Gaza

Gaza (AFI: /ˈɡaʣʣa/[1]; in arabo: غزة‎, Ghazza; in ebraico: עזה, Azzah), o Città di Gaza (Madīnat Ghazza, in arabo: ﻣﺪﻳﻨـة ﻏﺰة‎), è la più grande città della Striscia di Gaza, è parte dei Territori palestinesi occupati e, a livello puramente teorico, amministrata dall'Autorità Nazionale Palestinese. I poteri dell'Autorità Nazionale Palestinese sulla città, conferitile dagli Accordi di Oslo, conclusi il 20 agosto 1993 e firmati il 13 settembre 1993 a Washington (USA), sono oggi osteggiati manu militari da Hamas, organizzazione che controlla de facto in via esclusiva il territorio.

La città, che ha una popolazione di circa 400.000 abitanti, è abitata fin dal 3000 a.C.

Gaza
comune
غزة
עזה
Gaza – Veduta
Localizzazione
StatoPalestina Palestina
de facto è sotto il controllo di Hamas
RegioneStriscia di Gaza
GovernatoratoGaza
Amministrazione
SindacoRafiq Tawfiq al-Makki
Territorio
Coordinate31°31′N 34°27′E / 31.516667°N 34.45°E
Altitudine30 m s.l.m.
Superficie45 km²
Abitanti449 221 (2009)
Densità9 982,69 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Stato di Palestina
Gaza
Gaza
Gaza – Mappa
Sito istituzionale

Storia

Età antica

Identificata da alcuni autori greci dell'antichità come "Azotus", secondo la Bibbia i primi abitanti furono gli Eviti (Deuteronomio 2,23). I Rephaim e gli Enacim, in seguito espulsi da Giosuè, popolarono le montagne circostanti. Gli Eviti furono espulsi dai Filistei provenienti da Captor[2]. Non si conosce molto di più di questo popolo guerriero, che occupò l'intera costa del Mediterraneo fra la Fenicia e l'Egitto, e che gli ebrei non riuscirono mai a sottomettere completamente. Si ritiene comunque che provenissero dalla costa meridionale dell'Asia Minore e dalle isole egee. Geremia nomina l'isola di Captor, isola della Cappadocia. Secondo Stefano di Bisanzio[3] la città di Gaza era una colonia cretese[4]. Questa affermazione si accorda con la narrazione biblica che parla di conquiste fatte dai Cereti (Cretesi), una tribù filistea.

La dominazione filistea

Nella Genesi si dice che i Filistei si insediarono nei dintorni di Gaza già dall'epoca di Abramo e il loro capo, Abimelek, aveva il titolo di re, residente a Gerar (o Gherar)[5]. Alcuni critici, tuttavia, indifferenti alla tradizione biblica, ritengono che il titolo di "re dei Filistei" fu dato ad Abimelech non perché fosse egli stesso un Filisteo, ma perché abitava in una terra abitata in seguito da questo popolo. In ogni caso i Filistei certamente erano in possesso di Gaza quando Mosè e gli ebrei arrivarono nella Terra Promessa. Sebbene la città venisse assegnata alla tribù di Giuda, essa non poté possederla poiché non fu conquistata da Giosuè a causa delle sue alte mura[6].

Gaza divenne la metropoli delle cinque satrapie che formavano il territorio dei Filistei e, come le altre quattro città (Ascalon, Accaron, Azotus - sempre che non si tratti della stessa Gaza - e Gat) ebbe un re il cui potere si estendeva a tutte le città e i villaggi della regione. Sansone, per fuggire dalle mani dei filistei, trasportò sulle sue spalle le porte della città durante la notte fino alle montagne circostanti (Giudici 16:3); fu a Gaza che, cieco e prigioniero dei filistei, fece crollare il tempio di Dagon su se stesso e i suoi nemici[7]. Dagon non era la divinità particolare di Gaza. Si incontra anche ad Ascalon, Azotus e altre città filistee per le quali viene applicato il termine "Beth-dagon" (tempio di Dagon). Questa divinità di origine assira, in parte umana e in parte pesce, venne parzialmente adottata dai Filistei come divinità nazionale. Gli Israeliti, che conquistarono Gaza prima dell'epoca di Sansone (Giudici 1:18), ne erano ancora in possesso al tempo di Salomone[8]. È probabile, tuttavia che in quest'epoca la città avesse una sua autonomia e si limitasse a pagare un tributo.

Un territorio conteso

Il popolo di Gaza continuò la sua ostilità nei confronti degli Israeliti, e secondo la Bibbia organizzò un commercio di schiavi ebrei (Amos 1,6), che procurò le maledizioni dei profeti biblici[9]. Le sciagure predette sembrarono avverarsi quando i signori di Egitto, Caldea e Assiria diedero inizio alla loro lunga e intensa lotta per il predominio dell'Asia. Siccome la città era sulla strada degli eserciti invasori, Gaza era destinata a particolari sofferenze. Intorno al 734 Tiglatpileser III contava fra i suoi vassalli Hanon, re di Gaza, che si era alleato, Rašín e Facee, re di Siria e Israele, in rivolta contro il monarca assiro. All'arrivo dell'esercito assiro Hanon si rifugiò in Egitto e la città fu presa e saccheggiata.

Gaza flag in
Bandiera della solidarietà Turchia-Gaza, 2 febbraio 2009

Ma i vincitori si erano appena allontanati quando Hanon ritornò a Gaza; nel 720 a.C. lo ritroviamo nel campo di battaglia di Raphia, tra gli alleati del faraone Shabaka, in cui fu sconfitto e fatto prigioniero. Poco dopo i Filistei di Gaza furono vinti da Ezechia, re di Giuda (2 Re 18,8), e costretti a ribellarsi assieme a lui contro gli Assiri; questi ultimi, tuttavia, fecero ritorno e costrinsero di nuovo i Filistei alla sottomissione.

Tsibel, re di Gaza, era annoverato fra i tributari di Asarhaddon e Assurbanipal. Quando fu distrutto l'impero assiro l'Egitto cercò di approfittarne e il faraone Necho II annetté Gaza (Geremia 47,1; Erodoto II) mentre era diretto a Karkemish, dove fu sconfitto dai Babilonesi che, al comando di Nabucodonosor, riconquistarono Gaza. La città fu trattata duramente e dovette in seguito pagare il tributo al re Nabonedo per la costruzione del grande tempio di Sin ad Haran. Ai Babilonesi seguirono i Persiani. Cambise, durante la sua spedizione in Egitto nel 525 a.C., assediò Gaza che, unica, osò resistere alla sua avanzata[10]. Dovette sottomettersi e sotto il dominio persiano raggiunse una grande prosperità, come riferisce Erodoto (III, xv) che la paragona a Sardi, una delle più belle città dell'Asia.

Età ellenistica

Il popolo di Gaza, che sembra fosse particolarmente coraggioso e leale nei confronti dei propri signori, chiunque essi fossero, rifiutò di aprire le porte all'esercito di Alessandro Magno (332 a.C.). Il condottiero fu così costretto a cominciare un regolare assedio che durò due mesi e gli costò molti uomini. Lo stesso Alessandro fu ferito da una freccia durante l'assedio della città, e Gaza non si arrese fino a quando l'eunuco Batis, che aveva allora la carica di satrapo persiano, venne catturato e ucciso dal condottiero macedone.

Alessandro saccheggiò la città, fece passare tutti gli uomini a fil di spada e vendere le donne e i bambini come schiavi. In seguito fece ricolonizzare la città che acquisì caratteristiche totalmente diverse. La fortezza filistea divenne una città ellenistica.[11] Da questo momento la città ebbe pochi periodi di pace e fu campo di battaglia per gli eserciti egiziani, siriani e israeliti. Venne presa tre volte da Tolomeo I, re d'Egitto (320, 312, e 302 a.C.) e da Antigono (315 e 306 a.C.). Infine appartenne ai Lagidi, che la tennero per circa un secolo. Nel 219 a.C. Antioco III di Siria ne divenne il padrone e da qui organizzò l'invasione dell'Egitto, ma fu sconfitto a Raphia nel 217, e si vide costretto a lasciarla agli Egizi. Nel 198 la conquistò di nuovo e questa volta fu in grado di mantenere la conquista. Gionata Maccabeo si presentò con il suo esercito di fronte a Gaza, che rifiutò di aprire le porte della città, così venne dato fuoco ai dintorni, e gli abitanti divennero ostaggi, 145-143 a.C.[12].

Periodo romano

L'intervento romano di Pompeo, che mette fine al regno seleucide e occupa Gerusalemme nel 63 a.C., libera Gaza (in gran parte in rovina) e le altre città siriane e greche annesse al regno asmoneo. Quindi esse non diventano completamente libere ma sono comprese nell'orbita di Roma. Gaza inoltre viene pian piano ricostruita, ma i Romani la sottomettono ai loro interessi politici. Viene per un breve periodo incorporata alla provincia di Siria, poi al regno di Erode, a quello di Cleopatra VII e infine di nuovo alla provincia di Siria dopo la sconfitta della regina lagide e Marco Antonio. La città diventa di nuovo prospera nel primo secolo dell'era cristiana e Gaza diventa il capolinea delle strade dell'incenso nabatee. Ma con l'inizio della prima rivolta giudaica, verso il 66 d.C., la città è di nuovo danneggiata dagli Israeliti in rivolta.

Sotto il regno di Adriano la città entra in una nuova fase di sviluppo. Nel 127 Gaza viene visitata dall'Imperatore e adotta il Panegirico Adrianeo (competizioni musicali e sportive). L'ostilità della città verso i Giudei e il suo sostegno alla repressione romana durante la seconda rivolta giudaica le fanno ottenere il privilegio di organizzare la vendita come schiavi di una parte degli Israeliti prigionieri. Sebbene sia difficile ricostruire esattamente la planimetria della città dell'epoca, in quanto non sono stati fatti scavi archeologici, sembra che la città non si distinguesse particolarmente dalle altre città dell'Oriente romano. La città era circondata da bastioni e si strutturava attorno due assi perpendicolari, il cardo e il decumano. Vi era un ippodromo e un teatro, del II secolo, ma non è possibile stabilirne la localizzazione. Il cristiano Marco il Diacono rileva, all'inizio del V secolo, otto templi dedicati a Ecate, a Core, alla Tiche, a Marnas (il più importante perché assimilato a Zeus), al Sole, ad Apollo, agli Eroi e ad Afrodite.

Nel II secolo Gaza è una città fiorente grazie al tradizionale commercio dell'incenso e anche allo sviluppo della viticoltura. Il vino di Gaza diventa un prodotto di lusso, famoso per le sue virtù medicinali, ricercato in tutto l'impero romano. Se il porto di Anthedon, distrutto con la città nel 66, non ritrova più il suo lustro passato, un nuovo porto Maiuma è costruito a circa 4 km a sud della città e serve le esportazioni di vino ma anche di altri prodotti. Le anfore gaziote, a fondo rotondo, si ritrovano in tutto il Mediterraneo, soprattutto in età tardo antica. Ad Alessandria la percentuale di anfore di Gaza passa dal 15% all'inizio dell'impero al 45% verso il IV secolo. A Gaza si trasferiscono molti Egizi, in particolare cristiani, per il commercio del vino.

Periodo arabo-islamico

Gli Arabi conquistarono la città dopo la battaglia di Dathin, nelle immediate vicinanze di Gaza, vanamente difesa dal locale patrizio bizantino, ma una diversa tradizione islamica la vuole conquistata da 'Amr ibn al-'As, che avrebbe trattato rispettosamente i suoi abitanti, malgrado il massacro della sua guarnigione militare. I conquistatori la chiamarono anche "Ghazzat Hāshim", in onore di Hashim ibn Abd Manaf, bisnonno di Maometto, che era morto e che era stato sepolto in città, secondo la tradizione islamica.[13] Nelle lingue semitiche, il significato del toponimo è "fiera, forte".

Nel 767 vi nacque il grande giurista al-Shāfiʿī, fondatore di uno dei madhhab considerati "ortodossi" dal Sunnismo.

Entrata a far parte dei domini fatimidi, Gaza fu conquistata dai Crociati e nel 1149 fu affidata ai Templari da re Baldovino III di Gerusalemme.

Saccheggiata da Saladino nel 1170, Gaza fu presa dal Sultano ayyubide dopo la sua conquista di Gerusalemme. Fu tuttavia ripresa da Riccardo Cuordileone ma tornò in possesso islamico nel 1229, a seguito di un accordo coi Crociati.

Caduta in mano ai Mongoli di Hulegu, la città conobbe una nuova epoca di prosperità agricola e commerciale in età mamelucca, fino alla conquista ottomana dell'Egitto nel 1517, subendo un accentuato regresso economico a causa della cattiva gestione del paese da parte dei neo-Mamelucchi, lasciati a gestire l'Egitto e la Siria in veste di feudatari della Sublime Porta, con l'unica fortunata eccezione del periodo di metà secolo XVII, grazie all'abilità del suo Governatore Husayn Pascià.

Dopo alterne vicende, in cui fu amministrata dall'Egitto o da governatori ottomani appositamente inviati da Costantinopoli, Gaza entrò a far parte della Palestina, affidata in Mandato al Regno Unito al termine del primo conflitto mondiale, subendo tutte le successive infelici vicissitudini della "Questione palestinese".

Occupata durante la guerra arabo-israeliana del 1948 dalle forze armate egiziane, fu amministrata da un Governatore militare nominato dal Cairo fino alla Guerra dei sei giorni che la portò a essere occupata da Israele. Successivamente Gaza e l'intera sua Striscia furono restituite ai palestinesi che, con gli Accordi di Oslo, vennero autorizzati a costituire una Autorità Nazionale (ANP) che teoricamente dovrebbe amministrarla.

L'esito tuttavia delle elezioni palestinesi, che nel gennaio del 2006 hanno visto la vittoria nella Striscia di Gaza dell'organizzazione guerrigliera e (secondo varie nazioni) terroristica di Ḥamās,[14] ha portato nel giugno del 2007 a un duro scontro civile tra i sostenitori di Ḥamās e chi era fedele all'ANP, presieduta da Maḥmūd ʿAbbās (Abū Māzen).

Da quel momento la Striscia e la sua capitale sono state amministrate da Ḥamās, e il ripetuto lancio di razzi Qassām contro le vicine cittadine e gli insediamenti israeliani ha portato Israele a imporre all'intera Striscia un parziale embargo su uomini e materiali, e ad intervenire militarmente in ripetute occasioni, nel corso dell'Operazione Piombo fuso (27 dicembre 2008 - 17 gennaio 2009), dell'Operazione Colonna di nuvole (novembre 2012), e nell'ultima offensiva iniziata nel luglio 2014 Operazione Margine di protezione.

Società

Religione

Amministrazione

Gemellaggi

Note

  1. ^ Luciano Canepari, Gaza, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  2. ^ Deuteronomio 2,23; Amos 9,7; Geremia 47,4
  3. ^ "De Urbibus", s.vv. «Gaza», «Minoa»
  4. ^ cf. Soph., ii, 5
  5. ^ Genesi 20:2; 26:1, 26
  6. ^ Genesi 15:18; Giosuè 15:47; Amos 1:7
  7. ^ Giudici xvi:21-30
  8. ^ 1 Re 4:24
  9. ^ Amos 1:6-7, Zaccaria 9:5; Geremia 25:20; 47:5
  10. ^ Polibio, XVI, 40
  11. ^ Diodoro Siculo, XVII, xlviii, 7; Arriano, II, xxxvi; Quinto Curzio Rufo, IV, xxxiii
  12. ^ 1 Maccabei 11,60-62
  13. ^ Shahin, 2005, p. 414.
  14. ^ La difficoltà di far accettare questa definizione all'intera comunità internazionale, deriva dal fatto che, per Statuto, Ḥamās opera esclusivamente all'interno dei confini della Palestina storica e contro l'occupante israeliano o i suoi avversari politici arabo-palestinesi, non mancando di colpire civili in modo assai cruento.
  15. ^ (EN) Yigal Hai, Tel Aviv decides to retain contract with Gaza City as twin city, in Haaretz, 10 febbraio 2008. URL consultato il 21 maggio 2010.
  16. ^ (FR) Dunkerque Internationale, Hôtel de ville de Dunkerque. URL consultato il 21 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2010).
  17. ^ Gemellaggio con Gaza (Palestina), comune.torino.it. URL consultato il 21 maggio 2010.
  18. ^ (CA) Gaza, Ajuntament de Barcelona. URL consultato il 21 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2009).
  19. ^ (PT) Cidades Geminadas, Câmara Municipal de Cascais. URL consultato il 21 maggio 2010 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2007).
  20. ^ Vennskapsbyer, Tromsø kommune. URL consultato il 21 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2007).

Bibliografia

Voci correlate

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Accordo ad interim sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza

L'Accordo ad interim sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza ovvero Accordo di Taba (a volte anche Oslo 2 o Oslo II) è stato un accordo politico, nell'ambito del conflitto israelo-palestinese.

Autorità Nazionale Palestinese

L'Autorità Nazionale Palestinese (ANP, in arabo: سلطة وطنية فلسطينية‎, Sulta Wataniyya Filastīniyya) è l'organismo politico di auto-governo palestinese ad interim, formato nel 1994 in conseguenza degli Accordi di Oslo per governare la Striscia di Gaza e le aree A e B della Cisgiordania.

Dal 3 gennaio 2013, in conseguenza della risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, l'Autorità Palestinese ha adottato il nome di Stato di Palestina sui documenti ufficiali. Tuttavia, lo Stato di Palestina (unilateralmente proclamato nel 1988 dall'OLP, ma non ancora effettivamente indipendente e sovrano) e l'Autorità Nazionale Palestinese (creata nel 1994 in accordo con Israele per governare transitoriamente parte dei territori palestinesi in attesa di un accordo di pace definitivo) restano due organismi distinti.

Battaglia di Gaza (2007)

La battaglia di Gaza (in arabo: معركة غزّة‎) si svolse fra il 12 giugno e il 14 giugno 2007 e finì con la presa del controllo della Striscia di Gaza da parte di Hamas.

Usando cifre fornite da ospedali e servizi di emergenza, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) stimò che più di 550 persone erano state ferite e almeno 116 uccise durante i combattimenti nella settimana fino al 15 giugno.

Blocco della Striscia di Gaza

Il blocco della Striscia di Gaza si riferisce al blocco terrestre, aereo e marittimo, dell'entrata nell'area della Striscia di Gaza governata da Hamas, imposto da Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007.

In seguito alla vittoria di Hamas nelle elezioni legislative palestinesi del 2006, Hamas e Fatah formarono un governo Palestinese di unità nazionale guidato da Ismail Haniyeh. Scattarono immediatamente sanzioni economiche contro l'Autorità nazionale palestinese, a seguito dell'entrata nel governo di Hamas, da parte di Israele e del quartetto per il Medio Oriente: Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite. Nel 2007, Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza nel corso della battaglia di Gaza, costituendo le istituzioni di governo e sostituendo i funzionari di Fatah.

La Striscia di Gaza confina con Israele, Egitto, e il Mar Mediterraneo. Egitto e Israele hanno chiuso in gran parte le loro frontiere con muri di cemento e filo spinato. Israele esercita il controllo sul genere delle merci che entrano nella Striscia. Il volume delle merci che Israele lascia entrare a Gaza è un quarto del flusso precedente al blocco. La marina israeliana mantiene un blocco marittimo a tre miglia nautiche dalla costa. L'Egitto, prima dei rivolgimenti democratici del febbraio-marzo 2011, stava costruendo una barriera d'acciaio sotterranea per evitare la violazione del blocco con i tunnel.

Israele sostiene il blocco per limitare il lancio di razzi palestinesi dalla Striscia di Gaza sulle sue città e per evitare che Hamas ottenga altre armi. L'Egitto non apre completamente il valico di Rafah in quanto, aprendo completamente il confine egiziano, riconoscerebbe il controllo di Hamas su Gaza, la divisione tra Gaza e la Cisgiordania e disconoscerebbe la legittimità dell'Autorità nazionale palestinese.Il blocco è stato criticato dal Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e da altre organizzazioni dei diritti umani.

Esso è contrario alla risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvata l'8 gennaio 2009.

La violazione di tale risoluzione è invece ufficialmente supportata dagli Stati Uniti. Dopo le pressioni internazionali a causa dell'incidente della Freedom Flotilla, l'8 giugno 2010, Egitto e Israele hanno attenuato le restrizioni del blocco.

Conflitto Fatah-Hamas

Il conflitto Fatah-Hamas (in arabo: النزاع بين فتح و حماس‎), chiamato anche guerra civile palestinese (in arabo: الحرب الأهلية الفلسيطينية‎), è un conflitto armato svoltosi tra il 2006 e la prima metà del 2007.

Il conflitto è fra le due principali fazioni palestinesi, Fatah e Hamas, che competono per garantirsi il controllo dei territori palestinesi. La maggioranza dei combattimenti è svolta nella striscia di Gaza, conquistata da Hamas nel giugno 2007.

Conflitto Israele-Striscia di Gaza

Il conflitto Israele-Striscia di Gaza è un conflitto tra lo Stato di Israele e il territorio palestinese della Striscia di Gaza, che si inserisce all'interno del conflitto israelo-palestinese.

Ghazi al-Jabali

Ghazi al-Jabali (Giaffa, 1946) è un generale e poliziotto palestinese.

È stato il capo del Servizio di sicurezza preventiva della Striscia di Gaza, nominato dall'Autorità Palestinese. Al-Jabali, che era stato comandante di polizia e capo della polizia di Gaza dall'inizio degli anni '90, alla fine del suo mandato nelle forze di sicurezza palestinesi ricopriva il ruolo di maggior generale.

Fin dal 1994 è stato l'obbiettivo di ripetuti attacchi da parte dei gruppo palestinesi opposti alla guida da parte di Fatah dell'Autorità Palestinese, attacchi che annoverarono colpi di arma da fuoco verso i suoi uffici e una bomba che distrusse parte della sua casa. È stato anche oggetto di un mandato di arresto e di una richiesta di estradizione da parte di Israele nel 1997, con l'accusa di aver ordinato ad agenti di polizia palestinesi di attaccare un posto di blocco israeliano nel luglio 1997.

Al-Jabali è stato inoltre oggetto di proteste a seguito dell'uccisione di tre adolescenti palestinesi durante degli scontri con le forze di polizia; i manifestanti hanno affermato che al-Jabali aveva dato ordine ai funzionari di polizia aprire il fuoco sui manifestanti che lanciavano pietre durante una manifestazione organizzata da Hamas a sostegno di Osama bin Laden.

Al-Jabali si è dimesso dal suo incarico di capo della polizia a Gaza nel giugno 2002 a seguito di uno stravolgimento interno alle forze di sicurezza, che vide anche il siluramento delcolonnello Jibril Rajoub e le dimissioni del colonnello Mohammed Dahlan.

Contestualmente annunciò la sua intenzione di opporsi a Yasser Arafat come candidato alla presidenza dell'Autorità palestinese. Nell'ottobre del 2003 venne nominato capo delle Forze di polizia civile palestinese sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania.

Una sparatoria avvenuta nel quartier generale della polizia di Gaza nel febbraio 2004 venne interpretata come un attentato alla vita di al-Jabali. Altri funzionari hanno puntato il dito verso membri delle Forze di sicurezza preventive fedeli al suo rivale Mohammad Dahlan.

Al-Jabali è stato inoltre accusato di corruzione e repressione della libertà di stampa, così come per l'arresto di Eyad al-Sarraj, un attivista per i diritti civili.

Il 17 luglio 2004 è stato rapito sotto la minaccia delle armi da membri della "Brigata dei martiri di Jenin", affiliata ai Comitati Popolari di Resistenza, durante un'imboscata al suo convoglio nella quale rimasero ferite due guardie del corpo. Al-Jabali venne rilasciato solo dopo l'annuncio del suo licenziamento da parte del presidente palestinese Yasser Arafat. Venne sostituito dal cugino di Arafat, Moussa Arafat, una scelta che non giovò alla reputazione della polizia nell'opinione pubblica palestinese..

Hamas

Ḥamās, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya (in arabo: حركة المقاومة الاسلامية‎, Movimento Islamico di Resistenza, ovvero حماس, «entusiasmo, zelo, spirito combattente») è un'organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni nel mondo (Unione europea, Stati Uniti, Israele, Canada, Egitto e Giappone), ma non da altre (Iran, Russia, Cina, Norvegia, Svizzera, Brasile, Turchia e Qatar).

Fondata dallo Shaykh Ahmad Yasin, ʿAbd al-ʿAzīz al-Rantīsī e Mahmud al-Zahar nel 1987 sotto la pressione dell'inizio della Prima Intifada come braccio operativo dei Fratelli Musulmani per combattere con atti di terrorismo lo Stato di Israele. Durante la Seconda Intifada nel periodo che va dal 2000 al 2005 ha effettuato svariati attentati suicidi contro l'esercito israeliano e contro la popolazione civile dello Stato ebraico, che hanno provocato centinaia di vittime civili e militari. Hamas gestisce anche ampi programmi sociali, e ha guadagnato popolarità nella società palestinese con l'istituzione di ospedali, sistemi di istruzione, biblioteche e altri servizi in tutta la Striscia di Gaza.Lo Statuto di Hamas propone il ritorno della Palestina alla sua condizione precoloniale e l'istituzione di uno Stato palestinese. La stessa Carta dichiara che "non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihād". Ciononostante nel luglio 2009 Khaled Mesh'al, capo dell'ufficio politico di stanza a Damasco, ha dichiarato che Hamas era intenzionato a cooperare con una "soluzione del conflitto Arabo-Israeliano che includesse uno stato Palestinese sui confini del 1967", a condizione che ai rifugiati palestinesi venisse riconosciuto il diritto al ritorno in Israele e che Gerusalemme Est fosse riconosciuta come capitale del nuovo stato. Tale risoluzione, ovvero l'accettazione della soluzione a due Stati, è stata ripetuta varie volte dagli esponenti di Hamas e dai suoi sostenitori. D'altra parte Israele sembra accettare solo formalmente tale soluzione .

Inoltre nel 2006 Isma'il Haniyeh, leader di Hamas all'epoca, ha dichiarato: «Se Israele dichiarasse di dare ai palestinesi uno Stato e ridare loro tutti i loro diritti, allora saremmo pronti a riconoscerli».

L'ala politica di Hamas ha vinto numerose elezioni amministrative locali in Gaza, Qalqilya, e Nablus. Nel gennaio 2006 con una vittoria a sorpresa alle elezioni legislative in Palestina del 2006 con il 44% circa dei voti, Hamas ottenne 74 dei 132 seggi della camera, mentre al-Fatah, con il 41% circa dei voti ne ottenne solo 45. La distribuzione del voto però era molto differente nei vari territori: le principali basi elettorali di Hamas erano nella Striscia di Gaza, mentre quelle del Fatah erano concentrate in Cisgiordania. Questo lasciò subito presagire che, se i due partiti non avessero trovato un compromesso, sarebbe potuta scoppiare una lotta per il controllo dei due territori nei quali ciascuno dei due partiti era più radicato.A seguito della Battaglia di Gaza (2007) Hamas prese il controllo completo dell'omonima Striscia; nel quadro di tali eventi e tra accuse di illegalità a loro volta i funzionari eletti di Hamas furono eliminati fisicamente o allontanati dalle loro posizioni dall'Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania e i loro incarichi furono assunti da esponenti del Fatah e da membri indipendenti. Il 18 giugno 2007, il Presidente palestinese Mahmūd Abbās (Fath) ha emesso un decreto che mette fuorilegge le milizie di Hamas.Hamas è elencata tra le organizzazioni terroristiche dal Canada, da Israele, dal Giappone, e dagli Stati Uniti, ed è bandita dalla Giordania. Australia e Regno Unito elencano solo l'ala militare di Hamas, le Brigate Izz ad-Din al-Qassam, come organizzazione terroristica. Gli Stati Uniti hanno adottato misure contro Hamas a livello internazionale. Inoltre, l'Egitto ha denominato come organizzazione terroristica sia l'entità politica che armata di Hamas. Tuttavia la maggior parte delle nazioni al mondo non considera tale movimento un'organizzazione terroristica.

L'Unione europea considera Hamas come gruppo terroristico dal 2003, nonostante una sentenza della corte di giustizia di dicembre 2014 in cui il tribunale stabilisce di aver preso la decisione di iscrivere il gruppo nella lista dei gruppi terroristici per un vizio di forma, dato che l'iscrizione era basata su imputazioni fattuali ricavate dai mezzi di comunicazione o da Internet e non su elementi esaminati in modo concreto. Gli effetti rimangono comunque tuttora in vigore, dato che l'UE ha annunciato che farà appello contro la decisione di rimuovere il gruppo dalla lista.

Incidente della Freedom Flotilla

L'incidente della Freedom Flotilla (o incidente della Mavi Marmara) si è verificato il 31 maggio 2010, quando una flottiglia di attivisti pro-palestinesi, conosciuta come la Freedom Flotilla per Gaza, trasportante aiuti umanitari ed altre merci, tra cui un carico di 10.000 tonnellate di calcestruzzo, ha tentato di violare il blocco di Gaza ed è stata intercettata da forze navali israeliane nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo, nell'ambito dell'operazione navale denominata dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) "Operazione Brezza Marina".

Alcuni giorni prima dell'incidente gli organizzatori avevano preannunciato le proprie intenzioni - non tanto di portare aiuti umanitari quanto piuttosto di forzare il blocco - con l'obiettivo di sollevare l'attenzione dell'opinione pubblica in favore di Gaza. Alla notizia il governo di Israele aveva fatto sapere che non avrebbe acconsentito alla violazione del blocco, ed aveva proposto ed organizzato l'accompagnamento delle navi al porto di Ashdod, ed il conseguente trasporto degli aiuti via terra verso Gaza.

Cinque delle sei navi sono state abbordate e poste sotto controllo Israeliano senza l'uso della forza.

Tuttavia, gli attivisti a bordo dell'imbarcazione più grande della flottiglia, la MV Mavi Marmara, hanno assalito le forze speciali israeliane Shayetet 13 appena discese sul ponte della nave. Dieci commando israeliani sono rimasti feriti, di cui due gravemente. I soldati israeliani hanno utilizzato le armi solo dopo che le loro vite erano state messe in pericolo e nove attivisti dell'IHH sono stati uccisi dal commando israeliano. Ci sono state dozzine di feriti e centinaia di arrestati; nei video ad immagine termica diffusi dall'IDF ed in quelli delle telecamere di sicurezza della nave si vedono i soldati scendere dagli elicotteri e calarsi a bordo della nave, ed un numero elevato di persone presenti sulla tolda della nave prepararsi ad aggredirli con bastoni, coltelli, catene e sbarre metalliche. Funzionari israeliani hanno accusato l'IHH di aver inviato un gruppo di attivisti sulla Mavi Marmara per istigare violenze; la IHH ha respinto le accuse.Il 5 giugno una settima nave, la Rachel Corrie, apparentemente battente bandiera irlandese, ha tentato di forzare il blocco; dopo aver rifiutato per quattro volte di seguire le indicazioni della Marina israeliana, è stata abbordata dalle forze israeliane senza incidenti, ed accompagnata al porto di Ashdod.

L'incidente ha seriamente compromesso le relazioni tra Turchia e Israele.

Operazione Arcobaleno

L'operazione Arcobaleno fu iniziata dalle forze armate israeliane il 15 maggio 2004 per individuare e distruggere i tunnel sotterranei al confine con l'Egitto, utilizzati dai militanti palestinesi per far passare armi destinate alla guerriglia.

Operazione Colonna di nuvola

L'operazione Colonna di nuvola (in Ebraico: עַמּוּד עָנָן, Amúd Anán), anche detta Operazione Pilastro di difesa, è il nome in codice della campagna militare iniziata il 14 novembre 2012 dalle Forze di Difesa Israeliane contro i militanti di Hamas e del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina (spesso sinteticamente definito Jihad Islamico Palestinese), come rappresaglia per il loro lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il sud (Sderot, Beersheva) e il centro di Israele (Tel Aviv, Gerusalemme).

È stata la seconda imponente operazione militare lanciata da Israele su Gaza dalla fine del 2008, dopo l'operazione Piombo fuso.

Operazione Inverno caldo

L'operazione "Inverno caldo" (in ebraico: מבצע חורף חם, Mivtza Horef Ham) è stata una campagna militare nella Striscia di Gaza delle Forze di difesa israeliane, lanciata il 29 febbraio 2008 in risposta a razzi Qassam sparati dalla Striscia da Hamas. Almeno 112 palestinesi e tre israeliani sono stati uccisi e più di 150 palestinesi e sette israeliani sono stati feriti.Vi è stato diffuso allarme internazionale, con gli Stati Uniti che hanno esortato Israele a esercitare cautela per evitare la perdita di vite innocenti, e l'Unione europea e le Nazioni Unite che hanno criticato Israele per "uso sproporzionato della forza". L'Unione europea chiese l'immediata cessazione degli attacchi di razzi su Israele da parte di Hamas, esortando Israele a fermare le attività che mettono in pericolo i civili e che sono in violazione del diritto internazionale.

Operazione Margine di protezione

Protective Edge in Italiano Operazione Margine di protezione (in ebraico: מִבְצָע צוּק אֵיתָן, Mivtza 'tzuk Eitan, "Operazione Scogliera Solida"; in arabo: الجرف الصامد‎, al-Jurf al-ṣāmid, col medesimo significato) è il nome in codice della campagna militare iniziata l'8 luglio 2014 dalle Forze di Difesa Israeliane contro i palestinesi di Hamas ed altri gruppi terroristici nella Striscia di Gaza. La campagna ha termine il 26 agosto successivo, con l'annuncio dell'accordo per una tregua duratura raggiunto dalle parti in conflitto al Cairo.L'intento dichiarato dell'operazione israeliana era quello di fermare il lancio di missili dalla Striscia di Gaza verso il proprio territorio, che in quei giorni, ha visto più di 3000 razzi lanciati da Hamas, intensificatosi dopo il giro di vite e all'azione militare Operation Brother's Keeper, 2014 kidnapping and murder of Israeli teenagers volta alla cattura dei terroristi palestinesi dopo il rapimento e l'uccisione di tre adolescenti israeliani operati da due membri di Hamas. Il 7 giugno, dopo un bombardamento che ha ucciso sette guerriglieri di Hamas a Khan Yunis, Hamas si assume la responsabilità per i missili lanciati da Gaza e lancia una quarantina di missili verso Israele. Il 17 luglio inizia l'invasione di terra con l'obiettivo di distruggere la rete di tunnel di Hamas. Nel corso del conflitto molti cessate il fuoco (compreso uno, il 5 agosto durante il quale tutti i soldati israeliani si erano ritirati dalla Striscia di Gaza) si ruppero o scaderono.

Il 13 agosto a Gaza muore il video reporter italiano Simone Camilli.

Il 26 agosto venne annunciato un cessate il fuoco senza durata. Per allora l'IDF ha riportato che Hamas, il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina ed altri gruppi di guerriglieri hanno sparato 4564 missili e colpi di mortaio da Gaza verso Israele, mentre l'IDF ha attaccato 5263 obiettivi a Gaza; almeno 34 tunnel sono stati distrutti e due terzi dell'arsenale missilistico di Hamas, composto da 10.000 missili, è stato usato o distrutto. Un artificiere del Ministero dell'Interno Palestinese ha dichiarato che al 22 agosto 20.000 tonnellate di esplosivo erano state sganciate su Gaza.Le vittime a Gaza furono tra le 2.125 e 2.310, tra cui 495–578 bambini, (non si conosce il numero delle vittime donne) e 11.100 vennero feriti. 66 soldati israeliani, 5 civili (tra cui un bambino) e un cittadino tailandese sono stati uccisi, e 469 soldati e 256 civili israeliani vennero feriti. Il ministro della salute di Gaza, le Nazioni Unite ed alcuni gruppi umanitari riportano un 69–75% di civili tra le vittime palestinesi; ufficiali dell'esercito israeliano attestano questa percentuale al 50%. ufficiali israeliani hanno stimato che i morti civili sono circa il 50%. Il 5 agosto l'OCHA ha dichiarato che 520.000 palestinesi nella Striscia di Gaza (circa il 30% della popolazione) potrebbero essere fuggiti, 485.000 di loro necessitano di cibo di emergenza e 273,000 hanno trovato rifugio in 90 scuole gestite dalle Nazioni Unite. Circa 17.200 case sono state totalmente distrutte o seriamente danneggiate a Gaza, e 37.650 hanno danni tali da renderle inabitabili. In Israele dai 5.000 agli 8.000 cittadini hanno lasciato le loro abitazioni a causa della minaccia degli attacchi missilistici e di mortaio.

Operazione Piogge estive

Operazione "Piogge estive" (in inglese: Operation Summer Rains; in ebraico: מִבְצָע גִשְׁמֵי קַיִץ, Mivetza' Ghishmé Kayitz) è il nome in codice di un'operazione militare israeliana all'interno della Striscia di Gaza cominciata il 28 giugno 2006. È la prima azione militare israeliana che coinvolga l'ingresso di truppe di terra nella zona, dopo il piano di ritiro unilaterale di Israele da Gaza.

Si tratta di un'operazione unica nel suo genere, in quanto è consistita nella mobilitazione di migliaia di uomini e decine di mezzi di esercito, marina e aeronautica per liberare un soldato fatto prigioniero, il caporale delle Forze di Difesa Israeliane Gilad Shalit.

Operazione Piombo fuso

L'operazione Piombo fuso (ebraico: מבצע עופרת יצוקה, Mivtza Oferet Yetzukah) è stata una campagna militare lanciata dall'esercito israeliano con l'intento dichiarato di "colpire duramente l'amministrazione di Hamas al fine di generare una situazione di migliore sicurezza intorno alla Striscia di Gaza nel tempo, attraverso un rafforzamento della calma e una diminuzione dei lanci dei razzi, nella misura del possibile". L'operazione militare si è protratta dal 27 dicembre 2008 alle ore 00:00 GMT del 18 gennaio 2009.

Obiettivo dichiarato dell'intervento militare israeliano è stato quello di neutralizzare Hamas che, a partire dal 2001, ha bersagliato i centri urbani nel sud di Israele con razzi Qassam provocando in otto anni 15 morti e centinaia di feriti fra la popolazione civile, costretta a un ritmo di vita scandito da sirene di allarme e corse nei rifugi (obbligatori per legge).

Da parte israeliana l'azione militare è descritta anche come una risposta all'intensificarsi del lancio di razzi Qassam da parte di Hamas contro obiettivi civili del Sud di Israele, non appena scaduta la tahdiʾa (calma) di sei mesi, ottenuta il 19 giugno 2008 dopo un lungo lavoro di mediazione da parte dell'EgittoHamas per parte sua afferma che la tregua è stata rotta dalle forze israeliane il 4 novembre 2008 con l'uccisione di sei suoi militanti e con il blocco dei convogli umanitari.

Da parte palestinese, per altro, il lancio di razzi contro il territorio israeliano è stato motivato dalla violazioni della tregua di parte israeliana, violazioni che nel periodo della tregua hanno portato all'uccisione di 19 palestinesi, la maggior parte dei quali durante gli attacchi aerei israeliani dell'inizio di novembre.

Inoltre molti commentatori, sia dopo che prima dell'azione, hanno collegato l'Operazione alle vicine elezioni israeliane del 10 febbraio, ipotizzando che i candidati dei tre principali schieramenti (Kadima, Laburisti e Likud), temessero di poter perdere i propri consensi a causa di un comportamento percepito dalla pubblica opinione come troppo "morbido" nei confronti di Hamas.Ufficialmente le forze armate israeliane mirano quindi a distruggere i supporti logistici di Hamas, a eliminare il maggior numero possibile di leader e a rallentarne (se non a prevenirne) il riarmo. La missione militare si pone inoltre l'obiettivo di distruggere la rete di tunnel sotterranei di collegamento con l'Egitto (attraverso i quali avviene anche il contrabbando di generi di consumo e di cibo, soprattutto durante i periodi di chiusura dei varchi con Israele), per impedire l'approvvigionamento di armi da parte di Hamas e delle altre fazioni paramilitari.

Hamas ha definito l'operazione "massacro di Gaza" (in arabo: مجزرة غزة‎), e tale definizione è stata ripresa da numerosi media del mondo islamico.Hamas, pur continuando a negare il diritto all'esistenza di Israele in quanto Stato "occupante" del territorio palestinese, reclama la fine del blocco e chiede l'immediata cessazione delle incursioni nel suo territorio, accompagnando tale richiesta con un intensificato lancio di razzi verso gli obiettivi civili israeliani.

Piano di disimpegno unilaterale israeliano

Il Piano di disimpegno unilaterale israeliano (inglese Israel's unilateral disengagement plan, ebraico: תוכנית ההתנתקות Tokhnit HaHitnatkut or תוכנית ההינתקות Tokhnit HaHinatkut anche detto "Hitnatkut") fu un progetto politico dello Stato israeliano.

Proposta del primo ministro israeliano, Ariel Sharon, adottata dal governo il 6 giugno 2004 e applicato nel mese di agosto 2005, per rimuovere tutti gli abitanti israeliani dalla Striscia di Gaza e da quattro insediamenti in Cisgiordania settentrionale.

Provincia di Gaza

La provincia di Gaza è una provincia del Mozambico meridionale.

Stato di Palestina

La Palestina, ufficialmente Stato di Palestina (in arabo دولة فلسطين, Dawla Filastin), è uno Stato de iure, non facente parte delle Nazioni Unite (de facto occupato in gran parte da Israele) del Vicino Oriente, affacciato in parte sul mar Mediterraneo, comprendente Gerusalemme Est e i territori palestinesi divisi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ed è parte, assieme a Israele e parti di Siria, Giordania e Libano, del territorio storico-geografico della Palestina.

L'indipendenza dello Stato di Palestina fu autoproclamata unilateralmente nel 1988 dall'OLP, mentre l'ONU con la risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012 le ha consentito l'ingresso come Stato non membro con status di osservatore permanente; al 2018, la Palestina è riconosciuta come Stato da 137 membri dell'ONU, mentre non è riconosciuta da altri 50.

La Palestina rivendica quale sua capitale la parte orientale della città di Gerusalemme, precedentemente in mano giordana dal 1948 e sotto controllo israeliano dal '67 (si veda la voce Status di Gerusalemme), mentre i suoi uffici amministrativi si trovano a Ramallah.

Lo Stato di Palestina è tuttora privo di un'organizzazione statuale tipica, senza un esercito regolare, e rimane occupato da Israele per quanto riguarda Gerusalemme Est e parte della Cisgiordania (quest’ultima suddivisa in tre zone di giurisdizione in base agli accordi di Oslo II: la zona A sotto totale controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, la zona B a controllo misto e la zona C sotto controllo israeliano), mentre la Striscia di Gaza, alla quale Israele fornisce energia elettrica, è sotto parziale blocco navale, terrestre e aereo (vedasi conflitto israelo-palestinese), imposto da parte di Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007 dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative del 2006.L'attuale capo dello Stato è Mahmoud Abbas, mentre il governo è guidato da Rami Hamdallah.

Striscia di Gaza

Col termine striscia di Gaza (in arabo: قطاع غزة‎, Qiṭāʿ Ghazza; in ebraico: רצועת עזה, Retzu'at 'Azza) si indica un territorio palestinese confinante con Israele ed Egitto nei pressi della città di Gaza.

Si tratta di una regione costiera di 360 km² di superficie popolata da circa 1.760.037 abitanti di etnia palestinese, di cui 1.240.082 rifugiati palestinesi.Rivendicato dai palestinesi, assieme alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est, come parte dello Stato di Palestina nella regione storico-geografica della Palestina, dal 2007 è governato da Hamas in seguito alle elezioni legislative del 2006 e alla battaglia di Gaza del 2007. Nonostante il ritiro dei militari e dei civili israeliani da Gaza nel 2005, le Nazioni Unite, le organizzazioni internazionali per i diritti umani, e la maggioranza dei governi e dei giuristi considerano il territorio ancora occupato da Israele, che mantiene sulla striscia un blocco insieme all'Egitto. Israele controlla lo spazio aereo e marittimo della striscia, sei dei sette attraversamenti della frontiera terrestre e il movimento di merci e persone dentro e fuori dalla striscia. La striscia di Gaza rimane quindi al centro del conflitto israelo-palestinese, e di ripetute guerre tra Israele e Gaza scoppiate negli ultimi anni (2008, 2014).

Dal 2012 l'ONU riconosce formalmente la Striscia come parte dello Stato di Palestina, entità statale semi-autonoma. In senso peggiorativo, specie da parte dei sostenitori di Israele, la Striscia di Gaza dal 2006 in poi è talvolta appellata come Hamastan ("terra di Hamas").

Palestina Città controllate dallo Stato di Palestina
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Striscia di Gaza

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