Impero ottomano

L'Impero ottomano o Sublime Stato ottomano o Impero turco, noto anche come Sublime porta (in lingua turca ottomana دَوْلَتِ عَلِيّهٔ عُثمَانِیّه, Devlet-i ʿAliyye-i ʿOsmâniyye; in turco moderno: Osmanlı Devleti o Osmanlı İmparatorluğu; in arabo: الدَّوْلَةُ العُثمَانِيَّة‎, al-Dawla al-ʿUthmāniyya), è stato un impero turco che è durato 623 anni, dal 1299 al 1922, arrivando al suo apice a controllare buona parte dell'Europa sud-orientale, dell'Asia occidentale e del Nord Africa. Fu uno degli imperi più vasti della storia e il più vasto del suo tempo nel XVII secolo. Venne fondato, in continuità con il Sultanato selgiuchide di Rum, alla fine del XIII secolo nell'Anatolia nordoccidentale dal guerriero Osman I. Successivamente al 1354, i successori di Osman attraversarono l'Europa e, con la conquista dei Balcani, i beilicati turchi d'Anatolia vennero trasformati in un impero transcontinentale. Nel 1453 gli Ottomani misero fine all'Impero Bizantino grazie alla conquista di Costantinopoli ad opera di Maometto II il Conquistatore.

Tra il XVI e il XVII secolo, sotto il regno di Solimano il Magnifico, l'impero arrivò all'apice del potere diventando un'entità politica multiculturale, multilinguistica e multietnica che controllava un vastissimo territorio che si estendeva dai confini meridionali del Sacro Romano Impero alle periferie di Vienna e della Polonia a nord, fino allo Yemen e all'Eritrea a sud; dall'Algeria a ovest fino all'Azerbaigian a est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica. Nei secoli ben sette guerre turco-veneziane caratterizzarono i rapporti tra l'impero ottomano e la Repubblica di Venezia partner privilegiati nei commerci ma nemici perenni per il controllo del Mediterraneo ed in particolare della Grecia.

Avendo Costantinopoli come capitale e un vasto controllo sulle coste del Mediterraneo, l'Impero fu al centro dei rapporti tra Oriente e Occidente per circa cinque secoli. Anche dopo la morte di Solimano l'impero continuò a mantenere un'economia flessibile e forte per tutto il XVII e gran parte del XVIII secolo, tuttavia, il lungo periodo di pace che andò dal 1740 al 1768 comportò un certo rallentamento nello sviluppo del suo sistema militare che divenne nel tempo più arretrato rispetto a quelli in forza ai suoi rivali. Di conseguenza, tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo gli ottomani subirono gravi sconfitte militari che li indussero ad avviare un processo completo di riforma e modernizzazione dello stato, noto come Tanzimat. Nonostante questo andarono incontro ad ulteriori perdite territoriali, specialmente nei Balcani dove nacquero nuovi stati indipendenti. Alleatisi con l'impero germanico all'inizio del XX secolo, nella speranza di sfuggire all'isolamento diplomatico che aveva contribuito alle sue recenti sconfitte, gli ottomani combatterono nella prima guerra mondiale nella parte delle potenze centrali. Nonostante avessero dimostrato di poter affrontare il conflitto, il dissenso interno, sfociato nella Rivolta Araba, compromise irrimediabilmente la situazione politica. Durante questo periodo il governo ottomano si macchiò di un drammatico genocidio contro gli armeni, gli assiri e i greci del Ponto.

La successiva sconfitta dell'Impero e l'occupazione di parte del suo territorio da parte delle potenze alleate all'indomani della fine della guerra provocarono la sua spartizione e la perdita dei territori mediorientali che furono divisi tra il Regno Unito e la Francia. La riuscita Guerra d'indipendenza turca contro gli alleati occupanti portò all'emergere della Repubblica di Turchia nel cuore dell'Anatolia e all'abolizione del sultanato ottomano.

Impero ottomano
Impero ottomano – BandieraImpero ottomano - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto:
دولت ابد مدت

Devlet-i Ebed müddet

"Lo Stato Eterno"
OttomanEmpireIn1683
Dati amministrativi
Nome completoSublime Stato ottomano
Nome ufficialeOsmanlı İmparatorluğu
دولت عالیه عثمانیه
Devlet-i Aliye-i Osmaniye
Lingue ufficialiturco ottomano
Lingue parlatepersiano, albanese, arabo, azero, armeno, croato, serbo, ebraico, bosniaco, greco, bulgaro, rumeno, ungherese, curdo, yiddish
InnoInno imperiale ottomano
CapitaleCostantinopoli (Chiamata dagli ottomani e dal loro governo قسطنطينيه, translitterato Ḳosṭanṭīnīye, il nome Turco-Ottomano per Costantinopoli.
Dagli anni trenta in poi si incominciò a chiamare la città istanbul
Altre capitaliSöğüt (1299–1326)
Bursa (1326–1365)
Edirne (1365–1453)
DipendenzeFlag of Wallachia.svg Principato di Valacchia (dal 1415)
Flag of Transylvania before 1918.svg Principato di Transilvania (fino a 1699)
Coa Hungary Country History John I of Hungary (Szapolyai) (1526-1540).svg Regno dell'Ungheria orientale
Flag of Moldavia.svg Principato di Moldavia (dal 1456)
Flag of the United Principalities of Romania (1862 - 1866).svg Principato di Romania (fino a 1877)
Civil Flag of Serbia.svg Principato di Serbia (fino a 1878)
Bulgaria Principato di Bulgaria
Flag of the Crimean Khanate.svg Khanato di Crimea (dal 1478)
Flag of Muhammad Ali.svg Chedivato d'Egitto
Flag of Tripoli 18th century.svg Libia ottomana
Fictitious Ottoman flag 2.svg Eyalet di Tunisi
Fictitious Ottoman flag 2.svg Algeria ottomana Sangiaccato di Gerusalemme (Mutasarrifato di Gerusalemme)
Politica
Forma di governoMonarchia assoluta
(1299–1876)
(1878–1908)
(1920–1922)
Monarchia costituzionale
(1876–1878)
(1908–1920)
Califfato
(1517–1922; fino al 1924 nella repubblica)
SultanoDinastia ottomana
Nascita1299 con Osman I
Causaassorbimento del Sultanato selgiuchide di Rūm e di altri beilicati turchi d'Anatolia
Fine1º novembre 1922 con Mehmet VI
CausaAbolizione dell'Impero e nascita della Repubblica di Turchia
Territorio e popolazione
Bacino geograficoVicino Oriente, Medio Oriente, Balcani, Egitto, parte del Nordafrica
Territorio originaleAnatolia
Massima estensione5 200 000 km² ca. nel 1683[1][2]
Popolazione30 000 000 nel 1683;
35 350 000 nel 1856;
24 000 000 nel 1912[3]
Economia
ValutaAkçe Kuruş
RisorseDerrate alimentari, spezie, profumi
ProduzioniDerrate alimentari, spezie, profumi
Commerci conImpero britannico, Repubblica di Venezia
EsportazioniSpezie, profumi
ImportazioniArmi, minerali
Religione e società
Religione di StatoIslam sunnita
Religioni minoritarieChiesa ortodossa, Islam sciita, Cattolicesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Seljuqs Eagle.svg Sultanato selgiuchide di Rūm
Sultanato danishmendide
Karamanid Dynasty flag.svg Beilicato di Karaman Beilicato di Osman
Succeduto daTurchia Turchia
Flag of Albanian Provisional Government (1912-1914).svg Governo provvisorio albanese
Flag of Kingdom of Syria (1920-03-08 to 1920-07-24).svg Regno Arabo di Siria
Regno Unito Mesopotamia britannica
Grecia Grecia
Palestina Regno hascemita dell'Hegiaz
Regno dello Yemen Regno dello Yemen
Civil Flag of Serbia.svg Principato di Serbia
Bulgaria Principato di Bulgaria
Flag of the Prince-Bishopric of Montenegro2.svg Principato del Montenegro
Palestine-Mandate-Ensign-1927-1948.svg Palestina britannica
Ora parte diTurchia Turchia
Croazia Croazia
Albania Albania
Serbia Serbia
Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Romania Romania
Moldavia Moldavia
Ucraina Ucraina
Russia Russia
Grecia Grecia
Macedonia del Nord Macedonia del Nord
Montenegro Montenegro
Bulgaria Bulgaria
Ungheria Ungheria
Armenia Armenia
Georgia Georgia
Libano Libano
Israele Israele
Palestina Palestina
Siria Siria
Giordania Giordania
Egitto Egitto
Arabia Saudita Arabia Saudita
Sudan Sudan
Yemen Yemen
Tunisia Tunisia
Libia Libia
Algeria Algeria
Cipro Cipro
Kuwait Kuwait
Iraq Iraq
Iran Iran
Slovacchia Slovacchia

Storia

L'ascesa dell'Impero ottomano (1299-1453)

Sultan Gazi ʻUthmān Han I - السُلطان الغازي عُثمان خان الأوَّل
Osman I, capostipite della dinastia Ottomana

Con la fine del Sultanato selgiuchide di Rum (1300 circa), l'Anatolia fu divisa in una moltitudine di Stati indipendenti, i beilicati turchi d'Anatolia. A quell'epoca l'Impero bizantino, indebolito, aveva perso molte delle province anatoliche a vantaggio dei Beilicati. Uno di essi si trovava nella zona di Eskişehir, nell'Anatolia occidentale, ed era governato dal bey Osman I (da cui deriva la parola "ottomano"), figlio di Ertuğrul. Nel mito della fondazione conosciuto dalla cultura ottomana come "Sogno di Osman", il giovane Osman è ispirato dal sogno premonitore di un grande impero, rappresentato da un imponente albero le cui radici si espandono in tre continenti e i cui rami coprono il cielo; dalle radici si diramano quattro fiumi: il Tigri, l'Eufrate, il Nilo e il Danubio, e l'albero fa ombra a quattro catene montuose: il Caucaso, il Tauro, l'Atlante e i Monti dei Balcani. Una vera e propria allucinazione di Osman I, che durante il suo sultanato, estese in effetti le frontiere del proprio impero fino ai margini di quello bizantino.

In questo periodo fu creato un formale governo, le cui istituzioni sarebbero cambiate molto nel corso della vita dell'impero. Il governo utilizzò il sistema dei Millet, per il quale le minoranze religiose ed etniche avevano il permesso di gestire i propri affari con margini di sostanziale autonomia.

Nel secolo successivo alla morte di Osman I, il dominio ottomano cominciò a estendersi sul Mediterraneo orientale e sui Balcani. Il figlio di Osman, Orhan I, conquistò la città di Bursa nel 1324 e la rese nuova capitale dello Stato ottomano. La caduta di Bursa implicò la perdita del controllo bizantino sull'Anatolia nordoccidentale. E dopo Bursa, nel 1337 fu conquistata Nicomedia. Poi, nel 1354 gli Ottomani superarono lo stretto dei Dardanelli e si espansero nella ''Rumelia'', conquistando Adrianopoli (1361), Sofia (1386) e Salonicco ai veneziani nel 1387. La vittoria ottomana in Kosovo nella battaglia della Piana dei Merli segnò il declino dell'Impero serbo e la fine del suo controllo sulla regione, aprendo la strada all'espansione ottomana in Europa. A essa seguì la conquista del regno di Bulgaria nel 1393, grazie alla quale gli Ottomani arrivarono a minacciare l'Ungheria.

Il re d'Ungheria Sigismondo tentò di fermarli, ma nel 1396 fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli, ritenuta l'ultima crociata su larga scala del Medioevo, anche se non combattuta in Terra santa. Con l'espansione del dominio turco sui Balcani, la conquista di Costantinopoli divenne un obiettivo cruciale. L'Impero ottomano controllava quasi tutte le terre un tempo bizantine, circondando la sua capitale, ma gli assalti furono temporaneamente sospesi quando Tamerlano invase l'Anatolia e, con la battaglia di Ancyra del 1402, fece prigioniero il sultano Bayezid I Yildirim (la Folgore). La cattura lasciò i Turchi disorganizzati, e lo Stato fu preda di in una guerra civile che durò fino al 1413, con le lotte di successione tra i figli di Bayezid. Quel periodo terminò solo quando Mehmet I conquistò il titolo di sultano e ripristinò il potere ottomano, mettendo fine all'interregno.

Parte dei territori ottomani nei Balcani (come Salonicco, la Macedonia e il Kosovo), furono temporaneamente persi dopo il 1402, ma poi Murad II li riconquistò fra il 1430 e il 1450. Il 10 novembre 1444, nella battaglia di Varna, Murad II sconfisse un'armata congiunta polacca e ungherese, guidata da Ladislao III di Polonia, re di entrambi gli Stati, e János Hunyadi. Fu la battaglia finale della crociata di Varna. János Hunyadi preparò un'altra armata (composta da forze ungheresi e valacche) per attaccare i Turchi, ma nel 1448 fu sconfitto di nuovo da Murād II nella seconda battaglia del Kosovo.

Il figlio di Murād II, Maometto II, detto poi Fātiḥ (conquistatore), riorganizzò lo Stato e l'esercito, e dimostrò la sua abilità bellica conquistando a 21 anni Costantinopoli, il 29 maggio 1453. Fu il crollo definitivo dell'Impero romano d'Oriente.

Espansione e apogeo (1453-1566)

Constantinople 1453
L'assedio di Costantinopoli in un manoscritto conservato alla Bibliothèque nationale

La conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453 fece cadere l'impero Bizantino e di seguito rinforzò la posizione del vecchio Impero, ritornato ora grande come prima, come principale potenza dell'Europa sudorientale e del Mediterraneo orientale. Maometto II permise alla Chiesa ortodossa di mantenere la sua autonomia e le sue terre in cambio dell'accettazione dell'autorità ottomana. A causa delle cattive relazioni esistenti tra l'Impero bizantino degli ultimi periodi e gli Stati dell'Europa occidentale, la maggioranza della popolazione ortodossa accettò il dominio ottomano, preferendolo a quello veneziano.

Tra il XV e il XVI secolo l'Impero ottomano visse un lungo periodo di conquiste ed espansione, e prosperò sotto una lunga dinastia di sultani. L'economia dello Stato fiorì anche grazie al controllo delle vie commerciali di terra tra l'Europa e l'Asia.

Dopo la presa di Costantinopoli, solo la resistenza degli Ungheresi nell'assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia del principe Cem, fratello di Bayazid II, permise una pausa di circa 70 anni nell'espansione verso i regni d'Europa. Ciò non impedì a Maometto II di annettere la Grecia (1456), la Morea (1460), la parte di Anatolia non ancora sottomessa (1472), le colonie genovesi del Mar Nero (1475) e l'Albania (1481).[4]

L'ampliamento del Sultanato ottomano in direzione dell'Europa proseguì con l'assedio dell'isola di Rodi e la conquista di Otranto nel 1480.

Gli Ottomani spostarono poi la loro attenzione a oriente, espandendo i loro domini in diverse regioni dell'Asia e del Nordafrica, guidati da grandi sultani, come Bayazid II e Selim I – che abbatté il Sultanato mamelucco di Siria ed Egitto e conquistò tutti i paesi arabi del Vicino Oriente, acquisendo il titolo di protettore dei Luoghi santi di Mecca e Medina.

Selim sconfisse inoltre il Safavide Shah Isma'il I di Persia nella battaglia di Cialdiran e creò una flotta nel Mar Rosso. Con questa espansione gli Ottomani entrarono in competizione con l'Impero portoghese per diventare la potenza dominante nella regione.

Il successore di Selim, Solimano il Magnifico (1520-1566) tentò nuovamente la strada dell'espansione nei Balcani, ed entrò così ancora in contrasto con i regni europei per il predominio sul mar Mediterraneo. Nel 1521 conquistò Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfisse il re d'Ungheria e Boemia Luigi II, che morì in combattimento. La vittoria nelle guerre ottomano-ungheresi stabilì il dominio turco nelle parti meridionali e centrali del Regno di Ungheria.

Nel 1529 gli ottomani proseguirono verso Vienna, assediando la città, ma non riuscirono a prenderla. Nel 1532 Solimano lanciò un altro attacco a Vienna, ma fu respinto nell'assedio di Güns. Dopo lungo e sanguinoso assedio cadde invece in mano turca Buda, la capitale ungherese (1541).

Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la Moldavia e la Valacchia.

Solimano espanse l'Impero anche verso l'Asia e l'Africa, impossessandosi di Baghdad, di Tunisi e dell'Algeria (1534), dello Yemen (1547), di Tripoli (1551)[4]. Con la conquista della persiana Baghdad, gli ottomani ottennero il controllo della Mesopotamia e l'accesso navale al Golfo Persico.

L'Impero ottomano e la Francia, uniti dall'opposizione al dominio Asburgo, divennero alleati. La conquista francese di Nizza (1543) e della Corsica (1553) fu un'impresa comune delle forze di Francesco I e di Solimano, e fu comandata dagli ammiragli ottomani Khayr al-Din Barbarossa e Dragut. Un mese prima l'artiglieria francese aveva sostenuto gli Ottomani durante l'assedio di Esztergom. Dopo la successiva avanzata dei turchi, nel 1547 Ferdinando I d'Asburgo riconobbe ufficialmente il dominio ottomano dell'Ungheria.

Alla fine del regno di Solimano la popolazione dell'Impero ammontava a 15 milioni di abitanti. L'impero ottomano era una notevole potenza navale, controllava gran parte del Mar Mediterraneo ed era una parte significativa e soprattutto accettata dello scacchiere europeo.

Rivolte e ripresa (1566-1683)

ExpansionOtomanaMejorado
Estensione dell’Impero Ottomano fino al 1566
OttomanEmpire1566
Estensione dell'impero Ottomano nel 1566

Nel corso di un protratto periodo di cattivo governo da parte di sultani deboli, le strutture burocratiche e militari del precedente secolo risultarono sotto sforzo. Gradualmente gli ottomani rimasero indietro rispetto agli europei in termini di tecnologia militare, mentre l'innovazione, che aveva rinvigorito l'espansione dell'Impero, fu soffocata da un crescente conservatorismo religioso e intellettuale. Comunque, a dispetto di queste difficoltà, l'Impero rimase una delle principali potenze del continente fino alla battaglia di Vienna del 1683, che segnò la fine dell'espansione ottomana in Europa.

La scoperta di nuove rotte commerciali da parte degli Stati dell'Europa occidentale permise di aggirare il monopolio commerciale ottomano. Il superamento del Capo di Buona Speranza da parte dei portoghesi nel 1488 diede inizio a una serie di guerre navali tra Ottomani e Portoghesi nell'Oceano Indiano che durò per tutto il '500. Economicamente, l'enorme afflusso di argento spagnolo dal Nuovo Mondo provocò una netta svalutazione della valuta ottomana e una fortissima inflazione.

Sotto Ivan IV (1547-1584), il Regno russo si espanse nelle regioni del Volga e del Mar Caspio a spese dei khanati tatari. Nel 1571, il khan di Crimea Devlet I Giray, appoggiato dagli Ottomani, dette fuoco a Mosca. L'anno successivo, l'invasione fu ripetuta, ma respinta alla battaglia di Molodi. Il Khanato di Crimea continuò a effettuare in Europa orientale una serie di scorrerie e rimase una potenza significativa fino alla fine del 1600.

Szigetvar 1566
Miniatura ottomana sulla Campagna militare di Szigetvár che mostra le truppe ottomane ed i Tatari come avanguardi

Dopo diverse incursioni in Austria, Croazia, Slovenia e in Friuli, nell'estate del 1566 Solimano il Magnifico, ormai settantaduenne, tentò ancora l'attacco alla Monarchia asburgica, rappresentata ora dall'imperatore Massimiliano II. Si diresse su Vienna con un esercito di 150 000 uomini, ma si fermò alla fortezza di Szigetvár, il cui assedio gli costò un mese di fermata e perdite stimate fra i 20 000 e i 30 000 uomini. Ad assedio quasi concluso morì. La vicinanza della brutta stagione e la vacanza del potere a Istanbul convinsero il suo Gran Visir a rientrare nella capitale ottomana. Questo risparmiò all'Austria un altro pericoloso attacco e il successivo Trattato di Adrianopoli, del febbraio 1568, sancì una tregua fra i due avversari; avrebbe dovuto durare otto anni ma ne durò circa 25.

Nell'Europa meridionale, nel 1570, sotto il sultano Selim II, successore di Solimano il Magnifico, i turchi conquistarono Cipro, possedimento veneziano, provocando la reazione del mondo cristiano anche in seguito alle crudeltà effettuate durante l'Assedio di Famagosta ai suoi abitanti e a Marcantonio Bragadin. Nonostante i Turchi persero circa 80 000 uomini (6 000 le perdite Veneziane) continuavano ad essere un pericolo per il mondo cattolico.

L'anno successivo fu formata una coalizione cattolica il cui nerbo era costituito dalla flotta di Venezia al comando del suo futuro doge Sebastiano Venier, da quella imperiale spagnola di don Giovanni d'Austria (comandante supremo delle flotte partecipanti), dalle navi di Genova, guidate da Gianandrea Doria, da quelle dei Cavalieri di Rodi, con il loro Gran Maestro, da quelle del Ducato di Savoia, condotte da Andrea Provana di Leinì e dalla flotta pontificia, affidata a Marcantonio Colonna.

La flotta europea si scontrò con quella ottomana a Lepanto nel 1571, e i cristiani ottennero un'importante vittoria. Fu un sorprendente colpo all'immagine dell'invincibilità ottomana. La battaglia danneggiò gli Ottomani più che altro per la perdita di uomini esperti che di navi, che furono infatti rapidamente rimpiazzate: la flotta ottomana si ristabilì in fretta, tanto da persuadere Venezia a firmare un trattato di pace nel 1573, che permise agli Ottomani di espandersi e consolidarsi in Nord Africa.

Per contro, il confine con gli Asburgo era rimasto stazionario, stallo causato dall'irrigidimento delle difese asburgiche. La Lunga Guerra contro l'Austria degli Asburgo (1593-1606) rese necessarie ancor più truppe di fanteria equipaggiate con armi da fuoco, il che comportò l'inasprimento dei reclutamenti, e perciò irrimediabili problemi di indisciplina e ribellione tra i corpi. Furono reclutate anche truppe irregolari di tiratori scelti (Sekban), che una volta smobilizzate si diedero al brigantaggio, giungendo infine alla rivolta dei Celali (1595-1610), che provocò diffusi fenomeni anarchici in Anatolia tra il XVI e il XVII secolo. Con la popolazione dell'Impero che raggiunse i 30 milioni attorno al 1600, la mancanza di terre causò ulteriori pressioni sul governo.

Murad IV (1612-1640) riconquistò Erevan (1635) e Baghdad (1639) dai Safavidi, e nonostante la brevità del suo regno riaffermò l'autorità centrale. Il Sultanato delle donne (1648-1656) fu un periodo in cui le madri dei giovani sultani esercitarono il potere in nome dei loro figli. Le più importanti furono la Sultana Kösem e sua nuora Turhan Hadice, ma la loro rivalità culminò nell'assassinio della Kösem nel 1651. Durante il periodo dei Köprülü (1656-1703), il controllo effettivo dell'Impero fu esercitato da una serie di gran visir provenienti dall'omonima famiglia. Il visirato Köprülü vide un rinnovato successo militare, con il ripristino dell'autorità in Transilvania. Durante la quinta guerra turco-veneziana la flotta Veneziana decide di attaccare i turchi nei loro mari con la Spedizione veneziana dei Dardanelli comportando un blocco navale completo. La Repubblica di Venezia riesce ad impartire delle pesanti perdite in ambito navale alla Sublime porta tali da seminare il panico a Istanbul nel timore di un possibile attacco alla città da parte della Serenissima. Nonostante questo le risorse dell'impero Ottomano possono permettere di perdere 2 intere flotte senza chiedere la resa. La flotta Veneziana nonostante i successi deve però ritirarsi permettendo ai turchi di poter rifornire le truppe occupate nella conquista di Creta. La conquista di Creta viene completata nel 1669 dopo 25 anni di assedio perdendo circa 130 000 soldati. Avviene anche l'espansione nell'Ucraina meridionale polacca, con la cessione agli ottomani delle roccaforti di Chotyn e Kam"janec'-Podil's'kyj e nel 1676 della Podolia.

Questo periodo di rinnovata affermazione finì nel maggio del 1683, quando il Gran Visir Kara Mustafa condusse un'enorme armata(300 000 uomini) al secondo assedio ottomano di Vienna, nella guerra austro-turca. Prima dell'assalto finale, le forze ottomane furono spazzate via dagli alleati degli Asburgo, le forze polacche comandate dal re polacco Jan Sobieski alla Battaglia di Vienna. L'alleanza della Lega Santa (80 000 uomini) uscì vittoriosa dalla guerra, e si giunse alla Pace di Carlowitz (26 gennaio 1699) che sancì la perdita di territori importanti quali l'Ungheria e la Dalmazia, ceduta alla Repubblica di Venezia[5]. Mustafa II (1695-1703) lanciò in Ungheria il contrattacco del 1695-96 contro gli Asburgo, ma fu duramente sconfitto a Zenta (11 settembre 1697). Fu l'inizio del periodo di decadenza del Sultanato.

Stagnazione e riforme (1683-1827)

In questo periodo l'espansione della Russia rappresentò una minaccia crescente. Di conseguenza, re Carlo XII di Svezia fu un alleato benvenuto nell'Impero ottomano a seguito della sua disfatta contro i russi nella battaglia di Poltava del 1709, episodio della Grande guerra del nord del 1700-1721.) Carlo XII persuase il sultano ottomano Ahmed III a dichiarare guerra alla Russia, che si concluse con la vittoria ottomana alla battaglia del Prut, nel 1710-1711. Nel 1714 con lo scopo di riprendersi i possedimenti greci l'impero Ottomano apre la settima guerra alla Repubblica di Venezia. Nonostante la sconfitta durante la battaglia di Matapan il Mare Egeo e la Grecia continentale sono in mano ottomana.

La successiva Pace di Passarowitz, firmata il 21 luglio 1718, portò un periodo di momentanea tranquillità, ma il trattato mostrava ormai come l'Impero ottomano fosse sulla difensiva, con nessuna voglia di portare avanti ulteriori aggressioni all'Europa.

La guerra austro-russo-turca del 1735-1739, che terminò col Trattato di Belgrado del 1739, segnò la cessione della Serbia e della "Piccola Valacchia" all'Austria e del porto di Azov alla Russia. Dopo questo trattato l'Impero ottomano poté godere di una generazione di pace, in quanto Austria e Russia erano impegnate a fronteggiare l'ascesa della Prussia.

Furono realizzate riforme nel campo dell'educazione e nella tecnologia, inclusa la fondazione di istituti di istruzione superiore come l'Università Tecnica di Istanbul. Nel 1734 nacque una scuola di artiglieria per adeguarsi ai metodi di artiglieria occidentali, ma il "clero" musulmano ne ottenne la chiusura, presentando inadeguate argomentazioni di teodicea, tanto che nel 1754 la scuola fu riaperta, ma in segreto. Nel 1726, Ibrahim Muteferrika convinse il Gran Visir Nevşehirli Damad Ibrahim Pascià, il Gran Mufti e le autorità religiose dell'efficienza della stampa, e più tardi il sultano Ahmed III garantì a Muteferrika il permesso di pubblicare libri di argomento profano (nonostante l'opposizione di alcuni calligrafi e leader religiosi). La stampa di Muteferrika pubblicò il primo libro nel 1729, ed entro il 1743 aveva prodotto 17 lavori in 23 volumi, ciascuno tra le 500 e le 1 000 copie.

Col pretesto di inseguire i rivoluzionari polacchi fuggitivi, truppe russe entrarono a Balta, una città ai confini della Bessarabia controllata dagli Ottomani, e ne massacrarono i cittadini, radendola al suolo. Quest'azione provocò la Guerra russo-turca del 1768-1774. Il Trattato di Küçük Kaynarca del 1774 concluse la guerra e diede la libertà di culto ai cristiani delle province ottomane di Valacchia e Moldavia. Nel tardo XVIII secolo, una serie di sconfitte in diverse guerre contro la Russia portò una parte della popolazione ottomana a pensare che le riforme di “Deli Petro” (Pietro il Pazzo, nome con cui Pietro il Grande era conosciuto in Turchia) avessero avvantaggiato i Russi, e che gli Ottomani avrebbero fatto meglio a mettersi in pari con la tecnologia occidentale per evitare successive sconfitte.

Konstantin Kapidagli 002
Ritratto del sultano Selim III

Selim III (1789-1807) fece i primi importanti tentativi di modernizzare le forze armate, ma al solito le riforme furono ostacolate dai leader religiosi e dai corpi Giannizzeri, che, gelosi dei propri privilegi e fermamente avversi ai cambiamenti, si ribellarono. Gli sforzi di Selim gli costarono il trono e la vita, ma furono portati avanti in modo appariscente e sanguinoso dal suo successore Mahmud II, che nel 1826 eliminò il corpo dei Giannizzeri.

La rivoluzione serba (1804-1815) segnò l'inizio del risveglio dei nazionalismi nei Balcani nel tema della Questione Orientale. La sovranità della Serbia come monarchia ereditaria fu riconosciuta de jure solo nel 1830. Nel 1821 i greci dichiararono guerra al Sultano: una ribellione che ebbe origine in Moldavia come diversivo, fu seguita da una più imponente rivoluzione nel Peloponneso che nel 1829, insieme alla parte settentrionale del Golfo di Corinto, divenne la prima regione dell'Impero ottomano a ottenere l'indipendenza. Verso la metà del XIX secolo, l'Impero ottomano fu chiamato “il malato d'Europa”. Gli Stati nascenti di Serbia, Valacchia, Moldavia e Montenegro si mossero verso l'indipendenza negli anni sessanta e settanta dell'Ottocento.

Il declino

Nel 1699 i turchi cedettero di nuovo davanti alla pressione austriaca (pace di Passarowitz del 1718), e abbandonarono l'Ungheria e la Transilvania; nel 1739 gli ripresero Belgrado e tutti i territori perduti in precedenza (trattato di Belgrado), ma fu il loro ultimo successo. La potenza emergente della Russia divenne un problema, non solo per l'Impero ottomano, ma per tutta l'Europa: la sua ascesa pose fine all'egemonia turca nei Balcani. Nel XVIII secolo, i Russi avevano già conquistato il Caucaso, la Bessarabia, la Moldavia, la Valacchia, e con il Trattato di Iași, in seguito alla guerra russo-turca (1787-1792), anche la Crimea divenne definitivamente territorio russo. Ormai, nel Mar Nero le flotte dello zar navigavano indisturbate.

In margine a ciò va però ricordato che, nel Trattato di Küçük Kaynarca del 21 luglio 1774, la cancelleria ottomana impiegò senza alcuna obiezione interna e internazionale la titolatura di Califfo per il Sultano ottomano, funzione già di fatto espressa comunque fin dal 1517, dopo la vittoria di Selim I a spese del Sultanato mamelucco.

Nel 1821 l'Impero dovette affrontare la volontà d'indipendenza della Grecia. Arrivarono aiuti da quasi tutte le nazioni europee e, alla fine, con la pace di Adrianopoli del 1829, i turchi dovettero capitolare e riconoscere l'indipendenza della Grecia. Nel 1830 il grande impero islamico subì un altro colpo con l'occupazione di Algeri da parte della Francia.

Nel 1839 il sultano promosse le Tanzimat, "riforme" cioè atte a riorganizzare e a rendere più efficiente il vasto impero.

Nel corso del XIX secolo l'Impero vide poi ridursi progressivamente i propri domini europei con l'indipendenza della Serbia, della Romania con l'unificazione di Moldavia e Valacchia, del Montenegro e della Bulgaria e l'espandersi di questi Stati e della Grecia ai danni degli ottomani. I continui ingrandimenti territoriali dei nuovi stati balcanici furono sanciti, in particolare, dalla Pace di Santo Stefano e dal Congresso di Berlino del 1878.

Nel 1881 la Tunisia, già autonoma dall'inizio del Settecento sotto il governo del Bey, divenne un protettorato francese. Nel 1882 l'Egitto sotto la spinta degli inglesi rivendicò la propria autonomia, pur continuando a far parte dell'impero.

Dissoluzione dell'Impero Ottomano

Young Turksfirstcongress
Il I congresso dei Giovani turchi a Parigi, 1902

Nel 1908 l'impero, oramai in crisi, subì la cosiddetta rivoluzione dei "Giovani Turchi". Il movimento era composto da intellettuali e ufficiali che volevano trasformare l'impero, molto arretrato dal punto di vista economico, in una moderna monarchia costituzionale. Nell'estate di quell'anno alcuni ufficiali marciarono col loro esercito contro Istanbul, costringendo il sultano a concedere la costituzione.

Il nuovo regime tentò di modernizzare il paese, ma non riuscì a risolvere il problema dei rapporti con le popolazioni europee ancora sottomesse, che si coalizzarono rapidamente contro di loro. Nel 1911 l'Impero dovette combattere contro l'Italia una guerra per il possesso della Tripolitania e della Cirenaica. L'Italia, governata da Giovanni Giolitti, inviò un contingente di 100 000 uomini e nel 1912 i Turchi furono costretti a firmare la pace di Losanna con la quale cedevano il territorio libico all'Italia, mantenendo però una equivoca sovranità religiosa sulle popolazioni musulmane del luogo.[6]

Nello stesso 1912 gli Ottomani dovettero affrontare una coalizione formata da Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria, nella prima guerra balcanica. L'Impero fu sconfitto in pochi mesi, e perse l'Albania (che dichiarò la propria indipendenza) e tutti gli altri territori europei, a eccezione di una piccola striscia della Tracia orientale. L'anno dopo però, con la seconda guerra balcanica, i Turchi entrarono in guerra insieme a Grecia, Serbia e Romania contro la Bulgaria, e dopo la vittoria riottennero un'altra parte della Tracia, con la quale potevano controllare gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.

Nel 1914 l'Impero ottomano controllava ancora la Siria, il Libano, la Palestina e i territori comprendenti la Giordania, l'Iraq e la Penisola arabica; l'Egitto continuava a far parte dell'impero come Stato autonomo, anche se di fatto era un protettorato dei britannici.

Il controllo del Nordafrica era stato invece già da tempo perduto, con il Marocco esposto alle mire tedesche, spagnole e francesi, con l'Algeria occupata stabilmente nel 1830 dalla Francia (che lo trasformerà in "territorio metropolitano") e con la Tunisia diventata Protettorato francese, mentre la Tripolitania e la Cirenaica erano diventate italiane grazie al conflitto del 1911 perso dall'Impero ottomano.

La Grande Guerra

Ottoman Empire declaration of war during WWI
Dichiarazione di guerra degli Ottomani.
Sultanvahideddin
Mehmed VI, ultimo sultano dell'impero ottomano si appresta a lasciare il paese dopo l'abolizione del sultanato ottomano, 17 novembre 1922

Nella prima guerra mondiale l'Impero si alleò con gli Imperi Centrali e con essi fu pesantemente sconfitto, malgrado avesse inflitto alle forze francesi (praticamente annichilite), a quelle britanniche, a quelle australiane e a quelle neozelandesi una pesante sconfitta a Gallipoli, grazie all'insipienza alleata e al genio militare del Tenente colonnello (Yarbay) Mustafa Kemal Pascià, allora comandante della 19ª Divisione della Quinta Armata ottomana. Durante la guerra - in cui esplose la Rivolta Araba - il governo dei "Giovani turchi", timoroso che gli armeni dell'Impero potessero allearsi coi russi, procedette a massacri e deportazioni, ricordati col nome di "genocidio armeno", che ancora oggi le autorità turche stentano a riconoscere esplicitamente nei termini proposti dalla maggioranza degli storici.[7]

Con la sconfitta, l'Impero ottomano fu dissolto, perdendo i territori del Vicino Oriente, che passarono alla Francia e alla Gran Bretagna, grazie agli accordi segreti Sykes-Picot, ufficializzati dalla Società delle Nazioni e rivelati solo grazie al neo-costituito governo dell'Unione Sovietica.

Nel novembre del 1922 l'ultimo sultano Mehmed VI fu deposto per volere del vittorioso movimento repubblicano kemalista, a causa dei disastri che la guerra mondiale aveva causato, e l'Impero divenne nel 1923 l'attuale Repubblica turca.

Dall'Impero ottomano alla Turchia moderna

Treaty sevres otoman it
La Turchia secondo il Trattato di Sèvres del 1922.

Dopo la sconfitta l'Impero, già notevolmente ridotto dal Trattato di Sèvres a parte della penisola anatolica e della Tracia orientale, dovette subire anche l'occupazione straniera, con la Grecia che prese la zona di Smirne e gli eserciti anglo-italo-francesi che presidiavano le regioni costiere. A guidare il movimento di indipendenza nazionale fu un generale dell'esercito ottomano, Mustafà Kemal Pascià, detto in seguito Atatürk (padre dei Turchi), che si era messo in mostra nella vittoriosa battaglia di Gallipoli e che aveva anche partecipato alla rivoluzione dei "Giovani Turchi".

Nella guerra greco-turca del 1919-1922, britannici, italiani e francesi preferirono lasciare il campo e sgomberare le loro forze armate dalla regione, e i greci dovettero affrontare da soli la riscossa turca, così come da soli avevano proceduto ad occupare ampie aree turche.

In poco più di due anni i Greci furono ripetutamente sconfitti e costretti a lasciare Smirne. Nel novembre del 1922 fu abolito il Sultanato e nel 1923 fu proclamata la Repubblica Turca, di cui Atatürk fu il primo Presidente. Sopravvisse per poco la dignità califfale nella persona di Abdul Mejid II ma nel 1924 la Grande Assemblea Nazionale dichiarò conclusa tale esperienza califfale, almeno nella linea dinastica del casato ottomano.

Struttura e organizzazione amministrativa

Sarayi Album 10a
Maometto II, il sultano che ordinò la costruzione del Topkapı nella seconda metà del XV secolo.

La struttura amministrativa all'interno del grande impero era dominata dal sultano, che aveva come Primo ministro un gran visir. Il sultano era coadiuvato nelle funzioni di governo da personale amministrativo e militare ben addestrato e, soprattutto, da lui direttamente dipendente. Spesso, infatti, i funzionari venivano reclutati tra gli schiavi del sultano: si trattava di giovani cristiani catturati nel corso delle conquiste o delle razzie, convertiti alla fede islamica e poi arruolati nell'esercito o inseriti nei quadri amministrativi. Dopo la conquista di Costantinopoli, la residenza ufficiale dei sultani turchi fu il grandioso palazzo del Topkapi a Istanbul. Alla sfarzosa corte ottomana erano presenti molti eunuchi, che erano per lo più nordafricani. L'Impero ottomano era frazionato in 21 regioni, governate da 21 Pascià, che avevano a disposizione 250 Bey. Importanti elementi dell'Impero erano i Giannizzeri, una fanteria d'élite, caratterizzato dal suo precoce uso dell'artiglieria, che sindacò talora pesantemente con le sue prese di posizione la vita politica dell'Impero.

Fino al XX secolo l'Impero era suddiviso nei tre grandi territori di Europa, Asia e Africa, governati da un Beylerbeyi d'Europa e uno d'Asia; questi erano suddivisi in Province (Eyalet) a sua volta distinte in governi dei Pascià (Pascialati, in turco Pashalik) e dei Sangiaccati (Sangiak in Europa e Liwa in Asia). I sangiacchi erano governatori militari con diritto di bandiera (sanjak) concesso dal sultano. La capitale Istanbul costituiva un distretto separato.

Organizzazione militare

Battle of Vienna.SultanMurads with janissaries
Alcuni giannizzeri scortano il ciambellano del Sultano Murad IV

La prima unità militare dello stato ottomano fu un esercito organizzato dallo stesso Osman I e composto da appartenenti alle tribù che abitavano le colline dell'Anatolia occidentale nel tardo XIII secolo. Con la progressione dell'impero il sistema militare divenne un'organizzazione sempre più complessa con un preciso e rigido sistema di reclutamento dei soldati. Il corpo principale dell'esercito ottomano comprendeva i celebri giannizzeri, gli spahi e gli Akinci; insieme rappresentarono per lungo tempo una tra le forze da combattimento più progredite al mondo, essendo stati tra i primi ad utilizzare i moschetti e i cannoni. Infatti, i turchi ottomani iniziarono ad usare i falconetti, cannoni corti ma larghi, in occasione dell'assedio di Costantinopoli del 1453. La cavalleria ottomana era basta soprattutto sulla sua capacità di operare ad alta velocità e dalla sua mobilità piuttosto che dalle pesanti armature dei cavalieri, utilizzava archi e spade corte e montava cavalli turcomanni e arabi veloci,[8][9] spesso applicava tattiche di combattimento simili a quelle utilizzate dell'Impero Mongolo, come simulare una ritirata e così circondare le forze nemiche inseguitrici all'interno di una formazione a mezzaluna per poi condurre il vero e proprio attacco. L'esercito ottomano continuò ad essere un'efficace forza militare fino all'inizio del XVIII secolo, a seguito di un lungo periodo di pace intercorso tra il 1740 e il 1768 iniziò il suo declino che lo portò ad indebolirsi rispetto a quello dei propri nemici europei e russi.[10]

Walka o sztandar turecki
Spahi ottomani in battaglia

Il processo di modernizzazione dell'impero ottomano intrapreso nel XIX secolo iniziò con l'esercito. Nel 1826 il sultano Mahmud II sciolse il corpo dei giannizzeri e fondò il moderno esercito moderno, chiamato Nizam-ı Cedid (Nuovo Ordine). L'esercito ottomano fu anche la prima istituzione ad assumere esperti stranieri e inviare i suoi ufficiali in addestramento nei paesi dell'Europa occidentale. Questo diede impulso alla nascita del movimento dei Giovani Turchi formato da uomini relativamente giovani che rientravano in patria dopo un'esperienza formativa all'estero.

Turkish pilots in 1912
Piloti ottomani all'inizio del1912

La marina ottomana contribuì enormemente all'espansione dei territori dell'Impero nel continente europeo, dimostrandosi essenziale nelle fasi iniziali della conquista del Nord Africa del 1517. Successivamente alla perdita della Grecia, avvenuta nel 1821, e dell'Algeria, nel 1830, il potere navale ottomano andò incontro ad un inesorabile declino che si tradusse in una incapacità di controllare i propri lontani territori d'oltremare. Il sultano Abdülaziz (regnante dal 1861 al 1876) tentò di ristabilire la propria marina militare progettando di costruire la più grande flotta dopo quella di Gran Bretagna e Francia. Nel 1866 il primo sottomarino in forza all'Impero ottomano venne realizzato nel cantiere navale di Barrow, in Inghilterra.[11] Tuttavia, la debole economia ottomana non permise di sostenere tale flotta per lungo tempo, tanto che sotto il sultano Abdul Hamid II la maggior parte delle navi venne abbandonata all'interno del corno d'oro dove rimasero inattive per una trentina d'anni.

L'istituzione dell'aeronautica militare ottomana risale al periodo compreso tra il giugno 1909 e il luglio 1911,[12][13] quando iniziò la formazione dei piloti e l'allestimento dei primi aerei grazie alla scuola di aviazione (Tayyare Mektebi) di Yeşilköy, fondata il 3 luglio 1912. Nel corso della prima guerra mondiale gli squadroni dell'aviazione ottomana combatterono su molti fronti, dalla Galizia nell'ovest al Caucaso nell'est e nello Yemen nel sud.

Scienza e tecnologia

Istambul observatory in 1577
Osservatorio di Taqi al-Din di Istanbul nel 1577

Nel corso della loro storia, gli ottomani riuscirono ad istituire una vasta serie di biblioteche complete di traduzioni di libri di altre culture, oltre a manoscritti originali,[14] gran parte di queste sorte nel XV secolo. Il sultano Maometto II ordinò a Giorgio Amiroutzes, uno studioso greco di Trabzon, di tradurre e mettere a disposizione delle istituzioni educative ottomane il libro di geografia di Claudio Tolomeo. Ali Qushji, un astronomo, matematico e fisico originario di Samarcanda, divenne insegnante in due madrase e influenzò i circoli ottomani con i suoi scritti e le attività dei suoi studenti, anche se trascorse solo circa tre anni a Istanbul prima della sua morte.[15]

Taqi al-Din costruì, nel 1577, l'osservatorio di Taqi al-Din di Istanbul, dove eseguì osservazioni fino al 1580. Calcolò l'eccentricità dell'orbita del Sole e il moto annuale dell'apogeo.[16] Tuttavia lo scopo principale dell'osservatorio era quasi certamente astrologico piuttosto che astronomico e quindi venne distrutto nel 1580 a causa dell'ascesa di una fazione clericale che si opponeva al suo uso a tale scopo.[17] Nel 1551 sperimentò anche la potenza del vapore nell'Eyalet d'Egitto, quando inventò un girarrosto a vapore azionato da una rudimentale turbina a vapore..[18]

Nel 1660 lo studioso ottomano Ibrahim Efendi al-Zigetvari Tezkireci tradusse in arabo l'opera astronomica francese di Noël Duret scritta nel 1637.[19]

Şerafeddin Sabuncuoğlu fu l'autore del primo atlante chirurgico e dell'ultima importante enciclopedia medica del mondo islamico. Sebbene il suo lavoro fosse in gran parte basato sul Al-Tasrif di Abu al-Qasim al-Zahrawi, Sabuncuoğlu introdusse molte sue innovazioni. Per la prima volta furono raffigurate anche chirurghi di sesso femminile.[20]

Un esempio di orologio che misurava il tempo in minuti fu creato da un orologiaio ottomano, Meshur Sheyh Dede, nel 1702.[21]

All'inizio del XIX secolo, sotto Mehmet Ali l'Egitto iniziò a utilizzare motori a vapore per la produzione industriale, in particolare per la siderurgia, per la produzione tessile, per le cartiere e per il movimento delle barche.[22]

Si ritiene che Ishak Efendi abbia introdotto nel XIX secolo le coeve idee e gli sviluppi scientifici occidentali al mondo ottomano e musulmano in generale, così come l'invenzione di un'adeguata terminologia scientifica turca e araba, attraverso le sue traduzioni di opere occidentali.

Lingua

1911 Ottoman Calendar
Calendario ottomano del 1911 scritto in diverse lingue

Il turco ottomano era la lingua ufficiale dell'Impero, fortemente influenzata dal persiano e dall'arabo, faceva parte delle lingue oghuz a loro volta un ramo delle lingue turche. Inoltre, gli ottomani utilizzavano altre lingue: il turco veniva parlato dalla maggior parte della popolazione in Anatolia e dalla maggioranza dei musulmani dei Balcani tranne che in Albania e Bosnia; il persiano era utilizzato solo da una minoranza di persone molto colte;[23] l'arabo era parlato principalmente in Arabia, Iraq, Kuwait, nel Levante e in alcune parti del Corno d'Africa; la lingua berbera era diffusa nel Nord Africa. Negli ultimi due secoli, l'uso di queste lingue divenne più limitato, tuttavia specifico: il persiano serviva principalmente come lingua letteraria per i colti,[23] mentre l'arabo veniva utilizzato nelle preghiere islamiche. Il turco, nella sua variante ottomana, era un linguaggio militare e amministrativo fin dai tempi nascenti degli Ottomani. La costituzione ottomana del 1876 sancì ufficialmente lo status imperiale ufficiale del turco.[24]

A causa di un basso tasso di alfabetizzazione tra la popolazione (circa il 2-3% fino all'inizio del XIX secolo e circa il 15% verso la fine), la gente comune doveva assumere degli scribi come "scrittori di richieste speciali" (arzuhâlcis) per essere in grado di comunicare con il governo.[25][26] I gruppi etnici continuarono a parlare nelle loro famiglie e nei propri quartieri (mahalles) per mezzo delle loro lingue (come avvenne, ad esempio, per gli ebrei, gli armeni, i greci,...). Nei villaggi in cui due o più popolazioni vivevano insieme, gli abitanti parlavano spesso la lingua l'uno dell'altro. Nelle città cosmopolite, spesso le persone parlavano le proprie lingue di origine; molti coloro che non appartenevano al gruppo etnico dei turchi parlavano il turco come seconda lingua.

Province ecclesiastiche cattoliche

Nonostante il secolare stato di guerra verso la Cristianità i sultani consentivano la presenza di patriarchi e vescovi della Chiesa cattolica, per i quali il Papato di Roma istituiva sedi arcivescovili e diocesi. Molte di queste erano solo titolari, cioè i prelati a cui erano attribuite ne assumevano solamente il titolo senza averne un'effettiva amministrazione o presenza nel luogo.

Note

  1. ^ Peter Turchin, East-West Orientation of Historical Empires, in Journal of world-systems research, vol. 12, nº 2, dicembre 2006, p. 223, ISSN 1076-156X. URL consultato il 12 settembre 2016.
  2. ^ Rein Taagepera, Expansion and Contraction Patterns of Large Polities: Context for Russia, in International Studies Quarterly, vol. 41, nº 3, settembre 1997, p. 498, DOI:10.1111/0020-8833.00053, JSTOR 2600793.
  3. ^ Edward J. Erickson, Defeat in Detail: The Ottoman Army in the Balkans, 1912–1913, Greenwood Publishing Group, 2003, p. 59, ISBN 978-0-275-97888-4.
  4. ^ a b Grande Enciclopedia DeAgostini vol. 16.
  5. ^ R. Ago e V. Vidotto, Storia moderna, Roma-Bari, Laterza, 2009, p. 166, ISBN 978-88-420-7243-0.
  6. ^ Le autorità italiane infatti - denunciando la propria grossolana ignoranza circa le caratteristiche del "Califfo" malgrado gli oltre 13 secoli di storia comune - pensarono di autorizzare la khuṭba in nome del Sultano ottomano nelle moschee tripolitane e cirenaiche, senza accorgersi che il "califfo ottomano" nulla aveva a che fare con un inesistente "papa" dei musulmani, contribuendo così, loro malgrado, a mantenere vivo uno spirito irredentista che causerà gravi danni a Roma e alla sua politica colonialistica nelle regioni nordafricane conquistate. In merito si veda C. A. Nallino, "Appunti sulla natura del «Califfato» in genere e sul presunto «Califfato ottomano»", in: (a cura di M. Nallino), Scritti editi e inediti, 6 voll., Roma, Istituto per l'Oriente, III, pp. 234-569.
  7. ^ Una vistosa eccezione è costituita dallo storico islamista e ottomanista Bernard Lewis, che parlò di "stermini" e "massacri", rifiutandosi però di qualificarli come "genocidio", alla luce del fatto che la comunità armena di Istanbul non era stata coinvolta nelle stragi.
  8. ^ Mordaunt Milner, The Godolphin Arabian: The Story of the Matchem Line, Robert Hale Limited, 1990, pp. 3–6, ISBN 978-0-85131-476-1.
  9. ^ John F Wall, Famous Running Horses: Their Forebears and Descendants, p. 8, ISBN 978-1-163-19167-5.
  10. ^ Virginia Aksan, Ottoman Wars, 1700–1860: An Empire Besieged, Pearson Education Ltd., 2007, pp. 130–35, ISBN 978-0-582-30807-7.
  11. ^ Petition created for submarine name, Ellesmere Port Standard. URL consultato l'11 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2008).
  12. ^ Story of Turkish Aviation, Turkey in the First World War. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2012).
  13. ^ Founding, Turkish Air Force. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2011).
  14. ^ Gábor and Bruce Ágoston and Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 583, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  15. ^ F. J. Ragep, Ali Qushji and Regiomontanus: eccentric transformations and Copernican Revolutions, in Journal for the History of Astronomy (Science History Publications Ltd.), vol. 36, nº 125, 2005, pp. 359–71, Bibcode:2005JHA....36..359R, DOI:10.1177/002182860503600401.
  16. ^ Sevim Tekeli, Encyclopaedia of the history of science, technology and medicine in non-western cultures, in Encyclopaedia of the History of Science, Kluwer, 1997, Bibcode:2008ehst.book.....S, ISBN 978-0-7923-4066-9.
  17. ^ Khaled El-Rouayheb, Islamic Intellectual History in the Seventeenth Century: Scholarly Currents in the Ottoman Empire and the Maghreb, Cambridge University Press, 2015, pp. 18–19, ISBN 978-1-107-04296-4.
  18. ^ Ahmad Y Hassan (1976), Taqi al-Din and Arabic Mechanical Engineering, p. 34–35, Institute for the History of Arabic Science, University of Aleppo
  19. ^ Avner Ben-Zaken, The Heavens of the Sky and the Heavens of the Heart: the Ottoman Cultural Context for the Introduction of Post-Copernican Astronomy, in The British Journal for the History of Science (Cambridge University Press), vol. 37, 2004, pp. 1–28, DOI:10.1017/S0007087403005302.
  20. ^ G. Bademci, First illustrations of female Neurosurgeons in the fifteenth century by Serefeddin Sabuncuoglu, in Neurocirugía, vol. 17, nº 2, 2006, pp. 162–65, DOI:10.4321/S1130-14732006000200012.
  21. ^ Paul Horton, Topkapi's Turkish Timepieces, in Saudi Aramco World, luglio–August 1977, pp. 10–13. URL consultato il 12 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2008).
  22. ^ Jean Batou, Between Development and Underdevelopment: The Precocious Attempts at Industrialization of the Periphery, 1800–1870, Librairie Droz, 1991, pp. 193–96, ISBN 978-2-600-04293-2.
  23. ^ a b Bertold Spuler, Persian Historiography And Geography, Pustaka Nasional Pte Ltd, 2003, p. 69, ISBN 978-9971-77-488-2. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  24. ^ The Ottoman Constitution, promulgated the 7th Zilbridge, 1293 (11/23 December, 1876), in The American Journal of International Law, vol. 2, nº 4, 1908, p. 376, JSTOR 2212668.
  25. ^ Kemal H. Karpat, Studies on Ottoman Social and Political History: Selected Articles and Essays, Brill, 2002, p. 266, ISBN 978-90-04-12101-0. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  26. ^ Ottoman Empire (PDF), su saylor.org.

Bibliografia

  • Emrah Safa Gürkan, Christian Allies of the Ottoman Empire, European History Online, Institute of European History, Magonza 2011, consultato in data 1º marzo 2013.
  • C. Imber, The Ottoman Empire. The Structure of Power, Palgrave MacMillan, Basingstoke-New York 2002.
  • R. Mantran (a cura di), Storia dell'Impero ottomano, Argo, Lecce 2011 (I edizione 2009)
  • J. McCharty, I turchi ottomani. Dalle origini al 1923, Ecig, Genova 2005
  • Donald Quataert, L'Impero Ottomano, Salerno, Roma 2008
  • S. Faroqhi, L'Impero ottomano, "Universale Paperbacks", il Mulino, Bologna 2008
  • H. İnalcık, The Ottoman Empire. The Classical Age. 1300-1600, 2nd ed., Phoenix, London 1995
  • S. J. Shaw, History of the Ottoman Empire and Modern Turkey, 2 volumi, C.U.P., Cambridge 1976 (traduz. italiana parziale in A. Bombaci- Stanford J. Shaw, L'Impero ottomano, Utet, Torino 1980)
  • N. Itzkowitz, Ottoman Empire and Islamic Tradition, The University of Chicago Press, London-Chicago 1972
  • Kate Fleet (ed.), “The Ottoman Empire in Eighteenth Century”, su: Oriente Moderno, n. s. XVIII LXXIX (1999), 1, iv+285 pp.
  • Arduino Cremonesi, La Sfida Turca contro gli Asburgo e Venezia, Arti Grafiche Friulane, Udine 1976
  • Erik J. Zürcher, Storia della Turchia, Donzelli Editore, Roma 2007
  • Giorgio Seccia, La Guerra tra i Due Fiumi, Nordpress, Chiari 2007

Voci correlate

Altri progetti

Altri progetti

Collegamenti esterni

  • Impero ottomano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  • Impero ottomano, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
Controllo di autoritàVIAF (EN305102586 · LCCN (ENsh85138802 · GND (DE4075720-1 · NDL (ENJA00573333 · WorldCat Identities (EN305102586
Armistizio di Erzincan

L'armistizio di Erzincan fu firmato ad Erzincan il 18 dicembre 1917 dai rappresentanti russi del governo sovietico, che era arrivato al potere il 7 novembre 1917, ed il comando della Terza Armata Ottomana.

L'entità statale indicata nel documento ufficiale è la Repubblica Russa, che più tardi avrebbe preso il nome di Repubblica socialista federativa sovietica russa.

Anche il Comitato Speciale per la Transcaucasia (Ozakom: Osobyi Zakavkazskii Komitet, in russo: Особый Закавказский Комитет?) si impegnava a rispettare i termini dell'accordo.

L'armistizio di Erzincan fu la conclusione del conflitto armato fra Russia e Impero Ottomano nella campagna di Persia e nella campagna del Caucaso del teatro di guerra del Medio Oriente.

All'armistizio fece seguito il trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918, firmato dalla Repubblica Sovietica Russa e dalle Potenze Centrali, trattato che segnò l'uscita della Russia dalla prima guerra mondiale.

Nel febbraio 1917 la rivoluzione aveva fermato tutte le operazioni militari russe nei vari fronti: né i soldati né il popolo russo potevano accettare di continuare la guerra. Prima dell'armistizio le forze russe avevano già iniziato a ripiegare, pertanto l'armistizio fu necessario per stabilizzare in modo ufficiale una situazione militare disastrosa per i russi.

Assedio di Kut

L'assedio di Kut al Amara (7 dicembre 1915 - 29 aprile 1916), conosciuto anche come prima battaglia di Kut, è un episodio della prima guerra mondiale quando una guarnigione di circa 8.000 soldati britannici e indiani vennero stretti d'assedio nei pressi di Kut (circa 150 km da Baghdad) da parte dell'esercito dell'Impero Ottomano.

Aydınidi

Gli Aydınidi (Aydınoğulları in lingua turca) furono una dinastia di turchi Oghuz che crearono un proprio potentato, il Beylicato di Aydın (anche Emirato di Aydın), sulle coste egee dell'Anatolia dopo il collasso del Sultanato di Rum. Fondatore della dinastia fu Aydınoğlu Mehmed Bey.

Il principato degli Aydınidi fu inglobato nei domini degli Ottomani una prima volta nel 1390 ed in via definitiva nel 1425.

Battaglia di Megiddo (1918)

La battaglia di Megiddo è stato un episodio della campagna del Sinai e della Palestina della prima guerra mondiale durante il quale l'esercito britannico sfondò le linee turche penetrando nel territorio ottomano fino a Damasco e costringendo il sultano a chiedere un armistizio.

Campagna del Nordafrica (1915-1916)

La campagna del Nordafrica (1915-1916) fu un fronte di combattimento che vide contrapposte le forze coloniche anglo-italiane contro le offensive delle truppe tedesche e turche

Commissione King-Crane

La Commissione King-Crane è stata una commissione d'inchiesta del governo statunitense che nell'estate 1919 visitò le regioni non turche dell'ex Impero ottomano allo scopo di fornire al Presidente Woodrow Wilson indicazioni in merito alla politica sui mandati da raccomandare alla Società delle Nazioni.

Conquista di Tunisi (1535)

La conquista di Tunisi nel 1535 fu un episodio delle guerre ottomano-asburgiche che vide l'intervento di Carlo V per togliere all'Impero ottomano la città di Tunisi.

Imperi centrali

Imperi centrali o potenze centrali (in tedesco: Mittelmächte; ungherese: hatalmak Központi; turco: İttifak Devletleri o Bağlaşma Devletleri; bulgaro: Централни сили, Centralni sili), noti anche col nome di Quadruplice Alleanza (Vierbund in tedesco), sono termini usati per indicare le quattro nazioni alleatesi durante la prima guerra mondiale contro gli stati della Triplice intesa.

Le nazioni facenti parte degli Imperi centrali furono la Germania, l'Austria-Ungheria, l'Impero ottomano e il Regno di Bulgaria. Il nome dell'alleanza deriva dalla posizione geograficamente centrale dei quattro stati rispetto allo schieramento opposto. Come alleato ottomano partecipò all'alleanza anche il Regno del Darfur, subito occupato dalle truppe inglesi del Sudan nel 1916.

Impero ottomano ai Giochi della IV Olimpiade

La Turchia ai Giochi della IV Olimpiade, svoltisi a Londra dal 25 agosto all'11 settembre 1908, avrebbe partecipato con una delegazione di un atleta impegnato in una disciplina. Non è tuttavia chiaro se Moullos, impegnato nelle gare di ginnastica, abbia davvero partecipato ai Giochi.

Impero ottomano ai Giochi della V Olimpiade

La Turchia partecipò con il Osmanlı Milli Olimpiyat Cemiyeti (comitato olimpico ottomano) alle V Olimpiadi, svoltesi a Stoccolma dal 5 maggio al 27 luglio 1912, con una delegazione di 2 atleti, Armeni, impegnati in sette discipline.

Margravio

Margravio era un titolo nobiliare, derivante dal tedesco Markgraf e corrispondente al titolo italiano di marchese. Come questo, esso aveva piena giurisdizione delle cose temporali quali tribunali, i pedaggi, le collette, ecc., nella contea di frontiera detta appunto margraviato.

Offensiva di Erzurum

L'offensiva di Erzurum o battaglia di Erzurum fu una massiccia offensiva invernale condotta dall'Esercito Imperiale Russo durante la campagna del Caucaso che portò alla conquista dell'importante città strategica di Erzurum. Le forze dell'Impero Ottomano, sorprese nei quartieri invernali, subirono una serie di sconfitte che portarono ad una decisiva vittoria russa.

Pascià

Col termine pascià (probabile mutazione della parola persiana Pādishāh «signore», in Lingua turca ottomana الباشا (al-Basha), in turco moderno Paşa, in francese Pacha e in inglese Pasha o Bashaw) si indicava il titolo onorifico posposto al nome proprio attribuito ai figli maggiori del sultano e ai funzionari ottomani di grado elevato (ministri, alti gradi militari) e a quanti fra i militari erano destinati a ricoprire, nelle province ottomane, la suprema carica governatoriale, responsabili del loro operato soltanto di fronte alla Sublime Porta. Al sultano spettava invece la carica di padiscià, da non confondere con quella di pascià.

Presa di Baghdad (1917)

La presa di Baghdad è stata un episodio della Campagna di Mesopotamia della Prima guerra mondiale, durante il quale, l'11 marzo 1917, l'esercito britannico riuscì a conquistare la città strappandola all'Impero Ottomano.

Protocollo di Damasco

.

Il Protocollo di Damasco è stato un documento con il quale, poco dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, due società segrete arabe (al-Fatat e al-'Ahd) comunicavano a Fayṣal b. Ḥusayn la loro intenzione di sostenere la Rivolta Araba contro l'Impero Ottomano a patto che i britannici si fossero impegnati a garantire la creazione di uno Stato arabo indipendente. Fayṣal informò suo padre al-Husayn ibn Ali (Sceriffo della Mecca) il quale prese contatto con Sir Henry McMahon, Alto commissario britannico al Cairo (vedi Corrispondenza Husayn-MacMahon)

Sublime porta

Sublime porta (in turco Bab-ı Ali, in arabo باب عالی), ossia "Porta Superiore o Suprema", o anche Porta ottomana, è uno degli elementi architettonici più noti del Palazzo di Topkapı di Istanbul, antica residenza del sultano ottomano. L'espressione, nel corso dei secoli, è stata usata come metonimia per indicare il governo dell'Impero ottomano.

Sultano (Impero ottomano)

Il sultano, massimo vertice del complesso istituzionale ottomano, è il capo supremo dell'islam sunnita e sovrano dell'Impero ottomano. La carica appartenne ininterrottamente per sei secoli alla dinastia regnante degli ottomani, discendenti di Osmân.

In qualità di rappresentanti politici dell'Islam, i sultani ottomani si fregiarono da un certo momento in poi (dopo la campagna di conquista vicino-orientale e maghrebina di Selim II), anche del titolo di califfo supremo. Da Solimano il Magnifico ogni sultano si definì "protettore della Mecca e di Medina" e "guardiano delle vie del pellegrinaggio".

La figura del sultano non era tuttavia quella di capo religioso e di rappresentante dell'Islam, arrogandosi ognuno di essi la funzione di capo di tutti i millet, ognuno dei quali era rappresentato da un capo religioso. Se gli ebrei erano quindi rappresentati dal loro principale rabbino e i cristiani-ortodossi dal loro patriarca, i musulmani lo erano dallo Sheykh ul-islâm, capo supremo degli ʿulamāʾ, il quale vigilava che le azioni e la condotta del sultano fossero conformi alla shari'a.

In qualità di sovrano dell'Impero ottomano, il sultano esercitava la propria autorità mediante il qânûn, atti legislativi che venivano applicati a tutto l'Impero o limitatamente a regioni specifiche, e i firmani. Il sistema amministrativo del sultano era impostato sui Qapïqulu (pl. Qapıqulları), ovvero gli "schiavi della porta", corpo costantemente incrementato dal Pengiq, il diritto del sultano al quinto dei prigionieri di guerra. Con Murad I il sistema dei Qapıqulları fu rinforzato con l'istituzione del devshirme, basato sulla resa in schiavitù di giovani maschi cristiani, predati per lo più nelle aree greche e balcaniche, di età oscillante fra gli otto e i vent'anni. Il sultano presiedeva il Dîvân-i humâyûn, l'organo di governo dell'Impero.

Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453 al titolo di sultano ottomano fu aggiunto quello di qaysar-ı Rum, "Cesare dei Romei".

Tughra

La tughra (in turco ottomano: طغرا, in turco: tuğra) era la firma personale o il sigillo dei sultani ottomani, usata nei documenti ufficiali e nella corrispondenza del sovrano. Si tratta di uno dei maggiori esempi dell'arte calligrafica araba. Le tughra avevano uno scopo simile a quello del cartiglio nell'arte egizia: ciascun sultano aveva la propria.

Vilayet dell'Arcipelago

Il vilayet dell'Arcipelago (in turco: Vilâyet-i Cezair-i Bahr-i Sefid ovvero vilayet delle Isole del Mare Bianco), fu un vilayet dell'Impero ottomano nell'area corrispondente ad alcune isole egee.

In altre lingue

This page is based on a Wikipedia article written by authors (here).
Text is available under the CC BY-SA 3.0 license; additional terms may apply.
Images, videos and audio are available under their respective licenses.