Libro di Giuditta

Il Libro di Giuditta (greco Ιουδίθ, iudíth; latino Iudith) è un testo contenuto nella Bibbia cristiana cattolica (Settanta e Vulgata) ma non accolto nella Bibbia ebraica (Tanakh). Come gli altri libri deuterocanonici è considerato ispirato nella tradizione cattolica e ortodossa, mentre la tradizione protestante lo considera apocrifo.

Ci è pervenuto in una versione greca di circa fine II secolo a.C., sulla base di un prototesto ebraico perduto composto in Giudea attorno a metà II secolo a.C.

È composto da 16 capitoli descriventi la storia dell'ebrea Giuditta, ambientata al tempo di Nabucodonosor (605-562 a.C.), "re degli Assiri". La città giudea di Betulia è sotto assedio da parte di Oloferne, generale assiro, e viene liberata grazie a Giuditta.

Il Libro di Giuditta è entrato piuttosto tardi e dopo alcune incertezze - nel 382 d.C. in occidente e nel 692 d.C. in oriente - nella Bibbia cattolica e ortodossa, mentre è stato escluso dalla Bibbia ebraica e da quella protestante.[1] Secondo gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) - concordemente a quelli del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"[2] e della interconfessionale Bibbia TOB[3] - il testo è caratterizzato da "un'indifferenza totale nei confronti della storia e della geografia".[4][5][6] Ad esempio, il tragitto[7] compiuto dall'esercito di Oloferne è del tutto inverosimile e cita alcune città storicamente non conosciute e altre invece note ma riportate in modo geograficamente non coerente; anche le città di Betulia e Betomestaim sono storicamente sconosciute, nonostante le precisazioni topografiche e benché Betulia - al centro della narrazione nel libro - sia presentata come città in posizione strategica per il controllo dell'accesso verso la Giudea[8]. Sempre secondo gli studiosi della École biblique et archéologique française, il tragitto compiuto dall'esercito di Oloferne è una "«sfida» alla geografia" della regione, che era evidentemente sconosciuta all'autore del resoconto. Oltre a ciò, Oloferne è un nome di origine persiana e anche Nabucodonosor - che viene detto regnasse a Ninive sugli Assiri[9] - in realtà regnò tra il 605-562 a.C. sui Babilonesi, non sugli Assiri, e al suo tempo Ninive era già stata distrutta (nel 612 a.C.) da suo padre Nabopolassar; Arpacsàd (o Arfacsàd), invece, citato come regnante in Ecbàtana, è un nome sconosciuto alla storia. Nel Libro di Giuditta, inoltre, il ritorno dall'Esilio babilonese[10] - che avverrà solo sotto Ciro il Grande nel 538 a.C. - viene descritto come già accaduto[11].[12] Anche gli esegeti della Bibbia Edizioni Paoline confermano che "i dati storici, cronologici e topografici della narrazione lasciano perplessi. Un Nabucodonosor re degli Assiri, residente in Ninive, è sconosciuto alla storia. Sconosciuto è altresì un monarca medo di nome Arpacsad. Oloferne, comandante dell’esercito assiro, e Bagoas, suo maggiordomo, portano nomi persiani. [...] I luoghi attraversati dall'esercito di Oloferne in marcia verso l’Occidente e la stessa località di Betulia, epicentro dell’azione militare, sono immaginari".[13]

La storia

Cristofano Allori 002
Giuditta con il capo di Oloferne, di Cristofano Allori, 1613 (Palazzo Pitti, Firenze)

La storia è ambientata cronologicamente durante il regno di Nabucodonosor, qui presentato come re assiro, in realtà babilonese, di cui narra la guerra contro i Medi. Conclusa vittoriosamente la prima campagna di guerra, il "Grande re" affidò al suo generale Oloferne la campagna d'occidente, durante la quale questi incontrò il popolo di Israele. Un capo cananeo lo avvertì che quello era un popolo invincibile, se non peccava contro il suo Dio, e per tutta risposta egli lo consegnò agli israeliti, che lo ricoverarono e si prepararono alla guerra con l'Assiria.

  • Assediati, ridotti allo stremo per fame e sete, dopo 34 giorni gli israeliti avrebbero voluto arrendersi, e il loro capo, Ozia, a fatica riuscì a convincerli ad aspettare ancora 5 giorni.

Qui entra in scena Giuditta, ricca vedova, bella, giovane e di indiscussa virtù.

« Giuditta era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi. Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti delle vedove. Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d'aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manàsse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio. »   (Giuditta 8, 4-8)

Alla notizia dell'intenzione di resa, Giuditta convoca gli anziani, rimprovera loro la scarsa fede, ne ottiene la fiducia e, invocata per sé la protezione del Dio di Israele, si veste in gran pompa e si presenta ad Oloferne con la sua serva e con doni, fingendo di essere venuta a tradire i suoi.

Condotta alla presenza del generale viene assai ben accolta, e gli fa credere di poter avere la rivelazione dei peccati del suo popolo a causa dei quali l'Eterno lo darà in mano al nemico, permettendogli di giungere vittorioso fino alla conquista di Gerusalemme.

Oloferne accetta entusiasta l'offerta e la lascia pregare ogni notte il suo Dio per avere la promessa rivelazione. Dopo tre giorni la invita al suo banchetto, credendo di poterla anche possedere. Ma quando viene lasciato solo con la donna è perdutamente ubriaco.

« Fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: «Signore, Dio d'ogni potenza, guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani per l'esaltazione di Gerusalemme. È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi». Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d'Israele, in questo momento». E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. »   (Giuditta 13, 4-8)

Giuditta ricavò dal suo atto eroico grandi onori e anche ricchezze, levò un salmo di ringraziamento all'Eterno, e visse fino a 105 anni, libera e assai rispettata dalla sua gente, rifiutando ogni proposta di nuove nozze.

Significati

Giuditta Oloferne, Piazza della Signoria, Firenze
Giuditta in atto di tagliare la testa di Oloferne (Firenze, piazza della Signoria)

La storia di Giuditta, trattata con grande ampiezza nella Bibbia cattolica, ha avuto grande successo come fonte di ispirazione letteraria ed iconografica.

Colpisce, nel racconto, l'entrata in scena di questa figura di donna bella, libera e ricca (posizione di per sé inquietante, in una società arcaica), che pungola lo scarso coraggio degli uomini della sua comunità ai quali dovrebbe per tradizione essere soggetta. E non c'è dubbio che l'uccisione di Oloferne evochi anche la vendetta della donna contro il maschio violento e violentatore.
Come ha potuto dunque, un racconto che ribadisce che le armi della femmina contro il maschio sono quelle tradizionali - la seduzione e l'inganno - avere tanta fortuna in società patriarcali?

La parola-chiave sembra essere "patriottismo", valore, come indica la parola stessa, tipicamente patriarcale.
Il fatto è che da una parte nel racconto si ribadisce che le armi femminili sono proprio quelle, ma dall'altra esse vengono qui utilizzate a beneficio del gruppo (patriarcale) di appartenenza. Ciò consente la promozione di Giuditta al ruolo di eroe - anzi, di eroina.

Di questa complessità psicologica ben si accorse Freud, quando nella sua Psicologia della vita amorosa, citò la figura di Giuditta come una di quelle donne la cui verginità è protetta da un tabù, facendo riferimento ad una tragedia di Friedrich Hebbel che dava per non consumato il suo primo ed unico matrimonio.

Iconografia

In questa stessa complessità, o forse soprattutto nella fama della bellezza della protagonista, risiede probabilmente la ragione della grande fortuna iconografica della storia, dal Medioevo fin quasi ai giorni nostri. A seconda degli artisti, l'arma brandita da Giuditta varia dal coltellaccio (Mantegna) alla sciabola corta (Donatello), alla spada (Caravaggio) fino allo spadone (Artemisia Gentileschi) e alla meno realistica spada lunga. In quest'ultimo caso Giuditta viene identificata con la Giustizia (la spada lunga era l'arma tipica del boia nelle esecuzioni capitali). Al tempo stesso Giuditta è simbolo della potenza del Signore, di vittoria del debole contro il forte, in analogia all'episodio di Davide contro Golia. Nei primi del Novecento Giuditta diventa un'icona del decadentismo, simbolo della donna dominatrice cui l'uomo soggiace, come nell'episodio di Salomè e Giovanni Battista.

Se ne danno di seguito alcuni esempi:

Trictrac checker Louvre OA166
Giuditta e Oloferne in una pedina del XII secolo
Donatello, giuditta che decapita oloferne, 1453-57, 01
Donatello, Giuditta e Oloferne, circa 1453-1457
Sandro Botticelli, storie di giuditta 02 480
Sandro Botticelli, Ritorno di Giuditta a Betulia, 1472
Nuremberg chronicles f 69r 2
Illustrazione del Libro di Giuditta nel Manoscritto di Norimberga (1493)
Andrea Mantegna 099
Andrea Mantegna Giuditta e l'ancella con la testa di Oloferne, circa 1495
Edelmann palace relief 4
Edelmann Palace (Repubblica Ceca): Giuditta è rappresentata nel riquadro di destra, in contrapposizione alla tentazione rappresentata da Eva nel pannello centrale
Giorgione, giuditta 01
Giorgione, Giuditta con la testa di Oloferne, circa 1504
Judith und Holofernes (Michelangelo)

Giuditta con la serva e il capo di Oloferne, Michelangelo, Cappella Sistina (1508-12)

Conrat Meit

Giuditta con la testa di Oloferne, Konrat Meit alabastro (1512)

Lucas Cranach d. Ä. 083

Giuditta con la testa di Oloferne, Lucas Cranach il vecchio (c. 1530)

Judith Beheading Holofernes by Caravaggio
Giuditta taglia la testa ad Oloferne, Caravaggio (1598)
Cristofano Allori 002
Cristofano Allori, Giuditta con la testa di Oloferne, circa 1612
GENTILESCHI Judith
Giuditta decapita Oloferne, Artemisia Gentileschi (1620)
Francesco Solimena - Judith with the Head of Holofernes - WGA21626

Giuditta mostra la testa di Oloferne, Francesco Solimena (1728-1733)

2judithpas
Giuditta di Paul Albert Steck (c. 1900)
Gustav Klimt 039
Gustav Klimt, Giuditta I, 1901
Gustav Klimt, Giuditta II, 1909

Cinema

Musica

Note

  1. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 920, ISBN 978-88-10-82031-5.
  2. ^ Questi sottolineano che "poiché Gdt è un racconto pieno di inesattezze storiche e geografiche, è difficile datarlo [...] Si dà inizio al racconto con una data storicamente falsa (il 593 a.C.) e con fantasiose attribuzioni al re in questione [in quanto] Nabucodonosor fu il più famoso tra i re neobabilonesi e regnò dal 605 al 562. Suo padre, Nabopolassar, distrusse Ninive nel 612 con l'aiuto di Ciassarre, re dei Medi", mentre Arpacsàd è "un personaggio inventato" e, in merito al ritorno recente dall'esilio descritto in Gdt4,3, precisano che "questo riferimento post-esilico all'anno 538 è incoerente con 2,1 e ulteriormente complicato dall'accenno alla ridedicazione del Tempio che si può collocare o in un anno successivo al 515 o forse addirittura nel 165".
  3. ^ I quali osservano come "la narrazione presenta parecchie difficoltà storiche. Nabucodonosor, re di Babilonia secondo la storia, appare nel nostro libro come re di Ninive, città che era stata vinta nel 612 dagli eserciti coalizzati di suo padre, Nabopolassar, e dei Medi. Secondo libro di Giuditta, lui, il vincitore e il distruttore di Gerusalemme, lancia le proprie forze in una spedizione in cui queste vengono messe in rotta e massacrate dagli Israeliti che solo da poco sono ritornati dalla prigionia (Gdt4,3; 5,19), mentre, secondo la storia, è proprio Nabucodonosor colui che ha deportato gli abitanti di Gerusalemme. Il generale che comanda le truppe di invasione, Oloferne, e il suo eunuco Bagoa portano dei nomi persiani riferiti in testi extrabiblici che narrano una campagna di Artaserse III (359-338)".
  4. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 919-923, ISBN 978-88-10-82031-5.
  5. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 748-749, ISBN 88-399-0054-3.
  6. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 1846-1847, ISBN 88-01-10612-2.
  7. ^ Giudit2,21-28; 4,6-7.
  8. ^ Anche gli studiosi della Bibbia TOB, concordemente a quelli del "Nuovo Grande Commentario Biblico", confermano che "la Betulia del libro di Giuditta si trova nella Samaria [...] località corrispondenti a tale nome e a simile ubicazione sono sconosciute. Ma il fatto non è isolato. Lungo tutto il racconto si incontrano mescolati a nomi ben noti come Ninive, Damasco, Tiro, Gerusalemme, dei toponimi che più o meno sfuggono all'identificazione geografica nonostante gli sforzi degli esegeti". (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1846, ISBN 88-01-10612-2. Cfr anche: Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 749, ISBN 88-399-0054-3.).
  9. ^ Giudit1,1.
  10. ^ Giudit4,1-3; 5,19.
  11. ^ Nabucodonosor morì nel 562 a.C., quindi ben 24 anni prima del ritorno degli Ebrei dall'Esilio babilonese.
  12. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 919-923, 947, 950-951, ISBN 978-88-10-82031-5.
  13. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 614, ISBN 88-215-1068-9.

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Bibbia di Gennadio

La Bibbia di Gennadio (in russo: Генна́диевская Би́блия) è il primo manoscritto completo della Bibbia in antico slavo ecclesiastico. Prende il nome dall'Arcivescovo di Novgorod Gennadio che si impegnò a redigerla sul finire del XV secolo. A quel tempo i russi non avevano ancora una versione completa della Bibbia nella loro lingua. Vi erano soltanto traduzioni incomplete e separate di vari testi del libro sacro. Deciso a risolvere questo problema, Gennadio si recò a Roma per ricevere il canone biblico accettato in Occidente. La Bibbia di Gennadio del 1499 fu la fonte principale della cosiddetta "Bibbia di Ostrog". Fu Lo stesso zar Ivan il Terribile a farne inviare una copia al tipografo Ivan Fëdorov.

Gennadio si servì delle esistenti traduzioni slave dei seguenti libri:

Pentateuco

Libro dei Giudici

Libro di Giosuè

Libro di Rut

Libri dei Re

Libro di Giobbe

Libro di Sofonia

Libro di Aggeo

Libro di Zaccaria

Libro di Malachia

Libro dei Proverbi

Qoelet

Libro dei Salmi

Vangeli

Atti degli Apostoli

Epistole

Apocalisse di GiovanniCon l'aiuto di un monaco di nome Veniamin, tradusse poi dalla Vulgata latina vari libri mancanti, tra cui i seguenti:

Libro di Neemia

Libri di Esdra

Libro di Tobia

Libro di Giuditta

Libro di Ester

Libro di Geremia

Libro della Sapienza

Primo libro dei Maccabei

Secondo libro dei Maccabei

Esdra greco

Apocalisse di Esdra

Cotton Vitellius

Il Cotton Vitellius A. xv, o Codice Nowell, è uno dei quattro principali codici poetici anglosassoni. È famoso soprattutto per essere il manoscritto contenente l'unica copia del poema epico Beowulf; inoltre, esso contiene il poema Giuditta e varie opere in prosa.

È conservato nella British Library insieme al resto della collezione Cotton.

Decapitazione

Con decapitazione o decollazione si definisce l'atto consistente nel tagliare la testa a qualcuno, sia esso vivo, al fine di provocarne il decesso, oppure già morto.

Numerosi studiosi si sono dedicati a questo tema, giungendo a classificare i casi di decapitazione in tre sottocategorie: decapitazione sacra, decapitazione profana e decapitazione magica.La sottocategoria più antica, la decapitazione sacra, è stata sovente applicata sia come metodo di esecuzione capitale sia come pratica a scopo propiziatorio in tempi antichissimi. Un esempio calzante a tal proposito è il mito di Ifigenia condannata a subire la decapitazione per volere di Artemide ma poi salvata dalla dea stessa. Tracce dell'analogo significato della decapitazione sono state rinvenute tra le fonti celtiche e in tempi più recenti tra i Bagobo presso i quali la decapitazione del nemico e la danza attorno alla sua testa esposta al pubblico costituivano un rito propiziatorio per il raccolto.. Invece per decapitazione profana si intende il trattamento riservato presso molti popoli al nemico ucciso. Infine con decapitazione magica si fa riferimento sempre alla decapitazione del nemico sconfitto ma in questo caso il trofeo viene conservato per servirsene a scopo d'oracolo o premonizioni.

Giuditta che decapita Oloferne (Artemisia Gentileschi Firenze)

Giuditta che decapita Oloferne è un dipinto a olio su tela (199x162,5cm) realizzato nel 1620 circa dalla pittrice italiana Artemisia Gentileschi. È conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

Giuditta che decapita Oloferne (Artemisia Gentileschi Napoli)

Giuditta che decapita Oloferne è un dipinto, olio su tela (158,8x125,5 cm) realizzato fra il 1612 e il 1613 dalla pittrice italiana Artemisia Gentileschi. È conservato nel Museo nazionale di Capodimonte.

Giuditta di Betulla

Giuditta di Betulla (Judith of Bethulia) è un film del 1914 prodotto e diretto da David W. Griffith con protagonisti Blanche Sweet e Henry B. Walthall. Fu il primo lungometraggio prodotto dalla compagnia Biograph, anche se fu distribuito come secondo.

Giuditta e Oloferne

Giuditta e Oloferne – episodio biblico del Libro di Giuditta

Giuditta e Oloferne (Caravaggio)

Giuditta e Oloferne è un dipinto a olio su tela (145x195 cm) realizzato nel 1597 circa dal pittore italiano Caravaggio.

Gott mit uns

Gott mit uns (in italiano: Dio con noi) era il motto dell'Ordine Teutonico; dopo la caduta dello Stato dei cavalieri teutonici, divenne quello dei re di Prussia, fino a divenire motto degli Imperatori tedeschi.

Graduale

Il graduale, anticamente chiamato Responsorium Graduale, è un canto interlezionale melismatico che appartiene al proprio della messa non solo del Rito romano della Chiesa cattolica.

Il suo nome deriva dal latino gradus, gradino, perché in origine i cantori cantavano il graduale restando sui gradini dell'ambone.

Il termine può riferirsi anche al libro che raccoglie canti utilizzati nella celebrazione eucaristica. Attualmente viene utilizzato per raccogliere i canti del repertorio gregoriano, sia del proprio che dell'ordinario, come il Graduale Triplex.

Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie

Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644) è un oratorio in latino di Antonio Vivaldi, il solo sopravvissuto dei quattro che risultano essere stati composti dal musicista veneziano. Il libretto fu scritto da Iacopo Cassetti, basato sul biblico Libro di Giuditta.

La Betulia Liberata

La Betulia Liberata (K 118) è un oratorio in due parti per solisti, coro e orchestra, composto nel 1771 (perciò a 15 anni) da Wolfgang Amadeus Mozart su testo di Pietro Metastasio e ispirato al biblico Libro di Giuditta.

È l'unica composizione di questo genere realizzata dal grande maestro austriaco, in occasione di un suo soggiorno a Padova. Stilisticamente prende a modello Josef Mysliveček, Leonardo Leo e Johann Adolph Hasse. È composta di sedici arie con parti per solisti o coro, recitativi accompagnati con l'orchestra e recitativi secchi con il clavicembalo.

Non fu rappresentata durante la vita di Mozart.

Leggenda

La leggenda è un tipo di racconto molto antico, come il mito, la favola e la fiaba, e fa parte del patrimonio culturale di tutti i popoli, appartiene alla tradizione orale e nella narrazione mescola il reale al meraviglioso. "Leggenda" deriva dal latino legenda che significa "cose che devono essere lette", "degne di essere lette" e con questo termine, un tempo, si voleva indicare il racconto della vita di un santo e soprattutto il racconto dei suoi miracoli.

In seguito la parola acquistò un significato più esteso e oggi la parola leggenda indica qualsiasi racconto che presenti elementi reali ma trasformati dalla fantasia, tramandato per celebrare fatti o personaggi fondamentali per la storia di un popolo, oppure per spiegare qualche caratteristica dell'ambiente naturale e per dare risposta a dei perché.

Le leggende si rivolgono alla collettività, come i miti e spiegano l'origine di qualche aspetto dell'ambiente, le regole e i modelli da seguire, certi avvenimenti storici, o ritenuti tali, allo scopo di rinsaldare i legami d'appartenenza alla comunità.

Lingue orientali bibliche

Le lingue orientali che concernono la Bibbia sono: l'aramaico biblico, l'ebraico e la koinè (il greco ellenistico).

Tutto l'Antico Testamento (AT) è scritto in ebraico, tranne alcune piccole sezioni che sono in aramaico: (Libro di Geremia 10,11; Libro di Daniele 2,4-7,28; Esdra 4,8-6,18; 7,12-26).Oltre ad alcuni libri tramandati dalla versione greca dei LXX, probabilmente scritti prima in aramaico: (Libro di Tobia, Libro di Giuditta, Libro della Sapienza, Siracide, Libro di Baruc, Libri dei Maccabei), ma non presenti nel Tanakh; questi ultimi libri, detti "deuterocanonici" e accolti dal canone cattolico, sono esclusi dal canone ebraico e dalle bibbie protestanti.

Il Nuovo Testamento (NT) è scritto nella koinè, la lingua greca parlata.

Gesù con ogni probabilità conosceva tutte e tre le lingue.

Oloferne

Oloferne è una figura biblica. Era il condottiero dell'esercito assiro che assediava Betulia. Fu ucciso da Giuditta.

Rey (Iran)

Rey, Ray, Rhages o Rages (persiano ری; in arabo: ري‎, Rayy; greco Ῥάγαι, Rhágai; latino Rhagae), nota anche come Shahr-e Rey (persiano: شهر ری), cioè "città di Rey" è la più antica città esistente nella provincia di Teheran, in Iran. È il capoluogo dello shahrestān di Rey, circoscrizione Centrale.

Tiro (città antica)

Tiro (in arabo: صور‎, Ṣūr; in fenicio ?; Ṣur; in ebraico: צוֹר‎?, Tzor; in ebraico tib. צר, Ṣōr; in akkadû: 𒋗𒊒, Ṣurru; in greco antico: Τύρος, Týros; in turco: Sur; in latino Tyrus, in armeno: Տիր?) è una antica città del Libano, quasi del tutto coperta dalla città moderna (anch'essa chiamata Tiro). I resti dell'antica città sono dal 1984 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

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