Senato romano

Il Senato romano (in latino Senatus) fu la più autorevole assemblea istituzionale nell'antica Roma, organo rimasto invariato nel corso delle trasformazioni politiche della storia dell'Urbe, il cui significato era assemblea degli anziani, ed i cui membri erano chiamati Patres (nel significato di patrizio).[2] L'assemblea fu istituita in età regia da Romolo, e sopravvisse anche dopo la caduta dell'Impero Romano fino al VII secolo.

Senato romano
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Curia Iulia
La Curia Iulia a Roma, l'edificio sito nel Foro romano che ospitava il Senato.
StatoRoman Lictor Clothes.png Regno di Roma
She-wolf suckles Romulus and Remus.jpg Repubblica romana
Vexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano
Vexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano d'Occidente
Regno di Odoacre
Regno Ostrogoto
Flag of the Greek Orthodox Church.svg Prefettura d'Italia (per conto dell'Impero Bizantino dal 554 al 584)
Flag of the Greek Orthodox Church.svg Esarcato d'Italia
TipoOrgano consultivo e deliberativo
Istituito21 aprile 753 a.C.
daRomolo
Riforme616 a.C.
509 a.C.
80 a.C.
27 a.C.
SoppressoVII secolo
SuccessoreSenatore di Roma
Presieduta daPrinceps senatus
SedeRoma[1]
IndirizzoCuria Hostilia
Curia Calabra
Curia Iulia (fino al VI secolo)

Storia

Età regia

Il primo Senato

I primi 100 senatori furono così scelti: il primo, colui a cui sarebbe stata affidata la città quando il re fosse andato in guerra, fu scelto da Romolo stesso; 9 furono scelti tra le tre tribù originarie di Roma (tre per ogni tribù), e 90 furono scelti dalle 30 curie di Roma (tre per ogni curia)[3]

Il termine senato deriva dal latino senex (anziani o padri)[4][5], che significa vecchio, perché i membri del senato erano inizialmente gli anziani del popolo romano.

Secondo la tradizione, il senato fu costituito da Romolo, il fondatore di Roma, era composto da 100 membri scelti tra i Patrizi[6] ed era strutturato secondo l'ordinamento tribale tipico delle popolazioni indoeuropee di quel periodo storico.[7] Queste prime comunità spesso includevano nei loro consigli tribali, gli "anziani", uomini di una certa esperienza e saggezza.[8] Le prime famiglie romane erano chiamate gens ("clan").[7] Ciascuna di loro era formata da un'aggregazione di famiglie sotto un comune patriarca, chiamato pater (dal latino "padre"), il quale era l'indiscusso capo della gens.[9] Quando le gentes originarie si aggregarono in una comunità, i patres furono selezionati tra i capostipiti delle varie famiglie[10] per formare un consiglio federale, che prese poi il nome di Senato.[9] Fu così che i patres capirono che ora era necessario avere un singolo uomo che li guidasse. Per questi motivi elessero un re (rex),[9] e lo investirono di poteri sovrani.[11] Quando poi un re moriva, questo potere tornava, almeno in via provvisoria, ai patres.[9]

Il Senato dell'età regia di Roma ebbe, quindi, tre principali responsabilità: funzionò, almeno con i primi quattro re, come il tenutario del potere esecutivo durante l'interregnum,[12] ebbe il compito di consigliare il sovrano nelle decisioni da prendere e di fungere da organo legislativo insieme al popolo di Roma.[13] La formula allocutiva "patres (et) conscripti" faceva riferimento alla distinzione, all'interno dell'assemblea senatoria, di due categorie di senatori: i "patres" cioè i patrizi e tutti i loro discendenti, appartenenti al Senato romuleo primitivo, oltre ai "conscripti" aggregati in un secondo tempo da Tarquinio Prisco.

Durante gli anni dei primi re, la più importante funzione del Senato fu di eleggere il re. Il periodo tra la morte del precedente sovrano e l'elezione del successivo era chiamata interregnum.[12] Quando un re moriva, un membro del Senato (l'"interrex"') nominava un candidato che potesse succedere al precedente re.[14] Il Senato doveva, quindi, dare la sua approvazione alla nomina, per poi essere sottoposto all'elezione formale davanti al popolo di Roma[15] e ricevendo l'incarico definitivo, ancora una volta, dal Senato stesso che ne ratificava l'elezione.[14] E così mentre il re veniva ufficialmente eletto dal popolo, ciò avveniva di fatto dietro indicazioni del Senato.

Il Senato aveva poi il delicato ruolo di consiglio per aiutare il sovrano nelle proprie decisioni. E mentre il re non era vincolato ad un consiglio del Senato, il crescente prestigio del Senato costrinse di fatto i primi quattro re a non trascurare la valenza politica di questo importante organo aristocratico. Tecnicamente, solo il re poteva creare nuove leggi, sebbene fosse buona abitudine coinvolgere sia il Senato, sia il popolo attraverso i comitia curiata.[13]

La leggenda racconta che fu Romolo a decidere che il senato fosse composto di 100 patrizi (patres[4]),[2] raddoppiato da Tarquinio Prisco[16] (o comunque aggiunse altri 100 senatori[17]), in seguito ampliato a 300 membri da Lucio Giunio Bruto, tutti nominati dal rex. Il Senato raggiunse i 600 membri con Silla, i 900 membri con Cesare e fu in seguito riportato a 600 da Augusto. Si trattava dei capofamiglia delle cento gentes originarie ricordate da Tito Livio.

Età repubblicana

Cicerón denuncia a Catilina, por Cesare Maccari
Rappresentazione di una seduta del Senato: Cicerone denuncia Catilina, affresco del XIX secolo

Il Senato romano divenne organo fondamentale con l'instaurazione della Repubblica nel 509 a.C. Secondo quanto ci racconta Livio, uno dei primi provvedimenti del primo console romano, Lucio Giunio Bruto, fu quello di rinforzare il senato ridotto ai minimi termini dalle continue esecuzioni dell'ultimo re, portandone il totale a trecento, nominando quali nuovi senatori i personaggi più in vista anche dell'ordine equestre. Da qui l'uso di convocare per le sedute del senato i padri (patres) ed i coscritti (dove, chiaramente, con questo termine si alludeva agli ultimi eletti). Il provvedimento aiutò notevolmente l'armonia cittadina ed il riavvicinamento della plebe alla classe senatoriale.[18]

Condizioni per entrarvi a far parte

Nell'età repubblicana, per entrare in senato occorreva avere esercitato una magistratura. Dapprima vi furono ammessi soltanto coloro che erano stati censori, consoli o pretori; in seguito il senato fu aperto anche agli ex edili, agli ex tribuni della plebe e agli ex questori. Ogni cinque anni i censori redigevano la lista ufficiale dei senatori, integrando i posti vacanti e, in rari casi, procedendo all'espulsione degli indegni. In seguito alla terribile disfatta di Canne dove perirono novanta ufficiali appartenenti alle grandi famiglie di Roma e delle città alleate tra consolari, pretori e senatori,[19] l'organico del senato venne completato con 177/197 uomini presi in parte anche dall'ordine equestre.[20]

Luogo di raccolta

Il Senato romano si poteva riunire solo in luoghi consacrati, solitamente nella Curia, che si trovava nel foro romano; le cerimonie per il nuovo anno avvenivano nel tempio di Giove Ottimo Massimo mentre gli incontri di argomento bellico avvenivano nel tempio di Bellona.

Competenze e poteri

Al Senato venne conferito formalmente il solo potere consultivo, ovvero il diritto di essere consultato prima di far passare una legge. Nonostante questo ruolo formale, il ruolo sostanzialmente esercitato era quello dell'assemblea del ceto dominante in una repubblica oligarchica, simboleggiato dal potere esercitato mediante il Senatus consultum ultimum. Le principali funzioni del Senato erano esercitate nei seguenti ambiti:

  1. sacrale-religioso: sorvegliare sui culti religiosi; controllare i collegi sacerdotali e fondare i templi.
  2. militare: controllare l'imperium militiae; autorizzare la leva (delectus); sorvegliare e coordinare le operazioni belliche in quanto, poiché le legioni devono essere costantemente rifornite di grano, paghe e abbigliamento, nel caso il senato abbia un comportamento negligente od ostruzionistico, le iniziative dei comandanti vanno incontro al fallimento;[21] prorogare ai comandanti, quando sia trascorso il normale anno di carica previsto per il consolato, di inviarne un altro oppure di concedere a quello in carica la prorogatio imperii;[22] assegnare il trionfo o l'ovazione ai comandanti vittoriosi.[23]
  3. politica estera: siglare accordi di pace e trattati, dichiarare la guerra, ricevere sottomissioni di popoli stranieri;[24] inviare "legati" (ambasciatori), per risolvere controversie o dare suggerimenti, oppure imporre degli ordini;[25] deliberare la fondazione (deductio) di colonie.
  4. costituzionale: controllare l'operato dei magistrati.
  5. legislativo: discutere e approvare i progetti di legge da sottoporre ai comizi; promulgare i senatoconsulti.[26]
  6. giurisdizionale: decidere su quei reati commessi in Italia e che necessitavano di una inchiesta da parte della Res publica, come ad esempio i tradimenti, le cospirazioni, gli avvelenamenti e gli assassinii;[27]
    quando qualche privato o qualche città, in Italia, avesse avuto bisogno di una mediazione di pace o richiedesse un intervento contro i danni subiti, oppure di fronte a una domanda d'aiuto o protezione.[28] I giudici della maggior parte dei processi civili, pubblici o privati, che riguardano casi di particolare gravità, erano nominati tra i membri del Senato.[29]
  7. politica finanziaria: controllare l'aerarium, poiché ha piena competenza su tutte le entrate e le uscite. I questori non potevano infatti effettuare alcuna spesa pubblica, se prima non avevano ottenuto un decreto del senato, ad eccezione di quelle richieste dai consoli. Il senato esercitava poi il controllo e dava il benestare sul capitolo di spesa più importante, vale a dire quello che i censori stabiliscono ogni cinque anni per la riparazione e la costruzione di edifici pubblici.[30]

Convocazione e votazione dei senatus consulta

Il senato era di norma convocato e presieduto da un magistrato fornito di tale diritto, il ius agendi cum patribus: si trattava del console o del pretore. Nella deliberazione dei comizi il magistrato doveva portare alla cittadinanza la proposta relativa (ferre ad populum) e, se la cittadinanza acconsentiva, doveva riportare la deliberazione al Senato (referre ad senatum) e chiederne la ratifica. L'auctoritas del Senato si configurava giuridicamente nel senatoconsulto: era un parere dato dal più importante collegio governativo al potere esecutivo, dietro richiesta di quest'ultimo. La votazione per giungere al senatoconsulto avveniva in quattro fasi: formulazione della questione da parte del presidente, chiamata di ogni senatore perché esprimesse la propria opinione, formulazione speciale della questione da parte del presidente in base alle opinioni udite ed infine votazione sulla questione.

Equestriantunic
Senatore romano

La votazione avveniva per discessionem: i votanti si separavano, da una parte andavano i favorevoli e dall'altra i contrari alla proposta da votare, per cui si parlava di pedibus in sententiam ire. La patrum auctoritas era dunque la ratifica delle deliberazioni comiziali da parte del senato e contro di essa non era ammesso il veto dei tribuni della plebe. In seguito al decadere della supremazia dei patrizi, la lex Publilia Philonis del 339 a.C. trasformò l'auctoritas in un parere preventivo non vincolante per le rogazioni (rogationes) legislative.

Il senato era obbligato a rispettare i desideri dei cittadini romani, non potendo compiere inchieste sui più importanti reati contro la Res publica, per i quali è prevista la pena capitale e farne eseguire la sentenza, se il popolo non ratificava il preliminare senatus consultum.[31] Polibio aggiunge che, se anche uno solo dei tribuni della plebe avesse opposto il proprio veto, il Senato non solo non avrebbe potuto eseguire alcuna delle sue deliberazioni (senatus consulta), ma neppure tenere sedute ufficiali o riunirsi. Per questi motivi, il senato temeva le assemblee popolari e le teneva in grande considerazione.[32]

Esisteva un relator (relatore) per la redazione del senatoconsulto che veniva poi custodito nell'aerarium posto nel tempio di Saturno dove si tenevano i bilanci, il tesoro e l'archivio di Stato.

Il senatus consultum ultimum era la legge marziale e veniva promulgato in caso di pericolo e necessità molto gravi: i magistrati erano autorizzati a procedere immediatamente, venivano sospese tutte le garanzie costituzionali, quali l'inviolabiltà dei tribuni della plebe e la provocatio ad populum. I senatori dapprima erano solo patrizi (patres), poi vi entrarono anche i plebei ricchi (conscripti, cioè "iscritti"). A seconda delle magistrature ricoperte precedentemente i senatori erano divisi in ordine di dignità decrescente nei seguenti gruppi: censorii, consulares, praetorii, aedilicii, tribunicii, quaestorii. Il princeps senatus, primo senatore, era il titolo attribuito dai censori al più autorevole dei senatori, che quindi votava per primo dopo i magistrati.[33] L'elevazione del civis (cittadino) a senatore era compito del rex (re) in età monarchica, del console in età repubblicana. La carica era vitalizia. Esisteva la facoltà censoria di escludere (praeterire et loco movēre) i senatori indegni attraverso apposito iudicium e relativa nota censoria.

Privilegi e abbigliamento

I senatori avevano diritto a posti privilegiati nelle pubbliche manifestazioni e a teatro. Indossavano la tunica con il laticlavio, il calceus senatorius (un particolare tipo di calzare) e portavano l'anulus aureus.[34][35][36]

Età imperiale

Bust of the Augustus Bevilacqua - trasparent background
Busto di Augusto, fondatore dell'Impero romano, che riorganizzò l'intero ordine senatorio.

Principato

(LA)

Senatorum affluentem numerum deformi et incondita turba - erant enim super mille, et quidam indignissimi et post necem Caesaris per gratiam et praemium adlecti, quos orcinos vulgus vocabat.

(IT)

Il numero dei senatori era costituito da una folla infame e rozza (erano infatti più di mille e alcuni completamente indegni, che fossero entrati, grazie a favori e alla corruzione, dopo la morte di Cesare e che il popolo definiva del regno dei morti).

(SvetonioAugustus, 35.)

Augusto ridusse il numero dei senatori alla cifra di un tempo, pari a 600, e gli restituì la sua antica dignità, ma non l'antico potere, attraverso due selezioni: la prima era generata dai senatori stessi, in quanto ognuno sceglieva un collega; la seconda era operata dallo stesso princeps e dal fedele Marco Vipsanio Agrippa.[37] Svetonio racconta che in questa circostanza, mentre presiedeva le sedute del Senato, Augusto indossasse una corazza e tenesse alla cintura un pugnale, mentre dieci senatori, suoi amici fidati, selezionati tra i più robusti, circondavano il suo seggio. In questo periodo nessun senatore era ricevuto da solo e senza essere stato prima perquisito. Convinse alcuni a dimettersi per convenienza e lasciò che anche i dimissionari potessero continuare ad indossare il laticlavio, oltre al diritto di prendere posto nell'orchestra durante gli spettacoli, avendo infine facoltà di partecipare ai banchetti pubblici.[37]

Ancora Augusto dispose che i senatori svolgessero le loro funzioni con maggior coscienza e meno insofferenza. Decretò che, prima di prendere posto a sedere, bruciassero incenso e facessero una sacrificio davanti all'altare del dio nel cui tempio ci si riuniva; stabilì che non si tenessero più di due sedute al mese, una alle Calende e l'altra alle Idi, e che durante i mesi di settembre e di ottobre fossero presenti solo un numero di senatori estratti a sorte, affinché ci fosse un numero sufficiente per l'approvazione dei decreti del Senato.[37] Decise anche di creare, mediante estrazione a sorte semestrale, un gruppo di consiglieri con i quali studiare le questioni, prima di sottoporle all'intero Senato riunito in seduta plenaria. Sulle questioni importanti egli chiedeva un parere a suo piacere, in modo che ciascuno facesse attenzione a come si esprimeva e si trovasse sempre pronto, come se dovesse esprimere un parere e non come se dovesse semplicemente approvare.[37] Vietò infine di rendere pubblici gli atti del Senato.[38]

Permise ai figli dei senatori, a cui in età repubblicana era stato vietato di entrare nella Curia,[39] al fine di apprendere più velocemente come si affrontassero gli affari della Res publica, di vestire con il laticlavio, poco dopo aver indossato la toga virile e di assistere alle sedute del Senato. A coloro che, in seguito, avrebbero affrontato la carriera militare diede la possibilità di entrare sia nella legione con il grado di tribunus laticlavius, sia nelle truppe ausiliarie con il grado di praefectus alae. E poiché ritenne necessario che ciascun figlio maschio di senatore dovesse affrontare la vita dell'accampamento militare, mise normalmente due ufficiali con il laticlavio al comando di ciascuna ala di cavalleria.[40] E ancora Svetonio racconta che Augusto:

(LA)

Ac comitiis tribuniciis si deessent candidati senatores, ex equitibus R. creavit, ita ut potestate transacta in utro vellent ordine manerent.

(IT)

E anche durante le elezioni dei tribuni, nel caso non ci fosse un numero sufficiente di candidati tra i senatori, li prese tra i cavalieri romani, tanto poi da permettere loro, una volta scaduto il mandato, di rimanere nell'ordine che volessero.

(SvetonioAugustus, 40.)

Sempre Augusto elevò il censo senatoriale, portandolo prima da quattrocentomila a un milione di sesterzi (13 a.C.),[41] ed infine a un milione e duecentomila sesterzi, e diede la differenza ai senatori che non ne avevano abbastanza.[42] Per diventare, inoltre, senatori bisognava essere ex-magistrati e l'assunzione di cariche magistratuali dipendeva dal beneplacito imperiale. L'imperatore poteva inoltre introdurre in senato persone da lui scelte con la procedura dell'adlectio (promozione a) e guidava la revisione delle liste dei senatori (lectio senatus). Sappiamo che nell'11 a.C., Augusto redasse una lista, non solo della sue proprietà come se fosse un cittadino comune, ma anche una per i senatori. E sempre in quella circostanza, poiché si era accorto che i presenti alle assemblee senatoriali non erano spesso in molti, ordinò che i decreti di questo organo collegiale venissero votati anche quando i membri fossero stati meno di quattrocento.[43]

L'imperatore aveva il diritto di convocare e presiedere il senato, cosa che poteva essere fatta anche dal console e dal pretore. In materia finanziaria il senato conservava l'amministrazione dell'aerarium populi Romani, anche se il fiscus (tesoro) imperiale a mano a mano diventò sempre di più il vero tesoro dello Stato.[44]

Svetonio racconta che Augusto ebbe un ottimo rapporto con l'ordine senatorio. Nei giorni di seduta del Senato egli salutava i senatori solo all'interno della curia e dopo che si fossero seduti, chiamando ciascuno con il suo nome, senza alcun suggerimento. E quando se ne andava, salutava tutti allo stesso modo, senza costringerli ad alzarsi.[45] Coltivò relazioni con molti di loro e spesso fu presente alle solennità celebrate da molti di loro, almeno fino a quando non fu troppo vecchio. Si racconta che:[45]

Sebbene il senatore Gallo Terrinio non fosse uno dei suoi migliori amici, quando venne colpito da una malattia agli occhi e decise di morire di fame, Augusto stesso lo consolò e lo trattenne alla vita.

(SvetonioAugustus, 53.)

Tardo impero e post impero

Con Costantino I venne creata una seconda capitale a Costantinopoli, caratterizzata da un proprio Senato. Si creò quindi un organismo speculare a quello dell'Urbe, detto Synkletos. Quest'ultimo, inizialmente, sembrava non potesse competere per prestigio, con quello dell'antica capitale imperiale. I rivolgimenti del V secolo (fra cui due sacchi di Roma e la definitiva caduta dell'Impero romano d'Occidente) infersero un colpo mortale a tale istituzione, che pure alla fine di quello stesso secolo e agli inizi del successivo, seppur avendo perso gran parte della primitiva importanza, continuò a svolgere un ruolo di alto profilo.

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, il Senato continuò a funzionare sotto il capo barbarico Odoacre, e poi sotto il dominio ostrogoto. L'autorità del senato si elevò considerevolmente sotto i capi barbari, che cercarono di proteggere l'istituzione. Questo periodo fu caratterizzato dall'ascesa di importanti famiglie senatorie romane, come gli Anicii, mentre il capo del senato, il princeps senatus, serviva spesso come la mano destra del leader barbaro. È noto che il senato nominò Laurentius come papa nel 498, nonostante il fatto che sia il re Teodorico che l'imperatore Anastasio sostenessero l'altro candidato, Papa Simmaco. La coesistenza pacifica del dominio senatorio e barbaro continuò fino a che il capo ostrogoto Teodato si trovò in guerra con l'imperatore Giustiniano I e prese i senatori come ostaggi. Diversi senatori furono giustiziati nel 552 come vendetta per la morte del re ostrogoto, Totila.

Dopo che Roma fu riconquistata dall'esercito bizantino, il senato fu restaurato, ma l'istituzione (come la stessa Roma classica) era stata mortalmente indebolita dalla lunga guerra. Molti senatori erano stati uccisi e molti di quelli che erano fuggiti a est scelsero di rimanere lì, grazie alla legislazione favorevole approvata dall'imperatore Giustiniano, che tuttavia abolì praticamente tutti gli uffici senatori in Italia. L'importanza del senato romano diminuì così rapidamente. Nel 578 e di nuovo nel 580 il senato inviò una delegazione, con a capo il senatore Pamfronio, a Costantinopoli. Consegnarono circa 960 kg d'oro come regalo al nuovo imperatore, Tiberio II Costantino, insieme a una richiesta di aiuto contro i Longobardi, che avevano invaso l'Italia dieci anni prima.

Papa Gregorio I, in una predica del 593, lamentava la quasi completa scomparsa dell'ordine senatoriale e il declino della prestigiosa istituzione. Non è chiaramente noto quando il senato romano scomparve in Occidente, ma è noto dal registro gregoriano che il senato acclamò nuove statue dell'imperatore Foca e dell'Imperatrice Leonizia nel 603, e che fu anche l'ultima volta in cui il senato sia stato menzionato.

Nel 630, Curia Giulia, fu trasformata in chiesa da papa Onorio I, probabilmente con il permesso dell'imperatore Eraclio. In epoca tardo medievale, il titolo di "senatore" era ancora in uso occasionale, ma era diventato un titolo aggiuntivo di nobiltà insignificante e non implicava più l'appartenenza a un corpo governativo organizzato. Venne sostituito dal Senatore di Roma erede dello scomparso senato.

Nel 1144, la Comune di Roma tentò di stabilire un governo modellato sull'antica repubblica romana in opposizione al potere temporale dei nobili più alti e del papa. Questo includeva istituire un senato sulla falsariga di quello antico. I rivoluzionari divisero Roma in quattordici regioni, eleggendo ciascuno quattro senatori per un totale di 56. Questi senatori, i primi veri senatori dal VII secolo, elessero come loro condottiero Giordano Pierleoni, figlio del console romano Pier Leoni, con il titolo di patrizio, poiché anche il console era un deprecabile stile nobiliare. Questa forma di governo rinnovata fu costantemente combattuta. Verso la fine del XII secolo, aveva subito una trasformazione radicale, con la riduzione del numero di senatori in uno solo - il senatore Summus - essendo in seguito il titolo del capo del governo civile di Roma.

Membri e nomina

Questo collegio, che nella vita romana ebbe un ruolo di preminente importanza, almeno in epoca regia e repubblicana, sembra sia stato di nomina regia al tempo della monarchia, di nomina consolare e poi censoria al tempo repubblicano.[46] Era formato, in epoca regia, dai patres gentium (intendendo con pater il capo di un ampio gruppo, denominato gens), che altri non erano se non i capigruppo delle gentes originarie della primitiva comunità latina.[46]

Il numero dei patres andò col tempo aumentando, grazie all'aggiunta di nuovi gruppi. Vennero, infatti, ricevuti all'interno della comunità romana i principes Albanorum o il pater gentis della gens Claudia. I membri del senato risultarono, di conseguenza, costituiti solo dai cosiddetti patricii, ovvero i membri dei gruppi primitivi e di quelli entrati a far parte della comunità romana successivamente per cooptatio (ammissione o adozione all'interno di una comunità).[46]

Sedi e riunioni del Senato

Denario di ottaviano con la curia iulia
Denario ottavianeo con la Curia Iulia, sormontata da un frontone con acroteri e statue, e preceduta da un porticato.

Le riunioni del Senato in epoca repubblicana avvenivano a Roma in un luogo chiuso, a porte aperte, che fosse pubblico oppure sacro (di norma un tempio). Una riunione dei senatori richiedeva per tradizione gli auspici, che dovevano essere favorevoli. Locali adatti alle riunioni erano la Curia Hostilia sul Comizio e la Curia Calabra sul Campidoglio, ciascuna con il relativo senaculum, ovvero il luogo di riunione dei senatori. Cesare e Augusto innalzarono poi la Curia Julia sul Foro (che divenne sede stabile fino all'epoca tardo antica).

Durante l'epoca tardo-repubblicana vennero innalzati il teatro di Pompeo (presso il quale sorgeva una grande esedra rettangolare con una statua di Pompeo[47], cioè la Curia di Pompeo)[48] e il portico di Ottavia (propileo al tempio di Giove Statore, usato anch'esso come sede), poco distante dal teatro, dove sorgeva la Curia Octaviae alle spalle dei templi di Giunone Regina e Giove, che servirono abitualmente anch'essi come luoghi delle assemblee.[49]

Le cellae dei templi erano utilizzate per le sedute, tra cui quella del tempio di Giove Capitolino, dove aveva luogo di norma la seduta per il primo giorno dell'anno in carica dei senatori, e quella del tempio di Giove Statore. Altri templi utilizzati furono quello di Concordia nel Foro e il tempio della Terra. Riunioni potevano avvenire anche fuori dal pomerio, dove c'era un senaculum presso il campo di Marte e sedute del senato vennero tenute in diversi templi adiacenti. I templi di Bellona e di Apollo Medico erano utilizzati in occasione dell'arrivo delegazioni di stati stranieri cui non era concesso di superare il pomerio. In questi due tempi il Senato riceveva anche i magistrati che rivestivano ancora l'imperium (che dovevano celebrare il trionfo) e che per tale ragione non potevano entrare in armi in città.

Note

  1. ^ Poi Milano e infine Ravenna.
  2. ^ a b Plutarco, Vita di Romolo, 13, 2-3.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 12, 1-2.
  4. ^ a b Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.15.
  5. ^ Come ricordato nella XIV legislatura repubblicana dal documento IV, n. 10-A (pagina 3) del Senato italiano, consultabile su ((http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/168949.pdf)).
  6. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 12, 1.
  7. ^ a b Abbott, 1
  8. ^ Abbott, 12
  9. ^ a b c d Abbott, 6
  10. ^ Abbott, 16
  11. ^ Byrd, 42
  12. ^ a b Abbott, 10
  13. ^ a b Abbott, 17
  14. ^ a b Abbott, 14
  15. ^ Byrd, 20
  16. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6.
  17. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.37.
  18. ^ LivioAb Urbe condita libri, II, 1.
  19. ^ EutropioBreviarium ab Urbe condita, III, 10; Periochae, 22.10.
  20. ^ Livio, XXIII, 23.5-7; Periochae, 23.7.
  21. ^ Polibio, VI, 15.4-5.
  22. ^ Polibio, VI, 15.6.
  23. ^ Polibio, VI, 15.7-8.
  24. ^ Polibio, VI, 13.6.
  25. ^ Polibio, VI, 13.6-7.
  26. ^ Polibio, VI, 16.1-5.
  27. ^ Polibio, VI, 13.4.
  28. ^ Polibio, VI, 13.5.
  29. ^ Polibio, VI, 17.7.
  30. ^ Polibio, VI, 13.1-3; VI, 17.1-5.
  31. ^ Polibio, VI, 16.1-2.
  32. ^ Polibio, VI, 16.4-5.
  33. ^ "Princeps senatus" in Vocabolario della lingua latina di Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti, ed. Loescher
  34. ^ Giovanni Ramilli, Istituzioni Pubbliche dei Romani, ed. Antoniana, Padova, 1971, pp. 60-69.
  35. ^ Georges-Calonghi, Dizionario Latino Italiano
  36. ^ Alberto Burdese, Manuale di Diritto Pubblico Romano, UTET, Torino, 1977, pp. 72-76.
  37. ^ a b c d SvetonioAugustus, 35.
  38. ^ SvetonioAugustus, 36.
  39. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, I, 23
  40. ^ SvetonioAugustus, 38.
  41. ^ Cassio Dione, LIV, 26.3.
  42. ^ SvetonioAugustus, 41.
  43. ^ Cassio Dione, LIV, 35.1.
  44. ^ Giovanni Ramilli, op. cit, pag. 82-84.
  45. ^ a b SvetonioAugustus, 53.
  46. ^ a b c Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.47.
  47. ^ v. Palazzo Spada#Sala di Pompeo
  48. ^ Sarebbe il luogo in cui, durante i lavori della Curia Iulia, si spostarono i lavori del Senato nel 44 avanti Cristo, e dove quindi fu pugnalato Gaio Giulio Cesare: v. http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_ottobre_12/nuovo-giulio-cesare-int-carandini-2112227957526.shtml .
  49. ^ Filippo Coarelli, Roma, Guide Archeologiche Laterza, Roma-Bari 2012, p. 372

Bibliografia

Fonti primarie
Fonti moderne
  • Abbott, Frank Frost, A History and Description of Roman Political Institutions, Elibron Classics, 1901, ISBN 0-543-92749-0.
  • Byrd, Robert (1995). The Senate of the Roman Republic. U.S. Government Printing Office, Senate Document 103-23.
  • Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, Roma 1968.
  • L. Fezzi, "Modelli politici di Roma antica", Roma 2015
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Voci correlate

Collegamenti esterni

Agosto

Agosto è l'ottavo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano, consta di 31 giorni e si colloca nella seconda metà di un anno civile.

Anticamente chiamato sextilis (il sesto mese dell'anno nel calendario romano), il mese fu rinominato augustus dal Senato romano, nell'anno 8 a.C., in onore dell'imperatore Augusto, dal quale prende il nome anche il Ferragosto (feriae Augusti). Sempre il senato aggiunse un giorno alla durata, sottraendolo da febbraio, per renderlo uguale a luglio (dedicato a Cesare).

Tra i guanci delle isole Canarie, il mese di agosto ha ricevuto in nome di Beñesmer o Beñesmen, che è stato anche il festival di raccolta tenuto questo mese.

Ariobarzane III di Cappadocia

Ariobarzane III Eusebio Filoromano (in greco antico: Ἀριοϐαρζάνης Εὐσεϐής Φιλορώμαιος, Ariobarzánēs Eusebḗs Philorṓmaios, «devoto, amico dei Romani»; ... – 43 a.C./42 a.C.) figlio di Ariobarzane II, fu re di Cappadocia dal 51 a.C. circa fino al 42 a.C..

Il senato romano conveniva che egli dovesse essere il successore di suo padre, e Cicerone, proconsole della Cilicia, richiamava l'attenzione sui tanti nemici di cui Ariobarzane era circondato, non esclusa sua madre. Inizialmente forte sostenitore di Pompeo, egli venne mantenuto nella sua posizione anche dopo che Giulio Cesare vinse la guerra civile a Roma, ottenendo inoltre l'allargamento del suo territorio con l'annessione dell'Armenia Minore. Il cesaricida Cassio Longino lo fece giustiziare nel 42 a.C. poiché non avrebbe permesso più l'intervento romano nel suo regno.

Bacco

Bacco (Bacchus) è una divinità della religione romana, il suo nome lo si deve all'appellativo greco Βάκκχος (Bákkhos), con cui il dio greco Dioniso (Διόνυσος), veniva indicato nel momento della possessione estatica. Nella religione romana, Bacchus, da appellativo, diviene nome vero e proprio della divinità. In ambito etrusco corresponde a Fufluns.

Dio del vino e della vendemmia, nonché del piacere dei sensi e del divertimento, il suo culto (baccanale) arrivò nella penisola italica nel II secolo a.C. Viene raffigurato spesso come un uomo col capo cinto di pampini, non magro né muscoloso: solitamente ebbro, spesso in mano ha una coppa di vino o il tirso. I riti relativi comportavano vari disagi alla comunità. Proprio per questo, il senato romano proibì i riti della divinità, (186 a.C.), con il Senatoconsulto de Bacchanalibus.

Bacco e i suoi culti furono soppiantati da Liber nell'epoca classica. Figlio di Giove e della mortale Semele è nato come un semidio ma è stato promosso a divinità da Giove per aver inventato il vino. Divenne uno dei dodici dei maggiori prendendo il trono di Vesta.

Capo (araldica)

Capo (in francese: chef) è un termine utilizzato in araldica per indicare una pezza onorevole staccata, in testa allo scudo, da una linea di partizione a 2 moduli d'altezza, dalla testata (1/4).

Corona ovale

La corona ovale (latino: corona ovalis), detta anche corona di mirto, era una corona romana utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero. Spettava al generale cui fosse stata tributata dal Senato romano un'ovatio, ma non il trionfo.

Curia Cornelia

La Curia Cornelia era il luogo in cui si riuniva il Senato Romano nel periodo compreso tra il 52 a.C. e il 44 a.C. Era la più grande di tutte le Curie presenti a Roma. La sua costruzione occupò gran parte dello spazio anticamente adibito al Comizio, portando dunque la "casa del Senato" in una posizione di centralità nella zona del Foro Romano, che in epoca antica rappresentava il cuore della città di Roma.

Curia Hostilia

La Curia Hostilia era il più antico luogo di riunione del Senato romano, costruito nel Comizio (nell'area del Foro) secondo la leggenda dal terzo re di Roma, Tullo Ostilio.

Curia Iulia

La Curia Iulia era l'antica sede del Senato romano, posta al culmine del lato breve del Foro. Si tratta di un grande edificio in mattoni posto all'angolo tra l'Argileto (la strada che la separa dalla basilica Emilia) e il Comizio.

Curia romana

La Curia romana è il complesso di organi e autorità che costituiscono l'apparato amministrativo della Santa Sede, che coordina e fornisce l'organizzazione necessaria per il corretto funzionamento della Chiesa cattolica e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Viene generalmente considerata "il governo della Chiesa". Curia nel latino medioevale e dell'epoca successiva, significava "corte", nel senso di "corte reale" piuttosto che in quello di "corte legislativa" (anche se i due significati sono storicamente correlati).

Ogni diocesi cattolica ha una curia nella sua amministrazione. Per la diocesi di Roma queste funzioni non sono svolte dalla Curia romana in senso stretto, ma da due vicariati: il Vicariato di Roma, guidato da un vicario generale assistito da un vicegerente, per le parrocchie in territorio italiano; e il Vicariato della Città del Vaticano, guidato da un altro vicario generale, per le tre parrocchie nel territorio della Città del Vaticano.

Damnatio memoriae

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente "condanna della memoria". Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una persona, come se essa non fosse mai esistita.

Si trattava di una pena particolarmente aspra, riservata soprattutto ai traditori e agli hostes, ovvero i nemici di Roma e del Senato romano, divenuti tali dopo essere caduti in disgrazia del potere politico.

L'efficacia della damnatio memoriae era favorita dalla disponibilità limitata di fonti storiche in età antica.

Giovanni Primicerio

Giovanni Primicerio (latino: Iohannes; ... – Aquileia, 425) è stato usurpatore del trono dell'imperatore romano d'Occidente, a Roma, dal 423 alla sua morte.

Fu riconosciuto dal Senato romano, ma non dal contemporaneo imperatore d'Oriente, Teodosio II.

Graziano

Flavio Graziano (in latino Flavius Gratianus; Sirmio, 18 aprile/23 maggio 359 – Lugdunum, 25 agosto 383) è stato un imperatore romano dal novembre 375 alla sua morte.

Sotto l'influenza di Ambrogio, l'imperatore Graziano avviò una politica fortemente anti-pagana. Rifiutò di assumere la tradizionale carica di pontefice massimo, eliminò i privilegi dei collegi sacerdotali pagani e fece togliere dal senato romano l'altare della Vittoria. Il gesto di Graziano diede avvio a una lunga polemica fra pagani e cristiani, che fu gestita con estrema durezza dal vescovo Ambrogio, contrario a ogni cedimento. La disputa sull'altare della Vittoria fu l'estremo tentativo del paganesimo di salvaguardare la propria posizione nel mondo politico dell'Impero ormai divenuto cristiano.

Guerra galata

La guerra galata è stata una guerra combattuta nel 189 a.C. fra i Galati e la Repubblica romana supportata dalla sua alleata Pergamo. La guerra fu combattuta in Galazia, nell'Asia Minore centrale, oggi Turchia.

I Romani, nel corso della guerra siriaca, avevano da poco sconfitto i Seleucidi nella battaglia di Magnesia. I Romani volsero quindi la loro attenzione alle tribù celtiche dei Galati stanziate in Galazia. Il console Gneo Manlio Vulsone addusse la ragione dell'invasione dicendo che fu per punire i Galati dell'aiuto offerto ai Seleucidi durante la guerra precedente. Vulsone iniziò la campagna senza l'accordo del Senato Romano. Raggiunti dalle truppe di Pergamo, i Romani marciarono verso l'interno dell'Asia Minore e attaccarono i Galati. Li sconfissero in una battaglia sul monte Olimpo, dove fu annientato l'intero esercito dei Galati (10.000 morti e 40.000 prigionieri), e infine la vittoria definitiva fu in seguito a una battaglia contro un esercito più grande nei pressi di Ancyra, l'odierna Ankara.

Quando Manlio Vulsone ritornò a Roma fu accusato di aver minacciato la pace fra i Seleucidi e Roma. Ne fu assolto e il Senato gli offrì il trionfo.

Magno (usurpatore)

Magno (latino: Magnus; ... – 235) è stato un usurpatore contro l'imperatore romano Massimino Trace.

Senatore di rango consolare, dopo la morte dell'imperatore Alessandro Severo condivise col resto del Senato romano il malumore per l'elezione di Massimino Trace. Assieme ad un gruppo di ufficiali e senatori, Magno cospirò per la deposizione di Massimino, progettando di far distruggere a dei soldati il ponte sul Reno attraverso cui sarebbe passato l'imperatore in occasione della sua campagna contro i Germani: Massimino sarebbe rimasto bloccato in territorio ostile, alla mercé dei nemici.

Il complotto fu però scoperto, e Magno, con i suoi compagni, fu giustiziato.

Mitridate V del Ponto

Mitridate V Evergete (greco: Mιθριδάτης Eυεργέτης; ... – 120 a.C.) fu re del Ponto dal 150 a.C. circa fino alla sua morte.

Figlio probabilmente di Farnace I e nipote di Mitridate IV, salì al trono in una data imprecisata. Continuò la politica di sostegno e alleanza con la Repubblica romana iniziata dal suo predecessore, sostenendo i Romani con alcune navi e una piccola forza ausiliaria durante la terza guerra punica (149–146 a.C.), e in seguito li assistette nella guerra contro Aristonico (131–129 a.C.). Come premio ricevette dal console Manlio Aquillio la provincia di Frigia, in un atto successivamente revocato dal Senato romano, sulla base di un'accusa di corruzione, ma pare che la regione rimanesse sotto il controllo di Mitridate fino alla sua morte.Mitridate incrementò l'influenza del proprio regno sposando la propria figlia Laodice al re di Cappadocia Ariarate VI. Il suo regno fu caratterizzato da forti influenze ellenizzanti: si ricordano le sue generose donazioni ad Atene e Delo, così come la profonda venerazione per Apollo.

Mitridate morì probabilmente nel 120 a.C., assassinato a Sinope da una congiura organizzata dai suoi collaboratori e includente forse anche qualche suo familiare. Gli succedette il figlio Mitridate VI.

Nicomede II

Nicomede II Epifane (in greco antico: Νικομήδης Β' ὁ Ἐπιφανής; ... – 128 a.C. o 127 a.C.) fu re di Bitinia dal 149 al 128/127 a.C.

Figlio di Prusia II, era il quarto discendente della dinastia a cominciare da Nicomede I.

Era così popolare tra il popolo che il padre lo mandò a Roma onde limitarne la sua influenza. Tuttavia anche nella capitale della Repubblica, guadagnò favori dal senato romano, costringendo Prusia a spedire un emissario con il segreto ordine di assassinarlo. Ma questi rivelò il complotto, persuadendo il principe a ribellarsi contro suo padre.

Sostenuto da Attalo II, re di Pergamo, sconfisse il padre, ordinando poi che fosse messo a morte a Nicomedia, nel 149 a.C. Durante il suo lungo regno, Nicomede sostenne fermamente l'alleanza romana, combattendo contro Aristonico di Pergamo, cercando inoltre di ottenere da Roma il controllo della Frigia, contendendola a Mitridate V, re del Ponto.

Gli succedette suo figlio, Nicomede III.

Nicomede II ha ispirato Corneille per la tragedia Nicomède (1651), liberamente modellata sul suo personaggio e sulle sue vicende.

Princeps senatus

Il Princeps senatus era il primo membro per precedenza del Senato romano; era il portavoce ufficiale e aveva il diritto di votare per primo, influenzando la votazione degli altri. Non era designato per nascita, né per età o per riconoscimento di servigi politici, ma solo per il riconoscimento di un suo personale, straordinario valore morale.

Il princeps senatus non era una carica a vita. Era scelto dai due censori ogni cinque anni. Vi è da aggiungere che un censore poteva confermare il precedente princeps senatus per ulteriori cinque anni. Doveva essere un patrizio. Questa carica comportava in ogni caso una notevole auctoritas, intesa sia come capacità morale di farsi rispettare dagli altri senatori, sia come carriera politica prestigiosa.

Con l'istituzione dell'Impero romano nel I secolo a.C., l'Imperatore romano fu naturalmente il primo tra i membri del Senato: Ottaviano Augusto, quando ottenne per la prima volta la censura nel 28 a.C., si proclamò princeps senatus.

Dal 27 a.C. i termini imperator e princeps divennero equivalenti, designando la massima carica, ossia quello del sovrano romano.

Anche se non faceva parte del cursus honorum e non deteneva nessun imperium, questo incarico portava comunque prestigio enorme al senatore che lo deteneva.

Prosopographia Imperii Romani

La Prosopographia Imperii Romani ("Prosopografia dell'Impero romano"), spesso abbreviato in PIR, è un progetto della Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften (BBAW) il cui scopo è la raccolta delle informazioni esistenti su personaggi di rango dell'Impero romano tra l'epoca di Augusto e la fine del III secolo.

L'opera prende in considerazione tutti i personaggi di rango senatoriale (i membri del Senato romano e i loro parenti) e le figure appartenenti al rango equestre, oltre agli imperatori romani, alle loro famiglie e ai principi stranieri ad esse collegati. L'ordine col quale sono presentati questi personaggi è il nomen gentilizio, in modo progressivo a partire dalla lettera A. per ciascuno sono riportati i documenti che li menzionano (principalmente opere letterarie, iscrizioni, papiri e monete), grazie alle quali è possibile ricostruirne la carriera pubblica, gli interessi economici e le parentele: in una parola, la prosopografia. Nei volumi più recenti (vedi lettera S), viene registrata anche la bibliografia scientifica sui singoli personaggi. L'opera è in lingua latina.

La PIR fu uno dei grandi progetti di catalogazione e sistematizzazione dell'Antichità romana del XIX secolo, nato per iniziativa di Theodor Mommsen dell'Accademia delle scienze prussiana; nel 1897/1898 apparvero tre volumi, curati da Elimar Klebs, Paul von Rohden ed Hermann Dessau. Nel 1915 venne iniziata un'opera di revisione, per aggiornare la PIR in base ai risultati più recenti; i volumi, curati da Edmund Groag e Arthur Stein, apparvero nel 1933 e nel 1936. A partire dal 1951, il lavoro sulla PIR venne coordinato da Leiva Petersen, dell'Accademia tedesca delle scienze (poi Accademia delle scienze della DDR). Nel 1992 il progetto venne adottato dalla BBAW, che lo affidò a Werner Eck, ma l'aggiornamento è stato interrotto il 31 dicembre 2006, e da allora la PIR è rimasta incompleta, con la lettera 'T' ancora in preparazione.

Successore della PIR è il progetto The Prosopography of the Later Roman Empire, che riprende dall'anno 260.

Tempio di Ops

Il Tempio di Ops era un tempio minore sul Campidoglio a Roma.

Si trovava nella parte meridionale dell'Area Capitolina, un po' più a nord del tempio di Fides, nel vasto piazzale davanti al tempio di Giove Capitolino, franato a più riprese. Alcuni hanno riconosciuto come frammenti del tempio di Ops alcuni materiali scoperti nei pressi della chiesa di Sant'Omobono: una parte di podio in opera cementizia, frammenti di colonne e una grande testa marmorea femminile, probabilmente l'acroterio di culto.

È però più probabile che tali materiali fossero del tempio di Fides, per la scoperta anche di iscrizioni bilingui in greco e latino e frammenti di trattati del Senato romano con popolazioni dell'Asia Minore, essendo Fides la dea protettrice dei rapporti diplomatici.

Governo e organi costituzionali della civiltà romana
Organi costituzionali
della civiltà romana
Forme
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Il cursus honorum
delle magistrature e promagistrature
Il cursus honorum
delle cariche non magistratuali
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Economia e finanza nell'antica Roma
Economia romana
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