Penisola iberica

La penisola iberica si trova all'estrema propaggine sud-occidentale dell'Europa; ha una superficie di 583 000 km² ed è amministrativamente divisa tra quattro Paesi, benché i due maggiori, Spagna e Portogallo, ne assommino da soli quasi tutta l'estensione. Andorra è il più piccolo Paese indipendente della penisola, mentre Gibilterra è un territorio d'oltremare britannico.

La popolazione ammonta a 56.730.914 abitanti[2], insistenti soprattutto lungo le coste spagnole e portoghesi e nella regione di Madrid.

La penisola separa il Mar Mediterraneo dall'Oceano Atlantico e ha un confine naturale con il resto d'Europa nella catena dei Pirenei. La sua forma è rozzamente rettangolare e per effetto di ciò gran parte del suo territorio è lontana dal mare, il che causa nette differenze climatiche fra le parti costiere e quelle più interne. Il nome della regione deriva dagli Iberi, denominazione degli antichi abitanti del luogo (originari di tale regione) attribuita da Erodoto.

Penisola iberica
España y Portugal
La penisola iberica vista dal satellite.
Stati Spagna Spagna
Portogallo Portogallo
Andorra Andorra
Gibilterra Gibilterra (Regno Unito Regno Unito)
Superficie 596 740[1] km²
Abitanti 56 730 914
Densità 80[1] ab./km²
Lingue Spagnolo, portoghese, catalano, basco, dialetto aranese, inglese, llanito
Fusi orari UTC+0, UTC+1
Nome abitanti iberici
Spain

Etimologia

Si deve ai Greci il nome Iberia. Citato infatti da Erodoto nel V secolo a.C., indicava popolazioni stanziate presso il fiume Iber (forse l'Ebro, ma non necessariamente). I Romani latinizzarono il nome in Hiberia, tuttavia denominarono sempre le loro province iberiche come Hispania, utilizzando il toponimo cartaginese Span o Spania, forse con il significato di "occulto" (per indicare un paese nascosto o remoto). Da ciò derivò la coincidenza ed intercambiabilità dei concetti di iberico e di ispanico o spagnolo, coincidenza che venne meno solo successivamente al 1640, allorquando nella regione si affiancò allo Stato spagnolo un'altra importante ed ampia realtà politica: il Portogallo.

Geografia fisica

Iberian Peninsula at Night - NASA Earth Observatory
Vista notturna della penisola iberica (foto NASA).

I confini della penisola iberica sono costituiti per il 90% (circa 4.100 km) da coste marine (golfo di Biscaglia, oceano Atlantico, mar Mediterraneo, mare di Alborán, stretto di Gibilterra) e per il restante 10% (435 km) dalla catena pireneica.

Altopiani

La maggior parte del territorio continentale della penisola è costituita da un grande altopiano, la Meseta, con un'altezza media di circa 600-800 m. Questa conformazione è all'origine del clima continentale che ne caratterizza le regioni non costiere.

Sistemi montuosi

I sistemi montuosi principali sono:

Idrografia

L'idrografia è pesantemente condizionata dalla presenza di estesi altipiani e dalla scarsità delle precipitazioni sulla maggior parte della penisola.

Rios peninsula Iberica-es
Mappa dei fiumi principali della penisola iberica.

La rete fluviale della penisola è ricca, ma di portata regolare sono solo i brevi fiumi del nord, grazie al clima umido oceanico. L'inclinazione prevalente della meseta verso ovest orienta verso l'Atlantico lo sbocco di gran parte dei fiumi peninsulari eccetto uno, ovvero l'unico fiume importante che sbocca nel Mediterraneo: l'Ebro. Per la forza delle maree oceaniche, i fiumi che sfociano nell'atlantico hanno tutti uno sbocco a estuario. I maggiori sono, da nord a sud:

  • il Miño (lungo 310 km), che nasce in Spagna, nella Cordillera Cantàbrica, e costituisce la frontiera nord tra Spagna e Portogallo;
  • il Duero (Douro, in portoghese, lungo 895 km), che nasce in Spagna, nel Sistema iberico, attraversa tra l'altro Burgos, Valladolid, e sfocia a Porto;
  • il Tago (Tejo, in portoghese, il fiume più lungo della penisola, con i suoi 1.007 km), che nasce anch'esso in Spagna nel Sistema Iberico, attraversa fra l'altro Toledo e sfocia nel grande estuario e porto di Lisbona;
  • il Guadiana (lungo 778 km), che nasce anch'esso in Spagna nel Sistema Centrale, sfocia nel golfo di Cadice e segna alcuni tratti della frontiera est del Portogallo con la Spagna (città di confine, Badajoz);
  • il Guadalquivir, il fiume dell'Andalusia (lungo 657 km), che corre tutto in terra spagnola ed è navigabile fino a Siviglia (un tempo lo era fino a Cordova);
  • il Segura, nasce presso la Sierra omonima e sfocia presso Guardamar del Segura nel mar Mediterraneo. Purtroppo, per la siccità in cui versa è il fiume più inquinato della Spagna. Esso però, ha un carattere assai capriccioso: al fronte della siccità (e dunque della bassa portata), durante le piogge torrenziali che si verificano ogni 5-9 anni, esonda assai facilmente, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e provocando svariate vittime.

Il principale fiume che sfocia nel Mediterraneo è l'Ebro (lungo 910 km), che nasce nella Cordillera Cantàbrica e il cui ampio e complesso bacino attraversa tutto il corpo della Penisola da nordovest a sudest. È il fiume di maggiore portata della Penisola, soggetto a piene invernali e primaverili, attraversa fra l'altro Saragozza, e finisce in un delta a due bracci sede della zona umida più vasta del Mediterraneo occidentale, sede di grandi coltivazioni di riso e classificata parco naturale.

Non ci sono laghi rilevanti, la regione è attraversata principalmente da fiumi.

La maggiore esposizione costiera (55%) è rivolta verso l'Atlantico, separato dal versante mediterraneo (che sviluppa circa 1.660 km di costa) dallo stretto di Gibilterra. Le coste sono ripide e montuose nella fascia settentrionale (tanto da formare, in Galizia, una sorta di fiordi, detti rìas), poi digradano dal Portogallo meridionale e diventano generalmente pianeggianti sul versante mediterraneo.

La costa nord est del versante Atlantico è denominata golfo di Biscaglia, quella a sud-ovest Golfo di Cadice. La costa mediterranea è denominata (procedendo da sud verso nordest): Costa del Sol, Costa Blanca, Costa del Azahar, Costa Daurada, Costa Brava.

Isole

Di fronte alla Costa del Azahar è posto l'arcipelago delle Baleari, composto da due gruppi di isole di diversa natura geologica: a nordest le Gimnesie, di cui le principali sono Maiorca, Minorca e Cabrera; più vicine alla costa le Pitiuse: Ibiza, Formentera e i loro isolotti.

Punti estremi

Geografia politica

Politicamente la penisola iberica è divisa in vari Stati e dipendenze elencati nella tabella seguente:

Nome Popolazione Estensione (km²) Capitale Lingua/e ufficiali
Spagna Spagna 46.063.511 505.519 Escudo de Madrid.svg Madrid spagnolo (castigliano)
gallego, basco, catalano, aranese
Portogallo Portogallo 10.555.853 92.266 LSB.png Lisbona portoghese, mirandese
Andorra Andorra 71.800 467,76 Escut d'Andorra la Vella.svg Andorra la Vella catalano
Gibilterra Gibilterra 27.714 6,5 Coat of arms of Gibraltar1.svg Gibilterra inglese
Totale 56.730.913 598.798

Storia

Epoca preistorica: Iberi, Celti, Celtiberi

Nel nord della penisola popolazioni autoctone (dette solo convenzionalmente Iberi, come si è visto sopra) hanno lasciato tracce fin dall'epoca neolitica: risalgono a circa 15.000 anni prima dell'era moderna le straordinarie pitture rupestri delle grotta di Altamira, attribuite a cacciatori neolitici, e ancora in Cantabria sono state scavate (VI millennio a.C.) strutture megalitiche e fondi di capanne a Penha Oviedo.
Il territorio, che doveva essere scarsamente popolato, fu successivamente occupato dai Celti, battagliera popolazione indoeuropea le cui varie tribù, migrando dalle originarie pianure dell'Europa centrale, si espansero a partire dal III millennio a.C. verso occidente (fino all'Irlanda e poi lungo la costa atlantica ispanica) e verso sud (i Celti), in parte assoggettando le popolazioni autoctone e in parte mischiandosi ad esse (qui, i Celti stanziati nella meseta centrale divennero i Celtiberi, quelli localizzati a nordovest e ad ovest si chiamarono Lusitani).

Epoca protostorica: Fenici, Cartaginesi, Greci, Etruschi

La diffusione dell'uso dei metalli nelle civiltà mediterranee orientali determinò la crescita del traffico marittimo finalizzato agli scambi nell'intero bacino. Ne conseguì, sulle coste (comprese le Baleari) e lungo il corso dei fiumi maggiori della penisola iberica, l'avvicendarsi lungo il I millennio a.C. di molti insediamenti di popolazioni provenienti da oriente: sono attestate presenze fenicio-cartaginesi (800/750-625/600) nel Sud, poi greche (625/600-540/530) - di cui la più nota e certa è Cadice, in Andalusia; di Tartesso, benché citatissima, non si è mai definito con esattezza il sito; infine anche etrusche a partire dal 590/570 con un apice dal 570/560 al 540/530.
La convivenza di queste colonie, in forte concorrenza tra loro e con le popolazioni preesistenti, fu a volte pacifica e a volte no; certo le Guerre Puniche ne costituirono la fase conclusiva, ad esclusivo beneficio dei Romani.

Epoca romana: le Provincia Hispania dal II secolo a.C. al V secolo

Conquista Hispania
La penisola iberica ai tempi della Spagna romana.

Fu nella Penisola iberica che si costituirono, nel 197 a.C., le prime due province romane fuori dalla Penisola italica: la Hispania citerior, comprendente la fascia costiera ad est dal basso corso dell'Ebro fino a Carthago Nova e la Hispania superior, che occupava la zona a sud-ovest. La Penisola restava tuttavia solo parzialmente conquistata, perdurando l'influenza dei Cartaginesi a sud e la resistenza delle bellicose popolazioni lusitane e celtibere a nord. La colonizzazione romana poté dirsi definitiva solo con la distruzione di Numanzia nel 133 a.C., e da allora le Hispaniae si avviarono a diventare le province tra le più ricche e meglio romanizzate del successivo impero.
Augusto ne riorganizzò la suddivisione amministrativa in 3 province: la Betica (Provincia Hispania Ulterior Baetica), con capitale Cordova, corrispondente all'odierna Andalusia; la Lusitania (Provincia Hispania Ulterior Lusitania), comprendente l'odierno Portogallo centro-meridionale e parte della Spagna centrale, separata dalla Betica dal fiume Guadiana e con capitale Merida; e la Tarraconensis (Provincia Hispania Citerior, la più ampia, estesa dalla Catalogna alla Galizia e al nord del Portogallo, con capitale Tarragona).

I regni barbarici di Vandali, Suebi e Visigoti (409-711)

Hispania 560 AD
La penisola iberica attorno al 560, al tempo del dominio dei Visigoti.

La dissoluzione del sistema imperiale romano provocata dalla pressione delle popolazioni centroeuropee raggiunse, già nel V secolo, l'estremo occidente d'Europa. Per primi arrivarono dalla Gallia, nel 409, assieme ai Suebi ed agli Alani, i Vandali, partiti dai paesi baltici sotto la spinta degli Unni, che occuparono rapidamente l'intera Penisola per poi passare in Nordafrica e invadendo, in seguito, anche le Baleari, la Corsica, la Sardegna, la Sicilia. Della loro breve dominazione rimasero nella Penisola iberica pochi gruppi nel territorio centrale.
Mentre i Suebi costituirono un regno nel nord-ovest della penisola, che fu conquistato dai Visigoti, nel 585.
Furono i Visigoti, autorizzati dall'Imperatore Onorio a stanziarsi in Gallia, che, nel 416, passati in Spagna, per conto dell'imperatore, sconfissero gli Alani e i Vandali Silingi e costrinsero i Vandali Asdingi nella Betica, e poi, nel 429, in Africa, assieme agli Alani superstiti. Per alcuni decenni il regno dei Visigoti si estese dalla Gallia all'Oceano Atlantico, per poi ridursi, dopo il 509 alla sola penisola iberica e la Settimania poi con l'abbandono dell'arianesimo, nel III Concilio di Toledo, nel 589, sembrò consentire l'integrazione del popolo barbarico nella tradizione latina, ormai ufficialmente cristiana, nel regno di Toledo.

Il dominio musulmano e la Reconquista (711-1492)

L'invasione dei musulmani toccò nel 710 Algeciras (sullo stretto di Gibilterra) con una serie di incursioni guidate da Tarif ibn Malik. La vera occupazione iniziò però nel 711 in seguito alla spedizione organizzata dal berbero Tariq ibn Ziyad che dette il suo nome al promontorio antistante la costa africana (Jabal Tàriq, "la Montagna di Tàriq). I suoi 7.000 uomini attaccarono il 19 luglio 711 l'esercito visigoto sul Rio Barbate (o sul fiume Guadalete) e travolsero re Roderigo grazie alla defezione di Achila, figlio del precedente re Vitiza, che intendeva vendicare il padre, il cui trono era stato usurpato appunto da Roderigo. I musulmani avanzarono rapidamente e conquistarono Écija, Cordova e Toledo, insediando a Cordova un loro governo che dipendeva dal governatorato nordafricano di Qayrawan. Nel giugno 712, altri 18 mila uomini vennero a rafforzare la presenza islamica e da quel momento il bilad al-Andalus divenne sempre più potente e in grado di controllare stabilmente il territorio.

L'etimologia della parola Andalusia o al-Andalus che una lectio facilior propone imperterrita da tempo come "paese dei Vandali" non ha alcun motivo logico ed etimologico di esistere. È sufficientemente dimostrato dagli studiosi più accreditati che la parola deriva invece dal goto “Landahlauts” (lotti terrieri), i "feudi" cioè attribuiti ai nobili visigoti. Gli Arabi apposero il loro articolo determinativo "al" a tale parola, originando l'aggettivo "al-Landahlautsiyya". L'espressione originaria era dunque "bilàd al-landahlautsiyya" (paese dei feudi gotici) che si semplificò in "bilàd al-andalusiyya" e che originò il toponimo "al-Andalus"[3].

L'avanzata arabo-berbera islamica coinvolse la Settimania, la Linguadoca e il Rossiglione. Nel 725 Anbasa ibn Suhaym al-Kalbi conquistò Carcassonne giungendo fino a Nîmes, Autun e Luxeuil, fruendo del valido aiuto del duca franco d'Aquitania Eudes (Ottone). Nel 732 il governatore ‘Abd al-Rahmān ibn ‘Abd Allāh al-Ghāfiqī penetrò verso Tours ma il Maggiordomo di palazzo d'Austrasia, Carlo Martello lo sconfisse a Poitiers in una battaglia che le fonti arabe chiamarono del balāt al-shuhadā' (il lasticato dei màrtiri).

Bloccato questo tentativo di espansione oltre i Pirenei, Pelayo, nobile visigoto cristiano, si ritagliò nel 722, con la battaglia di Covadonga, nelle Asturie, un regno che sarà chiamato asturleonese per il fatto di avere come propria capitale León (la romana Legio Septima Gemina). Suo figlio Alfonso I il Cattolico allargò i confini del regno all'Astorga, alla Vecchia Castiglia e a buona parte della Galizia, all'Álava e al versante meridionale dei monti cantabrici. Tra varie vicende di conversioni all'Islam e ribellioni di nobili, il dominio arabo, inizialmente poco strutturato ma efficace, si stabilizzò per alcuni secoli nella maggior parte della Penisola iberica. Alcune fonti considerano in effetti inadeguata la definizione di Reconquista per la storia della Penisola iberica tra il 718 e il 1492, e preferiscono definire questo lungo periodo, caratterizzato dalla coesistenza tra regni cristiani ed emirati musulmani, come "conquista cristiana" della Penisola contro il dominio musulmano che si era consolidato nel sud.

Il punto più alto della presenza araba in al-Andalus fu il califfato indipendente stabilito nel X secolo da 'Abd al-Rahmàn III, che aprì per le regioni interessate un'epoca di grande tolleranza, prosperità e sviluppo delle città (Cordova fu a quel tempo la città più grande dell'Europa occidentale, con i suoi 500.000 abitanti).
Tra alleanze dinastiche e guerre di religione assimilate alle Crociate (non a caso la parola cruzada è spagnola), tra battaglie vinte e sempre più spesso perdute dai califfi, la fine del Medioevo trovò comunque la Penisola divisa in quattro regni cristiani (Castiglia, Aragona, Navarra, assorbita a metà del XVI secolo dalla Castiglia) e Portogallo più il sultanato musulmano di Granada.

Il 1492 è l'anno che segna alcuni eventi epocali che orienteranno la storia della Penisola iberica nei secoli successivi: la caduta di Granada, la cacciata degli ebrei (l'Inquisizione era arrivata alla corte di Castiglia nel 1478) e la scoperta dell'America.
Da qui in poi la storia della Penisola iberica diventa la storia dei suoi Stati nazionali.

Iberismo

Iberian Peninsula antique map
Mappa della penisola iberica risalente al XVIII secolo.

Nel XVIII secolo, attraverso le idee di alcuni pensatori iberici e a partire dai fatti che portarono Italia e Germania all'indipendenza, nasce l'iberismo, non un vero e proprio movimento, ma un'idea secondo la quale la penisola iberica deve essere unita politicamente. Tra i sostenitori di ciò vi era lo scrittore portoghese José Saramago.

Record mondiali

  • La penisola iberica è il maggiore produttore di olio d'oliva: ben 6.020.000 q annui.
  • La penisola iberica è anche il maggiore produttore di mercurio: circa 1497 t annue.

Nome della penisola iberica nelle diverse lingue ufficiali e co-ufficiali

Note

  1. ^ a b Penisola Ibèrica, in Sapere.it, De Agostini, 2012.
  2. ^ Somma delle popolazioni di Andorra, Portogallo, Spagna, Alta Cerdagna e Gibilterra
  3. ^ Heinz Halm, “al-Andalus und Gothica Sors”, in: Die Welt des Orients, 66, 1989, p. 252 e segg.

Bibliografia

  • Americo Castro, La Spagna nella sua realtà storica, Firenze, Sansoni, 1955
  • José Saramago, La zattera di pietra, Einaudi, 1997
  • Howard J. Wiarda, Margaret MacLeish Mott, Catholic Roots and Democratic Flowers: Political Systems in Spain and Portugal, 0275970221, 9780275970222, 0275970183, 9780275970185, Praeger, 2001

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Al-Andalus

al-Andalus (in arabo: الأندلس‎) è il nome che gli arabi dettero alla parte della Penisola Iberica e della Settimania, al sud della Gallia da essi controllata e governata.L'opinione più diffusa afferma che il nome al-Andalus (da cui deriva anche il nome della regione dell'Andalusia) derivi da un ipotetico "Vandalusia" ('la terra dei Vandali'); ciononostante, uno studio più recente propone che il termine derivi piuttosto dall'espressione in lingua gotica Landahlauts ('lotti terrieri', cioè i "feudi" attribuiti ai nobili visigoti).

Califfato di Cordova

Il Califfato di Cordova (arabo: خليفة قرطبة Khilāfat Qurṭuba) governò sulla penisola iberica islamica (al-Andalus) e su alcune parti del Maghreb dalla città di Cordova, dal 929 al 1031. Questo periodo fu caratterizzato da importanti successi nei commerci e nella cultura: molti dei capolavori dell'Iberia islamica vennero realizzati in quel tempo e fra essi la Grande moschea di Cordova. Il titolo di Califfo (arabo: خليفة) fu rivendicato da Abd al-Rahman III il 16 gennaio 929; egli era noto, in precedenza, come Emiro di Cordova (arabo: أمير قرطبة). Tutti i califfi di Cordova erano membri della dinastia degli Omayyadi; la stessa dinastia aveva detenuto il titolo di Emiro di Cordova e governato sullo stesso territorio dal 756. Il governo del califfato è noto come l'apice della presenza araba nella penisola iberica anche se esso praticamente cessò nel 1010 con la guerra civile (fitna) che iniziò fra i discendenti dell'ultimo califfo legittimo Hisham II ed i successori del suo primo ministro (o hajib) al-Mansur Ibn Abī ‘Āmir. Il califfato era probabilmente anche esausto per i suoi eccessivi sforzi militari. In ogni caso esistette ufficialmente fino al 1031, quando si frantumò in numerosi staterelli indipendenti taifa.

Celtiberi

I Celtiberi erano popolazioni celtiche stanziate nell'antichità, a seguito di varie ondate migratorie, nella Penisola iberica. Dal nucleo originario, collocato nell'odierna Spagna centro-settentrionale, si estesero in seguito verso sud (nell'attuale Andalusia) e verso occidente, lungo le coste atlantiche della penisola (attuale Galizia). Frazionati (come tutti i Celti) in numerose tribù e sottomessi a Roma fin dal II secolo a.C. (Guerre celtibere), subirono un forte processo di assimilazione alla nuova cultura latina, finendo per dissolversi come popolo autonomo già a partire dall'Età augustea.

Conquista islamica della penisola iberica

La conquista islamica della Penisola iberica avvenne tra il 711 e il 718.

Decreto dell'Alhambra

Il decreto dell'Alhambra, noto anche come editto o decreto di Granada, è stato un decreto emanato il 31 marzo 1492 dai re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, con il quale diventava obbligatoria l'espulsione delle comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti a partire dal 31 luglio di quello stesso anno. Pochi anni dopo un provvedimento di tal genere e dai medesimi effetti entrò in vigore anche nel Regno portoghese con il sovrano Manuele I.

Europa continentale

L'Europa continentale, definita anche l'Europa sulla terraferma, o semplicemente il continente, è il continente europeo, senza le isole europee e, a volte, le penisole.

Come detto al termine vengono dati vari significati:

la definizione più diffusa di Europa continentale è l'Europa senza il Regno Unito, l'Irlanda, l'Islanda e le altre isole, includendo invece la penisola iberica, la penisola italiana e la penisola balcanica, nonché la Scandinavia.un'altra definizione meno comune di Europa continentale include solo: la Francia (senza la Corsica), la Germania, il Benelux, la Svizzera, il Liechtenstein, l’Austria e l'Europa orientale tranne i Balcani.una terza definizione include le penisole affacciate sul Mediterraneo per via dei facili contatti attraverso la terraferma col resto del continente, ma esclude la Scandinavia perché separata dal resto dell'Europa dal Mar Baltico; viene comunque inclusa la Danimarca.

Europa meridionale

Per Europa meridionale s'intende, dal punto di vista geografico e soprattutto politico e culturale, la parte d'Europa che si affaccia sul mar Mediterraneo, per convenzione separata dal resto del continente dai Pirenei e dalle Alpi e formata dalla penisola iberica, la penisola italiana, la parte sudoccidentale della penisola balcanica e da alcune isole situate nelle loro vicinanze.

Lusitania

La Lusitania era un'antica regione della Penisola Iberica. Era abitata dal popolo dei Lusitani, da cui prese il nome. Corrispondeva pressappoco all'attuale Portogallo centrale e meridionale più una parte limitata dell'altopiano interno spagnolo (l'odierna Estremadura).

L'origine dei Lusitani, popolo affine agli Iberi, è incerta. In età preromana erano insediati su un vasto territorio che si estendeva dal Duero al Tago e avevano cominciato ad espandersi a sud nell'Estremadura, a spese dei Vettoni, e nella valle della Guadiana, a spese dei Celti.

L'offensiva romana iniziò nel 179 a.C., finché furono sottomessi definitivamente da Ottaviano Augusto.

Merinidi

I Merinidi o Marinidi (in berbero: ⵉⵎⵔⵉⵏⴻⵏ, Imrinen, in arabo: مرينيون‎, Marīniyyūn o - sempre in arabo: بنو مرين‎, Banū Marīn - 1248-1465) furono una dinastia berbera appartenente al gruppo dei Banū Zanāta, che regnarono per due secoli su buona parte dell'attuale Marocco e che, per un breve periodo, imposero il proprio predominio su tutto il Maghreb e su parte della Spagna islamica.

La tribù d'origine dei Merinidi originariamente era costituita da nomadi che vivevano nel nord del Sahara della regione dell'Ifriqiya (attuale Tunisia). La desertificazione progressiva della regione e l'arrivo della tribù araba Banu Hilal li spinsero verso la parte più occidentale del Maghreb, dove si stabilirono nel bacino dell'alto corso del fiume Mulūyā), tra le città di Figuig e Sigilmassa.

I Merinidi prendono il nome dal loro antenato Marin ibn Wartajan al-Zanati.Dopo che, nel 1212, gli Almohadi nella Penisola iberica, furono sconfitti dall'unione degli eserciti castigliani, aragonesi-catalani, navarresi e portoghesi (non parteciparono alla battaglia solo le truppe del León), nella battaglia di Las Navas de Tolosa, dal 1215, i Merinidi iniziarono a combattere i loro correligionari per sostituirsi ad essi nel governo della parte occidentale del Maghreb, riuscendo nell'impresa in una quarantina d'anni. Il loro nuovo dominio si estendeva dal Mar Mediterraneo ai monti del Rif e dell'Atlante, all'Oceano Atlantico, con le città di Taza e Fès in posizione centrale. Nel 1269, posero fine alla dinastia almohade, con la presa di Marrakesh, ultimo loro baluardo.

Dal 1275, i Merinidi parteciparono attivamente alle lotte dei Nasridi del Sultanato di Granada contro gli attacchi dei regni cristiani della penisola iberica. Nel XIV secolo tentarono anzi di estendere il loro dominio sulla penisola, riuscendo a riconquistare Gibilterra e una parte dell'Andalusia (1333), ma furono fermati all'assedio di Tarifa e con la sconfitta subita, assieme al loro alleato, il Sultano di Granada, Yūsuf I, al rio Salado (detta anche Battaglia di Tarifa), nel 1340, ad opera di truppe castigliane e portoghesi, dovettero abbandonare definitivamente la penisola iberica.

Nel 1358, alla morte del re merinide, Abū ʿInān Fāris, ucciso da uno dei suoi visir, iniziò la decadenza della dinastia: fatto che permise ai regni cristiani della penisola iberica di portare la guerra sul loro dominio, permettendo loro di installarsi in alcune località della costa. Contemporaneamente i loro visir accrescevano sempre più i loro poteri sino a che una famiglia di visir (i Banū Wattāṣ, o Wattasidi) esautorò definitivamente i Merinidi, sostituendosi a loro nell'esercizio del governo ed assumendo i pieni poteri sulle regioni dell'attuale Marocco.

Amanti della cultura e delle arti, i Merinidi svilupparono Fès, la loro capitale, come importante centro culturale di apprendimento, con la costruzione di palazzi, infrastrutture, fortificazioni, fontane, giardini e soprattutto edifici religiosi splendidamente decorati, costruirono arsenali e porti a Ceuta e a Salé. Contrariamente alle dinastie che li avevano preceduti (Almoravidi e Almohadi), i Merinidi non furono mossi da zelo religioso e il loro governo fu caratterizzato da una politica di tolleranza religiosa verso la minoranza ebraica, e verso i cristiani iberici, che spesso i sultani della dinastia utilizzarono come mercenari (Farfanes).

La produzione letteraria in epoca merinide è abbondante e varia, spaziando dalla poesia alla biografia, dall’agiografia alla filosofia e alla geografia, con Ibn Battuta e al-Abdari. Grande sviluppo ebbe la storiografia, con opere importanti come quelle di Ibn Idhari e Ibn Khaldun.

Mori (storia)

Il termine moro è usato in contesto non-islamico per indicare i musulmani, specialmente berberi (gli Arabi erano chiamati Saraceni o Agareni) che popolarono parte non trascurabile della Penisola iberica (al-Andalus) per oltre 800 anni e la Sicilia (Emirato di Sicilia) per 264 anni (dall'827 al 1091) e che tuttora costituiscono l'elemento fondamentale autoctono nordafricano.

Il termine fu coniato dal tardo latino Mōrus, che proviene da Maurus, "Mauro, abitante della Mauretania" dal greco Mauros, Μαύρος".

Infatti la massima parte dei musulmani nella penisola iberica non erano Arabi ma Berberi, abitanti del Nordafrica (nella tarda latinità la Mauretania comprendeva anche gran parte dell'antica Numidia). Il termine Mori o Mauri è stato a lungo usato per indicare i nordafricani in contrapposizione a europei, Arabi e Turchi, prima che prendesse piede l'uso improprio, diffuso soprattutto a partire dall'epoca di Napoleone III, di chiamare indistintamente Arabi tutti i nordafricani musulmani.

Il termine "Moro" è a lungo servito all'epoca a tracciare una netta linea demarcativa non solo religiosa ma anche "etnica" fra gli abitanti cristiani dell'Europa e i musulmani. "Moro" si è infatti sovrapposto alla parola mediterranea, attestata anche nel greco, che indica qualcosa di scuro, per esempio scuro di carnagione, caratteristica questa sostanzialmente presente nell'elemento berbero.

Semanticamente, in un'epoca di più puntuale precisione scientifica (quindi anche lessicografica), il termine ha finito con l'acquisire un'accezione sostanzialmente denigratoria.

Secondo Mario Alinei, esistendo diversi toponimi in ambito celtico, dall'Atlantico al Mediterraneo, il termine potrebbe derivare o essersi incrociato con l'originale dei galiziani mouras (mora), mouros (moro), termini, indicanti i megaliti, connessi a una radice celtica *mrvos che significa "morto, essere soprannaturale, gigante".

Pitture rupestri del bacino del Mediterraneo nella penisola iberica

Le Pitture rupestri del bacino del Mediterraneo nella penisola iberica costituiscono uno dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO fin dal 1998.

Portoghesi

I portoghesi (in lingua portoghese: portugueses) sono un gruppo etnico latino nativo della repubblica del Portogallo, nella Penisola iberica occidentale. La loro lingua predominante è il portoghese, mentre la religione maggiormente diffusa è il cattolicesimo romano.

Fondatori di un impero mondiale, i portoghesi si sono diffusi, per colonizzazione e per emigrazione, nelle Americhe, in Africa e in Asia.

Reconquista

La Reconquista ([rekoŋˈkista], spagnolo e portoghese per "riconquista") fu il periodo durato 750 anni in cui avvenne la conquista dei regni moreschi musulmani di al-Andalus (dall'arabo الأندلس: come i musulmani chiamavano la parte di Penisola iberica da loro dominata dove si trovano le attuali Spagna e Portogallo meridionali) da parte degli eserciti cristiani, che culminò il 2 gennaio 1492, quando Ferdinando e Isabella, Los Reyes Católicos ("I Re Cattolici"), espulsero dalla penisola l'ultimo dei governanti musulmani, Boabdil di Granada, unendo gran parte della Spagna odierna sotto il loro potere (la Navarra verrà incorporata solo nel 1512).

Il Portogallo invece era già nato nel 1139 come regno completamente autonomo.

Sefarditi

Erano detti sefarditi (dall'ebraico ספרד - Sefarad, "Spagna") gli ebrei abitanti la penisola iberica.

Nel Tanakh, l'insieme dei libri che compongono la bibbia ebraica, nel libro di Abdia (Haftarah di Vayishlach), e solo qui in tutto il Tanakh, troviamo il termine Sepharad per indicare una non meglio identificata città vicino-orientale. Tale luogo è tuttora dibattuto, ma "Sefaràd" fu identificata da ebrei successivi come la penisola iberica e ancora significa "Spagna" o "spagnolo" in ebraico moderno. Si riferisce quindi ai discendenti di coloni ebrei originari del Vicino Oriente, che vivevano nella penisola iberica fino al momento dell'Inquisizione spagnola; si può anche riferire a coloro che usano lo stile sefardita nella loro liturgia, o si definiscono sefarditi per le tradizioni e usanze che mantengono, provenienti dal periodo iberico: in base a ciò, il termine ebreo sefardita indica la persona che segue la Halakhah sefardita.

Sindacalismo nazionale

Il sindacalismo nazionale (anche nazionalsindacalismo e falangismo) è una variante del sindacalismo, tipicamente associato con quella parte interventista del movimento operaio in Italia, che in seguito avrebbe sostenuto il Partito Nazionale Fascista di Benito Mussolini all'interno del sindacalismo fascista. Oggi, esso si basa sul rifiuto del concetto puro di lotta di classe, anteponendo gli interessi nazionali a quelli di classe, e negando l'avversione tra capitalismo e lavoratori, collocandosi nell'ambito della politico della destra sociale, a destra del sindacalismo classico, tradizionalmente collocato a sinistra.

Spagnoli

Gli spagnoli rappresentano i gruppi etnici che conformano la nazionalità della Spagna.

La nazionalità spagnola è pertanto multiculturale e riflette la lunga e complessa storia del Paese.

Gli spagnoli parlano la lingua spagnola, più correttamente definibile castigliano, lingua ufficiale della Spagna, il catalano e le sue varietà (valenciano, maiorchino, ecc.), il galiziano e il basco. Parte di coloro che hanno come lingua madre un idioma diverso dal castigliano non si considerano spagnoli.

Le origini del popolo spagnolo vanno ricercate nelle popolazioni autoctone iberiche e celtibere e, in minor misura, fenicie e greche che, a partire dal III secolo a.C. si mescolarono con i romani. Questi ultimi impressero la propria lingua e cultura, in forma indelebile, alla Spagna e al suo popolo. Fra gli apporti successivi vi furono quelli germanici (dal V secolo d.C.) durante le invasioni barbariche ed islamici, legati alla lunga presenza musulmana nel sud della penisola iberica che si concluse con la Reconquista effettuata dai regni cristiani del nord. (VIII-XV secolo).

La maggior parte degli spagnoli aderisce alla chiesa cattolica, sebbene esistano minoranze storiche legate ad altre confessioni cristiane e non cristiane.

Tabella cronologica dei regni della Penisola iberica

(Questa tabella è puramente orientativa. Mancano i vari governatori arabi e musulmani di al-Andalus, dopo la deposizione (1031) dell'ultimo califfo di Cordova, Hishām III.)

La storia e la cronologia dei regni che si crearono, nella penisola iberica, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e le invasioni dei diversi popoli germanici può essere datata dall'inizio del V secolo d.C.

La configurazione della Spagna come Stato moderno si iniziò a definire nella parte finale della Reconquista con l'unificazione dei distinti regni cristiani (gli stessi che si vennero a formare dopo l'invasione araba del 711) e si può considerare terminata con la guerra di successione spagnola.

Il Portogallo invece iniziò a conformarsi come entità statuale indipendente fin dal XII secolo, raggiungendo le dimensioni attuali nell'ambito della penisola iberica (senza cioè le Azzorre e Madera, occupate successivamente) attorno alla metà del XIII secolo, con la riconquista dell'Algarve (1249-1250).

Tago

Il Tago (Tajo in spagnolo e Tejo in portoghese) è il fiume più lungo della Penisola iberica, che attraversa con un corso di circa 1008 km; di cui 716 percorsi in Spagna e 292 in Portogallo.

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