Musteriano

Musteriano è un nome dato dagli archeologi ad un periodo in cui venivano usati attrezzi prevalentemente di selce, associato principalmente con l'Homo neanderthalensis e risalente al Paleolitico medio, la parte centrale del Paleolitico. Prende nome dal sito di Le Moustier, un riparo in roccia nella regione francese della Dordogna. Il termine fu introdotto da Gabriel de Mortillet nel 1872.

Attrezzi in selce simili sono stati trovati in tutta l'Europa che non era interessata dalle glaciazioni, oltre che nel Vicino Oriente e nel Nordafrica. Raschiatoi, denticolati e punte costituiscono la maggior parte dell'industria.

Mousterian point
Punta musteriana

Descrizione

Gli attrezzi musteriani venivano prodotti dai Neandertaliani e risalgono a 300.000-30.000 anni fa. Nell'Africa settentrionale e nel Vicino Oriente erano prodotti anche da umani anatomicamente moderni. Nel Levante, ad esempio, le opere dei Neandertaliani sono indistinguibili da quelle prodotte dagli umani moderni.[1]

Generalmente, le pietre venivano lavorate in modo da produrre una base di partenza adatta a più possibili attrezzi (nucleo), che veniva poi rifinito rimuovendo schegge di selce con la tecnica Levallois o un'altra tecnica equivalente.

Levallois Preferencial-Animation
Tecnica Levallois

Lo studio delle tracce d'usura e l'osservazione al microscopio indicano che queste pietre potevano essere associate a un manico di legno e che gli uomini del periodo Musteriano lavoravano, oltre alla pietra, anche legno e pelli. Inoltre usavano, a volte, i loro attrezzi anche per tagliare materie vegetali.

La tecnologia musteriana è importante perché permise di ridurre lo sforzo dei denti anteriori, e anche perché vi era stata una riduzione nella robustezza di alcune delle caratteristiche facciali. L'uso della tecnologia musteriana minimizzò la pressione sui denti e come risultato i denti anteriori non furono più necessari per le lavorazioni .

In questo periodo si diffondono anche nuovi comportamenti:

  • caccia a grandi erbivori attirandoli in trappole naturali,
  • trasporto della selce su distanze anche di centinaia di km,
  • costruzione di capanne,
  • sepolture accompagnate da oggetti con scopo rituale,
  • raccolta di terra d'ocra e incisioni (non figurative) con finalità presumibilmente estetiche,

In una grotta già abitata nel paleolitico nei monti intorno ad Idria, Slovenia, gli archeologi hanno trovato nel 1995 un femore di orso speleo con dei buchi, di cui il carbonio 14 ha confermato l'età di circa 60 000 anni. Giuliano Bastiani ha dimostrato sperimentalmente che i buchi rotondi erano stati fatti dall'uomo. Trovati infatti pure vari arnesi di selce combacianti. Si tratterebbe del primo strumento musicale (flauto) della storia, che il livello raggiunto dagli scavi (otto metri) farebbe attribuire al Musteriano .

I complessi musteriani

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Musteriano Charentiano - Osso con stampa – La Quina – Muséum de Toulouse

Con il termine Musteriano viene designato l'insieme delle industrie del Paleolitico medio. Le industrie litiche musteriane rappresentano lo sviluppo di industrie già note nel Paleolitico inferiore, rispetto alle quali si possono sottolineare alcuni aspetti innovatori:

  • perfezionamento della tecnica di scheggiatura levalloisiana in tutte le sue varietà, compresa la produzione di prodotti laminari sottili e allungati
  • perfezionamento della tecnica di lavorazione dei bifacciali
  • differenziazione e standardizzazione degli strumenti su scheggia, soprattutto delle punte e dei raschiatoi
  • incremento degli strumenti ricavati da supporti laminari

La differenziazione delle industrie musteriane ha portato alla classificazione proposta da Bordes sulla base dell'analisi dei ritrovamenti fatti nel sud-ovest e nel nord della Francia. Questa classificazione, in seguito estesa anche ad altre aree, in Europa e nel Vicino Oriente, si basa sulla tecnica di scheggiatura e sulla tipologia, espressa da un insieme di indici. Nel Musteriano sono stati così distinti quattro principali complessi:

  • Musteriano di tradizione acheuleana, caratterizzato da bifacciali triangolari e cordiformi e, nella fase recente, anche da coltelli a dorso, suddiviso in una facies di tecnica levalloisiana e in una facies di tecnica non levalloisiana
  • Musteriano tipico, caratterizzato da punte musteriane e raschiatoi piatti, suddiviso in una facies di tecnica levalloisiana e in una facies di tecnica non levalloisiana
  • Charentiano, caratterizzato da elevati indici dei raschiatoi, ma suddiviso in un complesso Quina, di tecnica non levalloisiana, con raschiatoi spessi elaborati mediante ritocco scalariforme, punte carenoidi doppie, raschiatoi a ritocco bifacciale, trancianti, e in un complesso Ferrassie, ricavato da prodotti della scheggiatura levalloisiana, con strumenti piatti
  • Musteriano denticolato, caratterizzato dalla frequenza di incavi e denticolati, anch'esso noto in una facies di tecnica levalloisiana e in una facies di tecnica non levalloisiana

Bordes riteneva che tecnica di scheggiatura, levalloisiana o non levalloisiana, e tipologia appartenessero alla tradizione culturale dei gruppi neanderthaliani e potessero essere utilizzati per la loro identificazione. Ma ciò che Bordes chiamava l'aspetto levalloisiano di un insieme dipenderebbe da altri fattori, cioè dall'utilizzo dei sito e dalla disponibilità di materia prima. In questo senso Musteriano di tradizione acheuleana, Musteriano tipico, Musteriano Quina, Musteriano Ferrassie e Musteriano denticolato erano interpretati come altrettanti prodotti di tradizioni culturali distinte.

Questa conclusione contrastava con le osservazioni fatte dagli etnologi su popoli cacciatori-raccoglitori attuali. I Binford proposero una differente interpretazione dei complessi definiti da Bordes su base tecnica e tipologica, ritenendo che essi rappresentassero non tanto tradizioni culturali quanto azioni umane. Essi distinsero tra attività “di estrazione”, rivolte all'approvvigionamento sia di materie prime sia di cibo, e attività “di sussistenza”, consistenti nella preparazione e nella consumazione dei cibi, nella confezione degli strumenti, e in tutte le altre operazioni concernenti la cultura materiale. In questa prospettiva, i complessi musteriani corrisponderebbero a siti nei quali sono state svolte attività differenti.

La prima obiezione all'interpretazione dei Binford è di carattere metodologico: essi hanno attribuito ai manufatti funzioni che non sono state provate sperimentalmente attraverso l'analisi delle tracce d'uso, ma desunte dai nomi tradizionalmente assegnati agli strumenti su base morfologica. L'analisi delle tracce d'uso mostra, al contrario, che alla differenziazione degli strumenti musteriani su base tecnico-morfologica non può essere data un'interpretazione funzionale.

Una seconda obiezione riguarda la distribuzione geografica dei complessi: l'interpretazione funzionale porterebbe a ritenere che in certe regioni alcune attività non siano mai state svolte. In terzo luogo, non sono stati presi in considerazione, come modelli archeologici, gli insiemi litici dei siti o delle differenti aree di un sito, nei quali è possibile riconoscere un'attività specializzata come la macellazione degli animali o la produzione di supporti litici.

Anche l'interpretazione di tipo funzionale, che vedrebbe nella differenziazione degli insiemi litici il riflesso di attività diverse, svolte nelle varie stagioni, trova ostacoli nelle evidenze archeologiche. Se il ciclo delle stagioni avesse indotto i musteriani a mutare la sede, o anche l'attività pur restando nella medesima sede, dovremmo osservare nei siti delle sequenze di straterelli con industrie diverse; al contrario, nei siti musteriani contenenti insiemi riferiti a complessi differenti, si osservano frequentemente degli strati spessi, che rappresentano l'addizione di più suoli d'abitato appartenenti tutti al medesimo complesso. Non si può nemmeno pensare a una ripetuta utilizzazione stagionale del medesimo sito, in quanto gli strati spessi contengono resti di animali della medesima specie abbattuti in stagioni diverse.

Mellars ha proposto di vedere nella differenziazione dei complessi musteriani una sequenza cronologica: si tratterebbe dunque di un processo evolutivo lineare. L'esame di altre serie dei Périgord contrasta con questa ipotesi, suggerendo uno sviluppo parallelo dei complessi musteriani.

Rolland ha cercato le correlazioni tra la differenziazione dei complessi e le modificazioni ambientali: il Charentiano Quina è correlato con ambienti freddi e aridi, il Musteriano denticolato con ambienti temperati e umidi.

Non pare che un solo modello interpretativo possa spiegare la differenziazione del Musteriano. Alla base della differenziazione stanno i complessi della fine del Paleolitico inferiore affermatisi nelle differenti regioni. Un secondo fattore è costituito dalla materia prima utilizzata. I fattori funzionali hanno influenzato la composizione tecnico-tipologica delle industrie, ma in assenza di ampi lavori di analisi delle tracce d'uso è difficile individuarli. La differenziazione del Musteriano non può comunque essere spiegata secondo un unico modello.

Note

  1. ^ Shea, J. J., 2003: Neandertals, competition and the origin of modern human behaviour in the Levant, Evolutionary Anthropology, 12:173-187.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

Abbassia pluviale

La Abbassia pluviale fu un esteso periodo umido e piovoso della storia climatica del Nordafrica. Iniziò circa 120 000 anni fa, e durò per circa 30 000 anni, terminando attorno a 90 000 anni fa. La Abbassia pluviale durò tra la fine del paleolitico inferiore e l'inizio del paleolitico medio, un intervallo che spesso viene definito Aculeano (250 000–90 000 anni fa). Come nel successivo Musteriano pluviale, l'Abbassia fu determinata da mutamenti climatici globali associati alle ere glaciali ed interglaciali del Pleistocene.

Aurignaziano

L'aurignaziano indica una cultura paleolitica che si diffuse in Europa, e in piccola parte anche nel sud-ovest asiatico, tra 47.000 e 35.000 anni fa.Il nome deriva da quello del sito di riferimento situato a Aurignac, nel dipartimento dell'Alta Garonna, nel sud-ovest della Francia.

A questa cultura appartiene anche una delle antiche raffigurazioni di arte figurativa, la Venere di Hohle Fels, ritrovata nel settembre 2008 in una cava presso Schelklingen, un comune situato nel land del Baden-Württemberg, nel sud della Germania.L'Aurignaziano fu preceduto dal Musteriano e seguito dal Gravettiano.

Băile Herculane

Băile Herculane (in latino Aqua Herculis, in tedesco Herkulesbad, in ungherese Herkulesfürdő) è una città della Romania di 6.092 abitanti, ubicata nel distretto di Caraș-Severin, nella regione storica del Banato.

Fa parte dell'area amministrativa anche la località di Pecinișca.

Castelperroniano

"Castelperroniano" indica una cultura preistorica, la prima industria del paleolitico superiore nel centro e nel sud ovest della Francia, che si estende anche nella Spagna settentrionale.

Il suo nome deriva dal sito di La Grotte des Fees a Châtelperron, Allier, Francia. È legata alle ultime fasi della presenza dell'uomo di Neanderthal in Europa; nasce dalla precedente industria musteriana. Ha fatto uso della tecnica Levallois di riduzione litica (pietra-scheggiata) e durò da circa 35.000 a 29.000 anni fa, quando fu sostituita dall'Aurignaziano.

Cronologia della preistoria

Di seguito vengono riportati in ordine cronologico i principali avvenimenti del periodo preistorico, divisi per periodi.

Grotta Romanelli

La grotta Romanelli è una delle grotte naturali costiere salentine, vicino a Castro. Fu scoperta agli inizi del 1900 da Paolo Emilio Stasi.

La grotta è lunga solo 35 metri, e si ha evidenza dai ritrovamenti che fu un rifugio per l'uomo nel Paleolitico. Si costituisce da un unico ampio vano aperto e visibile dall'esterno. Si accede più comodamente dal mare e l'ingresso al suo interno è vietato.

All'atto della sua scoperta l'antro non era visibile in quanto occultato da banchi di brecce ossifere e tutto il suo volume interno occupato da successioni di strati, ricchi di reperti, di terreni rossi e bruni di origine eolica.

Homo neanderthalensis

Homo neanderthalensis (King, 1864), comunemente detto Uomo di Neanderthal, è un ominide strettamente affine all'Homo sapiens che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa.

Prende il nome dalla valle di Neander (Neandertal) presso Düsseldorf in Germania, dove vennero ritrovati i primi resti fossili. Fu un "Homo" molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici.

Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, l'Homo neanderthalensis scomparve in un tempo relativamente breve, evento che costituisce un enigma scientifico oggi attivamente studiato.

Lewis Binford

Lewis Roberts Binford (Norfolk, 21 novembre 1930 – Kirksville, 11 aprile 2011) è stato un archeologo statunitense,conosciuto come l'iniziatore del movimento della Nuova Archeologia (New Archaeology) degli anni 1960..

Il contributo di Binford all'archeologia fu tanto teoretico che pratico. Sostenne il principio del processualismo, secondo il quale nessun sito avrebbe potuto essere pienamente compreso senza la comprensione di come fosse stato creato, con la conseguenza che ogni scavo o indagine archeologica doveva iniziare con una teoria, che avrebbe dovuto essere testata sull'evidenza incontrata. Il suo articolo Archaeology as Anthropology ("Archeologia come antropologia"), apparso nel 1962 sulla rivista American Antiquity, iniziò un nuovo movimento in campo archeologico, a partire dal cosiddetto Old Copper Problem ("problema del rame antico"): analizzando la questione dell'uso e degli scambi di manufatti di rame nell'America del Nord, Binford sviluppò una teoria sullo sviluppo delle culture che era tanto antropologica quanto archeologica. Il suo maggiore avversario fu François Bordes, con il quale discusse sul valore dei siti del Musteriano.

Attualmente Binford insegnava alla Truman State University di Kirksville, in Missouri.

Museo civico archeologico (Bisceglie)

Il Museo Civico Archeologico "F. Saverio Majellaro" di Bisceglie si trova nell’ex monastero di Santa Croce, nel centro della città. Fondato l'11 ottobre 1973, il museo raccoglie reperti di scavi effettuati nei territori attigui, in particolare nella grotta di Santa Croce e nelle Cave Mastrodonato. L’esposizione si divide in tre parti, coinvolgendo il periodo che va dalla preistoria all'età romanica. Nella raccolta assumono grande rilievo punte, raschiatoi, selci, grattatoi e bulini, risalenti al paleolitico; ceramiche incise e dipinte durante il periodo del neolitico, reperti litici in selce del musteriano e diversi esempi di fauna e malacofauna, frammenti di anfore e colli di anfore di epoca romana, ritrovati nei fondali del Salsello ecc.

Musteriano pluviale

Il musteriano pluviale fu un lungo periodo piovoso della storia climatica del Nordafrica. Occorse durante il Paleolitico superiore, da 50 000 a 30 000 anni fa.

Paleolitico

Il Paleolitico (dal greco: παλαιός palaios, antico, e λίθος lithos, pietra, ossia "età della pietra antica" o "età antica della pietra") fu il primo periodo della preistoria in cui si sviluppò la tecnologia umana con l'introduzione dei primi strumenti in pietra da parte di diverse specie di ominidi (circa 2,5 milioni di anni fa), e terminando con l'introduzione dell'agricoltura, con il passaggio al Mesolitico, o, nelle zone di precoce neolitizzazione, con l'Epipaleolitico.

Il termine fu inventato dallo studioso di preistoria John Lubbock nel 1865 in opposizione al termine "Neolitico".

Tra le epoche geologiche corrisponde a quella del Pleistocene (da 2,58 milioni a 10 000 anni fa).

Paleolitico inferiore

Il Paleolitico inferiore è la prima e più antica delle suddivisioni del Paleolitico.

Ha ricoperto un arco temporale di circa 2,5 milioni di anni. Si fa coincidere il suo inizio con l'apparizione delle prime pietre scheggiate dagli ominidi e lo si fa terminare a circa 120 000 anni fa; corrisponde al Pleistocene inferiore e medio e alle glaciazioni di Günz, Mindel e Riss con i periodi interglaciali intermedi. In questo periodo si diffondono l'Homo habilis e l'Homo erectus.

Il Paleolitico inferiore è seguito dal Paleolitico Medio nel quale si registra l'apparizione di tecniche più avanzate di scheggiatura e soprattutto di preparazione del nucleo litico, come nel Musteriano.

È ancora oggetto di dibattito se la scoperta del fuoco sia avvenuta nel Paleolitico inferiore o medio.

Olduvaiano (Pebble Culture), 2.500.000-750.000 anni fa circa: manufatti su ciottoli appena scheggiati ("choppers" e "chopping tools"). Il nome deriva dal sito delle "gole di Olduwai" (o Olduvai, Tanzania). In Italia, sono stati ritrovati reperti risalenti a questo periodo, ad esempio in diverse aree della Sicilia o nella zona di Monte Poggiolo, nel forlivese.

Acheuleano, 750.000-120.000 anni fa circa: manufatti litici a forma di mandorla e lavorati su due lati in modo simmetrico ("bifacciali" o "amigdale") associati a diversi strumenti ricavati da schegge (raschiatoi e punte). Il nome deriva dal sito di Saint-Acheul, (presso Amiens, Francia). Geograficamente esiste una suddivisione tra "acheuleano classico" (Francia settentrionale e Inghilterra) e "acheuleano meridionale" (Francia meridionale e Spagna).Viene suddiviso cronologicamente in due principali fasi:

acheuleano antico" o "arcaico", che tende a sostituire i termini di Abbevilliano, dal sito di Abbeville, e di Chelleano, dal sito di Chelles, entrambi in Francia):

una seconda fase più articolata, comprendente: "acheuleano medio", "evoluto" e "superiore", che continua nel paleolitico medio con l'"acheuleano finale".

Clactoniano: manufatti litici derivati da grandi schegge con piano di percussione obliquo. Secondo alcuni non si tratterebbe tuttavia di una cultura distinta dall'Acheuleano, a cui è in parte contemporaneo. Il nome deriva dal sito di Clacton-on-Sea (contea di Essex, Gran Bretagna). A volte suddiviso in "antico", "medio" e "recente".

Tayaziano: manufatti di tipo clactoniano associati ad altri di tipo musteriano, con basse percentuali di bifacciali. Non è chiaro se si tratti di una cultura autonoma e in quali rapporti sia con l'acheuleano. Il nome deriva dal sito di Les-Eyzies-de-Tayac in Dordogna, Francia.

Paleolitico medio

Il Paleolitico medio è la seconda ed intermedia suddivisione del Paleolitico. Posto tra il Paleolitico inferiore ed il Paleolitico superiore. Lo si fa iniziare, a seconda delle diverse aree, fra i 300 000 - 120 000 anni fa e termina circa 40 000 - 35 000 anni fa. Corrisponde a parte del Pleistocene superiore comprendente il periodo interglaciale di Riss-Würm e parte del periodo glaciale di Würm. In questo periodo si diffonde in Europa l'Homo neanderthalensis mentre circa 195 000 anni fa compare per la prima volta, dal punto di vista anatomico, l'uomo moderno.

Pleistocene superiore

Il Pleistocene superiore o Tardo Pleistocene (noto anche come Tarantiano) è l'ultimo dei quattro piani dell'epoca del Pleistocene. L'inizio del piano è fissato alla base della fase interglaciale eemiana prima dell'episodio glaciale finale del Pleistocene avvenuto 126 000 anni fa.

La fine del piano è definita a 11 700 anni carbonio-14 BP ("prima del presente"). Questo piano viene seguito dall'Olocene.

Buona parte del tardo Pleistocene venne dominata dalla glaciazione (glaciazione Wisconsin nel Nord America e i corrispondenti periodi glaciali in Eurasia). Molta megafauna si estinse durante questo periodo, un andamento che continuò nell'Olocene. Anche le specie umane al di fuori dell'Homo sapiens (la nostra specie) scomparvero.

Durante il Pleistocene superiore, la specie umana si espanse in ogni continente eccetto l'Antartide.

Preistoria della Lunigiana

Per preistoria della Lunigiana si intende la storia della regione storica della Lunigiana, e delle attuali provincia della Spezia e provincia di Massa e Carrara, nell'epoca che va da 120.000 anni fa fino alla colonizzazione romana, portata a termine nel 180 a.C. con la conquista degli Apuani. In queste zone è possibile trovare numerose tracce di insediamenti umani risalenti all'epoca preistorica.

Raschiatoio

Il raschiatoio è uno strumento utilizzato per raschiare e levigare la superficie di un corpo.

In archeologia il termine indica un attrezzo litico impiegato dal Paleolitico al Neolitico ricavato da una pietra lavorata con scheggiatura fino a consentirne la presa con le sole tre dita, pollice, indice e medio, molto spesso di selce, impiegato per la rimozione del grasso e il taglio per la preparazione delle pelli animali con le quali realizzavano gli indumenti che le riparavano soprattutto dal freddo. L'uso era particolarmente diffuso nel Musteriano nei territori africani, mediorientali ed europei del mediterraneo.

Sistema delle tre età

Il sistema delle tre età è un sistema scientifico di periodizzazione della preistoria umana. Scopo del sistema è formare una cronologia delle società umane che non hanno lasciato alcuna testimonianza scritta.

Secondo tale sistema, tutte le società umane hanno attraversato, durante la preistoria, tre tappe nel loro sviluppo. Tali tappe sono contraddistinte dall'uso di tre differenti materiali, disposti lungo una scala evolutiva: la pietra, il bronzo, il ferro. Le tre fasi dell'evoluzione umana nella preistoria prendono il nome quindi di Età della Pietra, Età del Bronzo ed Età del Ferro.

La sequenza delle tre età, ispirata alle quattro età dei metalli della mitologia classica, fu esposta per la prima volta il 12 settembre 1734 davanti all'Académie des inscriptions et belles-lettres dal religioso francese Nicolas Mahudel e poi pubblicata nel 1740 con il titolo "Les Monumens les plus anciens de l'industrie des hommes, des Arts et reconnus dans les pierres de Foudres".

L'idea fu ripresa a metà Settecento dal parroco della Cornovaglia William Borlase, membro della Royal Society, nei suoi testi sui fossili locali (The Antiquities of Cornwall, 1769; Observations on the Islands of Scilly, 1756; Natural History of Cornwall, 1758).

Infine nel 1836 Christian Jürgensen Thomsen, curatore del Museo Nazionale Danese di Copenaghen, per primo attribuì delle date precise a questa sequenza di epoche e rimane ancora oggi un riferimento noto e utilizzato dagli archeologi.

Lo svedese Sven Nilsson (1787-1883), professore di zoologia a Lund, lo adottò pochi anni dopo nel suo libro Skandinaviska Nordens Orinvanare (che fu tradotto in inglese nel 1868 col titolo The primitive inhabitants of Scandinavia).

Nel 1865 l'inglese John Lubbock (lord Avebury) suddivise ulteriormente l'età della Pietra in due periodi, che egli designò con i termini di «Paleolitico» ("Pietra antica") e «Neolitico» ("Pietra nuova").

Nel 1872 il francese Gabriel de Mortillet suddivise il Paleolitico nei suoi tre stadi ancora oggi in uso (Inferiore, Medio e Superiore), mentre nel 1881 introdusse anche i cinque stadi "litici": Chelleano, Acheulano, Musteriano, Solutreano e Magdaleniano (tutti ancora in uso, tranne il primo).

A questi stadi Henri Breuil ("l'abate Breuil") nel 1912 aggiunse l'Aurignaziano, ponendolo tra Musteriano e Solutreano.

Quando, nello stesso anno, Robert Schmidt usò lo schema francese per classificare i risultati dei suoi scavi in Germania, lo schema divenne internazionale.

La suddivisione dell'evoluzione umana in periodi, in funzione del tipo di materiali usati per la realizzazione di manufatti, ha ovviamente motivazioni pratiche da un punto di vista archeologico; altrettanto evidentemente, però, si tratta di una suddivisione che astrae da molti altri fattori non meno importanti, quali il tipo di organizzazione sociale, il tipo di cibo usato per il sostentamento, l'evoluzione del linguaggio, della religione e via dicendo.

Man mano che gli studiosi trovano i mezzi per raccogliere informazioni, o formulare ipotesi, su questi altri elementi, il sistema delle tre età risulta via via più limitativo. In particolare, esso può essere applicato in modo sufficientemente definito soltanto in relazione all'ambito geografico-culturale rispetto a cui è stato inizialmente definito, ovvero Europa, Medio Oriente, Africa del Nord e Asia orientale e meridionale.

Solutreano

Il Solutreano (21-20.000-18.000 anni fa circa) è una facies culturale appartenente al paleolitico superiore (succede al Gravettiano e precede il Magdaleniano).

Tayaziano

Il Tayaziano è un'industria litica del Paleolitico inferiore, contemporanea dell'Acheuleano (o prima), ma privo di bifacciali.

Il Tayaziano fu denominato così 1932 da H. Breuil come una industria litica tipica del sito di La Micoque (livelli 4 e 5)..Prende il nome da quello della città dove si trova questo sito: Les Eyzies-de-Tayac in Dordogna (Francia).

Questa industria è caratterizzata da un taglio po' più sviluppato, diversi dal Levalloisiano (precedentemente chiamato Clactoniano). Questo presenta caratteristiche più simili a un taglio tipico del Musteriano, con l'uso di raschiatoi, tacche a molti dentelli e rare forme bifacciali atipiche. Un tipico e comune strumento abbastanza è la punta di Tayac, formata da due bordi convergenti denticolati somiglianti al Clactoniano.

Data la sua età e delle sue caratteristiche, F. Bordes considerava il Tayaziano come una forma di pre-Musteriano. Secondo gli ultimi rilievi datometrici, il Tayaziano di La Micoque dovrebbe avere un'età compresa tra i 440 ei 35000 anni (fase 11-10 dell'isotopo di ossigeno).

Oltre che a La Micoque, tracce del Tayaziano sono state rinvenute a Caune di Arago, a Baume-Bonne,a Aldene.

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