Scrittura cuneiforme

La scrittura cuneiforme è un sistema di scrittura che si eseguiva con uno stilo,[1] imprimendo sull'argilla particolari segni composti da brevi incisioni a forma piramidale e appuntita, che possono ricordare dei chiodini o dei cunei, da cui appunto la definizione di scrittura cuneiforme.

Si tratta di una delle prime forme di scrittura documentate nel Vicino Oriente. Attraverso i secoli la rappresentazione pittografica dei segni assunse sempre più un aspetto stilizzato, e le stesse linee, originariamente disegnate e continue, segmentate in una serie di tratti, o cunei, divenendo sempre più indipendenti dalle forme originarie, e quindi sempre meno riconoscibili. All'origine della forma tipica di questa scrittura c'è una motivazione di carattere tecnico: si tratta infatti delle impressioni lasciate sull'argilla da stili di canna a sezione triangolare allungata, a forma cioè di cuneo.

I segni della scrittura cuneiforme erano originariamente numerosissimi, circa un migliaio; nel corso del tempo il loro numero diminuì e solo alcune centinaia erano normalmente utilizzati. La loro forma, inoltre, in origine molto complessa, subì un processo di semplificazione e di regolarizzazione dei cunei. La stessa direzione dei singoli cunei fu standardizzata, e ristretta a quattro tipi: cunei orizzontali, obliqui, verticali, e ad angolo. Su questa base i moderni assiriologi hanno realizzato dei compendi di segni, ordinati appunto sulla base dei suddetti quattro elementi, e quindi facilmente consultabili.

Quanto alla direzione della scrittura, essa era in origine verticale, con segni allineati dall'alto al basso, e, in caso di più linee, queste erano allineate da destra a sinistra. Solo intorno al XV secolo a.C. si ebbe una rotazione in senso antiorario del sistema di scrittura, come avvenne del resto anche in altri tipi di scrittura in oriente, ed essa assunse andamento orizzontale, del tutto simile alla nostra. Le ragioni di questa modificazione sono ignote.

Con l'avvento delle popolazioni semitiche (agli inizi del II millennio a.C.) e il tramonto della civiltà sumerica la scrittura cuneiforme divenne appannaggio della nuova cultura babilonese e assira (detta globalmente accadica), e data la propria struttura fortemente sillabica poté essere usata per esprimere altre lingue come l'elamita, l'ittita, l'urarteo, e il luvio cuneiforme. Essa rappresentò anche la base e l'ispirazione da cui vennero create le scritture di Ugarit e quella achemenide dell'Antico Persiano.

La scrittura cuneiforme si trova prevalentemente su tavolette di argilla che venivano incise quando il materiale scrittorio (l'argilla) era umida e quindi molto malleabile; i segni erano poi fissati indelebilmente cuocendo al forno le tavolette come si fa con i mattoni. Tuttavia abbiamo anche numerosi esempi di iscrizioni statuarie e monumentali, realizzate direttamente su materiali duri, come ad esempio la pietra. Di particolare diffusione erano anche le iscrizioni incise sui sigilli personali, generalmente piccoli cilindri di vario materiale, spesso pietre dure, che riportavano in negativo il nome del proprietario e una dedica alla divinità tutelare prescelta. Facendo ruotare questi cilindri sulla tavoletta di argilla fresca, il testo contenuto nel sigillo veniva riportato sull'argilla.[2]

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Rappresentazione di scrittura cuneiforme su una tavoletta accadica

Etimologia

La scrittura cuneiforme fu così definita per la prima volta da Thomas Hyde, professore di ebraico all'università di Oxford, nel 1700. Egli, descrivendo la forma delle incisioni presenti nelle iscrizioni che poté osservare, parlava di forme pyramidales seu cuneiformes. Il termine piramidale era però già stato usato dal viaggiatore romano Pietro Della Valle in uno dei suoi rendiconti pubblicati agli inizi del XVII secolo.

Storia ed evoluzione

Il sistema di scrittura cuneiforme è stato in uso dal 3400-3300 a.C. fino al I secolo d.C.[3] Fu completamente sostituito dalla scrittura alfabetica nel corso dell'epoca romana. Per questo motivo, si dovette decifrarlo da zero durante il XIX secolo (assiriologia). Il completamento della decifrazione è datato al 1857.

Il sistema è costituito da una combinazione di segni logofonetici, alfabetico-consonantici (basati cioè su segni per le consonanti, mentre le vocali dovevano essere aggiunte durante la lettura) e sillabici.[4] La scrittura cuneiforme ha subito notevoli cambiamenti nel corso di un periodo di oltre due millenni. L'immagine sotto mostra come veniva disegnato il pittogramma "testa" nel corso di varie fasi storiche (Borger nr. 184, U+12295).

Evolution of the cuneiform sign SAG "head", 3000–1000 a.C.
  1. 3000 a.C.
  2. 2800 a.C.
  3. 2600 a.C.
  4. stesso periodo della fase tre, ma scritto sull'argilla
  5. fine del III millennio
  6. primi anni del secondo millennio
  7. segno semplificato come veniva inciso dagli scribi assiri agli inizi del primo millennio, e fino all'estinzione della scrittura.

È opportuno notare che la reale inclinazione dei pittogrammi, e quindi anche la direzione di scrittura del cuneiforme, è tutt'altro che sicura. Nuove teorie, basate sulla osservazione della totalità dei manufatti, lasciano credere che i segni, pur stilizzando sempre più la loro forma, abbiano conservato la loro posizione originaria, coerente al loro naturale disegno (una testa in posizione eretta e non flessa, e così via) fino almeno al XVI sec.a.C. È per questa ragione che ancora nel XVIII sec.a.C. il famoso codice di Hammurabi è inciso con una scrittura ad andamento verticale.

I primi caratteri cuneiformi emergono da una prima forma di proto-scrittura pittografica risalente al IV millennio a.C.. Le prime forme di scrittura mesopotamica risalgono in un periodo compreso tra il XXXV e il XXXII secolo. I primi documenti scritti in modo inequivocabile in lingua sumera risalgono al XXXI secolo a.C., trovati a Gemdet Nasr.

L'origine della scrittura pittografica sumerica può essere ricondotta ad una vasta area culturale che, già nel V millennio, interessava varie zone del Medio Oriente e dell'Asia Minore. Alcuni studi hanno infatti rivelato in queste regioni la presenza di un rudimentale sistema grafico rappresentato da caratteristici contenitori di argilla, a forma di tasca, in cui erano rinchiusi dei gettoni di varia forma, la cui impressione, ad uso mnemonico, era riportata sulla superficie della tasca stessa. Notevole è risultata la forma di questi gettoni, del tutto similare a quella dei caratteri pittografici della primitiva scrittura sumerica. Con ciò verrebbe ridimensionato il merito dell'invenzione della scrittura da parte dei Sumeri, ai quali però resta il geniale vanto di aver trasformato dei semplici ed isolati mezzi mnemonici in un vero e proprio linguaggio scritto, con una struttura grammaticale e sintattica, tale da poter divenire per sempre un indispensabile tramite di esperienze umane e di storia.

Fra le iscrizioni pittografiche più antiche vanno ricordate quelle di Uruk (oggi Warka) del 3000 a.C. circa. Si pensa, anche se non è del tutto appurato, che questa scrittura, ancora priva di elementi propriamente grammaticali, servisse per rendere la lingua sumerica. Il che ovviamente confermerebbe l'origine sumerica del sistema grammaticale e sintattico della lingua, attraverso la geniale introduzione dei relativi morfemi.

La scrittura nell'antica Mesopotamia era appannaggio di categorie di scribi, che erano istruiti in particolari scuole (dette edubba, cioè casa della tavoletta), e si tramandavano questa difficile arte di padre in figlio. Data la notevole importanza della scrittura nell'ambito della società gli scribi svolgevano spesso importanti incarichi ufficiali.

La struttura della scrittura cuneiforme, e quindi della lingua che essa esprime, si può definire un complesso di ideogrammi (risultanza degli antichi pittogrammi), e di morfemi, cioè di desinenze, suffissi e infissi, apposizioni, determinativi, e complementi fonetici vedi Lingua sumera. I segni cuneiformi hanno il valore di sillabe e di vocali.

Ugaritic-alphabet-chart
L'alfabeto ugaritico, dal quale derivò l'alfabeto fenicio e, da quest'ultimo, l'alfabeto latino.

Quando a Ugarit, nel XIV secolo a.C., fu compiuto il secondo e decisivo passo sulla via del fonetismo, gli scribi elaborarono per la loro lingua, l'ugaritico, un alfabeto proprio cuneiforme per indicare le sole consonanti. È facile supporre che si tratti però dell'applicazione di un alfabeto già esistente in precedenza, ancora ignoto.

Iscrizioni cuneiformi sono state rinvenute in numerosi archivi, al di fuori della Mesopotamia, come è testimoniato in quelli scoperti a Bogazkoy, nell'Anatolia, a Tell el-Amarna, in Egitto, e recentemente ad Ebla (Tell Mardikh) in Siria.

I documenti scritti in cuneiforme, su argilla o su pietra, attualmente sono conservati in vari musei, come al Louvre, al British Museum, al Pergamon Museum di Berlino, ed ovviamente all'Iraq Museum a Baghdad. Il loro numero si avvicina al mezzo milione ed aumenta continuamente grazie alle ricerche archeologiche nel vicino e medio Oriente. Questi reperti, di argomento assai vario e a volte di notevole difficoltà per gli studiosi, costituiscono, insieme ai reperti dell'antico Egitto, la principale fonte d'informazione per la storia del III, II, e I millennio a.C.

Storia della decifrazione

Nel XV secolo un veneziano di nome Barbero aveva esplorato le antiche rovine dell'Asia occidentale, ed era tornato portando notizie di una scrittura davvero strana, che aveva trovato scolpita sulle pietre dei templi di Shiraz e incisa su innumerevoli tavolette d'argilla.

Nel 1625 il romano Pietro Della Valle, durante il lungo viaggio che lo portò, tra l'altro, in Mesopotamia e in Persia, trascrisse e pubblicò alcuni segni cuneiformi da lui rinvenuti a Persepoli. Inoltre affermò aver riportato una tavoletta con caratteri cuneiformi che aveva trovato a Ur. Pietro Della Valle intuì che la scrittura andava letta da sinistra a destra, seguendo la direzione dei cunei, ma non fece alcun tentativo di decifrazione. Le giuste osservazioni del Della Valle riguardavano iscrizioni achemenidi, risalenti al VI secolo a.C. In verità, nelle fasi più antiche che vanno dalle origini (fine del IV millennio), fino ad epoca paleobabilonese (XVIII secolo a.C.), le iscrizioni venivano redatte in colonne lette dall'alto in basso e da destra a sinistra, sia sulle tavole di argilla (come dimostrano le tavole rinvenute ad Ebla, 2500 a.C. circa), che sui monumenti (come la celebre stele delle leggi del re Hammurabi, 1750 a.C.). Il cambiamento di direzione avvenne in epoca classica (XVII secolo a.C.), per ragioni a noi sconosciute.

Verso la fine del XVIII secolo un maggior numero di "iscrizioni cuneiformi" furono portate in Europa dal danese Niebuhr. Ci vollero trent'anni prima che un maestro di scuola tedesco, Georg Friedrich Grotefend, riuscisse a decifrare quattro lettere (D, A, R, Š) che insieme formano il nome persiano del re Dario (Dārayavahuš).

Passarono altri vent'anni prima che un ufficiale inglese, Henry Rawlinson, contemporaneamente ad altri appassionati studiosi, fornisse validi elementi per una maggiore conoscenza della scrittura cuneiforme e della lingua assira.

Lo studio di Champollion sui geroglifici non fu certo facile, ma fu forse più complessa la decifrazione della scrittura cuneiforme. Gli Egizi usavano un tipo di scrittura composita a base di figure, per lo più incise su materiale solido o riprodotte su superfici pittoriche, quindi con segni ben delineati e distinguibili. Anche i Sumeri, i primi abitanti della Mesopotamia, usando come materiale scrittorio delle tavolette d'argilla, avevano iniziato a scrivere con segni quasi del tutto figurativi, ma abbandonarono poi del tutto questo sistema pittografico, stilizzandolo al massimo, e passando così dal pittografico al cuneiforme. I caratteri cuneiformi erano però notevolmente diversi dalle originarie figure, erano spesso, a parte le iscrizioni su pietra, difficilmente distinguibili gli uni dagli altri, e l'uso dell'argilla non ne facilitava la lettura. È quindi solo grazie allo sforzo appassionato di alcuni geniali assiriologi che si è effettuata la decifrazione, tanto che oggi possiamo usufruire di grammatiche sumeriche e accadiche (assiro-babilonesi), e di un ampio e prestigioso dizionario sia sumerico (in allestimento), che accadico.

Galleria d'immagini

Letter Luenna Louvre AO4238

Lettera spedita dal religioso Lu'enna al re di Lagash (forse Urukagina), 2400 a.C. circa, Telloh.

Amarna Akkadian letter

Una delle lettere di Amarna, XIV secolo a.C.

Cuneiform script

Scrittura cuneiforme accadica

Note

  1. ^ Armando Bramanti, The Cuneiform Stylus. Some Addenda, in Cuneiform Digital Library Notes, vol. 2015, nº 12, 2015.
  2. ^ (EN) Armando Bramanti, 2018. Dall'Antico Oriente alle nostre mani. La materialità del cuneiforme, in Forma Urbis. URL consultato il 26 novembre 2018.
  3. ^ Adkins 2003, p. 47.
  4. ^ Cuneiform di Lawrence Lo.

Bibliografia

  • Manfried Dietrich, Oswald Loretz, and Joaquin Sanmartin (eds.), The Cuneiform Alphabetic Texts from Ugarit, Ras Ibn Hani and Other Places (KTU3), Münster, Ugarit Verlag 2013 (terza edizione ampliata).
  • Adkins, Lesley, Empires of the Plain: Henry Rawlinson and the Lost Languages of Babylon, New York, St. Martin's Press, 2003 ISBN 0-312-33002-2
  • Sergio Angelo Picchioni, The Direction of Cuneiform Wrting: Theory and Evidence, Studi Orientali e Linguistici II (1984-1985), pp. 11–26.
  • Karen Radner, Eleanor Robson (eds.), The Oxford Handbook of Cuneiform Culture, New York, Oxford University Press 2011.
  • Christopher B. F. Walker, La scrittura cuneiforme, Roma, Salerno editore, 2008.
  • Dominique Charpin, Lire et écrire à Babylone, Paris, Presses universitaires de France, 2008.

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Assiriologia

L'assiriologia è la scienza che studia la cultura, la religione la storia e l'archeologia delle civiltà della Mesopotamia e dei popoli vicini che usavano la scrittura cuneiforme.

Il campo di studio non comprende soltanto l'Assiria, ma anche la civiltà babilonese e la civiltà sumera. Le molte tavolette di scrittura cuneiforme giunteci da queste culture forniscono un'ingente risorsa per studi sull'epoca e sulle primi insediamenti urbani, come Ur, che costituiscono un inestimabile patrimonio archeologico per lo studio del fenomeno dell'urbanizzazione.

Cuneiforme (disambigua)

Cuneiforme è un aggettivo che ha il significato di "in forma di cuneo"

osso cuneiforme

Scrittura cuneiforme, un sistema di scrittura utilizzato in alcune culture della Mesopotamia e del Vicino Oriente.

Nella terminologia botanica, l'attributo cuneiforme è un sinonimo di cuneato

Engelbert Kaempfer

Engelbert Kaempfer (Lemgo, 16 settembre 1651 – Lieme, 2 novembre 1716) è stato un naturalista, botanico, viaggiatore, scrittore e medico tedesco.

La sua notorietà a livello scientifico deriva dall'aver descritto e classificato per primo il Ginkgo biloba; estremamente significativi sotto il punto di vista etnografico risultano i suoi resoconti sulle culture asiatiche, in particolare il Giappone, con le quali ebbe modo di venire a contatto nel corso di numerosi viaggi.

Fu anche colui che nel suo resoconto Amoenitates Exoticae (1712) definì per primo il termine di "scrittura cuneiforme" dopo avere raccolto e copiato delle iscrizioni sui muri delle rovine di Istakhr nell'antica città di Persepoli.

Geroglifico anatolico

I geroglifici anatolici sono un originale sistema di scrittura geroglifica attestato nell'Anatolia centrale e costituito da circa cinquecento segni. Utilizzato specialmente nelle iscrizioni monumentali, ma anche su sigilli, riguarda la scrittura di un dialetto luvio detto "luvio geroglifico" per distinguerlo da quello redatto in alfabeto luvio cuneiforme nel II millennio a.C.. Questa scrittura viene usata fin dai tempi del grande impero ittita, ma la maggior parte delle iscrizioni risale ad un periodo più recente (X-VIII sec. a.C.). Quando la Siria viene gradualmente incorporata nell'impero assiro, non si trova più tale scrittura.

Furono in passato comunemente conosciuti come "geroglifici ittiti", termine introdotto per la prima volta dall'archeologo e linguista inglese Archibald Henry Sayce poco dopo il 1870, ma la lingua che essi codificano si dimostra essere quella dei Luvi, non quella degli Ittiti; il termine "geroglifici luvi" è quello usato in pubblicazioni in lingua inglese. Sono tipologicamente simili ai geroglifici egiziani, ma non derivano graficamente da quella scrittura, e non sono noti per avere giocato un ruolo sacro come quelli in Egitto. I segni di questa scrittura anatolica, così come non hanno alcuna relazione con i geroglifici egiziani, non ne hanno nemmeno con quelli cretesi. Non c'è nemmeno collegamento dimostrabile con la scrittura cuneiforme ittita.

Graptolithina

I graptoliti, tra cui i Monograptus, sono fossili guida (organismi acquatici che hanno avuto un'ampia distribuzione geografica) del Paleozoico (570-225 milioni di anni fa). Sono molto comuni come fossili e si trovano spesso associati a sedimenti depositatisi in fondali marini.

Sono stati a lungo considerati solo resti organici e riconosciuti come veri e propri organismi animali nel 1821.

Il loro nome ("scrittura di pietra") deriva dalla loro particolare forma, simile a una scrittura cuneiforme.

I graptoliti sono un gruppo estinto di organismi marini coloniali, con esoscheletro chitinoso, vissuti dal Cambriano al Carbonifero.

Gli animali (zooidi) avevano corpo molle, vermiforme, e alloggiavano in teche disposte su 1-2 file lungo i rami della colonia (rabdosomi).

Dalle teche partiva un filamento (virgula) col quale l'organismo si fissava a un galleggiante (pneumatoforo).

Le colonie di Monograptus avevano un solo ramo che poteva assumere forme diverse (rettilinea, ricurva, spiralata) di grande importanza per la classificazione delle specie.

Iscrizioni di Bisotun

Le Iscrizioni di Bisotun (note anche come Bisitun o Bisutun o Behistun; in persiano antico , Bagāstana, che significa "luogo degli dèi"; in persiano moderno بیستون) sono delle iscrizioni multi-lingue situate sul Monte Behistun nella provincia iraniana di Kermanshah, nello shahrestān di Harsin, tra le più importanti iscrizioni antiche di tutto il Vicino Oriente.Le iscrizioni, create tra il 520 e il 518 a.C. durante il regno di Dario I, sono composte da tre versioni dello stesso testo, scritte in caratteri cuneiformi in tre diverse lingue: antico persiano, elamitico e babilonese. Un ufficiale del British Army, Sir Henry Creswicke Rawlinson, li trascrisse in due parti, nel 1835 e nel 1844. Egli riuscì poi a tradurre il testo in antico persiano nel 1838, mentre le versioni elamitica e babilonese vennero tradotte da Rawlinson ed altri dopo il 1844. Il babilonese era una forma evoluta della lingua accadica: entrambe facenti parte del ceppo semitico. Queste iscrizioni furono per la scrittura cuneiforme quello che la stele di Rosetta fu per i geroglifici egiziani: il documento cruciale per decifrare un sistema di scrittura che si credeva perduto.

Jules Oppert

Jules Oppert (Amburgo, 1825 – Parigi, 1905) è stato un archeologo tedesco naturalizzato francese.

Autore di importanti studi sugli Assiri e sulla scrittura cuneiforme, è considerato uno dei fondatori dell'assiriologia.

Lingua elamica

L'elamitico è una lingua estinta, parlata dagli antichi Elamiti. Il testo più antico in scrittura cuneiforme, il cosiddetto Trattato di Naram-Sin, risale al XXIII secolo a.C. Fu una delle lingue delle iscrizioni reali achemenidi e dell'amministrazione di Persepoli dal VI al IV secolo a.C. L'ultimo testo scritto in elamitico risale all'incirca all'epoca della conquista della Persia da parte di Alessandro Magno.

Lingua ittita

La lingua ittita era una lingua indoeuropea del gruppo anatolico, parlata in Anatolia nel II millennio a.C. dal popolo degli Ittiti. È la lingua anatolica più ampiamente attestata e la sua decifrazione, all'inizio del XX secolo, ha inciso profondamente nella storia dell'indoeuropeistica. I testi ittiti, quasi tutti redatti in scrittura cuneiforme su tavolette d'argilla, provengono principalmente dall'Anatolia centrale, nucleo originario dell'Impero ittita, e in particolare dalla capitale Ḫattuša; si tratta principalmente di testi diplomatici e commerciali. Anche in ittita fu stilato il Trattato di Qadeš nel 1259 a.C., il più antico trattato di pace esistente.

Lingua luvia

Il luvio è una lingua indoeuropea appartenente al sottogruppo luvio del ramo anatolico parlata a sud ovest della capitale dell'impero ittita, Ḫattuša. Le attestazioni più antiche risalgono al II millennio a.C., ma la lingua è attestata sino al I millennio a.C. e precisamente all'ottavo secolo. Compare in attestazioni sotto forma di scrittura cuneiforme ed anche sotto forma di geroglifici (nel I millennio esclusivamente in questa seconda forma).

Lingua ugaritica

La lingua ugaritica (codice ISO 639-3 uga) è conosciuta solamente nella forma scritta, trovata nella città perduta di Ugarit, in Siria, scoperta da archeologi francesi nel 1928. Oggi estinta, era parlata in quelle regioni tra il XIV e il XII secolo a.C. La scoperta dell'ugaritico è stata estremamente importante per gli studiosi del Vecchio Testamento, in quanto ha permesso di chiarire alcuni testi della Bibbia ebraica tramite paralleli tra la cultura israelitica e quella dei popoli del Vicino Oriente.

L'ugaritico fu la più grande scoperta letteraria dall'antichità fin dalla decifrazione dei geroglifici egizi e la scrittura cuneiforme mesopotamica. Tra i testi letterari scoperti ad Ugarit ci sono la Leggenda di Keret, il Poema epico di Aqhat (o la Leggenda di Danel), il mito di Baal-Aliyan e la Morte di Baal (gli ultimi due riuniti sono conosciuti anche come il Ciclo di Baal), tutti rivelanti una religione cananaica.

Lingue hurro-urartee

Le Lingue hurro-urartee, dette anche asianiche, sono una famiglia linguistica estinta parlata nell'Anatolia e nella Mesopotamia settentrionale fino a circa il 700 a.C. La famiglia è composta da solo due lingue: l'Urrita e l'Urarteo, entrambe estintesi nel primo millennio a.C.

La parentela fra le due lingue, entrambe attestate in scrittura cuneiforme, è indiscussa. Si tratta di due lingue di tipo ergativo che non appartengono a nessuna delle altre famiglie conosciute e pertanto sono da considerarsi un ramo a sé stante.

In realtà alcuni linguisti di origine russa, fra cui Diakonoff e Starostin, hanno visto delle affinità tra le lingue hurro-urartee e le lingue caucasiche nordorientali e hanno proposto una famiglia più grande chiamata Alarodiana.Tuttavia, al momento, non ci sono prove di un rapporto fra le lingue hurro-urartee e famiglie di altre lingue ed è prudente classificare il gruppo come famiglia indipendente.

Pittografia

La pittografia è una forma di scrittura in cui il segno grafico (detto pittogramma) rappresenta l'oggetto visto e non il suono usato per identificarlo (come invece avviene nelle scritture sillabiche, consonantiche ed alfabetiche). In pratica si tenta di riprodurre l'oggetto e non il suono.

Se si disegna un "piede" per indicare la parola "piede", il segno viene definito pittogramma. Se invece si disegna un "piede" per indicare la parola "camminare", allora il segno viene definito ideogramma dal momento che il significato è un concetto che viene definito dal codice e non dal disegno. Un pittogramma deve veicolare una precisa ed unica realtà: informazione, derivazione o proibizione.

Spesso, però, la distinzione tra i due casi non appare così semplice e lineare; pittogrammi e ideogrammi vengono detti anche logogrammi (segni che indicano parole).

Scriba

Il termine scriba indica coloro che, in culture ed epoche diverse, si occupavano di scrivere, tenere la contabilità e altre attività legate al mondo della scrittura e dei libri. Gli esempi storici più famosi sono quelli degli scribi mesopotamici, egiziani ed ebraici.

Essi appartenevano ad una casta potente, ammirata e ben retribuita che si occupava dell'amministrazione del paese, formando una classe intellettuale.

I primi scribi comparvero dopo la nascita della scrittura avvenuta con il popolo Sumero (Uruk 3300 a.C.), che determina la fine della preistoria e l'inizio della storia. Inizialmente la scrittura utilizzata era costituita da molti segni (pittogrammi e ideogrammi). Si scriveva su tavolette di argilla fresca e quando si diffuse la scrittura sillabica e cuneiforme, gli scribi assunsero un ruolo fondamentale. A partire dal 2000 a.C. in Mesopotamia venivano prodotti testi storici, religiosi, giuridici, letterari. Le scuole degli scribi prosperavano e una delle discipline insegnate era la fedele copiatura dei testi.

Gli studiosi dei giorni nostri hanno riscontrato solo minimi cambiamenti nei testi babilonesi copiati e ricopiati nell'arco di oltre mille anni. Gli scribi assumevano un ruolo di rilievo nella società delle antiche civiltà; erano infatti ricchi e potenti, erano addetti a svolgere compiti amministrativi e alla copiatura dei testi religiosi, inoltre i giovani scribi erano sollecitati secondo la tradizione alla copiatura dei testi antichi (Gilgamesh); tradussero in accadico molti poemi sumerici e compilarono dizionari bilingui. si occupavano di scrivere, tenere la contabilità e organizzare i magazzini della città e di altri compiti legati al mondo della scrittura, nonché controllare le attività lavorative. Potevano, inoltre, specializzarsi in studi di religione per diventare medici o sacerdoti oppure potevano affrontare un tirocinio di quattro anni nel cui ambito venivano educati con la massima severità, ricorrendo a punizioni corporali.

Il tempo per formare uno scriba era molto lungo. Lo scriba, mantenendo il segreto della sua professione, tramandava le sue conoscenze di generazione in generazione. Esistevano scuole per gli scribi presso i templi o nei palazzi, nelle quali chi frequentava impara, oltre alla scrittura, anche il calcolo matematico. La scrittura era strettamente legata al commercio, a sostegno dell'ampia rete di scambi che avvenivano nell'ambito della civiltà mesopotamica.

Per tenere la contabilità di palazzi e gestire l'amministrazione fu necessario elaborare un sistema di scrittura utilizzato dagli scribi: in un primo momento, come indicato, si usarono i pittogrammi; dopodiché la scrittura divenne sempre più stilizzata e nacque così la cuneiforme, un sistema di scrittura che si eseguiva con uno stilo, imprimendo sull'argilla particolari segni composti da brevi incisioni a forma piramidale e appuntita, che possono ricordare i cunei, da cui appunto la definizione di scrittura cuneiforme.

Gli strumenti utilizzati dallo scriba per la scrittura, oltre al papiro e a pennelli, erano palette, un pestello, un righello graduato, un coltello, un rullo per papiro e i colori (quello utilizzato maggiormente era il rosso ocra). Come spesso accadeva nelle società antiche, il possesso della cultura equivaleva al potere e gli scribi erano un tramite tra due mondi differenti: quello dell'analfabetismo e quello della cultura.

Scrittura

La scrittura è la fissazione di un significato in una forma esterna più o meno durevole.

Nelle scritture alfabetiche diventa rappresentazione grafica della lingua parlata, per mezzo di un insieme di segni detti grafemi che compongono qualsiasi sistema di scrittura inscindibilmente legato al rispettivo sistema di lettura. I grafemi denotano sovente suoni o gruppi di suoni.

A differenza del linguaggio parlato che è presente naturalmente con strutture biologiche specifiche, la scrittura è un processo tecnologico non necessariamente presente in tutte le culture, resta comunque un modo fondamentale di comunicazione umana, ed è il mezzo finora più efficace per la conservazione e la trasmissione della memoria storica.

In un senso più ampio, si definisce dunque scrittura ogni mezzo che permette la trasmissione durevole di informazioni, che sia o no rappresentazione grafica del parlato, come accade nelle scritture della musica, dell'algebra, della chimica, della cartografia e altri.

Scrittura Vinča

La scrittura Vinča, nota anche come alfabeto Vinča o scrittura Vinča-Turdaș, è un insieme di caratteri trovati su alcuni manufatti preistorici provenienti dall'Europa sud-orientale.

Secondo la maggioranza degli esperti i simboli Vinča possono essere classificati come un sistema di protoscrittura, ovvero come un sistema di simboli che rimanda ad un concetto, ma non a una scrittura vera e propria.

Alcuni studiosi sostengono invece che si tratti del primo esempio di scrittura, appartenente alla cultura di Vinča, sviluppatasi lungo il corso del Danubio tra il VI e il III millennio a.C.. Secondo la maggior parte degli studiosi, tuttavia, l'insieme di simboli che la compongono non possono rappresentare un sistema di scrittura, data l'eccessiva ripetizione di alcuni di essi e l'estrema brevità delle successioni di caratteri. Si ritiene quindi che la prima vera testimonianza di scrittura rimanga la scrittura cuneiforme.

La scoperta di questo sistema simbolico risale al 1875, durante alcuni scavi archeologici eseguiti dall'archeologa ungherese Zsófia Torma presso la località rumena di Turdaș nel distretto di Hunedoara, dove vennero alla luce alcuni manufatti di terracotta contenenti alcuni simboli fino ad allora sconosciuti. Reperti molto simili vennero trovati nel 1908 nei pressi di Vinča, una località nelle prossimità di Belgrado, in Serbia, a circa 120 km dal primo ritrovamento. Successivamente altri reperti della stessa natura furono trovati nei pressi di Banjica, un altro sobborgo di Belgrado.

Questo sistema simbolico venne messo in relazione alle tavolette di Tărtăria, ritrovate dall'archeologo Nicolae Vlassa nel 1961 nei pressi di Săliștea in Romania. Secondo la datazione al carbonio dei reperti, questi risalirebbero a circa il IV millennio a.C., ovvero 1300 anni prima della scrittura cuneiforme. Dopo queste prime scoperte, sono stati trovati circa un migliaio di reperti della stessa natura, in diversi siti disseminati lungo tutto l'arco dei Balcani, in particolare in Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria orientale, Moldavia e Ucraina meridionale.

Gran parte dei simboli sono incisi su vasellame di terracotta, insieme a piccole statuette e manufatti di altra natura. Gran parte delle iscrizioni, circa l'85%, sono composte da singoli simboli. Essi sono in gran parte simboli astratti, mentre altri sono zoomorfi.

L'importanza di questi simboli consiste nel fatto che essi risalirebbero al IV millennio a.C. ovvero sarebbero una scrittura molto precedente a quella ritrovata ad Uruk. L'analisi di questi simboli ha mostrato una forte differenziazione rispetto alle scritture del Medio Oriente e i risultati portano ad ipotizzare che questi due sistemi si siano sviluppati nel tempo in maniera indipendente e separata. Esistono tuttavia delle analogie con altre iscrizioni e simboli trovati altrove, sempre risalenti al neolitico, come in Egitto, Creta e nella lontana Cina.

La natura e lo scopo di questi simboli rimangono tuttora sconosciuti. Non è infatti chiaro se essi siano stati prodotti con lo scopo di esprimere un linguaggio specifico, o se essi siano una sorta di alfabeto, sillabario o altro del genere. Sebbene siano stati fatti numerosi tentativi di decifrare i simboli, non esiste tuttavia una traduzione plausibile del loro significato.

Sigillo cilindrico

Un sigillo cilindrico è un cilindro sulla cui superficie laterale è impresso un particolare disegno in rilievo, usato nei tempi antichi per stampigliare una serie di simboli su una superficie bidimensionale, generalmente di argilla. Apparì inizialmente in Mesopotamia durante il periodo di Uruk II (Periodo protoliterate B), e una versione più avanzata ci fu con lo sviluppo della Scrittura cuneiforme. nel periodo tardo, furono usati anche per atti notarili or attestazione di stampe multiple su documenti in argilla.

Il sigillo stesso venne fatto con pietra dura, vetro, o ceramica come in Egitto (Faience). Molte varietà di materiali come l'ematite, ossidiana, steatite, ametista e Corniola furono usati per fare sigilli cilindrici, ma i lapislazzuli erano particolarmente comuni per la particolare bellezza delle pietre turchesi.

Mentre molti sigilli mesopotamici formavano un'immagine tramite l'uso di depressioni sulla superficie del cilindro (vedi foto sopra), alcuni cilindri stampano l'immagine usando delle aree in rilievo (vedi immagini sotto). La prima era usata prevalentemente sull'argilla bagnata; la seconda era usata generalmente su altre superfici bidimensionali.

Tavoletta (supporto)

Nel Vicino Oriente Antico, le tavolette di argilla (in accadico ṭuppu(m)) erano supporti per la scrittura, specialmente per la scrittura cuneiforme, a partire dall'Età del Bronzo fino a gran parte dell'Età del Ferro.

Ur

Ur (lingua sumera: Urim, Scrittura cuneiforme: 𒋀𒀕𒆠 URIM2KI o 𒋀𒀊𒆠 URIM5KI; arabo: أور) fu un'antica città della bassa Mesopotamia, situata vicino all'originale foce del Tigri e dell'Eufrate, sul golfo Persico.

A causa dell'accumulo di detriti, oggi le sue rovine si trovano nell'entroterra, nell'odierno Iraq, 15 chilometri a occidente dell'attuale corso dell'Eufrate vicino alla città di Nasiriyah (Governatorato di Dhi Qar), a sud di Baghdad. Oggi è chiamata Tell el-Mukayyar. Da un punto di vista archeologico gli scavi condotti a Ur hanno offerto centinaia di documenti scritti.

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