Harald-Otto Mors

Harald-Otto Mors (Alessandria d'Egitto, 18 novembre 1910Berg am See, 11 febbraio 2001) è stato un militare tedesco.

Harald-Otto Mors
Bundesarchiv Bild 101I-567-1503C-14, Gran Sasso, Mussolini vor Hotel
Harald-Otto Mors, alla destra di Mussolini. Campo Imperatore, 12 settembre 1943
18 novembre 1910 – 11 febbraio 2001
Nato aAlessandria d'Egitto
Morto aBerg
Dati militari
Paese servitoGermania Repubblica di Weimar
Germania Germania nazista
Germania Ovest Germania Ovest
Forza armataWar Ensign of Germany (1922–1933).svg Reichswehr (1928-1935)
War Ensign of Germany (1938–1945).svg Wehrmacht (1935-1946)
Bundeswehr Kreuz Black.svg Bundeswehr (1955 - 1965)
ArmaLuftwaffe
CorpoFallschirmjäger
Anni di servizio1928 - 1946
1955 - 1965
GradoOberst
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Russia
BattaglieBattaglia di Creta
Operazione Quercia
Studi militariScuola di guerra di Dresda
Altre caricheMaestro di ballo
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Famiglia

Il padre Robert è prefetto della Gendarmeria del Chedivè d'Egitto quando scoppia la Prima guerra mondiale e la madre, originaria di Losanna, per evitare l'internamento si trasferisce con la famiglia in Svizzera. I Mors provengono dal Baden e dal XVII secolo hanno dato alla Germania ufficiali, avvocati e funzionari dello Stato. Nel 1922 i Mors si trasferiscono a Berlino.

Carriera

Prima del 1945 (Reichswehr e Wehrmacht)

Harald a 18 anni compie i primi voli con gli alianti ed entra nella Reichswehr come allievo ufficiale, quindi torna nella truppa e frequenta la Scuola di guerra di Dresda. Nel 1934 è tenente della Lufthansa e l'anno successivo della Luftwaffe. Ma in famiglia il nazismo non ha attecchito: il padre Robert finisce nel mirino della Gestapo e lo stesso Harald viene definito politicamente inaffidabile e la sua promozione a capitano è bloccata. Nel 1940 è pilota da caccia e da bombardamento ma, dichiarato inabile ai voli d'alta quota, si arruola nei paracadutisti. Partecipa alla presa di Creta, diventa comandante di battaglione della 2ª Divisione e combatte in sul Fronte Orientale, in Russia.

Nel 1943, ormai maggiore e pluridecorato, è trasferito in Italia alla testa del Lehr-Bataillon per rilevare il maggiore Harry Herrmann, malato. Nel settembre del 1943 si trova schierato col suo battaglione presso il lago di Nemi. Il 9 settembre dello stesso anno viene attivato per disarmare ad Albano Laziale presso Villa Doria l'intera divisione italiana Piacenza. Missione coronata da successo. Il giorno 12 settembre ritorna in linea per ordine del Generale Kurt Student per portare a compimento l'Operazione Quercia. Contrariamente a quanto sostenuto da Annusek[1], che riprende acriticamente le inaffidabili e fantasiose memorie del capitano SS Otto Skorzeny, il maggiore Mors non comandò affatto il solo reparto secondario che occupò la stazione della funivia di Assergi per l'impresa della liberazione di Mussolini, ma fu l'ideatore del piano d'assalto a Campo Imperatore e il comandante responsabile dell'intero reparto protagonista dell'impresa, quindi sia dell'assalto della compagnia aviotrasportata del tenente Berlepsch sia delle compagnie terrestri[2]. Rientrato alla base presso il Lago di Nemi il 26 settembre 1943 viene insignito dal Generale Student della medaglia d'oro dell'Ordine militare della Croce Tedesca. Altre decorazioni furono appuntate dal Generale sul petto dei Fallschirmjager che si erano distinti in azione.

È ufficiale di Stato Maggiore della 2ª Divisione fino a gennaio del 1944, quando viene trasferito sul fronte russo. Verso la fine della guerra è nominato ispettore capo della Scuola ufficiali paracadutisti di Goslar.

Nel marzo 1945 è ufficiale di Stato Maggiore della 3ª Divisione paracadutisti. Viene fatto prigioniero nella sacca della Ruhr. A settembre dello stesso anno viene liberato.

Nel dopoguerra (Bundeswehr e Nato)

Per alcuni anni vive facendo il maestro di ballo a Ulma, ma, non appena viene ricostituita la Bundeswehr, torna in servizio. Nel 1956 è assegnato all'Intelligence della NATO. Nel 1961 è promosso colonnello e il suo ultimo incarico è a Madrid. Si congeda nel 1965, ritirandosi nella sua casa sul lago di Starnberg e scrivendo la storia della sua famiglia, dal capostipite al padre Robert. Il suo unico accenno alla liberazione di Mussolini è un rapporto degli anni cinquanta che i servizi segreti americani hanno accertato essere la reale narrazione dei fatti e il puntuale racconto degli eventi, con i ruoli effettivi dei personaggi che vi hanno preso parte.

Note

  1. ^ G. Annussek, Hitler's Raid To Save Mussolini, De Capo Press, 2005 .
  2. ^ Editori Laterza :: Settembre 1943, su www.laterza.it. URL consultato il 15 agosto 2016.

Bibliografia

  • Marco Patricelli, Liberate il Duce! La vera storia dell'Operazione Quercia, Milano, Mondadori, 2001.
  • Fabio Toncelli, La grande storia: Liberate il Duce, Rai3, 2012.

Altri progetti

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103ª Divisione fanteria "Piacenza"

La 103ª Divisione fanteria "Piacenza" fu una grande unità di fanteria del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. Era in particolare una divisione autotrasportabile tipo metropolitano, ovvero delle normali divisioni di fanteria, prive della Legione CC.NN., interamente motorizzate per quanto riguarda i servizi e l'artiglieria e solo parzialmente per la componente di fanteria, che doveva quindi ricorrere per il movimento motorizzato ai veicoli forniti di volta in volta dagli Autogruppi di Corpo d'armata. Al 10 giugno 1940, l'organico previsto per una divisione di questo tipo era di 10.404 uomini, equipaggiati con 60 cannoni (8 contraerei Breda 20/65 Mod. 1935, 8 anticarro 47/32 Mod. 1935,8 da accompagnamento 65/17 Mod. 1908/1913, 24 campali da 75/27, 12 obici da 100/17), 153 mortai (45 mortai da 81 mm e 108 da 45 mm), 286 mitragliatrici (220 leggere e 66 pesanti). Per i trasporti erano disponibili 461 veicoli a motore, 36 trattori d'artiglieria, 159 motocicli e 127 biciclette.

12 settembre

Il 12 settembre è il 255º giorno del calendario gregoriano (il 256º negli anni bisestili). Mancano 110 giorni alla fine dell'anno.

1943

Il 1943 (MCMXLIII in numeri romani) è un anno del XX secolo.

2. Fallschirmjäger-Division

La 2. Fallschirmjäger-Division fu un'unità d'élite della Luftwaffe (aeronautica militare tedesca) costituita da truppe paracadutiste aviotrasportate, che venne impegnata in diversi fronti durante la Seconda guerra mondiale.

Albert Kesselring

Albert Konrad Kesselring (Marktsteft, 30 novembre 1885 – Bad Nauheim, 16 luglio 1960) è stato un generale tedesco con il grado di feldmaresciallo.

Dopo aver prestato servizio in artiglieria durante la prima guerra mondiale, entrò a far parte della nuova Luftwaffe di cui fu uno dei principali organizzatori. Durante la seconda guerra mondiale comandò con notevole efficacia flotte aeree nel corso dell'invasione della Polonia, della Campagna di Francia, della battaglia d'Inghilterra e dell'operazione Barbarossa. Durante queste campagne diresse una serie di incursioni aeree contro agglomerati urbani nemici.

Nel novembre 1941 divenne comandante in capo tedesco dello scacchiere Sud ed ebbe il comando generale delle operazioni nel Mediterraneo, che includevano anche le operazioni in Nordafrica. Mentre la collaborazione con il generale Erwin Rommel fu spesso difficile, in generale seppe mantenere buoni rapporti con i dirigenti politico-militari italiani. Dall'estate 1943, e soprattutto dopo l'8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia e condusse con grande abilità la lunga campagna difensiva contro gli Alleati. Per la sua direzione militare in Italia è stato considerato da molti storici uno dei migliori generali tedeschi della seconda guerra mondiale. Verso la fine della guerra, dal marzo 1945, comandò le forze germaniche sul fronte occidentale senza poter evitare la resa finale.

Kesselring mantenne il controllo dell'Italia occupata con grande durezza, represse il movimento di Resistenza e fu responsabile di numerosi crimini di guerra sia contro i partigiani che contro la popolazione civile. Per questo fu processato dagli Alleati e condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo per intervento del governo britannico. Fu in seguito rilasciato nel 1952 senza aver mai rinnegato la sua lealtà ad Adolf Hitler. Pubblicò in seguito le sue memorie intitolate Soldat bis zum letzten Tag (Soldato sino all'ultimo giorno).

Battaglia di Villa Doria

La battaglia di Villa Doria è stato uno scontro armato parte della seconda guerra mondiale svoltosi la mattina del 9 settembre 1943 tra un contingente di paracadutisti tedeschi ed un distaccamento di fanteria italiano nel parco pubblico di Villa Doria ad Albano Laziale, in provincia di Roma nell'area dei Castelli Romani, nell'ambito delle operazioni che portarono all'occupazione tedesca di Roma.

Castelli Romani durante la seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale colpì duramente tutta l'Europa, inclusa l'Italia, e nelle nazioni occupate dalle armate naziste queste si affrontarono crudamente con le forze alleate. Anche i Castelli Romani patirono le sofferenze del conflitto.

Una parte della vicenda narrata nel romanzo di Elsa Morante La Storia è ambientata o si riferisce ad accadimenti avvenuti in questa zona del Lazio.

DFS 230

Il DFS 230 fu un aliante da trasporto tedesco sviluppato nel 1937 dal DFS - Deutsche Forschungsanstalt für Segelflug ed in dotazione alla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale.

Guerra civile in Italia (1943-1945)

La locuzione guerra civile in Italia è impiegata nella storiografia di settore, anche internazionale, per riferirsi agli eventi accaduti durante la seconda guerra mondiale, in un periodo compreso tra l'annuncio dell'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) e la resa di Caserta (2 maggio 1945), durante il quale si verificarono combattimenti tra reparti militari della Repubblica Sociale Italiana (RSI), collaborazionisti con le truppe occupanti della Germania nazista, e i partigiani italiani (inquadrati militarmente nel Corpo Volontari della Libertà e in maggioranza politicamente organizzati nel Comitato di Liberazione Nazionale), sostenuti materialmente dagli Alleati, nell'ambito della guerra di liberazione italiana e della campagna d'Italia.

Oltre ai combattimenti diretti tra i reparti armati delle due parti, si registrarono anche rappresaglie sulla popolazione civile e repressioni da parte delle autorità della RSI, contrasti interni al movimento partigiano, mentre rari furono gli scontri armati tra le truppe fasciste e quelle fedeli al governo monarchico, il cosiddetto "Regno del Sud".

Guerra di liberazione italiana

La guerra di liberazione italiana fu il complesso di operazioni militari ed azioni di guerriglia condotte dall'Esercito Cobelligerante Italiano e dalle brigate partigiane operanti nell'ambito della resistenza italiana al fianco degli Alleati durante la campagna d'Italia, per liberare l'Italia dall'occupazione nazifascista durante la seconda guerra mondiale.

Dal punto di vista formale, il Regno d'Italia (limitato alle regioni occupate dagli Alleati) dichiarò guerra alla Germania nazista il 13 ottobre 1943, ma già dalla sera dell'8 settembre, mentre il Regio Esercito senza ordini efficaci da parte del Comando supremo si disgregava e cedeva le armi sotto l'attacco tedesco - pur con alcuni rilevanti episodi di resistenza armata - esponenti dei partiti antifascisti avevano costituito le prime organizzazioni politico-militari per opporsi all'occupante, dando inizio alla Resistenza partigiana, animata - soprattutto nei primi mesi - in larga parte da militari italiani sfuggiti alla cattura da parte tedesca.

Dopo quasi due anni di combattimenti sia sulla linea del fronte che nelle regioni occupate ed amministrate dai tedeschi, con la collaborazione del nuovo Stato fascista costituito da Mussolini dopo la liberazione dalla prigionia sul Gran Sasso, le ostilità cessarono formalmente il 29 aprile 1945 con la resa incondizionata dell'esercito tedesco. Successivamente a questa data, vi furono ancora alcuni combattimenti su territorio italiano e violenze e rappresaglie contro reparti fascisti ed esponenti politici o militari collaborazionisti.

Le operazioni, che si svolsero a partire dal settembre 1943 dopo l'armistizio di Cassibile e sino alla fine della seconda guerra mondiale. Il 25 aprile 1945, anniversario della liberazione d'Italia, è celebrato in Italia come data simbolica della liberazione dell'intero territorio nazionale dalla dittatura e dall'occupazione.

Mors

Mors – casa automobilistica francese del passato

Mors – bevanda analcolica della cucina russa

Harald-Otto Mors – militare tedesco

Mors – nella mitologia dell'antica Roma, la personificazione della morte.

Operazione Achse

Operazione Achse ("Asse", nella storiografia tedesca Fall Achse) fu il nome in codice del piano elaborato dall'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) durante la seconda guerra mondiale per controbattere un'eventuale uscita dell'Italia dalla guerra, neutralizzare le sue forze armate schierate nei vari teatri bellici del Mediterraneo ed occupare militarmente la penisola.

L'operazione, pianificata da Hitler e dal comando tedesco fin dal maggio 1943 in previsione di un possibile crollo del Fascismo e di una defezione italiana, si concluse con il pieno successo della Wehrmacht che, approfittando anche del disorientamento dei reparti di truppa e della disgregazione delle strutture dirigenti italiane dopo l'armistizio dell'8 settembre, in pochi giorni sopraffece gran parte delle forze armate dell'ex-alleato, catturando centinaia di migliaia di soldati che furono in gran parte internati in Germania come lavoratori coatti, e si impadronì di un cospicuo bottino di armi ed equipaggiamenti.

Dal punto di vista strategico la Wehrmacht riuscì ad occupare l'Italia centro-settentrionale ed i vasti territori occupati dalle forze italiane nei Balcani, nel Mare Egeo e nella Francia meridionale e poté contare sul potenziale industriale italiano e sulla sua manodopera. L'Italia centro-settentrionale, da quel momento, si trasformò per circa venti mesi in un campo di battaglia tra le forze tedesche solidamente schierate a difesa su linee fortificate successive e le truppe alleate sbarcate inizialmente a Salerno lo stesso giorno nel quale fu reso pubblico l'armistizio italiano.

Operazione Quercia

Operazione Quercia (in tedesco Fall Eiche) fu il nome in codice di una missione militare eseguita durante la seconda guerra mondiale e portata a termine il 12 settembre 1943 dai paracadutisti tedeschi della 2. Fallschirmjäger-Division e da alcune SS del Sicherheitsdienst, essa era finalizzata alla liberazione di Benito Mussolini, imprigionato a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, per ordine di Pietro Badoglio dopo l'armistizio di Cassibile.

Otto Skorzeny

Otto Skorzeny (Vienna, 12 giugno 1908 – Madrid, 5 luglio 1975) è stato un militare austriaco.

Soldato della Germania nazista, acquistò grande notorietà durante la seconda guerra mondiale per aver partecipato alla liberazione di Mussolini dalla sua prigionia del Gran Sasso d'Italia del 1943, l'operazione Quercia.

Repubblica Sociale Italiana

La Repubblica Sociale Italiana (RSI), anche conosciuta come Repubblica di Salò, fu il regime, esistito tra il settembre 1943 e l'aprile 1945, voluto dalla Germania nazista e guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi dopo l'armistizio di Cassibile. La sua natura giuridica è controversa: è considerata uno Stato fantoccio da gran parte della storiografia nonché dalla prevalente dottrina in materia di diritto internazionale; tuttavia alcuni storici e giuristi hanno problematizzato la portata di tale definizione, definendo la RSI un "governo insurrezionale" (quindi dotato di una propria soggettività) o comunque un ente dotato di un ordinamento con carattere originale e non derivato da quello della Germania. Lo stesso Mussolini era comunque consapevole che i tedeschi considerassero il suo regime alla stregua di uno Stato fantoccio.L'attuale ordinamento italiano non le riconosce alcuna legittimità; infatti nel decreto legislativo luogotenenziale 5 ottobre 1944, n. 249 sull'"Assetto della legislazione nei territori liberati" essa è definita «sedicente governo della repubblica sociale italiana».

Pur rivendicando tutto il territorio del Regno d'Italia, la RSI esercitò la propria sovranità solo sulle province non soggette all'avanzata alleata e all'occupazione tedesca diretta. Inizialmente la sua attività amministrativa si estendeva fino alle province del Lazio e dell’Abruzzo, ritirandosi progressivamente sempre più a nord, in concomitanza con l'avanzata degli eserciti angloamericani. A nord, inoltre, i tedeschi istituirono due "Zone di operazioni" comprendenti dei territori che erano state parti dell'Impero austro-ungarico: le province di Trento, Bolzano e Belluno (Zona d'operazioni delle Prealpi) e le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana (Zona d'operazioni del Litorale adriatico), sottoposte direttamente ai Gauleiter tedeschi del Tirolo e della Carinzia, de facto anche se non legalmente governate dal Terzo Reich, tranne la Carniola che fu sottoposta ad un regime speciale. L'exclave di Campione d'Italia fu inclusa nella Repubblica solo per pochi mesi, prima di essere liberata grazie ad una rivolta popolare appoggiata dai carabinieri.La RSI fu riconosciuta da Germania, Giappone, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Repubblica di Nanchino, Manciukuò e Thailandia, vale a dire da paesi alleati alle potenze dell'Asse o con truppe dell'Asse presenti al loro interno. Finlandia e Francia di Vichy, pur navigando nell'orbita nazista, non la riconobbero. Relazioni ufficiose furono mantenute con Argentina, Portogallo, Spagna e, tramite agenti commerciali, anche con la Svizzera. La Città del Vaticano non riconobbe la RSI.

La strutturazione giuridico-istituzionale della RSI sarebbe dovuta essere demandata a un'assemblea costituente, come richiesto dal congresso del PFR (14-16 novembre 1943). Si sarebbe dovuta instaurare una «repubblica sociale» in linea con i principi programmatici, a cominciare dalla «socializzazione delle imprese», tracciati nel documento noto come Manifesto di Verona e approvato durante i lavori congressuali. Mussolini preferì però rinviare la convocazione della Costituente al dopoguerra limitandosi a far approvare dal Consiglio dei ministri del 24 novembre la denominazione di RSI.

L'avanzata angloamericana nella primavera del 1945 e l'insurrezione del 25 aprile 1945 determinarono la fine della RSI, la quale cessò ufficialmente di esistere con la resa di Caserta del 29 aprile 1945 (operativa dal 2 maggio) sottoscritta dagli Alleati con il Comando Tedesco Sud-Ovest anche a nome dei corpi militari dello Stato fascista in quanto quest'ultimo non riconosciuto dagli Alleati come valido e autonomo.

Fondamenti ideologico-giuridico-economici della Repubblica Sociale Italiana furono il fascismo, il socialismo nazionale, il repubblicanesimo, la socializzazione, la cogestione, il corporativismo e l'antisemitismo.

Storia militare d'Italia durante la seconda guerra mondiale

La storia militare d'Italia durante la seconda guerra mondiale, ricca di episodi controversi, fu caratterizzata soprattutto da numerose sconfitte e dal crollo nel settembre 1943 dell'apparato politico-militare dello Stato in conseguenza dell'improvvisazione con cui il paese venne coinvolto nella guerra, dell'imperizia delle gerarchie politiche e militari, e della debolezza della struttura economica e sociale.

Le ambizioni imperiali del regime fascista, che mirava a far rivivere i fasti dell'"Impero Romano" nel Mediterraneo (Mare Nostrum), crollarono ben presto per l'impreparazione dimostrata dalle regie forze armate e per la cattiva pianificazione politica e militare del conflitto che portarono alle ripetute sconfitte in Grecia, in Africa, in Russia e nei Balcani. L'Italia divenne in breve tempo un alleato minore della Germania, dipendente militarmente dal sostegno tedesco, finché nel 1943 il dittatore Benito Mussolini fu deposto e arrestato per ordine del Re Vittorio Emanuele III. Dopo l'armistizio di Cassibile lo Stato italiano crollò: la parte settentrionale del paese venne occupata dai tedeschi che vi crearono uno Stato collaborazionista con la Germania; mentre il sud venne governato dalle forze monarchiche e liberali, che organizzarono un Esercito Cobelligerante Italiano che combatté accanto agli eserciti alleati.

Nell'Italia settentrionale e centrale le forze della Resistenza, formate inizialmente da qualche decina di migliaio di partigiani, poi, con l'andare sfavorevole della guerra per l'Asse, quasi alla fine di quest'ultima, da circa 350.000 partigiani, prevalentemente appartenenti alle Brigate Garibaldi e alle Brigate Giustizia e Libertà, operarono in autonomia un'efficace azione di guerriglia contro le truppe tedesche occupanti e le forze fasciste della Repubblica Sociale Italiana.

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