Libro dei Giudici

Il libro dei Giudici (ebraico שופטים shofetìm; greco Κριτές krités; latino Iudicum) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. (vedi Ipotesi documentale).

È composto da 21 capitoli descriventi la storia delle dodici tribù in Canaan e dei Giudici, carismatici capi militari occasionali.

Introduzione

Giudici, in ebraico Shofetim (il termine in ebraico significa anche governatori)[1], sono presentati come capi militari e civili suscitati da Dio in determinate occasioni per liberare una o più tribù israelitiche dalla minaccia delle popolazioni vicine[2]. Accanto a queste figure di stampo militare, il libro racconta anche dei giudici responsabili dell'ordinaria amministrazione e della vita legislativa all'interno delle varie tribù, i cosiddetti giudici minori[3]. Il libro non è dominato da un personaggio principale, bensì presenta diverse figure tra le quali non esiste quasi continuità. La percezione di disomogeneità che ne deriva non è da attribuire a presunti limiti dell'autore, piuttosto riflette la fluidità del periodo storico, un periodo di transizione tra Giosuè e l'inizio della monarchia: "In quel tempo non c'era re in Israele; ciascuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi" (Giudici, 21.25).

Periodo storico

Per gli studiosi che collocano l'ingresso degli ebrei in Palestina al XIII secolo avanti Cristo il periodo dei giudici corrisponderebbe al 1150-1050 a.C.[4]. Questa datazione breve, tuttavia, provoca notevoli incongruenze col testo biblico, che sembra collocare l'Esodo due secoli prima (in 1 Re 6,1 si afferma che fra l'Esodo e la costruzione del tempio nel X secolo trascorsero 480 anni). Anche i dati cronologici che compaiono nel libro dei Giudici non sono compatibili con una durata troppo breve di questo periodo.

La successione cronologica fu organizzata in modo da ottenere cicli di quarant'anni e un numero totale di giudici pari alle tribù di Israele, cioè 12 che sono nell'ordine di citazione del libro: Otniel, Eud, Samgar, Debora, Gedeone, Tola, Iair, Iefte, Ibsan, Elon, Abdon e Sansone. Tale successione cronologica non è però storicamente congruente con una durata breve del periodo e, come osservano gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB, "effettivamente il libro dei giudici non ha data alcuna. È solamente indicata la durata di ciascuna giudicatura; ma se si sommano le cifre fornite per ogni giudice, si ottiene una durata di 410 anni, cosa che non è compatibile con gli altri dati cronologici della storia di Israele. La maggior parte delle cifre proviene da redattori e se è certo che ciascuno aveva la propria logica, è quasi impossibile ritrovarla e comprenderla".[5]

Questo giudizio scoraggiante è stato successivamente ritenuto erroneo da David Miano, che sosteneva come le cronologia dei Giudici è stata costruita proprio in accordo con la durata totale di 480 anni affermata nel libro dei Re[6] Gli esegeti nella autorevole Bibbia di Gerusalemme, negli stessi anni, sottolineavano comunque, al pari di quelli della interconfessionale Bibbia TOB, che il testo biblico "ha punteggiato i racconti con indicazioni convenzionali, in cui compaiono le cifre di 40, durata di una generazione, o del suo multiplo 80, o della sua metà 20, con un evidente sforzo di ottenere un totale che, combinato con altri dati della Bibbia, corrisponde ai 480 anni che la storia deuteronomista pone tra l'uscita dall'Egitto e la costruzione del tempio [...] non permette però di scriverne una storia continuata. La cronologia che dà è artificiale, come abbiamo detto [...] e l'epoca dei giudici abbraccia un secolo e mezzo".[7]
Gli stessi esegeti notano ancora che "questa concezione teologica della storia, che suppone che i giudici si siano susseguiti secondo l'ordine cronologico del libro e che ciascuno abbia agito a favore di tutto Israele, non corrisponde che imperfettamente alla realtà storica; ci sono, alla base del libro, racconti originariamente indipendenti su eroi locali; la relazione cronologica tra gli uni e gli altri è stabilita arbitrariamente".[8]

La formazione

L'origine del libro è da ricercarsi nelle tradizioni orali tramandate all'interno dei clan e delle tribù ebraiche, tradizioni che avevano al centro le vicende belliche dei cosiddetti grandi giudici: Ehud, Debora e Barak, Gedeone, Iefte e Sansone. Questo ciclo epico, risalente al IX secolo a.C., fu progressivamente ampliato e riadattato fino agli interventi della scuola deuteronomistica, cui si deve la sistemazione finale del materiale. Sempre nell'ambito della scuola deuteronomistica furono introdotti anche gli avvenimenti che vedono protagonisti i "giudici minori".

Dall'insieme dei racconti si delinea un periodo storico caratterizzato dall'ostile e incombente pressione dei vicini, Edomiti, Madianiti, Filistei, la costante tensione e insicurezza e la necessità di fronteggiare questa crescente ostilità attraverso un contrasto unitario e non per singola tribù sarà la causa prima della nascita della monarchia presentata nel successivo libro (1 Re), questo nonostante la negatività con cui è presentata questa istituzione (Gdc 9, 7-15), una necessità per non precipitare nel caos sapientemente delineato come prospettiva dall'intreccio narrativo.
Nel libro si riscontrano, oltre ai problemi con la cronologia, una serie di difficoltà a livello storico e geografico e gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme)[7], nel sottolineare alcune delle incongruenze[9], puntualizzano anche che "il libro è quasi l'unica fonte a nostra disposizione per la conoscenza dell'epoca dei giudici. Non permette però di scriverne una storia continuata. La cronologia che dà è artificiale", mentre i curatori della Bibbia Edizioni Paoline[10] osservano, in riferimento ad esempio al c.20, come "nel capitolo abbondano le difficoltà testuali, letterarie e storiche, dovute alla fusione di diverse fonti. I numeri sono astronomici"; anche Samgar, presentato come un giudice in Gc3,31, non era originariamente nella lista dei giudici e tale versetto è un'aggiunta posteriore[11].

Aspetti teologici

Alla rielaborazione deuteronomistica si deve dunque la forma attuale del Libro dei Giudici, in cui gli avvenimenti sono presentati in una successione cronologica come se ogni giudice avesse esercitato il pieno controllo su tutto il territorio e non (come doveva essere) su specifiche e limitate aree geografiche. Lo svolgimento dei fatti fu poi compreso in uno schema narrativo fisso composto da quattro fasi: "peccato-castigo-pentimento-liberazione". L'inosservanza dell'alleanza sinaitica, presentata nell'espressione “Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore…” , ad esempio un atteggiamento troppo accondiscendente verso altre divinità (i Baal), suscita il castigo, castigo che si concretizza in sconfitte militari, privazioni di beni materiali ”…Perciò l'ira del Signore si accese contro Israele e li mise nelle mani di…”; quindi il pentimento e l'intervento divino che comporta la liberazione “…gli Israeliti gridarono al Signore, e il Signore suscitò loro un liberatore…”.

Struttura e contenuto

Dal punto di vista narrativo il libro dei Giudici è formato da 21 capitoli ed è suddivisibile in tre parti:

  1. L'inizio mostra due introduzioni, la prima (1 - 2,5) sulla situazione delle tribù insediate in Canaan e sulla lenta, difficoltosa e disordinata occupazione della terra promessa, la seconda (2,6 - 3,6) sulla teologia della storia)
  2. Seguono le vicende dei «grandi giudici» tra cui la storia di Debora e Barak presentata in due versioni indipendenti, una in prosa e una antichissima in versi, spazio considerevole è dato poi a Gedeone e Sansone, indubbiamente il più singolare dei Giudici. Seguono i «piccoli giudici» Giudici (Gdc 3,7-16) presentati in una breve notizia dallo schema redazionale fisso.
  3. Chiude il libro la vicenda di Mica e del santuario tribale di Dan e la vicenda della concubina del Levita di Efraim causa della guerra contro i beniaminiti (Gdc 17-21).

La redazione finale è dagli studiosi collocata intorno al sec. VI a.C.

Note

  1. ^ Il termine in ebraico significa anche "governatori".
  2. ^ (PT) O Período dos Juízes (aprox 1300-1050 a.E.C) Chazit Hanoar.
  3. ^ Coogan, A Brief Introduction to the Old Testament, Glossary, pg. 426
  4. ^ Hans Küng, Ebraismo (Das Judentum), ed. BUR, Milano, 1995, p. 89.
  5. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 442, ISBN 88-01-10612-2. (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 422-423, ISBN 978-88-10-82031-5.).
  6. ^ David Miano, Shadow on the Steps: Time Measurement in Ancient Israel, SBL, Atlanta, 2010, p. 412.
  7. ^ a b Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 422-423, ISBN 978-88-10-82031-5.
  8. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 481, ISBN 978-88-10-82031-5.
  9. ^ Tali esegeti riscontrano, tra le altre, discordanze per quanto riportato in Gc1,21 ("Gerusalemme sarà infatti annoverata tra le città di Beniamino (Gs18,28), ma sarà conquistata solo più tardi, da Davide (2Sam 5.6·9). Questa notizia è stata interpolata in Gs 15,63, sostituendo Giuda a Beniamino"), in Gc1,18 ("Giuda non ha conquistato queste città della Filistea né al momento dell'insediamento né più tardi, e questo v è in contraddizione con il v 19") e in Gc1,5 ("sembra che sia stata fatta confusione tra Adonì-Bezek, re di Bezek, e Adonì-Sedek, re di Gerusalemme (cf. Gs 10,1-3); di qui la menzione di questa città (v 7) e la glossa ulteriore del v 8 che è in contraddizione con il v 21 (cf. anche 2Sam 5,6s). La vittoria su Bezek pone d'altronde un problema: la sola città con tale nome che si conosca si trova tra Sichem e Bet-Sean, nella regione in cui si trovavano i Perizziti, ma lontano dal territorio di Giuda e di Simeone") (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 477-479, ISBN 978-88-10-82031-5. Cfr anche: Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 443-444, 485, ISBN 88-01-10612-2; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 481-483, 516, 535, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 177, ISBN 88-399-0054-3; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 304, ISBN 88-215-1068-9.).
  10. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 331, ISBN 88-215-1068-9. (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 522, ISBN 978-88-10-82031-5 e Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 483, ISBN 88-01-10612-2).
  11. ^ Gli esegeti della Bibbia di Gerusalemme precisano che "questo v. [Gc3,31] è un'aggiunta (cf. 4,1). Pare che Samgar non sia un Israelita: il suo nome è straniero; da quanto sembra egli è originario di Bet-Anat, in Galilea, che era restata cananea (1,33). La sua inserzione nella lista dei giudici deriva probabilmente da una cattiva comprensione di 5,6", ovvero del Cantico di Debora - anch'esso nel libro dei giudici - che presenta, come ricordano gli esegeti cristiani, parecchie incongruenze ed è "la disperazione della poesia ebraica arcaica: dei 106 versi, quasi la metà in un modo o in un altro presentano oscurità, incertezze, ambiguità" (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 485, 487, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 179-180, ISBN 88-399-0054-3.).

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Ammoniti (popolo)

Gli Ammoniti furono un'antica popolazione di origine amorrea, che viveva lungo le rive orientali del medio Giordano, dove si stabilirono durante l'età del Ferro. Loro capitale era la città di Rabbat Ammon, oggi Amman, in Giordania; fu un importante snodo per le carovane ed un notevole centro commerciale.

Secondo la Genesi (19,30-38) gli Ammoniti (letteralmente "figli di Ammon") discendevano da Ammon (forse lo stesso Amon egiziano), figlio di Lot e fratello di Moab, capostipite dei Moabiti. Dopo aver conquistato i territori in cui si insediarono, si allearono con i Moabiti per combattere insieme contro gli Israeliti, venendo però sconfitti sia da Saul che da Davide. In seguito vennero conquistati - insieme ai territori limitrofi - dalle varie dinastie dominanti babilonesi, assire, poi da Persiani e Romani.

Gli Ammoniti sono citati anche nel libro dei Giudici (e nel libro di Sofonia dove viene loro detto che sarebbero stati distrutti a causa della loro disubbidienza al Dio degli Ebrei Sofonia 2:9), nella trattativa che Iefte fece con loro; il testo li riporta però erroneamente invece dei Moabiti e questo, come osservano gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme), è un errore redazionale: "questo riassunto della storia di Iefte è una composizione secondaria che utilizza Nm20-21 e Dt2, e che confonde gli Ammoniti con i Moabiti; il territorio conquistato da Israele (vv 13.26) era appartenuto a Moab; Camos (v 24) è la divinità principale dei Moabiti; quella degli Ammoniti era Milcom".Gli Ammoniti rispettavano una religione politeista che vedeva protagonista il dio Milkom, poco conosciuto dal punto di vista archeologico.

Berith

Baal-Berith o Berith (lett. "Signore delle alleanze") era una divinità cananea, protettore dei patti e delle alleanze, sotto la cui statua si giurava di rispettare un patto o un accordo appena sancito. Il culto, secondo il Libro dei Giudici, era molto diffuso tra i popoli sottomessi da Israele, e in particolare nella città di Sichem.

Bochum (Sudafrica)

Bochum è una città sudafricana della provincia del Limpopo nella Municipalità distrettuale di Capricorn. Si trova a circa 93 km a nord-ovest di Polokwane. Deve il suo nome ad una deformazione del nome biblico di Bochim, località citata nel Libro dei Giudici, assegnato dal missionario tedesco Carl Franz e dalla sua moglie Helen ad una missione da loro fondata sul luogo nel 1890.

Critarchia

La critarchia, dal greco kritès (giudice) o krito (giudicare) e arché (principio, inizio), è un sistema politico basato sull'uguaglianza di fronte alla Giustizia e sul concetto dei diritti naturali.

Si differenzia dagli altri sistemi politici per l'applicazione delle regole di giustizia. In una critarchia perfino i tribunali, le forze di polizia e altre organizzazioni che perseguono il fine del controllo sociale sono privi di ogni potere, privilegio od immunità che non sia conforme ai principi del diritto naturale.

Il sistema politico venne messo in atto almeno due volte nel corso della storia, nel periodo ebraico relativo all'epoca del Libro dei Giudici tradizionalmente riferito al 1150-1050 a.C., e nella Somalia preislamica, il cui sistema giuridico tradizionale era denominato Xeer.

Ognuno è autorizzato a prestare servizio giuridico o di polizia per il soccorso altrui. Nessuno può essere costretto a stare in giudizio in tribunale senza il suo consenso. In breve, in una critarchia la magistratura e la polizia sono disponibili in un libero mercato, il quale è considerato un principio di diritto naturale, in quanto scambio di beni e servizi scarsi.

La critarchia è essenzialmente una speciale forma di stato riconducibile a diverse visioni sociali, considerato sotto l'aspetto giuridico del diritto naturale.

Il termine è menzionato nel Webster's Unabridged Dictionary, nell'Oxford English Dictionary e nell'American Collegiate Dictionary. Secondo le sue radici etimologiche, la critarchia è un sistema politico in cui la giustizia è il fine dominante o la causa primaria.

Diversa dalla Critarchia è la Critocrazia, dove il solo Stato naturale di diritto risulta composto unicamente dal sistema giudiziario.

Dalila

Dalila (dall'ebraico דלילה, Dlila, "colei che indebolisce o impoverisce o sradica") è un personaggio biblico protagonista del capitolo 16 del libro dei Giudici.

Debora (Bibbia)

Debora o Dvora oppure Déborah (דְּבוֹרָה, che significa ape) è, secondo il libro biblico dei Giudici, una profetessa e la sola donna del gruppo dei giudici biblici. Avrebbe esercitato questa funzione per quarant'anni circa, dal 1160 al 1121 a.C.

Debora e Jaele

Debora e Jaele è un'opera di Ildebrando Pizzetti su libretto proprio, su soggetto biblico. Fu rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 16 dicembre 1922.. La première ottenne un buon successo, con quindici chiamate complessive per gli artisti.Andrea Della Corte definì questo lavoro «un'opera che sconvolge i piani teatrali finora noti», segnando un'evoluzione sia rispetto all'uso degli elementi tematici wagneriani sia rispetto alla declamazione debussyana. Di particolare bellezza i cori, «come quelli di Fedra, la più bella polifonia vocale italiana fiorita dopo il secolo della nostra grande polifonia». Per molti anni Debora e Jaele fu considerata tra i massimi capolavori non solo di Pizzetti ma di tutta l'opera italiana del Novecento, ma in seguitò uscì dal repertorio.

L'opera è tratta dal biblico Libro dei Giudici, con alcune libertà.

Gedeone (Bibbia)

Gedeone (in ebraico:גדעון - Ghide'on) è un personaggio biblico, un giudice della Tribù di Manasse le cui gesta sono descritte nel libro dei Giudici ai capp. 6-8. Il significato del suo nome è: tagliatore, stroncatore

Giaele

Giaele (in ebraico stambecco della Nubia) è un personaggio del libro dei Giudici.

Un breve episodio del libro dei Giudici narra come Sisara, il giovane generale del re di Cazor, nemico degli israeliti, fosse battuto da Barac, come vaticinato dalla profetessa Debora: egli fuggì e credette di trovare asilo nella tenda di Eber, che riteneva alleato del suo sovrano. Giaele, moglie di Eber, gli offrì la sua ospitalità e gli diede da bere, ma dopo che Sisara si fu posto a dormire gli conficcò un picchetto nella tempia; poi andò incontro a Barak e gli mostrò il nemico abbattuto.

Conoscendo la sacralità di cui è investito presso gli orientali l'ospite straniero, ci si potrebbe stupire - e soprattutto scandalizzare - dell'episodio. Ma il cantico di Debora, che pure accenna a una natura nobile di Sisara, molto premuroso verso l'anziana madre, tende essenzialmente a esaltare la temerarietà di Giaele; non può esserci salvezza per chi come Sisara venera dèi fasulli (“Sia benedetta fra le donne Giaele [...] così periscano tutti i tuoi nemici, Signore”).

La figura di Giaele è rievocata da Manzoni in Marzo 1821: «Quel [Dio] che in pugno alla maschia Giaele / Pose il maglio ed il colpo guidò.»

Nel 1921 il compositore italiano Ildebrando Pizzetti portò a termine la propria opera Debora e Jaele, traendo spunto per il libretto dalla vicenda biblica. L'opera venne rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala il 16 Dicembre 1922.

Giudici biblici

I Giudici biblici (in ebraico שופטים, Shôphaatîm o shoftim) sono dei personaggi biblici che ricoprivano il ruolo di governanti e capi militari, oltre a presiedere le udienze.

Nel Libro dei Giudici sono presentati come capi militari, civili e spirituali ispirati da Dio in determinate occasioni per liberare una o più tribù Israelitiche dalla minaccia delle popolazioni vicine oppure per guidare gli Israeliti in guerra. Tuttavia, come si può dedurre dalla grave ed oscura situazione socio-politica che vivevano allora gli Israeliti, i giudici in questione non erano sempre dei leader religiosamente devoti o degli statisti eccezionali, ma più che altro individui ambiziosi ed eroi locali (in quanto non si era ancora riuscita a riconquistare un'unità nazionale definita). La loro governanza sull'antico Israele è durata all'incirca dal 1150 a.C. fino al 1025 a.C., cioè fino all'elezione del primo Re d'Israele, Saul.

Accanto a queste figure di stampo militare, il libro racconta anche dei giudici responsabili dell'ordinaria amministrazione e della vita legislativa all'interno delle varie tribù, i cosiddetti giudici minori.

Questi personaggi accompagnano la storia del popolo ebraico dall'insediamento in Palestina al tempo di Giosuè e fino all'avvento della monarchia con il re Saul. Dopo la conquista di Canaan da parte di Giosuè, le tribù d'Israele avevano formato una debole confederazione. Siccome in questo periodo e nei seguenti periodi di crisi non ci fu mai un governo centrale, il popolo ebraico venne guidato da questi giudici scelti ad hoc.

Hazor

Il Tel Hazor (ebraico: תל חצור) è un tell situato sopra all'antico sito di Hazor, dove i reperti archeologici sono i più grandi e preziosi della moderna Israele. Hazor fu un'antica città situata nella Galilea settentrionale, a nord del Mar di Galilea, tra Ramah e Kadesh, sull'altopiano che sovrasta il lago Merom. In tempi moderni il sito è stato oggetto di molti scavi, a partire dal 1955 con quelli guidati da James de Rothschild, che pubblicò i risultati in un'opera composta da 5 volumi editi dalla Israel Exploration Society. Nel 2005 i resti di Hazor sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Iefte

Iefte (talvolta Jefte, o Jephta; dall'ebraico יפתח Yiftach / Yiptha) è un personaggio biblico della tribù di Manasse menzionato nel Libro dei Giudici, che servì come giudice di Israele per un periodo di sei anni (Giudici 12,7) e liberò gli Israeliti dalla oppressione degli Ammoniti, che da 18 anni sottoponevano gli Israeliti a continue scorrerie e rivendicavano il possesso dei territori transgiordani, il Galaad.

Prima di intraprendere la guerra Iefte pronunciò a Dio il voto che gli avrebbe immolato il primo che sarebbe uscito a venirgli incontro («... e io l'offrirò in olocausto"».(Giudici 11,30-31). Al suo ritorno vincitore la prima che gli si fece incontro fu la sua unica figlia. La Bibbia riporta semplicemente che «egli fece di lei secondo il voto che aveva fatto» (Giudici 12,40) e questo viene tradizionalmente interpretato nel senso che la figlia di Iefte sia stata immolata da Iefte, alcuni studiosi però interpretano diversamente questo passo e sostengono che in realtà sia stata dedicata al servizio di Dio in un tempio.

Jephtha (Händel)

Jephtha (HWV 70) è un oratorio del 1751 di Georg Friedrich Händel su un libretto del Rev. Thomas Morell, per soli, coro e orchestra, basato sulla storia di Jephtha nel Libro dei Giudici (Capitolo 11) e Jephthas sive votum - "Jeptha o il voto" del 1554 di George Buchanan. Jephtha (talvolta Iefte o Jefte; dall'ebraico יפתח Yiftach / Yiptha) è un personaggio biblico della tribù di tribù di Manasse, che servì come giudice di Israele per un periodo di sei anni (Giudici 12,7). È noto per aver fatto a Dio un voto senza riserve, voto che alla fine coinvolse la sua unica figlia. È nel libro biblico di Giudici, dell'Antico Testamento, che vengono narrati gli avvenimenti inerenti a questo voto.

Mentre stava scrivendo Jephtha, Händel era afflitto sempre più dalla sua graduale perdita della vista, dopo un intervento chirurgico mal riuscito e questo si è rivelato essere il suo ultimo oratorio.Nella partitura autografa, alla fine del coro "Come oscure, o Signore, sono le tue decisioni" egli scrisse "Arrivato qui il 13 febbraio 1751, non in grado di andare avanti a causa dell'indebolimento della vista del mio occhio sinistro."

Nahal Sorek

Nahal Sorek (in ebraico: נחל שורק‎?, ruscello di Sorek), anche Soreq, è uno dei più grandi, più importanti bacini di drenaggio dei monti della Giudea. È menzionato nel Libro dei Giudici 16:4 della Bibbia come il confine tra l'antica Filistea e la tribù di Dan degli antichi israeliti. È noto in arabo come Wadi Surar.

È situato nel Consiglio Regionale Nahal Sorek.

Samgar

Samgar (Ebraico: שמגר בן־ענת) o Shamgar, fu un giudice di Israele citato nel Libro dei Giudici.

Sansone

Sansone (in ebraico Shimshon, che significa "piccolo sole") è un giudice biblico, descritto nel Libro dei Giudici ai capitoli 13; 14; 15; 16. Sansone è un eroe dalla forza prodigiosa, concessa direttamente da Dio. Le sue imprese sono straordinarie, ma sono solo una tappa verso la liberazione dai Filistei. Non è escluso che in origine si potesse trattare di una figura mitica semidivina, dato che il suo nome è connesso con il Sole (Shmsh). Questa tesi, molto diffusa nel XIX secolo, incontra oggi minori consensi accademici a differenza del passato.

Sansone e Dalila (film 1949)

Sansone e Dalila (Samson and Delilah) è un film del 1949 diretto da Cecil B. DeMille.

La trama della pellicola è tratta dal Libro dei Giudici, capitoli 13; 14; 15; 16.

Fu il film col maggiore incasso nell'anno 1949.

Suffeta

Suffeta (in fenicio špṭ, šofeṭ) era il titolo della più alta carica di Cartagine. I suffeti erano due, duravano in carica un anno e la loro importanza era paragonabile a quella dei consoli dell'antica Roma. Questa magistratura era presente anche in altre città del Nordafrica (per esempio a Thugga), nonché nella terra d'origine dei cartaginesi, la Fenicia, e in particolare la città di Tiro.

Il termine šofeṭ (plurale šofṭim) è presente anche in ebraico e in diverse altre lingue semitiche. Il suo senso principale è quello di "giudice", dalla radice "Š-P-Ṭ", "sottoporre a giudizio". E anche nell'antico Israele questa carica fu per un certo tempo la magistratura suprema (i "Giudici", che appaiono nel Libro dei Giudici).

Zemene Mesafint

La Zemene Mesafint (nome in lingua ge'ez, tradotto talvolta come "Era dei Giudici", con riferimento al Libro dei Giudici, ma anche come "Era dei Principi") fu un periodo della storia d'Etiopia compreso fra la metà del XVIII secolo e il 1855, in cui il paese fu teatro di una grande instabilità politica e di frequenti conflitti. In quest'epoca, il potere dell'imperatore era fortemente circoscritto, e numerosi signori della guerra si contendevano il controllo del territorio. Il secolo fu caratterizzato da un ristagno nello sviluppo sociale e culturale dell'impero, che fu attraversato da conflitti religiosi sia all'interno della Chiesa ortodossa etiope sia tra la Chiesa stessa e i musulmani.Tradizionalmente, l'inizio della Zemene Mesafint viene fatto coincidere con la deposizione dell'imperatore Iyoas I d'Etiopia a opera del ras Mikael Sehul (1º maggio 1769); alcuni storici lo riconducono invece all'incoronazione di Iyoas (26 giugno 1755) o, ancora prima, all'assassinio di Iyasu I (13 ottobre 1706), evento a cui si può attribuire la successiva decadenza del potere imperiale in Etiopia. La fine della Zemene Mesafint si fa in genere coincidere con l'incoronamento dell'imperatore Teodoro II, che attraverso una serie di sanguinose battaglie (dalla battaglia di Gur Amba del 17 settembre 1852 a quella di Derasge del 1855) riprese il controllo del paese.

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