Guerra sovietico-giapponese (1945)

La guerra sovietico-giapponese (in russo Советско-японская война, in giapponese 蘇日戰爭) fu il conflitto combattuto tra Unione Sovietica e Impero giapponese tra l'8 agosto ed il 2 settembre 1945 durante la seconda guerra mondiale. Esso ebbe inizio con la dichiarazione di guerra da parte dell'Unione Sovietica l'8 agosto 1945[2] ed ebbe termine con la resa del Giappone alle forze alleate il 2 settembre dello stesso anno[3]. L'attacco sovietico avvenne quando mancavano circa otto mesi alla scadenza del patto nippo-sovietico di non aggressione[4].

L'intervento sovietico in Estremo Oriente era stato sollecitato fin dal 1942 dalle potenze anglosassoni che avevano ritenuto che un'offensiva dell'Armata Rossa contro il grande esercito giapponese schierato in Manciuria fosse importante per accelerare la disfatta nipponica[5]. L'offensiva sovietica, sferrata con grandi forze meccanizzate e motorizzate, raggiunse in pochi giorni notevoli successi e si concluse con la disfatta completa dell'armata giapponese del Kwantung e con l'occupazione della Manciuria, di parte della Corea e di alcune isole nipponiche. La vittoria sovietica contribuì alla sconfitta finale del Giappone ed alla sua decisione di arrendersi incondizionatamente[6].

Guerra sovietico-giapponese
parte del teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale
Manchuria Operation map
Schema delle operazioni sovietiche in Manciuria
Data8 agosto - 2 settembre 1945
LuogoManciuria (Cina) / Manciukuò / Mongolia Interna / Sachalin / Isole Curili / Corea
EsitoVittoria sovietica e mongola
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1.558.000 uomini
26.000 cannoni e mortai
3.704 carri armati
5.500 carri armati e cannoni semoventi
3.900 aerei[1]
1.040.000 uomini (di cui 787.600 di pronto impiego)
6.700 cannoni e mortai
1.215 veicoli corazzati
1.800 aeroplani
Perdite
9.780 morti in azione o durante l'evacuazione
1.340 morti per ferite in ospedale
911 dispersi
stime sovietiche:
83.737 morti
640.276 prigionieri
stime giapponesi:
21.000 morti
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Antefatti

La situazione tra i due paesi nel periodo prebellico

Il Giappone aveva manifestato la sua forte ostilità verso il nuovo stato bolscevico fin dal 1918; l'esercito giapponese aveva partecipato con grandi forze all'intervento delle grandi potenze vincitrici della prima guerra mondiale contro i comunisti sovietici e aveva mantenuto l'occupazione di vasti territori dell'Estremo Oriente fino ai primi anni venti[7]. Dopo la nascita e il consolidamento dell'Unione Sovietica la tensione tra le due potenze era rimasta alta; la minaccia giapponese era aumentata con la ripresa dell'espansionismo nipponico iniziata nel 1931 con l'occupazione della Manciuria[8]. Negli anni trenta le cospicue forze militari ammassate dalle due potenze nell'Estremo Oriente sovietico, Mongolia e Manciuria ingaggiarono frequenti battaglie e scontri minori. L'ostilità crebbe dopo l'inizio dell'invasione giapponese della Cina nel 1937; l'Unione Sovietica diede appoggio politico e militare ai cinesi che erano supportati anche dalle potenze anglosassoni[9].

Mentre crescevano le minacce di un nuovo conflitto globale a causa dell'espansionismo della Germania nazista in Europa, l'Unione Sovietica dovette impegnarsi a contrastare anche l'aggressività del Giappone in Asia; nell'estate 1938 il maresciallo Vasilij Bljucher inflisse una dura sconfitta all'esercito giapponese nella battaglia del lago Chasan[10]. L'anno successivo, nell'estate 1939, in contemporanea con lo scoppio della guerra in Europa, l'Armata Rossa e l'Armata del Kwantung combatterono per alcuni mesi sul confine della Mongolia; il cosiddetto incidente di Nomonhan, noto anche come battaglia di Khalkhin Gol, vide impegnati anche carri armati e aerei e si concluse con una netta vittoria dell'esercito sovietico guidato dal generale Georgij Žukov. I giapponesi, non sostenuti dalla Germania che aveva appena concluso con l'Unione Sovietica un patto di non aggressione, dovettero sospendere le loro infiltrazioni e divennero consapevoli della superiorità tecnica dell'avversario sovietico[11][12].

I tentativi di negoziato del Giappone

Nel gennaio del 1945 le sorti della guerra per il Giappone apparivano irrimediabilmente segnate e l'imperatore Hirohito, in accordo con il fratello, il principe Yasuhito Chichibu, iniziò a considerare la possibilità dell'avvio di trattative per la pace ma il ministro degli esteri Kōki Hirota espresse l'opinione che anche gli Stati Uniti d'America fossero allo stremo delle forze ed il generale Hideki Tōjō dimostrò ottimismo sul prosieguo della guerra; questi in particolare sostenne con l'Imperatore che non bisognava preoccuparsi dell'Unione Sovietica, in quanto impegnata totalmente contro la Germania[13].

Diversa opinione venne espressa dal principe Fumimaro Konoe, il quale ammise che la guerra era ormai perduta, ma considerò come pericolo principale la possibilità di un colpo di Stato comunista nel paese, mentre il Primo ministro, l'ammiraglio Kantarō Suzuki, propose di avviare trattative di pace con la mediazione dell'Unione Sovietica, sfruttando la posizione di neutralità che il Giappone aveva mantenuto con il paese per tutta la durata della guerra[13]. Le trattative iniziarono a cavallo tra maggio e giugno, nello stesso periodo nel quale i capi di stato maggiore alleati approvarono le direttive per l'operazione Olympic, il piano di invasione del territorio metropolitano giapponese che avrebbe dovuto prendere il via il 1º novembre[14].

Fumimaro Konoe President of the House of Peers
Il principe Fumimaro Konoe, incaricato dal Consiglio supremo per la direzione della guerra di condurre le trattative di pace con l'Unione Sovietica

I primi contatti avvennero tra Hirota e l'ambasciatore sovietico a Tokyo Yakov Malik ma si conclusero in un nulla di fatto e lo stesso Stalin in precedenza, con decisione resa pubblica il 5 aprile, aveva annunciato la sua intenzione di non rinnovare il patto di non aggressione con il Giappone, patto che tuttavia avrebbe dovuto in ogni caso estinguersi il 5 aprile del 1946, in quanto le clausole ivi inserite prevedevano il preavviso di almeno un anno per potere iniziare qualunque azione ostile verso l'altro paese[13]. Il 20 giugno Hirohito convocò i 6 membri del suo "Consiglio supremo per la direzione della guerra" per porre termine al conflitto nel tempo più breve possibile ma se su questo tutti concordarono, si videro disposti ad accettare la resa incondizionata proposta dagli Alleati solamente il Primo ministro, il Ministro degli esteri e il Ministro della marina, mentre il ministro dell'esercito ed i capi di stato maggiore sostennero la necessità di protrarre il conflitto il più a lungo possibile, allo scopo di strappare agli Alleati condizioni più favorevoli[15].

Il Consiglio decise quindi di inviare Konoe a Mosca, il quale ricevette segretamente da Hirohito istruzioni sull'ottenimento della pace a qualsiasi costo, e questi notificò ufficialmente il 13 luglio, giorno della dichiarazione di guerra dell'Italia al Giappone[16], il desiderio di pace dell'Imperatore ai sovietici; Stalin ricevette la notizia mentre si trovava in viaggio per recarsi alla conferenza di Potsdam e fece rispondere che la proposta non era sufficientemente chiara per essere presa in considerazione, ma ne informò comunque il primo ministro del Regno Unito Winston Churchill, il quale riferì al presidente degli Stati Uniti Harry Truman, suggerendo di considerare la possibilità di modificare la richiesta di resa incondizionata[15].

Un ulteriore tentativo fu compiuto due settimane dopo ma la risposta del dittatore sovietico fu identica alla precedente e, analogamente a quanto avvenuto in precedenza, ne informò sia il nuovo primo ministro britannico Clement Attlee che Truman, il quale tuttavia era già al corrente dell'intenzione del Giappone di porre termine alla guerra grazie alle intercettazioni del servizio segreto militare statunitense, rimanendo comunque deciso a utilizzare la bomba atomica[17]. L'8 agosto, tra il primo e il secondo dei due bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, il ministro degli esteri sovietico Vjačeslav Michajlovič Molotov convocò l'ambasciatore nipponico Naotake Satō per comunicargli lo stato di guerra tra Unione Sovietica e Giappone, motivandolo con il rifiuto giapponese all'ultimatum di Potsdam e la conseguente necessità dell'intervento per abbreviare le sofferenze del popolo giapponese[18].

Le prospettive di Stalin

I propositi di pace, espressi a più riprese dall'Imperatore dall'inizio del 1945, non furono accolti da Stalin, che intendeva scendere in campo contro il Giappone prima del termine della guerra allo scopo di assicurare all'Unione Sovietica una posizione di preminenza nello scacchiere dell'Estremo Oriente[17], e a conferma di questo egli non fece parola con Washington e Londra in merito ai primi contatti avvenuti tra i due paesi[13], mentre a Potsdam informò gli Alleati della proposta di Tokyo di indurre l'Unione Sovietica ad essere mediatrice nelle trattative per porre termine alla guerra. Tale atteggiamento era da ricercarsi nella convenienza per Stalin di un Giappone sconfitto senza condizioni, piuttosto che il crearsi di una situazione che avrebbe potuto portare in tempi brevi ad una sua alleanza con gli Stati Uniti[19]; tale timore era velatamente emerso durante la conferenza di Potsdam, dove egli espresse chiaramente l'intenzione, contrastata dagli Stati Uniti, di partecipare all'occupazione del Giappone[20].

Le forze in campo

Unione Sovietica

L'Armata Rossa schierò per l'attacco contro i giapponesi 1.558.000 uomini, suddivisi in tre gruppi di armate[18], dotati di circa 26.000 cannoni e mortai, 5.500 tra carri armati e cannoni semoventi e 3.900 aerei tra caccia e bombardieri[21].

Giappone

Le forze giapponesi presenti nella zona di operazioni erano rappresentate dall'Armata del Kwantung che, al momento dell'attacco sovietico, disponeva di circa 700.000 effettivi[22]. Parte di questi uomini erano inquadrati in quattro reggimenti carri, di cui due creati solamente quattro giorni prima dell'offensiva sovietica.[23]

Terreno

Il teatro di operazioni sul quale era previsto l'attacco verso le forze giapponesi oltre la frontiera della Manciuria faceva parte delle regioni di Chabarovsk e di Zabajkal'e e il terreno era costituito da una pianura lunga circa 2.000 chilometri che, partendo da Blagoveščensk, giungeva fino a Port Arthur. Il terreno era delimitato a settentrione dal fiume Amur e dalle montagne del Khingan e a oriente dal fiume Ussuri e dalla catena montuosa di Kunlun[18].

Piani operativi

Le forze dell'Armata Rossa incaricate dell'offensiva di terra verso la Manciuria occupata dalle forze nipponiche furono poste al comando del maresciallo Aleksandr Michajlovič Vasilevskij e vennero divise in tre gruppi di armate: a ovest il gruppo del maresciallo Rodion Jakovlevič Malinovskij, affiancato dall'esercito della Mongolia Esterna, con il compito di sfondare le linee giapponesi ai lati del lago Dalai-Nor e successivamente di valicare la catena montuosa del Grande Khingan per poi ridiscendere ed avanzare nella pianura mancese con obiettivo le città di Harbin e Hsinking[22]; sulla frontiera di nord-est erano schierate le forze del 2º fronte dell'estremo oriente, comandate dal generale Maksim Purkayev, appoggiate dalla flotta fluviale dell'Amur, con il duplice compito di oltrepassare i fiumi Amur e Ussuri per congiungersi con le truppe di Malinovskij ad Harbin e di occupare il lato meridionale dell'isola di Sachalin per poi sbarcare nell'arcipelago delle isole Curili[22]; il terzo gruppo, comandato dal maresciallo Kirill Afanas'evič Mereckov, aveva il compito di convergere da nord-est su Harbin e Hsinking. Le forze di terra erano appoggiate dalla Flotta del Pacifico, comandata dall'ammiraglio Ivan Stepanovich Yumashev, con l'ulteriore incarico di sbarcare truppe nei porti della Corea del Nord[22].

L'attacco

L'8 agosto i sovietici iniziarono l'offensiva senza incontrare significativa resistenza e senza preparazione di artiglieria; il 7º Corpo meccanizzato e il 5º Corpo meccanizzato della Guardia penetrarono direttamente in Manciuria con una velocità che raggiunse punte di 40 chilometri all'ora. Le truppe sovietiche soffrirono per il clima torrido e le difficoltà nei rifornimenti; già dall'11 agosto mancò il carburante e occorsero 1.755 voli per rifornire le colonne. La 36ª Armata riprese l'avanzata raggiungendo il 18 agosto Hailar e facendola capitolare il giorno stesso.

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Marinai sovietici della Flotta del Pacifico dopo la conquista di Port Arthur

La 39ª Armata lottò contro unità giapponesi della 107ª Divisione a Wangyehmiao, che cadde solo il 21, non essendo a conoscenza della resa del 15 agosto. Alcuni gruppi giapponesi continuarono a opporre resistenza in quella zona, e sebbene il 24 agosto 7.850 soldati si arresero, la resistenza durò isolatamente fino al 30 agosto. Dal 24 al 29 agosto la 9ª Armata carri occupò Shenyang (nota un tempo come Mukden, dove il 34º Reggimento carri giapponese si arrese senza combattere)[23] e Dalian (nota anche col nome giapponese di Dairen e con quello inglese di Porth Arthur) dopo aver percorso 1.120 chilometri ed essere stata fermata soltanto dalla mancanza di carburante.

Sul 1º fronte dell'estremo oriente parecchie città furono occupate nei primi due giorni e altre caddero nei giorni seguenti. Linkou nella provincia del Heilongjiang resistette dall'11 al 14 agosto, ma infine dovette capitolare. Fu-achin resistette dal 17 al 25 agosto e il generale Purkaev dovette impegnarsi a fondo per conquistarla. Mentre sul fronte occidentale la 2ª Armata sovietica avanzava celermente, il maresciallo Vasilevskij decise di occupare l'isola di Sachalin. I sovietici sbarcarono l'11 agosto, ma cozzarono contro un'accanita resistenza da parte dei 20.000 difensori giapponesi. La conquista dell'isola fu solo parziale e fu completata soltanto con la comunicazione della capitolazione.

Il 18 agosto, tre giorni dopo la resa del Giappone, le truppe sovietiche invasero anche le isole Curili, conquistandole una ad una. In questa guerra di soli ventidue giorni, secondo le stime sovietiche, l'Armata Rossa subì 11.120 morti e 911 dispersi, consumando 361.079 proiettili e 1.023.697 pallottole. Riguardo alle perdite giapponesi, le valutazioni sono discordi: i sovietici stimarono a 83.736 perdite, oltre a 594.000 prigionieri, mentre le stime giapponesi parlano di soli 21.000 morti.

Note

  1. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 747.
  2. ^ Liddell Hart 2009, p. 971.
  3. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 748.
  4. ^ (EN) Denuncia del patto di non aggressione Archiviato il 7 settembre 2006 in Internet Archive. 5 aprile 1945. (Avalon Project, Università di Yale)
  5. ^ Boffa 1990, vol. III, pp. 164, 185 e 249.
  6. ^ Boffa 1990, vol. III, pp. 289-290.
  7. ^ Boffa 1990, vol. I, pp. 232-233.
  8. ^ Boffa 1990, vol. III, p. 288.
  9. ^ Boffa 1990, vol. II, p. 187.
  10. ^ Glantz 2010, p. 35.
  11. ^ Glantz 2010, pp. 35-37.
  12. ^ Boffa 1990, vol. III, p. 306.
  13. ^ a b c d Biagi 1995 vol. VIII, p. 2565.
  14. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 740.
  15. ^ a b Liddell Hart 2009, p. 968.
  16. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 746.
  17. ^ a b Liddell Hart 2009, p. 969.
  18. ^ a b c Biagi 1995 vol. VIII, p. 2714.
  19. ^ Biagi 1995 vol. VIII, p. 2720.
  20. ^ Liddell Hart 2009, p. 973.
  21. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 747.
  22. ^ a b c d Biagi 1995 vol. VIII, p. 2716.
  23. ^ a b Rottmann, Takizawa 2008, p. 57.

Bibliografia

  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. VIII, Fabbri Editori, 1995, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, voll. I, II e III, Roma, l'Unità, 1990, ISBN non esistente.
  • David Glantz, Jonathan House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, Gorizia, LEG, 2010, ISBN 978-88-6102-063-4.
  • Basil H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, Milano, Oscar Storia, Mondadori, 1970, ISBN 978-88-04-42151-1.
  • (EN) Gordon L. Rottmann, Akira Takizawa, World War II Japanese Tank Tactics, Oxford, Osprey Publishing, 2008, ISBN 978-1-84603-234-9.
  • Cesare Salmaggi, Alfredo Pallavisini, La seconda guerra mondiale, Mondadori, 1989, ISBN 88-04-39248-7.

Altri progetti

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Afanasij Pavlant'evič Beloborodov

Afanasij Pavlant'evič Beloborodov (Akinino-Baklaši, 31 gennaio 190318 gennaio del calendario giuliano – Mosca, 1º settembre 1990) è stato un generale sovietico durante la Seconda guerra mondiale, decorato due volte con il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. Dal 1963 al 1968 comandò il Distretto militare di Mosca.

Armata del Kwantung

L'armata del Kwantung (in giapponese: 関東軍 Kantōgun?; in cinese 關東T, 关东军S, GuāndōngjūnP, Kwan-tung chünW; in coreano 관동군?, Gwandong-gunLR) fu un grande gruppo d'armate dell'Esercito imperiale giapponese creato all'inizio del XX secolo come forza a protezione della Ferrovia della Manciuria meridionale e delle relative aree in concessione.

Diventò il più grande e prestigioso comando all'interno dell'esercito e ne fecero parte numerosi esponenti di spicco della casta politico-militare giapponese; per tale motivo l'armata divenne negli anni trenta un polo alternativo di potere rispetto al governo centrale. Prova di ciò fu la creazione dello Stato del Manciukuò, avvenuta indipendentemente dalla volontà del governo nipponico (che riconobbe il nuovo Stato dopo sei mesi dalla sua fondazione) e la successiva invasione della Cina (seconda guerra sino-giapponese).

Durante la seconda guerra mondiale l'armata del Kwantung rimase inattiva sul confine con l'Unione Sovietica anche se nel 1941 e nel 1942 vennero studiati possibili piani di invasione dell'Estremo Oriente sovietico per sfruttare la situazione creata dall'inizio della guerra sul fronte orientale. In conseguenza dell'andamento negativo per il Giappone della campagna del Pacifico contro gli Alleati, l'armata del Kwantung venne progressivamente indebolita anche se nell'agosto 1945 era costituita ancora da 31 divisioni di fanteria e 12 brigate autonome. Il 9 agosto 1945 l'Armata Rossa, che aveva raggruppato un formidabile schieramento di truppe e mezzi corazzati sul confine del Manciukuò, passò all'attacco con 80 divisioni e quattro corpi meccanizzati sbaragliando in breve tempo l'armata del Kwantung che si arrese il 19 agosto 1945; i sovietici catturarono 609 000 prigionieri nipponici.

Campagna del Giappone

La campagna del Giappone fu una serie di battaglie e combattimenti all'interno e attorno alle isole del Giappone, tra gli Alleati e le forze dell'Impero giapponese durante le ultime fasi della guerra del Pacifico durante la seconda guerra mondiale. La campagna durò dal giugno 1944 fino all'agosto 1945.

Guerra del Pacifico (1941-1945)

La guerra del Pacifico (太平洋戦争? lett. Taiheiyō Sensō), conosciuta come grande guerra dell'Asia orientale (大東亜戦争? lett. Dai Tō-A Sensò), è stato un conflitto svoltosi nella metà occidentale dell'Oceano Pacifico, nel sud-est asiatico e nella Cina occupata dall'esercito imperiale giapponese. Venne combattuta tra l'Impero giapponese facente parte delle Potenze dell'Asse e lo schieramento alleato comprendente Stati Uniti d'America, Regno Unito, Cina, Australia, Paesi Bassi e Nuova Zelanda; l'Unione Sovietica rimase neutrale fino all'agosto 1945 quando intervenne in Manciuria per recuperare i territori appartenuti all'Impero russo.

Parte integrante della seconda guerra mondiale, ha le sue radici nel processo di militarizzazione capillare del Giappone e nello sviluppo di un'ideologia panasiatica dannosa per le potenze coloniali dell'area, che portò l'impero nipponico a condurre un'aggressiva politica estera. Quando gli Stati Uniti procedettero a strangolarne l'economia con un embargo, esso si risolse a programmare la conquista di territori ricchi di petrolio: dopo l'Attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, il Giappone eseguì una fulminea espansione nel Pacifico e nelle isole del sud-est asiatico con l'appoggio della Thailandia e di vari movimenti indigeni nazionalisti, stabilendo una "Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale".

La potenza militare nipponica, però, subì un duro e improvviso arresto alla battaglia delle Midway nel giugno 1942 che segnò la prima rivincita del fronte alleato: al susseguirsi di disfatte aeronavali e sconfitte terrestri si affiancarono i bombardamenti aerei statunitensi sul suolo metropolitano giapponese, che culminarono nel lancio di due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945. Dopo l'entrata in guerra anche dell'Unione Sovietica e il paese in ginocchio, l'Imperatore Hirohito impose la sua decisione di cessare le ostilità al bellicoso clan militarista: la mattina del 15 agosto il Giappone si arrese senza condizioni agli Alleati, firmando la capitolazione il 2 settembre sulla corazzata USS Missouri, ancorata nella baia di Tokyo.

Tra le conseguenze della resa il Giappone dovette rinunciare a tutte le conquiste effettuate dal 1894, e i territori che aveva assoggettato divennero paesi sovrani prima degli anni cinquanta. La fine della guerra del Pacifico aprì inoltre l'Asia e gli arcipelaghi oceanici al cammino verso la decolonizzazione e l'indipendenza, scontrandosi con l'intransigenza delle potenze europee che avrebbero voluto reimpossessarsi dei loro imperi prebellici.

Guerre di confine sovietico-giapponesi

Le guerre di confine sovietico-giapponesi furono una serie di conflitti occorsi tra il 1932 ed il 1945, senza una formale dichiarazione di guerra, tra Unione Sovietica e Repubblica Popolare Mongola da una parte ed Impero giapponese ed il suo stato fantoccio Manciukuò dall'altra.

Ivan Stepanovič Jumašev

Ivan Stepanovič Jumašev (Tiflis, 9 ottobre 1895, 27 settembre del calendario giuliano – Leningrado, 2 settembre 1972) è stato un ammiraglio e politico sovietico, comandante in capo della Marina militare sovietica dal gennaio 1947 al luglio 1951.

Maksim Alekseevič Purkaev

Maksim Alekseevič Purkaev (Dubënskij rajon, 26 agosto 1894 – Mosca, 1º gennaio 1953) è stato un generale e politico sovietico, importante ufficiale dell'Armata Rossa.

Occupazione sovietica della Manciuria

L'occupazione sovietica della Manciuria durò dall'agosto 1945, quando i sovietici invasero la Manciuria all'inizio della guerra sovietico-giapponese, fino al maggio 1946, quando si ritirarono, lasciando il territorio in mano ai comunisti cinesi che ne fecero un importante baluardo per la diffusione del comunismo nella Cina continentale durante la guerra civile cinese.

Otozō Yamada

Otozō Yamada (Prefettura di Nagano, 6 novembre 1881 – Giappone, 18 luglio 1965) è stato un generale giapponese.

Fu comandante dell'Esercito di spedizione giapponese nella Cina centrale dal 1938 al 1939, dell'Armata del Kwantung e delle truppe giapponesi in Manciuria nel 1945 durante l'invasione sovietica. In seguito alla resa del Giappone fu preso prigioniero dai sovietici e deportato a Chabarovsk nel locale campo per prigionieri. Fu incriminato durante il processo per Crimini di guerra di Khabarovsk e condannato a 25 anni da spendere in un campo di lavoro riguardo alle attività dell'Unità 731.

Dopo il suo rilascio nel 1956 fu rimpatriato in Giappone ove morì nel 1965.

Prefettura di Karafuto

La prefettura di Karafuto (樺太庁 Karafuto-Cho), comunemente chiamata Sud di Sachalin, è stata una divisione amministrativa giapponese dal 1905 al 1945, corrispondente al territorio meridionale dell'isola di Sachalin.

Dopo il trattato di Portsmouth del 1905, la porzione territoriale di Sachalin a sud del 50º parallelo N diventò una colonia del Giappone. Nel 1907 fu istituita la prefettura di Karafuto, con la sua capitale a Otomari (大泊, ora Korsakov) e successivamente a Toyohara (豊原, ora Južno-Sachalinsk). Con la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, Karafuto fu occupata dalle truppe sovietiche nel 1945 e successivamente la sua amministrazione passò all'URSS, mentre quella giapponese cessò di funzionare. La prefettura di Karafuto fu formalmente abolita come entità giuridica il 1º giugno 1949. Dal 1951, la parte meridionale di Sachalin è stata annessa alla Russia.

Seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale vide contrapporsi, tra il 1939 e il 1945, le potenze dell'Asse e gli Alleati che, come già accaduto ai belligeranti della prima guerra mondiale, si combatterono su gran parte del pianeta. Il conflitto ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'attacco della Germania nazista alla Polonia e terminò, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, in quello asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

È considerato il più grande conflitto armato della storia, costato all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri con un totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni di individui; le popolazioni civili si trovarono coinvolte nelle operazioni in una misura sino ad allora sconosciuta, e furono anzi bersaglio dichiarato di bombardamenti a tappeto, rappresaglie, stermini, persecuzioni e deportazioni. In particolare il Terzo Reich portò avanti con metodi ingegneristici l'Olocausto per annientare, tra gli altri, le popolazioni di origine o etnia ebraica e perseguì una politica di riorganizzazione etnico-politica dell'Europa centro-orientale che prevedeva la distruzione o deportazione di intere popolazioni slave, degli zingari e di tutti coloro che il regime nazista riteneva "indesiderabili" o nemici della razza ariana.

Al termine della guerra l'Europa, ridotta a un cumulo di macerie, completò il processo di involuzione iniziato con la prima guerra mondiale e perse definitivamente il primato politico-economico mondiale, che fu assunto in buona parte dagli Stati Uniti d'America; a essi si contrappose l'Unione Sovietica, l'altra grande superpotenza forgiata dal conflitto, in un teso equilibrio geopolitico internazionale noto come guerra fredda. Le immani distruzioni della guerra portarono alla nascita dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), avvenuta al termine della Conferenza di San Francisco il 26 giugno 1945.

Seiichi Kita

Seiichi Kita (喜多 誠 Kita Seiichi; Prefettura di Shiga, 20 dicembre 1886 – Chabarovsk, 7 agosto 1947) è stato un generale giapponese, durante la Seconda guerra mondiale comandante della 1° armata regionale giapponese dal settembre del 1944 fino alla fine della guerra, morì da prigioniero in Unione Sovietica.

Sergej Matveevič Štemenko

Sergej Matveevič Štemenko, in russo: Сергей Матвеевич Штеменко? (Urjupinsk, 20 febbraio 1907 – Mosca, 23 aprile 1976), è stato un generale sovietico, Capo di stato maggiore generale delle Forze armate sovietiche dal 1948 al 1952.

Type 45 (obice)

L'obice da 240 mm Type 45 (四五式二十四糎榴弾砲 Yongo-shiki Nijyūyon-senchi Ryūdanhō?) era un obice pesante da assedio usato dall'Esercito imperiale giapponese dalla prima alla seconda guerra mondiale. Il nome era dovuto all'anno di adozione da parte dell'Esercito imperiale, il 45º di regno dell'imperatore Meiji, cioè il 1912. Fu la prima arma da assedio interamente progettata in Giappone.

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