Geroglifici egizi

I geroglifici egizi sono i segni scolpiti che compongono il sistema di scrittura monumentale utilizzato dagli antichi Egizi, che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici. L'uso di questo tipo di scrittura era riservato a monumenti o qualsiasi oggetto, come stele e statue, concepiti per essere eterni; la scrittura corrente e quotidiana in Egitto era quella ieratica. Un sistema simile venne utilizzato anche dalla civiltà minoica, tra il 2000 a.C. e il 1650 a.C. circa.

Egyptian funerary stela
Geroglifici su una stele funeraria egizia

Etimologia

Il termine geroglifico deriva dal latino hieroglyphicus, a sua volta dal greco ἱερογλυφικός (hieroglyphikós) nella locuzione ἱερογλυφικά [γράμματα] hieroglyphikà [gràmmata], "[segni] sacri incisi" composta dall'aggettivo ἱερός hieròs, che significa "sacro", e il verbo γλύφω glýphō, che significa "incidere"[1]. Il riferimento all'incisione risiede nel fatto che questi simboli erano solitamente incisi, appunto, sulla pietra e quindi utilizzati come scrittura monumentale (come ad esempio i templi, assumendo quindi valore sacro), accanto allo ieratico utilizzato invece per la scrittura corrente su papiro. Il termine egizio per geroglifici è traslitterato come mdw nṯr (spesso trascritto, perché così convenzionalmente pronunciato, medu netjer), letteralmente "parole del dio", con riferimento al dio Thot cui era attribuita l'invenzione della scrittura.

Storia ed evoluzione

Amada ( 110 miles south of Aswan, left bank ). Temple founded by Tuthmosis III
Geroglifici in un tempio fondato per Thutmose III.

Per molti anni, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Tavoletta di Narmer, trovata durante gli scavi a Hierakonpolis (la moderna Kawm al-Ahmar) alla fine del XIX secolo, databile al 3000 a.C. circa. Nel 1998 un'équipe archeologica tedesca durante gli scavi ad Abydos (la moderna Umm el-Qa'ab) scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d'argilla iscritte con proto-geroglifici. Questo sepolcro è stato datato al 3200 - 3100 a.C circa[2].

In seguito allo sviluppo e alla diffusione della scrittura tra la popolazione egizia, le forme dei glifi si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico (usato fin dai tempi più antichi per la scrittura su papiro) e il demotico (derivato dallo ieratico, prima come semplice stenografia e diventato poi di uso comune a partire dalla XXVI dinastia). La scrittura geroglifica rimase in uso come forma cerimoniale ed epigrafica.

I geroglifici continuarono a essere usati anche dopo la conquista dell'Egitto ad opera di Alessandro Magno e anche per tutto il periodo della dominazione romana. È indicativo che la Stele di Rosetta, testo di epoca tolemaica, contenga lo stesso testo sia in forma geroglifica che demotica (oltre che in greco).

È probabile che la scrittura geroglifica tarda divenne più complessa, almeno in parte, come risposta al cambiamento della situazione politica. Alcuni ipotizzano che i geroglifici avessero la funzione di distinguere i 'veri egiziani' dai conquistatori stranieri (e i loro alleati locali). Questo aspetto potrebbe spiegare il travisamento che si evidenzia nei commenti superstiti degli scrittori greci e romani riguardo ai geroglifici. Gli autori greco-romani interpretarono, infatti, la scrittura geroglifica come un sistema allegorico, se non addirittura magico, di trasmissione di conoscenze segrete e mistiche. Sarebbe così spiegata anche l'inesatta traduzione creata da Clemente Alessandrino per descrivere la pittografia egizia, interpretata come scrittura 'sacra'.

Dal IV secolo furono pochi gli Egiziani capaci di leggere questa scrittura, e il "mito" dei geroglifici si sviluppò. L'utilizzo monumentale dei geroglifici cessò dopo la chiusura di tutti i templi non cristiani voluta nel 391 dall'imperatore romano Teodosio I; l'ultima iscrizione nota, il cosiddetto "Graffito di Esmet-Akhom", nel Tempio di Iside a File, fu inciso il 24 agosto 394 in occasione del natale di Osiride.

Sempre nel IV secolo apparvero gli Hieroglyphica di Orapollo, una 'spiegazione' di quasi 200 segni. L'opera, autorevole ma ricca di errate interpretazioni, fu un ulteriore impedimento alla decifrazione della scrittura egizia. Mentre gli studiosi del passato hanno enfatizzato le origini greche dell'opera, ricerche recenti hanno messo in risalto residui di conoscenze genuine e interpretato il lavoro come un disperato tentativo di un intellettuale egiziano di recuperare un passato ormai sepolto. Comunque gli Hieroglyphica esercitarono una notevole influenza sul simbolismo del Rinascimento, e in modo particolare sul libro degli emblemi di Andrea Alciato e anche sulla Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna.

I primi studiosi moderni che avviarono progressivamente l'opera di raggiungimento alla decifrazione più o meno definitiva si collocano dalla seconda metà del XVI secolo fino a tutto il XIX secolo[3]; soprattutto il famoso Athanasius Kircher nel XVII secolo che aveva legittimamente basato la sua opera di analisi della scrittura partendo da una pura base speculativa che caratterizzava la natura della scrittura stessa, e giungendo a formulare nel suo trattato di decifrazione una teoria non ortografica che prendeva come oggetto di partenza per l'analisi il concetto di scrittura speculativa, cioè frutto di procedimenti mentali che idealizzavano, l'oggetto, l'animale, il quale si intendeva rappresentare graficamente in modo da poterne ricavare un suono ben determinato e quindi trascriverlo graficamente (i geroglifici egizi sono infatti a tutti gli effetti dei veri e propri ideogrammi); l'interpretazione di Kircher è importante nonché significativa ai fini dello studio simbolico della natura di concepimento speculativo-grafico di questi caratteri; su queste basi sia Thomas Young che Jean-François Champollion stabilirono il loro percorso di lettura comparata per quel che concerne lo stabilire l'esattezza del suono acustico di ciascun carattere ma tralasciando quasi del tutto il loro significativo valore simbolico.

Champollion infatti concepì la sua decifrazione seguendo un sistema comparativistico con le lettere greche incise simultaneamente lungo il testo geroglifico riportato sulla Stele di Rosetta, mirando la sua scoperta verso la più attendibile delle ipotesi, quella cioè che ogni ideogramma potesse racchiudere in un solo carattere uno o più suoni fonetici. La lettura di Champollion dunque mira alla decifrazione solamente fonica e non simbolica, argomento quest'ultimo ancora al giorno d'oggi oggetto di studio. La scoperta della Stele di Rosetta da parte delle truppe napoleoniche durante l'invasione dell'Egitto fu l'evento che fornì le informazioni necessarie che permisero tale operazione a Champollion. La stele riportava semplicemente l'avvenuto matrimonio di un dignitario.

Scrittura

Segni monoconsonantici
Segno Traslitterazione Pronuncia Note
A
3 a chiamato aleph, occlusiva glottidale sorda
avvoltoio egiziano
i
i/a chiamato yod, approssimante palatale
canna
ii
o
y
y y doppio yod
paio di canne o due barre
a
a chiamato ajin, fricativa faringale sonora
braccio
w
o
W
w w/u chiamato waw, approssimante labiovelare sonora
pulcino di quaglia o sua abbreviazione ieratica
b
b b piede
p
p p stuoia di canna o sgabello
f
f f vipera (vipera della sabbia)
m
m m civetta
n
n n acqua
r
r r bocca
h
h h tettoia di giunchi o cortile
H
h h enfatica, fricativa faringale sorda
treccia di lino o lucignolo
x
kh fricativa velare sorda
placenta o setaccio
X
kh fricativa palatale sorda
ventre e coda di un animale
s
o
z
s s stoffa piegata o chiavistello
S
š sh stagno
q
k k enfatica, occlusiva uvulare sorda
pendio
k
k k cesto con manico
g
g g supporto di vaso
t
t t focaccia
T
tj occlusiva palatale sorda
briglia
d
d d mano
D
dj occlusiva palatale sonora
cobra

È un sistema complesso, una scrittura figurativa, simbolica e fonetica insieme, nello stesso testo, nella stessa frase, potrei addirittura dire nella stessa parola.

(Jean-François Champollion. Lettera a M. Dacier, 27 settembre 1822)

I geroglifici consistono di tre tipi di caratteri:

  • caratteri fonetici, inclusi quelli di un unico fonema, come un alfabeto, ma anche molti caratteri rappresentanti una o più sillabe
  • ideogrammi, rappresentanti una parola
  • determinativi, i quali indicano la categoria semantica della pronuncia di una parola senza specificarne il significato preciso

La scrittura geroglifica consta di 24 caratteri principali (simboli per un singolo fonema), ai quali si aggiungono molti più segni biconsonantici (simboli per due fonemi combinati). Vi sono anche segni triconsonantici (tre fonemi), anche se sono meno comuni degli altri. In totale la scrittura geroglifica consta di più di 6900 caratteri, compresi raggruppamenti e varianti[4].

L'orientamento dei segni geroglifici può essere in linea od in colonna. I geroglifici scritti in orizzontale possono essere letti in maniera destrorsa o sinistrorsa secondo l'orientamento delle figure descritte (se sono rivolte a destra la lettura è da destra verso sinistra). Nel caso fossero disposti verticalmente vanno letti dall'alto verso il basso. Anche nel caso di più simboli presenti in una stessa riga e disposti "uno sopra l'altro", vanno letti dall'alto verso il basso.

Siccome il sistema di scrittura egizio non trascriveva le vocali, la maggior parte di esse è oggi ignota e la lettura è aiutata dall'aggiunta di una e interconsonantica puramente convenzionale. Per esempio: nfr -> nefer = bello, buono.

Il termine egizio per 'Tolomeo' è scritto in geroglifico nel seguente modo:

p
t
wAl
M
iis
Egypt Hieroglyphe2
Geroglifici egizi. Tempio di Komombo

Le lettere nel cartiglio soprastante sono:

P
T
O L
M
Y S

dove EE è considerata una lettera singola ed è traslitterata I o Y.

Un altro esempio della modalità di scrittura geroglifica può trovarsi nei due significati della parola egizia pr (solitamente pronunciato per). Il suo primo significato è 'casa', e la sua rappresentazione geroglifica è:

pr
Z1

In questo caso il geroglifico di 'casa' funziona come un ideogramma: esso rappresenta la parola con un singolo segno. La barra verticale sottostante il geroglifico è un modo comune di indicare che un segno sta funzionando come ideogramma.

Il termine pr può anche significare 'uscire'. Quando questa parola è scritta, il geroglifico 'casa' è utilizzato come simbolo fonetico:

pr
r
D54

In questo caso il geroglifico 'casa' sta per le consonanti pr. Il segno 'bocca' sottostante è un complemento fonetico: si legge come r, rinforzando la lettura fonetica di pr. Il terzo segno grafico è il determinativo, è un ideogramma che fornisce al lettore il significato generale di cosa è scritto: qui implica un verbo di movimento.

Acta Eruditorum - I geroglifici, 1714 – BEIC 13384397
Tavola illustrata degli Acta Eruditorum con geroglifici

Fernand Crombette ritenne, con un'interpretazione personale, che ai geroglifici, oltre il senso ovvio che gli fu attribuito da Champollion, vadano attribuiti molti altri sensi: il senso proprio, il senso imitativo, il senso simbolico, il senso allegorico, laudativo, enigmatico. In ciò affermando di seguire la lezione di san Clemente d'Alessandria, che essendo vissuto nel II secolo d.C. quando erano ancora attivi i sacerdoti dell'antico culto egiziano, doveva avere qualche cognizione di causa. La traduzione di Crombette del cartiglio Tolomeo della stele di Rosetta infatti non ne altera il nome ma ne riporta anche un supposto significato allegorico:

  • Tolomeo in greco significa “il bellicoso, il coraggioso, che colpisce di terrore”: in geroglifici, questo sarà reso dal leone
  • Egli ha stabilito la sua capitale ad Alessandria, la città più grande delle altre, situata sul mare: sarà dunque messo al di sopra del doppio gomito che rende queste idee
  • Egli ha stabilito degli dèi (indicati dal quadrato che sta sull'arco che rappresenta la terra)
  • Piace agli dèi di quelli che ha conquistato, figurati dal laccio
  • È associato alla regina (ed ecco le due canne) nella direzione, indicata dal chiavistello

Le idee di Crombette non hanno trovato consenso nella comunità degli egittologi.

Note

  1. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979, p. 186.
  2. ^ La posizione della tomba nella necropoli arcaica e il suo arredo denotano una sicura appartenenza al periodo detto di «Naqada Illa2», datato a circa un secolo e mezzo prima dell'inizio della I Dinastia.
  3. ^ Acta Eruditorum, Leipzig, 1714, p. 127. URL consultato il 22 maggio 2018.
  4. ^ www.ccer.nl Archiviato il 3 marzo 2009 in Internet Archive..

Bibliografia

  • James P. Allen, Middle Egyptian: An Introduction to the Language and Culture of Hieroglyphs, Cambridge University Press, 2000.
  • Maria Carmela Betrò, Geroglifici, Mondadori, Milano, 1995, ISBN 88-04-40389-6
  • Mark Collier, Bill Manley, Come leggere i geroglifici egizi, Giunti, Firenze, 2003, ISBN 88-09-02862-7
  • Fernand Crombette, Petit Dictionnaire systématique des Hiéroglyphes égyptiens, Ceshe asbl, Tournai, réf. 2.16, 1981
  • Alan Gardiner, Egyptian Grammar: being an introduction to the study of hieroglyphs, 3a ed., Griffith Institute (Ashmolean Museum), Oxford, 1927-1950-1957
  • Christian Jacq, Il segreto dei geroglifici, Piemme, Casale Monferrato, 1997, ISBN 88-384-2377-6
  • Sergio Pernigotti, Leggere i geroglifici, La Mandragora, Casalecchio di Reno (BO), 1988-2002 (nuova edizione arricchita), ISBN 8888108432
  • David Sandison, L'arte egiziana nei geroglifici, Idea Libri, Rimini, 1997, ISBN 88-7082-367-9

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Alfabeto greco

L'alfabeto greco è un sistema di scrittura composto da 24 lettere (7 vocali e 17 consonanti) e risale al IX secolo a.C.; deriva dall'alfabeto fenicio, nel quale a ogni segno era associato un solo suono.

A loro volta, gli stessi segni dell'alfabeto fenicio deriverebbero da una semplificazione di alcuni geroglifici egizi i quali, per il principio dell'acrofonia, persero il loro significato iniziale, lasciando a ciascun segno solo il valore fonetico.Dal momento che la scrittura fenicia era di tipo appercettivo, ovvero venivano indicate solo le consonanti che dovevano poi essere integrate da suoni vocalici non specificati (e quindi solo un fenicio era in grado di leggere una parola scritta in fenicio), i Greci dovettero trasformare alcune lettere fenicie non usate nel loro alfabeto per indicare i suoni vocalici, che nell'alfabeto greco sono basilari tanto per una questione metrica quanto per il problema della flessione delle parole e degli articoli.

Nell'antica Grecia le lettere venivano usate anche per scrivere i numeri, posponendo al simbolo grafico un segno molto simile a un apostrofo, in maniera analoga ai numeri romani usati dai Latini.

Le lettere dell'alfabeto greco sono molto utilizzate oggi per numerosi altri scopi: in matematica e in fisica per indicare gli angoli e le costanti, in astronomia per assegnare il nome alle stelle, e così via.

Dall'alfabeto greco bizantino deriva l'alfabeto glagolitico da cui a sua volta deriva l'alfabeto cirillico.

Alfabeto meroitico

L'alfabeto meroitico è un alfabeto di origine geroglifica e demotica che fu usato nel Regno di Meroë fino al 200 a.C. e che è alla base probabilmente della lingua nubiana antica in uso nei successivi regni Nubiani, poi riscritta in un onciale derivato dall'alfabeto greco che adottava tre degli antichi glifi meroitici.

Essendo sostanzialmente alfabetico, il meroitico si basava su un principio diverso dai geroglifici egizi. Alcuni studiosi, quali Haarmann, credono che l'alfabeto greco abbia avuto un ruolo essenziale in questo sviluppo, soprattutto perché il meroitico aveva lettere per le vocali; va comunque detto che le differenze di lettura con un alfabeto fonetico come il greco restavano notevoli.

Nonostante la struttura fonetica, la vocale /a/ veniva abitualmente inserita nelle sillabe, a meno che non fosse indicato un segno vocale diverso, e una consonante isolata era sempre indicata con la vocale /e/ (schwa) a seguire il segno. Pertanto, le due lettere me rappresentavano sia la sillaba /me/ che la consonante isolata /m/; la sillaba ma era scritta con una lettera, e mi con due. Altre sillabe avevano segni specifici. In questo senso, si tratta dunque di un alfabeto "semi-sillabico", vagamente simile alle scritture abugida indiane che si svilupparono grosso modo nello stesso periodo. Diverse consonanti in fine di sillaba, come /n/ e /s/, venivano spesso omesse.

C'erano 23 segni in totale. Questi includevano quattro vocali:

a (solo all'inizio di una parola; altrimenti /a/ veniva letta ancorché non presente), e (o schwa), i, o (o u);14 consonanti (con una vocale /a/ a seguirle, se non precedevano un segno vocalico differente):

y(a), w(a), b(a), p(a), m(a), n(a), r(a), l(a), ch(a) (probabilmente palatale, come ich in tedesco, o uvulare, come l'olandese dag), kh(a) (velare, come nel tedesco Bach), k(a), q(a), s(a) o sh(a), d(a);e parecchie sillabe:

ne o ny(a), se o s(a), te, to, t(a) o ti.Alcune dispute si sono accese sul dubbio che la sillaba se rappresentasse una sillaba vera e propria o la consonante isolata /s/, magari per distinguere s da /ʃ/; allo stesso modo, si discute per valutare se ne fosse una sillaba o rappresentasse la palatale /ɲ/; così, anche t avrebbe potuto essere una sillaba ti. È stato suggerito che l'uso di sillabe al posto di singole lettere per alcuni suoni abbia potuto essere dovuta al bisogno di rappresentare variazioni dialettiche all'interno di un unico documento alfabetico.

Vi erano due forme grafiche dell'alfabeto meroitico: una forma derivata dai geroglifici, principalmente usata per iscrizioni funerarie e monumenti, e una corsiva, derivata dal demotico. La gran parte dei testi è in quest'ultima forma.

A differenza della scrittura egizia, vi era una semplice corrispondenza parallela tra le due forme di scrittura, eccezion fatta per la forma corsiva, dove le consonanti erano spesso unite in una legatura alla seguente i.

La direzione della scrittura andava su righe da destra a sinistra, dal basso verso l'alto per il corsivo; per il geroglifico, la scrittura andava in colonne dall'alto verso il basso, da destra a sinistra. I testi incisi sui monumenti generalmente iniziavano nel verso del monumento, di modo che guardandolo di fronte si avesse l'inizio della scrittura.

Era anche diffuso un segno composto di tre punti allineati orizzontalmente o verticalmente, usato per dividere frasi o parole; si tratta dell'unico strumento di punteggiatura utilizzato.

L'uso del meroitico non è escluso sia stato diffuso anche nei regni nubiani dei secoli seguenti, dove potrebbe avere influenzato l'alfabeto copto con l'introduzione del Cristianesimo in Nubia nel VI secolo d.C.

L'alfabeto fu decifrato nel 1909 da Francis Llewellyn Griffith, un egittologo inglese. Comunque, la lingua in sé non è ancora stata ben decifrata.

Athanasius Kircher

Athanasius Kircher /ata'nazjʊs 'kɪɐ̯çɐ/ (Geisa, 2 maggio 1602 – Roma, 28 novembre 1680) è stato un gesuita, filosofo, storico e museologo tedesco del XVII secolo.

Pubblicò una quarantina di opere, anzitutto nei campi degli studi orientali, della geologia e della medicina. Kircher è stato paragonato al suo confratello gesuita Ruggero Giuseppe Boscovich e a Leonardo da Vinci per la sua enorme varietà di interessi, ed è stato onorato con il titolo di "maestro in un centinaio d'arti". Insegnò per più di quarant'anni nel Collegio Romano, dove allestì una wunderkammer.

Christine Morton-Shaw

Christine Morton-Shaw (...) è una scrittrice britannica.

Ha passato l'infanzia a Blackburn, nel Lancashire e ha ottenuto un Master universitario in scrittura creativa. Ha pubblicato molti libri illustrati per bambini. Sposata con sei figli, vive a Sheffield in Inghilterra.

È affascinata dai geroglifici egizi e dagli indizi lasciati dal passato attraverso i diari personali che - ella dice - sono una delle sue fonti di ispirazione letteraria. The Riddles of Epsilon (in italiano: L'enigma di Epsilon) è stato il suo primo romanzo.

Columba livia domestica

Il piccione domestico (nome scientifico Columba livia domestica) è una varietà dei Columbidae che deriva dal piccione selvatico, il primo uccello che sia mai stato addomesticato. L'addomesticamento dei piccioni più di 5000 anni fa è attestato sia dalle tavolette cuneiformi della Mesopotamia sia dai geroglifici egizi.. Gli studiosi ipotizzano che i primi addomesticamenti risalgano a 10.000 anni fa.

Decreto di Canopo

Il decreto di Canopo è un'iscrizione bilingue formata da tre scritture. Fu scritta con tre sistemi di scrittura: geroglifici egizi, demotico e greco, su un'antica stele memoriale in pietra, la cosiddetta stele di Canopo. L'iscrizione è un decreto dei sacerdoti egizi in onore del faraone Tolomeo III, della regina Berenice sua moglie e della loro figlia Berenice, e fu scolpita nel 238 a.C.

Geroglifici corsivi

I geroglifici corsivi sono un tipo di geroglifici egizi solitamente impiegato per la redazione di testi religiosi su papiro, come ad esempio il Libro dei morti. Fu un modo di scrivere particolarmente comune nell'epoca ramesside e molti testi famosi, come il Papiro di Ani, lo utilizzano. Anche alcuni testi dei sarcofagi sono stati scritti in questo modo.

Questo stile di scrittura fu sviluppato per risolvere due grandi problemi intrinseci della scrittura geroglifica, cioè il lungo tempo necessario a scrivere e le difficoltà incontrate quando non si doveva incidere i simboli su pietra. I geroglifici corsivi erano infatti utilizzati in contesti in cui l'estetica non aveva grande importanza: se da una parte la scrittura geroglifica sacra dava molta importanza ai dettagli in modo da rendere ogni simbolo un'opera d'arte a sé, i geroglifici corsivi nella loro forma sono ridotti al minimo indispensabile al riconoscimento del simbolo. Sebbene comunque conservino una parte del loro aspetto figurativo, i geroglifici corsivi sono un passo in avanti verso l'astrazione che porterà alla scrittura ieratica.

I geroglifici corsivi non devono essere confusi con lo ieratico. Lo ieratico è molto più corsivizzato e possiede un gran numero di legature e di segni propri. Ad ogni modo, nei geroglifici corsivi è avvertibile una certa influenza dello ieratico; diversamente dallo ieratico però la lettura può essere sia da destra a sinistra che da sinistra a destra, a seconda del contesto, mentre lo ieratico procede esclusivamente da destra a sinistra.

Geroglifico

Geroglifici egizi

Geroglifico anatolico

Geroglifico cretese

Geroglifico maya

Graffito di Esmet-Akhom

Il graffito di Esmet-Akhom (chiamato anche Philae 436) è l'ultima, cioè la più tarda, iscrizione conosciuta in geroglifici egizi. Si trova nel Tempio di Iside a File, dove fu inciso nel 394 d.C.

Lingua ugaritica

La lingua ugaritica (codice ISO 639-3 uga) è conosciuta solamente nella forma scritta, trovata nella città perduta di Ugarit, in Siria, scoperta da archeologi francesi nel 1928. Oggi estinta, era parlata in quelle regioni tra il XIV e il XII secolo a.C. La scoperta dell'ugaritico è stata estremamente importante per gli studiosi del Vecchio Testamento, in quanto ha permesso di chiarire alcuni testi della Bibbia ebraica tramite paralleli tra la cultura israelitica e quella dei popoli del Vicino Oriente.

L'ugaritico fu la più grande scoperta letteraria dall'antichità fin dalla decifrazione dei geroglifici egizi e la scrittura cuneiforme mesopotamica. Tra i testi letterari scoperti ad Ugarit ci sono la Leggenda di Keret, il Poema epico di Aqhat (o la Leggenda di Danel), il mito di Baal-Aliyan e la Morte di Baal (gli ultimi due riuniti sono conosciuti anche come il Ciclo di Baal), tutti rivelanti una religione cananaica.

Mensa isiaca

La Mensa isiaca è una elaborata tavoletta di bronzo, con intarsi in altri metalli, di epoca romana. Fu per un periodo proprietà del Cardinal Bembo, per cui è nota anche come Tavola bembina.La tavoletta imita i geroglifici dell'antico Egitto.

Fu usata nel XVII secolo da Athanasius Kircher come fonte primaria per sviluppare la sua traduzione dei geroglifici egizi; tuttavia i geroglifici della mensa isiaca non hanno significato e l'interpretazione di Kircher è senza valore.

Fu anche celebrato da successivi occultisti come Eliphas Lévi, William Wynn Westcott e Manly P. Hall come una chiave per interpretare i Libri di Thot e i tarocchi.

Thomas Taylor pretese che fosse questa la tavola che formava l'altare davanti al quale stava Platone quando ricevette l'iniziazione nella sala sotterranea della grande piramide di Giza.

Montu

Montu è una divinità della religione egizia. Era il dio-falco della guerra, incarnazione della vitalità conquistatrice del faraone, particolarmente venerato nell'Alto Egitto e nel distretto di Tebe, benché originario del Delta. Il suo nome è solitamente traslitterato dai geroglifici come Mntw (a causa dell'ambiguità delle traslitterazioni dei geroglifici egizi, il dio è anche chiamato Mont, Monthu, Montju, Mentu o Menthu) e significa "Nomade".

Nove archi

Il geroglifico dei Nove archi è, nella convenzione dei geroglifici egizi, il simbolo utilizzato per indicare i nemici dellAntico Egitto. Nel corso del tempo, i "nemici" vennero identificati con diverse popolazioni (in principio di Nubiani), pertanto non esiste una vera e propria lista di nove popolazioni nemiche. Nella resa grafica, i "Nove archi" sono raffigurati l'uno differente dall'altro, a seconda della rilevanza data al nemico specifico in relazione all'epoca di realizzazione.

Oedipus Aegyptiacus

L'Oedipus Aegyptiacus ("Edipo egiziano") è la più importante opera scritta da Athanasius Kircher sull'egittologia.

I tre volumi di illustrazioni e diagrammi furono pubblicati a Roma nel periodo 1652–1654. Kircher affermò che le sue fonti per l'Oedipus Aegyptiacus erano l'astrologia caldeana, la cabala ebraica, la mitologia greca, la matematica pitagorica, l'alchimia araba e la filologia latina.

Rosetta (software)

Rosetta è un emulatore software sviluppato dalla Apple Inc. che permette alle macchine dotate di processori x86 Intel di utilizzare il software compilato per PowerPC. Il nome è un chiaro riferimento alla Stele di Rosetta, la stele che consentì agli archeologi la decifrazione dei geroglifici egizi. L'emulatore fa uso della tecnologia QuickTransit per ottenere elevate prestazioni durante l'emulazione del processore PowerPC; questa tecnologia utilizza una tecnica di ricompilazione dinamica molto efficiente.

Il programma è stato incluso nel sistema operativo a partire dalla versione Mac OS X Tiger. Nella versione OS X Snow Leopard, il programma non viene installato di default, ma deve essere esplicitamente installato dall'utente. Nella versione OS X Lion, il supporto al programma è stato dismesso e il programma non è più disponibile.

Sais

Sais è il nome greco della località egizia detta Zau, situata sulla sponda orientale del ramo di Rosetta del Nilo. Il nome attuale della località è Sa el-Hagar.

Capoluogo del quinto distretto del Basso Egitto ebbe notevole importanza durante il periodo tardo quando divenne capitale dello stato sotto i sovrani della XXIV, XXVI e XXVIII dinastia.

Fin dalla I dinastia il sito fu importante come sede del culto di Neith.

Dal punto di vista archeologico della Sais egizia rimane ben poco a causa del deliberato smantellamento delle strutture messo in atto per secoli allo scopo di recuperare i materiali da costruzione.

Erodoto descrive la città come decorata da grandi obelischi da un lago sacro e da un imponente naos attribuito ad Ahmose II; mentre, ancora nel XIX secolo Lepsius riferisce di aver rilevato tracce delle fondamenta di un tempio all'interno della cinta muraria.

Secondo alcuni studiosi il tempio di Neith sarebbe stato smantellato solamente nel XIV secolo allo scopo di procurare materiale da costruzione per le città del Cairo e di Rosetta. La famosa Stele di Rosetta, l'iscrizione di epoca tolemaica che ha permesso la decifrazione dei geroglifici egizi, proverrebbe proprio da tale tempio.

Sistema di numerazione egizio

Il sistema di numerazione egizio è un sistema di numerazione usato nell'antico Egitto. È un sistema numerico decimale, scritto sia con i geroglifici sia in ieratico.

Theta

Theta (Θ; θ o ϑ) è l'ottava lettera dell'alfabeto greco.Nel greco antico è una consonante di tipo dentale aspirata (dentale sorda aspirata) /th/, mentre nel greco moderno trascrive la fricativa interdentale sorda /θ/.Il suo valore nel sistema numerico greco è 9.La lettera deriva dalla fenicia teth e, nella sua forma più arcaica, poteva essere scritta oppure , segni derivati dai geroglifici egizi per rappresentare, rispettivamente, una città e il Sole. Da essa si evolve la lettera cirillica fita (Ѳ, ѳ).

Ϣ

La lettera Ϣ (minuscolo ϣ), /ʃi:a/ è la lettera dell'alfabeto copto che rappresenta il suono /ʃ/ (l'italiano sc).

Deriva dalla scrittura demotica, usata in Egitto prima dell'introduzione dell'alfabeto greco, che a sua volta riprende il geroglifico. Questa lettera deriva dal disegno di un lago, che rappresentava lo stesso suono.

Coptic cross.svgCoptiCoptic cross.svg
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