Masoreti

I Masoreti (ba'alei hamasorah, ebraico בעלי המסורה) furono eruditi e scribi ebrei che tra il VII e l'XI secolo d.C. si riunirono prevalentemente nelle città di Tiberiade e Gerusalemme per studiare e sistematizzare la Tanakh. Procedettero alla progressiva eliminazione di tutto ciò che essi giudicarono errori, deformazioni del testo e aggiunte inserite dai vari copisti, accumulate nel corso dei secoli, e alla minuziosa revisione dell'intero Antico Testamento per la comunità giudaica.

Essi accompagnarono il testo con annotazioni statistiche che avevano lo scopo di facilitare il controllo delle copie, come ad esempio l'individuazione della parola centrale di ogni libro ed il numero di parole e perfino di lettere presenti nello stesso.

Il più antico testo da loro realizzato è il Codice babilonese e la loro opera contribuì grandemente a preservare l'Antico Testamento ebraico nel corso del Medioevo.

Voci correlate

Collegamenti esterni

Bibbia

La Bibbia (dal greco antico βιβλίον, plur. βιβλία biblìa, che significa "libri") è il testo sacro della religione ebraica e di quella cristiana.

È formata da libri differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione e stile letterario, scritti in un ampio lasso di tempo, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era.

Diversamente dal Tanakh (Bibbia ebraica), il cristianesimo ha riconosciuto nel suo canone ulteriori libri suddividendo lo stesso in: Antico Testamento (o Vecchia Alleanza), i cui testi sono stati scritti prima del "ministero" di Gesù (Nuovo Testamento) che descrive l'avvento del Messia.

La parola "Testamento" presa singolarmente significa "patto", un'espressione utilizzata dai cristiani per indicare il patto stabilito da Dio con gli uomini per mezzo di Gesù e del suo insegnamento.

Caraismo

Il caraismo (in ebraico: יהדות קראית, Yahadut Qara'it, che significa "Lettori"), anche detto caraitismo, karaismo o ebraismo caraita, è una variante religiosa dell'ebraismo.

Il caraismo si formò, tra l'VIII e il IX secolo, in Mesopotamia, allora conquistata dagli Arabi musulmani. La nuova religione fu fortemente influenzata dall'Islam e accolse una delle fondamentali critiche mosse dal Corano all'ebraismo: l'aver abbandonato cioè il rigoroso monoteismo delle origini, che era stato ripreso anche dallo stesso Maometto, per "degenerare" nella pluralità delle interpretazioni rabbiniche.

Gli aderenti al caraismo considerano il Tanakh l'unica e suprema autorità legale riguardante l'Halakhah e la teologia ebraica, perciò rifiutano ogni scrittura ebraica successiva alla Torah - quindi il Talmud, la kabbalah, le raccolte di mitzvòt - e avviarono una vasta opera missionaria, che si estese dall'Africa mediterranea alle coste del Mar Nero. Qui venne accolta soprattutto dai popoli di lingua turca (i caraiti). Attualmente nel mondo si contano circa 30 000 caraiti; la maggior parte vive in Israele (venti-venticinquemila tra Ramla, Ashdod e Be'er Sheva), ma piccole comunità sono presenti anche ad Anversa, New York e Boston. Un caso a sé è rappresentato dai caraiti di Trakai, etnicamente e linguisticamente turchi, insediati in Lituania fin dal XIV secolo.

Codex Leningradensis

Il Codice di Leningrado (Codex Leningradensis, L) è un manoscritto del testo masoretico della Bibbia in ebraico, realizzato su pergamena e datato 1008. Oltre al testo biblico vero e proprio presenta le varie notazioni prodotte dai masoreti. In alcuni punti fornisce esempi di decorazioni geometriche (p.es. il testo del canto di Miriam in Esodo, dopo il passaggio del mar Rosso, è disposto a forma di onde).

L'autore, Šemû'ēl ben Ya'ăqōb, dichiara di averlo copiato al Cairo da un manoscritto originale del caposcuola masoreta 'Ahrōn ben Mōšeh ben 'Āšêr.

L'ordine dei libri è diverso da quello attualmente seguito: nel codice 1-2 Cronache precede Salmi, Giobbe precede Proverbi.

Per la sua interezza, autorevolezza e disponibilità di consultazione, è stato negli ultimi due secoli il testo di riferimento per la compilazione delle varie bibbie ebraiche, manoscritte prima e poi stampate.

Il codice è conservato nella Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo (già Leningrado, donde il nome), catalogato con la sigla "Firkovich B 19 A". Il precedente possessore, Abraham Firkovich, acquistò il manoscritto a Odessa nel 1838, ma non ha lasciato indicazioni circa il passato del codice.

Nel 1935 il manoscritto fu affidato per due anni all'università tedesca di Lipsia, dove Paul Kahle lo utilizzò come base per la terza edizione della Biblia Hebraica (1937).

La Biblia Hebraica Stuttgartensia (BHS=BH4), realizzata nel 1966 da Karl Elliger e W. Rudoph della Deutsche Bibelgesellschaft di Stuttgart (Stoccarda), è una revisione della BH3, e dunque ancora basata sul Codice di Leningrado. Ad essa sono seguite altre quattro edizioni (1977, 1983, 1990, 1997). Attualmente la BHS4, e dunque il Lenigradensis, costituisce il Textus Receptus, cioè il testo di riferimento per le varie edizioni ebraiche e le traduzioni dell'AT.

Dio (ebraismo)

La concezione di Dio nell'ebraismo è rigorosamente monoteistica. Dio è un essere unico indivisibile incomparabile, la causa prima dell'universo e causa ultima di tutta l'esistenza. La tradizione ebraica insegna che il vero aspetto di Dio è incomprensibile e inconoscibile, e che è solo l'apparenza rivelata di Dio che ha causato l'esistenza dell'universo e interagisce con l'uomo e col mondo.

Nell'ebraismo la divinità ha un nome proprio: in ebraico: יַהְוֶה‎? o Iahvè.; pronuncia Iavè, /jaˈvɛ/ Egli è il dio nazionale del popolo ebraico, descritto nell'Antico Testamento. Il suo nome ricorre più di 6000 volte nella Bibbia ebraica e una volta nell'iscrizione di Mesha, re di Moab (IX secolo a.C.). Nell'antica scrittura semitica, che non segna le vocali, il nome è composto solo da quattro consonanti (yōd, hē, wāw, hē) ed è perciò chiamato "Tetragramma". Per venerazione, non priva di qualche superstizione, gli ebrei già da più secoli a. C. evitavano di pronunciare il nome divino e ricorrevano, anche dove stava scritto nella Bibbia, ai nomi comuni di Adonai (Signore) o più raramente Elohim (Dio). Per questo motivo nelle antiche versioni greche (Septuaginta) e latine (Vulgata) della Bibbia il nome divino fu sostituito da κύριος, Dominus. «Quando più tardi i masoreti ... vocalizzarono il sacro testo, alle consonanti del nome tetragrammo apposero le vocali appunto di Adonai, o, raramente, di Elohim.»Il nome YHWH è una combinazione del futuro, presente e passato del verbo "howa" ((HE) הוה) che significa "essere" e tradotto significa letteralmente "L'Uno Autoesistente". Un'ulteriore spiegazione del nome fu data a Mosè quando YHWH dichiarò: "Eyeh Asher Eyeh" ((HE) אהיה אשר אהיה) "Io Sono Colui Che È" (Esodo 3.14, tradotto anche " "Io Sono Colui Che Sono") – il nome si riferisce a Dio come Dio è veramente, l'Essenza rivelata di Dio, che trascende l'universo. Rappresenta inoltre la compassione di Dio verso il mondo. Nella tradizione ebraica un altro nome di Dio è Elohim, relativo all'interazione tra Dio e l'Universo, Dio manifestato nel mondo fisico, designando la giustizia di Dio, e significa: "Colui che è la totalità dei poteri, delle forze e delle cause dell'Universo".Secondo la tradizione dell'ebraismo, l'unico dio d'Israele è il dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, che è la guida del mondo, ha liberato gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto e ha dato loro le 613 mitzvot sul monte Sinai, come descritto nella Torah. Ha anche dato le Sette Leggi di Noè a tutto il genere umano.

Nella religione ebraica e nella Torah, Dio è quindi visto come l'Essere supremo, creatore, governatore del mondo e degli uomini, giudice supremo e padre, la cui giustizia è temperata dalla misericordia, i cui propositi sono realizzati da agenti prescelti che possono essere sia individui sia nazioni. Dio comunica la sua volontà attraverso profeti e altri strumenti stabiliti.

La fede del popolo ebraico è in un primo momento un culto di monolatria (conosciuto anche come enoteismo): ogni popolo ha il suo Dio, ma il Dio del popolo ebraico è l'unico che quest'ultimo adora e serve. Sono eco di questa concezione passi biblici come quelli che dicono: "Il Signore è il nostro Dio, il più grande di tutti gli dèi", riferendosi in questo caso ai 70 angeli principi delle 70 Nazioni. Ci si riferisce a lui come il "Dio dei nostri padri", "il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe".

Il Dio degli ebrei è creatore di tutte le cose, che ha plasmato dal nulla. Il profeta Ezechiele, rappresentando la maestosità del "Creatore" e della sua perfetta organizzazione in un simbolico carro celeste, parlò della presenza di quattro creature viventi, cherubini, ai lati di questo carro. Ogni creatura aveva quattro facce che rappresentano i quattro principali archetipi angelici poi correlati nell'esegesi ebraica anche agli attributi di Dio. In particolare le figure descritte da Ezechiele sono:

una faccia d'aquila, che simboleggia la profonda sapienza di Dio (Proverbi 2:6);

una faccia di toro, che con la sua leggendaria potenza raffigura l'onnipotenza di Dio (Giobbe 37:23);

una faccia di leone, simbolo della coraggiosa giustizia di Dio (Deuteronomio 32:4);

una faccia d'uomo, simbolo dell'amore di Dio, in quanto l'uomo è l'unica creatura in grado di manifestare intelligentemente questa qualità.Il Dio degli ebrei è un dio impegnato in loro favore (all'inizio), e verso tutti gli uomini (tempi più tardi). Israele nasce come popolo, secondo il racconto biblico, quando sperimenta che Dio lo libera della schiavitù d'Egitto. Da quel momento in avanti Dio è colui che dice "presente" (la radice del nome è la stessa radice del verbo essere coniugato al presente indicativo = Io sono = Io sono qui con te), e gli è accanto per accompagnarlo e salvarlo. Anche le circostanze dolorose, come cadere in mano dei nemici o l'Esilio babilonese, sono interpretate come un'azione di Dio che corregge il suo popolo a causa dei suoi peccati ma ciò solo in alcuni episodi storici infatti il fine della storia, apice della Creazione, riguarda l'era messianica.

Il culto dedicatogli da parte degli ebrei è attestato a partire dall'età del ferro, insieme ad altre divinità della religione siro-palestinese, nei regni ebraici di Israele e Giuda. In particolare, fu dopo il periodo dell'esilio babilonese (IV secolo AEV) che Dio fu promosso a dio unico, soppiantando El (dio supremo delle religioni del Vicino Oriente) e assumendone gli attributi (tra cui gli epiteti El Shaddai, "Dio Onnipotente", ed El Elyon, "Dio Altissimo"), nonché, in un primo momento, la consorte femminile Asherah.Nella Bibbia ebraica, nella quale quindi, secondo la tradizione esegetica, Dio ed El sono da interpretare come lo stesso Dio, egli è descritto come potente e creatore (Genesi, 1), ma anche legato da un patto con la famiglia di Giacobbe: severo nel punire le colpe, attento verso i penitenti, a fasi alterne dio locale e dio universale.

Era del calendario

L'era del calendario è il sistema di numerazione degli anni adottato dal calendario. L'era risulta determinata dalla scelta dell'istante, data e anno, da cui inizia il conteggio dello scorrere del tempo. Tale punto di inizio si chiama epoca dell'era.

Evidentemente la definizione di un'era del calendario presuppone il verificarsi di un "evento epocale", la cui importanza sia ampiamente riconosciuta. Spesso nell'antichità l'evento epocale era l'ascesa al trono del re in carica e gli anni si contavano a partire da tale data. Questo sistema è ancora in uso in Giappone.

Per le ere antiche spesso non è chiaro come venisse contata la frazione d'anno fra l'ascesa al trono e il primo capodanno. Un esempio sono i re di Giuda e i re d'Israele, per i quali si aggiunge l'ulteriore difficoltà della presenza di due capodanni nel calendario ebraico.

Esegesi ebraica

In filologia l'esegesi (in greco: ἐξήγησις [ek'sɛgɛsis]) è l'interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del significato. Nell'ebraismo forme tradizionali di esegesi ebraica appaiono in tutta la letteratura rabbinica, che include la Mishnah, i due Talmud e la letteratura midrashica.

Gli esegeti ebraici hanno il titolo di meforshim (commentatori).

Un testo sacro non può far da guida di per sé stesso. Deve esser letto e tutto il leggere è interpretazione. La Torah gode di uno status privilegiato come "Parola del Signore" rivelata a Mosè sul Monte Sinai. Una legge si considera biblica solo se deriva da un verso dei cinque libri della Tora (il Pentateuco). Il festival di Purim, poiché si basa unicamente sul Libro di Ester, viene classificato come un'istituzione rabbinica, non biblica.Tre presupposti governano l'interpretazione del testo biblico:

Il testo è privo di errori e di incongruenze. Dio non commette errori! Contraddizioni apparenti possono esser risolte da una interpretazione corretta, sebbene non sempre si sappia quale sia.

Il testo è privo di ridondanze. Alcune leggi vengono ripetute - per esempio, il Deuteronomio rivisita temi già esaminati in libri precedenti - ma la formulazione precisa rivela sempre un qualche nuovo aspetto.

Il testo è integrale, contenendo tutto ciò che uno deve sapere (non necessariamente "tutto il sapere", sebbene ci siano stati rabbini che hanno affermato anche questo).Questi tre presupposti si applicano solo alla Torah. Il resto della Bibbia ebraica - Profeti e Agiografi - si reputa libero da errori ma non da ridondanze, non può creare halakhah ma solo chiarirla.Il Bavli non tratta il testo della Mishnah o altre opere tannaitiche come "stabili e fisse" al pari della Bibbia ma come deposito di leggi che possono essere corrette se ce n'è bisogno; propone emendamenti per chiarire, per evitare inconsistenze o per stabilire la versione corretta della legge. Gli Amoraim a volte dicevano di un testo della Mishnah, m'shabeshta hi (è sbagliato). Amoraim successivi generalmente assumono che i Tannaim non abbiano preservato dichiarazioni superflue, sebbene siano disposti ad ammettere che in qualche occasione "Rabbi incluse una Mishna superflua". David Weiss Halivni nota che termini tecnici comuni, come hakhi qa‘amar ("questo è ciò che intende dire") o eima ("Potrei dire"), "oscillano tra emendamento e spiegazione" e descrive un procedimento per "estrarne l'interpretazione", che gli Amoraim usavano per limitare l'applicazione di una dichiarazione mishnaica ad un certo contesto o caso particolare.

Lingua ebraica

Con lingua ebraica (in ebraico israeliano: עברית, ivrit) si intende sia l'ebraico biblico (o classico) sia l'ebraico moderno, lingua ufficiale dello Stato di Israele e dell’oblast autonoma ebraica in Russia, che conta circa 7 milioni di locutori (oltre che un cospicuo numero di ebrei della Diaspora); l'ebraico moderno, cresciuto in un contesto sociale e tecnologico molto diverso da quello antico, contiene molti elementi lessicali presi in prestito da altre lingue. L'ebraico è una lingua semitica e quindi parte della stessa famiglia che comprende anche le lingue araba, aramaica, amarica, tigrina, maltese e altre. Per numero di locutori, l'ebraico è la terza lingua di tale ceppo dopo l'arabo e l'amarico.

Louis Cappel

Louis Cappel (St Elier, 15 ottobre 1585 – Saumur, 18 giugno 1658) è stato un presbitero e umanista francese di religione protestante.

Masora

Con il termine Masora (o Masorah, ebraico מסורה) si intende l'insieme delle tradizioni ebraiche inerenti alla corretta lettura dei testi delle Sacre Scritture.

Quaestiones hebraicae in Genesim

Quaestiones hebraicae in Genesim ("Problemi di ebraico in Genesi" ossia "interrogativi posti dal testo ebraico della Genesi") è un commento esegetico scritto da San Gerolamo in cui il testo della Vetus latina è confrontato frase per frase con il testo ebraico noto a Gerolamo (che ovviamente non è ancora quello dei masoreti) e con le traduzioni greche. L'opera fornisce una giustificazione delle scelte operate da Gerolamo nella traduzione del libro della Genesi.

Simultaneamente Gerolamo discute questioni sollevate in commenti esegetici cristiani. Ad esempio per il primo versetto ("In principio Dio creò il cielo e la terra") discute l'affermazione di Aristone di Pella, secondo cui "In principio" potrebbe anche essere letto come "Nel primogenito", rendendo così il significato del versetto analogo a quello dei versetti 2 e 3 del Vangelo di Giovanni.

Quattro Città Sante

Quattro Città Sante (in ebraico: בארבע ערי הקודש ‎?) (yiddish:פיר רוס שטעט), è un termine collettivo nella tradizione ebraica usato per indicare le città di Gerusalemme, Hebron, Tiberiade e Safed: "Dal XVI secolo la santità della Palestina, in particolare in merito alla sepoltura, è stata quasi interamente trasferita a quattro città, Gerusalemme, Hebron, Tiberiade e Safed."

Gerusalemme è la primaria città santa dell'ebraismo e il centro spirituale del popolo ebraico fin dal X secolo e.v., quando il sito fu scelto durante la vita del Re David per essere il luogo del Santo Tempio. Gerusalemme è associata con l'elemento del fuoco (riferimento ai continui fuochi sacrificali tenuti accesi nel Tempio).

Hebron è il luogo di sepoltura dei patriarchi: Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Lia (Grotta dei Patriarchi). Come tale, Hebron è la seconda città santa degli ebrei, ed è una delle due città che sono state acquistate per conto del popolo ebraico da figure bibliche (Abramo aveva acquistato Hebron dagli Ittiti, Re David comprò Gerusalemme dai Gebusei). Storicamente, è la prima capitale di Re David. Hebron è associata con l'elemento della terra (riferimento alla Grotta dove sono stati sepolti patriarchi e matriarche).

Safed (Tz'fat) venne considerata città santa dopo l'afflusso degli ebrei a seguito della espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e divenne nota come un centro di studio cabalistico. Safed è associata con l'elemento dell'aria (riferimento al ramo di mistica/spiritualità dell'ebraismo che ivi fiorisce).

Tiberiade è stata significativa nella storia ebraica come il luogo dove fu composto il Talmud di Gerusalemme e come la patria dei Masoreti, ma il suo status di città santa è dovuto all'afflusso di rabbini che stabilirono nella città un centro di cultura ebraica nel XVIII e XIX secolo. Secondo la tradizione ebraica, la Redenzione inizierà a Tiberiade e il Sinedrio sarà ricostituito lì. Il Messia sorgerà dalle acque di Tiberiade, entrerà in città e sarà posto sul trono a Safed, sulla sommità di un'alta collina.

Rafe

Nell'alfabeto ebraico la rafe o più comunemente farro (in ebraico: רָפֵה pronunciate [ʁafe]), è un segno diacritico (⟨ֿ⟩), una barra sopra sottile orizzontale posto sopra alcune lettere per indicare che devono essere pronunciate come fricative.

È nato con il Tiberian Masoreti come parte del sistema esteso di niqqud (punti vocalici), e ha il significato opposto a dagesh qal, dimostrando che una delle lettere בגדכפת deve essere pronunciata come una fricativa e non come esplosiva, o ( a volte) che una consonante è singolo e non doppio; o, come l'opposto di un mappiq, per dimostrare che le lettere ה o א tacciono (mater lectionis).

Il rafe generalmente cadde in disuso per l'ebraico con la venuta di stampa, anche se secondo Gesenius (1813) a quel tempo potrebbe ancora essere trovato in alcuni posti in stampa Bibbie ebraiche, dove l'assenza di un dagesh o mappiq era particolarmente da notare [1] (es Esodo 20: 13,14,15; Deuteronomio 5:. 13,17,18,19; 2 Samuele 11: 1; Isaia 22:10; Geremia 20:17; Salmo 119: 99; Zaccaria 05:11)

In alcuni siddurs (ad esempio quelli stampato da Artscroll) un simbolo diacritica, infatti identico al rafe, viene utilizzato per contrassegnare le istanze di "sheva moving" (Shva Na).

Septuaginta

La Versione dei Settanta (dal nome lat. Septuaginta; indicata pure con LXX o O' secondo la numerazione latina o greca) è la versione della Bibbia in lingua greca. Essa è la traduzione di un testo ebraico antico leggermente diverso dal testo tramandato dal giudaismo rabbinico.

Secondo la lettera di Aristea, sarebbe stata tradotta direttamente dall'ebraico da 72 saggi ad Alessandria d'Egitto; in questa città cosmopolita e tra le maggiori dell'epoca, sede della celebre Biblioteca di Alessandria, si trovava un'importante e attiva comunità ebraica.

Questa versione costituisce tuttora la versione liturgica dell'Antico Testamento per le chiese ortodosse orientali di tradizione greca. La versione dei Settanta non va confusa con le altre cinque o più versioni greche dell'Antico Testamento, la maggior parte delle quali ci sono pervenute solo in frammenti; fra queste ricordiamo le versioni di Aquila di Sinope, Simmaco l'Ebionita e Teodozione, presenti nell'opera di Origene, l'Exapla. Nei testi in lingua inglese la LXX viene spesso indicata con OG (Old Greek, ovvero "Antica versione Greca") .

Tanakh

Tanàkh (in ebraico: תנך‎?, TNK, raramente Tenàkh) è l'acronimo, formato dalle prime lettere delle tre sezioni dell'opera secondo la tradizionale divisione ebraica, con cui si designano i testi sacri dell'ebraismo. Questi testi costituiscono, insieme ad altri libri non riconosciuti come canone dall'ebraismo, l'Antico Testamento della Bibbia cristiana, per cui spesso vengono indicati comunemente anche come Bibbia ebraica.

Secondo l'ebraismo essa costituisce la tōrāh scritta, ricevuta da Mosè, il capo dei profeti (riconosciuto anche dagli angeli Moshé Rabbenu, lett. "Mosè il nostro maestro") ed ereditata eternamente dal popolo ebraico.

Testo masoretico

Il testo masoretico è la versione ebraica della Bibbia ufficialmente in uso fra gli ebrei. Viene spesso utilizzata come base per traduzioni dell'Antico Testamento da parte dei cristiani. Essa venne composta, edita e diffusa da un gruppo di ebrei noto come Masoreti fra il primo e il X secolo d.C. Contiene varianti, alcune significative, rispetto alla più antica versione greca detta dei Settanta.

La parola ebraica mesorah (מסורה) si riferisce alla trasmissione di una tradizione. Infatti, in senso lato, si riferisce all'intera catena della tradizione ebraica. Ma nell'ambito del "testo masoretico" la parola assume un significato specifico, e cioè relativo a succinte note marginali nei manoscritti (e più tardi a stampa) della bibbia ebraica, nelle quali sono annotate particolarità del testo, solitamente relative alla pronuncia esatta della parola.

I più antichi manoscritti completi del testo masoretico risalgono all'incirca al IX secolo d.C., ma esistono frammenti più antichi che sembrano appartenenti alla stessa famiglia testuale. Ad esempio si sono trovate moltissime affinità fra i manoscritti biblici di Qumran, i frammenti ritrovati in alcune grotte del deserto della Giudea, ed il Testo masoretico. Alcuni di questi, infatti, differiscono solo di 1 lettera ogni 1000 dal testo masoretico in uso attualmente mentre altri frammenti presentano differenze maggiori.

Tetragramma biblico

Il tetragramma biblico è la sequenza delle quattro lettere (in greco: tetragràmmaton; τέτρα, «quattro» e γράμματα, «lettere») ebraiche che compongono il nome proprio di Dio (lat. theonymum) utilizzato nella bibbia ebraica, il Tanakh, o per i cristiani l'Antico Testamento, in cui «il nome ricorre più di seimilaottocento volte». L'esistenza di un teonimo in un contesto puramente monoteista è fonte di discussione.Le quattro lettere del tetragramma sono in in ebraico: יהוה‎? (yod, he, waw, he, da leggersi da destra a sinistra).La traslitterazione più comune è: YHWH. In passato era largamente attestata anche la traslitterazione JHWH. Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico è costituito unicamente da consonanti.

Fin dall'epoca persiana, per un'interpretazione restrittiva del secondo dei dieci comandamenti, gli Ebrei considerano il tetragramma come troppo sacro per essere pronunciato e perciò la corretta vocalizzazione (l'interpolazione di vocali alle consonanti) delle quattro lettere del tetragramma è andata col tempo perduta. L'Ebraismo, quindi, ritiene persa la corretta pronuncia del nome sacro.

Coloro che seguono le tradizioni ebraiche conservatrici non pronunciano יהוה, ad alta voce o in silenzio mentalmente, né lo leggono traslitterato nelle forme di Jehovah (Geova) o Yahweh (Iavé). La Halakhah (Legge ebraica) prescrive che il nome sia pronunciato come Adonai (quest'ultimo è anch'esso considerato un nome sacro, da usarsi solamente durante le preghiere); prescrivendo anche che per farvi riferimento si debba usare la forma impersonale HaShem ("il Nome"). La parola è invece sostituita con altri termini divini, sia che si desideri invocare o fare riferimento al Dio di Israele. Un'altra forma sostitutiva ebraica comune, oltre alle già citate, è hakadosh baruch hu (“Il Santo Benedetto”).

A partire dal XVI secolo è nata, soprattutto da parte di studiosi cristiani, una ricerca approfondita e vasta, tuttora in discussione, su come ricostruire ipoteticamente la pronuncia del tetragramma.

Basandosi sulle consonanti ebraiche, la pronuncia del tetragramma potrebbe essere vicino a Yahweh. I Samaritani, infatti, affermano che la pronuncia sia iabe. Alcune fonti patristiche, tuttavia, forniscono prove per la pronuncia greca iaō. Inoltre, delle quattro consonanti che compongono il tetragramma, due hanno un suono semivocalico (matres lectionis), e tre possono anche essere mute, nella pronuncia: pertanto si potrebbe anche arrivare, paradossalmente, a ipotizzare una pronuncia unicamente vocalica, quasi come una emissione ininterrotta del fiato.

«Molti studiosi ritengono che il significato più appropriato possa essere "Egli porta all'esistenza ciò che esiste"». Hans Kung

osserva che quel nome è «una dichiarazione sulla volontà di Dio, secondo l'interpretazioni oggi fornita dai principali esegeti dell'Antico Testamento [...] che esprime la sua esistenza dinamica [...]». Il nome potrebbe anche derivare da un verbo che significa "divenire", "avvenire", "esistere" ed "essere".

Yahweh

Yahweh (in ebraico: יַהְוֶה‎?, anche Yahveh, in italiano anche Jahvè o Iahvè; pronuncia Iavè, /jaˈvɛ/) è il Dio nazionale del popolo ebraico, descritto nella Bibbia ebraica.Il culto dedicatogli da parte degli ebrei è attestato a partire dall'Età del ferro nei regni ebraici di Israele e Giuda, insieme ad altre divinità della religione siro-palestinese, fra cui, in un primo momento, potrebbe aver avuto una consorte femminile, Asherah. L'incertezza è dovuta alla difficoltà di chiarire se i siti archeologici in cui Yahweh è associato ad altre divinità siano siti ebraici o cananei e al fatto che "Asherah" potrebbe indicare non una dea ma un oggetto di culto.

Dopo il periodo dell'esilio babilonese (VI secolo a.C.) Yahweh risulta con certezza essere stato promosso a dio unico nella religione ebraica, soppiantando definitivamente El (dio supremo delle religioni del Vicino Oriente) e assumendone gli attributi (tra cui gli epiteti El Shaddai, "Dio Onnipotente", ed El Elyon, "Dio Altissimo").Nella Bibbia ebraica, nella quale quindi, secondo la tradizione esegetica, Yahweh ed El sono da interpretare come lo stesso Dio, egli è descritto come potente e creatore (Genesi, 1), ma anche legato da un patto con la famiglia di Giacobbe: severo nel punire le colpe, attento verso i penitenti, a fasi alterne dio locale e dio universale, protettore del popolo d'Israele.

Yahweh è anche il dio dei cristiani, essendo il Dio Padre (il padre di Gesù di Nazaret) e quindi la prima persona della santissimaTrinità (Cristianesimo). Ciò lo rende quindi: il Dio più venerato del mondo, avendo più di 2 miliardi di Cristiani credenti.

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