Genesi

Il libro della Genesi (in ebraico: בראשית? bereshìt, lett. "in principio", dall'incipit; in greco Γένεσις, ghènesis, lett. "nascita", "creazione", "origine"; in latino Genesis), comunemente citato come Genesi (al femminile), è il primo libro della Torah del Tanakh ebraico e della Bibbia cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, per opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte.

Nei primi 11 dei suoi 50 capitoli descrive la cosiddetta "preistoria biblica" (creazione, peccato originale, diluvio universale), e nei rimanenti la storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele e di Giuseppe, le cui vite si collocano nel vicino oriente del II millennio a.C. (la datazione dei patriarchi, tradizionale ma ipotetica, è attorno al 1800-1700 a.C., vedi Storia degli Ebrei).

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.

(I primi due versetti del libro della Genesi, nonché l'incipit dell'intera Bibbia e della Torah.)

Introduzione

La Genesi si presenta come un'opera eziologica che ha inizio con la creazione del mondo, per poi raccontare di come Dio creò gli esseri viventi, e in ultimo l'uomo. Segue la storia dei primi esseri umani e quindi delle origini del popolo di Israele, incominciando dalla vita dei suoi patriarchi. Contiene, quindi, le basi storiche per le idee religiose e istituzionali che stanno alla base dello stato di Israele, e serve come introduzione alla sua storia e alle sue leggi, costumi e leggende.

Secondo alcuni studiosi come Charles H. Hummel[1], Hermann Gunkel[2], S. H. Hooke, Gordon Wenham, Karl Barth e altri, il libro non è storia nel senso moderno da noi inteso; non è nemmeno un libro di favole. Si può dire che è un libro di storia religiosa, per alcuni allegorico e didascalico dove, pur probabilmente non essendo veri i particolari, sono importanti le idee fondamentali di relazione con Dio. Un altro punto di vista è che il libro fa propri tanti racconti presi dalla mitologia dei popoli orientali.

Secondo i creazionisti[3] tra cui Victor P. Hamilton[4] e Walter C. Kaiser[5] la Genesi è da intendersi come reale resoconto fattuale, fedele alla realtà anche dal punto di vista cronologico ossia i giorni della Genesi sono giorni solari, la donna fu creata da una costola dell'uomo e il frutto del male fu materialmente offerto dal serpente a Eva. Il genere letterario sarebbe quello della prosa storica che racconterebbe in modo realistico, accurato e sequenziale come, quando e cosa successe nei giorni della creazione. Secondo i creazionisti tale posizione sarebbe anche corroborata dalla presenza di genealogie neotestamentarie (cfr. Luca 3:38 e Matteo cap. 1) che fanno risalire ad Adamo la stirpe di Gesù anche nel Nuovo Testamento, così come in Luca, Adamo non è l'ipostasi del genere maschile o una figura mitologica, ma il padre, in senso letterale, dell'umanità creata da Dio.

Formazione

Secondo la tradizione ebraica e cristiana, prima della diffusione del metodo critico applicato alla Bibbia, il libro della Genesi sarebbe stato scritto da Mosè in persona nel deserto e fu completato nel 1513 a.C. Questa opinione è mantenuta tuttora da alcune confessioni religiose cristiane più legate all'interpretazione letterale del testo biblico e dall'ebraismo ortodosso

La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che la Genesi sia in realtà una raccolta, formatasi in epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse. Secondo questa teoria, nota come ipotesi documentale, la composizione letteraria del libro sarebbe avvenuta nel corso dei secoli fino alla redazione del documento sacerdotale, che avrebbe inglobato versioni precedenti elaborate dalla tradizione Jahwista ed Elohista.

Alcuni degli indizi che hanno fatto supporre un continuo rimaneggiamento del testo biblico sono per esempio i diversi utilizzi del nome di Dio, Jhwh ed Elohim, le molte diversità stilistiche testuali e la presenza di duplicazioni, come i due racconti della creazione. Intervallati a questi racconti vi sono quattro liste genealogiche.

Contenuto

Genesis on egg cropped
Bereshit aleph, il primo capitolo della Genesi, scritto su un uovo.

Il libro della Genesi è suddiviso in due grandi sezioni. La prima, corrispondente ai capitoli 1-11, comprende il racconto della creazione e la storia del genere umano. Questa storia delle origini comprende sei parti:

  1. Creazione 1,1-2,4a
  2. Adamo ed Eva 2,4b-3,24
  3. Caino e Abele 4,1-16
  4. Diluvio universale e Noè 6,1-9,17
  5. Benedizione di Noè 9,18-9,29
  6. Torre di Babele 11,1-9
  7. Discendenti di Caino 4,17-24
  8. Discendenti di Set 4,25-5,32
  9. Lista delle genti 10
  10. Discendenti di Sem 11,10-26

La seconda sezione, dal capitolo 12 al capitolo 50, narra la storia del popolo eletto, mediante i racconti sui patriarchi:

La creazione

Michelangelo Buonarroti 018
La creazione del Sole e della Luna in un affresco di Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina

Dio disse: "Sia la luce". E la luce fu.

(Genesi 1,3)

Nella Genesi troviamo un doppio racconto della creazione: uno di redazione sacerdotale (1,1-2,4a) e uno di redazione Jahvista (2,4b-25).

Racconto sacerdotale

Il racconto della prima creazione usa lo schema letterario dei sette giorni. Il racconto suppone uno stato iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l'acqua (1,1-2). La creazione avviene per separazioni successive:

  1. il primo giorno Dio separò la luce dalle tenebre, creando giorno e notte (1,3-5);
  2. il secondo giorno fu creato il cielo per separare le acque inferiori (gli oceani) dalle acque superiori (credute essere sopra il firmamento e all'origine della pioggia) (1,6-8);
  3. il terzo giorno, dalle acque inferiori fu fatto emergere il terreno, e da questo fu fatta germogliare ogni pianta sì creata (1,9-13);
  4. il quarto giorno Dio creò il Sole, la Luna e le stelle e pose il tutto nel firmamento, affinché illuminassero la terra e regolassero il tempo (1,14-19);
  5. il quinto giorno vengono creati gli esseri marini e gli uccelli, e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi (1,20-23);
  6. il sesto giorno furono creati gli animali terrestri ("bestiame, rettili e bestie selvatiche"); fu poi creata l'Umanità a immagine e somiglianza di Dio affinché dominasse sugli animali, benedicendone la prosperità (1,24-31);
  7. il settimo giorno Dio porta a compimento il lavoro che aveva fatto e cessa da ogni suo lavoro, poi benedice e consacra il settimo giorno (2,1-3).

Quest'ultimo atto diventerà, nell'ebraismo, il precetto del riposo del Sabato.

Racconto Jahvista

il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

(Genesi 2,7)

Il secondo racconto della creazione è di tipo Jahvista e ha le seguenti caratteristiche:

  • Dio è descritto in modo popolare, immediato, antropomorfico. Dio infatti plasma l'uomo con la polvere della terra e soffia nelle sue narici, pianta un giardino, fa germogliare dal suolo le piante, plasma gli animali, toglie una costola dal fianco dell'uomo per plasmare la donna e richiude la carne al suo posto.
  • già il racconto sacerdotale poneva l'uomo al centro del creato. In questo racconto la sottolineatura è più marcata perché l'uomo è creato per primo e tutto il resto viene creato in sua funzione: per il suo nutrimento, le piante e per la sua compagnia, gli animali. Dando il nome agli animali l'uomo viene proclamato signore di tutto il creato.
  • nel racconto è presupposto un substrato mesopotamico: i canali, i fiumi e una civiltà già agricola, dove si coltiva la terra.
  • il giardino dell'Eden o paradiso terrestre indica un luogo fantastico dove si è iniziata la vita umana. Qui tutto viene dato da Dio senza fatica, altrove occorre sudare per ricavare i frutti della terra. La ricchezza di acqua è un grande segno della benedizione di Dio.
  • nel racconto si può leggere una sostanziale parità tra uomo e donna (ish e ishà), e gli animali sono subordinati. Il v.23 dice:

Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta

Letture successive di questo brano hanno però visto una subordinazione della donna nei confronti dell'uomo. In modo semplice e immediato la Bibbia inserisce qui il tema del matrimonio e della famiglia (è così stretto il legame tra uomo e donna che sembra impossibile il divorzio).
  • la vergogna della nudità sarà vista come una conseguenza del peccato. Per il momento la nudità si inserisce nell'armonia della creazione.

Il racconto del peccato originale (Gen 3)

Michelangelo Buonarroti 022
Peccato originale e cacciata dal paradiso, affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina, Roma

Se i primi due capitoli della Genesi in vario modo esaltano la positività della creazione e della vita dell'uomo sulla terra, il terzo vi inserisce la nota tipica a ogni esperienza umana: il male e il peccato. La Bibbia non fa un grande discorso teorico sull'origine del male e del peccato, ma lo presenta, attraverso un aneddoto, come una condizione dalla quale difficilmente l'uomo può liberarsi. È da sottolineare però che in ambito ebraico non vi è la trasmissione del "peccato originale" in quanto, secondo l'ebraismo, l'uomo nasce immacolato e senza colpa. Questa è invece una considerazione teologica cristiana, in vista della redenzione messianica.

Una considerazione sul tema del peccato: se si applicasse quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica al §1857 afferma: «Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso»? La domanda che ci si può porre è se Adamo ed Eva prima dell’assunzione del frutto proibito conoscessero ciò che significava bene e male. La risposta è che, nonostante il libero arbitrio, forse non avevano piena consapevolezza di ciò che volesse dire peccato e lo avrebbero compreso solo dopo essersi cibati del frutto. E in tal caso perché punire chi non era compos sui?[6] In realtà il peccato è stato una consapevole e deliberata disubbidienza ad un comando preciso del Creatore.

Leggendo il racconto si possono fare le seguenti osservazioni:

  • Il serpente era un essere parlante ostile a Dio e nemico dell'uomo.
  • Tutto il racconto è portato avanti secondo una sottile psicologia: il serpente parte da lontano, esagerando, mettendo in cattiva luce la proibizione del Signore.
  • Dio punisce il serpente per aver convinto con l'inganno Eva a mangiare il frutto della conoscenza
« Allora il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame, e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita »   (Genesi 3,14)
Questo passo della Bibbia suggerirebbe che si riteneva che i serpenti avessero originariamente le gambe.
  • Il capitolo sottolinea ampiamente le conseguenze del peccato, alcune derivate immediatamente, altre volute da Dio. Quelle derivate immediatamente sono la paura di essere nudi e la paura del Signore. Quelle imposte dal Signore sono: i dolori del parto, la sottomissione della donna all'uomo, la fatica del lavoro, la morte.
  • È interessante notare come, ormai in preda al peccato, l'uomo e la donna si accusino a vicenda pur di scusarsi di fronte a Dio: l'uomo riversa la colpa sulla donna e questa sul serpente.
  • Il testo presenta la maledizione sul serpente, non sull'uomo e sulla donna; questi vengono colpiti in quello che era considerato più proprio per loro: il generare i figli per la donna e il lavoro per l'uomo.
  • La maledizione per il serpente descrive un dato di fatto del serpente stesso ed offre una interpretazione di perché i serpenti hanno sempre fatto ribrezzo e paura.
  • Una importanza particolare riveste il versetto 3,15.In Genesi 3:15, nella prima promessa di un Salvatore fatta ad Adamo ed Eva subito dopo il peccato, il Messia (e non sua madre) futuro viene semplicemente definito come "progenie della donna" (ove la donna, secondo la terminologia biblica, è intesa come "popolo di Dio") che schiaccerà il capo al serpente (Satana) e lo vincerà, venendo da lui però ferito al calcagno (il Diavolo avrebbe provocato la morte del Salvatore).

Fondamentalmente il testo ci dice: anche se l'uomo sembra del tutto succube del male, ha sempre delle nuove possibilità, offerte dalla misericordia del Signore, per una futura rivincita.

  • La cacciata dell'uomo dal paradiso terrestre lo pone ormai in una situazione simile alla nostra, in un mondo ostile e con una vita breve.
  • Prima di espellere l'uomo dal paradiso terrestre, Dio lo veste di pelli. Nella tradizione dei popoli orientali, il capofamiglia aveva quest'obbligo verso i suoi familiari, suggerendo così il concetto che Dio continua ad aver cura dell'uomo nonostante la sua imperfezione.[7]

Caino e Abele (Gen 4)

Il racconto suppone una civiltà già evoluta, un culto, altri uomini che potrebbero uccidere Caino, tutto un gruppo che lo proteggerà. Forse è nato per illustrare l'origine dei Keniti. In seguito dalla tradizione jahvista è stato riferito all'origine dell'umanità e ha ricevuto una portata più generale.

Dopo la rivolta dell'uomo contro Dio, ora vi è la lotta dell'uomo contro l'uomo, cui si opporrà il duplice comandamento che riassume la legge, l'amore di Dio e del prossimo.

Leggendo il testo si possono fare le seguenti osservazioni:

  • La gioia di Eva che da schiava di un uomo diventa la madre di un uomo: Caino.
  • Si dice che Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Questo contrasto tra i due fratelli sta forse anche a indicare i contrasti sempre esistiti tra i pastori e i contadini.
  • Il testo prima di descrivere il peccato descrive la tentazione e l'impegno del Signore per aiutare a superarla.
  • Il sangue versato di Abele dal suolo chiede vendetta. Grande è l'importanza, nella mentalità biblica, del sangue come fonte della vita.
  • Il segno che Dio impone su Caino ha il senso di limitare la vendetta. Non è giusto che sangue chiami altro sangue, senza alcun limite. Storicamente forse vi era indicato un gruppo di persone, i Keniti, in cui si praticava duramente la vendetta di sangue.

La discendenza di Caino (Gen 4)

Dopo il racconto di Caino e Abele, viene inserita la genealogia jahvista di Caino, che esprime sostanzialmente questa idea: se Caino è stato il primo omicida, da lui deriva ogni forma di male che si è sparso sulla terra. Si arriva così al canto selvaggio di Lamech:

« Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura ed un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette. »   (Genesi 4,24)

Particolare risulta poi la figura di Jubal, padre dei musicisti e dei suonatori in Gen 4,21, il quale è fratello di Jabal figlio di Lamech e della moglie Ada.

I patriarchi prediluviani (Gen 5)

La fonte sacerdotale, che avevamo abbandonato dopo il racconto della creazione, ritorna adesso per descriverci la genealogia di Adamo (viene del tutto ignorato il peccato originale e l'omicidio di Abele) e collegarci così alla storia di Noè al tempo del diluvio universale.

Le genealogie per questa fonte rivestono una importanza particolare:

  • riempiono i vuoti: per esempio tra Adamo e Noè, tra Noè e Abramo;
  • indicano l'interesse di Dio che si va sempre più concentrando fino ad arrivare a un popolo, quello ebraico.
  • più che una importanza storica esse rivestono una importanza di idee nei confronti del Signore.

La lunga vita è segno della benedizione di Dio e segno della bontà dell'umanità. A mano a mano che l'umanità si corrompe diminuisce l'età media dell'uomo.

In questo schema di genealogia ritroviamo molte delle caratteristiche del primo capitolo della Bibbia, caratteristiche che sono proprie della fonte sacerdotale: formalismo, ripetività, astrattezza, ecc.

Il diluvio universale (Gen 6-9)

Il racconto combina due storie parallele: una jahvista, piena di colore e di vita; l'altra sacerdotale, più precisa e più elaborata, ma più arida. Il redattore finale ha rispettato queste due testimonianze che riceveva dalla tradizione, senza cercare di sopprimere le loro divergenze di dettaglio.

Vi sono diverse narrazioni sumere e babilonesi sul diluvio, che presentano somiglianze considerevoli con il racconto biblico. Il racconto biblico non sembra dipendere da queste narrazioni, ma attinge a una medesima eredità: il ricordo di una o più inondazioni disastrose della valle del Tigri e dell'Eufrate, che la tradizione aveva ingrandito con dimensione di un cataclisma universale. Non ha senso prendere il racconto in senso storico e volerlo poi criticare per le sue incongruenze storiche.

L'essenziale del racconto resta questo: un insegnamento sulla giustizia e sulla misericordia di Dio, sulla malizia dell'uomo e sulla salvezza accordata al giusto. Dio non può permettere il male e deve castigarlo, ma allo stesso tempo si impietosisce per il giusto, anche se è uno solo.

Il racconto del diluvio viene sovente visto come anticipazione del battesimo.

Si noti che molto simbolismo biblico ha qui un inizio: sette coppie di animali, quaranta giorni di diluvio, la colomba, il ramo di ulivo, ecc.

Dopo il diluvio viene ristabilito l'ordine del mondo e Dio benedice di nuovo l'uomo, come aveva già fatto quando lo aveva creato. In particolare all'uomo vengono dati in alimento anche gli animali, privati però del loro sangue. Segno di questa nuova alleanza tra Dio e l'uomo è l'arcobaleno. Comincia qui un grande tema biblico: quello dell'alleanza: per il momento l'alleanza è con tutti gli uomini, in seguito si restringerà a un popolo, con Abramo e poi, particolarmente, con Mosè.

La torre di Babele (Gen 11)

Il cap. 10 raccorda il racconto del diluvio a quello della torre di Babele presentando una tavola sinottica dei popoli antichi. Vorrebbe offrire uno sguardo d'insieme dello svilupparsi dei popoli nell'antichità; inoltre offre il materiale di partenza per il racconto della torre di Babele.

Il racconto della torre, di natura jahvista, offre una spiegazione della diversità dei popoli e delle lingue. Il tutto viene presentato come un castigo di Dio per una colpa collettiva di vanità e superbia.

La torre viene costruita secondo i canoni delle antiche torri sacre a piani (Ziggurat) che si trovano in Mesopotamia. In particolare a Babilonia l'Etemenanki era ritenuto la sede terrena del dio supremo Marduk e la "portineria" della soprastante sede celeste. Nell'antichità, infatti, i re davano udienza alla porta del palazzo o a quella della città. L'Etemenanki, rimasto incompiuto, costituiva uno strumento per presentare Babilonia come l'ombelico del mondo, prediletto dagli dei. La Bibbia vi vede l'impresa di un orgoglio insensato e collega implicitamente il nome arrogante della città (in accadico: Bab-ilum = porta degli dei) con il verbo "balàl" = "confondere".

Questo tema della condanna della torre si combina con quello della città: potrebbe essere una critica della civiltà urbana, tema forse accennato già nel cap. 4 a proposito della discendenza di Caino.

Gli ascendenti di Abramo (Gen 11)

Secondo il redattore sacerdotale lo sguardo si concentra sempre di più: dal generico (discendenza di Adamo ed Eva) al particolare (ascendenti di Abramo). Quasi a dire come Dio poco alla volta viene a costruirsi il suo popolo prediletto, lasciando in secondo piano gli altri popoli.

La storia di Abramo (Gen 12-25)

La storia patriarcale che qui incomincia è una storia di famiglia: raduna i ricordi che si conservavano degli antenati, Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe:

  • È una storia popolare che si sofferma sugli aneddoti personali e sui tratti pittoreschi, senza alcuna preoccupazione di unire questi racconti alla storia generale.
  • È una storia religiosa: tutte le svolte decisive sono segnate da un intervento di Dio e tutto vi appare come provvidenziale (vengono dimenticate tutte le cause seconde che intervengono nello svolgimento della storia). Tutti i fatti sono introdotti, spiegati e raggruppati per dimostrare una tesi religiosa: c'è un Dio che ha formato un popolo e gli ha dato un paese; questo Dio è Yahvè, questo popolo è Israele, questo paese è la terra santa.
  • Ma questi racconti sono storici nel senso che narrano, alla loro maniera, avvenimenti reali; danno una immagine fedele dell'origine e delle migrazioni degli antenati d'Israele, dei loro legami geografici ed etnici, del loro comportamento morale e religioso. Il compito dello storico moderno è di confrontare questi dati della Bibbia con i fatti della storia generale. Con le riserve che impongono l'insufficienza delle indicazioni della Bibbia e l'incertezza della cronologia extra-biblica, si potrà dire che Abramo visse in Canaan verso il 1850 a.C.; che Giuseppe fece carriera in Egitto un po' dopo il 1700.

La vocazione di Abramo (Gen 12,1-9)

È un racconto jahvista. Rompendo tutti i suoi legami terrestri, Abramo parte per un paese sconosciuto, con la moglie sterile, perché Dio lo ha chiamato e gli ha promesso una posterità: è il primo atto della fede di Abramo, fede che si ritroverà al momento del rinnovamento dell'alleanza e del sacrificio di Isacco.

Il rinnovamento dell'alleanza (Gen 15,1-18)

Racconto jahvista dove sono forse incorporate le prime tracce della tradizione eloista. La fede di Abramo è messa alla prova, le promesse tardano a realizzarsi. Esse sono allora rinnovate e sigillate da un'alleanza. La promessa della terra è messa al primo posto.

Giustamente famoso è il v. 6:

Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

che sarà ripreso per spiegare il rapporto tra la fede e le opere in Paolo, Giacomo e Lutero.

Il versetto 15,17 presenta un antico rito di alleanza. I contraenti passavano tra le carni sanguinanti e invocavano su di sé la sorte riservata a queste vittime, se trasgredivano il loro impegno. Sotto il simbolo del fuoco è Jahvè che passa; e passa solo, poiché la sua alleanza è un patto unilaterale.

L'alleanza e la circoncisione (Gen 17,1-14)

Nuovo racconto dell'alleanza di tradizione sacerdotale. L'alleanza sigilla le stesse promesse della tradizione jahvista del cap. 15, ma questa volta impone all'uomo obblighi di perfezione morale (v.1), un legame religioso con Dio (v.7) e una prescrizione positiva, la circoncisione (v.10).

Argomenti particolari:

  • il senso del cambio di nome per Abramo (v.5);
  • il senso della circoncisione (v.10).

L'apparizione di Mamre e la distruzione di Sodoma (Gen 18-19,29)

Questi capitoli si devono alla tradizione jahvista e si possono intitolare: il significato dell'alleanza. Essi vogliono illustrare la natura, gli effetti e le motivazioni di questo fatto centrale nella storia dell'umanità.

L'apparizione di Mamre, dove il Signore scende all'uomo in forme umane, quasi affidandosi alle sue cure, per offrirgli la speranza in un bene creduto impossibile, vuole dimostrare che l'alleanza è un grande atto di amore e di fiducia verso l'uomo. Si notino i tratti umani con cui Dio si manifesta, la familiarità di Abramo, la sua insistenza per salvare Sodoma e Gomorra. L'ambivalenza del racconto circa i personaggi: tre oppure uno solo, ha preparato la rivelazione del mistero trinitario, anche se nel racconto non è ancora minimamente presente. Fortemente sottolineato è il tema dell'ospitalità, elemento importante della tradizione dell'antico oriente. Solo in un secondo momento Abramo si accorge che nei tre personaggi ha ospitato Dio stesso.

Il racconto della distruzione di Sodoma e Gomorra prende forse le mosse da leggende antiche circa la fine di queste città. Dal punto di vista scientifico si può pensare che le città siano state distrutte e successivamente ingoiate dal mar Morto a seguito di un'apertura maggiore della faglia che corre in quelle zone. La Bibbia lega la distruzione delle città con una perversione grave che lì si sarebbe manifestata: l'omosessualità, dalla Bibbia chiamata sodomia. Tale comportamento era in abominio presso gli ebrei e veniva punito con la morte[8]. Il solo Lot, nipote di Abramo, resiste al peccato stesso e per questo motivo viene salvato dalla distruzione della città.

La nascita di Isacco (Gen 21,1-5)

Il piccolo brano risulta dalla fusione delle tre fonti: sacerdotale, jahvista ed eloista. È l'avverarsi della promessa. Viene chiamato Isacco perché Sara aveva riso quando era stato preannunciato e perché è motivo di letizia la sua nascita. Difficile sembra conciliare questo brano con il seguente che parla della cacciata di Ismaele e di Agar.

Il sacrificio di Isacco (Gen 22,1-18)

Racconto di tradizione eloista. Dopo i successi ritorna inaspettata la prova. Il fatto inspiegabile non è che Dio chieda il sacrificio di un figlio, ma che pretenda la morte di quello che era stato un grande motivo di speranza; viene così maggiormente messa in risalto la fede di Abramo. Il racconto tende a giustificare perché il popolo ebraico non preveda sacrifici umani. Inoltre offre la spiegazione perché era previsto il riscatto e non il sacrificio dei primogeniti, dato che tutte le primizie erano previste per il Signore. Al posto di Isacco Abramo offrirà in sacrificio a Dio un animale.

La storia di Isacco e Giacobbe (Gen 25-36)

I due figli di Isacco: Giacobbe ed Esaù (Gen 25,19-34)

La lotta dei due fanciulli nel seno materno presagisce l'ostilità dei due popoli fratelli: gli idumei discendenti di Esaù e gli israeliti discendenti di Giacobbe. Gli idumei saranno asserviti da Davide e per un po' resteranno sotto il dominio ebraico. Può far problema il modo disonesto con cui Giacobbe carpisce la primogenitura al fratello Esaù. Ma si può notare come il Signore si serve anche degli inganni umani per portare avanti i suoi disegni di salvezza per il popolo ebraico.

Giacobbe carpisce la benedizione del padre (Gen 27,1-40)

È un racconto jahvista che vanta l'astuzia di Giacobbe. Nella sua redazione finale il vanto per l'astuzia è sfumato da discreta riprovazione per l'astuzia di Rebecca e da pietà per Esaù. Le benedizioni che Giacobbe ed Esaù ricevono non si riferiscono tanto a loro quanto ai popoli da essi usciti.

Il sogno di Giacobbe (Gen 28,10-22)

A Giacobbe vengono riconfermate le promesse fatte ad Abramo. La scala che sale al cielo ricorda le ziqqurat mesopotamiche. La pietra localizza la presenza di Dio: diventa una betel (casa di Dio, oppure, in senso più spirituale una porta del cielo). L'alzare la pietra e versarvi olio sulla sommità sono antichi gesti cultuali che più tardi verranno ripudiati dalla tradizione ebraica e verranno considerati idolatri.

La storia di Giuseppe (Gen 37-50)

Questa storia si svolge senza un intervento visibile di Dio, senza una nuova rivelazione, al contrario di tutte le altre parti della Genesi. Essa si presenta tutta intera come un insegnamento espresso chiaramente alla fine della storia[9]:

  • La provvidenza divina ride dei calcoli degli uomini e sa volgere in bene la loro cattiva volontà.
  • Non solo Giuseppe è salvato, ma il delitto dei suoi fratelli diventa lo strumento dei disegni di Dio.
  • La venuta dei figli di Giacobbe in Egitto prepara la nascita del popolo eletto.

Teologia

Questi i principali temi teologici presenti nel libro.

  • Monoteismo. Dio (chiamato nel testo originale ebraico YHWH, El o Elohim, Adonai e con altri epiteti) è un Essere perfetto, puro Spirito (nel testo però compaiono talvolta alcuni antropomorfismi), non rappresentabile sotto alcuna forma.
  • Creazione. Dio ha creato liberamente e dal nulla l'universo e l'uomo, vertice della creazione, caratterizzati da una bontà originaria.
  • Peccato originale. Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna, disobbedirono a Dio introducendo il male nel creato.
  • Alleanza. Dio stabilì un'alleanza con Abramo e la sua discendenza, in primis i patriarchi Isacco, Giacobbe e i suoi figli, in vista della salvezza dell'umanità, impegnandosi a sostenere lungo la storia il Suo popolo ed esigendo il culto dedicato a Lui solo. Segno esteriore dell'alleanza è la circoncisione.

Lettura sinagogale del libro di Bereshit

Il libro ebraico di Bereshit, al suo interno, è diviso in dodici parashot, come nella seguente tabella:

Libro Nome della parsha Equivalente italiano[10] Porzione di parsha
Bereshit (Genesi) Bereshit, בְּרֵאשִׁית In principio Genesi 1.1-6.8
Noach, נֹחַ Noè (rimanente) Genesi 6:9-11:32
Lekh lekha, לֶךְ-לְךָ Vai, vàttene! Genesi 12.1-17.27
Vayeira, וַיֵּרָא Il Signore apparve Genesi 18.1-22.24
Chayei Sarah, חַיֵּי שָׂרָה Vita di Sara Genesi 23.1-25.18
Toledot, תּוֹלְדֹת Generazioni Genesi 25.19-28.9
Vayetze, וַיֵּצֵא Giacobbe partì Genesi 28.10-32.3
Vayishlach, וַיִּשְׁלַח Mandò avanti Genesi 32.4-36.43
Vayeshev, וַיֵּשֶׁב E si stabilì Genesi 37.1-40.23
Miketz, מִקֵּץ In capo a Genesi 41.1-44.17
Vayigash, וַיִּגַּשׁ Appressatosi a lui Genesi 44.18-47.27
Vayechi, וַיְחִי E visse Genesi 47.28-50.26

La lettura del libro viene incominciata in occasione della festività di Simchat Torah e prosegue di settimana in settimana, lungo tutto l'arco dell'anno ebraico.

Note

  1. ^ Interpreting Genesis 1, Journal of the American Scientific Affiliation 38 (1986): 175-186; The Galileo Connection, Resolving Conflicts between Science and the Bible, Downers Grove 1986, p 214
  2. ^ The Legends of Genesis, The Biblical Saga and History, New York 1964, p. 1
  3. ^ Il problema dei "giorni" in Genesi 1, su creazionismo.org (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2010).
  4. ^ The Book of Genesis, Grand Rapids 1990, vol. I, p. 56.
  5. ^ The Literary Form of Genesis 1-11, New Perspectives on the Old Testament, ed. J. Barton Payne, Waco 1970, p. 61
  6. ^ Da Armando Girotti, Il “fico proibito” dell’Eden, Diogene Multimedia, Bologna 2018, pp. 12-13.
  7. ^ Commento a La Bibbia, Edizioni San Paolo, 1982, p. 14. Versione a cura di E. Testa.
  8. ^ Levitico 18,22 e 20,13
  9. ^ Gen 50,20
  10. ^ I titoli italiani sono gli incipit della lettura biblica. Ove possibile, si dà il testo parallelo (ITHE) secondo la disposizione di Torah.it, con archivio audio(IT)

Bibliografia

  • Rashi di Troyes (Trad. L. Cattani), Commento alla Genesi, pag. XXXII-443, Editore Marietti, 1999
  • Jean-Marc Rouvière. Adam ou l'innocence en personne. Parigi: L'Harmattan, 2009. Cfr. recensione ;Brèves méditations sur la création du monde. Parigi: L'Harmattan, 2006.
  • Pietro Ciavarella, Genesi Esodo Levitico Numeri Deuteronomio, BE Edizioni, Firenze 2012.
  • Dario Calimani, "Genesi", Letteratura Europea, Torino, UTET, vol. IV, pp. 15-18.

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Abramo

Abramo (in ebraico: אַבְרָהָם, ’Aḇrāhām anche Avraham, da cui il significato "Padre di molti"; in arabo: ابراهيم‎, Ibrāhīm; ... – ...) è un patriarca dell'ebraismo, del cristianesimo e dell'islam. La sua storia è narrata nel Libro della Genesi ed è ripresa nel Corano. Secondo Genesi (17,5), il suo nome originale era אַבְרָם (’Aḇrām, Avram), poi cambiato da Dio in Abraham.

Non esistono testimonianze indipendenti da Genesi dell'esistenza di Abramo: non è quindi possibile attestare la sua storicità. La cronologia interna alla Bibbia colloca Abramo verso il 2000 a.C. La redazione del testo biblico che parla di lui pare essere opera di un redattore sacerdotale, ai tempi dell'esilio babilonese. Nonostante ciò, «non esiste nulla di specifico nelle storie della Genesi che possa essere collegato direttamente a storia conosciuta che riguardi Canaan e dintorni nella prima parte del secondo millennio p.e.v.». Come in genere succede per i testi riguardanti i patriarchi, non si tratta di biografie, né di racconti storici nel senso comune del termine, ma di fissazione per iscritto di tradizioni orali, con ridondanze e contraddizioni.Di conseguenza, «è ormai ampiamente riconosciuto che il cosiddetto “periodo patriarcale/ancestrale” è un costrutto letterario susseguente, e non un periodo della storia reale del mondo antico». Buona parte degli studiosi asserisce che il Pentateuco sia stato composto nel periodo persiano (circa 520–320 a.C.), quale risultato di tensioni tra possidenti terrieri ebrei che erano rimasti in Giuda durante la cattività babilonese e affermavano Abramo come loro "padre" tramite il quale facevano risalire il proprio diritto alla terra, e gli esuli "sacerdotali" reduci, che basavano la loro rivendicazione sulla preminenza di Mosè e la tradizione dell'Esodo.

Argilla

Argilla è il termine che definisce un sedimento non litificato estremamente fine (le dimensioni dei granelli sono inferiori a 2 μm di diametro) costituito principalmente da alluminosilicati idrati appartenenti alla classe dei fillosilicati. I minerali che compongono l'argilla sono tutti appartenenti alla sottoclasse dei fillosilicati e definiti collettivamente minerali argillosi.

Chayei Sarah

Chayei Sarah, Chaye Sarah, o Hayye Sarah (ebraico: חַיֵּי שָׂרָה — tradotto in italiano: "vita di Sara", incipit di questa parashah) – quinta porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco. Rappresenta il passo 23:1-25:18 della Genesi che gli ebrei leggono durante il quinto Shabbat dopo Simchat Torah, generalmente in novembre.

La parashah racconta le storie delle trattative di Abramo per assicurare un luogo di sepoltura alla moglie Sara e la missione del suo servo per garantire una moglie al figlio (di Avraham e Sarah) Isacco.

Creazione (teologia)

In ambito religioso e teologico con il termine "creazione" si indica l'opera di una o più divinità, che, per propria volontà, dà forma al Creato, ovvero, secondo le tradizioni religiose, con un semplice atto porta all'esistenza ciò che prima non esisteva. Questo processo potrebbe essere immaginato come istantaneo, anche se il concetto di istantaneità non è un elemento compreso nell'idea di creazione, che può essere riferito sia all'origine del mondo che all'origine dei singoli esseri.

Dothan (Alabama)

Dothan è una città degli Stati Uniti d'America situata nel sud-est dello Stato dell'Alabama. È il capoluogo della Contea di Houston, e parti della città si trovano sul territorio delle contee di Dale e Henry.

È la città principale della zona che comprende tutte le contee di Geneva, Henry e Houston. Dal momento che circa un quarto di tutte le arachidi raccolte negli Stati Uniti proviene da quest'area, Dothan si è data il soprannome altisonante di "Capitale mondiale delle arachidi" ("The Peanut Capital of the World").

Il nome della città deriva da un passo della Bibbia, Genesi 37:17 - «E quell'uomo gli disse: "Son partiti di qui, perché li ho uditi che dicevano: Andiamocene a Dotan".»

Eva

Eva è il nome che Adamo, primo uomo secondo la Genesi 3,20, ha dato alla sua compagna dopo che l'aveva chiamata "donna".

La Bibbia dà di questi due nomi un'etimologia popolare. Eva viene fatto derivare da "vivente" o "che suscita la vita" (Madre dell'umanità). Il nome "donna" (‘iššhāh) viene considerato come forma femminile di ‘išh (= uomo). L'intendere donna come "uom-a" indica una relazione essenziale: sia per origine che per finalità, la donna costituisce una unità con l'uomo. A ciò allude anche il racconto di Genesi 2,18-22, secondo cui la donna è tratta dal fianco del primo uomo.

È venerata come santa della Chiesa cattolica.

Genesi letale

Genesi letale (Deadly Genesis) è una miniserie a fumetti pubblicata dalla Marvel Comics fra il gennaio e il luglio 2006. Sceneggiata da Ed Brubaker e disegnata da Trevor Hairsine, la trama s'incentra sul ritorno in scena e la vendetta degli X-Men perduti e sulla ricerca di Xavier dopo la decimazione. Pubblicata per celebrare il trentesimo anniversario dello storico Giant-Size X-Men n. 1 (maggio 1975), è servita anche per portare finalmente in scena il terzo fratello Summers ossia Vulcan.

Giacobbe

Giacobbe (ebraico יַעֲקֹב: Yaʿaqov o Ya'ãqōb, greco antico ᾿Ιακώβ, latino Iacob, arabo يعقوب Yaʿqūb) significa "il soppiantatore". Il nome deriva da ageb ossia "tallone"; fu chiamato così poiché, « al momento del parto, teneva con la mano il calcagno del fratello gemello, nato per primo e quindi destinatario del diritto di primogenitura », che poi, esattamente, contestò, così come sottrasse al fratello la benedizione paterna con l'inganno.È uno dei Padri dell'Ebraismo nonché eroe eponimo del popolo di Israele: infatti venne soprannominato da JHWH stesso "Israele" in quanto "lottò col Signore e vinse", dalla radice shr, lottare, ed El, Signore. Le sue vicende sono narrate nel libro della Genesi.

Per tutte le Chiese Cristiane è il Terzo Patriarca.

Giuseppe (patriarca)

Giuseppe (in ebraico יוֹסֵף, Yohsèf, forma abbreviata di Yohsifyàh che significa "Yahvè aggiunga") è un patriarca dell'Antico Testamento, il penultimo dei dodici figli di Giacobbe ed il primo dei due figli (con Beniamino) avuti da sua moglie Rachele. Egli è il padre di Manasse e di Efraim dai quali discendono le due omonime tribù.

Granito

Il granito è una delle rocce più abbondanti sulla superficie terrestre; si tratta di una roccia ignea intrusiva felsica, formata per la maggior parte da feldspati, quarzo e miche. la tessitura è faneritica ipidiomorfa, da equigranulare a porfirica. La grana va da media (> 1 mm) a grossolana e occasionalmente può presentare megacristalli. Il colore è molto variabile e legato principalmente al colore del feldspato potassico e al contenuto dei minerali femici: bianco, giallo, rosa, rosso, bruno e verde.

Isacco

Isacco il Patriarca (יִצְחָק, Yitzchak, "Egli ride\riderà"; in greco: Ἰσαάκ Isaak, in arabo: إسحاق‎ ʾIsḥāq) (Bersabea - Mamre) è un personaggio della Bibbia, uno dei grandi patriarchi; è il figlio di Abramo e Sara. La sua vita è narrata nel libro della Genesi (Genesi 15-35). Nell'Islam è chiamato Ishāq, e la sua vita è narrata nel Corano.

Il suo nome ("egli riderà" o "egli ha riso"), proviene dalla reazione di sua madre Sara all'udire la profezia della sua nascita: ella era assai anziana ed era sterile. È venerato come santo da tutte le chiese cristiane che ammettono il culto dei santi, ed è assai riverito anche nella religione ebraica e in quella islamica.

Mercedes-Benz W247

La Mercedes-Benz W247 è una monovolume compatta prodotta dal 2019 dalla Casa automobilistica tedesca Mercedes-Benz e corrispondente alla terza generazione della cosiddetta Classe B.

Noach (parashah)

Noach o Noah (ebraico: נֹחַ — ebraico del nome proprio "Noè", terza parola e incipit della relativa parashah) è la seconda porzione settimanale della Torah (parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco. Rappresenta il passo 6:9-11:32 della Genesi. Gli ebrei lo leggono durante il secondo Shabbat dopo Simchat Torah, generalmente in ottobre o novembre.

La parashah narra le storie del Diluvio universale e dell'Arca di Noè, della successiva ubriachezza di Noè, della maledizione di Canaan e della Torre di Babele.

Noè

Noè (in ebraico: נֹחַ‎?, Noach in arabo: نوح‎ Nuh) è un patriarca biblico, descritto come un uomo retto che "camminava con Dio" (Genesi, 6,9) e che Dio decise di mettere in salvo quando, inviando il Diluvio Universale, sterminò l'umanità corrotta (Genesi 6, 11-17). Nel racconto biblico (Genesi 6,18 e sgg.) Dio affida a Noè il compito di mettere in salvo le specie animali e quindi, dopo il Diluvio, di divenire il capostipite di una rinnovata umanità, consegnandogli delle nuove leggi inerenti all'uccisione di animali per cibarsene.

Noè è il più importante patriarca dopo Adamo e prima di Abramo: nella Genesi, infatti, si contano dieci generazioni da Adamo a Noè e dieci da Noè ad Abramo: questa tradizione è senza dubbio dipendente da una tradizione mesopotamica.

Naamah fu la sua sposa.

Parashah

La Parashah (anche parshah o parsha – in ebraico: פרשה, plurale פרשות - parashot o parashiyot; in pron. it.: parascià e parasciòt) è una suddivisione ordinata in "pericopi" della Torah destinata a definire la lettura settimanale della Torah stessa. Formalmente indica una sezione del libro biblico secondo il testo masoretico del Tanakh (Bibbia ebraica) Nel testo masoretico, le sezioni di parashah sono designate da vari tipi di spaziature tra di loro, come si trovano nei rotoli della Torah, nei rotoli dei Libri Nevi'im o Ketuvim (specialmente le megillot), i codici masoretici del Medioevo e le edizioni stampate dei testi masoretici.

Le suddivisioni del testo in parashot è indipendente dai numeri dei capitoli e dei versetti della Bibbia, che non fanno parte della tradizione masoretica. I Parashot non sono numerati, ma hanno nomi/titoli speciali.

Ciascuna porzione settimanale della Torah adotta il nome dalle prime parole del testo ebraico. Risalente al tempo della cattività babilonese (VI secolo a.e.v.), la lettura pubblica della Torah per lo più seguiva un ciclo annuale che iniziava e terminava alla festività ebraica di Simchat Torah, con la Torah suddivisa in 54 porzioni settimanali per corrispondere al lunisolare ebraico, che contiene fino a 55 settimane, con il numero esatto che varia fra anni bisestili e anni regolari.Esisteva anche un antico "ciclo triennale" di letture osservato in alcune parti del mondo. Nei secoli XIX e XX, molte congregazioni dell'Ebraismo riformato e di quello conservatore hanno applicato un ciclo triennale alternativo in cui viene letto solo un terzo di ciascuna parashah settimanale in un dato anno; le parashot lette sono ancora in linea con il ciclo annuale, ma l'intera Torah viene completata nell'arco di tre anni.

A causa della differente durata delle festività tra Israele e la Diaspora, la porzione che viene letta in una particolare settimana talvolta non è uguale dentro e fuori di Israele.

Patriarca (ebraismo)

I patriarchi (in ebraico: אבות‎? avot o abot, singolare in ebraico: אב‎? Ab o aramaico: אבא, Abba) della Bibbia, quando definiti in senso stretto, sono Abramo, suo figlio Isacco e il figlio di Isacco Giacobbe, chiamato anche Israele, capostipite degli Israeliti. Questi tre personaggi vengono chiamati collettivamente i patriarchi dell'Ebraismo ed il periodo in cui vissero è noto come "età patriarcale". Hanno un ruolo importante nelle Scritture ebraiche durante e dopo i rispettivi periodi della loro esistenza. Vengono usati come indicatori significativi nella rivelazione divina e nell'Alleanza, e continuano ad avere ruoli importanti nelle religioni abramitiche. Più in generale, il termine "patriarchi" può essere utilizzato per riferirsi a venti figure ataviche tra Abramo e Adamo. I primi dieci di questi sono chiamati i patriarchi antidiluviani, perché vennero prima del Diluvio. Ebraismo e Islam sostengono che i patriarchi e le loro mogli primarie – Sara (moglie di Abramo), Rebecca (moglie di Isacco), Lia e Rachele (le mogli di Giacobbe) – (note come le matriarche), sono seppellite a Macpela, un sito considerato sacro da ebrei, musulmani e cristiani.

Polline

Il polline è l'insieme dei microgametofiti prodotti dalle spermatofite. Nelle gimnosperme è prodotto dai coni maschili, nelle angiosperme è prodotto nelle antere. La funzione principale del polline è la fecondazione.

Si presenta con forme diverse sferici, ovoidali, vermiformi e poliedrici. Il colore può essere giallo, rossiccio, bruno, bianco o azzurro-verdastro.

Il polline è molto ricco di sostanze proteiche, rappresenta un'importante fonte alimentare per molti insetti. La scienza che studia i pollini è chiamata Palinologia.

Precipitazione (meteorologia)

Con il termine precipitazione si intendono, in meteorologia, tutti i fenomeni di trasferimento di acqua allo stato liquido o solido dall'atmosfera al suolo - come pioggia, neve, grandine, rugiada, brina - rappresentando una fase dell'intero ciclo idrologico.

Queste acque, che tornano in genere a evaporare (a differenza di quelle litosferiche circolanti in permanenza nel terreno), sono anche dette meteoriche.

Terra di Israele

La Terra di Israele (in ebraico: אֶרֶץ יִשְׂרָאֵל, Eretz Yisrael) è la regione che, secondo il Tanakh e la Bibbia, fu promessa dal Dio ai discendenti di Abramo attraverso suo figlio Isacco e agli Israeliti, discendenti di Giacobbe, nipote di Abramo. Costituisce la Terra promessa ed è parte del patto fatto con Abramo, Giacobbe e Israele. La tradizione ebraica considera la promessa valida per tutti gli ebrei, compresi i discendenti dei convertiti.

Il termine non deve essere confuso con il nome ufficiale dello Stato di Israele, che è uno stato politico moderno più piccolo compreso nei suoi confini biblici e storici. Però dalla Guerra dei sei giorni del 1967 il termine e il concetto sono stati politicizzati e usati per giustificare le politiche dei partiti israeliani di destra, come il Likud. Questi gruppi hanno avuto influenza sui governi israeliani a partire dalle elezioni del 1977, quando per la prima volta la sinistra fu sconfitta e la destra prese il potere.

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