Palestinesi

Palestinesi (da "Palestina", a sua volta dal greco Palaistine, in arabo: الفلسطينيون‎, al-filasīniyyūn) è un etnonimo per indicare un popolo arabofono, di origine araba e semitica, dell'area geografica definita come Palestina.[8][9][10][11][12][13][14][15][16] Nonostante l'esodo del 1948, circa metà dei palestinesi nel mondo continua a vivere negli stati di Palestina e Israele all'interno della Palestina storica,[1] dove i palestinesi costituiscono circa metà della popolazione (mentre l'altra metà è composta da ebrei).[17]

Palestinesi
الفلسطينيون (al-Filasṭīniyyūn)
Ramallah-Family-1905
Famiglia palestinese di Ramallah (1905)
 
Luogo d'originePalestina Palestina
Popolazione~ 12,37 milioni (2015)[1]
Linguaarabo palestinese, dialetti arabi e altre lingue a seconda del Paese di residenza.
ReligioneIslam (Sunnismo)
Cristianesimo
Gruppi correlatialtre popolazioni semitiche e mediterranee
Distribuzione
Palestina Stato di Palestina 4 750 000[1]
 – Cisgiordania 2 900 000[1]
 – Striscia di Gaza 1 850 000[1]
Giordania Giordania 3 520 000[2]
Israele Israele 1 470 000[1]
Siria Siria 675 000[2]
Cile Cile 500 000[3]
Libano Libano 455 000[2]
Arabia Saudita Arabia Saudita 374 000[2]
Egitto Egitto 70 245
Stati Uniti Stati Uniti 67 842[4]
Honduras Honduras 54 000[2]
Brasile Brasile 50 000[5]
Kuwait Kuwait 50 000
Iraq Iraq 34 000[6]
Yemen Yemen 25 000[2]
Canada Canada 23 975[7]
Australia Australia 15 000
Colombia Colombia 12 000[2]
Guatemala Guatemala 1 400[2]

Storia

Gli arabi residenti in Palestina cominciarono ad usare diffusamente il termine "palestinese" per indicare il concetto nazionalista di un popolo palestinese nel periodo precedente alla prima guerra mondiale.[13] Nei diciannove giornali fondati in Palestina tra il 1908 e il 1914, erano frequenti i riferimenti a una peculiare nazione palestinese (al-umma al-filistiniyya in arabo), tra l'altro in contrapposizione all'immigrazione sionista percepita come una minaccia all'identità di tale nazione. Elementi costitutivi di tale identità erano la provenienza dalla regione a ovest del fiume Giordano nota da secoli in arabo come Filastin e considerata dai musulmani terra santa (al-Ard al-Muqaddasa), l'attaccamento a un particolare villaggio e l'appartenenza a uno specifico clan familiare, l'uso di un particolare dialetto arabo (arabo palestinese), la religione (in maggioranza l'islam sunnita, ma con minoranze cristiane, sciite e druse) e gli usi locali. Al contempo, la nazione palestinese era sentita come parte del mondo arabo e del Bilad al-Sham ("Grande Siria") in particolare.[18] Durante il periodo del mandato britannico della Palestina, il termine "palestinese", sebbene fosse usato anche per riferirsi a ogni cittadino del mandato (inclusi gli ebrei; la brigata ebraica -composta esclusivamente da ebrei- che ha combattuto durante la II Guerra Mondiale a fianco degli alleati, inquadrata nell'esercito britannico, venne allora chiamata Brigata Palestinese) diventerà poi riferito alla popolazione arabofona quando riferito a una specifica identità nazionale (anziché alla cittadinanza), e apparve frequentemente in libri, riviste e giornali arabi per tutto il periodo del mandato.[19] Nel dicembre 1920, gli arabi palestinesi in un congresso tenutosi a Haifa dichiararono che la Palestina era un'entità araba autonoma e rifiutarono le rivendicazioni ebraiche sulla Palestina.[20] Dopo l'esodo del 1948, e ancor più dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, il termine è venuto a significare non solo un luogo di origine, ma anche il senso di un comune passato e futuro da attuarsi in forma di uno Stato-nazione palestinese, lo Stato di Palestina, da situarsi su Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est.[20][21][22][23] Controversie sull'uso politico del termine sono sorte spesso, in base ad alcune dichiarazioni di leader palestinesi come Zuhayr Muhsin.[24]

Nel diritto internazionale

Il popolo palestinese è rappresentato davanti alla comunità internazionale dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), nata nel 1964 e riconosciuta dall'ONU come rappresentante del popolo palestinese nel 1974[25]. Nel 2012, l'ONU ha anche riconosciuto lo Stato di Palestina proclamato dall'OLP nel 1988.[26] In seguito agli accordi di Oslo tra Israele e OLP è stato istituito un organismo di auto-governo palestinese ad interim su parte della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, detto Autorità Nazionale Palestinese. Essa ha organi legislativi con poteri sovrani, in particolare il Consiglio Legislativo Palestinese (o Parlamento palestinese) con sede a Ramallah, i cui membri sono eletti a suffragio universale dagli abitanti dei territori palestinesi.

Demografia

Il totale della popolazione palestinese in tutto il mondo era stimato dall'Ufficio Centrale di Statistica dello Stato di Palestina in 12,37 milioni di persone alla fine del 2015: 4,75 milioni nello Stato di Palestina (di cui 2,9 milioni in Cisgiordania e 1,85 milioni nella Striscia di Gaza), 1,47 milioni in Israele (dove sono detti cittadini arabi di Israele), 5,46 milioni in Paesi arabi (soprattutto in Giordania, Siria e Libano) e 685.000 nel resto del mondo.[1] Al 1º gennaio 2015, 5.149.742 erano registrati dall'UNRWA come rifugiati palestinesi in Giordania, Siria, Libano, Cisgiordania e Striscia di Gaza; di questi molti risiedevano nei campi-profughi palestinesi.[27]

I palestinesi sono prevalentemente musulmani sunniti, anche se vi è una significativa minoranza sciita concentrata soprattutto nel sud del Libano. Gli appartenenti alla comunità cristiana sono localizzati principalmente nei distretti di Betlemme, Ramallah, Gerusalemme e nella regione della Galilea all'interno dello stato di Israele.

Galleria d'immagini

SaidSis

Edward Saïd da giovane nel 1940.

Saudi-palestine

Vestito palestinese

Breakfast poor betl

Famiglia povera a Betlemme 1910.

Mulsim-Women holy land bef 1890

Vestito di donna muslim XIX secolo.

Ramallah chat 1890

Abitanti a Ramallah.

Ramlah costumewo

Vestito di donna di Ramallah 1910.

Girl ramallah

Vestito di donna di Ramallah 1910.

Gossip bethlehem women home

Vicini si intrattengono 1910.

Note

  1. ^ a b c d e f g Palestinians at the End of 2015, in Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS), 30 dicembre 2015.
  2. ^ a b c d e f g h (EN) Joshua Project, Arab, Palestinian Ethnic People in all Countries, Joshua Project. URL consultato il 20 giugno 2016.
  3. ^ (ES) La Ventana - Littin: «Quiero que esta película sea una contribución a la paz», Laventana.casa.cult.cu. URL consultato il 22 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2009).
  4. ^ (EN) American FactFinder, Factfinder.census.gov. URL consultato il 22 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 21 maggio 2008).
  5. ^ Governo do Estado de São Paulo - Memorial do Imigrante Archiviato il 25 aprile 2006 in Internet Archive.
  6. ^ Factsheet: Palestinian Refugees in Iraq Archiviato il 20 luglio 2009 in Internet Archive.
  7. ^ (EN) Ethnic Origin (247), Single and Multiple Ethnic Origin Responses (3) and Sex (3) for the Population of Canada, Provinces, Territories, Census Metropolitan Areas and Census Agg..., 2.statcan.ca. URL consultato il 22 aprile 2009.
  8. ^ Palestina, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 18 maggio 2014.
    «Dopo il 1948, pertanto, la storia della P. venne a identificarsi, in larga misura, con quella dello Stato di Israele. Malgrado questa situazione la popolazione arabo-palestinese riuscì a mantenere un sentimento di identità nazionale e fin dagli anni 1950 i Palestinesi diedero vita a una resistenza culturale, politica e militare».
  9. ^ (EN) Alan Dowty, Israel/Palestine, Londra, Polity, 2008, p. 221, ISBN 978-0-7456-4243-7.
    «Palestinians are the descendants of all the indigenous peoples who lived in Palestine over the centuries; since the seventh century, they have been predominantly Muslim in religion and almost completely Arab in language and culture».
  10. ^ (EN) Bassam Abu-Libdeh, Peter D. Turnpenny e Ahmed Teebi, Genetic Disease in Palestine and Palestinians, in Dhavendra Kuma (a cura di), Genomics and Health in the Developing World, Oxford University Press, 2012, pp. 700-711, ISBN 0-19-537475-4.
    «Palestinians are an indigenous people who either live in, or originate from, historical Palestine… Although the Muslims guaranteed security and allowed religious freedom to all inhabitants of the region, the majority converted to Islam and adopted Arab culture».
  11. ^ (EN) Moshe Gil, A History of Palestine, 634-1099, Cambridge University Press, 1997 [1983], pp. 222-3, ISBN 0-521-59984-9.
    «David Ben-Gurion and Yitzhak Ben-Zvi claimed that the population at the time of the Arab conquest was mainly Christian, of Jewish origins, which underwent conversion to avoid a tax burden, basing their argument on 'the fact that at the time of the Arab conquest, the population of Palestine was mainly Christian, and that during the Crusaders’ conquest some four hundred years later, it was mainly Muslim. As neither the Byzantines nor the Muslims carried out any large-scale population resettlement projects, the Christians were the offspring of the Jewish and Samaritan farmers who converted to Christianity in the Byzantine period; while the Muslim fellaheen in Palestine in modern times are descendants of those Christians who were the descendants of Jews, and had turned to Islam before the Crusaders’ conquest».
  12. ^ (EN) Nabih Amin Faris, (Palestine) From the Arab Conquest to 1900, in Encyclopædia Britannica, 9 settembre 2013. URL consultato il 18 maggio 2014.
    «The process of Arabization and Islamization was gaining momentum there. It was one of the mainstays of Umayyad power and was important in their struggle against both Iraq and the Arabian Peninsula… Conversions arising from convenience as well as conviction then increased. These conversions to Islam, together with a steady tribal inflow from the desert, changed the religious character of Palestine’s inhabitants. The predominantly Christian population gradually became predominantly Muslim and Arabic-speaking. At the same time, during the early years of Muslim control of the city, a small permanent Jewish population returned to Jerusalem after a 500-year absence».
  13. ^ a b (EN) Peter Marshall Fraser, The Term "Palestinian", in Encyclopædia Britannica, 9 settembre 2013. URL consultato il 18 maggio 2014.
    «The Arabs of Palestine began widely using the term Palestinian starting in the pre–World War I period to indicate the nationalist concept of a Palestinian people. But after 1948—and even more so after 1967—for Palestinians themselves the term came to signify not only a place of origin but also, more importantly, a sense of a shared past and future in the form of a Palestinian state».
  14. ^ (EN) Bernard Lewi, Semites and Anti-Semites, An Inquiry into Conflict and Prejudice, New York, W. W. Norton & Company, 1999, p. 169, ISBN 0-393-31839-7.
  15. ^ (EN) Michael Prior, Zionism and the State of Israel: A Moral Inquiry, Psychology Press, 1999, p. 201, ISBN 0-415-20462-3.
  16. ^ (EN) James Parkes, Whose Land? A History of the Peoples of Palestine, Londra, Penguin Books, 1970 [1949], pp. 209-210, ISBN 0-14-021089-X.
  17. ^ Population parity in historic Palestine raises hard questions for Israel, in Reuters, 10 settembre 2015.
  18. ^ Lorenzo Kamel, Palestina e palestinesi. Storia di una negazione (PDF), in Maria Pia Casalena (a cura di), Luoghi d’Europa. Culti, città, economie, ArchetipoLibri, 2012.
  19. ^ What's a Palestinian?, in Foreign Affairs.
  20. ^ a b (EN) Palestine, in Encyclopædia Britannica, 2016. URL consultato il 20 giugno 2016.
  21. ^ Status of Palestine in the United Nations Archiviato il 26 marzo 2015 in Internet Archive., Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
  22. ^ (EN) The Palestinian National Charta Archiviato il 31 dicembre 2008 in Internet Archive., 1964.
  23. ^ (EN) Statement of Proclamation of the Organization Archiviato il 14 gennaio 2009 in Internet Archive., OLP, Jerusalem, 28 maggio 1964.
  24. ^ «Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l'unità araba contro lo Stato d'Israele. In realtà oggi non c'è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Oggi parliamo dell'esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e strategiche, poiché gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta l'esistenza di un distinto “popolo palestinese” da opporre al sionismo. Per ragioni strategiche la Giordania, che è uno stato sovrano con confini ben definiti non può vantare diritti su Haifa e Jaffa mentre io, come palestinese, posso senz'altro vantare diritti su Haifa, Jaffa, Beersheva e Gerusalemme. Comunque nel momento in cui i nostri diritti saranno riconosciuti non attenderemo nemmeno un minuto per unire la Palestina alla Giordania.» (tratto da: James Dorsey, Wij zijn alleen Palestijn om politieke reden, Trouw, 31 March 1977.
  25. ^ Wilander Salomão, Os conflitos entre palestinos e israelenses: A trajetória dos fatos históricos e o direito internazionale, 9788584253319, Editora D’placido, 2014.
  26. ^ Who Represents the Palestinians Officially Before the World Community?, Institute for Middle East Understanding, 2006–2007. URL consultato il 27 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).
  27. ^ UNRWA in figures (PDF), in UNRWA.

Voci correlate

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Abu Nidal

Abū Niḍāl, kunya "da battaglia" di Ṣabrī Khalīl al-Bannā o Ṣabrī Khalīl ˁAbd al-Qādir (Giaffa, maggio 1937 – Baghdad, 16 agosto 2002), è stato un attivista, politico e terrorista palestinese, fondatore del Consiglio Rivoluzionario di al-Fatah detto anche FMT (Fath/al-Majlis al-Thawrī).

È stato fautore, tra le molte, della strage di Fiumicino del 27 dicembre 1985.

Ahmed Jibril

Ahmed Jibril (in arabo: أحمد جبريل‎; Yazur, 1938) è un attivista palestinese.

È il fondatore ed il capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - Comando Generale (FPLP-CG), parte dell'ala sinistra del movimento secolare nazionale palestinese di liberazione.

Cisgiordania

La Cisgiordania (letteralmente "la parte al di qua del Giordano"; in arabo: الضفة الغربية‎, aḍ-Ḍiffä l-Ġharbīyä; in ebraico: הגדה המערבית‎?, HaGadah HaMa'aravit o, sempre in ebraico e ufficialmente per lo Stato d'Israele, יהודה ושומרון, Yehuda ve'Shomron, Giudea e Samaria; in inglese chiamata West Bank, "la sponda occidentale") è un territorio senza sbocco al mare sulla riva occidentale del fiume Giordano, nel Medio Oriente. Fa parte, assieme alla striscia di Gaza, dei "territori palestinesi" e della regione storico-geografica della Palestina.Prima della Grande Guerra, la zona ora conosciuta come Cisgiordania è stata sotto il dominio ottomano, come parte della provincia di Siria. Nel 1920, alla conferenza di Sanremo, la vittoria delle forze alleate l'assegnò alla sovranità del Mandato britannico della Palestina. La Guerra arabo-israeliana del 1948 vide la creazione di Israele in alcune parti dell'ex Mandato, mentre la Cisgiordania fu conquistata e annessa alla Transgiordania che divenne Giordania. Gli accordi di armistizio del 1949 hanno definito i suoi confini ad interim.

Dal 1948 al 1967, la zona fu sotto il controllo giordano, e la Giordania non rinunciò ufficialmente alle sue pretese sull'area sino al 1988. Le richieste della Giordania non furono mai riconosciute dalla comunità internazionale, con l'eccezione del Regno Unito. la definizione dei confini venne stabilita in seguito alla stipulazione dell'armistizio di Rodi, quando venne definita dalle linee di "cessate il fuoco" tra gli eserciti israeliano e giordano. Dal 1967, a seguito della guerra dei sei giorni, la maggior parte della Cisgiordania è sotto occupazione militare israeliana, benché sia rivendicata interamente dallo Stato di Palestina, andando a costituire assieme alla Striscia di Gaza i cosiddetti territori palestinesi occupati dagli israeliani.

Conflitto Israele-Striscia di Gaza

Il conflitto Israele-Striscia di Gaza è un conflitto tra lo Stato di Israele e il territorio palestinese della Striscia di Gaza, che si inserisce all'interno del conflitto israelo-palestinese.

Diritti LGBT nei territori palestinesi

I diritti umani e civili relativi alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali sono una delle questioni rimaste irrisolte e ancora oggi più fortemente tabù nei territori amministrati direttamente da un'autorità palestinese, ossia in Cisgiordania e a Gaza: gravi pregiudizi omofobici vengono ripetutamente espressi sia da parte dei maggiori leader religiosi musulmani sia da importanti esponenti laici della società.

Esodo palestinese del 1948

L'esodo palestinese del 1948 (in arabo: الهجرة الفلسطينية‎, al-Hijra al-Filasṭīniyya), conosciuto soprattutto nel mondo arabo, e fra i palestinesi in particolare, come nakba (in arabo: النكبة‎, al-Nakba, letteralmente "disastro", "catastrofe", o "cataclisma"), è l'esodo della popolazione araba palestinese durante la guerra civile del 1947-48, al termine del Mandato Britannico, e durante la guerra arabo-israeliana del 1948, dopo la fondazione dello Stato di Israele. Nakba è il nome assegnato a questo evento dalla storiografia, non solo araba.

Durante tale conflitto, più di 700.000 arabi palestinesi abbandonarono città e villaggi, o ne furono espulsi, e, successivamente, si videro rifiutare ogni loro diritto al ritorno nelle proprie terre, sia durante sia al termine del conflitto.

La proporzione fra i palestinesi che erano fuggiti o che furono cacciati, le cause e le responsabilità dell'esodo, il suo carattere accidentale o intenzionale, come pure il diniego, dopo la cessazione dei combattimenti, del diritto al ritorno degli abitanti arabo-palestinesi (musulmani e cristiani), sono un soggetto fortemente dibattuto sia da parte degli studiosi del conflitto israelo-palestinese, sia da parte degli storici specialisti degli eventi di tale periodo.

Questo esodo è anche all'origine della successiva problematica dei rifugiati palestinesi, che costituisce uno dei contenziosi più difficili da risolvere del più ampio conflitto arabo-israeliano e del conflitto israelo-palestinese. I rifugiati palestinesi e i loro discendenti registrati dall'UNRWA erano 5.149.742 nel 2015, distribuiti in Giordania, Striscia di Gaza, Cisgiordania, Siria e Libano; di questi molti risiedevano nei campi-profughi palestinesi.L'espressione Yawm al-Nakba (in arabo: يوم النكبة‎, "Giorno della Nakba"), identifica la ricorrenza, commemorata ogni anno il 15 maggio, con la quale le genti palestinesi e lo Stato di Palestina, con altri paesi arabi, rievocano l'estromissione nel 1948 di buona parte degli abitanti arabi della Palestina dai confini dello Stato d'Israele. Nel febbraio 2010 la Knesset ha varato una legge che proibisce di manifestare pubblicamente in Israele lutto e dolore il 15 maggio.La nuova storiografia israeliana ha riesaminato l'esodo palestinese, ridefinendolo come un atto di pulizia etnica: questa rivisitazione si è compiuta soprattutto con l'opera dello studioso israeliano dissidente Ilan Pappé.

Film palestinesi proposti per l'Oscar al miglior film straniero

A partire dal 2004 alcuni film palestinesi sono stati proposti per la categoria miglior film straniero del Premio Oscar.

Finora, tra queste proposte, due film, entrambi di Hany Abu-Assad, sono rientrati nella cinquina finale, senza però riuscire a conquistare il premio.

Fronte per la Liberazione della Palestina

Il Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) è un partito politico palestinese, attualmente guidato da Abu Nidal al-Ashqar.

Ghazi al-Jabali

Ghazi al-Jabali (Giaffa, 1946) è un generale e poliziotto palestinese.

È stato il capo del Servizio di sicurezza preventiva della Striscia di Gaza, nominato dall'Autorità Palestinese. Al-Jabali, che era stato comandante di polizia e capo della polizia di Gaza dall'inizio degli anni '90, alla fine del suo mandato nelle forze di sicurezza palestinesi ricopriva il ruolo di maggior generale.

Fin dal 1994 è stato l'obbiettivo di ripetuti attacchi da parte dei gruppo palestinesi opposti alla guida da parte di Fatah dell'Autorità Palestinese, attacchi che annoverarono colpi di arma da fuoco verso i suoi uffici e una bomba che distrusse parte della sua casa. È stato anche oggetto di un mandato di arresto e di una richiesta di estradizione da parte di Israele nel 1997, con l'accusa di aver ordinato ad agenti di polizia palestinesi di attaccare un posto di blocco israeliano nel luglio 1997.

Al-Jabali è stato inoltre oggetto di proteste a seguito dell'uccisione di tre adolescenti palestinesi durante degli scontri con le forze di polizia; i manifestanti hanno affermato che al-Jabali aveva dato ordine ai funzionari di polizia aprire il fuoco sui manifestanti che lanciavano pietre durante una manifestazione organizzata da Hamas a sostegno di Osama bin Laden.

Al-Jabali si è dimesso dal suo incarico di capo della polizia a Gaza nel giugno 2002 a seguito di uno stravolgimento interno alle forze di sicurezza, che vide anche il siluramento delcolonnello Jibril Rajoub e le dimissioni del colonnello Mohammed Dahlan.

Contestualmente annunciò la sua intenzione di opporsi a Yasser Arafat come candidato alla presidenza dell'Autorità palestinese. Nell'ottobre del 2003 venne nominato capo delle Forze di polizia civile palestinese sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania.

Una sparatoria avvenuta nel quartier generale della polizia di Gaza nel febbraio 2004 venne interpretata come un attentato alla vita di al-Jabali. Altri funzionari hanno puntato il dito verso membri delle Forze di sicurezza preventive fedeli al suo rivale Mohammad Dahlan.

Al-Jabali è stato inoltre accusato di corruzione e repressione della libertà di stampa, così come per l'arresto di Eyad al-Sarraj, un attivista per i diritti civili.

Il 17 luglio 2004 è stato rapito sotto la minaccia delle armi da membri della "Brigata dei martiri di Jenin", affiliata ai Comitati Popolari di Resistenza, durante un'imboscata al suo convoglio nella quale rimasero ferite due guardie del corpo. Al-Jabali venne rilasciato solo dopo l'annuncio del suo licenziamento da parte del presidente palestinese Yasser Arafat. Venne sostituito dal cugino di Arafat, Moussa Arafat, una scelta che non giovò alla reputazione della polizia nell'opinione pubblica palestinese..

Guerra civile in Libano

La guerra civile libanese è stata una guerra civile combattuta in Libano tra il 1975 ed il 1990, che ha visto numerosi contendenti e frequenti capovolgimenti di alleanze.

Le cause del conflitto sono sia interne che esterne. L’elemento che innescò la guerra fu il contrasto di tipo settario tra la componente cristiana del Libano, che temeva di perdere la propria prevalenza demografica in seguito all’arrivo dei profughi palestinesi, e la componente musulmana, che si sentiva sottorappresentata nelle istituzioni e intendeva rimettere in discussione i rapporti di forza. Ad alimentare e prolungare la guerra contribuirono fattori esterni, ossia l’intervento di altri Stati decisi a perseguire i propri interessi: la Siria, intenzionata a porre sotto tutela il Libano secondo il progetto di una "grande Siria", e Israele, che intendeva contrastare i miliziani dell’OLP creando una fascia di sicurezza sotto il proprio controllo.

Israele

Israele, ufficialmente Stato d'Israele (in ebraico: , Medinat Yisra'el; in arabo: دولة اسرائيل, Dawlat Isrā'īl), è uno Stato del Vicino Oriente affacciato sul mar Mediterraneo e che confina a nord con il Libano, con la Siria a nord-est, Giordania a est, Egitto e golfo di Aqaba a sud e con i territori palestinesi, ossia Cisgiordania (comprendente le regioni storiche di Giudea e Samaria) a est, e Striscia di Gaza a sud-ovest.

Situato in Medio Oriente, occupa approssimativamente un'area che secondo i racconti biblici in epoca antica era compresa nel Regno di Giuda e Israele e nella regione della Cananea, soggetta nel tempo al dominio di numerosi popoli, tra cui egizi, assiri, babilonesi, romani, bizantini, arabi e ottomani, nonché teatro di numerose battaglie etnico-religiose. In età contemporanea è stata parte del mandato britannico della Palestina, periodo durante il quale fu soggetta a flussi immigratori di popolazioni ebraiche, incoraggiate dalla nascita del movimento sionista, che mirava alla costituzione di un moderno Stato ebraico. Dopo la seconda guerra mondiale e la Shoah, anche per cercare di porre rimedio agli scontri tra ebrei e arabi, il 29 novembre 1947 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella risoluzione n. 181 approvava il piano di partizione della Palestina che prevedeva la costituzione di due Stati indipendenti, uno ebraico e l'altro arabo. Alla scadenza del mandato britannico il moderno Stato d'Israele fu quindi proclamato da David Ben Gurion il 14 maggio 1948.

Tale ripartizione fu però osteggiata da gruppi antisionisti e dalla totalità dei rappresentanti palestinesi, nonché dai vicini Paesi arabi. Dopo alcuni scontri già all'indomani del voto della risoluzione, terminato il ritiro delle truppe britanniche, la Lega Araba avviò una guerra contro il neonato Stato ebraico, dando origine a una serie di conflitti arabo-israeliani; accordi di pace sui confini furono in seguito raggiunti solo con Egitto (1979) e Giordania (1994). Rispetto ai territori palestinesi non esistono tuttora confini precisi. Oltre a estendere il territorio dello Stato dopo la prima guerra arabo-israeliana del 1948 (denominata da parte israeliana guerra d'Indipendenza, mentre da parte araba Nakba, "catastrofe"), rispetto a quanto previsto dalla risoluzione ONU, Israele ha anche occupato i territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza dopo la guerra dei sei giorni del 1967 e nel corso degli anni vi ha costruito nuovi centri abitati.

Lo Stato palestinese, proclamato nel 1988 e ammesso come osservatore permanente dell'ONU nel 2012, ma non riconosciuto come tale da Israele e da altri Paesi, controlla la striscia di Gaza, dalla quale Israele sì è ritirata unilateralmente nel 2005 (facendone evacuare anche coattamente i ventuno insediamenti) e solo alcune zone della Cisgiordania, che rivendica interamente anche se rimane prevalentemente controllata da Israele, secondo le decisioni degli accordi di Oslo del 1993. La sovranità israeliana non è riconosciuta da molti Stati arabi, mentre rappresentanti palestinesi hanno riconosciuto Israele nel 1993, come parte degli stessi accordi di Oslo. Diversi tentativi di accordi di pace non hanno finora dato i frutti sperati e l'area continua quindi a essere geopoliticamente instabile.

All'aprile 2015 la popolazione israeliana era di 8.345.000 abitanti. È l'unico Stato al mondo a maggioranza ebraica (il 74,9% della popolazione) e con una consistente minoranza di arabi (circa il 20%, in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa).

La legge fondamentale del 1980 (Israele, come il Regno Unito, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme, rivendicata come tale anche dallo Stato di Palestina almeno nella sua parte orientale, ma non è riconosciuta dalla maggior parte dei membri dell'ONU. Quasi tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono le proprie ambasciate a Tel Aviv, centro finanziario del Paese, o nelle vicinanze, ma mantengono comunque sedi consolari a Gerusalemme.

Israele è governato da un sistema parlamentare a rappresentanza proporzionale. È considerato un Paese sviluppato, è membro dell'OCSE e secondo il Fondo monetario internazionale nel 2013 era al 37º posto nella lista degli Stati per prodotto interno lordo. Ha inoltre il più alto indice di sviluppo umano in Medio Oriente ed è uno dei Paesi con la più alta aspettativa di vita nel mondo.

Nel 1967 l'Israele ha occupato le alture del Golan siriane, che sono diventate parte della nazione ebraica.

Leila Khaled

Leila Khaled (pronuncia: laylà ẖālid; in arabo: ليلى خالد‎; Haifa, 9 aprile 1944) è una politica e terrorista palestinese protagonista di due drammatici dirottamenti di aerei di linea. È membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

La Khaled divenne nota per la sua partecipazione al dirottamento del volo TWA 840 del 29 agosto 1969, prima donna in assoluto coinvolta in un'azione simile. Si ripeté l'anno dopo, partecipando ad uno dei quattro dirottamenti simultanei terminati a Dawson's Field il 6 settembre 1970, tentando di sequestrare l'aereo della compagnia di bandiera israeliana El Al, uno degli avvenimenti che fecero precipitare la Giordania nel drammatico periodo detto del Settembre Nero.

Mohammed Dahlan

Mohammed Dahlan, anche conosciuto con la kunya Abu Fadi (Khan Younis, 29 settembre 1961), è un politico palestinese.

È stato il leader del Fatah nella Striscia di Gaza; nato nel campo profughi di Khan Yunis, a Gaza, da una famiglia di profughi provenienti da Hamama, nel 1981 aiutò a fondare il movimento giovanile del Fatah, Fath Shabiba (il Giovane Fatah); negli anni seguenti fu chiuso nelle prigioni israeliane in diverse occasioni per il suo coinvolgimento nel terrorismo contro Israele. In totale, stette in carcere per cinque anni.

Muhammad Zaydan

Muhammad Zaydan, noto anche con il nome di battaglia di Abū ʿAbbās (in arabo: ابو عباس‎) o Muhammad ʿAbbās (al-Tira, 10 dicembre 1948 – Iraq, 8 marzo 2004), è stato un politico e guerrigliero palestinese, fondatore e capo del gruppo paramilitare Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP). Abbas fu condannato dalla magistratura italiana all'ergastolo in contumacia per il suo ruolo nell'organizzazione del dirottamento della nave Achille Lauro.

Morì in circostanze misteriose nel carcere di prigionia statunitense nell'aeroporto di Baghdad dove era stato recluso [senza accuse]. Era ricercato dal 1985 per il sequestro della nave italiana Achille Lauro e l’assassinio dell’ebreo disabile Leon Klinghoffer.

Sposato a Reem Abul Abbas da cui ebbe un figlio.

Prima intifada

La prima intifada (anche semplicemente "intifada", che in arabo significa "rivolta") fu una sollevazione palestinese di massa contro il dominio israeliano che iniziò nel campo profughi di Jabaliya nel 1987 e presto si estese attraverso Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est.L'azione palestinese si espresse in un gran numero di forme, inclusi la disobbedienza civile, gli scioperi generali, il boicottaggio di prodotti israeliani, i graffiti e le barricate, ma furono i lanci di pietre da parte dei giovani contro le Forze di Difesa Israeliane che portarono all'intifada notorietà internazionale.Durante il corso della prima intifada, durata circa sei anni, un numero stimato di 1100 Palestinesi fu ucciso da soldati israeliani e coloni. I Palestinesi uccisero 160 Israeliani e altri 1000 Palestinesi accusati di collaborazionismo, benché meno della metà di questi avesse effettivamente mantenuto contatti con le autorità israeliane.

Settembre nero in Giordania

Il settembre del 1970 è l'inizio di uno scontro armato che avvenne in Giordania, noto nella storia araba come Settembre nero, e viene talvolta indicato come l'"epoca degli eventi spiacevoli". Fu un mese in cui il Re hashemita Husayn di Giordania si mosse per reprimere un tentativo delle organizzazioni palestinesi di rovesciare la sua monarchia. L'attacco provocò pesanti perdite fra i civili palestinesi. Il conflitto armato durò fino al luglio del 1971.

Stato di Palestina

La Palestina, ufficialmente Stato di Palestina (in arabo دولة فلسطين, Dawla Filastin), è uno Stato de iure, non facente parte delle Nazioni Unite (de facto occupato in gran parte da Israele) del Vicino Oriente, affacciato in parte sul mar Mediterraneo, comprendente Gerusalemme Est e i territori palestinesi divisi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ed è parte, assieme a Israele e parti di Siria, Giordania e Libano, del territorio storico-geografico della Palestina.

L'indipendenza dello Stato di Palestina fu autoproclamata unilateralmente nel 1988 dall'OLP, mentre l'ONU con la risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012 le ha consentito l'ingresso come Stato non membro con status di osservatore permanente; al 2018, la Palestina è riconosciuta come Stato da 137 membri dell'ONU, mentre non è riconosciuta da altri 50.

La Palestina rivendica quale sua capitale la parte orientale della città di Gerusalemme, precedentemente in mano giordana dal 1948 e sotto controllo israeliano dal '67 (si veda la voce Status di Gerusalemme), mentre i suoi uffici amministrativi si trovano a Ramallah.

Lo Stato di Palestina è tuttora privo di un'organizzazione statuale tipica, senza un esercito regolare, e rimane occupato da Israele per quanto riguarda Gerusalemme Est e parte della Cisgiordania (quest’ultima suddivisa in tre zone di giurisdizione in base agli accordi di Oslo II: la zona A sotto totale controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, la zona B a controllo misto e la zona C sotto controllo israeliano), mentre la Striscia di Gaza, alla quale Israele fornisce energia elettrica, è sotto parziale blocco navale, terrestre e aereo (vedasi conflitto israelo-palestinese), imposto da parte di Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007 dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative del 2006.L'attuale capo dello Stato è Mahmoud Abbas, mentre il governo è guidato da Rami Hamdallah.

Territori palestinesi

Con territori palestinesi (in arabo: الأراضي الفلسطينية‎, al-arādi al-filasṭiniyya al-muḥtalla), o territori palestinesi occupati, si fa riferimento a due regioni discontinue della Palestina, abitate dal popolo palestinese e da una minoranza ebraica: la Cisgiordania e la striscia di Gaza.

Questi territori, che fino al 1948 facevano parte della Palestina mandataria britannica, furono occupati dalla Giordania e dall'Egitto in seguito alla proclamazione dello Stato d'Israele il 15 maggio 1948. Furono poi occupati da Israele nella guerra dei sei giorni del 1967.

Dopo la firma degli accordi di Oslo nel 1993, porzioni di questi territori sono stati amministrate in gradi diversi dall'Autorità Nazionale Palestinese, ma restano sotto occupazione o controllo israeliano.

All'interno dei confini di questi territori, nel 1988 l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha proclamato lo Stato di Palestina, riconosciuto dall'ONU con la Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012 (che ne ha consentito l'ingresso in qualità di Stato osservatore).

Yahya Ayyash

Yaḥyā ʿAbd al-Laṭīf ʿAyyāsh (in arabo: يحيى ﻋﺒﺪ ﺍﻟﻟﻄﻴﻒ عياش ‎; Rafat, 22 febbraio 1966 – Gaza, 5 gennaio 1996) è stato un patriota e guerrigliero palestinese, principale costruttore di bombe del movimento islamico Hamas e comandante del battaglione Samaria delle Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām, ucciso con un "omicidio mirato" all'epoca in cui Primo ministro d'Israele era Shimon Peres.

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