Maremoto

Il maremoto (composto di mare e moto, sul modello di terremoto) è un moto ondoso anomalo del mare, originato da un terremoto sottomarino o prossimo alla costa (in modo improprio è usato anche per onde anomale generate da altri eventi che comportano uno spostamento improvviso di una grande massa d'acqua quali, per esempio, una frana, un'eruzione vulcanica sottomarina o un impatto meteoritico)[1].

Di solito l'onda di un maremoto rimane poco intensa e poco visibile in mare aperto e concentra la sua forza in prossimità della costa quando l'onda, a causa del fondale meno profondo, si solleva e si riversa nell'entroterra (una barca in mare aperto potrebbe anche non accorgersi del passaggio di un'onda di maremoto). L'intensità di un maremoto dipende pertanto dalla quantità di acqua spostata al momento della formazione del maremoto stesso.

Anche a seguito del maremoto dell'Oceano Indiano del 2004, si è diffuso anche l'uso del termine giapponese tsunami (津波? lett. "onda del porto") come sinonimo di 'onda di maremoto'. Il termine tsunami è stato a volte utilizzato dai mezzi di comunicazione in modo improprio, ad esempio: tsunami di ghiaccio, tsunami di neve, tsunami di nuvole[2].

Descrizione

Tsunami Schema
Schema di un maremoto
Tsunami-kueste.01.vm
Modellino rappresentante l'onda frangente di uno tsunami

L'evidenza sperimentale suggerisce che un forte sisma non genera necessariamente un maremoto ed allo stesso tempo sismi della stessa magnitudo non generano necessariamente movimenti della massa d'acqua della medesima intensità: l'occorrenza del maremoto dipende infatti dalle modalità con cui si modifica/altera il fondale oceanico nei dintorni della faglia, cioè dal tipo di scorrimento della crosta oceanica in corrispondenza della frattura tra placche tettoniche.

Alcuni maremoti possono innescarsi anche se l'epicentro del sisma non è localizzato al di sotto della superficie oceanica bensì nell'entroterra costiero a pochi chilometri dalla costa: generalmente ciò avviene con terremoti di intensità elevata o catastrofica, in grado di produrre comunque grandi spostamenti d'acqua anche ad una certa distanza dal mare per semplice propagazione delle onde sismiche dall'entroterra verso la superficie d'acqua o per il moto dell'intera placca.

Lo spostamento d'acqua prodotto si propaga progressivamente in superficie creando onde superficiali molto lunghe (aventi cioè una lunghezza d'onda tipicamente di qualche centinaia di chilometri) e quindi di lungo periodo (qualche decina di minuti) in condizioni di mare aperto. Per confronto le normali onde marine hanno lunghezze d'onda di pochi metri e un periodo di solo qualche secondo, mentre le onde di tempesta hanno lunghezze al massimo 150 m e periodo di una decina di secondi: la lunghezza, l'estensione e il periodo delle onde di un maremoto sono quindi molto superiori a quelle delle comuni onde marine, da cui il nome di onda lunga, mentre solo l'altezza dei due tipi di onda può essere paragonabile tra loro. Inoltre nelle comuni onde marine solo il volume d'acqua degli strati superficiali dell'oceano è direttamente mosso dal vento, mentre nel maremoto il fenomeno dell'onda coinvolge l'intera colonna d'acqua, dal fondale alla superficie.

In virtù di ciò la pericolosità e la devastazione generata da un'onda di tsunami non dipende quindi dalla sua ampiezza sulla superficie marina, quanto dal volume globale di massa d'acqua interessata dal fenomeno, in quanto trattasi di onda molto estesa in profondità. Per questo motivo la massa d'acqua coinvolta in un'onda di tsunami è enormemente maggiore di una qualunque onda di tempesta. Quest'onda può essere semplificata come fenomeno composto da un inviluppo di onde; la lunghezza d'onda di decine di chilometri si riduce notevolmente nei pressi della costa, dove la riduzione della profondità del fondale non permette più l'"accomodamento" del volume d'acqua lungo un'onda con ampiezza ridotta: in altre parole il mantenimento del moto dell'onda e del volume di acqua coinvolto produce una forte crescita in altezza dell'onda, che non viene in alcun modo fermata dalla linea di costa o da eventuali barriere artificiali, progettate sulle dimensioni delle onde di tempesta, riversandosi pesantemente nell'entroterra costiero.

La forza distruttiva di un maremoto è proporzionale al volume d'acqua sollevato e dunque un terremoto avvenuto in pieno oceano può essere estremamente pericoloso per le zone costiere limitrofe se in grado di sollevare e spostare tutta l'acqua presente al di sopra del fondale marino anche solo di pochi centimetri. Per questo motivo, a parità di magnitudo, terremoti sottomarini che si originano al di sotto di superfici d'acqua profonde, al limite nei pressi di fosse oceaniche, generano tsunami più devastanti rispetto a sismi che si originano sotto superfici marine meno profonde[3].

Propagazione

Quando un maremoto si origina e si propaga nei pressi della linea costiera, lo si definisce locale. Altri maremoti riescono invece a propagarsi per migliaia di chilometri attraversando interi oceani: questi sono generalmente di origine tettonica, poiché gli scivolamenti del terreno in acqua e le esplosioni vulcaniche causano di solito onde di minore lunghezza che si attenuano velocemente. La velocità di propagazione dell'onda di maremoto in alto oceano è elevata, dell'ordine delle centinaia di chilometri orari, potendo raggiungere i 500–1000 km/h, con lunghezze d'onda di centinaia di chilometri e altezze centimetriche poco osservabili se non con particolari e apposite strumentazioni. Possono manifestarsi anche effetti non lineari nella propagazione, con fenomeni anti-dispersivi (propagazione solitonica) e su lunghe distanze l'onda subisce inevitabili, ma lenti fenomeni di attenuazione, che tuttavia non evitano la crescita di ampiezza dell'onda al suo frangimento sulla costa. Se la frattura della crosta terrestre è estesa per decine, centinaia, o anche migliaia di km, tendono a generarsi onde piane che hanno un'attenuazione inferiore alle onde sferiche o circolari: esse sono capaci, quindi, di coprire distanze notevolmente maggiori fino ad attraversare interi oceani[4].

Infrangimento

Una volta generata, l'energia dell'onda di maremoto è costante e funzione della sua altezza e velocità, a meno delle attenuazioni sopradette. Come avviene per la comune propagazione ondosa nel mare, quando l'onda si avvicina alla costa incontra un fondale marino sempre più basso e rallenta il suo fronte a causa dell'attrito col fondo oceanico diventando così più corta e, per il principio di conservazione dell'energia, la diminuzione della profondità del fondale di propagazione causa una trasformazione da energia cinetica ad energia potenziale, con sollevamento o crescita in altezza/ampiezza dell'onda (shoaling). In conseguenza di tutto ciò le onde di maremoto in prossimità delle coste rallentano fino a circa 90 km/h con lunghezze d'onda tipiche di vari chilometri, diventando onde alte molti centimetri o addirittura molti metri, fino a raggiungere altezze in alcuni casi anche di decine di metri quando raggiungono la linea costiera.

Nessuna barriera portuale è in grado di contrastare un'onda di questo tipo, che appunto i giapponesi chiamano "onda di porto": i maremoti possono causare dunque gravi distruzioni su coste e isole con perdite di vite umane. Le onde create dal vento, invece, muovono solo le masse d'acqua superficiali, senza coinvolgere i fondali, e si infrangono sulle barriere portuali. Ecco perché anche onde alte diversi metri, perfino una decina di metri (sono numerose sulle coste del Pacifico), provocate dal vento, non trasportano abbastanza acqua da penetrare nell'entroterra. Viceversa un maremoto può rivelarsi devastante, perché la quantità d'acqua che trasporta subito dietro il fronte d'onda gli permette di riversarsi fino a centinaia di metri (talvolta anche per chilometri) nell'entroterra. La penetrazione nell'entroterra è chiaramente facilitata se la superficie è piana e senza barriere naturali come rilievi, colline.

Occorrenza

Le zone più a rischio maremoto sono quindi quelle costiere in prossimità di aree sismogeniche, quali quelle presenti vicino ai confini di placche tettoniche dove si registrano i terremoti più forti della Terra: questo corrisponde sostanzialmente all'intera area della cintura di fuoco circumpacifica, su ciascuna costa occidentale ed orientale, e a quella dell'Oceano Indiano, meno frequentemente nell'Oceano Atlantico e nel Mar Mediterraneo.

Storia

  • La prima descrizione di un maremoto storicamente accertata è reperibile nella Bibbia, dove si cita il passaggio degli Ebrei attraverso il Mare di Canne (o Mare di Giunco), identificato con un certo margine d'incertezza con l'area dell'attuale Mar Rosso non lungi da Porto Said. L'attraversata degli Ebrei del braccio di mare (una laguna, assai probabilmente) fu favorita, secondo alcuni storici[5], dal ritiro improvviso delle acque indotto dall'esplosione del vulcano sull'isola greca di Thera (attuale Santorini) attorno al 1627 a.C., ed anche il successivo fronte ondoso di ritorno che travolse gli Egizi sarebbe stato conseguenza del medesimo evento.
  • Nel 426 a.C., lo storico greco Tucidide descrisse un maremoto, nella sua opera sulla Guerra del Peloponneso, nella quale ipotizzò che fosse stato innescato da un terremoto sottomarino.
  • Nel 362 d.C., un violentissimo sisma accompagnato da maremoto interessò l'area dello Stretto di Messina, radendo al suolo Messina e Reggio. Rinvenimenti archeologici, lapidi ed epitaffi testimoniano che l'evento tettonico provocando un'elevatissima mortalità, distrusse numerosi piccoli centri abitati e ridusse drasticamente la popolazione stanziata nell'area.
  • Il 21 luglio 365 d.C., un violentissimo sisma colpisce Creta; ne seguì un maremoto che devastò Alessandria d'Egitto, le fiorenti città dell'Africa settentrionale, le coste ioniche di Sicilia e Calabria, la Grecia e la Palestina. Fu descritto dallo storico romano Ammiano Marcellino (Res Gestae 26.10.15-19). La stima delle vittime è approssimativamente di 50 000 morti, questo evento è ripercorso, attraverso la descrizione dello storico romano, in Storia del declino e della caduta dell'Impero romano di Gibbon.
  • Il 4 febbraio 1169 un maremoto fece 20 000 vittime a Catania.
  • Il 20 maggio 1202 uno scorrimento nella zona delle faglie del Mediterraneo orientale provocò un maremoto che devastò Grecia, Turchia, Egitto, Sicilia, Siria e Palestina. Dalla documentazione storica si evince che le vittime siano state circa 1 200 000, stima che, se confermata, proietterebbe questo cataclisma al vertice degli eventi catastrofici naturali.
  • Intorno al 1255 un violento terremoto seguito da maremoto ridusse in rovina Siponto, spingendo così Manfredi di Sicilia a rifondare la città in un'altra zona, ribattezzandola Manfredonia.
  • Nel mese di maggio del 1257 un maremoto colpì la linea di costa da Gaeta sino al Volturno, come riportato dal Chronicon Suessanum: il mare si ritirò non lontano dal bagnasciuga per la distanza di un tiro di balestra e il fenomeno durò circa un'ora, poi talmente tumultuò il mare sulla spiaggia che uscì oltre i consueti termini.
  • Il Faro d'Alessandria, costruito in età ellenistica, venne abbattuto dalle onde generate da un maremoto al largo di Creta, nel 1309. Al suo posto, sulla penisola di Rabat el Tin, venne edificato successivamente un forte.
  • Le coste italiane e greche, in particolare, furono colpite dai maremoti il 9-11 gennaio 1693 (60 000 morti).
  • Da ricordare anche il maremoto che completò la devastazione causata dall'incendio provocato dal terremoto di Lisbona del 1755. L'ondata provocò la morte di almeno 55 000 persone nella capitale lusitana ed almeno altre 10 000 in Marocco.
  • In Calabria e in Sicilia ci fu un maremoto nel 1783 che fece 1 500 vittime a Reggio Calabria e 630 a Messina.
  • Nel 1883 in Indonesia a seguito dell'eruzione del vulcano Krakatoa si generò un violento maremoto con onde alte 40 m che colpirono le coste di Giava e Sumatra
  • Nel 1908 vennero colpite nuovamente Messina e Reggio Calabria.
  • Il maremoto con il Run-up maggiore, ovvero la massima altezza raggiunta da un'onda di tsunami, si è verificato in Alaska il 9 luglio del 1958, nella baia chiamata Lituya Bay: l'onda raggiunse l'altezza di 525 metri; sarebbe stata capace di ricoprire abbondantemente il Taipei 101 (Taiwan), uno degli edifici più alti del mondo. Tuttavia lo tsunami di Lituya Bay, classificabile come mega tsunami, non fu uno causato da un terremoto sottomarino, bensì da un gigantesco smottamento di terra: circa 30 milioni di metri cubi di roccia caddero in mare sollevando l'enorme massa d'acqua.[6]
  • Un maremoto sconvolse le isole Hawaii in seguito al terribile sisma che, il 22 maggio 1960 funestò il Cile.
  • Al largo della costa di Hokkaidō, in Giappone, in conseguenza di un terremoto, il 12 luglio 1993. Come risultato, duecentodue persone sulla piccola isola di Okushiri persero la vita, e altre centinaia furono ferite o disperse.
  • Il 26 dicembre 2004 uno tsunami colpì il sud-est dell'Asia e causò almeno 230 000 morti, numerosi feriti e senzatetto.
  • Il 17 luglio 2006 uno tsunami colpì le coste di Giava, in Indonesia: 547 persone morirono e 233 rimasero ferite.
  • Il 30 settembre 2009 uno tsunami colpì il versante meridionale delle isole Samoa nel Pacifico: il numero provvisorio è di oltre 100 vittime.
  • Il 25 ottobre 2010 uno tsunami si abbatte nuovamente sull'Indonesia, in seguito ad un terremoto di magnitudo 7,7. Morte più di 300 persone
  • L'11 marzo 2011 alcuni tsunami hanno devastato il Giappone e zone limitrofe in seguito ad un terremoto di magnitudo 9.
  • Il 28 settembre 2018 un maremoto ha devastato parte della costa dell'isola di Sulawesi, in Indonesia in seguito ad un terremoto di magnitudo 7,5, provocando oltre 4 300 morti.

In Italia

Circa 8000 anni fa un maremoto devastò il mediterraneo interessando le coste della Sicilia orientale, l'Italia meridionale, l'Albania, la Grecia, il Nord Africa dalla Tunisia all'Egitto, spingendosi sino alle coste del vicino Oriente, dalla Palestina, alla Siria e al Libano.[7] La causa fu lo sprofondamento in mare di una massa di 35 chilometri cubi di materiale, staccatasi dall'Etna, in seguito a un sisma di eccezionale magnitudo. L'onda iniziale che si generò era alta più di 50 metri e raggiunse le propaggini estreme del Mediterraneo orientale in 3 o 4 ore, viaggiando alla velocità di diverse centinaia di chilometri orari. Tale sconvolgimento determinò la scomparsa improvvisa di numerosi insediamenti costieri di epoca neolitica, come è stato dimostrato dai ritrovamenti archeologici sulle coste di Israele. Lo studio che ha portato alla dimostrazione di questo evento cataclismico è stato condotto dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con finanziamento del Dipartimento di Protezione Civile, nel 2006.

In epoca abbastanza recente varie fonti riferiscono di un maremoto a seguito del Terremoto del Val di Noto, del 1693, quando una gigantesca ondata devastò le coste orientali della Sicilia dopo che il mare si era ritirato di centinaia di metri. In questo caso l'epicentro del sisma si ritiene fosse situato sotto il fondo del mare, una trentina di chilometri al largo di Augusta.

Il terremoto di Messina del 1908 innescò un maremoto di impressionante violenza che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle località della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza. Lo tsunami in questo caso provocò migliaia di vittime, aggravando il numero dovuto al terremoto.

Un movimento dell'acqua di dimensioni più contenute si verificò nel dicembre 2002 nel Mar Tirreno. L'onda generata dal crollo in mare di un costone del vulcano Stromboli, alta alcuni metri, distrusse parte delle zone costiere abitate dell'isola di Stromboli causando danni e disagi anche alla navigazione.

Preoccupazioni in tal senso sono state espresse più volte dall'INGV riguardo a possibili eruzioni del vulcano sottomarino Marsili nel Tirreno meridionale in grado di generare potenziali e devastanti tsunami sulle coste tirreniche dell'Italia centro-meridionale.

Il maremoto del 26 dicembre 2004

2004 Indonesia Tsunami Complete
Lo tsunami del 2004
2004-tsunami balanced
Lo tsunami dell'Oceano Indiano del 2004 quando raggiunge la Thailandia.

Il 26 dicembre 2004 il violento maremoto che colpì le coste thailandesi e indonesiane non provocò (più o meno colpevolmente, anche per la mancanza di un sistema ufficiale di allarme automatizzato e l'inaspettata proporzione del fenomeno) un efficace allarme sulle coste dell'India e dello Sri Lanka, dove l'onda anomala distruttrice arrivò dopo circa quattro ore provocando ulteriori 40 000 vittime.[8] Verosimilmente ci sarebbe stato tutto il tempo per avvertire, via radio, polizia locale, sms e televisione, le popolazioni dei villaggi costieri, in modo da farle fuggire a piedi anche solo a 500 metri dalla costa. I danni alle persone sarebbero stati molto più lievi. Qualcosa non ha funzionato, anche in assenza di precedenti vicini nel tempo, ma comunque in quattro ore un allarme anche incompleto avrebbe potuto essere diramato dalle autorità, che invece rimasero incerte sul da farsi. Gli osservatori sismologici in tutto il mondo avrebbero dovuto tempestare di allarmi le autorità del grande Paese asiatico, avvertendo che l'onda, di cui già si conosceva l'entità e la pericolosità estrema, sarebbe giunta di lì a poche ore sull'India meridionale e su Ceylon, dopo aver attraversato velocemente il Golfo del Bengala. Ma ciò non fu fatto e l'onda arrivò fin sulle coste africane della Somalia dove si registrarono alcune decine di vittime.

Il maremoto dell'11 marzo 2011

Tsunami breakwaters in Kamaishi city and in Ofunato city before the 2011 tsunami
I frangiflutti della città di Kamaishi e di Ofunato prima dello tsunami in Giappone dell'11 marzo 2011.

Venerdì 11 marzo 2011, venne registrata nella zona nord-orientale dell'isola di Honshū in Giappone, una violenta scossa di magnitudo 9[9] della Scala Richter, il più grande sisma registrato nello stato nipponico in epoca moderna. La scossa fu registrata dai sismografi alle 14:45, ora locale, ad una profondità di 24,4 km con epicentro a poco più di 100 km al largo di Sendai. La violenta scossa, che causò molti danni e il blocco di diverse centrali nucleari nonché il disastro nucleare di Fukushima, provocò un enorme tsunami che si abbatté violentemente sulle coste giapponesi appena poche decine di minuti dopo con onde alte fino a 10 metri[10]. All'alba del 14 marzo, secondo la tv di stato giapponese NHK e la polizia di Miyagi, i morti sarebbero più di 10 000, i dispersi oltre 10 000 e gli sfollati circa 700 000[11][12].

Aspetti previsionali e preventivi

Mentre per i sismi è possibile attuare efficaci procedure di prevenzione attiva del territorio attraverso la realizzazione di infrastrutture ed edifici con rigorose norme e tecniche antisismiche, per il maremoto non è possibile una protezione diretta in quanto, trattandosi di un onda lunga ad enorme portata, qualunque ragionevole barriera eretta lungo la costa verrebbe sopraffatta e scavalcata dall'immensa forza dell'onda. Non potendo quindi evitare efficacemente alcun tipo di danno materiale la sola possibile forma di prevenzione contro i maremoti è la protezione passiva ovvero sistemi di previsione e successiva allerta delle popolazioni potenzialmente vittime cercando quindi di abbattere almeno la perdita di vite umane.

In particolare un evento sismico potenzialmente tsunami-genico può essere predetto da vari istituti di sismologia in varie parti del mondo, tuttavia sperimentalmente si osserva che non tutti i sismi sottomarini ad elevata energia liberata causano un movimento del fondo oceanico tale da innescare poi effettivamente un maremoto con numerosi possibili falsi allarmi.

Pur essendo in corso numerosi esperimenti volti alla determinazione di un modello fisico-matematico affidabile capace di correlare in maniera certa ed efficace il verificarsi di un maremoto, non esiste al momento alcun tipo di modello affidabile in questo senso. Altri studi previsionali sono fatti tramite simulazioni al calcolatore per studiare gli effetti del frangimento di eventuali onde anomale generate da maremoto sulle coste fornendo mappe di pericolosità.

L'unico modo efficace a tutt'oggi per rilevare l'effettiva generazione di un maremoto da parte di un sisma sottomarino è la misurazione diretta della variazione del livello marino subito dopo la rilevazione del terremoto. Attualmente misurazioni per l'inoltro di allarmi precoci, con il necessario livello di attendibilità, possono essere effettuate soltanto tramite l'impiego di sistemi posizionati sul fondo marino e capaci di trasmettere in tempo reale i dati acquisiti. A causa dell'elevata velocità di propagazione del maremoto sugli alti fondali e, supponendo di voler disporre di almeno un'ora di preavviso, è necessario dunque dispiegare piattaforme di rilevazione dell'onda ad una distanza di circa mille chilometri dalla costa che si intende proteggere/allertare. Naturalmente in questo caso la sorgente dovrà necessariamente localizzarsi ad una distanza maggiore.

In nessun caso però eventuali e raffinati modelli teorici di previsione e sistemi di misurazione del livello del mare sarebbero in grado di proteggere da un maremoto se questo fosse invece innescato da un fenomeno sismico molto vicino alla linea di costa in quanto risulterebbe vano ogni tentativo di allertare in tempo la popolazione. In questi particolari casi di rischio come unica, ma efficace misura di prevenzione attiva sarebbe quella di non costruire insediamenti di alcun tipo lungo le coste fino a qualche km nell'entroterra.

Molte città che si affacciano sull'oceano Pacifico, principalmente in Giappone ma anche nelle Hawaii, possiedono già da tempo sistemi di allarme e testate procedure di evacuazione in caso di gravi tsunami, mentre altre zone costiere a rischio risultano ancora scoperte.

A seguito degli eventi catastrofici del 26 dicembre 2004, quando uno tsunami generato da un terremoto sul fondo dell'oceano ha provocato profonde devastazioni e centinaia di migliaia di vittime in diversi paesi costieri del Mar delle Andamane e dell'Oceano Indiano, il governo tailandese ha immediatamente approvato all'unanimità una proposta di intervento per la prevenzione di tali disastri ed ha formulato un programma sistematico per l'evacuazione delle aree nelle province litoranee sul Mar delle Andamane di Thailandia. Il programma d'evacuazione ha previsto l'installazione di un sistema pubblico di allarme immediato e l'indicazione dei punti di riunione ed itinerari per l'evacuazione più brevi dalla zona della spiaggia. In un progetto pilota, un sistema di allarme immediato è stato installato in tre punti strategici lungo la spiaggia di Patong. Successivamente, l'installazione dei sistemi di allarme immediato è stata realizzata in ciascuna delle sei province della Thailandia del sud, tra le quali Krabi. I dati sull'intensità di una possibile onda provocata da un ipotetico terremoto o maremoto saranno elaborati e trasmessi al sistema d'allarme immediatamente via satellite e nel caso in cui ci sia un'alta probabilità di occorrenza di uno tsunami, sarà lanciato un immediato allarme alle zone ad elevato rischio intorno alla Thailandia. Sistemi di avvertimento ed allarme composti da sirene, luci lampeggianti rosse, oltre a messaggi audio-registrati in varie lingue, entreranno immediatamente in funzione. Il sistema d'allarme sarà coadiuvato dalle stazioni radiofoniche (FM 169.696) e dall'invio automatico di oltre 20 milioni di messaggi SMS. L'agenzia meteorologica tailandese, a completamento del sistema, ha installato verso la fine del 2007, tre stazioni abissali nel Mar delle Andamane per la misurazione in tempo reale degli tsunami, al fine di evitare che il possibile reiterarsi di probabili falsi allarmi induca la popolazione costiera a dubitare dell'efficacia del sistema. Gli allarmi generati soltanto sulla scorta di dati sismologici devono, infatti, essere considerati soltanto come "avvisi di probabile Tsunami" e non come allarmi veri e propri.

Note

  1. ^ Intervista Prof. S. Tinti Archiviato il 26 marzo 2011 in Internet Archive.
  2. ^ Mario Di Vito. "Uno tsunami di nuvole all’orizzonte sull’Adriatico." Il Manifesto, 13/03/2019, su ilmanifesto.it.
  3. ^ Tsunami nell'Enciclopedia Treccani
  4. ^ radiocomunicazióne - Sapere.it
  5. ^ L'esplosione di Santorini e l'Egitto Un papiro spiega la fuga degli Ebrei Archiviato il 28 novembre 2011 in Internet Archive.
  6. ^ Geology.com
  7. ^ Lo Tsunami dimenticato Archiviato il 30 ottobre 2010 in Internet Archive., Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
  8. ^ Vittime
  9. ^ La magnitudo del terremoto, in Il Secolo XIX, 13 marzo 2011. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2011).
  10. ^ Rainews24.it, RaiNews24
  11. ^ STIMATI OLTRE 10.000 MORTI A MIYAGI, in ANSA.it, 13 marzo 2011.
  12. ^ Diecimila morti a Miyagi, in Il Secolo XIX, 13 marzo 2011. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2011).

Bibliografia

  • Henrik Svensen, Storia dei disastri naturali, Odoya, Bologna 2010, 320 pp., ISBN 978-88-6288-064-0
  • Pareschi, M. T., E. Boschi, F. Mazzarini, and M. Favalli (2006). Large submarine landslides offshore Mt. Etna, Geophysical Research Letters, 33, L13302, doi:10.1029/2006GL026064.
  • Pareschi, M.T., M. Favalli, E. Boschi (2006). The impact of the Minoan tsunami of Santorini. Simulated scenarios in the Eastern Mediterranean, Geophysical Research Letters, 33, L18607, doi:10.1029/2006GL027205, 2006.
  • Pareschi, M.T., E.Boschi, M.Favalli (2006). The lost tsunami, Geophysical Research Letters, doi: 10.1029/2006GL027790.
  • Hutchinson, R.W., L'antica civiltà cretese, Einaudi, Torino 1976
  • Crombette, Fernand. Clartés sur la Crète; 1 tome; Ceshe asbl, Tournai, réf. 2.21 - 1998
  • Emanuela Guidoboni e Alberto Comastri, Catalogue of Earthquakes and Tsunamis in the Mediterranean area from the 11th to the 15th century, vol. 2 - INGV-SGA 2005
  • Guido Bertolaso, Enzo Boschi, Emanuela Guidoboni e Gianluca Valensise (a cura di), Il terremoto e il maremoto del 28 dicembre 1908: analisi sismologica, impatto, prospettive, Bologna, 2008
  • Giampiero Di Marco , il Chronicon Suessanum , Collana di Testi e documenti di storia sociale e religiosa di Terra di Lavoro , Zano editore 2014

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1169

Il 1169 (MCLXIX in numeri romani) è un anno del XII secolo.

1883

Il 1883 (MDCCCLXXXIII in numeri romani) è un anno del XIX secolo.

28 dicembre

Il 28 dicembre è il 362º giorno del calendario gregoriano (il 363º negli anni bisestili). Mancano 3 giorni alla fine dell'anno.

Cartapesta

La cartapesta è una tecnica povera che utilizza carta di giornali e di quotidiani.

Si prepara utilizzando prevalentemente carta e stracci intrisi di un materiale legante, come oggi la colla vinilica (anticamente, invece, colla di farina o altro collante), che però viene utilizzato in modo moderato per motivi tecnici e lavorativi. Dal modellato plastico argilloso si ricava il calco in gesso, un negativo dell'immagine tridimensionale per pestare la carta e farle assumere la forma del modellato argilloso lavorato in precedenza.

Esistono varie tecniche di lavorazione della cartapesta: riduzione della carta in stralci da pestare con colla oppure di carta in poltiglia mescolata anch'essa con colla.

Per gli oggetti piccoli, come maschere o simili, è meglio utilizzare della carta riciclata di stracci azzurra o carta da pane, reperibile nei negozi d'arte e nelle cartolerie, imbevuta di colla da parato preparata con acqua. I realizzatori di carri di carnevale, invece, usano la tecnica della carta da calco, che permette realizzazioni di grandi dimensioni.

I maestri di questa tecnica sono i carristi dei famosi Carnevale di Foiano, Carnevale di Viareggio, Carnevale di Acireale, Carnevale di Sciacca, Carnevale di Putignano, Carnevale dei ragazzi di Sant'Eraclio e i cartapestai della Festa dei Gigli di Nola e dei giocatolli (cavallini irti e a dondolo) e maschere, fabbrica del primo '900 siciliano del maestro Francesco Lombardo, nativo e creativo di Palazzolo Acreide (SR). Le opere dell'artista sono oggi conservate al Museo Francesco Lombardo di Giuseppe di Floridia (SR) e dichiarate dall'Assessorato dei Beni culturali e dell'identità siciliana "Beni Demoetnoantropologici Materiali" di interesse culturale.

La cartapesta, una volta essiccata, diventa molto leggera e viene anche utilizzata in vari modi creativi, invece con la poltiglia di carta e colla si posso realizzare burattini e statuette, famose nell'arte Napoletana e Leccese.

Una delle applicazioni più singolari della cartapesta nel mondo d'oggi è avvenuta in occasione del Disastro di Fukushima, a seguito del maremoto del 2011, durante il tentativo di tappare una falla nel reattore n. 2 della centrale nucleare danneggiata di Fukushima in Giappone: i tecnici della "Tepco", gestore dell'impianto, dopo l'utilizzo inefficace di calcestruzzo, hanno versato 8 kg di polimeri, 60 kg di segatura e 3 sacchi di giornali sminuzzati nel pozzo di sfogo collegato all'edificio delle turbine, pur di chiudere la crepa di 20 centimetri, limitare la fuoriuscita di radiazioni e il disastro ambientale

Chiese di Siracusa

Nella storia di Siracusa sono molte le chiese demolite, scomparse, dismesse e sconsacrate.

Vari eventi sismici disastrosi interessano la provincia e distruggono in epoche differenti il ricchissimo patrimonio storico - artistico - religioso della città:

Terremoto di Siracusa del 1125 documenta il crollo della navata della Cattedrale metropolitana della Natività di Maria Santissima.

Terremoto di Catania del 1169 o Terremoto di Sant'Agata violento con conseguente maremoto.

Terremoto nel Val di Noto, Anno Domini 1542 o Magnus Terremotus in terra Xiclis distruttivo con conseguente maremoto.

Terremoto del Val di Noto del 1693 catastrofico con conseguente maremoto.Pochi, ma antichissimi, i luoghi di culto che hanno attraversato quasi indenni le incurie del tempo e i cataclismi della natura: la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro,,, la Chiesa San Nicolò ai Cordari, la Chiesa dello Spirito Santo, la Chiesa di San Giovannello, Chiesa di San Martino, la stessa primitiva struttura del tempio pagano che costituisce la Cattedrale metropolitana della Natività di Maria Santissima.

La Camera Reginale costituisce il propulsore per l'edificazione e la concessione di privilegi reali a un gran numero di luoghi di culto della città posti sulla terraferma che sull'isola d'Ortigia. Il patrimonio vanta alcune tra più remote testimonianze del Cristianesimo in terra di Sicilia.

Grazie al suo patrimonio artistico-culturale la città di Siracusa è stata insignita dal 2005 del titolo di Patrimonio dell'Umanità. Per l'insigne profilo architettonico normanno, rinascimentale e barocco sono numerosi i luoghi di culto che rientrano tra il patrimonio tutelato dall'Unesco.

Elenco delle chiese di Siracusa.

Episodi di Teen Titans (serie animata) (terza stagione)

La terza stagione della serie televisiva a cartoni animati Teen Titans negli Stati Uniti d'America e in Italia è stata trasmessa da Cartoon Network tra il 2004 e il 2005.

Linea Jōban

La linea Jōban (常磐線 Jōban-sen?) è una ferrovia a scartamento ridotto di 368 km situata in Giappone e interamente gestita da JR East. Collega le città di Tokyo e Iwanuma passando per le prefetture di Tokyo, Chiba, Ibaraki, Fukushima e Miyagi. Sebbene la linea inizi ufficialmente alla stazione di Nippori, la maggior parte dei treni a lunga percorrenza parte dalla stazione di Ueno, mentre a nord continuano fino alla stazione di Sendai. Il nome della linea si riferisce alle antiche province di Hitachi (常陸) e Iwaki (磐城). La linea verrà estesa alla stazione di Tokyo grazie alla realizzazione della linea Tōhoku Jūkan attualmente in corso. A seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011 e il disastro di Fukushima Dai-ichi la linea è chiusa al traffico fra le stazioni di Tatsuta e Haranomachi per pericolo radioattivo e tra le stazioni di Sōma e Hamayoshida per ricostruzione post tsunami.

Medici senza frontiere

Medici senza frontiere (abbreviato MSF, in francese Médecins sans frontières) è un'organizzazione internazionale non governativa, fondata il 22 dicembre 1971 a Parigi da medici e giornalisti, tra cui Bernard Kouchner. Essa si prefigge lo scopo di portare soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito.

La sezione italiana, fondata il 25 aprile 1993, si occupa di attività di reclutamento degli operatori umanitari, di raccolta fondi da destinare ai progetti, di comunicazione e sensibilizzazione.

Music for Relief

Music for Relief è un ente di beneficenza fondato dal gruppo musicale statunitense Linkin Park. Il suo obiettivo è quello di fornire assistenza alle vittime di catastrofi naturali e portare consapevolezza sul riscaldamento globale.

Onda anomala

In oceanografia le onde anomale sono un fenomeno marino di cui non si conoscono ancora né le cause né l'origine. Come definizione un'onda è considerata anomala se supera 2,2 volte l'altezza significativa del treno d'onde a cui appartiene. Sono state osservate onde anomale alte da 25 a 30 metri e che sembrano formarsi in modo imprevedibile.

La differenza principale tra tali onde anomale e un maremoto sta nel fatto che le onde anomale si producono anche in pieno oceano, mentre i maremoti si amplificano solo avvicinandosi verso le coste.

Prefettura di Miyagi

Miyagi (宮城県 Miyagi-ken?) è una prefettura giapponese con circa 2,4 milioni di abitanti, si trova nella regione di Tōhoku, sull'isola Honshū. Il suo capoluogo è Sendai.Confina con le prefetture di Akita, Fukushima, Iwate, e Yamagata.

Radiodramma

Il radiodramma è un testo di tipo teatrale scritto espressamente per la radio.

I primi esperimenti di radiodrammaturgia avvennero in Gran Bretagna; la BBC mise infatti in onda il primo radiodramma, "Danger" di Richard Hughes, il 15 gennaio 1924. In Francia "Maremoto" di Pierre Cusy e Gabriel Germinet fu trasmesso il 21 ottobre 1924 e in Germania, il primo ad andare in onda fu "Spuk" di Rolf Gunold nel luglio 1925.

In Italia il primo "adattamento radiofonico" di un'opera teatrale fu trasmesso il 18 gennaio 1927 dalla sede di Milano dell'EIAR: Venerdì 13 di Mario Vugliano. Il primo radiodramma italiano vero e proprio risale invece al 6 ottobre 1929 ed è L'anello di Teodosio di Luigi Chiarelli.

Di solito il radiodramma è un lavoro relativamente breve, che può essere però anche diviso in parti (tipicamente due o tre, come gli atti teatrali). Non sono radiodrammi, ma piuttosto sceneggiati, i lavori divisi in puntate. Altra caratteristica del radiodramma è da considerarsi, per alcuni, la sua originalità (si parla talvolta, seriosamente, anche di "originale radiofonico"): seguendo tale impostazione, le riduzioni per la radio di opere concepite per un'altra diffusione non sarebbero radiodrammi. In genere, peraltro, simili riduzioni sono sceneggiati.

Dopo gli esordi, negli anni trenta, molti importanti autori si cimentarono con questo genere, tra essi ricordiamo: Samuel Beckett, Friedrich Dürrenmatt, Bertolt Brecht e, in Italia, Massimo Bontempelli, Emilio Cecchi, Filippo Marinetti, Ottorino Respighi e Guido Piovene.

Nel secondo dopoguerra, con la trasformazione dell'EIAR in RAI, il radiodramma conobbe una stagione di grande successo, sotto la direzione di Ettore Giannini. Le opere trasmesse dal Programma Nazionale e dal Terzo Programma erano seguite da un pubblico molto numeroso, venivano spesso replicate ed erano oggetto di attente critiche sulle riviste e sui quotidiani. Tra gli autori più importanti del ventennio 1950 - 1970 meritano la citazione: Eduardo De Filippo, Vasco Pratolini, Giuseppe Patroni Griffi, Luigi Silori, Antonio Santoni-Rugiu, Italo Alighiero Chiusano, Primo Levi, Diego Fabbri. I registi più coinvolti furono: Antonio Bandini, Guglielmo Morandi, Luigi Squarzina, Anton Giulio Majano, Enzo Convalli, Sandro Bolchi.

Il radiodramma ha conosciuto poi un certo declino, ma negli ultimi anni, grazie alle molteplici possibilità offerte dall'editoria digitale, esso sta vivendo una seconda giovinezza grazie all'enorme diffusione di questo genere in formato audiolibro.

Scala Mercalli

La scala Mercalli è una scala di valutazione dell'intensità di un terremoto eseguita osservando gli effetti che esso produce sulla superficie terrestre su persone, cose e manufatti. Questa valutazione non richiede l'utilizzo di strumenti di misurazione e per la sua caratteristica descrittiva può essere applicata anche alla classificazione di terremoti avvenuti in tempi storici, di cui sia rimasta una descrizione scritta. I valori di questa scala sono scritti con numeri romani e vanno da I a XIII.

Terremoto del Val di Noto del 1693

Il terremoto del Val di Noto del 9 e dell'11 gennaio 1693 rappresenta, assieme ai terremoti del 1169 e del 1908, l'evento catastrofico di maggiori dimensioni che abbia colpito la Sicilia orientale in tempi storici. Secondo recenti studi in realtà si potrebbe trattare di due eventi distinti.

Con una magnitudo momento pari a 7,3, è considerato il terremoto più forte mai registrato nell'intero territorio italiano.. Risulta inoltre essere il ventitreesimo terremoto più disastroso della storia dell'umanità, almeno tra quelli storicamente accertati.

L'evento sismico provocò la distruzione totale di oltre 45 centri abitati, interessando con effetti pari o superiori al XI grado MCS (scala Mercalli) una superficie di circa 5600 km2 , causando un numero complessivo di circa 60.000 vittime. Fu, fra l'altro, seguito da un maremoto che colpì le coste ioniche della Sicilia e lo Stretto di Messina e, probabilmente, secondo alcune simulazioni, interessò anche le Isole Eolie.

Terremoto della Calabria meridionale del 1894

Il terremoto del 16 novembre 1894 fu un evento sismico che colpì la Calabria meridionale e la Sicilia alle ore 17.52, con epicentro storicamente individuato tra i comuni di San Procopio, Santa Eufemia d'Aspromonte e Seminara. L'intensità dell'evento, che rientra nel IX grado della scala Mercalli , interessò maggiormente un'area compresa tra i Piani d’Aspromonte e la costa tirrenica. Inoltre comportò anche un violento maremoto che interessò perfino le coste campane, con maggiori danni che vi furono a Capo Pezzo verso Palmi.

Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011

Il terremoto di Sendai e del Tōhoku del 2011 (東北地方太平洋沖地震 Tōhoku chihō taiheiyō-oki jishin?, "terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell'oceano Pacifico"), si verificò l'11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:46 locali alla profondità di 30 chilometri. Il sisma, di magnitudo 8,9-9,0 (secondo l'USGS), con epicentro in mare e con successivo tsunami, è a tutt'oggi il più potente mai misurato in Giappone e il quarto a livello mondiale.

Terremoto e maremoto dell'Oceano Indiano del 2004

Il maremoto dell'Oceano Indiano e della placca indo-asiatica del 26 dicembre 2004 è stato uno dei più catastrofici disastri naturali dell'epoca moderna, che ha causato centinaia di migliaia di morti. Ha avuto la sua origine e il suo sviluppo nell'arco di poche ore in una vasta area della Terra: ha riguardato l'intero sud-est dell'Asia, giungendo a lambire le coste dell'Africa orientale, destando per questo, insieme all'ingente numero di vittime, notevole impressione tra i mezzi di comunicazione e in generale nell'opinione pubblica al mondo.

L'evento ha avuto inizio alle ore 07:58:53 UTC+7 (le 00:58:53 UTC) del 26 dicembre 2004 quando un violentissimo terremoto, con una magnitudo di 9,1, ha colpito l'Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra in Indonesia. Il sisma durò 8 minuti.

Tale terremoto è risultato il terzo più violento degli ultimi sessant'anni, dopo il sisma che colpì Valdivia in Cile il 22 maggio del 1960 e quello dell'Alaska del 1964, rispettivamente con magnitudo 9,5 e 9,2. Esso ha provocato centinaia di migliaia di vittime, sia direttamente sia attraverso il conseguente maremoto manifestatosi attraverso una serie di onde anomale alte fino a quindici metri che hanno colpito sotto forma di giganteschi tsunami vaste zone costiere dell'area asiatica tra i quindici minuti e le dieci ore successive al sisma.

Gli tsunami hanno colpito e devastato parti delle regioni costiere dell'Indonesia, dello Sri Lanka, dell'India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh, delle Maldive giungendo a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall'epicentro del sisma).

Si stima che 270.000 persone siano morte in quegli eventi, di cui circa il 25% bambini.

Tōhoku Shinkansen

La Tōhoku Shinkansen (東北新幹線?) è una ferrovia ad alta velocità giapponese, a scartamento ordinario, che collega Tokyo e Aomori con un percorso di 674,9 km.

XXI secolo

Il XXI secolo inizia nell'anno 2001 e termina nell'anno 2100 incluso.

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