Guerriglia

La guerriglia (o anche guerrilla, dal termine originale spagnolo)[1] è una forma di conflitto armato in cui uno dei due avversari evita scontri campali preferendo logorare l'avversario con piccole unità, spesso irregolari, molto mobili e dotate di appoggio da parte della popolazione locale dalla quale spesso risultano difficilmente distinguibili

Storia

La parola "guerriglia" deriva dal francese "petit guerre", letteralmente " piccola guerra usato dal tenente "De La Coroix" nella sua analisi sulle ragioni della sconfitta francese nella guerra dei Sette anni. Viene usato per distinguere la guerra canonica da quella combattuta in America del Nord, da alcune unità austriache e russe (panduri, ussari, ulani e cosacchi) e in India. Il termine, durante le guerre napoleoniche venne tradotto nello spagnolo guerrilla, durante la guerra d'indipendenza spagnola, la quale, effettivamente, fu uno dei primi esempi di guerriglia su vasta scala dell'epoca moderna, largamente praticata da milizie irregolari spagnole contro gli invasori francesi.[2]

Descrizione

Lo scopo della guerriglia è quello di logorare le forze nemiche, di abbassarne il morale esponendole a rischi continui, obbligandole a consumare mezzi e risorse inutilmente e vanificando i loro sforzi bellici. Mao Tse-tung, grande esperto di questa forma di guerra, parlava della guerriglia come "l'arte di fiaccare il nemico con mille piccole punture di spillo".

Nel campo tattico, la guerriglia non si manifesta con azioni di massa, neanche quando ambiente e circostanze particolari favoriscono il concentramento di numerose unità, ma è sempre una lotta episodica, che può aumentare di intensità e in estensione, ma non evadere dal ristretto campo dell'azione minuta contro obiettivi limitati e poco robusti. Può manifestarsi durante un conflitto armato fra due o più belligeranti e in tal caso si svolge di preferenza lontano dalle linee del fronte, ma nelle zone occupate dagli eserciti operanti, immediatamente alle spalle o sulle linee di comunicazione di uno degli avversari oppure, meno spesso, in zone lontane: quasi sempre, però, nei territori che sono stati occupati nel corso delle operazioni di guerra o che sono contesi.

Strategicamente, per condurre con successo una guerra di guerriglia sono necessari alcuni requisiti fondamentali:

  • Una rete di comunicazione, comando, controllo e informazione (C3I) sviluppata, adattabile e flessibile. Con la dispersione e il maggior numero di unità aumenta progressivamente la necessità di comunicazioni fra di esse e con i loro comandi. In più aumenta anche la difficoltà delle comunicazioni stesse, che in genere non possono contare su una rete efficiente e sicura.
  • Comandanti di unità dotati di ampia autonomia decisionale. La guerriglia non può fermarsi mai (vedi più avanti): non è possibile tenere un esercito guerrigliero fermo ad aspettare, ma è necessario tenerlo costantemente in attività. Poiché gli obiettivi militari della guerriglia sono piccoli e molto numerosi, la pianificazione centralizzata dell'attività bellica non è applicabile: è piuttosto necessario limitarsi a formulare linee d'azione generali e lasciare che siano i singoli comandanti a decidere come metterle in pratica, in base alle loro possibilità e disponibilità.
  • Operare in un territorio che permetta alle proprie unità di nascondersi e di sfuggire alla ricerca nemica; come nella guerra partigiana, montagne e foreste si prestano ottimamente, come anche, in modo diverso, le città. Molto meno adatte invece sono le zone prive di ripari naturali: pianure intensamente coltivate, zone costiere o desertiche, steppe e praterie.
  • L'appoggio della popolazione locale. Gli abitanti di una regione si accorgono immediatamente della presenza di forze armate estranee, perciò è impossibile nascondersi senza la loro diretta acquiescenza. Notare che è necessario che la popolazione locale sia attivamente a favore della forza guerrigliera: la semplice neutralità o non belligeranza non impedirebbe ai delatori, sempre presenti, di informare il nemico. Inoltre avere delle forze armate tanto disperse rende a dir poco problematico il rifornire le truppe, che quindi devono necessariamente dipendere in parte da rifornimenti locali, che di nuovo è impossibile ottenere senza l'appoggio popolare.
  • Truppe fortemente motivate e/o con morale alto; la scarsa coesione delle forze guerrigliere, disperse e nascoste, le rende vulnerabili alle diserzioni o a degenerare in bande armate, con fenomeni di brigantaggio, contrabbando, mercenarismo. Per evitare queste derive è necessario che gli uomini siano intimamente convinti che i loro sforzi e le privazioni che affrontano sono utili e necessari. Questo implica una propaganda costante e dei periodi di inattività il più possibile brevi fra un'azione militare e l'altra.
  • Un armamento leggero e facilmente trasportabile. Sono escluse dalla guerra di guerriglia le artiglierie pesanti, i mezzi corazzati e l'aviazione: la guerriglia è un'attività essenzialmente di fanteria, supportata al massimo da mortai e artiglieria leggera.

Può manifestarsi in tempo di pace e in tale caso si svolge dove condizioni ambientali e motivi ideologici ne favoriscono lo sviluppo. A preferenza nelle zone di confine, ove più direttamente e più efficacemente può alimentarla l'aiuto esterno.

Organizzazione

Perché la guerriglia possa raggiungere i risultati che si propone, deve essere accuratamente organizzata.

Anche se il movimento di resistenza non è sorto per iniziative sporadiche e slegate, sia pure concorrenti allo stesso fine, e le sue basi sono state gettate in precedenza, si tratta pur sempre di un fenomeno che affonda le sue radici nel sentimento popolare; le cui manifestazioni, ora spontanee ora provocate, indubbiamente risentono delle divergenze di pensiero, di giudizi, di criteri, di tendenze che caratterizzano nei tempi moderni la vita di una nazione, specie se politicamente progredita e socialmente irrequieta.

Gli sforzi iniziali perciò tendono a:

  • eliminare incomprensioni, fondere le varie correnti, risolvere i contrasti;
  • consolidare gli organismi sani e regolarizzarne su basi di onestà e di giustizia la solidarietà con la popolazione civile;
  • evitare insorgenza e sviluppo di formazioni feudali o monopolistiche;
  • passare gradualmente dal piano dell'improvvisazione a quello della organizzazione su base militare (una disciplina, una bandiera), adattando a poco a poco alla guerriglia tutti i principi che regolano la condotta delle normali operazioni di guerra (addestramento, servizi, collegamenti, norme tattiche d'impiego, ecc.), senza però creare organismi e vincoli ingombranti e per conseguenza dannosi;
  • raggruppare le varie formazioni in dipendenza della necessità della lotta (tattica e geografia), evitando di secondare finalità politiche e organizzative che spesso vi contrastano e avvicinando il più possibile le unità guerrigliere a quelle minori dell'esercito regolare, unico mezzo per potenziarne capacità ed efficienza bellica;
  • unificare il comando non solo al centro ma anche alla periferia, con la creazione di organismi gerarchici idonei a risolvere in maniera unitaria i problemi operativi, organizzativi e logistici: unico modo per evitare fazioni e dare al movimento carattere nazionale e di legalità;
  • far coincidere con la lotta armata dei guerriglieri l'opera attiva e passiva, non meno sabotatrice, della popolazione nelle città e nelle campagne;
  • far seguire all'opera formativa delle unità quella organizzativa del territorio, accordandosi con gli esponenti locali, epurandoli dagli elementi notoriamente infidi, stabilendovi comitati di controllo, centri informazioni, nuclei armati a difesa delle popolazioni contro violenze e soprusi e assicurandovi nuove fonti di rifornimento;
  • estendere sempre più il movimento, ampliando parallelamente zone sotto il controllo guerrigliero.

Ne deriva che, lì dove la guerriglia non è soltanto un'operazione a carattere bellico, si tende sempre ad accentrare in una sola persona la direzione politica e il comando militare. Dove ciò non è possibile sorgono allora Comitati che si sforzano di raggiungere il necessario coordinamento.

Fini e scopi

La guerriglia non è mai fine a se stessa, ma è sempre un espediente o un ripiego temporaneo: se la guerriglia è la forma principale di attività bellica per una delle due parti in conflitto, il suo fine è sempre di prendere tempo per acquisire la capacità militare necessaria per dare battaglia in campo aperto, oppure di aumentare tanto il costo delle operazioni militari del nemico da indurlo a desistere dal conflitto. In tempi di guerra: le operazioni di un esercito (il proprio o l'alleato) che attende la battaglia decisiva per la soluzione del conflitto. In tempi di pace: l'azione politica - interna o esterna - che dovrà portare all'insurrezione generale o all'intervento armato straniero, per la conquista del potere o per il diverso assetto dei territori contesi.

Collegata a normali operazioni di guerra, ha lo scopo di:

  • ostacolare l'attività dell'avversario, tenendolo costantemente in allarme e infliggendogli continue perdite negli uomini e nei mezzi;
  • costringere il nemico a grandi e reiterati spiegamenti di forze, che sono così sottratte alle operazioni sulla fronte e logorate per effetto dei continui spostamenti;
  • creare al nemico le più difficili condizioni di vita su un determinato territorio, costringendolo ad abbandonarlo o quanto meno a rinchiudersi nei grandi centri ed a rinunciare al conseguimento (in tutto o in parte) dei suoi obiettivi: sfruttamento economico del Paese, annessione o colonizzazione, creazione di basi logistiche per alimentare operazioni belliche in corso, eccetera;
  • procacciarsi il maggior numero possibile di informazioni per trasmetterle al comando dell'esercito amico;
  • partecipare alle operazioni di quest'ultimo con azione diretta sul tergo del comune avversario o sul suo sistema operativo e logistico.

Organizzata in tempo di pace o in previsione di un prossimo conflitto in determinate zone di territorio nazionale o coloniale, preferibilmente di confine, col concorso di elementi locali, la guerriglia può tendere a:

  • logorare l'organizzazione civile e militare esistente;
  • creare una situazione locale atta a giustificare l'intervento armato dello straniero;
  • agevolare la penetrazione delle forze di quest'ultimo;
  • condurre col concorso di circostanze favorevoli - indirettamente ma praticamente - alla perdita dei territori considerati.

Organizzata, in pace o in guerra, per provocare la caduta di un determinato regime politico o la sostituzione di questo con un altro - portata cioè sul piano della "guerra civile" - la guerriglia può prefiggersi di:

  • minare il morale delle forze regolari, arrecando ad esse continua molestia e infliggendo ripetuti scacchi;
  • ledere il prestigio del governo, sottraendo alla sua autorità e al controllo delle sue forze armate zone sempre più vaste di territorio nazionale, in modo da potervi costituire un governo di parte, che serva a legalizzare la guerriglia e a darle un carattere nazionale;
  • trasformare a poco a poco l'azione isolata ed episodica in vere e proprie operazioni di guerra, dando vita ad un esercito di insorti da contrapporre a quello regolare;
  • condurre contro forze straniere, eventualmente intervenute a sostegno del governo legittimo, una lotta spietata ed implacabile sì da rendere loro impossibile la vita o, per lo meno, tenerle in soggezione;
  • estendere ed approfondire sempre più il movimento in tutto il territorio nazionale ed in tutti gli strati della popolazione, in modo da accelerare il processo di disintegrazione delle forze e dei poteri governativi;
  • guadagnare il favore delle masse, sempre disposte a tollerare il più forte e in ultima analisi a proteggerlo e a seguirlo;
  • provocare, preparare e condurre l'insurrezione generale.

Quali che possano essere gli scopi della guerriglia e le circostanze e l'ambiente in cui essa si svolge, le azioni veramente efficaci sono quelle coordinate tra loro e con l'attività operativa o politica di un esercito o di una nazione amica. Per cui gli sforzi degli organizzatori tendono sempre a:

  • realizzare un comando unico di tutte le forze partecipanti alla guerriglia;
  • mantenere uno stretto e costante collegamento fra il comando di queste e quello dell'esercito amico.

Ciò nonostante, la guerriglia ha scarse probabilità di successo se perde il consenso delle popolazioni in mezzo alle quali deve operare. Particolare cura è posta da parte di tutti i guerriglieri - capi e gregari - specie quando sono costretti ad agire in zone diverse dalle loro basi, a non alienarsi la simpatia e l'appoggio delle popolazioni locali, con manifestazioni di intolleranza, prepotenza e disonestà. Più che dalle armi del nemico la guerriglia potrebbe essere stroncata dalla diffidenza e dalla ostilità delle popolazioni; le quali, dopo tutto, sono proprio quelle che sopportano di questo genere di guerra i danni maggiori. Su di esse il nemico, costretto a sospettare di tutti, reagisce quasi sempre indiscriminatamente.

Allorché la guerriglia crede di poter fare a meno del favore delle popolazioni, essa può vincerne l'ostilità soltanto col terrore e lo sterminio. Si entra quindi nel caso della "guerra civile", condotta da stranieri o da traditori al soldo dello straniero, costretti ad agire allo scoperto. Il che può rendere più agevole il compito delle truppe regolari impegnate nella controguerriglia.

La guerriglia deve inoltre operare con scopi precisi, concentrando le azioni su obiettivi redditizi ed importanti, evitando atti di scarso interesse. Ciò richiede la conoscenza perfetta dell'ambiente, presupposto quindi in ogni attività guerrigliera è il funzionamento di un accurato servizio informazioni.

Legami col terrorismo

Spesso giornali e mezzi di informazione confondono questi due fenomeni, in sé molto diversi. La guerriglia è diretta innanzitutto contro obiettivi militari: installazioni, strutture, depositi, presidi, vie di rifornimento, forze isolate e vulnerabili. Il terrorismo invece non ha un obiettivo tattico immediato, ma si limita a colpire a casaccio senza preoccuparsi delle vittime civili, anzi cerca specificamente di uccidere e ferire quanti più civili possibile, per indurre un clima di insicurezza e portare la popolazione in uno stato di malcontento tale da essere disposta ad accettare misure drastiche pur di porre fine a tale stato di cose.

Nelle città la guerriglia prende spesso di mira obiettivi (alti ufficiali e funzionari, caserme, uffici, circoli, sabotaggio di industrie ed infrastrutture) che la portano ad azioni non dissimili da quelle terroristiche e che spesso provocano vittime anche fra civili. La differenza con il terrorismo in questi casi diventa più sfumata e si possono verificare casi di contiguità fra terroristi e forze guerrigliere. Anche in questo caso però le azioni di guerriglia restano dirette verso obiettivi precisi e ben definiti, la cui eliminazione è funzionale alla sconfitta finale del nemico; le azioni terroristiche invece prendono di mira per lo più obiettivi simbolici (o date storiche, oppure anniversari e ricorrenze) e colpiscono in modo da creare il massimo allarme e la massima sensazione possibile, generalmente con un gesto crudele e militarmente insensato.

Fondamenti dell'azione

L'intensità della guerriglia non è mai costante. Essa fa seguire a periodi di attività, periodi di attesa e di preparazione.

I periodi di attesa sono nella maggior parte dei casi imposti da condizioni climatiche avverse oppure, durante un conflitto, da necessità strategiche, per le quali il comando dell'esercito amico può ordinare la sospensione della guerriglia in tutto il territorio interessato o in una parte limitata di esso.

La preparazione è necessaria specie quando da un'organizzazione embrionale, quale può essere quella che caratterizza il movimento spontaneo della popolazione di un Paese occupato, si debba passare alla creazione di formazioni consistenti, non solo atte a rappresentare un peso notevole nella lotta ingaggiata, ma anche necessarie ad evitare lo sfasciamento delle unità e la dispersione di energie insufficientemente convogliate e sfruttate.

Attese e preparazioni, però non possono essere lunghe. Il peggior nemico della guerriglia è il tempo. Stasi lunghe sono fonte di dubbi, scoraggiamenti, stanchezze, defezioni; che per essere combattuti hanno bisogno di un'azione di propaganda continua, insistente, appropriata. E nei periodi di attesa le forze della guerriglia non possono smobilitare.

La guerriglia giustifica la sua esistenza con la continuità delle sue azioni. Se la sua attività si arresta, essa ha finito di esistere; tutto il lavoro compiuto è disperso e grandi diventano per l'avversario le probabilità di averne completamente ragione.

I guerriglieri, d'altro canto, non possono deporre le armi sia pure con l'intenzione di radunarsi in tempi migliori e combattere ancora. A casa, li attenderebbe, con molta probabilità, l'arresto e la morte. Ma talvolta l'attesa è inevitabile, specie in montagna ove può essere imposta da sole ragioni climatiche.

Se la montagna è abitata, le formazioni si diluiscono su larghi spazi, ottenendo o imponendo l'ospitalità presso le popolazioni, cercando di mantenere il più che sia possibile i vincoli organici delle minori unità.

Se la montagna non offre alcuna possibilità di alloggiamento e di vita, s'impone il dilemma del trasferimento altrove delle formazioni (sempre che sia possibile) o lo scioglimento temporaneo di queste ultime.

Il trasferimento di zona, quando è possibile, non è sempre conveniente soprattutto perché viene a mancare l'intima collaborazione e la profonda solidarietà che devono esistere fra le forze della guerriglia e le popolazioni locali.

Lo scioglimento temporaneo delle unità è una soluzione alla quale gli organizzatori della guerriglia ricorrono in casi estremi, poiché essa richiede molte provvidenze per mantenere inalterata nei guerriglieri la volontà di combattere e per sostenerne l'esistenza nei casi di particolare disagio economico. Il problema dell'accantonamento e della conservazione delle armi non è semplice, data la difficoltà di costituire depositi presso i civili (timori di rappresaglie, delazioni) e l'indubbio parallelo intensificarsi dell'azione persuasiva e repressiva da parte delle forze regolari o occupanti.

In campagna e in città l'unità organica delle formazioni può essere mantenuta con un maggiore disseminamento e una più accurata mimetizzazione di queste fra le popolazioni locali; è sempre esclusa l'idea di stabilirsi a forze riunite in località da apprestare a difesa (sorta di "isole difensive") essendo questa soluzione deleteria ai fini del movimento di resistenza. I guerriglieri non sono fatti per difendersi: essi sarebbero certamente schiacciati.

Contrariamente alle normali operazioni di guerra, nelle quali i belligeranti avanzano lungo determinate direttrici strategiche e tattiche, la guerriglia conquista a sé nuovi territori e nuovi adepti espandendosi come una macchia d'olio. Ciò per la naturale tendenza che hanno le bande ad allargare sempre il loro campo d'azione, cercando sicurezza e protezione nello spazio, e per la naturale simpatia che essa provoca nelle popolazioni che avvicina, specie quando il movente ideale che la sospinge è intensamente sentito.

Ambienti operativi

La guerriglia può svolgersi in qualunque ambiente geografico. Tuttavia l'ambiente ideale è quello che:

  • offre sicuro asilo e sufficienti risorse alle unità che la svolgono;
  • permette di beneficiare del favore delle popolazioni tra le quali può scegliere con facilità gli elementi adatti - per particolare mentalità ed attitudini - a rinforzare le sue file;
  • consente di sviluppare moventi ideologici e correnti tradizionali di ostilità locali verso le forze occupanti o le autorità governative;
  • favorisce le azioni delle piccole unità guerrigliere, ostacolando nel contempo, per insufficienza di strade e di risorse, la vita, il movimento e la manovra di grosse unità avversarie, specie le motorizzate;
  • consente di usufruire di una buona copertura all'osservazione aerea;
  • rende gravosa, per deficiente rete di comunicazioni e vastità di territorio, I'alimentazione delle forze nemiche.

Ciò impone un adeguato funzionamento di comandi, collegamenti, mezzi di trasporto, ecc., che solo un'accurata organizzazione centrale e periferica, tecnicamente perfetta, può consentire. Impone inoltre la presenza di comandanti minori idonei e un affiatamento perfetto con la popolazione locale. In città e nelle zone densamente popolate la guerriglia cambia totalmente di fisionomia; essa perde la sua caratteristica operativa per limitare la sua azione al ristretto campo dell'attentato e del sabotaggio.

Conflitti di guerriglia in corso

Attualmente opetani diverse formazioni dove si svolgono attività di guerriglia:

Note

  1. ^ guerriglia, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ "L'arte della guerra", Gastone Breccia

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85057695 · GND (DE4022462-4 · BNF (FRcb11954119j (data) · NDL (ENJA00562419
Arbegnuoc

Arbegnuoc ("patriota") è la denominazione assunta dai combattenti etiopici che dopo la fine ufficiale della guerra d'Etiopia (maggio 1936) e l'esilio del Negus Hailé Selassié, continuarono a combattere contro l'esercito italiano per opporsi all'occupazione e alla perdita dell'indipendenza. Nelle fonti sono presenti anche le grafie arbegnuocc e arbegnoch.

Gli arbegnuoc, guidati da capi abili e determinati, continuarono a battersi con crescente efficacia per tutto il periodo del dominio coloniale italiano e misero in seria difficoltà l'occupante mantenendo il controllo di vaste zone del territorio etiopico. Con l'inizio della seconda guerra mondiale, gli arbegnuoc fornirono un importante aiuto alle truppe britanniche contribuendo alla rapida vittoria e alla liberazione del territorio nazionale. Il 6 aprile 1941 le forze britanniche e sudafricane del generale Alan Cunningham fecero ingresso in Addis Abeba insieme a 800 arbegnuoc del famoso capo guerrigliero Abebe Aregai.

Attivismo

L'attivismo è un'attività finalizzata a produrre un cambiamento sociale o politico ed è spesso intesa anche come sinonimo di protesta o dissenso. I termini "attivismo" e "attivista" vengono rispettivamente dal francese activisme ed activiste e furono coniate dalla stampa belga nel 1916 con riferimento al movimento Flamingant.

Bomba Molotov

La bomba Molotov (comunemente Molotov o bottiglia Molotov) è un ordigno di tipo incendiario, spesso utilizzato in azioni di guerriglia o in violente proteste di piazza.

Venne così chiamata sarcasticamente dal nome del politico sovietico Vjačeslav Michajlovič Molotov durante la seconda guerra mondiale, in particolare durante la guerra russo-finnica, nota anche come Guerra d'inverno dall'esercito finlandese.

In Russia è conosciuta come cocktail Molotov (Коктейль Молотова; Koktejl' Molotova).

Che - Guerriglia

Che - Guerriglia (Guerrilla) è un film biografico del 2008 diretto da Steven Soderbergh, basato sulle vicende del rovesciamento della Guerra Rivoluzionaria e del Movimento Simón Bolívar sorto in Bolivia nel 1965 e guidato da Ernesto "Che" Guevara.

Controguerriglia

Per controguerriglia (noto nell'ambito operativo militare del mondo anglofono con l'acronimo COIN per counter-insurgency, letteralmente contro-insurrezione) si intende l'approccio utilizzato nei conflitti non convenzionali da un esercito regolare contro una formazione irregolare che utilizza metodi di guerra asimmetrica come la guerriglia e l'insurrezione.

Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo

Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo (in spagnolo Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo, più note con gli acronimi di FARC o FARC-EP) sono un'organizzazione guerrigliera comunista della Colombia di ispirazione marxista-leninista e bolivariana, fondata il 27 maggio 1964.

Secondo le Nazioni Unite, le FARC e l'ELN sono responsabili del 12% delle vittime civili nei conflitti armati in Colombia, mentre l'80% è commesso dai paramilitari di estrema destra e il restante 8% dalle forze governative.

Fratelli della foresta

I Fratelli della foresta (in Estone: metsavennad, in Lettone meža brāļi, in Lituano miško broliai) furono un gruppo di combattenti estoni, lettoni e lituani che compirono operazioni di sabotaggio e guerriglia contro il governo sovietico durante e dopo la seconda guerra mondiale. Simili movimenti di resistenza anti-sovietica si sono riscontrati in Polonia, Romania e nell'ovest dell'Ucraina.

L'Armata Rossa occupò gli stati baltici nel 1940, 1941 e, dopo un periodo di occupazione della Germania nazista, ancora nel 1944 e 1945, per proseguire fino ai primi anni novanta. La politica di repressione di Stalin contro gli estoni, lettoni e lituani si intensificò soprattutto nel secondo dopoguerra e più di 170 000 persone si rifugiarono dagli invasori, spesso usando le foreste come base operativa per il movimento armato di resistenza anti-sovietica.

Tali vicende coprono periodi diversi. In un primo momento, e più precisamente nel 1940 e nel 1941 le repubbliche baltiche furono occupate dall'Armata Rossa. Nel 1942 e nel 1943 intervenne la Germania nazista. Infine, a partire dal 1944 riprese l'occupazione sovietica per proseguire fino ai primi anni novanta. Nel secondo dopoguerra, le popolazioni locali subirono la persecuzione più dura di Stalin, fino alla sua morte avvenuta nel 1953. Si stima, che negli anni seguenti, più di 170.000 persone furono costrette ad abbandonare il proprio domicilio, rifugiandosi nei boschi al fine di costituire i primi nuclei di resistenza anti-comunista.

Gruppi armati di varie dimensioni e composizione, organizzati per operazioni di autodifesa e guerriglia, furono in grado di impegnare in scontri significativi le forze sovietiche.

George Habash

George Habash (sulla stampa occidentale Habbash; in arabo: جورج حبش‎, Jūrj Ḥabash; nome di battaglia in arabo: ﺍلحكيم‎, al-Ḥakīm, "il dottore"; Lidda, 2 agosto 1926 – Amman, 26 gennaio 2008) è stato un politico palestinese. Fu il fondatore negli anni '50 del Movimento Nazionalista Arabo, di orientamento panarabo, dalla cui sezione palestinese nacque nel 1967 il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), in cui confluirono diverse organizzazioni preesistenti.

Gruppi d'Azione Partigiana

I Gruppi d'Azione Partigiana (GAP), conosciuti anche come Gruppi d'Azione Partigiana - Esercito Popolare di Liberazione, sono stati un gruppo paramilitare e di guerriglia italiano di estrema sinistra, marxista-leninista e guevarista, fondato e presieduto dall'editore Giangiacomo Feltrinelli, operante nella zona di Milano, ma con diramazioni anche in quelle di Genova e di Torino, tra il 1970 ed il 1972. La sigla GAP venne ripresa dalla formazione dei Gruppi d'Azione Patriottica, un'organizzazione comunista operante nella Resistenza italiana dal 1943 al 1945.In ordine di tempo, fu il secondo gruppo armato di sinistra, successivo al Gruppo XXII Ottobre, con cui ebbe dei collegamenti e di cui raccolse una parte dei membri quando il gruppo fu disperso.L'idea di Feltrinelli era appunto quella di organizzare un esercito di liberazione nazionale che si rifacesse alla resistenza partigiana, la quale, secondo lui ed altri esponenti della sinistra socialista e comunista extra-parlamentare, era stata tradita, dopo il 25 aprile del 1945, dai vertici del PCI, facenti capo alla figura dell'allora segretario nazionale Palmiro Togliatti, che avevano bruscamente abortito qualsiasi ipotesi di rivoluzione comunista in Italia. Tali teorie erano state originariamente enunciate dal comandante gappista Giovanni Pesce, il cui nome di battaglia era Visone, nel libro Senza tregua: la guerra dei GAP. Le tesi di Visone vennero poi esposte in un libro scritto e stampato dallo stesso Feltrinelli, intitolato il Libretto giallo.

La scelta della lotta armata venne accelerata subito dopo la Strage di Piazza Fontana a Milano, la quale, secondo molti esponenti dei partiti di sinistra e democratici, era la premessa per un colpo di Stato da parte delle forze armate. Ma, sempre secondo le idee di Giangiacomo Feltrinelli, le formazioni di sinistra avrebbero dovuto organizzare un esercito popolare di liberazione con l'aiuto e l'appoggio dell'Unione Sovietica, sia da un punto di vista economico, sia militare, per prevenire un colpo di Stato delle destre; un'idea, questa, che in quegli anni pareva plausibile non solo per le personalità della sinistra rivoluzionaria e che sarebbe apparsa invece vicina alla concretizzazione solo pochi anni dopo, con la scoperta del Piano Solo e del golpe Borghese.

Guerra anglo-somala

La guerra anglo-somala, anche detta campagna del Somaliland o guerra del Mullah, fu un lungo conflitto di guerriglia svoltosi tra il 1900 e il 1920 nei territori corrispondenti all'attuale Somalia e nelle zone di confine tra questa e l'odierna Etiopia: il leader islamista somalo Mohammed Abdullah Hassan, soprannominato dai britannici "il Mullah Pazzo" (Mad Mullah), riuscì nell'intento di unire svariati clan e tribù nel suo paese in un unitario movimento di opposizione al colonialismo di stampo europeo, dando inizio a una campagna di guerriglia e razzie ai danni del possedimento della Somalia britannica (o Somaliland) e, in misura minore, della Somalia italiana e delle zone dell'Ogaden rivendicate dall'Impero d'Etiopia.

I guerrieri di Abdullah Hassan, soprannominati "dervisci", riuscirono nell'intento di ritagliarsi il controllo di una fetta di territorio nelle zone meridionali del Somaliland, fondando un abbozzo di comunità statale nota come "Stato dei dervisci", con capitale il forte di Taleh; nonostante l'aiuto fornito nel periodo della prima guerra mondiale dall'Impero ottomano e dal nuovo imperatore d'Etiopia ligg Iasù, il movimento dei dervisci andò incontro a un progressivo declino, fino all'occupazione di Taleh da parte dei britannici nel gennaio del 1920. La morte di Abdullah Hassan nel dicembre del 1920 decretò di fatto la fine del conflitto.

Guerra in Afghanistan (1979-1989)

La guerra in Afghanistan del 1979-1989, talvolta indicata anche come guerra russo-afghana, invasione sovietica dell'Afghanistan o intervento sovietico in Afghanistan, fu un conflitto intercorso tra il 24 dicembre 1979 e il 15 febbraio 1989 nel territorio dell'Afghanistan, e che vide contrapposte da un lato le forze armate della Repubblica Democratica dell'Afghanistan (RDA), sostenute da un massiccio contingente di truppe terrestri e aeree dell'Unione Sovietica, e dall'altro vari raggruppamenti di guerriglieri afghani collettivamente noti come mujaheddin, appoggiati materialmente e finanziariamente da un gran numero di nazioni estere; il conflitto viene considerato parte della guerra fredda nonché prima fase della più ampia guerra civile afghana.

Il conflitto ebbe inizio con l'invasione del paese a opera delle forze dell'Armata Rossa sovietica, intenzionate a deporre il presidente della RDA Hafizullah Amin per rimpiazzarlo con Babrak Karmal; l'intervento militare dell'URSS provocò una recrudescenza della guerriglia afghana contro il regime della RDA, già da tempo molto estesa nel paese: i combattenti mujaheddin, divisi in più schieramenti e partiti che mai nel corso del conflitto ebbero una guida unitaria, intrapresero quindi una lunga campagna di guerriglia a danno delle forze sovietico-afghane, spalleggiati in questo senso dagli armamenti, dai rifornimenti e dall'appoggio logistico fornito loro (in modo non ufficiale) da nazioni come gli Stati Uniti, il Pakistan, l'Iran, l'Arabia Saudita, la Cina e il Regno Unito.

Dopo più di nove anni di guerra, che provocarono vaste distruzioni all'Afghanistan nonché ampie perdite di vite civili, l'intervento sovietico nel conflitto ebbe termine con una ritirata generale delle proprie truppe conclusa il 15 febbraio 1989, dopo la firma degli accordi di Ginevra tra RDA e Pakistan; gli scontri tra mujaheddin e truppe governative proseguirono nell'ambito della guerra civile afghana, fino alla caduta del governo della RDA nell'aprile del 1992.

Guerriglia irachena

La guerriglia irachena indica un insieme composito di milizie e gruppi paramilitari di varia ispirazione politica e religiosa, attivi durante la guerra d'Iraq. Le truppe americane presenti in Iraq e i loro alleati sono stati l'obiettivo principale di alcuni di questi gruppi fino al loro ritiro nel 2011. Un altro obiettivo di rilievo sono militari e forze di polizia fedeli al governo iracheno. Alcune fazioni sunnite e sciite prendono di mira raduni e luoghi di culto dell'altra comunità religiosa.

Hukbalahap

L'Hukbalahap (sigla dal filippino Hukbong Bayan Laban sa mga Hapon, trad. "Esercito della nazione contro i giapponesi"), conosciuto anche come Hukbong Laban sa Hapon (trad. "Esercito anti-giapponesi") è stato un movimento di guerriglia formato da filippini, in particolare contadini del Luzon Centrale, schierati contro l'occupazione dell'Impero del Giappone durante la seconda guerra mondiale. Il periodo di attività del movimento è compreso tra il 1940 ed il 1965. Si contrappose all'ideologia filo-occidentale dopo l'indipendenza delle Filippine.

Il gruppo si costituì dopo l'invasione giapponese nel marzo 1942 e fu fondato dai contadini si radunarono in una radura del Cabiao, tra le provincie di Tarlac, Pampanga e Nueva Ecija. Fondata l'organizzazione, venne scelto il nome Hukbong Bayan Laban sa mga Hapon. Venne eletto presidente Luis Taruc (nato il 21 giugno 1913 a San Luis e morto il 4 maggio 2005).

Tra il marzo 1942 ed l'agosto 1948, il gruppo divenne esperto ed addestrato, nonché attrezzato e preparato per la guerriglia. L'esercito aumentò di unità fino a diventare da 500 a 30000 tra uomini e donne. Il partito comunista guidò il gruppo verso gli ideali marxisti e comunisti. A partire dal 1949 venne compiuta una serie di insurrezioni, omicidi (su tutti quello di Aurora Quezon, presidente della Croce Rossa e vedova del secondo presidente Manuel L. Quezón), rapine e attacchi. Contro l'Hukbalahap venne istituito un movimento di controguerriglia chiamato Nenita. Un'altra importante operazione contro i cosiddetti Huks fu operata dalla Task Force Panay guidata da Alfredo M. Santos.

Nel 1950 il Partito Comunista delle Filippine decise di ricostituire l'organizzazione come braccio armato di un partito rivoluzionario, provocando un cambiamento nel nome in Hukbong Mapalaya ng Bayan o HMB (trad. "Esercito popolare di liberazione"), probabilmente per emulare l'Esercito Popolare di Liberazione cinese.

Nonostante questo cambio di nome, l'HMB continuò ad essere conosciuto come Hukbalahap e la stampa di lingua inglese ha continuato ad utilizzare questa definizione alternata a Huks fino al 1952.

Il movimento è stato eliminato solo attraverso una serie di riforme e di vittorie militari ad opera del presidente Ramón Magsaysay.

Italo-etiopici

Italo-etiopici sono gli italiani che immigrarono in Etiopia dopo il 1936, e i loro discendenti.

Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (Cile)

Il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (in spagnolo Movimiento de Izquierda Revolucionaria, MIR) fu un movimento politico guerrigliero di estrema sinistra attivo in Cile dal 1965 e fino agli anni ottanta. In passato è stato considerato, anche da osservatori esterni, come un movimento terrorista, almeno fino al 1990, a volte paragonato alle FARC colombiane o alle Brigate Rosse italiane.

Il MIR è rinato come partito politico parlamentare di estrema sinistra nel 1997.

Ninjutsu

Il ninjutsu è la strategia e la tattica militare di guerra non convenzionale, guerriglia e spionaggio presumibilmente praticata dagli shinobi (comunemente conosciuti al di fuori del Giappone come ninja). Il ninjutsu era composto dall'insieme di strategie di guerra non convenzionale, pratiche spirituali, arti marziali specifiche (taijutsu etc.) e arti marziali tradizionali (bujutsu) con e senza armi.

Era una disciplina separata in alcune scuole tradizionali giapponesi, e uno studio integrato di arti marziali, molto importante per i ninja e per difesa.

Rastrellamento

In ambito militare con il termine rastrellamento si intende una manovra condotta da una certa quantità di veicoli e/o di soldati, con l'eventuale supporto dell'artiglieria, avanzando da diverse direzioni in un'area specifica verso zone di combattimento. Mediante tale manovra si effettua una perquisizione dei luoghi interessati e quindi si va alla ricerca di persone e/o oggetti.

I rastrellamenti furono perlopiù effettuati durante la seconda guerra mondiale, ed erano operazione militari vere e proprie che dovevano sorprendere anche in maniera violenta il nemico. Essi avevano lo scopo di ridurre il nemico in piccoli gruppi, in modo tale da essere più facilmente circondati.In Italia vennero rese tristemente note, per quanto riguarda i rastrellamenti effettuati, le forze nazi-fasciste che avevano lo scopo di eliminare i partigiani che si nascondevano in piccoli villaggi o case isolate nelle colline. Questi ultimi risposero però con tecniche di guerriglia, ovvero il suddividere le forze in piccole unità.

Rivoluzione cubana

La locuzione rivoluzione cubana indica il rovesciamento del dittatore cubano Fulgencio Batista da parte del Movimento del 26 di luglio, spesso abbreviato in "M 26-7" e l'ascesa al potere di Fidel Castro. Il termine è anche usato per indicare il processo, ancora in atto, che tenta di costruire una società tendenzialmente egualitaria secondo i principi marxisti, messo in atto dal nuovo governo cubano dal 1959.

La presente voce enciclopedica si riferisce esclusivamente alla rivoluzione nei tardi anni cinquanta.

Tutto ebbe inizio con l'assalto alla Caserma Moncada, avvenuto il 26 luglio del 1953, e finì il 1º gennaio del 1959, con la fuga di Batista da Cuba; Santa Clara e Santiago di Cuba furono prese dalla milizia popolare (Ejército Rebelde) guidata da Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara.

Tupamaros

I Tupamaros, noti anche sotto il nome di MLN (Movimiento de Liberación Nacional, o Movimento di Liberazione Nazionale), furono un'organizzazione di guerriglia urbana di ispirazione marxista-leninista, attiva in Uruguay tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Il MLN è inestricabilmente connesso al suo leader più importante, Raúl Sendic Antonaccio - militante del Partito Socialista dell'Uruguay - e alla sua concezione delle politiche sociali da adottare.

Arte militare
Arte operativa
Logistica militare
Organica militare
Strategia militare
Tattica militare

In altre lingue

This page is based on a Wikipedia article written by authors (here).
Text is available under the CC BY-SA 3.0 license; additional terms may apply.
Images, videos and audio are available under their respective licenses.