Ideologia

L’ideologia è il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale.[1]

Il termine ideologia appare per la prima volta nell'opera Mémoire sur la faculté de penser del 1796 di Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy (1754-1836)[2][3] con il significato di «scienza delle idee e delle sensazioni».

In seguito il termine ha assunto il significato più generico di "sistema di idee" più o meno coerente e organizzato (di volta in volta con connotazioni negative, positive o neutre) soprattutto per opera di Karl Marx e della sua critica dell'idealismo. In particolare, il termine è usato in riferimento a dottrine politiche, a movimenti sociali caratterizzati da un'elaborazione teorica, a orientamenti ideali-culturali e di politica economica e sociale.[1]

Destutt de Tracy Ideologia
Elementi d'ideologia (1825-27)

Storia del termine

Destutt de Tracy
Destutt de Tracy

L'"ideologia" si riferisce originariamente agli "idéologues" (ideologi), una corrente di pensiero attiva in Francia tra il XVIII e il XIX secolo.

Gli ideologi si riferivano principalmente al pensiero di Helvetius, di John Locke e di Condillac. Ricorrendo ad una base fortemente materialistica e utilizzando anche gli studi sulla fisiologia del sistema nervoso di Pierre Jean Georges Cabanis, essi cercavano di indagare l'origine delle idee attribuendola ai dati sensoriali, che per successive composizioni avrebbero originato ogni fenomeno psichico. Anche la morale, intesa in senso utilitaristico, e la politica, concepita in senso liberistico, venivano considerate come "ideologia applicata".

Gli ideologi, rifiutando la metafisica ed insieme i contenuti ideali del pensiero illuministico, si dedicarono a campi d'indagine ristretti di carattere sociale ed economico, ai quali applicavano metodi matematici e statistici allo scopo di ottenere delle previsioni attendibili in settori della realtà umana generalmente ritenuti imprevedibili e impossibili da dirigere razionalmente.[4]

Per l'opposizione espressa dagli ideologi al suo sistema di governo, Napoleone trasformò in modo dispregiativo il senso del termine, indicando negli ideologi i "dottrinari", coloro i quali avevano poco contatto con la realtà e scarso senso politico.

Gros - First Consul Bonaparte (Detail)
Napoleone Bonaparte primo console

Fu a partire da qui che il termine perse la sua connotazione esclusivamente filosofica, acquisendo connotati sempre più vicini alla nozione moderna, assai vicina a quella di dogmatismo.

Il significato originario del termine infatti, come metodo del corretto ragionare, discorso razionale sulle idee[5], assunse un significato peggiorativo con Napoleone, il quale non aveva più bisogno di atteggiarsi a sostenitore delle idee illuministe di questi ideologi, progressisti atei e razionalisti, dei quali si era servito agli inizi della sua carriera. Egli affermava in un suo discorso del 1812:
«È alla ideologia, a questa tenebrosa metafisica che ricercando con sottigliezza le cause originarie, vuole su tali basi fondare la legislazione dei popoli in luogo di adattare le leggi alla conoscenza del cuore dell'uomo e alle lezioni della storia, che vanno attribuiti tutti i mali che ha provato la nostra bella Francia.»[6]

Il significato originario di ideologia come atteggiamento scientifico si perse così quasi subito, come anche il legame col materialismo e il sensismo, e il termine assunse per ragioni politiche il significato di una visione distorta della realtà, con la fallimentare ambizione di voler dare un ordine razionale alla società, di voler fondare scientificamente l'ordine sociale.[7]

L'ideologia in Europa

Carlo Cattaneo

Matania Edoardo - Ritratto giovanile di Carlo Cattaneo - xilografia - 1887
Carlo Cattaneo

Le concezioni degli ideologi francesi, sia pure con un certo distacco dalle premesse sensistiche, suscitarono interesse anche in Italia con Carlo Cattaneo che sosteneva il carattere sociale dell'esperienza umana, considerata come il fondamento di una nuova psicologia sociale.

Osservava Cattaneo che se «l'atto più sociale dell'uomo è il pensiero», i risultati di questa attività speculativa presenteranno un «poliedro ideologico», una vastissima varietà di idee e di comportamenti legati alla civiltà, che potranno essere indagati e definiti da una «ideologia sociale» o «ideologia delle genti» intesa come «istoria delle idee nei popoli» così come avevano intuito sia Vico che Hegel.[8]

Karl Marx

Karl Marx
Karl Marx

Il termine ideologia si trasmette in Marx ed Engels con il significato negativo, datogli da Napoleone, di vuota espressione dottrinaria.

Con l'analisi di Karl Marx[9] tutte le teorie filosofiche, politiche, morali, religiose non sono autonome ma, essendo prodotti umani, sono vincolate alle condizioni di vita degli uomini; per cui appaiono autonome solo in una società dove, nei rapporti (Verkehr) di produzione, i mezzi per produrre e il loro uso sono divisi tra classi.

In altre parole, l'ideologia è il modo di vedere la realtà della classe sociale dominante.

Marx utilizza il termine ideologia anche nel suo significato letterale derivato dalla parola tedesca Ideenkleid, «vestito d'idee», per cui ideologica è ogni concezione che voglia rivestire di idee e principi astratti la concreta realtà dei fatti materiali, mascherandoli e dandone una surrettizia giustificazione.[10]

Così sono dei puri ideologi i giovani hegeliani e i "veri socialisti" tedeschi, i quali sostengono che lo scontro delle idee si riflette nella situazione storica dove prevalgono gli ideali superiori.

Bruno Bauer, Feuerbach, Max Stirner si illudono quindi che si possa modificare la realtà sociale tramite un'astratta critica delle idee, in nome di un materialismo senza base economica e storica, altrettanto metafisico quanto l'idealismo hegeliano.

L'ideologia dunque nasce dalla separazione di teoria e prassi che in un secondo tempo Marx approfondì nella concezione di sovrastruttura e struttura: queste sono legate da un rapporto di complementarità secondo il quale se è vero che le sovrastrutture, teorie filosofiche, economiche, politiche ecc., nascono sulla base delle reali strutture storiche, materiali, della società, è pur vero che queste formazioni ideologiche non rimangono isolate nella loro astrattezza, ma possono tornare a modificare anch'esse la società esistente.[11]

Antonio Gramsci

Una considerazione positiva dell'ideologia si trova in Antonio Gramsci che la intende come «concezione del mondo», a patto che essa non sia il risultato di astratte teorie individuali, ma strumento di organizzazione delle masse, utile a raggiungere un compromesso tra interessi storici contrapposti.[12]

Georges Sorel

Anche Georges Sorel nelle sue Considerazioni sulla violenza[13] ritiene che l'ideologia sia un "mito"[14] che tuttavia è utile come guida e stimolo all'azione politica delle masse, eccitate e stimolate dall'esaltazione di valori.

Vilfredo Pareto

Con gli studi di Vilfredo Pareto[15] l'ideologia si contrappone alla scienza perché le due discipline fanno riferimento a campi opposti: la prima riferisce al campo del sentimento e della fede, la seconda a quello dell'osservazione e del ragionamento. Viene così stabilito un punto importante: la funzione dell'ideologia, che non è altro che la razionalizzazione di sentimenti ed impulsi, è in primo luogo quella di persuadere, cioè di dirigere l'azione.

Karl Mannheim

Karl Mannheim distingue poi un concetto universale ed uno particolare di ideologia. In senso particolare s'intende per essa l'insieme delle contraffazioni della realtà, che un individuo compie più o meno coscientemente. In senso generale significa l'intera "visione del mondo" di un gruppo umano, per es. una classe che trovandosi in una condizione subordinata aspira ad una trasformazione e in questo senso di parla di "ideologia generale" .

La prima va analizzata dal punto di vista psicologico, la seconda da quello sociologico.[16]

Nel confronto tra ideologia e utopia Mannheim ritiene che siano entrambe realtà trascendenti distinte, delle quali solo la seconda è realizzabile come una realtà che non c'è ma che può essere realizzata: un progetto di realizzazione in anticipo sui tempi ma che spinge all'azione fin da ora.

Funzioni psicologiche

Chiara Volpato esplicita le funzioni psicologiche delle ideologie : «le ideologie servono a risolvere l'incertezza e a soddisfare l'umano bisogno di comprendere e prevedere ciò che accade. Le persone sono motivate a percepire il mondo e a interpretare quanto succede a loro in modi che confermino la loro ideologia: mantenere fede alla propria visione del mondo e essere all'altezza degli standard contemplati da tale visione è essenziale per fronteggiare l'ansia e mantenere l'autostima. La conferma della propria ideologia aumenta il senso di sicurezza, tanto importante per gli esseri umani, la disconferma provoca invece ansia e accresce il senso di vulnerabilità. Quando l'ideologia in cui credono è in pericolo, le persone si impegnano per riaffermarla, il che fa si che il legame tra ideologia e comportamenti sia più stretto quando l'ideologia è minacciata.»[17][18]

«La psicologia sociale dalle sue origini ha studiato le varie ideologie legittimanti l'ipotesi del mondo giusto, l'etica protestante, l'autoritarismo, il conservatorismo politico, il sessismo, l'orientamento alla dominanza sociale, l'ideologia meritocratica, l'ideologia del libero mercato ), trovando che tutte condividono» alcuni bisogni psicologici di superamento della paura e dell'insicurezza ed «»inoltre sono foriere di conseguenze simili, sia individuali che di gruppo o di sistemi, quale l'inibizione di risposte emotive come l'indignazione e i sensi di colpa...»[19]

Note

  1. ^ a b Ideologia su Enciclopedia Treccani.
  2. ^ Kennedy, Emmet (1979) "Ideology" from Destutt De Tracy to Marx, Journal of the History of Ideas, Vol. 40, No. 3 (Jul.–Sep., 1979), pp. 353-368 (l'articolo consiste di 16 pagine)
  3. ^ Hart, David M. (2002) Destutt de Tracy: Annotated Bibliography
  4. ^ Maurizio Pancaldi, Mario Trombino, Maurizio Villani, Atlante della filosofia: gli autori e le scuole, le parole, le opere, Hoepli editore, 2006, p. 256.
  5. ^ Raymond Aron, Du bon usage des idéologies, Commentaire 1989/4 (Numéro 48).
  6. ^ M. A. Toscano. Introduzione alla sociologia, Franco Angeli ed., 2006, p. 266.
  7. ^ R.Boudon, Ideologia origine dei pregiudizi, Einaudi, 1991 p. 37.
  8. ^ N. Bobbio, Una filosofia militante: studi su Carlo Cattaneo, Einaudi, 1971, p. 161.
  9. ^ Sacra Famiglia, (1845); Miseria della Filosofia, (1847); Ideologia Tedesca, (1845)
  10. ^ «Tuttavia Marx ed Engels pensano la parola anche nel senso letterale dell'espressione tedesca Ideenkleid: «vestito di idee».» (Cfr. Lamberto Boni, Enciclopedia Garzanti di filosofia e epistemologia, logica formale, linguistica, psicologia, psicoanalisi, pedagogia, antropologia culturale, teologia, religioni, sociologia, Garzanti, 1981)
  11. ^ L'illuminismo ad esempio è stato senz'altro la formazione ideologica della borghesia francese che aspirava al potere politico, ma questo complesso di idee e valori non rimase separato dalla realtà, perché esso stesso poi determinò la modifica della struttura storica reale con la Rivoluzione.
  12. ^ A. Gramsci, Quaderni del carcere, Apparato critico, p. 2641.
  13. ^ Georges Sorel, Considerazioni sulla violenza, Laterza, 1970
  14. ^ Massimo Baldini, La storia delle utopie, Armando Editore, 1994, p.15
  15. ^ Trattato di sociologia generale, 1916.
  16. ^ Ideology and Utopia, 1929, 1953
  17. ^ Major, Kaiser, Ideology and the maintenance of group inequality, 2017, Group Processes & Intergroup Relations, 20, 582-592,
  18. ^ Chiara Volpato, Le radici psicologiche della disuguaglianza,pag 36, 2019, ed. Laterza, Bari, ISBN 978-88-581-3415-3
  19. ^ Chiara Volpato, Le radici psicologiche della disuguaglianza, 2019,pag 38, ed. Laterza, Bari, ISBN 978-88-581-3415-3

Bibliografia

  • Sergio Moravia, Il pensiero degli idéologues, scienza e filosofia in Francia (1780-1815), La Nuova Italia ed., Firenze, 1974.
  • Paul Ricoeur, Conferenze su ideologia e utopia, trad. it. di C. Grampa e C. Ferrari, Jaca Book, 1994.
  • Paolo Terenzi, Ideologia e complessità. Da Mannheim a Boudon, Studium, Roma, 2002.
  • Ferruccio Rossi Landi, Ideologia, Meltemi, Roma, 2005.
  • Claudio Belloni, Per la critica dell'ideologia. Filosofia e storia in Marx, Mimesis, Milano-Udine 2013.
  • Emiliano Alessandroni, Ideologia e strutture letterarie, Aracne, Roma 2014.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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Comitato centrale

Comitato centrale (CC) è il termine usato nei partiti comunisti e socialisti nonché, talvolta, in partiti di diversa ideologia, sindacati ed associazioni d'altro tipo, per designare l'organo collegiale di tipo assembleare, eletto dal congresso, che dirige l'organizzazione tra una sessione congressuale e l'altra, svolgendo funzioni deliberative ed eleggendo gli organi esecutivi (segretario generale, ufficio politico ecc.).

Nei Paesi socialisti il comitato centrale del partito comunista è di fatto una delle istituzioni politiche più importanti dello stato, sebbene formalmente rimanga un organo del partito. Esso finisce per assumere un rilievo superiore allo stesso parlamento, che si trova a ratificare le decisioni assunte nel comitato centrale. Infatti quest'ultimo stabilisce l'ordine del giorno dell'assemblea parlamentare, delibera sulle leggi più importanti, propone all'assemblea le nomine ecc.; talora sono addirittura previsti atti normativi adottati congiuntamente dal comitato centrale e dal parlamento od organi misti che rispondono all'uno e all'altro. Il comitato centrale, inoltre, avvalendosi dell'apparato posto alle sue dipendenze, esercita una funzione di controllo non solo sugli organi del partito ma anche su quelli dello stato.

Nel tempo la denominazione ha finito per essere tradizionalmente associata al comunismo, tanto che molti partiti, ad esempio vari partiti socialisti e alcuni partiti post-comunisti, l'hanno abolita per dare un segno di distinzione o discontinuità rispetto a quella ideologia. In Italia è stata utilizzata dal Partito Socialista Italiano, che l'ha abbandonata all'epoca della segreteria di Bettino Craxi, e dal Partito Comunista Italiano. Dopo lo scioglimento di quest'ultimo la denominazione è utilizzata dal Partito dei Comunisti Italiani mentre non è stata ripresa né dai Democratici di Sinistra né dal Partito della Rifondazione Comunista.

Va comunque detto che, al di là del nome utilizzato, molti partiti (ed associazioni analoghe) dispongono di un organo corrispondente al comitato centrale (variamente denominato, ad esempio consiglio nazionale, o assemblea nazionale), che opera quale massima assemblea deliberativa tra una sessione e l'altra del congresso, dato che quest'ultimo, per le sue dimensioni, si può riunire solo saltuariamente.

Conservatorismo

Il conservatorismo è una corrente politico-culturale dalle fisionomie diverse a seconda dei contesti nazionali. In polemica con la rivoluzione francese «i conservatori avversano i progetti utopistici di società perfette e i mutamenti troppo radicali, credono nella libertà individuale e nel mercato, sono severi in tema di ordine e legalità e nutrono un particolare rispetto per la tradizione, la famiglia e la religione».

Conservatorismo nazionale

Il conservatorismo nazionale o nazional-conservatorismo è una variante del conservatorismo che combina ad esso elementi di nazionalismo, ideologicamente di destra. Se i partiti conservatori fanno sovente della patria e dell'identità nazionale due temi importanti, quelli nazional-conservatori mettono questi concetti al centro della loro azione politica. Per questo, se i liberal-conservatori sono da considerarsi la "sinistra" del movimento conservatore, i nazional-conservatori ne sono la "destra".

Conservatorismo progressista

Il conservatorismo progressista è un'ideologia politica del filone di centro-destra noto come conservatorismo liberale, ma che accoglie istanze del progressismo e del liberalismo sociale su determinate tematiche di rilevanza sociale.Il conservatorismo progressista oltre a rappresentare le posizioni del pensiero liberale sui diritti civili e le riforme sociali ha come scopi principali garantire una buona sicurezza sociale per combattere la povertà e ridurre la criminalità.

Sostiene una certa redistribuzione della ricchezza da parte del governo per regolare il mercato nell'interesse di produttori e consumatori. Economicamente, infatti, è definibile come centrista, a metà fra il laissez-faire ed il radicalismo britannico. In termini pratici rappresenta la parte liberale dei diritti civili e sociali e la parte comunitaria, sociale, popolare nelle posizioni economiche.Questa ideologia è stata "creata" sulla base delle idee del primo ministro inglese del XIX secolo Benjamin Disraeli.La dottrina sociale della Chiesa esposta nella Rerum Novarum (1891) è stata da taluni identificata come una forma moderata di conservatorismo progressista dell'epoca.Il cancelliere tedesco Leo von Caprivi è stato avvicinato al conservatorismo progressista. Il liberale Giovanni Giolitti, in Italia, fu spesso descritto come a metà tra liberalismo sociale progressista e conservatorismo, per le sue aperture ai cattolici (Patto Gentiloni), ai nazionalisti con la guerra coloniale di Libia e contemporaneamente ai socialisti che cercò di attrarre in orbita governativa, per sottrarre le masse operaie alle ideologie rivoluzionarie del massimalismo.Altri sostenitori di questa ideologia furono altri primi ministri britannici conservatori: Stanley Baldwin, Neville Chamberlain, Winston Churchill, Harold Macmillan e, più recentemente, anche David Cameron, progressista soprattutto sui temi sociali, come il matrimonio omosessuale.

Negli USA, il massimo esponente di questa dottrina fu il presidente Theodore Roosevelt. Successivamente, tale ideologia fu anche ripresa da William Howard Taft, nonostante la sua opposizione a Roosevelt, e da Dwight D. Eisenhower, che si definì un "conservatore progressista", nonostante fosse anche un sostenitore del conservatorismo liberale.Il principale partito che è stato portatore di questa ideologia fu il Partito Conservatore Progressista del Canada, confluito nel 2003 assieme all'Alleanza Canadese nel Partito Conservatore del Canada, che si richiama parzialmente al conservatorismo progressista.

A livello europeo oltre a Cameron in Gran Bretagna, sono stati identificati come conservatori progressisti Angela Merkel in Germania, e altri esponenti della destra e del centrodestra dei primi anni 2000, come Gianfranco Fini in Italia, Nicolas Sarkozy in Francia e José María Aznar in Spagna.

Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale

Il Fronte sandinista di liberazione nazionale o FSLN (Frente sandinista de liberación nacional, in spagnolo) è un movimento rivoluzionario e partito politico nicaraguense di ispirazione socialista democratica e sandinista, protagonista nel 1979 del crollo del regime dittatoriale di Anastasio Somoza Debayle, successivamente, sino al 1990, fu impegnato nel governo del Nicaragua, e in seguito divenne maggiore forza politica di opposizione.

Islamismo

Il termine Islamismo rimanda ad un insieme di ideologie che ritengono che l'Islam debba guidare la vita sociale e politica così come la vita personale. Si tratta dunque di una concezione essenzialmente politica dell'Islam. Sinonimi concettuali sono islam politico e attivismo islamico.

Italia Viva

Italia Viva (IV) è un partito politico italiano fondato il 18 settembre 2019 da Matteo Renzi in seguito alla sua fuoriuscita dal Partito Democratico.

Liberalismo sociale

Il liberalismo sociale (o socialiberalismo) è una corrente derivante da uno sviluppo del liberalismo classico, avvenuto nel tardo Ottocento e che si è aperto ad alcuni principi della cultura socialdemocratica, anche per influsso del pensiero keynesiano. È la continuazione ideale del radicalismo ottocentesco e rappresenta la sinistra del movimento liberale. Una particolare forma di socialiberalismo è il liberalismo statunitense.

In Italia partiti ispirati esplicitamente a questa ideologia sono il Partito Repubblicano Italiano e i Radicali italiani, la componente italiana di Volt Europa, cioè Volt Italia e alcune correnti di altri partiti, tra cui la vecchia corrente "Liberal PD" del Partito Democratico; in passato anche la corrente centrista del Partito Liberale Italiano, facente capo alle idee del filosofo Benedetto Croce, espresse idee socialiberali.Negli Stati Uniti d'America il "liberalismo", una forma di socialiberalismo nata durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt, ispirandosi alle idee di John Maynard Keynes, costituisce la principale ideologia del Partito Democratico statunitense.

Marxismo

Il marxismo è una scuola di pensiero sociale, economica e politica basata sulle teorizzazioni di Karl Marx e Friedrich Engels, filosofi tedeschi del XIX secolo, oltre che economisti, sociologi, giornalisti e rivoluzionari socialisti.

Muovendo criticamente dalla filosofia dialettica di Hegel, dalla battaglia teorica contro i suoi epigoni della cosiddetta sinistra hegeliana (tra gli altri, Ludwig Feuerbach, Bruno Bauer, Arnold Ruge e Max Stirner), dalla tradizione settecentesca del materialismo filosofico di matrice illuminista (tra gli altri, Voltaire, il Barone d'Holbach, Gotthold Ephraim Lessing, Claude-Adrien Helvétius e Denis Diderot), dall'economia politica di scuola classica (facente capo principalmente al pensiero di David Ricardo, Adam Smith, Adam Ferguson e Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi) e dagli originali contributi apportati dallo scienziato proto-informatico Charles Babbage nel campo dello sviluppo ed innovazione tecnologica e del conseguente tema della divisione del lavoro (passati alla storia come i due principi di Babbage), dal cosiddetto socialismo utopico, francese e no (tra gli altri, Charles Fourier, Henri de Saint-Simon, Pierre-Joseph Proudhon, William Thompson, Robert Owen, Constantin Pecqueur e Friedrich Wilhelm Schulz), dall'antropologia sociale di Lewis Henry Morgan e dalle teorie evoluzionistiche di Charles Darwin, Marx sviluppò una critica rivoluzionaria della società moderna, raccolta, in particolare, nella sua opera fondamentale (benché rimasta incompiuta), ovvero Il Capitale.

Nato nella seconda metà dell'Ottocento nel contesto europeo della seconda rivoluzione industriale e della questione operaia, il marxismo ha poi ricevuto nel corso del tempo notevoli e svariati contributi ideologici, evolvendo in forme che a volte differiscono dalle formulazioni originarie.

Marxismo-leninismo

Il marxismo-leninismo, a partire dagli anni trenta del ventesimo secolo, ha costituito l'ideologia ufficiale dell'Unione Sovietica e del Comintern, e successivamente del blocco orientale e di numerosi altri paesi del campo socialista. Descritto come il frutto del pensiero sviluppato da Marx e Engels e della successiva opera di adattamento alle condizioni concrete di una nuova epoca storica portato avanti da Lenin, costituisce un sistema integrato di filosofia, economia politica e dottrina politica finalizzato a indirizzare e risolvere il problema della trasformazione della società. Secondo tale visione, le prime due componenti forniscono la base teorica dell'azione politica, che da esse deriva il suo carattere scientifico e che le completa, facendo seguire alla teoria l'applicazione pratica. Ideologia ufficiale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, nel corso della campagna di bolscevizzazione favorita dal Comintern a partire dal 1924 presso i partiti sezione della Internazionale Comunista, il marxismo-leninismo venne ripreso come ideologia ufficiale anche dagli altri partiti comunisti orientati verso l'Unione Sovietica di Stalin, e per questo motivo prende presso i critici anche il nome di stalinismo (indicante più propriamente da un punto di vista storico l'azione politica esclusiva di Stalin).

Nazionalbolscevismo

Il nazionalbolscevismo (o bolscevismo nazionale) è una ideologia politica sincretica fra il bolscevismo e il nazionalismo con forti accentuazioni geopolitiche.

Nazionalismo

Il nazionalismo è una ideologia che esalta il concetto di nazione esasperandone il sentimento di attaccamento alla propria patria. Più in generale è un insieme di dottrine e movimenti che pongono al centro l'idea di nazione e di identità nazionale; storicamente si è manifestato come ideologia alla base della rivendicazione di libertà per una nazione oppressa da altre oppure come idea di supremazia di una nazione sulle altre. La nazione viene intesa come collettività ritenuta depositaria di valori tipici e consolidati del patrimonio culturale e spirituale di un popolo o di un'etnia, risultante di uno specifico percorso storico.

Organizzazione 17 novembre

L'Organizzazione Rivoluzionaria 17 novembre, a volte definita solo come 17 novembre, è stata un'organizzazione terroristica attiva in Grecia nel XX secolo.

Nacque nel 1975 ispirandosi alla rivolta studentesca del 17 novembre 1973 contro il regime dei colonnelli e fu una forza della sinistra radicale che si oppose alla Grecia, agli Stati Uniti, alla Turchia, e alla Nato.

Partito Fascista Repubblicano

Il Partito Fascista Repubblicano (PFR) fu un partito politico italiano guidato da Benito Mussolini. Fu fondato dopo il 25 luglio 1943 e si dissolse a seguito della resa della Repubblica Sociale Italiana, anche nota come Repubblica di Salò.

Partito anti-monarchico per definizione, dal momento che considerava il re Vittorio Emanuele III un traditore del fascismo e della patria, fu guidato da elementi estremistici del fascismo, determinati ad accentuare la carica di intransigenza del nuovo partito per consolidare il governo della Repubblica Sociale Italiana e combattere fino all'ultimo accanto alla Germania nazista e contro gli alleati. Si rese inoltre protagonista di scelte radicali e violente contro gli ebrei, la Resistenza, i cosiddetti traditori e la massoneria.

Partito Liberale (Regno Unito)

Il Partito Liberale (in inglese Liberal Party) è stato uno dei più importanti partiti politici inglesi del diciannovesimo secolo, erede del partito Whig (opposto ai Tories), fino all'avvento del Partito Laburista nel XX secolo. Dopo l'alleanza nel 1981 con il Partito Social Democratico, il terzo per importanza, il Partito Liberale ha costituito nel 1988 i Liberal Democratici, mentre una parte minoritaria è confluita nei conservatori. Una costola dei Liberali contraria alla creazione di un partito unitario con i Socialdemocratici ha creato nel 1989 un partito ex novo, chiamato appunto Liberale, senza però ottenere i successi elettorali sperati.

Partito Popolare Italiano (1919)

Il Partito Popolare Italiano (PPI) è stato un partito politico italiano fondato il 18 gennaio 1919 da Luigi Sturzo insieme a Giovanni Bertini, Giovanni Longinotti, Achille Grandi, Angelo Mauri, Remo Vigorelli e Giulio Rodinò,

Ispirato alla dottrina sociale della Chiesa cattolica, il PPI rappresentò per i cattolici italiani il ritorno organizzato alla vita politica attiva dopo lunghi decenni di assenza a causa del non expedit conseguente alle vicende dell'unificazione nazionale.

Socialismo

Il socialismo è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti e dottrine che tendono a una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza, o comunque della proporzionalità, di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico. Si può definire come un modello o sistema economico che rispecchia il significato di "sociale", che pensa cioè a tutta la popolazione.

Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. Fino al 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. In quell'anno, nel Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, si opera la suddivisione tra "socialismo utopistico" e "socialismo scientifico", che essi chiamano anche "comunismo" per evidenziarne polemicamente le differenze con il primo.

Oggi il socialismo rappresenta dunque un'ideologia staccata dal comunismo, per quanto ne condivida a volte alcuni presupposti marxisti, ed è sostanzialmente rappresentato dal socialismo riformista, dal socialismo liberale e dalla socialdemocrazia, è insomma per grandissima parte un'ideologia che non mira al superamento del capitalismo (o comunque non ad una sua totale soppressione), bensì ad un miglioramento in senso socialista all'interno della società attuale, e spesso al raggiungimento di un sistema economico misto.

Socialismo democratico

Il socialismo democratico è un'ideologia politica di ispirazione prevalentemente marxista revisionista che sostiene che si debba pervenire al socialismo tramite la democrazia, in qualsiasi sua forma.

Teoria del gender

Teoria del gender è un neologismo (prestito linguistico dall'inglese gender theory) coniato in ambienti conservatori cattolici negli anni novanta del XX secolo per riferirsi in modo critico agli studi di genere: chi fa uso di tale espressione sostiene che gli studi di genere sottendano un progetto predefinito mirante alla distruzione della famiglia e di un supposto «ordine naturale» su cui fondare la società.

In sostanza l'espressione teoria del gender è un termine ombrello usato come parola d'ordine d'opposizione ai movimenti femministi e LGBT e alle lotte, rivendicazioni, saperi e teorie che tali movimenti hanno elaborato e prodotto.

Al gender (presentato a seconda delle occasioni come filosofia progressista, teoria sociologica o ideologia di sinistra) viene imputato di propagandare l'inesistenza di qualsivoglia differenza tra i sessi biologici, da ciò discendendo la variabilità del proprio sesso a piacimento. Tale costruzione mescola elementi propri della sociologia costruzionista (il genere e i ruoli sociali come costrutti della società), degli studi di genere, della teoria queer (il superamento del binarismo di genere), del femminismo (l'uguaglianza tra uomo e donna), e degli studi sul transessualismo (la differenza tra identità di genere e sesso biologico), finendo per disegnare un sistema di pensiero unitario che, invero, non appartiene né è propugnato da alcuno degli ambiti culturali e di ricerca citati.

Altresì il termine teoria del gender è largamente usato (e denunciato) come espediente retorico al fine di prendere posizione contro i diritti LGBT e il femminismo, inferendo che i movimenti che propugnano tale teoria, benché eterogenei, nascondano una strategia politica unitaria.

In ambito accademico qualsiasi riferimento a teorie strutturate come anzi descritto ‒ quando non esplicitamente presentate come «ideologia gender» ‒ è generalmente considerato un tipico argomento fantoccio da leggere nel contesto di una teoria del complotto.

In Italia il termine è usato talora con varianti quali teoria gender, ancora ideologia [del] gender, gender theory, gender ideology, ideologia del genere e ideologia di genere.

Nei paesi anglosassoni, per riferirsi al fenomeno che in italiano viene denotato come «teoria del gender», si usò inizialmente un'analogia con l'espressione gender feminism, per poi adottare l'espressione "gender ideology" o talvolta anche "gender theory", ma quest'ultima per dare un'indicazione letterale quando dal contesto è chiaro che non si riferisce al concetto anglosassone traducibile in "teoria del genere". L'espressione mantiene l'inglese "gender" anche in Polonia, e Germania.

Ideologie politiche
Cristianesimo democratico
Liberalismo
Socialismo
Fascismo
Conservatorismo
Progressismo
Nazionalismo
Cosmopolitismo
Ambientalismo
Federalismo
Anarchia
Altro

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