Hurriti

Gli Urriti, Hurriti, Khurriti[1] o Hurri[2][3] detti anche Orrei,[4] furono una popolazione insediata a nord della Mesopotamia durante l'Età del bronzo. Vi sono notizie che al tempo dell'Impero accadico gli Hurriti vivessero sul bordo settentrionale della Mesopotamia e nella valle del fiume Khabur, il maggiore affluente dell'Eufrate. Sono menzionati in testi privati di Nuzi, di Ugarit e negli archivi ittiti di Ḫattuša (Boğazkale).

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Museo del Louvre: leone su lapide in pietra recante un testo con caratteri hurriti risalente alla metà del 2000 a.C.

Il popolo

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In viola l'area degli insediamenti hurriti nell'Età del Bronzo

Le prime attestazioni dell'esistenza di città-Stato hurrite nell'Alta Mesopotamia risalgono all'epoca accadica. Esse appaiono essere alleate degli stessi Accadi.
Fra queste città-Stato del III millennio a.C. la più importante fu Urkesh. In questo sito sono stati scoperti i primi documenti in lingua hurrita.

Testi in scrittura cuneiforme del II millennio a.C. provenienti da Mari nominano dei governatori di città-stato nella Mesopotamia settentrionale sia come Amurru (Amorrei) sia come Hurriti. Governatori con nomi hurriti sono attestati anche a Urshum e Hashshum, e tavolette provenienti da Alalakh (strato VII, ultima parte del periodo antico-babilonese) menzionano popoli con nomi hurriti alla foce dell'Oronte. Non ci sono prove di un'invasione da nord-est. Generalmente queste fonti onomastiche sono state prese come prova di un'espansione hurrita verso sud ed est.

Si ritiene che le tribù guerriere degli Hurriti e le loro città-Stato siano state unificate sotto un'unica dinastia dopo la caduta di Babilonia dovuta al saccheggio degli Ittiti di Muršili I e all'invasione dei Cassiti. La conquista ittita di Aleppo (Yamkhad), la debolezza dei re medio-Assiri e le lotte interne degli Ittiti stessi crearono un vuoto di potere nella Mesopotamia settentrionale. Questa situazione portò al formarsi di un potente regno hurrita unificato, il regno di Mitanni. Il fondatore leggendario della dinastia mitannica fu un re chiamato Kirta, seguito da un altro di nome Shuttarna, il cui successore sarebbe stato Barattarna. Di questi primi re non si conosce nulla.

Un frammento hittita, probabilmente dei tempi di Mursili I, menziona un "Re degli Hurriti" (LUGAL ERÍN.MEŠ Hurri). Questa terminologia era stata usata per re Tushratta, in una lettera negli archivi di Amarna. Il titolo normale del re era "Re degli uomini-di-Hurri" (senza il determinativo KUR che indica una nazione).

Cultura e società

La conoscenza della cività hurrita si fonda sui reperti archeologici rinvenuti nei siti come Nuzi e Alalakh, così come sulle tavolette cuneiformi, provenienti principalmente da Ḫattuša, la capitale degli Ittiti, la cui civiltà fu grandemente influenzata da quella hurrita. Le tavolette provenienti da Nuzi, Alalakh e altre città di popolazione hurrita (come mostrato dai nomi di persona) rivelano aspetti culturali hurriti sebbene tali testi siano scritti in accadico. I sigilli cilindrici hurriti erano accuratamente incisi e spesso rappresentavano scene mitologiche. Essi sono una chiave per comprendere la civiltà hurrita.

Ceramica

Gli Hurriti furono provetti ceramisti. Numerosi oggetti in ceramica, di produzione hurrita, sono stati rinvenuti in Mesopotamia e nelle terre ad occidente dell'Eufrate; erano molto apprezzati anche nel lontano Egitto al tempo del Nuovo Regno. Gli archeologi indicano come ceramica del Khabur e ceramica di Nuzi due tipi di ceramica a tornio prodotta dagli Hurriti. La ceramica del Khabur è caratterizzata da linee dipinte di colore rossiccio a disegni triangolari e punti, mentre quella di Nuzi ha forme caratteristiche ed è dipinta di marrone o nero.

Metallurgia

Gli Hurriti furono stimati come fabbri; prova ne sia che i Sumeri adottarono il vocabolario hurrita in materia di rame. Il rame proveniente dall'altopiano anatolico veniva esportato verso la Mesopotamia. La valle del Khabur aveva un ruolo centrale nel commercio dei metalli: rame, argento e perfino lo stagno erano disponibili nei regni vassalli degli Hurriti situati sull'altopiano anatolico, come Kizzuwatna e Ishuwa. Di oro, invece, non v'era molta disponibilità e le lettere di Amarna ci informano che esso veniva importato dall'Egitto. Nonostante il ruolo degli Hurriti nella metallurgia, non ci sono pervenuti molti oggetti metallici di tale popolo, salvo che relativamente al tardo regno di Urartu. Ad Urkesh sono state scoperte alcune graziose statuette di bronzo raffiguranti leoni.

Allevamento dei cavalli

Vi è una stretta relazione fra il regno di Mitanni e l'allevamento dei cavalli. Ad esempio, il nome del regno di "Ishuwa", che aveva uno stretto legame con Mitanni e probabilmente anche un'importante quota di popolazione hurrita, significa "terra dei cavalli". Inoltre, in un testo trovato a Ḫattuša si parla di addestramento dei cavalli e la persona responsabile di ciò è un hurrita di nome Kikkuli. È infine da notare che la terminologia relativa ai cavalli contiene molte parole di origine indoeuropea (Mayrhofer, 1974).

Urbanistica

La cultura hurrita non diede vita a molte città. Urkesh fu la sola città hurrita del III millennio a.C. Nel II millennio a.C. conosciamo alcune città hurrite, come Arrapha, Harran, Kahat, Nuzi, Taidu e Waššukanni, la capitale di Mitanni. Malgrado la reale collocazione di Washukanni, da alcuni identificata con il sito di Tell Fakhariya, non sia ben chiara, nessun tell nella valle del Khabur supera il chilometro quadrato di superficie, e la maggioranza dei siti sono molto più piccoli.

La civiltà hurrita appare perciò molto diversa dalle organizzazioni centralizzate dell'Antico Egitto e dell'Assiria. Una spiegazione può trovarsi nel fatto che l'organizzazione feudale dei regni hurriti non consentiva di svilupparsi a grandi signorie palaziali e templari.

Musica

È interessante osservare che fra i testi hurriti trovati ad Ugarit ci sono i più antichi esempi di scrittura musicale, risalenti al 1400 a.C. circa.[5] In questi frammenti sono stati trovati i nomi di quattro compositori, Tapšiẖuni, Puẖiya(na), Urẖiya e Ammiya.[6]

Religione

La cultura hurrita ebbe grande influenza sulla religione ittita. Dal centro cultuale hurrita di Kummanni nel Kizzuwatna la religione hurrita si diffuse presso gli Ittiti. Ne derivò un sincretismo religioso fra la antica religione ittita e quella hurrita. La religione hurrita si diffuse anche in Siria, dove Baal divenne l'equivalente di Teshub. Anche nel più tardo regno di Urartu, fiorito nella prima metà del I millennio a.C., erano venerate divinità di origine hurrita. La religione hurrita, in forme diverse, influenzò l'intero Vicino Oriente antico, eccetto l'Egitto e la Mesopotamia meridionale.

I principali dei del pantheon hurrita erano:

  • Teshub, Tešup; il potente dio del cielo e della tempesta.
  • Hebat, Hepa; sua moglie, dea madre, considerata la dea del sole dagli Ittiti. Derivava dalla dea sumera Kubau, chiamata Hawwah dagli Aramei e da altri popoli semitici, la biblica חוה, Eva.
  • Sarruma, Šarruma; loro figlio.
  • Kumarbi; l'antico padre di Teshub; la sua casa secondo il mito è la città di Urkesh.
  • Shaushka, o Shawushka, Šauska; era l'equivalente hurrita della mesopotamica Ištar, la dea della fertilità, della guerra e della medicina.
  • Shimegi, Šimegi; il dio sole.
  • Kushuh, Kušuh; la dea luna. Le raffigurazioni del sole e della luna appaiono abbinate nella iconografia hurrita.
  • Nergal; il dio babilonese dell'oltretomba, di cui è sconosciuto il nome dell'equivalente hurrita.
  • Ea; divinità anch'essa di origine babilonese, può aver influenzato il cananeo El, ed anche ים Yam, dio del mare e dei fiumi.

I sigilli hurriti spesso raffigurano creature mitologiche come uomini e animali alati, draghi e altri mostri. L'interpretazione di queste rappresentazioni di dèi e demoni è incerta: può trattarsi di divinità protettrici, così come di spiriti maligni. Qualche raffigurazione ricorda gli shedu assiri.

Le divinità hurrite non sembrano aver avuto particolari santuari dove il dio "risiedeva", come invece nella religione babilonese o in quella egizia. I più importanti centri di culto erano Kummani, capitale del regno di Kizzuwatna, dove si trovava un importante tempio di Tešub, e l'ittita Yazilikaya. Harran fu, almeno più tardi, un centro di culto della dea lunare, mentre Šauskha aveva un tempio importante a Ninive, quando la città fu sotto dominio hurrita. Un tempio di Nergal fu costruito a Urkeš già nel III millennio a.C. La città di Kahat, infine, era il centro religioso del regno di Mitanni.

Il poema hurrita Il canto di Ullikummi, conservatoci dagli Ittiti, presenta analogie con la Teogonia di Esiodo; la castrazione di Urano da parte di Crono può essere derivata dalla castrazione di Anu da parte di Kumarbi, mentre il mito di Zeus che prende il posto di Crono e il rigurgito da parte di quest'ultimo degli dèi deglutiti ricorda il mito hurrita di Tešub e Kumarbi.[7] È stato anche ipotizzato che il culto di Attis derivi da un mito hurrita[8]: la dea frigia Cibele sarebbe allora l'equivalente della hurrita Hebat.

Archeologia

I siti hurriti sono distribuiti fra i territori dei moderni Iraq, Siria e Turchia. Il nucleo della civiltà hurrita si trovava a cavallo del confine fra Siria e Turchia. Molti siti archeologici si trovano vicino alle frontiere e ciò rende l'accesso agli stessi problematico. Inoltre i progetti di dighe lungo l'Eufrate, il Tigri e il Khabur costituiscono un'ulteriore minaccia ai siti hurriti. In questo senso sono state portate a termine varie operazioni di salvataggio quando la costruzione delle dighe portava all'allagamento di intere vallate.

Gli scavi dei siti hurriti in Iraq e Siria sono cominciati fra gli anni venti e gli anni trenta del XX secolo, sotto la guida dell'archeologo americano Edward Chiera a Yorghan Tepe (Nuzi) e dell'archeologo britannico Max Mallowan a Chagar Bazar e Tell Brak. Gli scavi recenti sono stati condotti da équipes americane, olandesi, tedesche, italiane, belghe, francesi, danesi, in collaborazione col Ministero Siriano delle Antichità.

Gli strati sovrapposti dei tell spesso rivelano una lunga occupazione del sito, iniziata nel Neolitico e finita in età Romana o ancora più tarda. la caratteristica ceramica hurrita, detta "ceramica del Khabur", è utile a determinare i diversi strati delle colline sedimentali. Gli insediamenti hurriti si collocano cronologicamente durante la Media e Tarda Età del Bronzo, restando Urkesh la principale eccezione.

Siti principali

L'elenco comprende i siti che furono sotto sovranità hurrita. Accanto è segnalato l'eventuale sito informatico. Come sopra esposto, importanti ritrovamenti per la storia hurrita sono avvenuti anche a Alalakh, Amarna, Hattusa e Ugarit.

  • Tell Mozan (l'antica Urkesh)[9]
  • Yorghan Tepe (l'antica Nuzi)[10]
  • Tell Brak (l'antica Nagar)[11]
  • Tell Leilan (l'antica Shehna e Shubat-Enlil)[12]
  • Tell Barri (l'antica Kahat)[13]
  • Tell Beydar (l'antica Nabada)[14]
  • Kenan Tepe[15]
  • Tell Tuneinir[16]
  • Umm el-Marra (forse l'antica Tuba)[17]
  • Tell Chuera[18]
  • Hammam al-Turkman (forse l'antica Zalpa)[19]
  • Tell Sabi Abyad[20]
  • Hamoukar[21]
  • Chagar Bazar
  • Tell el-Fakhariya / Ras el-ʿAyn (forse l'antica Washukanni)
  • Tell Hamidiya (forse l'antica Taidu)[22]

Note

  1. ^ AA.VV., La Storia, UTET, 2007.
  2. ^ Su un timbro, rinvenuto negli scavi di Gözlükule, è stata trovata la scritta “Ispuhatsu, figlio del magnifico re Pariyavatri”. Essendo Ispuhatsu il re degli Hurri di Kizzuwatna (fine del XVI secolo a.C.) - Hetty Goldman, Excavations at Gözlükule, Tarsus. Volume II: From the Neolithic through the Bronze Age, Princeton University Press, 1956
  3. ^ Collina di Gözlükule vedi sito archeologico
  4. ^ Urriti, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  5. ^ Ricostruzione di Marcelle Duchesne-Guillemin dell'inno che può essere ascoltata su Urkesh webpage, benché vi siano almeno altre quattro "diverse interpretazioni della notazione, ciascuna delle quali porta a risultati completamente differenti". West 1994, 161. In aggiunta a West e Duchesne-Guillemin (1975, 1977, 1980, & 1984), le interpretazioni alternative comprendono Anne Draffkorn Kilmer (1965, 1971, 1974, 1976, & 1984), David Wulstan (1968), e Raoul Vitale (1982).
  6. ^ West 1994, 171.
  7. ^ Güterbock, Hans Gustav, Hittite Religion in Forgotten Religions: Including Some Living Primitive Religions (a cura di Vergilius Ferm), NY, Philosophical Library, 1950, pp. 88–89, 103–104
  8. ^ Ipotizzato da Jane Lightfoot in Times Literary Supplement 22.7.2005 pag. 27, nella recensione di Philippe Bourgeaud, Mother of the Gods: from Cybele to the Virgin Mary, Johns Hopkins 2005 ISBN 0-8018-7985-X.
  9. ^ Urkesh an overview, su 128.97.6.202.
  10. ^ The Semitic Museum: Nuzi and the Hurrians Archiviato il 10 maggio 2008 in Internet Archive.
  11. ^ Tell Brak Learning Sites, su learningsites.com.
  12. ^ Yale Tell Leilan Project, su research.yale.edu (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2006).
  13. ^ Missione Italiana archaeologica a Tell Barri, su storia.unifi.it (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2011).
  14. ^ ESE Tell Beydar, su ugarit.uni-muenster.de (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2006).
  15. ^ Upper Tigris Archaeological Research Project, su arcserver.usc.edu (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2006).
  16. ^ Tell Tuneinir St. Louis Archaeological Expeditions
  17. ^ The Johns Hopkins/University of Amsterdam Joint Expedition to Tell Umm el-Marra
  18. ^ Grabung Tell Chuera, su orientarch.uni-halle.de.
  19. ^ Excavation Hammam al Turkman, Leiden University
  20. ^ Dutch Excavation at Tell Sabi Abyad, su sabi-abyad.nl (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2006).
  21. ^ The Hamoukar Expedition University of Chicago, su oi.uchicago.edu.
  22. ^ For the results of the Swiss excavations at Tell al-Hamidiya see Archiviato il 2 maggio 2007 in Internet Archive.

Bibliografia

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  • Wulstan, David, "The Tuning of the Babylonian Harp" in Iraq 30 (1968): 215–28.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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Canti Hurriti

I Canti Hurriti o Inni Hurriti sono una serie di testi, in tutto 36, scritti in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla e rinvenuti nel sito di Ugarit. Databili al 1400 avanti Cristo, costituiscono il più antico esempio conosciuto di notazione musicale al mondo. Uno di essi, l'Inno alla dea Nikkal, è accompagnato da istruzioni per uno strumento a nove corde, presumibilmente una lira. Le tavolette si trovano al Museo nazionale di Damasco.

El (divinità)

El (ebraico אל, greco Ἔλ, "Dio") o Eli, in accadico Ilu 𒀭 (sumero An), anche Il, Al nei vari dialetti, è il Dio dell'universo delle religioni antiche dell'area semitica siro-cananea, giudaica e mesopotamica, ed uno dei nomi di Dio nella Bibbia ebraica (nella quale, tuttavia, è sincretizzato con il dio tribale degli ebrei, Yahweh). Dalla medesima radice <-ˤ-l-h>, "altezza", "potenza", deriva in arabo il termine Allah.

Per gli antichi popoli del Medio Oriente, letteralmente "il più alto", era l'essere supremo. La radice trilittera di riferimento <ˤ-l-h> esprime appunto il significato di "essere in alto". Veniva chiamato per questo motivo "l'Altissimo" (Elyon) tra gli dèi, con un'evidente collocazione sovrastante il mondo terreno degli uomini, al di sotto del quale si collocano a loro volta le entità minori.

Enlil

Enlil (Sumero: 𒀭𒂗𒆤 dEN.LÍL, "Signore delle tempeste") era l'antico dio mesopotamico del vento, dell'aria, della terra e delle tempeste. Viene per la prima volta attestato come la principale divinità del pantheon sumero, ma in seguito fu adorato dagli Accadi, dai Babilonesi, dagli Assiri e dagli Hurriti. Il principale centro di culto di Enlil era il tempio Ekur nella città di Nippur, che si credeva fosse stato costruito da Enlil stesso ed era considerato la "corda di ormeggio" del cielo e della terra. Si credeva che lui stesso fosse così santo che nemmeno gli altri dei potevano guardarlo. Enlil è salito alla ribalta durante il XXIV secolo a.C. con l'ascesa di Nippur. Il suo culto cadde in declino dopo che Nippur fu saccheggiato dagli Elamiti nel 1230 a.C. e fu infine soppiantato come il dio principale del pantheon mesopotamico dal dio nazionale babilonese Marduk.

Enlil gioca un ruolo vitale nel mito della creazione sumera; separa An (cielo) da Ki (terra), rendendo così il mondo abitabile per gli umani. Nel mito del Diluvio sumerico, Enlil premia Zusudra con l'immortalità per essere sopravvissuto all'alluvione e, nel mito dell'alluvione babilonese, Enlil è lui stesso la causa dell'alluvione, avendo inviato l'alluvione a sterminare la razza umana, che ha fatto troppo rumore e ha impedito lui dal sonno. Il mito di Enlil e Ninlil riguarda la seduzione seriale di Enlil della dea Ninlil in varie forme, dando origine alla concezione del dio della luna Nanna e delle divinità del mondo sotterraneo Nergal, Ninazu ed Enbilulu.

Frigia

La Frigia (in greco: Φρυγία) era una regione storica dell'Anatolia centrale, abitata dai Frigi, che si stabilirono nella zona nel 1200 - 1100 a.C. circa, estendendosi ad oriente fino al fiume Halys e a occidente alle coste del Mare Egeo, stabilendo la loro capitale a Gordio.

I Frigi inizialmente vivevano nei Balcani meridionali, secondo Erodoto, sotto il nome di Brigi (Briges), mutandolo poi in Frigi dopo essere migrati in Anatolia, attraverso l'Ellesponto.

Durante il periodo della fiorente città-stato di Troia, una parte dei Brigi emigrava in Anatolia come alleati dei Troiani o sotto la protezione di Troia. La lingua troiana non è sopravvissuta; di conseguenza, la sua esatta relazione con la lingua frigia e l'affinità della società frigia con quella di Troia sono questioni che restano ancora aperte. Similmente, la data della migrazione e la relazione dei Frigi con l'impero ittita sono sconosciute. Essi sono, comunque, spesso considerati parte di un gruppo "tracio-frigio". Per la fine dell'impero ittita viene spesso utilizzata la data convenzionale del 1200 a.C. circa. È certo che la Frigia fosse situata in territorio ittita, anche se non molto al suo centro, nella grande curva del fiume Halys, dove adesso si trova Ankara.

Lo Stato della Frigia sorse successivamente, nell'VIII secolo a.C. con la sua capitale a Gordio. Durante questo periodo, i Frigi si estesero verso est invadendo il regno di Urartu, discendente dagli Hurriti, precedentemente rivale degli Ittiti.

Successivamente il regno frigio venne sopraffatto dagli invasori iranici, i Cimmeri, nel 690 a.C. circa, per un breve periodo conquistati dalla vicina Lidia, prima di passare successivamente sotto il dominio dell'impero persiano di Ciro e fare parte poi così dell'impero di Alessandro e dei suoi successori; infine venne inclusa nel regno degli Attalidi di Pergamo, entrando poi a far parte dell'impero romano. Le ultime menzioni della lingua risalgono al V secolo d.C. ed è probabile che venne a estinguersi già dal VII secolo d.C.

Hantili I

Hantili I (... – Ḫattuša, 1560 a.C.) fu sovrano ittita dal 1590 circa al 1560 a.C. circa.

Durante il regno di Muršili I era coppiere reale, sposò la sorella del re Harapšili, divenendo così cognato del sovrano. Cospirò con l'aiuto del genero Zidanta I, assassinò Mursili I e usurpò il potere. Ancora una volta dunque la successione al trono ittita avvenne con un'usurpazione all'interno della stessa famiglia reale ma questa volta l'usurpatore si rese colpevole di regicidio, dando il via a una serie di episodi analoghi che indeboliranno la famiglia reale ittita nel corso di tutto il "primo regno". Secondo quando riferito nel "Proclama di Telipinu", Hantili I era consapevole della gravità del delitto commesso: "Hantili era preoccupato: Chi mi proteggerà? Gli dei lo proteggevano ... Cosa ho fatto? Perché ho ascoltato le parole di mio genero Zidanta? ... gli dei chiederanno giustizia per il sangue di Mursili!". Nonostante questo costante senso colpa il regno di Hantili I durò circa 30 anni. Il re fece ampliare e rafforzare le mura di Ḫattuša cosa che rivela il timore di ribellioni anche nel cuore dell'impero. Nei primi anni di regno la minaccia Hurrita (chiamati Kaškan) sui confini del regno fu intensa, tanto da richiedere un consolidamento dell'alleanza con i cassiti di Babilonia, ai quali, durante il regno di Agum II, fu restituita la statua del dio Marduk che era stata sottratta durante il sacco della città a opera di Mursili I. I Kaškan comunque conquisteranno e raderanno al suolo la città sacra di Nerik (che sarà riconquistata solo 200 anni più tardi) e anche la città di Tiliura sarà persa . Probabilmente anche la città di Hattusha subirà un saccheggio da parte degli Hurriti e la regina Harapšili e due suoi figli saranno rapiti e poi lasciati presso la città di Sugziya la cui regina rifiuterà di liberarli e dove moriranno per malattia (in seguito le truppe ittite riusciranno a conquista Sugziya e a giustiziare la sua regina) . Nel già citato proclama di Telepinu tutti questi disastri vengono attribuiti all'ira degli dei contro il regicida. Successivamente il re riuscì rendere più saldi i confini ed ebbe così più energie da dedicare ai problemi interni alla famiglia reale. In tutti gli anni del regno di Hantili I il potere del genero Zidanta si era accresciuto e questi si riteneva ormai l'erede legittimo al trono, così quando il re tentò di associare al trono il figlio superstite, Pišeni, con un colpo di mano Zidanta assassinò Pišeni e i suoi figli e infine il sovrano Hantili I, che ebbe così il tempo di vedere la sua famiglia sterminata. L'usurpatore assunse il potere con il nome di Zidanta I. Anche in questo caso come poi sarà nel corso degli anni questa sanguinosa usurpazione non interruppe la linea di discendenza femminile nella famiglia reale: la regina Harapšili (sorella di Mursili I) fu sostituita dalla figlia (moglie di Zidanta).

Hebat

Hebat era la dea madre degli Hurriti, consorte di Teshub e madre di Sarruma, era conosciuta come "la

madre di tutti i viventi".

Il nome può essere traslitterato in differenti maniere: Khebat (secondo la versione siriana e ugaritica), Kheba o

Hepa (secondo la versione urrita, scritta in cuneiforme).

A Hebat venne successivamente assimilata la dea del sole ittita Arinna, come reso esplicito da una preghiera della regina Puduhepa.Hebat era venerata in tutto l'antico medio oriente ed il suo nome appare in molti nomi personali: ne è un esempio un re di Gerusalemme citato nelle lettere di Amarna il quale si chiamava Abdi-Kheba o Abd-Hebat, nome che è possibile significasse "servo di Hebat".

È probabile che Hebat abbia avuto successivamente una controparte nella dea Cibele, appartenente alla mitologia frigia.

Hyksos

Il termine Hyksos, forma grecizzata dell'egizio (in greco antico Ὑκσώς, Hyksṓs), viene generalmente usato per definire le popolazioni che penetrarono in Egitto sul finire del periodo della storia egizia indicato come Medio regno.

Kizzuwatna

Kizzuwatna fu un regno anatolico del II millennio a.C., situato nella regione ai piedi del Tauro all'incirca corrispondente alla più tarda Cilicia, sulle rive dei fiumi Ceyhan e Seyhan (odierna Turchia). Il regno controllava le miniere d'argento del Tauro e ricchi territori agricoli.

I suoi abitanti erano di cultura urrita e parlavano il luvio, una lingua indoeuropea imparentata con l'ittita.

La sua capitale fu Kummani, dove era presente un luogo di culto dedicato al dio della tempesta hurrita Teshub.

Libagione

Libagione è il termine associato alla cerimonia con cui, nell'antichità, si effettuava lo spargimento rituale del vino, di una bevanda, di un liquido alimentare, o di un'essenza, per terra o su particolari siti o oggetti, come un altare, una stele o un manufatto, quale atto di offerta alla divinità, ad altre entità non terrene o a defunti. Era un'azione sacrale comune a molte religioni antiche, incluso l'ebraismo, che ha rivestito un ruolo molto importante in tutto il mondo mediterraneo e il vicino Oriente.

Lingua hurrita

La lingua hurrita, detta anche hurrica o urrita, è una lingua estinta della famiglia hurro-urartea parlata nell'Anatolia meridionale nel periodo che va dal 2500 a.C. al 1000 a.C. dal popolo dei Hurriti.

La lingua hurrita si caratterizza per il fatto di disporre di un sistema di tipo ergativo.

Da un punto di vista tipologico, la lingua hurrita è di tipo ergativo.

La forma di scrittura adottata è cuneiforme sillabico di derivazione accadica.

Linguaggio nero

Il linguaggio nero è una lingua artificiale di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien.

Sauron creò il linguaggio nero (forse, almeno in alcuni scritti, a partire da una variante storpiata della lingua Valarin, il melkiano di Melkor) affinché fosse l'unica lingua di tutti i servi di Mordor, rimpiazzando le molte varietà del "linguaggio degli orchi" e altre lingue usate dai suoi servi. Tolkien descrive il linguaggio come esistente in due forme, la forma antica, pura, usata da Sauron stesso, i Nazgûl, e gli Uruk-hai, e la forma più svilita usata dai soldati di Barad-dûr alla fine della Terza Era. L'unico esempio dato di lingua pura è l'iscrizione sull'Unico Anello, trascritta in caratteri tengwar:

Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul,

ash nazg thrakatulûk, agh burzum-ishi krimpatul.Tradotto in italiano (anche se non in maniera esatta), queste parole formano i versi:

Un anello per domarli, un anello per trovarli,

Un anello per ghermirli e nell'oscurità incatenarli.Questi sono i primi due versi della fine di un poema riguardante gli anelli del potere. Questo corrisponde alla tabella seguente.

Molti dialetti degli orchi adottarono alcune parole da esso. Come detto, il linguaggio nero era probabilmente basato interamente sul valarin, poiché Morgoth e i suoi Maiar ribelli (che parlavano il valarin) non possedevano il fuoco segreto, ma potevano solo corrompere le cose al loro servizio. Potrebbe anche essere basato sul quenya (ad es. nazg, anello, pare derivare dal valarin naškad mentre gûl, spettro o schiavo, richiama la radice quenya per "spettri" in ulairi, "fantasmi - o spettri - dell'anello").

Nella vita reale, J. R. R. Tolkien creò questa lingua con l'intenzione di farla dura e brutta. Il linguaggio nero è sfortunatamente una delle lingue meno complete nei romanzi di Tolkien, perché le forze del bene rifiutano di pronunciarlo, poiché attrae l'attenzione dell'occhio di Sauron. Diversamente dall'elfico, non ci sono poemi o canzoni scritte in questa lingua (oltre all'iscrizione dell'anello), e poiché Tolkien lo realizzò sgradevole ai propri occhi (o alle proprie orecchie), non gli piaceva usarlo. Tolkien raccontò che una volta ricevette un calice da un fan con l'iscrizione dell'anello incisa in linguaggio nero, ma, trovando la lingua ripugnante, non lo usò mai per bere, ma ne fece un posacenere. Il risultato è un insieme di parole difficili da usare in una conversazione giornaliera.

Per la trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, il linguista David Salo ha usato quel poco che è conosciuto del linguaggio nero per creare un linguaggio da usare nei film. La sua lingua è generalmente chiamata "neo-linguaggio nero". Nei film è usata da Sauron e dai Nazgûl, ma non dagli orchi, i quali parlano il linguaggio corrente, in maniera sgradevole e aspra. Nella trilogia prequel de Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit diretta sempre da Jackson, il linguaggio nero viene utilizzato anche dagli orchi, oltre che da Sauron e dai Nazgûl.

Alcuni ritengono che Tolkien possa aver attinto dal linguaggio degli antichi Ittiti e Hurriti per il suo linguaggio nero.

Maryannu

Maryannu è un'antica parola che sta a indicare la casta ereditaria della nobiltà guerriera che montava su carro, dominante in molte società del Medio Oriente durante l'età del bronzo.

Le classi indoeuropee dei maryannu si presume abbiano governato sopra il regno hurrita dei Mitanni e quello degli Ittiti. Molti regnanti cananei avevano nomi indoeuropei o hurriti, derivati forse da gruppi di immigranti maryannu. Gruppi simili dominarono le diverse città-Stato della Grecia micenea.

Si pensa che la parola derivi dalla radice indoeuropea *mary, ovverosia "nobile". Il termine viene attestato nelle lettere di Amarna scritte da Haapi.

Lo storico statunitense Robert Drews sostiene che il nome maryannu, plurale, attacchi un suffisso hurrita al termine marya, che in sanscrito significa 'giovane guerriero'. Egli propone che all'inizio della tarda età del bronzo la maggioranza avrebbe parlato lo hurrita o l'ario, ma alla fine del XIV secolo a.C. la maggior parte dei maryannu del Levante aveva nomi semitici.

Mitanni

Mitanni (o anche Mittanni, Naharina nei testi egizi e Hanigalbat nei testi assiri) fu un regno situato nel nord della Mesopotamia, che si estese, al culmine della sua ampiezza, dai monti Zagros al lago di Van e ai confini con l'Assiria. Era abitato principalmente da Hurriti.

Raggiunse il massimo splendore nella seconda metà del II millennio a.C., tra il 1450 e il 1350, durante la fase terminale del Tardo Bronzo. La sua capitale fu Waššukanni, identificata oggi con Tell Fekheriye. La sconfitta da parte dell'esercito ittita, guidato dal re Šuppiluliuma I e da suo figlio Piyassili, reggente di Karkemish, segnò la fine della potenza di Mitanni, anche se il principato visse ancora per un certo tempo.

Musica della Mesopotamia

La musica della Mesopotamia seguì le diverse tradizioni artistiche dei popoli che abitarono le terre fra il Tigri e l'Eufrate, fra questi i Sumeri, gli Accadi, gli Assiri e gli Ittiti. Gli strumenti in Mesopotamia includevano arpe, lire, liuti, flauti e tamburi. Molti di questi erano comuni alle culture limitrofe. Le lire dell'Africa orientale e i liuti dell'Africa occidentale databili allo stesso periodo conservano effettivamente alcune caratteristiche degli strumenti mesopotamici (van der Merwe 1989, p. 10).

Gli scavi del cimitero reale di Ur, città sumerica, e l'iconografia musicale con cui è riccamente decorata l'architettura della prima Mesopotamia storica lasciano intendere che la musica era probabilmente molto importante nelle forme rituali tipiche della civiltà sumera.

Esemplari di bassorilievo del Louvre, provenienti da Lagash, mostrano ad esempio strumenti cordofoni simili all'arpa.

Nei Testi Sacri dell'Ebraismo si accenna per la prima volta alla musica (in un riferimento che sembra alludere a un'epoca attorno al 3300/3200 a.C.), quando si parla di Iubal o Jubal, figlio di Lamec e di Ada, del quale viene detto che:

Fra i testi hurriti trovati ad Ugarit ci sono i più antichi esempi di scrittura musicale, risalenti al 1400 a.C. circa. In questi frammenti sono stati trovati i nomi di quattro compositori, Tapšiẖuni, Puẖiya(na), Urẖiya, e Ammiya.

Shaushtatar

Shaushtatar (1440 a.C. circa – 1415 a.C.) è stato un re di Mitanni collocabile nel XV secolo a.C..

Shaushtatar saccheggiò la città di Assur, governata allora dal Re Ashur-nadin-ahhe I (1435 a.C.-1420 a.C.), da cui riportò a Washukanni, la sua capitale, le preziose porte, in argento ed oro, del palazzo reale.

Queste notizie ci sono note da una fonte posteriore ittita, il trattato tra il sovrano ittita Suppiliuliuma e quello mitannico Shatiwaza. Dopo il saccheggio di Assur l'Assiria pagò un tributo a Mitanni fino al tempo di Assur-uballit I (1365 a.C. - 1330 a.C.). Di tutto ciò non si trova traccia nelle liste reali assire ma è comunque probabile che l'Assiria sia stata governata da una dinastia autoctona alleata di Mitanni. Durante il periodo di vassallaggio in Assur furono costruiti templi dedicati a Sin e Shamash.

Durante il regno di Shaushtatar anche Aleppo, Nuzi ed Arappa furono incorporate nel Mitanni. Prove di ciò provengono dagli scavi del palazzo del Principe della corona di Arappa e da una lettera di Shaushtatar rinvenuta nel palazzo di Shilwe-Teshup. Il sigillo di questa mostra eroi e geni alati, impegnati nella caccia di leoni ed altri animali, ed un sole alato. Un secondo sigillo, attribuito al leggendario Shuttarna I ed usato da Shaushtatar, si presenta in stile prettamente accadico.

La superiorità militare di Mitanni sugli assiri potrebbe essere basata sull'uso del carro da guerra a due ruote che gli hurriti avrebbero appreso dai Marjannu. Un testo sull'allevamento dei cavalli da guerra, scritto da Kikkulli il mitannico è stato ritrovato negli archivi di Ḫattuša. Comunque l'attribuzione della paternità sull'introduzione, nella Mesopotamia, del carro da guerra leggero è ancora campo di ipotesi aperte.

Shaushtatar potrebbe essere il sovrano di Mitanni che combatté contro l'espansionismo egizio di Thutmose III e lui stesso, o il suo successore, potrebbe essere il re degli hurriti che durante il regno di Amenhotep II riuscì a riconquistare la media valle del fiume Oronte caduta precedentemente sotto il controllo egizio. Amenhotep II dovrebbe aver intrapreso una campagna in Siria intorno al 1425 a.C. senza però raggiungere l'Eufrate.

Storia della Mesopotamia

La Mesopotamia è un ampio bacino geografico che si estende dall'Altopiano iranico al Mediterraneo, compreso tra i corsi dei fiumi Tigri ed Eufrate. Tra la fine dell'ultima era glaciale, 10.000 a.C. circa, e l'inizio della storia, la Mesopotamia, nota anche con il nome di mezzaluna fertile, venne abitata da diverse civiltà che fondarono città come Ubaid ed Uruk. Uno dei siti neolitici più antichi conosciuti in Mesopotamia è Jarmo, risalente al 7000 a.C. circa, senza contare il sito di Gobleki Tepe, risalente al 7500 a.C.

A partire dal 3500 a.C. vide il fiorire di grandi civiltà, come i Sumeri, gli Accadi, i Babilonesi, gli Assiri, gli Ittiti, gli Hurriti e i Cassiti. Ad alcune di esse si devono importanti scoperte e invenzioni: i Sumeri furono tra i primi a inventare la scrittura, mentre i Babilonesi hanno ideato uno dei primi codici di leggi della storia, il Codice di Hammurabi. Alcune di queste civiltà, come gli Assiri, hanno fondato un vasto impero.

Nel 500 a.C. circa venne conquistata dall'Impero persiano. Con il passare dei secoli venne a far parte di vasti domini, come quello seleucide, parto, sasanide, arabo e ottomano. Attualmente comprende l'Iraq, parte della Siria orientale, la Turchia sudorientale e l'Iran sudoccidentale.

Vicino Oriente antico

Il termine Vicino Oriente antico indica quel contesto storico sviluppatosi nell'ambito di una regione corrispondente grosso modo al Medio Oriente modernamente inteso (ma gli studiosi della storia antica di queste zone preferiscono l'espressione "Vicino Oriente"). In questa zona fiorirono importanti civiltà umane, a partire dai Sumeri (4 millennio a.C.). Prima degli scavi archeologici condotti a partire dalla fine del XIX secolo, di molti di quei popoli (oltre ai Sumeri, anche gli Elamiti, gli Hurriti, gli Accadi, gli Amorrei, gli Assiri) si era persa ogni traccia.

La zona in esame rileva particolarmente per i precocissimi fenomeni di sedentarizzazione completa dei gruppi umani: in un contesto alimentare ancora basato sulla predazione avvengono le prime costruzioni di case, in qualche caso su fondamenta di legno, argilla e pietra (come nel caso di Mallaha-Eynan, in Palestina, circa 10.000 anni fa). Della fine del IX millennio a.C. è la cosiddetta "prima città", Gerico (un primato controverso, che spetta più probabilmente a Uruk). Della metà del VII millennio a.C. sono le prime tracce dell'insediamento di Çatalhöyük (nell'attuale Turchia), che rappresenta il sito modello del neolitico della zona. Nel complesso il Vicino Oriente è il punto di partenza per una trasformazione di lungo periodo, delineandosi come il centro della prima rivoluzione agricola e della rivoluzione urbana, almeno per quel che riguarda la civiltà occidentale.

Successivamente fu sede di alcune tra le più importanti formazioni statali e grandi imperi del passato (gli anni indicati sono da intendere avanti Cristo): tra questi, nel Bronzo antico il regno di Ebla (2500-2300), l'impero accadico (2350-2200), i Gutei (2200-2120), la Terza dinastia di Ur (2120-2000) nell'età neosumerica; nel Bronzo medio i regni di Isin (2017-1794) e Larsa (2025-1763) nell'età paleo-babilonese, il regno paleo-assiro (1950-1750), re Hammurabi di Babilonia (1792-1750), il regno di Yamkhad (1800-1600), il regno antico-ittita (1650-1550); nel Bronzo tardo i regni di Mitanni (1550-1360) e di Kizzuwatna (1550-1370), i Cassiti (1600-1150), l'impero ittita (1370-1190), il regno medio-assiro (1360-1050), il regno medio-elamico (seconda metà del II millennio); nell'età del ferro la seconda dinastia di Isin (1150-1025) con Nabucodonosor I, gli stati neo-ittiti (1100-720), gli Aramei (1100-720), l'impero assiro (900-615), il regno di Urartu (800-600), la Frigia (750-650), la Lidia (650-550), i Caldei (625-539), la Media (650-550) e, infine, l'impero achemenide (dal 550 in poi).

XXV secolo a.C.

Il XXV secolo a.C. inizia nell'anno 2500 a.C. e termina nell'anno 2401 a.C. incluso.

Yamkhad

Yamkhad (scritto anche Yamhad o Jamkhad) fu un antico regno amorreo situato presso Aleppo (odierna Siria). Anche un buon numero di Hurriti si stanziarono nel regno, e la cultura hurrita si diffuse al suo interno. Il regno fu potente nella media Età del Bronzo, 1800-1600 a.C. circa, e di quel periodo abbiamo una cospicua corrispondenza con il regno di Mari. La sua più grande rivale fu Qatna, situata a sud. Yamkhad fu infine distrutta nel sedicesimo secolo a.C. dagli Ittiti.

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