opere rimangono il fulcro dello studio ebraico contemporaneo. Suo commento al Talmud, che copre quasi tutto il Talmud babilonese (un totale di 30 Trattati), è incluso in tutte le edizioni del Talmud sin dalla sua prima stampa di Daniel Bomberg negli anni 1520. Il suo commentario del Tanakh - specialmente quello del Chumash ("cinque libri di Mosè") - è un aiuto indispensabile agli studenti di tutti i livelli. Quest'ultimo, da solo, serve come base per più di 300 "supercommentari", che analizzano la scelta di Rashi del linguaggio e delle citazioni, scritti da alcuni dei più grandi nomi della letteratura rabbinica. La prima versione ebraica del commentario del Pentateuco, a caratteri mobili, venne stampata a Reggio Calabria nel 1475 da Abraham ben Garton.

L'innovazione essenziale portata da Rashi sta nel fatto che, anziché continuare solo nel solco della tradizione del Midrash, egli inizia un commento delle Scritture più aderente al significato letterale delle parole. Il cognome Yitzhaki deriva dal nome di suo padre, Yitzhak. L'acronimo è a volte anche liberamente esteso a Rabban Shel Yisrael (Maestro d'Israele), o Rabbenu SheYichyeh (Nostro Rabbi, possa egli vivere). Viene citato nei testi ebraici e aramaici come (1) "Shlomo figlio di Rabbi Yitzhak," (2) "Shlomo figlio di Yitzhak," (3) "Shlomo Yitzhaki," ecc.Nella letteratura più antica, Rashi viene saltuariamente citato come Jarchi o Yarhi in ebraico: ירחי‎?, con l'acronimo interpretato da Rabbi Shlomo Yarhi. Si pensa si riferisse al nome ebraico di Lunel in Provenza, comunemente fatto derivare dal francese lune "luna", in ebraico: ירח‎?, dove si assume Rashi abbia vissuto in un qualche periodo o addirittura sia nato, o per lo meno dove i suoi avi risiedevano. Richard Simon e Johann Wilhelm Wolf affermano che solo gli studiosi cristiani si riferivano al Rashi col nome Jarchi e che tale epiteto era sconosciuto agli ebrei. Il domenicano Bernardo de Rossi (1687–1775) tuttavia dimostrò che anche gli studiosi ebrei si riferivano al Rashi con l'appellativo Yarhi. Nel 1839, Leopold Zunz (1794-1886) asserì che l'uso ebraico di Jarchi era una diffusione fallace di un errore commesso da scrittori cristiani, e che invece bisognava interpretare l'abbreviazione come è conosciuta oggi, cioè: Rabbi Shlomo Yitchaki. Di conseguenza, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, l'appellativo Jarchi venne considerato obsoleto. L'evoluzione di questo termine è stato esaminato esaustivamente fino alle sue origini.Rashi e la sua famiglia sopravvissero alla grande persecuzione antisemita quando aveva 45 anni; molti dei suoi insegnanti, che erano tra i più grande saggi aschenaziti dell'Ebraismo e suoi mentori, non sopravvissero. Dopo l'incendio delle yeshivah a Magonza e Worms da parte dei crociati, Rashi fondò una scuola di successo a Troyes, che durò per generazioni (fino alla seconda crociata). Anche gli insegnanti delle yeshivah e la comunità di Spira con cui Rashi aveva a che fare vennero distrutti durante il suo tempo.

Salmo 130

Il Salmo 130 (numerazione greca: salmo 129), noto anche come De profundis, dalle parole iniziali secondo la traduzione latina della Vulgata, fa parte della raccolta dei 150 Salmi sia nella Tanakh ebraica che nell'Antico Testamento cristiano.

Salmo 22

Il Salmo 22 (numerazione greca: salmo 21) fa parte della raccolta dei 150 Salmi sia nella Tanakh ebraica sia nell'Antico Testamento cristiano.

Descrive dapprima il lamento e la preghiera di un giusto perseguitato e poi termina con il ringraziamento per la liberazione attesa.

La tradizione cristiana ha visto in questo salmo la prefigurazione della Passione di Gesù.

Satana

Satana [sà-ta-na] (ebraico: שָׂטָן, Satàn, traslitterazione del masoretico Śāṭān; greco koinè: Σατανᾶς, Satanâs; latino: Satanas; aramaico: צטנא, Ṣaṭana; arabo: ﺷﻴﻄﺎﻥ, Šayṭān) è un termine che identifica uno o più demoni, o divinità minori in molte religioni del Medio Oriente e Vicino Oriente antico. Ha le sue origini nel monoteismo ebraico e contiene antiche influenze delle religioni caldee, soprattutto dello zoroastrismo.

Nelle religioni abramitiche derivate da quella ebraica, questa figura diventa l'incarnazione e/o agente del male, in contrapposizione a Dio, considerato principio del bene.

Nei racconti evangelici gli vengono attribuiti da Gesù di Nazareth vari nominativi, tra cui Principe delle Tenebre e Principe di questo Mondo; L'ebraico Śāṭān fu tradotto nella Septuaginta (408) in Διάβολος, da cui derivò il termine tardo latino diabŏlus, cioè "diavolo", che significa "colui che divide".

Il Satana ebraico, cristiano e islamico presente nei testi sacri rispettivi di queste tre religioni presenta delle analogie con l'antico spirito persiano Ahreman, principio malvagio e portatore di distruzione; Ahreman è metafora e simbolo di male, dolore, perversione e disperazione che gli esseri umani provocano tra di loro, contrapposto al Dio buono della luce Ahura Mazdā. Satana viene identificato nei tempi recenti del Romanticismo europeo con il personaggio letterario di Mefistofele, antagonista del celebre Faust di Goethe.

Satanismo

Satanismo è un termine generale che ricopre un'ampia gamma di significati, principalmente letterari, artistici, poetici, religiosi e filosofici, che hanno come punto di riferimento la figura di Satana, inteso e rappresentato in numerosi modi, non necessariamente biblici; talvolta come un simbolo o un archetipo, altre volte come un personaggio immaginario, e ancora come un essere realmente esistente.

Originariamente indicava un genere immaginativo poetico-letterario, con iconografie caratteristiche, attestato per la prima volta come fenomeno letterario nell'ambito della letteratura inglese del romanticismo nel XIX secolo; diffusosi poi in Europa, si ritrova anche in alcuni autori del decadentismo come Percy Bysshe Shelley, George Gordon Byron, Oscar Wilde, Charles Baudelaire e vari altri.

Sefarditi

Erano detti sefarditi (dall'ebraico ספרד - Sefarad, "Spagna") gli ebrei abitanti la penisola iberica.

Nel Tanakh, l'insieme dei libri che compongono la bibbia ebraica, nel libro di Abdia (Haftarah di Vayishlach), e solo qui in tutto il Tanakh, troviamo il termine Sepharad per indicare una non meglio identificata città vicino-orientale. Tale luogo è tuttora dibattuto, ma "Sefaràd" fu identificata da ebrei successivi come la penisola iberica e ancora significa "Spagna" o "spagnolo" in ebraico moderno. Si riferisce quindi ai discendenti di coloni ebrei originari del Vicino Oriente, che vivevano nella penisola iberica fino al momento dell'Inquisizione spagnola; si può anche riferire a coloro che usano lo stile sefardita nella loro liturgia, o si definiscono sefarditi per le tradizioni e usanze che mantengono, provenienti dal periodo iberico: in base a ciò, il termine ebreo sefardita indica la persona che segue la Halakhah sefardita.

Shiur

Shi'ur (ebraico: שעור, plur. shi'urim, שעורים) nell'Ebraismo è una lezione su un qualsiasi dato argomento o soggetto della Torah, quali Ghemara, Mishnah, Halakhah, Tanakh, e altro.

Lo shiur è stato il principale metodo di insegnamento sin dai tempi della Mishnah. In un famoso passo talmudico, Rabbi Yehudah HaNasi affermò di aver maturato una mente acuta osservando Rabbi Meir insegnare con il sistema dello shiur. Tuttavia, poiché l'aula era molto affollata, Yehudah aveva preso posto dietro al leggio, vedendo così Rabbi Meir solo di spalle – e dichiarò quindi: "Se l'avessi visto di fronte, quanto più grande sarei diventato!"

Temurah (cabala)

Temurah in ebraico: צופן אתב"ש‎? è uno dei tre antichi metodi utilizzati dai cabalisti per riordinare le parole e le frasi della Bibbia ebraica (Tanakh), nella convinzione che con questo metodo si possa ricavare il substrato esoterico e il significato spirituale più profondo delle parole (Gli altri due sono Ghematria e Notarikon). Temurah può essere usato per modificare le lettere in certe parole per creare un nuovo significato per un passo biblico. L'alfabeto ebraico è un alfabeto consonantico abjad. Tecniche che applicate all'italiano trasformerebbero parole sensate in una serie di lettere senza senso, in ebraico danno invece quasi sempre un senso compiuto.

Esistono tre forme semplici di Temurah:

Atbash: cifrario a sostituzione monoalfabetica in cui la prima lettera dell'alfabeto ebraico è sostituita con l'ultima, la seconda con la penultima, e così via, "invertendo" l'ordine alfabetico delle lettere.a=z, b=y, c=x, ecc.Avgad: Sostituisce ogni lettera con la lettera precedente.a=b, b=c, c=d, ecc.Albam: Sostituisce la prima lettera dell'alfabeto con la dodicesima, la seconda con la tredicesima, e così via.a=l, b=m, c=n, ecc.

Tōrāh

Tōrāh (in ebraico: תּוֹרָה‎?, anche italianizzata in torah o torà, lett. "istruzione, insegnamento") è il riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica e ha una vasta gamma di significati:

può significare più specificamente i primi cinque dei ventiquattro libri del Tanakh, detti Pentateuco dai cristiani. Essi comprendono l'insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuti dagli ebrei come rivelati da Dio tramite Mosè.

nella letteratura rabbinica denota sia i primi cinque libri biblici, la Tōrāh shebichtav (in ebraico: תורה שבכתב‎?, lett. "tōrāh che è scritta"), sia la tōrāh orale, (in ebraico: תורה שבעל פה‎?, tōrāh shebe'al peh, lett. "tōrāh che è detta"). La tōrāh orale comprende le interpretazioni e ampliamenti che, secondo la tradizione rabbinica, sono stati trasmessi di generazione in generazione e sono ora codificati e inclusi nel Talmud e nel Midrash .

un insegnamento che offre un sistema di vita per coloro che lo seguono: può designare la narrazione continua dalla Genesi alla fine del Tanakh, come può anche indicare la totalità della cultura e della pratica ebraiche.Comune a tutti questi significati è il convincimento che la tōrāh sia costituita dalla narrazione fondante degli ebrei: la loro chiamata in essere da Dio, le loro sofferenze e tribolazioni, e il loro patto con Dio, che implica la fedeltà a un modo di vita incorporato in una serie di obblighi morali e religiosi e di leggi civili (halakhah).

Secondo la tradizione rabbinica, tutti gli insegnamenti presenti nella tōrāh, sia scritti sia orali, furono dati da Dio a Mosè, un profeta, alcuni sul monte Sinai e altri presso il tabernacolo, e tutti furono scritti e raccolti da Mosè nella tōrāh attuale. Secondo un Midrash, la tōrāh fu creata prima della creazione del mondo, e fu usata come matrice per la creazione.

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