Libri delle Cronache

I due libri delle Cronache (ebraico דברי הימים divré ha-yamim, "cose dei giorni"; greco A'-B' Παραλειπομένων 1-2 Paraleipomenōn, "I e II [libro] delle omissioni"; latino 1-2 Paralipomenon) sono due testi contenuti nella Bibbia ebraica (Tanakh, dove sono contati come un testo unico) e cristiana.

Sono scritti in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la loro redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata attorno al 330-250 a.C. in Giudea. Rappresentano una rielaborazione della storia degli Ebrei già narrata negli altri testi storici.

Il primo libro è composto da 29 capitoli contenenti varie genealogie da Adamo a Davide e la descrizione del suo regno (fino al 970 a.C. circa). Il secondo libro è composto da 36 capitoli descriventi il regno di Salomone e la storia del regno di Giuda, la sua distruzione, l'esilio babilonese e il ritorno (dal 970 a.C. circa al 538 a.C.)

Il Cronista

I due Libri delle Cronache (letteralmente in ebraico Parole dei Giorni) ripropongono molte delle vicende già narrate nei due Libri di Samuele e nei due Libri dei Re. Ma non si tratta di una pura e semplice riedizione, come potrebbe apparire a prima vista. Quei libri appartengono infatti alla tradizione deuteronomistica, mentre l'autore di questi due libri, definito il Cronista, appartiene alla cosiddetta Tradizione Sacerdotale, la stessa del primo capitolo della Genesi. Tale tradizione sorge a Babilonia durante l'Esilio; a differenza del Deuteronomista, essa ha chiaro alla mente un preciso progetto che non è solo storico, ma anche e soprattutto religioso.

Infatti il Cronista non si limita ad esporre fatti, come fa il Deuteronomista nella famosa "Successione al Trono di Davide". Egli seleziona e rielabora i dati allo scopo di esaltare principalmente il Tempio ed il Culto in Gerusalemme, intesa come il cuore stesso della fede e dell'identità di Israele come popolo. Non a caso, sui 19 capitoli dedicati dal Primo Libro al Regno di Davide, ben 10 sono dedicati al trasporto dell'Arca dell'Alleanza in Gerusalemme ed alle disposizioni del re a proposito della costruzione del Tempio, come se a suo figlio Salomone non fosse rimasto che mettere in atto le disposizioni paterne. Altri 8 capitoli del Secondo Libro sono poi dedicati all'effettiva costruzione di quella che fu definita l'ottava meraviglia del mondo antico. La storia narrata dal Cronista è dunque in realtà una Storia Sacra, una storia che ruota attorno al Tempio.

L'attendibilità storica dei Libri delle Cronache è spesso problematica e, come osservano gli studiosi della Bibbia Edizioni Paoline, il redattore "esclude tutto ciò che può offuscare la gloria di Davide e di Salomone, sorvola su tutta la storia del Regno del Nord. Quando si tratta dei leviti, ardisce introdurre delle sconvolgenti correzioni e modifiche nelle fonti, idealizza le figure di Davide e Salomone, applica in tutti i casi e in forma molto rigida il principio del contrappasso, crea i discorsi religiosi e polemici dei re, inventa oracoli di profeti, maggiora i numeri, non rifugge dagli anacronismi, sottolinea i diretti interventi di Dio in favore dei Giudei. Il Cronista ci fornisce una storia midrascica, cioè una riflessione immaginativa ed uno sviluppo di dati storici, a partire dalla S. Scrittura nel senso della Tradizione"[1]; inoltre, come evidenziano gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB[2], il testo, al pari degli altri libri biblici, ha anche risentito di errori di trasmissione in quanto "il Cronista ha conosciuto il testo ebraico di Samuele-Re in uno stato più antico di quello che attualmente possediamo, e sia Samuele-Re che Cronache hanno subito l'inevitabile manomissione dei copisti"[3]. Notano gli stessi esegeti[4], come tra gli esempi di incongruenze storiche vi sia l'episodio in 1Cro5,26, relativo alla deportazione[5], in cui " il Cronista, per il quale gli avvenimenti ricordati sono lontani, confonde le due deportazioni menzionate nel libro dei Re (2Re15,29 e 17,3-6): la prima nel 734 riguardò la Transgiordania, la seconda nel 721 investì la Samaria e il regno d'Israele; inoltre, egli accenna a due re d'Assiria, Pul e Tiglat-Pilezer, ma questi due nomi si riferiscono allo stesso personaggio, mentre la seconda deportazione fu portata a termine da Salmassar e Sargon"; un altro esempio di anacronismo si trova in 1Cro16,27 dove "il Cronista, che fa cantare il salmo al tempo di Davide, non poteva parlare del tempio che ancora non esisteva"[6].

Datazione

In 1 Cr 29,7 si dice che i capofamiglia delle Tribù d'Israele offrirono tra l'altro « diecimila darici » per la costruzione del Tempio di Salomone. Ma si tratta di un evidente anacronismo: come dice il nome, queste monete furono fatte coniare dall'imperatore persiano Dario I (522-486 a.C.), del quale portavano l'effigie. Al tempo di Davide e di Salomone le monete non erano neppure in uso; evidentemente il Cronista trasporta al tempo dei Re un'abitudine corrente alla sua epoca. Questo è uno dei più validi argomenti usato da chi data i Libri delle Cronache al V secolo a.C.

Il secondo argomento si collega a quanto detto nel paragrafo precedente: il Tempio di Gerusalemme è centrale nel libro proprio perché viene additato dal Cronista come simbolo di speranza e di fiducia per gli Ebrei ritornati in Palestina dopo l'esilio, e costretti a vivere tra mille difficoltà materiali e morali.

Ma ci viene in aiuto anche la più vistosa differenza tra il Cronista e il Deuteronomista, e cioè il fatto che il primo ignora totalmente le vicende del Regno Settentrionale, come se non valesse la pena di spendere parole per degli "eretici" che avevano abbandonato la purezza del culto nel Santo dei Santi di Gerusalemme. È probabile che dietro questa scelta ci sia un ben preciso intento polemico: nel IV secolo a.C. i Giudei gerosolimitani erano in forte contrasto con i Samaritani, insediati dagli Assiri nei territori che erano appartenuti al Regno del Nord.

Fonti

Il Cronista attinge spesso dai Libri di Samuele e dei Re (ciò dimostra che essi sono antecedenti al suo lavoro), talvolta riprendendo alcuni passi quasi alla lettera, ma in 1 Cr 29,29 sono citate anche le presunte fonti utilizzate dal Cronista per redigere il suo primo libro: gli Atti del Veggente Samuele, gli Atti del Profeta Natan e gli Atti del Veggente Gad. Bisogna far notare che i Profeti d'Israele si dividono in due gruppi, i "profeti scrittori" e i "non scrittori". Dei primi ci sono pervenuti lunghi testi: è il caso di Isaia, Geremia ed Ezechiele. Dei secondi invece non ci è pervenuto nulla: Samuele, Natan, Elia ed Eliseo sono tra questi.

Naturalmente nulla vieta che anche Samuele e Natan abbiano scritto dei propri libri di visioni, che non ci sono pervenuti, ma bisogna ricordare che Samuele morì prima che Davide salisse al trono, ed è dunque assai improbabile che possa aver scritto degli atti del "re Davide". A quei tempi poi la scrittura era assai meno diffusa di quanto non sarebbe stato all'epoca dei profeti scrittori; considerando anche l'assoluta mancanza di altri riferimenti a questi scritti, è più probabile che si tratti di un espediente letterario del Cronista, che ha voluto dare al proprio scritto un'autorevolezza pari a quella di altri scritti biblici. Allo stesso modo i Proverbi o il Qoelet sono posti sotto l'egida di re Salomone per accrescerne il valore e la sacralità, un po' come Alessandro Manzoni sostenne di aver tratto i suoi Promessi Sposi dalla famosa pergamena seicentesca.

Questo naturalmente non significa che il Cronista abbia inventato di sana pianta tutto ciò che racconta; egli poteva sicuramente consultare ottime fonti documentarie per noi perdute, in parte diverse da quelle dei Libri dei Re.

Contenuto

Suddivisione del testo

Il Primo Libro delle Cronache descrive le vicende del popolo ebraico dalle origini leggendarie fino all'XI secolo a.C. attraverso delle genealogie, e poi dei re Saul e Davide in forma narrativa; il Secondo Libro parla solo in forma narrativa, parte dalla morte di Davide (circa 970 a.C.) e giunge fino alla distruzione del regno di Giuda nel 587 a.C.

In tutto i due libri comprendono 65 capitoli (29 nel primo e 36 nel secondo) che si possono suddividere in diverse parti:

  • La storia genealogica del Popolo Eletto (1 Cr 1-9);
  • Il regno di Davide (1 Cr 9-21), comprendente sua ascesa al regno (1 Cr 9-12) e le sue imprese vittoriose (1 Cr 13-21);
  • I preparativi per la costruzione del Tempio (1 Cr 22-28);
  • Il regno di Salomone (1 Cr 29-2 Cr 9);
  • La storia del regno meridionale (2 Cr 10-36), comprendente in particolare i regni di Giosafat (2 Cr 17-20), Ioas (2 Cr 23-24), Ezechia (2 Cr 29-32) e Giosia (2 Cr 35-36), cui il Cronista dedica ampio spazio perché riformatori del culto e nemici dell'idolatria.

Le Genealogie

Come si è detto, a differenza dei Libri di Samuele e dei Re, eminentemente narrativi, i Libri delle Cronache si aprono con 9 capitoli di genealogie nude e crude. Il primo versetto del Primo Libro comincia addirittura ex abrupto con una lista di tredici nomi: Adamo, Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme, Lamech, Noè, Sem, Cam e Jafet. Sono i nomi dei patriarchi antidiluviani tratti dal capitolo 5 della Genesi, come ad indicare che il Cronista vuole ritornare alle origini più remote della storia, a partire dallo stesso primo uomo (anche il Vangelo di Luca, capitolo 3, riporterà la genealogia di Gesù fino ad Adamo).

In pratica, con nove capitoli di genealogie, tra le quali si rintracciano praticamente tutti i protagonisti del Pentateuco, il Cronista intende riassumere l'intera vicenda storico-religiosa di Israele antecedente all'era monarchica. Un procedimento analogo sarà adottato anche nel Nuovo Testamento da Matteo e Luca, che presenteranno delle genealogie di Gesù per ricollegarlo a tutta la Storia della Salvezza a Lui precedente. I due evangelisti hanno tra l'altro attinto copiosamente agli elenchi del Cronista per compilare le loro genealogie.

Quello genealogico era un vero e proprio genere letterario, in voga presso vari popoli dell'Oriente Antico, seppure con minore frequenza che nell'Antico Testamento. Le genealogie servono a far riscoprire l'identità stessa di un popolo come nazione, ma anche a legittimare l'accesso a determinate posizioni sociali. Ad esempio, chi voleva essere sacerdote in Israele doveva poter dimostrare, elenchi genealogici alla mano, di discendere da Levi, figlio di Giacobbe e fondatore della tribù sacerdotale. Questo aspetto divenne particolarmente importante nell'era postesilica, a cui abbiamo detto risalire il lavoro del Cronista, quando i Giudei tentavano di ritrovare la loro stessa identità culturale e religiosa dopo lo choc di aver vissuto settant'anni nel bel mezzo del sincretismo e del cosmopolitismo babilonese.

Nelle genealogie e negli elenchi riportati dal Cronista si riscontrano parecchie incongruenze dovute sia al sommarsi di vari strati redazionali che all'uso di differenti fonti in contraddizione[7], oltre che a varianti dovute ai copisti[8]. Gli esegeti cristiani notano, ad esempio, come "la lista dei figli di Manasse è data dai vv. 14-19[9], che pongono parecchi e difficili problemi. [...] È difficile trovare una spiegazione soddisfacente a tutte queste difficoltà, e ogni tentativo di affrontarle correggendo il testo rimane semplicemente congetturale"[10] e - in merito agli elenchi di sacerdoti, discendenti di Levi, cantori e residenze dei figli Aronne, presentate in 1Cro5,27-6,66 - osservano che "questi lunghi elenchi sono per la maggior parte aggiunte composte a partire da dati biblici, da fonti non verificabili e da combinazioni arbitrarie"[11]; anche tra i discendenti di Giuda e Beniamino vi sono importanti discrepanze: "le informazioni sulla discendenza di Beniamino nel c. 8, sono di genere diverso e a volte difficile a comprendersi. Esse ripetono altre liste che si trovano in 7,6-12 o in 9,35-44[12], ma con delle varianti"[13], mentre "nella sezione di Giuda si notano una sequenza caotica e delle ripetizioni, risultanti dal mantenimento di notizie che riguardano la presenza di tribù non israelitiche, come Ieracmel e perfino Caino, tra i progenitori di Davide. [...] Viene dunque mantenuta non soltanto la genealogia effettiva, ma anche una variante nella quale sono inseriti degli antenati non edificanti, con il risultato che un fratello diventa zio o persino padre"[14] e "questo lungo brano è in realtà un coacervo di documenti riguardanti Giuda e Davide, radunati in maniera tale da tradire l'intenzione dell'autore [...] Così troviamo una prima lista di discendenti al c.2, una seconda lista in 4,1-23[15] e un brano centrale sui discendenti di Davide al c. 3"[16].

Da Dan a Bersabea

Quest'espressione è usata in 1 Cr 21,2 per indicare la totalità del territorio di Israele, secondo un procedimento tipico delle culture semitiche e detto di « inclusione »: indicare le due estremità di una realtà significa indicarla nella sua interezza. Dan (oggi Tel Dan), in ebraico "giudizio", si trova all'estremità settentrionale della Terra di Canaan, presso la sorgente del fiume Giordano, mentre Bersabea (oggi Tell es Saba), in ebraico "pozzo del giuramento", si trova all'estremità meridionale della Giudea. È un luogo rinomato nell'Antico Testamento, essendo teatro di vari eventi all'epoca dei patriarchi (vedi Gen 21). Da notare che anche nell'Apocalisse Cristo definisce sé stesso « l'Alfa e l'Omega »: un evidente esempio di inclusione, giacché questa espressione viene ad indicare l'intero alfabeto greco, e quindi la totalità del Creato.

Note

  1. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 493, ISBN 88-215-1068-9.
  2. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1706, ISBN 88-01-10612-2.
  3. ^ Precisano ancora tali esegeti sul testo del Cronista: "Sebbene qua e là possano notarsi alcuni ritocchi di valore teologico o letterario, le varianti per lo più sono di carattere accidentale". (Cfr inoltre: Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1709, ISBN 88-01-10612-2.).
  4. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1718, ISBN 88-01-10612-2.
  5. ^ "Il Dio di Israele eccitò lo spirito di Pul re d'Assiria, cioè lo spirito di Tiglat-Pilèzer re d'Assiria, che deportò i Rubeniti, i Gaditi e metà della tribù di Manàsse; li condusse in Chelàch, presso Cabòr, fiume del Gozan, ove rimangono ancora.".
  6. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1737, ISBN 88-01-10612-2.
  7. ^ Gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB, in merito ad esempio alla lista dei discendenti di Caleb in 1Cro2,18, osservano che "è difficile trovare una spiegazione a queste differenze, dovute forse alla diversità dei documenti, che si ritrovano parzialmente in Es31,2 e Nm32,39-42" (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1712, ISBN 88-01-10612-2.).
  8. ^ Ad esempio in 1Cro1,5-23, gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB rilevano che "molti nomi presentano varianti dovute ai copisti" (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1709, ISBN 88-01-10612-2.).
  9. ^ 1Cro7,14-19.
  10. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1722, ISBN 88-01-10612-2.
  11. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 773, ISBN 978-88-10-82031-5.
  12. ^ 1Cro7,6-12; 9,35-44.
  13. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1723, ISBN 88-01-10612-2.
  14. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 475-476, ISBN 88-399-0054-3.
  15. ^ 1Cro4,1-23.
  16. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1711, ISBN 88-01-10612-2.

Bibliografia

  • La Sacra Bibbia, traduzione dai testi originali, edizioni San Paolo, Roma 1979.
  • La Bibbia per la Famiglia, volume 4, a cura di Gianfranco Ravasi, edizioni San Paolo, Milano 1995.

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Altare

Un altare è un luogo in cui si compie un sacrificio o rito religioso.

In molte religioni, si praticano riti di purificazione o di offerta. I fedeli, per ringraziare il proprio dio, offrono doni o sacrificano animali. Non di rado, nell'antichità l'altare veniva usato anche come luogo di sacrifici umani, come nel caso dei culti religiosi maya e aztechi.

Normalmente l'altare è o una forma adatta a raccogliere il sangue degli stessi, che poi sarà usato per i riti di purificazione. Nelle religioni che vivono in modo intenso il rapporto del fedele con gli elementi della natura (acqua, terra, fuoco, alberi ecc.), l'altare è, spesso, posto all'aperto, in mezzo ai boschi, presso le sorgenti, a volte circondato da gradini, per favorire la partecipazione dei fedeli. Spesso l'altare è anche "dedicato", cioè legato al culto specifico di una divinità, quindi collocato in cavità sotterranee in associazione a divinità ctoniche.

In molte religioni l'altare, però, è posto all'interno di un tempio dedicato ad una divinità. A volte, come nel caso delle vestali romane o dei sacerdoti ebraici, l'altare è inaccessibile ai "laici", alla chiesa.

Angelo

In molte tradizioni religiose, un angelo è un essere spirituale che assiste e serve Dio (o gli dei) o è al servizio dell'uomo lungo il percorso del suo progresso spirituale e della sua esistenza terrena.

Tutte le maggiori religioni monoteiste (cattolici, ortodossi, protestanti, islamici, ebrei) da secoli credono anche nell'esistenza di una numerosa gerachia di angeli ribelli a Dio Creatore, comandati da Satana, fondata sulla Bibbia. Questi angeli, senza poter più cambiare idea, sono caduti una sola volta e per sempre fuori dal Paradiso, a causa della loro superbia e infedeltà, che li rese nemici dell'uomo e del creato.

Chaim Joseph David Azulai

Haim Yosef David Azulai, ben Isaac Zerachia (ebraico: חיים יוסף דוד אזולאי, comunemente noto come Hida, dall'acronimo del suo nome, חיד"א), (Gerusalemme, 1724 – Livorno, 1806), è stato un filosofo, rabbino e teologo italiano, noto bibliofilo e pioniere della pubblicazione delle Scritture religiose ebraiche.

Colpo di scena

In narrativa, un colpo di scena è una svolta improvvisa nello sviluppo della trama, usata per stupire il lettore o per mantenerne vivo l'interesse. Nel caso in cui la svolta abbia luogo nella parte conclusiva della storia, si parla anche di finale a sorpresa. Un colpo di scena può consistere per esempio in un repentino ribaltamento di una situazione, o di una rivelazione che porta il lettore a reinterpretare sotto una luce nuova e completamente diversa gli eventi occorsi in precedenza.

Esdra

Esdra (o Ezra) fu il sacerdote che condusse il ritorno del secondo contingente di Ebrei dall'esilio babilonese nel 459 a.C., e a cui vengono attribuiti i vari Libri di Esdra (ritenuti diversamente canonici o apocrifi dalle religioni bibliche) e i libri delle Cronache della Bibbia.

Ciò che si conosce della sua storia è contenuto negli ultimi quattro capitoli del Libro a lui attribuito, e in Neemia 8 e 12,26.

Di Esdra parla anche il Corano con il nome di 'Uzayr.

I draghi dell'estate di fuoco

I draghi dell'estate di fuoco (Dragons of Summer Flame) scritto da Margaret Weis e Tracy Hickman e pubblicato dalla TSR nel 1995, è un romanzo fantasy della saga di Dragonlance. Anche se, in molte diciture, esso si può trovare affiancato agli altri tre libri delle Cronache di Dragonlance (I draghi del crepuscolo d'autunno, I draghi della notte d'inverno, I draghi dell'alba di primavera), come se fosse un capitolo conclusivo della vicenda, questa approssimazione è cronologicamente sbagliata: le vicende narrate in quest'opera, infatti, sono narrativamente slegate dalla guerra delle lance di cui si racconta negli altri tre libri, ai quali essa è affiancata solo per la somiglianza del titolo.

Il cavallo e il ragazzo

Il cavallo e il ragazzo (titolo originale: The Horse and His Boy) è un romanzo fantasy per ragazzi di Clive Staples Lewis, pubblicato nel 1954, quinto dei sette libri che compongono la saga de Le cronache di Narnia.

Secondo la cronologia interna, Il cavallo e il ragazzo si situa come "storia dentro la storia" rispetto a Il leone, la strega e l'armadio, visto che è ambientato durante l'Età d'oro (il regno dei re di Narnia Peter, Susan, Edmund e Lucy), periodo il cui inizio e conclusione vengono appunto narrati nel Leone, la strega e l'armadio. Essendo quest'ultimo il secondo dei sette libri delle Cronache secondo la cronologia interna, Il cavallo e il ragazzo nelle edizioni integrali della saga solitamente viene situato come terzo, dopo Il leone e prima del Principe Caspian. Il cavallo e il ragazzo inoltre è il solo libro delle Cronache di Narnia in cui non compaiono fra i protagonisti dei ragazzini del nostro mondo che giungono a Narnia tramite la magia.

Marius de Romanus

Marius de Romanus è un personaggio della saga delle Cronache dei vampiri di Anne Rice. Appare per la prima volta in Scelti dalle tenebre dove è il mentore di Lestat de Lioncourt; ricompare successivamente in numerosi altri libri delle Cronache dei vampiri. Per duemila anni Marius ha sostituito l'Anziano per custodire la Coppia Reale, Akasha ed Enkil, "Coloro-che-devono-essere-conservati" dedicando la sua esistenza a questo compito. È un vampiro antichissimo: risale ai tempi dell'antica Roma. Nato da padre romano e madre gallica, eredita da quest'ultima l'altezza imponente, i capelli biondi e gli occhi azzurri. All'età di circa 25 anni conosce Lydia (successivamente chiamata Pandora), il suo grande amore, 15 anni più giovane e in seguito trasformata da lui stesso in vampira.

Questo personaggio, nel romanzo a lui dedicato Il vampiro Marius, soddisfa l'avida curiosità del vampiro Thorne, risvegliatosi da un sonno millenario e in cerca di una guida che lo reintroduca nel mondo attuale, narrandogli la propria vita, un resoconto che diviene appassionata cronaca dei suoi amori, delle sue sofferenze e dei segreti finora mai svelati.

Nel film La regina dei dannati è interpretato dall'attore Vincent Pérez.

Midrash

Midrash (ebr. מדרש; plurale midrashim) è un metodo di esegesi biblica seguito dalla tradizione ebraica. Il termine viene usato anche per designare il genere letterario relativo a tale metodo e per indicare un'opera o una raccolta di opere risultanti dall'applicazione di esso.

Natan

Natan è un profeta ebraico, operante al tempo del re Davide. Le sue opere sono raccontate nel secondo libro di Samuele, nel primo libro dei Re e nei libri delle Cronache.

Ohel

Ohel (in ebraico: אוהל‎?; plur. ohalim, lett. "tenda") si riferisce sia ad una ordinaria tenda o una abitazione, sia ad una struttura costruita sopra una tomba quale segno di prominenza e importanza della persona lì sotto sepolta. Nello specifico attualmente Ohel è un tempio religioso a Queens, New York, meta di pellegrinaggio annuale di migliaia di ebrei. Vi sono sepolti il Rebbe, Rabbi Menachem Mendel Schneerson e suo suocero Rabbi Yosef Yitzchok Schneersohn (i due più recenti capi religiosi del movimento ebraico ortodosso chiamato Chabad-Lubavitch). Anche le tombe dei precedenti Rebbe di Chabad sono chiamate Ohel.

L'Ohel Chabad si trova al Cimitero Montefiore (sul Francis Lewis Boulevard) di Queens, a New York.

Paralipomeni

Paralipomeni (dal greco Παραλειπόμενα Paraleipómena "aggiunte, appendice contenente cose tralasciate") può riferirsi a:

Paralipomeni, o Libri delle Cronache della Bibbia;

Paralipomeni della Batracomiomachia, un poemetto di Giacomo Leopardi.

Paralipomeni della Batracomiomachia

I Paralipomeni della Batracomiomachia sono un ampio poemetto satirico in ottave scritto da Giacomo Leopardi a partire dal 1831 durante il suo soggiorno napoletano. Si presenta come continuazione: paralipomeni viene usato, come già in ambito biblico, per indicare un'aggiunta di cose precedentemente tralasciate (dal greco paraleipómena, a sua volta da paralèipô, appunto omettere, tralasciare) alla Batracomiomachia (Battaglia dei topi e delle rane, dal greco bátrachos (rana), mys (topo) e máche (battaglia), poemetto ellenistico erroneamente attribuito a Omero - di qui l'uso di chiamarlo Batracomiomachia pseudomerica - e già tradotto anni prima da Leopardi.

Paralipomeni è anche il nome greco dei due Libri delle Cronache della Bibbia.

Re della Notte

Il Re della Notte (Night King) è un personaggio immaginario della serie televisiva Il Trono di Spade, presente dalla quarta all'ottava e ultima stagione. È interpretato da Richard Brake (stagioni 4-5) e Vladimir Furdik (stagioni 6-8). È il re degli Estranei, nonché primo e più potente della sua razza, e comandante in capo dell'armata dei non-morti.

Il personaggio della serie televisiva è ispirato al Tredicesimo Lord Comandante dei Guardiani della notte, presente nei libri delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin.

Roboamo

Roboamo (Gerusalemme, 972 a.C. – Gerusalemme, 914 a.C.) fu il primo re di Giuda quando alla morte del re Salomone il Regno di Giuda e Israele si divise in due regni rivali.

Era figlio di Salomone e della moglie ammonita Naâma. Regnò per 17 anni dal 931 al 914 a.C. ed alla sua morte gli succedette il figlio Abia di Giuda.

La sua storia è raccontata soprattutto dalla Bibbia e precisamente nei Libri dei Re e nei Libri delle Cronache.

Talento (peso)

Un talento (in latino talentum, in greco antico: τάλαντον, talanton 'scala, bilancia, somma') era una antica unità di misura della massa. Era un peso di riferimento per il commercio, nonché una misura di valore pari alla corrispondente quantità di metallo prezioso.

Si parla del talento nell'Iliade, quando Achille dà mezzo talento d'oro ad Antiloco come premio, e nella Bibbia, in particolare nei Libri delle Cronache, ad esempio quando sono citati i talenti d'oro, d'argento, di bronzo e di ferro, donati per l'edificazione del primo tempio di Gerusalemme. La quantità di massa di un talento era diversa tra i diversi popoli: in Grecia il talento attico corrispondeva a 26 kg, a Roma valeva 32,3 kg, in Egitto 27 kg e a Babilonia 30,3 kg, gli Ebrei e altri popoli orientali usavano il talento babilonese, anche se nel tempo ne modificarono la quantità, al tempo del Nuovo Testamento il peso del talento era di 58,9 kg.

I Sumeri, i Babilonesi e gli Ebrei suddividevano il talento in 60 mine e queste in 60 shekel (sicli). Considerando che il siclo aveva un peso variabile da 10 a 13 grammi, il peso del talento babilonese era tra 36 kg a 46,8 kg. Anche i greci dividevano il talento in 60 mine, invece il talento romano era formato da 100 libbre romane (quindi circa 32,7168 kg) che avevano una massa inferiore alla mina. Una mina greca corrispondeva a 434 grammi (con approssimazione di ± 3), una libbra romana era esattamente tre quarti di una mina greca, quindi il talento romano era pari a 1,25 talenti greci. Un talento egizio era pari a 80 libbre. Il talento come unità di valore è menzionato da Gesù nella parabola dei talenti e da questa ha assunto, in diverse lingue, il significato di "dono" o "capacità", adattando all'uso corrente il significato metaforico presente nella parabola.

Tanakh

Tanàkh (in ebraico: תנך‎?, TNK, raramente Tenàkh) è l'acronimo, formato dalle prime lettere delle tre sezioni dell'opera secondo la tradizionale divisione ebraica, con cui si designano i testi sacri dell'ebraismo. Questi testi costituiscono, insieme ad altri libri non riconosciuti come canone dall'ebraismo, l'Antico Testamento della Bibbia cristiana, per cui spesso vengono indicati comunemente anche come Bibbia ebraica.

Secondo l'ebraismo essa costituisce la tōrāh scritta, ricevuta da Mosè, il capo dei profeti (riconosciuto anche dagli angeli Moshé Rabbenu, lett. "Mosè il nostro maestro") ed ereditata eternamente dal popolo ebraico.

Uria l'Ittita

Uria l'Ittita (ebraico: אוריה החתי, Uria ha-Chiti) è un personaggio biblico menzionato più volte nel Secondo libro di Samuele; secondo l'esegesi ebraica era ebreo e chiamato ittita per aver risieduto in territorio omonimo.

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