Sefarditi

Erano detti sefarditi (dall'ebraico ספרד - Sefarad, "Spagna") gli ebrei abitanti la penisola iberica.

Nel Tanakh, l'insieme dei libri che compongono la bibbia ebraica, nel libro di Abdia (Haftarah di Vayishlach), e solo qui in tutto il Tanakh, troviamo il termine Sepharad per indicare una non meglio identificata città vicino-orientale. Tale luogo è tuttora dibattuto, ma "Sefaràd" fu identificata da ebrei successivi come la penisola iberica e ancora significa "Spagna" o "spagnolo" in ebraico moderno.[1] Si riferisce quindi ai discendenti di coloni ebrei originari del Vicino Oriente, che vivevano nella penisola iberica fino al momento dell'Inquisizione spagnola; si può anche riferire a coloro che usano lo stile sefardita nella loro liturgia, o si definiscono sefarditi per le tradizioni e usanze che mantengono, provenienti dal periodo iberico: in base a ciò, il termine ebreo sefardita indica la persona che segue la Halakhah sefardita.

Jews mosaic
Mosaico di rinomati ebrei sefarditi
1ª fila: MaimonideClaude Cohen-TannoudjiJacques Derrida
2ª fila: Baruch SpinozaJacques AttaliJean-Pierre Bacri
3ª fila: Alain ChabatPatrick BruelEnrico Macias

Storia

Quella ebraica spagnola fu una comunità molto prospera e - dopo la dura parentesi visigotica - essa poté operare fruttuosamente per numerosi secoli grazie alle sostanzialmente favorevoli condizioni di vita garantite dai musulmani che conquistarono il paese iberico ai primi dell'VIII secolo. Fu tale l'intesa fra ebrei e musulmani in al-Andalus che i cristiani videro complicità in tale comportamento e spesso accusarono gli ebrei di aver favorito la conquista islamica per odio nei confronti dei loro persecutori visigoti.

Dopo la Reconquista iberica, conclusasi nel 1492, gli ebrei vennero espulsi dai Cattolicissimi Reali Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona dal neonato stato spagnolo e dai territori a esso soggetti (quale la Sicilia). Questi quindi fuggirono in Italia, nei Balcani e in tutto il bacino del Mediterraneo, accolti dalle comunità ebraiche ivi già residenti (in particolare in Algeria, in Marocco e nell'Impero ottomano) grazie alla politica tollerante attuata dai governanti musulmani.

Ferrara, Via Vittoria, 1992, lapide marmorea a ricordo accoglienza ebrei sefarditi da parte del Duca Ercole I d'Este nel 1492
Epigrafe posta in via Vittoria, a Ferrara per ricordare l'accoglienza offerta agli ebrei sefarditi da parte del Duca Ercole I d'Este nel 1492

Molti sefarditi furono accolti a Ferrara dal duca Ercole I d'Este e una epigrafe posta in via Vittoria, all'interno dell'antico ghetto, ricorda l'accoglienza allora offerta agli ebrei da parte degli Estensi nel 1492.

L'Editto di Granada che sancì l'espulsione degli ebrei nel 1492 rimase in vigore sino alla seconda metà del XIX secolo, quando venne infine annullato, nel 1858, durante il regno di Isabella II di Spagna.

Alcuni hanno fatto notare che i rabbini lanciarono un grave cherem alla Spagna, un anatema, secondo il quale dopo quattro secoli una terribile minaccia fratricida sarebbe gravata sugli spagnoli, e che dopo circa quattro secoli (in realtà 450 anni) la guerra civile spagnola con la dittatura franchista avrebbe rappresentato la realizzazione di tale maledizione.[2]

Il tribunale di JHWH siede in permanenza,
quaggiù in terra e lassù in cielo

La grande immigrazione degli ebrei sefarditi nel neonato stato di Israele avvenne principalmente dal 1948, in seguito alla guerra d'indipendenza israeliana.

L'ingresso dei sefarditi in Israele, allora prevalentemente meta d'immigrazione di ebrei aschenaziti, provocò lo sviluppo del bipolarismo israeliano, formato dalla sinistra del Partito Laburista Israeliano e azkenazita e dalla destra sefardita.

Lingua

Durante i secoli conservarono una varietà del castigliano chiamato giudeo-spagnolo, che si sviluppò in modo isolato rispetto allo spagnolo della Spagna e dell'America.

La lingua tradizionale più tipica dei sefarditi è il giudeo-spagnolo, chiamato anche judezmo o ladino. Si tratta di una lingua romanza derivata principalmente dall'antico castigliano (spagnolo), con molti prestiti dal turco, e in misura minore dal greco, arabo, ebraico e francese. Fino a poco tempo fa, due diversi dialetti del giudeo-spagnolo erano parlati nella regione mediterranea: il giudeo-spagnolo orientale (in diverse varianti regionali distintive) quello occidentale o nordafricano (conosciuto anche come Ḥakitía), una volta parlato, con poca distinzione regionale, in sei città del Marocco settentrionale e, a causa della successiva emigrazione, anche a Ceuta e Melilla (città spagnole in Nord Africa), Gibilterra (Territori Britannici d'Oltremare), Casablanca (Marocco) e Orano (Algeria). Il dialetto sefardita orientale è caratterizzato da un suo maggiore conservatorismo, la ritenzione di numerose caratteristiche di spagnolo antico in fonologia, morfologia e lessico, e i suoi numerosi debiti verso il turco e, in misura minore, anche verso il greco e lo slavo meridionali. Entrambi i dialetti hanno (o hanno avuto) numerosi debiti verso l'ebraico, soprattutto in riferimento alle questioni religiose, ma il numero di "ebraismi" nel linguaggio o nella scrittura di tutti i giorni non è in alcun modo paragonabile a quello che si trova nello yiddish.

D'altra parte anche il dialetto sefardita nordafricano era, fino agli inizi del XX secolo, altamente conservatore; le sue abbondanti parole colloquiali prese in prestito dall'arabo conservavano la maggior parte dei fonemi arabi come componenti funzionali di un nuovo, arricchito sistema fonologico ispano-semita. Durante l'occupazione coloniale spagnola del Marocco settentrionale (1912-1956), lo Ḥakitía era sottoposto a una pervasiva, massiccia influenza dello spagnolo moderno standard e la maggior parte degli ebrei marocchini ora parlano una forma colloquiale andalusa di spagnolo, con solo un occasionale uso del vecchio linguaggio come segno di solidarietà di gruppo, un po' come gli ebrei americani che ora utilizzano un occasionale yiddishismo nel linguaggio colloquiale. Fatta eccezione per alcuni individui più giovani, che continuano a praticare Ḥakitía come una questione di orgoglio culturale, questo dialetto, probabilmente il più arabizzato delle lingue romanze a parte il mozarabico, ha sostanzialmente cessato di esistere. Per contro, al giudeo-spagnolo orientale è andata un po' meglio, soprattutto in Israele, dove i giornali, le trasmissioni radiofoniche, la scuola elementare e i programmi universitari si sforzano di mantenere viva la lingua. Tuttavia le vecchie varianti regionali (cioè, ad esempio quella parlate in Bosnia, Macedonia del Nord, Bulgaria, Romania, Grecia, Turchia e Italia) sono già estinte o condannate all'estinzione. Solo il tempo giudicherà se la koiné giudeo-spagnola, che si sta ora evolvendo in Israele – simile a quello che si sviluppò tra gli immigrati sefarditi negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo – prevarrà e sopravviverà nella prossima generazione.[3]

Il giudeo-portoghese veniva usato dai sefarditi, specialmente tra gli ebrei spagnoli e portoghesi dell'Europa occidentale. Creoli basati sul portoghese parlati tra gli schiavi e dai loro padroni sefarditi influenzarono lo sviluppo del papiamento e delle lingue creole del Suriname.

Altre lingue romanze con forme ebraiche, storicamente parlate dai sefarditi, includono il giudeo-aragonese e giudeo-catalano (o catalánico). La comunità di Gibilterra ha avuto la forte influenza del dialetto gibilterrino llanito che ha contribuito molte parole a questo patois anglo-spagnolo.

Altre lingue associate agli ebrei sefarditi sono per lo più estinte, già parlate da alcune comunità sefardite in Italia. Il giudeo-arabo (e i suoi dialetti) è stata una lingua vernacolare molto usata dai sefarditi che si stabilirono nei regni nordafricani e nelle parti di lingua araba dell'Impero Ottomano. Anche la lingua basso-tedesca (Bassa Sassonia), precedentemente utilizzata come lingua vernacolare dai sefarditi intorno Amburgo e Altona nel nord della Germania, non è più in uso come vernacolo ebraico.

In tutta la Diaspora ebraica, i sefarditi sono stati una popolazione poliglotta, spesso imparando o scambiando parole con la lingua della popolazione ospitante, più comunemente l'arabo, il greco, il turco, l'olandese o l'italiano e si integrarono facilmente nelle società che li ospitava. Negli ultimi secoli, e più particolarmente nel XIX secolo e XX secolo, due lingue sono diventate dominanti nella diaspora sefardita: il francese, introdotto dalla Alliance Israélite Universelle, e l'ebraico da parte dello Stato di Israele.

Liturgia

Torah Reading Sephardic custom
Lettura della Torah secondo la tradizione sefardita

Il termine Nusakh Sepharad non si riferisce alla liturgia che si recita di solito tra i sefarditi, ma a una liturgia europea alternativa che è utilizzata da molti chassidim. Tradizionalmente, i sefarditi utilizzano la Nusakh Eidot Hamizrach per pregare (liturgia delle congregazioni "d'Oriente") anch'essa conosciuta col nome, per maggior confusione, Nusakh Sefardi.

Origini

Agli inizi, si stabilì una distinzione tra il rituale babilonese e quello usato in Palestina, poiché questi erano i due centri principali di autorità religiosa: non esiste un testo completo del rito palestinese, sebbene alcuni frammenti siano stati rinvenuti nella Geniza del Cairo.[4]

Alcuni studiosi affermano che gli ebrei aschenaziti siano gli eredi delle tradizioni religiose delle grandi accademie talmudiche babilonesi e che gli ebrei sefarditi siano i discendenti di coloro che originariamente seguirono le tradizioni giudee e galilee.[5] Altri, come il rabbino tedesco Leopold Zunz (Yom Tov Lipmann Tzuntz) (1794–1886), sostengono l'esatto opposto.[6] Per considerare la questione in maniera imparziale, si deve enfatizzare che le liturgie ebraiche osservate oggi nel mondo sono sostanzialmente "babilonesi", con un esiguo numero di tradizioni palestinesi sopravvissute al processo di standardizzazione: nell'elenco di differenze conservate dai tempi dei Geonim, la maggior parte delle tradizioni identificate come palestinesi sono ora obsolete.[7] Entro il XII secolo, quale risultato degli sforzi dei leader babilonesi come il Gaon Yehudai e Pirqoi ben Baboi,[8] le comunità della Palestina e quelle della Diaspora ebraica (vedi per es. quella di Qayrawan) che storicamente seguivano gli usi palestinesi, avevano adottato le regolamentazioni babilonesi in quasi tutti i rispetti e l'autorità babilonesi veniva riconosciuta da tutti gli ebrei del mondo arabo.

I primi tentativi di standardizzare la liturgia che sono stati conservati comprendono, in ordine cronologico, quelli di Rav Amram Gaon, Saadya Gaon, Shelomoh Ben Natan di Sigilmassa (in Marocco) e Maimonide. Tutti questi si basavano sulle sentenze legali dei Geonim, ma mostrano una evoluzione riconoscibile verso il testo sefardita corrente. La liturgia in uso nella Spagna visigota sembra essere appartenuta a una famiglia europea di influenza palestinese, insieme con il rito italiano e quello provenzale e, risalendo più indietro, i riti francese antico e aschenazita, ma poiché non sopravvivono materiali liturgici di epoca visigota, non lo si sa con certezza. Da riferimenti a trattati successivi, come il Sefer ha-Manhig del rabbino Abraham ben Nathan ha-Yarḥi (1204 ca.), pare che anche a quel tempo il rito spagnolo conservasse alcune peculiarità europee che da allora sono state eliminate al fine di conformarsi alle regolamentazioni dei Geonim e dei testi ufficiali basati su di essi (viceversa le versioni superstiti di quei testi, in particolare quello di Amram Gaon, sembrano essere stati modificati per riflettere alcuni usi locali spagnoli e altri).[9] L'attuale liturgia sefardita dovrebbe pertanto essere considerata come il prodotto di una convergenza progressiva tra il rito locale originale e il ramo nordafricano della famiglia arabo-babilonese, come prevalente in tempi geonici in Egitto e in Marocco. Dopo la "Reconquista", la liturgia specificamente spagnola fu commentata da David Abudirham (1340 ca.), che si preoccupava di assicurare la conformità delle sentenze della Halakhah (Legge ebraica). Nonostante questa convergenza, vi erano distinzioni tra le liturgie delle diverse parti della penisola iberica: per esempio i riti di Lisbona e quelli catalani erano un po' diversi dal rito castigliano, che costituiva la base della successiva tradizione sefardita. Il rito catalano era di carattere intermedio tra il rito castigliano e quello di provenzale: lo studioso anglo-rumeno Moses Gaster (1856–1939) classificò i riti di Oran e di Tunisi in questo gruppo.[10]

Dopo l'espulsione

Sepharadic Migrations
Migrazioni sefardite

Dopo l'espulsione dalla Spagna, i sefarditi si portarono la propria liturgia appresso nelle varie nazioni del mondo arabo e ottomano dove emigrarono, assumendo presto posizioni di guida come rabbini e capi comunitari. Formarono le loro comunità, spesso mantenendo le differenze basate sui loro luoghi di origine nella penisola iberica. A Salonicco, per esempio, ci furono più di venti sinagoghe, ciascuna con il rito di una località diversa in Spagna o in Portogallo (come anche una romaniota e una aschnazita).[11]

In un processo che durò dal XVI al XIX secolo, le comunità ebraiche native di molti paesi arabi e ottomani adattarono le loro liturgie preesistenti, molte delle quali avevano già una somiglianza con la sefardita, a seguire il rito spagnolo in quanti più aspetti possibile. Alcune delle ragioni sono:

  1. Gli esuli spagnoli erano considerati un'élite e sostituirono molti dei principali rabbini nei i paesi in cui si stabilirono, in modo che il rito spagnolo tendeva a essere favorito rispetto a qualsiasi rito nativo precedente;
  2. L'invenzione della stampa fece sì che i Siddurim venissero stampati in massa, di solito in Italia, in modo che le congregazioni che volevano dei libri in generale, dovevano optare per un testo standard "sefardita" o "aschkenazita": questo portava alla obsolescenza di molti riti storici locali, come il rito provenzale;
  3. Lo Shulchan Aruch di Yosef Caro presuppone un "rito castigliano" in ogni punto, cosicché quella versione del rito spagnolo ebbe il privilegio di essere "secondo l'opinione di Maran";[12]
  4. L'Hakham Bashi di Costantinopoli era il capo istituzionale degli ebrei dell'Impero Ottomano, che incoraggiava ulteriormente l'uniformità. I nordafricani in particolare erano influenzati dai modelli greci e turchi della pratica e dal comportamento ebraici: per questa ragione molti di loro tuttora pregano secondo il rito noto come "minhag Ḥida" (la tradizione di Chaim Joseph David Azulai).
  5. L'influenza della Cabala lurianica - cfr. sezione seguente.

Cabala lurianica

Il motivo teologico di armonizzazione più importante furono gli insegnamenti cabalistici di Isaac Luria e di Hayim Vital. Luria stesso aveva sempre sostenuto che era dovere di ogni ebreo onorare la propria tradizione ancestrale, in modo che le rispettive preghiere raggiungessero la porta del Cielo adatta alla propria identità tribale. Tuttavia, egli mise a punto un sistema di usi per i suoi seguaci, che furono registrati da Vital nel suo Sha'ar ha-Kavvanot in forma di commenti sull'edizione di Venezia del libro di preghiere spagnolo e portoghese.[13] La teoria che poi si formò afferma che questo rito sefardita composito fosse di particolare potenza spirituale e raggiungesse una "tredicesima porta" del Cielo per coloro che non conoscevano la propria tribù: la preghiera in questa forma poteva quindi essere offerta in completa fiducia da tutti.

Ulteriori abbellimenti cabalistici furono registrati nelle opere rabbiniche posteriori, come la Ḥemdat Yamim del XVIII secolo (anonima, ma a volte attribuita a Nathan di Gaza). La versione più elaborata di queste è contenuta nel Siddur pubblicato dal cabalista yemenita del XVIII secolo Shalom Sharabi per l'uso della Sinagoga Beit El a Gerusalemme: questo contiene solo poche righe di testo in ogni pagina, mentre il resto è pieno di meditazioni intricate sulle combinazioni di lettere nelle preghiere. Altri studiosi ebbero a commentare la liturgia sia da un punto di vita halakhico che da quello cabalistico, tra i quali Chaim Joseph David Azulai e Hayim Palaggi.

L'influenza del rito lurianico-sefardita si estese anche ai paesi al di fuori della sfera di influenza ottomana, come l'Iran, dove non c'erano esuli spagnoli. (Il rito iraniano precedente si basava sul Siddur di Saadya Gaon[14]) Le principali eccezioni a questa tendenza furono:

  • Gli ebrei yemeniti, dove un gruppo conservatore chiamato "Baladi", manteneva la propria tradizione ancestrale fondata sulle opere di Maimonide (e quindi non si considerano affatto sefarditi)
  • Gli ebrei spagnoli e portoghesi dei paesi occidentali, che adottarono un certo numero di usi cabalistici frammentari nel XVII secolo, ma in seguito li abbandonarono, perché si ritenne che la Cabala luriana avesse contribuito al disastro dell'eretico Sabbatai Zevi.

Ci furono anche gruppi cabalistici del mondo ashkenazita che adottarono il rituale lurianico-sefardita, con la teoria della 13ª porta di cui sopra. Questo spiega il "Nusach sefardita" e il "Nusach Ari" in uso tra i chassidim, che si basa sul testo lurianico-sefardita con alcune variazioni ashkenazite.

Emanuel de Witte - Interieur van de Portugese synagoge te Amsterdam
Interno di sinagoga sefardita portoghese ad Amsterdam (dipinto di Emanuel de Witte, 1680 ca.)

XIX secolo

Dagli anni 1840 in poi una serie di libri di preghiere fu pubblicata a Livorno, tra cui Tefillat ha-Ḥodesh, Bet Obed e Zechor le-Abraham. Questi includevano le note sulla prassi e le integrazioni cabalistiche alle preghiere, ma non le meditazioni di Shalom Sharabi, poiché i libri erano stati progettati per uso congregazionale pubblico. Diventarono rapidamente di serie in quasi tutte le comunità sefardite ed orientali, con eventuali variazioni locali conservate solo per tradizione orale. Nel tardo XIX secolo e all'inizio del XX, ulteriori libri di preghiera sefarditi furono pubblicati a Vienna in gran numero, rivolti soprattutto alle comunità giudeo-spagnole dei Balcani, Grecia e Turchia, e quindi avevano rubriche in ladino, ma avevano anche una più ampia distribuzione.

Un'importante influenza sulla preghiera e tradizione sefardite fu il rabbino del tardo XIX secolo noto come il Ben Ish Chai di Baghdad, la cui opera di quel nome conteneva sia le sentenze halakhiche che le osservazioni sulle tradizioni cabalistiche basate sulla corrispondenza con Eliyahu Mani della Sinagoga Beit El. Tali sentenze e osservazioni formano la base del rito Baghdadi: sia il testo delle preghiere che gli accompagnamenti differiscono in alcuni aspetti da quelli delle edizioni livornesi. Le regolamentazioni Ben Ish Chai sono state accettati in diverse altre comunità sefardite e orientali, come quella di Gerba.

Tempi moderni

Nel mondo sefardita di oggi, in particolare in Israele, esistono molti libri di preghiere popolari contenenti questo rito Baghdadi, attualmente conosciuto come Minhag Edot ha-ha-Mizraḥ (l'usanza delle Congregazioni orientali). Altre autorità, soprattutto anziani rabbini provenienti dal Nord Africa, li rifiutano in favore di un testo sefardita orientale più conservatore come si trova nelle edizioni livornesi del XIX secolo, e i riti yemeniti Shami e siriani appartengono a questo gruppo. Altri ancora, seguendo i dettami del già Rabbino Capo Ovadia Yosef, preferiscono una forma libera da alcune delle aggiunte cabalistiche e più vicina a quella che sarebbe stato preferita da Rabbi Joseph Caro, e cercano di stabilirla come il rito standard "sefardita israeliano" per l'utilizzo da parte di tutte le comunità.[15]

La liturgia degli ebrei spagnoli e portoghesi differisce da tutti questi (più di quanto differiscano i gruppi orientali tra di loro), in quanto rappresenta una forma più antica del testo, ha molte meno aggiunte cabalistiche e riflette l'influenza degli ebrei italiani. Le differenze tra tutti questi gruppi, tuttavia, esistono a livello di formulazione dettagliata: ad esempio, l'inserimento o l'omissione di alcuni passaggi aggiuntivi – strutturalmente, tutti i riti sefarditi sono molto simili.

Rapporti con altri gruppi ebraici

Con l'espulsione in massa dei sefarditi dalla penisola iberica, sorse il problema dell'accoglienza da parte dei fratelli correligionari e del confronto tra le varie realtà ebraiche.

Joseph Roth, con la sferzante ironia che gli è propria, asserisce che, seppure può esser capitato che un sefardita abbia sposato un'askenazita, mai e poi mai si vedrà un sefardita a fianco di un ebreo dell'Europa orientale.
Questo a significare quanto le differenze tra questi gruppi siano alquanto marcate.

Così non fu invece nei riguardi dei mizrahì vicino-orientali, assai prossimi sotto il profilo culturale. Per tale motivo sefarditi e mizrachi sono stati a lungo confusi. Ancora adesso, la parola sefardí indica anche gli ebrei dei paesi del Vicino Oriente, in particolare Yemen, Iraq e Iran.

In Grecia gli ospiti furono i Romanioti, di più antiche tradizioni. Ma l'orgoglio sefardita portò i primi a fondersi con i sopravvenuti, che, da parte loro, svilupparono la lingua greco-ebraica detta ievanico.

Lista di rinomati rabbini sefarditi

Ere Rabbiniche

1-Zugot
2-Tannaim
3-Amoraim
4-Savoraim
5-Gaonim
6-Rishonim
7-Acharonim

"Proto-Sephardim"

(Geonim/Rishonim dal Vicino Orientefo Nord Africa accettati come autorità dai sefarditi)

Spagna islamica
Spagna cristiana
Dopo l'espulsione
Rabbini sefarditi recenti
Maimonides-2

Maimonide, medico, filosofo, talmudista

Nahmanides painting

Nahmanide, medico e cabalista

Mose ben Sem Tob

Busto di Moses de León

Rabbi-Caro

Rabbi Joseph Caro, autore dello Shulchan Aruch

Benishchai

Yosef Hayyim di Baghdad, autore di Ben Ish Hai

Ovadya Yosef

Ovadia Yosef, già Rabbino Capo d'Israele e grande autorità halakhica

Lista di Premi Nobel sefarditi

Opere

Note

  1. ^ Abdia 1:20: Gli esuli di questo esercito degli Israeliti occuperanno Canaan fino a Sarèfta e gli esuli di Gerusalemme, che sono in Sefaràd, occuperanno le città del Negheb.
  2. ^ Joseph Roth Ebrei erranti 1927 Adelphi. Alle pagine 90-93 anche gli ebrei non praticanti i cosiddetti "illuminati", si guardano bene dal recarsi in Spagna. Soltanto a partire da quest'anno [1927] l'anatema decadrà. Alle pagine 115-116 a questo punto è forse lecito ricordare l'avvenimento più spaventoso dello scorso anno [1936], e con ciò mi riferisco alle mie comunicazioni sull'anatema ebraico che fu pronunciato dai rabbini dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna: mi riferisco cioè alla guerra civile spagnola.
  3. ^ Samuel G. Armistead, "Oral Literature of the Sephardic Jews".
  4. ^ Ezra Fleischer, Eretz-Yisrael Prayer and Prayer Rituals as Portrayed in the Geniza Documents (HE) , Gerusalemme 1988. È stato fatto un tentativo di ricostruire il rito Eretz Israel da parte di David Bar-Hayim del Machon Shilo.
  5. ^ Moses Gaster, prefazione al Libro di Preghiere della Congregazione degli Ebrei Spagnoli e Portoghesi, Londra, 1901: rist. in 1965 e segg.
  6. ^ Leopold Zunz, Die gottesdienstlichen Vorträge der Juden, historisch entwickelt, Francoforte sul Meno, 1892.
  7. ^ B. M. Lewin, Otzar Ḥilluf Minhagim.
  8. ^ Iggeret Pirkoi ben Bavoi, Louis Ginzberg, Geonica pp. 48-53; idem, Ginze Schechter, pp. 544-573; Tarbiz Lewin, vol. 2 pp. 383-405; R.E.J. Mann, vol. 20 pp. 113-148. Ristampato in Toratan shel Geonim.
  9. ^ per entrambi, cfr. Louis Ginzberg, Geonica.
  10. ^ Prefazione al Libro di Preghiere, cit.
  11. ^ Michael Molho, Usos y costumbres de los judíos de Salonica, 1987.
  12. ^ Soprannome di Caro, detto il "Maran" (aramaico: "nostro maestro").
  13. ^ Va notato che molti degli usi attribuiti a Isaac Luria non erano sue invenzioni, ma opinioni minoritarie più antiche sull'osservanza ebraica, che egli fece rivivere e giustificò con basi cabalistiche. Alcune tradizioni furono adottate dallo Ḥaside Ashkenaz o rito ashkenazita.
  14. ^ Shelomo Tal, Nosaḥ ha-Tefillah shel Yehude Paras
  15. ^ L'uso diagnostico del gruppo Yosef è recitare la benedizione sopra le candele dello Shabbat prima anziché dopo averle accese, in conformità con il Shulchan Aruch; cfr. Azuz, "Kabbala & Halacha".

Bibliografia

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Controllo di autoritàLCCN (ENsh85120106
Alfabeto ebraico

L'alfabeto ebraico (האלפבית העברי) è l'abjad con cui viene scritto l'ebraico. Lo yiddish, il ladino giudeo-spagnolo (da non confondere con la lingua ladina) e altre lingue utilizzate dagli ebrei nel mondo, pur usando i caratteri ebraici non sono considerabili abjad in quanto utilizzano alcuni caratteri ebraici al posto delle vocali.

L'alfabeto ebraico viene scritto da destra verso sinistra. Esso è composto da 22 lettere, di cui due ( ו vav e י jod) semiconsonanti. Cinque consonanti hanno una forma che cambia se finali di parola. Nella pronuncia della maggioranza degli attuali parlanti israeliani, le consonanti א e ע non hanno suono proprio, ma servono per appoggiare la vocale susseguente. La pronuncia di alcune consonanti si modifica a seconda della presenza vocalica.

La pronuncia differisce tra aschenaziti (pronuncia "non-orientale") e sefarditi (pronuncia "orientale"), la versione di questi ultimi è considerata lo standard.

I caratteri normalmente usati nelle monete ed iscrizioni dell'antico Israele differiscono abbastanza da quelli usati in epoca più tarda; in quanto questi ultimi derivano dal cosiddetto alfabeto ebraico quadrato, variante dell'alfabeto aramaico in uso tra gli Assiri, e che gli Ebrei cominciarono ad usare durante la cattività babilonese seguita alla sconfitta del Regno di Giuda nel VI secolo aC. Dopo la vittoria dei Persiani, nel III secolo aC gli Ebrei sempre più impiegarono la stilizzata forma quadrata dell'alfabeto aramaico allora in uso nell'Impero persiano achemenide, e che i Persiani avevano adottato dagli Assiri.

Un derivato dell'alfabeto proto-ebraico più vicino ai caratteri originali fu quello in uso tra le comunità Samaritane, che impiegarono il loro alfabeto samaritano per scrivere eccellente letteratura, prima in ebraico poi in aramaico.

Baruj Benacerraf

Baruj Benacerraf (Caracas, 29 ottobre 1920 – Boston, 2 agosto 2011) è stato un fisiologo e immunologo venezuelano naturalizzato statunitense, nato in Venezuela da genitori sefarditi di origine marocchina.

Vinse il premio Nobel per la medicina nel 1980, insieme a Jean Dausset e George Davis Snell, per la scoperta del complesso maggiore di istocompatibilità

Beniamino di Tudela

Beniamino di Tudela (in ebraico: בִּנְיָמִין מִטּוּדֶלָה, pronuncia /binjaˈmin mittuˈdela/; Tudela, 1130 – Tunisia, 1173) è stato un geografo ed esploratore spagnolo di cultura ebraica.

Comunità ebraica di Livorno

La comunità ebraica di Livorno (in ladino e in giudeo-portoghese la città era chiamata Liorne o Liorna) era costituita, alla sua origine, prevalentemente da ebrei di origine portoghese/spagnola (sefarditi) che, fin dalla fondazione della città, costituiscono una componente importante della vita cittadina.

Oggi è una delle 21 comunità ebraiche italiane riunite nell'UCEI. Attuale presidente è Vittorio Mosseri.

Deal (New Jersey)

Deal è un comune (borough) degli Stati Uniti d'America nella contea di Monmouth, New Jersey.

Deal vanta una popolazione significativa di ebrei ortodossi sefarditi, soprattutto di origine siriana. Nel censimento del 2000, il 16,4% dei residenti è stato identificato come di origine siriana, la percentuale più alta di siriani americani riscontrabile in tutto il paese. L'80% della popolazione di Deal è costituita da ebrei sefarditi, mentre durante l'estate la popolazione aumenta sino ad oltre 6.000 abitanti, molti dei quali ebrei siriani.

Ebraismo in Italia

L'ebraismo è la religione più antica ad essere ancor oggi praticata in Italia. A Roma è documentata una presenza ininterrotta dell'ebraismo fin dai tempi precedenti la comparsa del cristianesimo.

L'espressione ebrei italiani (יהודים איטלקים) può indicare, in senso lato, tutti quegli ebrei che vivono in Italia o che hanno ascendenze italiane o, in un senso più ristretto, l'antica comunità che usa il "rito italiano", diversamente dalle comunità che risalgono all'epoca medievale o moderna e che usano il rito sefardita o aschenazita.

La comunità ebraica italiana trae le sue origini nel II secolo a.C., quando i primi ebrei arrivarono a Roma grazie agli intensi scambi commerciali nel bacino del Mediterraneo. Già nel I secolo d.C. la comunità ebraica romana era fiorente e stabile tant'è che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'assedio di Gerusalemme del 70. La maggioranza degli ebrei italiani di conseguenza non appartiene a nessuno dei due gruppi rituali maggiori presenti in seno all'ebraismo (quello sefardita-spagnolo e quello askenazita-tedesco), ma sono di rito italiano (Italkim o bene romi) che è, insieme al rito temani (yemenita) uno dei riti ebraici più antichi da cui poi è derivato quello askenazita; già nel Talmud si trovano accenni ad usi tipici dei bene romi (figli di Roma). Il rito italiano attuale può essere suddiviso inoltre in due sottocategorie: il rito italiano degli ebrei del centro e nord Italia, più vicino al rito romano originario e simile nella maggior parte dei suoi aspetti al rito askenazita-tedesco ed il rito romano degli attuali ebrei romani, più simile al rito sefardita a causa delle influenze conseguenti all'immigrazione a Roma degli ebrei sefarditi dopo la cacciata dalla Spagna.

Ebrei

Gli ebrei (in ebraico: יְהוּדִים‎? עברי, ʿivrîˈ, anche in ebraico: יְהוּדִים‎?, Yhudim o jehuˈdim), anche detti popolo ebraico, sono un popolo, o gruppo etnoreligioso, e i fedeli di una religione, che prende origine dagli Israeliti del Vicino Oriente antico. Nazionalità e religione ebraiche sono strettamente correlate e l'ebraismo è la fede tradizionale della nazione ebraica.Secondo la tradizione ebraica, l'ascendenza ebraica è fatta risalire ai patriarchi biblici Abramo, Isacco e Giacobbe, che vivevano a Canaan intorno al XVIII secolo a.C. Storicamente, gli ebrei si erano evoluti in gran parte dalla Tribù di Giuda e Simeone, e in parte dalle tribù israelite di Beniamino e Levi, che tutti insieme formavano l'antico Regno di Giuda. Un gruppo strettamente legato è quello dei Samaritani, che sostengono la discendenza dalle tribù israelite di Efraim e di Manasse, mentre secondo la Bibbia la loro origine è dal popolo portato in Israele dall'Impero Assiro e da alcuni Kohanim (sacerdoti ebrei) che avevano loro insegnato come adorare il "Dio nativo". L'etnia, nazionalità e religione ebraiche sono fortemente correlate, dato che l'ebraismo è la fede tradizionale della nazione ebraica. Coloro che si convertono all'ebraismo assumono una condizione nell'ambito dell'ethnos ebraico pari a coloro che ci sono nati. La conversione non viene incoraggiata dall'ebraismo tradizionale (ortodosso) ed è considerata un'impresa alquanto difficile, principalmente applicabile ai casi di matrimoni misti.Nello Stato di Israele è in vigore la Legge del ritorno, in forza della quale chiunque sia in grado di dimostrare di essere figlio o nipote di un ebreo per via matrilineare o patrilineare, o sia convertito all'ebraismo, ha diritto alla cittadinanza israeliana. Il fatto che la possibilità di fruire della legge del ritorno non sia riservata ai soli ebrei secondo la legge halachica – ovvero ai figli di madre ebrea o ai convertiti all'ebraismo – ha creato in Israele una grande controversia tra chi – avendo una concezione laica dello stato ebraico – è favorevole a una definizione più allargata di "ebreo" per quel che concerne il diritto alla cittadinanza, e il rabbinato ortodosso che vorrebbe far coincidere Halakhah e legge del ritorno. Israele è il solo stato dove gli ebrei sono la maggioranza della popolazione.

Gli ebrei hanno inoltre goduto di indipendenza politica due volte in passato, nella storia antica. La prima volta durò dal 1350 al 586 a.C., che comprese il periodo dei Giudici, la Monarchia unita, e la Monarchia divisa dei Regni di Israele e Giuda, finito con la distruzione del Tempio di Salomone. La seconda volta fu all'epoca del Regno Asmoneo dal 140 al 37 a.C. e in qualche misura sotto gli Erodiani dal 37 a.C. al 6 d.C. Dalla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C., la maggior parte degli ebrei hanno vissuto nella diaspora. Una minoranza in ogni paese in cui vivono (con l'eccezione di Israele), hanno subito molte persecuzioni nel corso della storia, cosicché la popolazione ebraica ha oscillato sia nel numero sia nella distribuzione demografica nel corso dei secoli.

Lingua giudeo-spagnola

Il giudeo-spagnolo, detto anche judezmo o giudesmo (in spagnolo ladino, da non confondersi però con il ladino dolomitico), è la lingua parlata dai discendenti degli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492; essa è diffusa tra gli ebrei sefarditi nel bacino del Mediterraneo, nelle città dell'ex Impero Ottomano (Salonicco, Istanbul, Smirne), ed in seguito alle emigrazioni dell'800 anche nelle Americhe.

Il giudeo-spagnolo è una lingua giudeo-romanza evolutasi a partire dallo spagnolo del XV secolo; in origine questa lingua fu scritta esclusivamente in caratteri ebraici, al pari delle altre lingue degli ebrei, ma nell'ultimo secolo le è stata adattata anche una grafia in caratteri latini. Tale grafia latina si basa su una translitterazione delle parole dall'alfabeto ebraico, sicché essa risulta visivamente molto distante dalla corrispondente grafia castigliana.

Livorno (Suriname)

Livorno è un comune (ressort) del Suriname di 26.148 abitanti che fa parte del distretto di Paramaribo. Il nome deriva dal fatto che nel XVIII secolo qui arrivarono centinaia di ebrei sefarditi proprio da Livorno per coltivare canna da zucchero, vaniglia e indaco.

Manasse (tribù)

Manasse è una delle dodici tribù di Israele, discendente dall'omonimo patriarca.

La tribù di Manasse fece parte della confederazione del Nord, ed era talmente numerosa che si dovette dividere in due, stanziandosi in parti diverse e distanti della Terra promessa. La tribù di Manasse fa parte di quella porzione del popolo ebraico che si allontanò da JHWH.

Col tempo, dal concetto di "tribù perduta", cioè allontanata da Dio, si passò a quello di "tribù scomparsa", cioè dispersa tra gli altri popoli della terra. Nonostante questo, dato il forte senso di comunità che caratterizza il popolo ebraico, si è portati a pensare che queste tribù, sebbene perdute, potessero essere riconosciute e ritrovate, cioè riconciliate con Giuda, l'unica tribù sopravvissuta.

Nel 2006 sono stati "scoperti" i presunti discendenti della tribù di Manasse, gli Bnei Menashe, in India. La tribù conta circa 7.000 membri e abita una zona montuosa del NordEst del Mizoram. Il Mizoram è uno Stato a prevalenza cristiana, mentre la maggior parte della popolazione del Manipur è indù. All'inizio del XX secolo, i membri della tribù si erano convertiti al cristianesimo.

Nel 2006 i rabbini sefarditi inviati da Israele hanno seguito la conversione dei tribali e li hanno dichiarati "discendenti di ebrei". La maggioranza della popolazione non conosce la lingua ebraica, ma i riti che officiano sono stati giudicati analoghi a quelli praticati in Israele.

Dopo 27 secoli son pronti per essere accolti in Eretz Yisrael, nonostante le proteste – anche a livello diplomatico – di Nuova Delhi, che ha chiesto ufficialmente al governo israeliano di cessare le attività di proselitismo sul proprio suolo.

Mizrahì

I mizrahì, o mizrahìm (dall'ebraico misrach, "oriente"), o le adot hamizrah (comunità dell'Oriente) sono gli ebrei orientali provenienti dai paesi del mondo arabo (Iraq, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Yemen ecc.). Fra le adot hamizrah sono ricompresi anche gli ebrei persiani, curdi, georgiani, ebrei della montagna, bagdaditi, dell'India e di Bukhara.

Gli ebrei orientali considerano il loro culto "originale", primigenio, perché si ritengono discendenti di quegli ebrei che subirono la deportazione e l'esilio babilonese.

Le loro comunità si sono poi arricchite con gli ebrei della diaspora, con la distruzione del Tempio operata dai romani nel 70 d.C. prima, e poi con la cacciata dei sefarditi dalla Spagna nel 1492 ad opera dei Re Cattolici.

Dal punto di vista del rito religioso, gli ebrei orientali si riconoscono oggi come "di rito sefardita". Questo rito in Israele è diretto dal Rishon Letzion, il gran rabbino cosiddetto "sefardita".

L'utilizzo del termine ebreo orientale, o mizrahì, è nato agli inizi degli anni novanta, quando fu adottato da attivisti israeliani appartenenti a questo ramo del popolo ebraico.

In precedenza, i mizrahì identificavano sé stessi in base al paese di provenienza (cioè "ebrei iracheni", "ebrei persiani", ecc.), mentre da altri venivano confusi a causa del rito sefardita in sinagoga.

Mullā

Il mullā (in arabo: مُلَّا‎ o مٌلّة , plur. in arabo: ملالي‎, mulālī; in turco: molla), in italiano anche mullà o mollà, è un uomo o una donna[fonte?] di religione musulmana particolarmente esperto sulla teologia dell'Islam e la sharīʿa (un equivalente del sostantivo ʿālim).

La parola deriva dall'arabo mawlā, termine presente del Corano che, a causa della polisemia del termine, alcuni editori hanno considerato un titolo religioso. Il titolo, dato ad alcuni ʿālim, deriva dall'arabo مَوْلَى (mawlā), che però, in questo caso, vuol dire "maestro" o "custode".

Il termine riguarda particolarmente il contesto sciita ed è questo il sostantivo che in una parte del mondo islamico - soprattutto in Iran, Pakistan, Azerbaigian, Afghanistan, Arabia orientale, Penisola balcanica, Asia centrale e Asia meridionale - viene comunemente attribuito al capo della comunità religiosa locale o al Khaṭīb della moschea locale.

Il titolo è anche usato da alcuni ebrei sefarditi, sempre per indicare una figura di riferimento dottrinario nella comunità religiosa.

Resta inteso, soprattutto nel mondo musulmano, il senso di rispetto e la saggezza espressa dalla figura cui ci si riferisce.

Nusach

Nusach (in ebraico: נוסח‎? nosaħ, pronuncia moderna nósakh o núsakh - plur. nuschaot o nusachim), è un concetto nell'Ebraismo che ha due significati distinti: uno è lo stile di un servizio liturgico di preghiera ebraica (Nusach Teiman, Nusach aschenazita, Nusach sefardita o Nusach Ari); l'altro è la melodia del servizio in base a dove il servizio venga celebrato.

Romanioti

I Romanioti sono un gruppo ebraico che vive nel territorio della odierna Grecia da più di 2000 anni. La loro lingua è il greco e le principali comunità si trovano nelle città di Tebe, Giannina, Arta, Corinto, e nelle isole di Corfù e Lesbo.

Storicamente, quindi, i Romanioti si distinguono dai Sefarditi che si stanziarono in Grecia dopo l'espulsione degli Ebrei dalla Spagna nel 1492.

Shalom Zachar

Shalom Zachar (anche: Sholom Zochor, Shulem Zucher – (ebraico: שלום זכר; trad. "benvenuto al maschio"), è un raduno festivo che avviene nelle comunità ebraiche aschenazite durante il primo venerdì sera, dopo la nascita di un maschio. Sebbene sia intesa come occasione per "consolare" il neonato, la riunione viene considerata una occasione di gioia e felicità.

Shas

Shas è un partito politico israeliano, fondato nel 1984, che rappresenta principalmente gli Ebrei ultra ortodossi Sefarditi e Mizrahì, quasi tutti profughi dai paesi arabi nei primi dieci anni dopo l'indipendenza d'Israele. A seguito delle elezioni politiche del 2006 in cui ha conquistato 12 seggi, si è unito alla coalizione di governo del premier Ehud Olmert.

Shemot (parashah)

Shemot, Shemoth, o Shemos (ebraico: שְׁמוֹת — tradotto in italiano: "nomi", incipit di questa parashah) tredicesima porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco e la prima nel Libro dell'Esodo. Rappresenta il passo Esodo 1:1-6:1, che gli ebrei leggono durante il tredicesimo Shabbat dopo Simchat Torah, generalmente alla fine di dicembre o in gennaio.

Storia degli ebrei in Egitto

Gli ebrei egiziani costituiscono una delle più antiche comunità ebraiche del mondo. Sebbene non esista un censimento preciso, la popolazione ebraica egiziana attuale è stata stimata nel 2004 sotto le cento persone, con un calo drammatico dai 75.000-80.000 del 1922. Il corpo centrale della comunità indigena consisteva principalmente di Rabbaniti e Karaiti. Dopo la loro espulsione dalla Spagna, molti ebrei Sefarditi e Karaiti iniziarono ad emigrare in Egitto e le loro quantità aumentarono notevolmente con la crescita degli scambi commerciali dopo l'apertura del canale di Suez, con altri ebrei che gradualmente si trasferivano da tutti i territori dell'Impero Ottomano, dall'Italia e dalla Grecia e si stabilivano nelle principali città egiziane, costituendone poi la maggioranza. La comunità aschenazita rimase circoscritta nel quartiere di Darb al-Barabira del Cairo, iniziando ad arrivare dopo le ondate di pogrom che afflissero l'Europa nella seconda parte del XIX secolo.

Oggi la comunità è quasi estinta. Nel 2016 l'esponente della comunità ebraica egiziana Magda Tania Haroun dichiarava che in Egitto erano in vita solo 6 donne ebree, tutte oltre i 65 anni di età

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Tikkun Chatzot

Tikkun Chatzot (in ebraico: תקון חצות‎?, lett. "Riparazione della mezzanotte"), scritto anche come Tikkun Chatzos, è una preghiera ebraica rituale recitata ogni notte dopo mezzanotte quale espressione di lutto e lamentazione per la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Non viene osservata universalmente, sebbene sia popolare tra gli ebrei sefarditi e chassidim.

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