Fiore

Il fiore è l'organo riproduttivo delle angiosperme, nel quale si sviluppano i gametofiti, avviene la fecondazione e si sviluppa il seme.

Il fiore è composto da una serie di organi laterali (omologhi delle foglie e brattee) che hanno perso la funzione fotosintetica e acquisito una funzione di protezione del fiore durante lo sviluppo, attrazione degli impollinatori, e produzione e protezione dei gametofiti. Il fiore deriva dalla differenziazione dell'apice di un fusto, che può essere portato su un normale fusto vegetativo o su un fusto specializzato detto infiorescenza. Questa differenziazione, detta induzione fiorale o induzione antogena, avviene quando l'apice è ancora di dimensioni microscopiche all'interno della gemma, sotto lo stimolo di fattori ormonali e ambientali. L'induzione fiorale precede la fioritura vera e propria, secondo le specie, da poche settimane a circa un anno.

Nelle angioperme, i gametofiti maschili (detti granuli pollinici) si sviluppano all'interno della parete delle spore, mentre i gametofiti femminili (sacchi embrionali) si sviluppano all'interno dello sporangio o nocella, a sua volta circondato da due tegumenti. La struttura composta dal gametofito femminile e i tessuti materni circostanti è detta ovulo, e nelle angiosperme è racchiusa all'interno di una struttura laterale detta carpello. A differenza delle Gimnosperme, la germinazione dei granuli pollinici avviene comunemente su una struttura specializzata del carpello detta stigma. A seguito della fecondazione, gli ovuli si sviluppano in semi, mentre i carpelli si differenziano in frutti.

Flores
Fiori

Struttura

Nelle Gimnosperme gli sporofilli maschili e femminili vengono portati su strutture diverse, e possono essere aggregati in strobili (come nelle Cicadee e nelle Conifere) o portati in strutture isolate (come gli ovuli di Ginkgo).

Nelle Angiosperme il fiore è l'insieme degli organi riproduttivi, normalmente raccolto in un apparato complesso e composto da più parti che possono considerarsi foglie modificate. I fiori possono essere sessili o peduncolati. Sul ricettacolo, la parte terminale dell'asse, sono inserite le parti fiorali, che solitamente includono parti sterili (sepali e petali, o perianzio) e parti fertili (stami e carpelli). Vi sono fiori detti incompleti che mancano di alcune di queste parti. Nel caso siano deficitari di stami o carpelli il fiore si dice imperfetto. Nel caso in cui il fiore sia completo di tutte le parti fertili esso si dice ermafrodita o perfetto. Il numero delle parti fiorali (numero dei sepali, dei petali, degli stami e dei carpelli) varia tra le famiglie ed è un carattere diacritico.

Mature flower numbered
Anatomia di un fiore.
Per la legenda vedi Fiore delle angiosperme

Le varie parti del fiore sono formate da uno o più verticilli di pezzi fiorali. Ogni verticillo è composto da singole unità di cui le esterne (petali o sepali) sono dette nel complesso antofilli. Nei casi più complicati, le parti del fiore sono quattro, partendo dalla più esterna:

  1. Calice, formato da foglioline verdi fotosintetizzanti dette sepali. È una parte fiorale sterile.
  2. Corolla, formata da petali spesso colorati e con funzione vessillare (capacità di attrarre gli animali impollinatori). Anche questa parte del fiore è sterile.
  3. Gineceo, è la parte femminile del fiore, fertile. Si definisce anche pistillo ed è composto da una parte basale slargata detta ovario, che si continua in alto nello stilo e superiormente nello stigma. L'impollinazione nelle angiosperme è sempre stigmatica.
  4. Androceo, è la parte maschile del fiore, fertile. Ha stami formati da filamento e antere; ogni antera ha due teche polliniche, ogni teca pollinica ha due sacche polliniche dove sono contenute cellule madri delle microspore che daranno origine al polline.

NOTA: nelle orchidacee il gineceo e l'androceo sono uniti in un unico "organo", la colonna. In questo caso sono i pollinodi e il viscidio.

Orchidea viola
Fiore di una monocotiledone (orchidea Phalaenopsis sanderiana).Si notino i tre sèpali indietro, i petali, il labello, e la colonna in centro.

Dopo la fecondazione gli ovari si trasformano in frutti, che contengono i semi. Prima della fecondazione, a seconda che la pianta in questione sia monoica o dioica, si assiste allo sviluppo dei gameti, che si distinguono in microgametofiti e macrogametofiti. Se l'impollinazione è compiuta dal vento (impollinazione anemofila), i fiori sono spesso di colore verdastro e poco appariscenti; se al contrario è attuata dagli insetti o dagli uccelli (impollinazione zoofila), i fiori sono dotati di caratteristiche attrattive quali particolari forme e colori, e spesso di nettare, liquido zuccherino.

I fiori possono essere portati dalla pianta singolarmente o raggruppati in infiorescenze.

Microgametofito

Il microgametofito è un individuo piccolo, formato al massimo da tre cellule. Prima che avvenga la divisione mitotica, il nucleo si avvicina alla parete della microspora, così in seguito alla divisione si forma una cellula più grande, detta cellula vegetativa, ed una più piccola ed allungata, contenuta entro la prima, ma comunque provvista della propria parete, detta cellula generativa. La maturazione del granulo pollinico prevede una fase di perdita di acqua, variabile da specie a specie, che comporta anche una modificazione del metabolismo.

NEMI111
Fiori

Di solito il polline maturo viene liberato alla deiscenza delle cellule del tappeto, quando esso è ancora binucleato (infatti la cellula generativa andrà poi incontro a mitosi e produrrà i gameti maschili); ma nel 30% dei granuli pollinici esso viene liberato quando è trinucleato, ossia dopo che la cellula generativa ha prodotto per mitosi due gameti maschili. La parete del polline è di fondamentale importanza poiché protegge il “prezioso carico” e regola i movimenti d'acqua, ed ha una architettura abbastanza complessa. La parete interna è di natura celluloso-pectica, ed è l'intina; la parete esterna è l'esina, che si divide in nexina e sexina, quest'ultima è più superficiale. La sexina forma dei bastoncelli, delle scaglie, delle spine, e così via, che conferiscono una morfologia particolare al polline, tanto da essere una peculiarità dal valore tassonomico. L'esina è composta principalmente di sporopollenina, un composto derivante dalla polimerizzazione ossidativa dei carotenoidi e dei loro esteri. La sporopollenina è una molecola molto resistente, e dura nel tempo, tanto che si può ritrovare nei fossili, e ricostruire quindi il tipo di vegetazione del passato.

La particolare morfologia della parete, tipica di ogni specie, fa sì che essa assume un valore tassonomico, utili anche in campi molto distanti dallo studio biologico, come la criminologia. Infatti il riconoscimento di un particolare tipo di polline può ricondurre ad una specifica pianta di una determinata regione, facilitando la ricerca del “colpevole”. L'intina ricopre l'intera superficie del granulo pollinico, mentre l'esina è quasi completamente assente nelle regioni dei pori germinativi, da uno dei quali sputerà il tubetto pollinico, che veicola i gameti maschili al gametofito femminile. La parete del polline può essere considerata come un complesso che si adatta al tipo di dispersione a cui andrà incontro.

Se trattasi di dispersione entomofila (affidata agli insetti) i granuli sono provvisti di un grosso spessore di esina: i granuli aderiscono facilmente tra loro per mezzo di un materiale viscoso che ricopre l'intera area del granulo. Questo materiale, noto come pollenkit (composto da glicolipidi, carotenoidi, flavonoidi e lipidi), è di fondamentale importanza per l'adesione del granulo allo stigma. Nel caso di dispersione anemofila (affidata al vento), la parete dei granuli è più sottile, e il pollenkit ricopre solo gli spazi dell'esina.

Megagametofito

Il megagametofito è un individuo molto ridotto ed è ospitato nello sporofito. La divisione meiotica di una cellula della nocella produce quattro megaspore, di cui una sola, quella più grande, darà vita al megagametofito. Secondo il modello di crescita “tipo Polygonum”, la megaspora effettua tre divisioni mitotiche senza citodieresi, passando da due, a quattro, a otto nuclei nello stesso citoplasma.

Gli otto nuclei si dispongono in gruppi di quattro ai poli della megaspora, dopo di che uno per ogni gruppo si dirige verso il centro (questi nuclei si dicono nuclei polari). Si formano quindi le pareti cellulari, e si ottengono sette cellule ed otto nuclei, ossia la cellula centrale è binucleata. Le tre cellule addossate ad un polo si dicono cellule antipodali, vi è poi la cellula centrale, e al polo opposto, in corrispondenza del micropilo, vi è l'apparato dell'oosfera, formato da due cellule sinergidi e dalla cellula uovo, che è il gamete femminile, anche detto macrogamete.

Sulla struttura e le caratteristiche del fiore si basa la principale classificazione botanica delle piante.

Curiosità

La pianta che produce il fiore più grande del mondo (un metro di diametro) è la Rafflesia arnoldii, scoperta in Sumatra (Indonesia) nel 1818 da Thomas Stamford Raffles e Joseph Arnold: è oggi uno dei fiori nazionali dell'Indonesia.[1]

Note

  1. ^ Surindar Paracer, Vernon Ahmadjian, Symbiosis: An Introduction to Biological Associations, Oxford University Press, 2000, p.200.

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Androceo

L'androceo è l'apparato riproduttivo maschile dei fiori, formato da più stami, i quali hanno come funzione la generazione dei gametofiti maschili o granuli di pollini, dei quali ognuno è costituito da due parti: una sottile detta "filamento" e l'altra, spessa, detta "antera" (formata da 4 sacche polliniche e microspore).

Quando l'antera abortisce e non produce polline si parla di staminodi.

I microsporangi sono delimitati da esotelio ed endotelio, internamente al quale si riscontra il "tappeto", le cui cellule sono le nutrici delle cellule madri del polline.

Quando gli stami sono tutti liberi l'androceo è detto dialistemone, mentre se sono tutti saldati l'androceo è detto gamostemone.

Gli stami, dunque, sono foglie molto modificate formate da un piede che si inserisce nel ricettacolo del fiore, chiamato filamento, e una porzione distale chiamata antera. Il filamento è la parte sterile dello stame, può essere molto lungo, corto o mancare, in questo caso le antere si dicono sessili. Generalmente è filiforme, però può essere grosso, perfino petaloide, e può essere provvisto di appendici. L'antera è la parte fertile dello stame e suole essere costituita da due parti distinguibili, contigue, chiamate teche, unite da una zona detta connettivo, che è anche da dove l'antera si unisce al filamento. Generalmente è formata da due teche, o a volte da una sola come nelle malvacee e cannacee o da tre nel caso della Megatritheca (sterculiacee). Se si seziona l'antera perpendicolarmente lungo il suo asse, si osserva che ogni antera contiene uno o due sacchi pollinici che si estendono per tutta la lunghezza.Dopo la maturazione dei granuli di polline viene a prodursi la cosiddetta deiscenza, ovvero l'apertura dell'antera dalla quale verrà rilasciato il polline. Il tessuto responsabile si chiama endotecio. Se l'apertura si produce per tutta la lunghezza del setto che separa i sacchi pollinici, la deiscenza avviene in senso longitudinale, che è il caso più frequente. In altri casi l'endotecio viene a localizzarsi quindi in zone limitate le quali si alzano come valve o sportelli: nella deiscenza poricida (come nelle solanacee) dove non vi è endotecio, viene a prodursi la distruzione del tessuto all'apice dell'antera, formando così i pori da dove uscirà il polline.

Il numero di stami in ogni fiore è un carattere molto variabile. Alcune specie della famiglia delle euforbiacee hanno fiori con un solo stame (cosiddetti monandri), le oleacee invece presentano due stami (fiori diandri), mentre nelle mirtacee ve ne sono numerosi (e perciò detti poliandri). Il numero di stami può essere uguale o no al numero di petali. Così, si dice che il fiore è isostemone (o aplostemone) se presenta lo stesso numero di stami e di petali (come può osservarsi nelle liliacee e amarillidacee); anisostemone se è differente la quantità di petali rispetto agli stami (per esempio, nel genere Brassica, ci sono quattro petali e 6 stami); diplostemone, quando il numero di stami è il doppio della quantità dei petali (il genere Kalanchoe, per esempio, presenta quattro petali e otto stami) ed è polistemone quando il numero di stami è più del doppio dei petali (come nel Poncirus, con cinque petali e numerosi stami).

La disposizione elicoidale di numerosi stami è la condizione primitiva nella divisione delle angiosperme, alle quali si attribuisce poliandria primaria. La riduzione del numero di stami (oligomerizzazione) e l'andamento verso la condizione verticillata ciclica fu una tendenza evolutiva nell'ambito delle angiosperme; inizialmente attraverso la formazione di vari cicli di stami, poi due (diplostemonia) e, finalmente, uno solo (aplostemonia). Nonostante ciò, in alcuni lignaggi di angiosperme non è infrequente che il numero di stami aumenti (poliandria secondaria), fenomeno che si osserva in specie che offrono ai loro impollinatori una quantità di polline in special modo grande.

Molte volte i fiori presentano un perianzio ridotto e gli stami sono lunghi e vistosi. In questi casi la funzione di attrazione degli impollinatori la compie l'androceo. Questo tipo di fiori è di solito disposto ad infiorescenze che, per la loro forma, sembrano spazzole (cepillos) o pulisci-tubo (limpiatubos), come per esempio in alcune leguminose (Inga uruguensis e Acacia caven) e nelle mirtacee (Callistemon rigidus).Gli staminodi sono gli stami sterili che normalmente appaiono in certi fiori. La loro funzione è varia e può avere a che fare con la produzione del nettare o con la funzione attrattiva che di solito hanno i petali.

Brattea

In botanica la bràttea (o ipsofillo) è una foglia modificata che accompagna fiori o infiorescenze.

Dalla attaccatura ascellare della brattea si sviluppa un fiore o un'infiorescenza; essa può assumere varie forme e diverse dimensioni. Quindi si dice che le brattee sono foglie trasformate che proteggono il fiore e il frutto dal gelo e dai parassiti

Una delle funzioni principali delle brattee è quella di protezione, ad esempio, del bocciolo fiorale.

Le brattee sono generalmente di colore verde e si possono confondere con le foglie stesse; in alcuni casi possono presentare svariati colori, tanto da essere a volte confuse col fiore oppure col frutto, come capita nella pianta di nocciolo.

In questo caso le brattee svolgono anche una funzione vessillare, cioè fungono da richiamo per gli animali impollinatori. Classici esempi di piante fornite di brattee con funzione vessillare sono la stella di Natale (Euphorbia pulcherrima Willd.) e la Bougainvillea.

Una brattea di grandi dimensioni, spesso colorata, che racchiude un insieme di fiori (come, ad esempio nelle Palme o nel genere Arum), prende il nome di spata. Nel genere Arum la spata è petaloidea, con funzione di attrarre gli insetti impollinatori.

Un insieme di brattee più o meno compatte o fuse viene definito un involucro; tipico quello che si trova al di sotto delle infiorescenze di molte Asteraceae e Apiaceae.

Calice (botanica)

Il calice è l'insieme dei sepali; costituisce il primo verticillo del perianzio del fiore diclamide. Racchiude gli altri organi del fiore prima ch'esso sbocci, proteggendoli.

Carpello (botanica)

Il carpello, dal greco karpos (frutto), è una foglia modificata con funzione riproduttiva, facente parte del fiore ed in particolare costituente il gineceo (parte del fiore composta da uno o più pistilli).

Nel corso dell'evoluzione la foglia dello sporofillo si è richiusa su sé stessa: ossia i due margini si sono saldati a formare una cavità richiusa, l'ovario appunto è al di sotto di stilo e stimma.

Nelle angiosperme si individuano ovari monocarpellari, ovvero formati da un solo carpello, o pluricarpellari, ovvero formati da più carpelli.

Inoltre i carpelli possono essere fusi insieme originando un unico pistillo (ovario pluricarpellare sincarpico), o possono richiudersi ognuno su sé stesso originando pistilli diversi (ovario pluricarpellare apocarpico). In quest'ultimo caso ogni carpello originerà un frutto come ad esempio nel caso della mora e del gelso.

Per il loro carattere di foglie portatrici di megaspore (o macrospore), le cellule per la cui moltiplicazione viene a formarsi il gametofito femminile (il sacco embrionale), i carpelli sono megasporofilli.

Come si è detto, possono formare un gineceo unico, o restare separati, collocati ognuno nel ricettacolo, formando così altrettanti ginecei indipendenti. Nel primo caso diciamo che il fiore è gamocarpellare, e dialicarpellare nel secondo.

Le parti di cui è costituito ogni gineceo sono:

L'ovario formato dalla regione fertile del carpello, quella che racchiude i primordi seminali od ovuli, che sembrano uniti a una protuberanza chiamata placenta.

Lo stilo, che manca in molti casi, è un picciolo che connette lo stigma con l'ovario sottostante.

Lo stigma, una zona superficiale papillosa, ricettore dei granuli di polline (che contengono in ognuno un gamete maschile) una volta che sono liberati in esso dall'agente impollinatore. Quando esiste, lo stilo si situa nel suo estremo distale e prende in generale la forma di un ingrossamento, frequentemente diviso in rami o zone così numerose come i carpelli che contribuiscono al pistillo.

Corolla

La corolla è una parte del Fiore delle angiosperme. Formata dall'insieme dei petali, costituisce la serie più interna di elementi del perianzio. È posizionata all'interno del calice (formato dai sepali) e prima dell'androceo (formato dagli stami) e del gineceo (formato dai pistilli).

Fiore delle angiosperme

Il fiore delle Angiosperme è formato da pezzi fiorali con diversa struttura e funzione, derivanti dalla modificazione di foglie. L'elevata posizione filogenetica delle Angiosperme si manifesta con la grande variabilità delle strutture fiorali, che da Linneo in poi costituiscono il più importante carattere sistematico per la loro classificazione

Formula fiorale

La formula fiorale è una convenzione adottata per schematizzare la descrizione di un fiore utilizzando sigle e numeri che indicano i verticilli e la loro disposizione.

Le sigle convenzionali adottate sono le seguenti:

K = calice (a cui viene fatto seguire il numero dei sepali)

C = corolla (numero dei petali)

P = perigonio (numero dei tepali)

A = androceo (numero degli stami)

G = gineceo (numero dei carpelli o ovari)

∞ = numero superiore a 10

( x ) = x elementi saldati tra loroCome esempio, la formula del fiore delle Lamiaceae che possiedono, generalmente, cinque sepali saldati, cinque petali saldati, cinque stami (di cui uno abortito) e un ovario che può variare tra cinque e due carpelli, è la seguente:

↓K(5)[C(5)A5]G(5->2)

La formula può contenere anche simboli relativi alla simmetria (posti all'inizio della formula):

* = actinomorfo (simmetria radiale)

↓ oppure X = zigomorfo (simmetria bilaterale)

$ = asimmetrico (nessuna simmetria di rilievo)o al sesso del fiore (sempre posti all'inizio della formula):

= maschile

= femminile

= ermafroditoAlla fine della formula invece si possono trovare le informazioni sulla posizione dell'ovario e sul tipo di frutto:

Ovario:

supero

semi-infero

inferoFrutto:

achenio

capsula

drupa

follicolo

legume

noce

pomo

siliqua(e altri...)

Esempio per un'orchidea del genere Ophrys:

X, P 3+3, [A 1, G (3)], infero, capsula(fiore a simmetria bilaterale, perigonio con due verticilli di tre tepali ognuno, androceo e gineceo in un'unica struttura (=ginostemio) con un stame fertile e tre carpelli fusi insieme, ovario infero, frutto a capsula)

Frutto

Il frutto in termini botanici è il prodotto della modificazione dell'ovario a seguito della fecondazione. Il significato biologico del frutto è fornire protezione, nutrimento e mezzo di diffusione al seme che contiene.

Nel linguaggio comune ed in cucina, normalmente, per frutta si intendono alcuni tipi di frutti botanici, ad esempio:

le drupe: prugne, ciliegie, mandorla, albicocche;

l'esperidio degli agrumi: cedro, pompelmo, pomelo;

alcune bacche o loro modificazioni, come l'uva spina, le corniole, le giuggiole, i mirtilli;

i pomi: le cotogne, le sorbole, le nespole comuni, il nashi.Le piante partenocarpiche generano frutti apireni, ovvero senza semi (es. diverse varietà di uva, arancia, fichi). Se il fiore non viene impollinato, si stacca dalla pianta nella zona di abscissione. La crescita dell'ovario è stimolata dall'auxina che blocca il processo di abscissione del fiore.

Impollinazione

L'impollinazione è il trasporto di polline dalla parte maschile a quella femminile dell'apparato riproduttivo (contenuto nei coni o nei fiori) della stessa pianta o di piante diverse. L'impollinazione rappresenta il principale meccanismo di riproduzione delle Gimnosperme e delle Angiosperme.

Esistono due tipi principali di impollinazione:

l'autoimpollinazione o impollinazione autogama, si verifica quando il polline passa direttamente dall'antera di un fiore allo stigma dello stesso fiore. Le piante che praticano questo tipo di impollinazione sono dette autogame.

l'impollinazione incrociata o impollinazione eterogama, si verifica quando il polline viene trasportato dall'antera di un fiore allo stigma del fiore di un individuo differente della stessa specie. Le piante che praticano questo tipo di impollinazione sono dette allogame.Il trasporto può essere mediato da diversi vettori:

insetti (impollinazione entomogama o entomofila)

rettili (v. altre forme di impollinazione zoogama)

uccelli (impollinazione ornitogama o ornitofila)

pipistrelli (impollinazione chirotterogama)

piccoli marsupiali e mammiferi (v. altre forme di impollinazione zoogama)

molluschi (v. altre forme di impollinazione zoogama)

vento (impollinazione anemogama o anemofila)

acqua (impollinazione idrogama o idrofila)

uomo (impollinazione artificiale)

Magnoliophyta

Le magnoliofite (Magnoliophyta Cronquist, Takht. & W.Zimm., 1966) sono una vasta divisione di piante note anche sotto il nome di angiosperme (Angiospermae, Lindl.). A livello scientifico la definizione è sicuramente più complessa ma semplificando e con una buona approssimazione possiamo dire che rientrano in questa definizione le piante più evolute, con fiore vero e con seme protetto.

Il Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica (ICBN) permette, per i taxa di rango superiore alla famiglia, di usare indipendentemente nomi descrittivi tradizionali come Angiospermae o regolarmente derivati da un genere "tipo" come Magnoliophyta, che deriva dal genere Magnolia.

Sono una sottodivisione delle spermatofite, che comprende piante annue o perenni con il massimo grado di evoluzione, i cui fiori sono più vistosi, più completi o complessi di quelli delle altre piante. A seconda che l'embrione possieda uno o due cotiledoni, le angiosperme si dividono nelle due classi delle monocotiledoni e dicotiledoni.

Le angiosperme compaiono nel registro fossile nel Cretaceo inferiore (circa 130 milioni di anni fa). Anche se alcuni autori hanno proposto diversi esempi di angiosperme pre-cretaciche (ad esempio Sanmiguelia lewisi, dal Triassico superiore (circa 215 milioni di anni fa) del Nord America), nessuno di questi fossili è inequivocabilmente accettato dalla comunità scientifica.

Con circa 275.000 specie oggi viventi, che corrispondono ad oltre l'80% di tutti i vegetali terrestri, le angiosperme (o piante da fiore) sono il gruppo di piante più vasto e diversificato del nostro pianeta. La vastità è tale, che si passa da alberi giganteschi anche di 100 metri (Myrtaceae) fino a minuscole piante erbacee (Araceae) di meno di 2 millimetri.

Orchidaceae

Le Orchidacee (Orchidaceae Juss., 1789) sono una famiglia di piante monocotiledoni, appartenenti all'ordine delle Orchidales (o Asparagales secondo la classificazione APG).

I loro fiori sono comunemente chiamati orchidee.

Questa famiglia è costituita da piante erbacee perenni, alcune delle quali sono in grado di assorbire dall'acqua presente nell'ambiente le sostanze necessarie alla loro sopravvivenza tramite le radici aeree (autotrofia) e capaci anche di nutrirsi assimilando sostanze da organismi in decomposizione (sapròfite).

Ovario (botanica)

In botanica, l'ovario è la parte inferiore del gineceo. All'interno dell'ovario, sono custoditi gli ovuli.

Peduncolo (botanica)

Il peduncolo – o asse floreale – è, in botanica, un piccolo ramo più o meno lungo alla cui estremità si trova il fiore o un insieme di fiori e quindi anche un'eventuale infruttescenza; può essere sia ascellare che terminale a seconda della posizione in cui è inserito nel ramo. Spesso la sommità del peduncolo del fiore si allarga in una struttura detta ricettacolo. È detto invece pedicello il peduncolo di ogni fiore in una infiorescenza.

Curiosamente, talvolta, e specie per certi tipi di piante (come ad esempio l'Anacardium), il peduncolo può subire una trasformazione tale da svilupparsi in modo da diventare ancora più grande del fiore stesso. Assume in tal modo le sembianze di un falso frutto.

Petalo

Un petalo (dal greco: πέταλον, pétalon, foglia, lamina, derivante da πετάννυμι, petánnymi, aprire, stendere) è un particolare tipo di foglia metamorfosata facente parte del tipico apparato fiorale delle angiosperme. L'insieme dei petali prende il nome di corolla che, assieme al calice formato dai sepali, costituisce il perianzio, ossia la parte sterile del fiore. A seconda della specie vegetale i petali possono presentarsi nelle più svariate forme, dimensioni e colori, spesso caratteristici di un particolare linea filogenetica, tanto da essere stati, in passato, un utilissimo discriminante tassonomico. Non sempre petali e sepali sono propriamente distinguibili, in tal caso si parla quindi di tepali.

In genere è possibile distinguere una parte apicale libera, detta lembo, ed una parte basale in continuità con l'apparato fiorale, detta unghia, che collega il petalo al ricettacolo. Le funzioni dei petali sono essenzialmente due, ovvero la di protezione delle strutture riproduttive più interne al fiore (stami e pistilli) e l'attrazione degli animali impollinatori tramite colorazioni intense, forme particolari e secrezioni odorose. Salvo rare eccezioni, i petali non hanno attività fotosintetica, mancando del pigmento della clorofilla.

San Giovanni in Fiore

San Giovanni in Fiore (IPA: sanʲʤoˈvanniɱˈfjoːre, Sangiuvanni in calabrese [zanʲʤuˈvaːnni]) è un comune italiano di 16 911 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

È la diciottesima città della Calabria per numero di abitanti, nonché il più esteso centro abitato della Sila. Posto a pochi chilometri dall'Alta Val di Neto e dal comprensorio montuoso di Montenero, nonché il più popolato fra i 282 comuni italiani posti oltre i 1.000 metri s.l.m., San Giovanni in Fiore dista 59 km da Cosenza, capoluogo di provincia, e 55 km da Crotone. È il secondo comune più esteso della Calabria, preceduto da Corigliano-Rossano.

La cittadina è legata alla figura dell'abate Gioacchino da Fiore, monaco esegeta del XII secolo, che qui fondò il monastero di San Giovanni in Fiore e la Congregazione florense. Il monastero fu dotato del tenimentum flori, formato dai territori silani che costituivano la Sila Badiale che dopo furono dati in commenda e governati dagli abati commendatari fino al 1530, quando su richiesta dell'abate Salvatore Rota, il paese venne riconosciuto civico entrando nel patrimonio regio. Nel 1844 il centro florense assurse all'onore delle cronache nazionali per le vicende legate alla cattura dei fratelli Bandiera, patrioti italiani, e di tutti i componenti che facevano parte della spedizione.

È sede amministrativa del parco nazionale della Sila, ubicata presso la frazione di Lorica, facente parte della Comunità Montana Silana. Ospita inoltre il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, ente riconosciuto dal Ministero per i beni e le attività culturali, che collabora con talune università italiane ed estere nella ricerca delle pubblicazioni dell'abate florense.

Sepalo

In botanica, il termine sepalo indica una foglia modificata che fa parte del calice.

I sepali costituiscono il calice, uno dei verticilli sterili del fiore e hanno funzione protettiva.

Tutti insieme formano, quindi, il calice, separatamente (calice dialisepalo) o fusi insieme (calice gamosepalo). Insieme ai petali formano il perianzio, e in molti gruppi sono modificati, ridotti o scomparsi. In tal caso non si parla più di sepali e di petali ma di tepali (foglie modificate con la stessa funzione di protezione).

Estreme modificazioni sono quelle avvenute in diverse famiglie, di cui una delle più conosciute è sicuramente quella delle Asteraceae (tra le quali la margherita Bellis perennis, il tarassaco e moltissime altre), dove i sepali appunto, si sono trasformati in setole sottilissime con funzione di dispersione anemofila, prendendo perciò il nome di pappo, come evidentissimo nel soffione.

Ogni pappo derivando dalla modificazione di un calice di un fiore funge perciò da sistema di dispersione per il proprio frutto, poiché nelle composite quello che noi osserviamo comunemente come fiore è in realtà una infiorescenza. I sepali comunque, avendo generalmente funzione protettiva, sono spesso ispessiti oppure presentano delle tuberosità, possono essere di diversa consistenza e dimensione. Vengono definiti gamosepali quando fusi in uno solo circolare, anche solamente alla base, oppure dialisepali se interamente divisi.

Stame

Gli stami costituiscono l'androceo (parte fertile maschile) del fiore delle Angiosperme e possono essere liberi o riuniti in gruppi. Sono inseriti nel ricettacolo.

Uno stame è composto dal filamento col quale esso si inserisce sul supporto e dall'antera formata a sua volta dalle logge dove maturano i granuli pollinici.

Gli stami possono essere liberi o saldati per i filamenti:

quando formano un solo gruppo gli stami sono detti monadelfi e tutti i filamenti sono saldati a formare una specie di tubo

se gli stami formano due gruppi sono detti diadelfi

se si formano molti gruppi di stami sono detti poliadelfi.A seconda della lunghezza gli stami si dicono:

omodinami se tutti della stessa lunghezza

didinami se sono 4, (2 + lunghi, 2 + brevi)

tetradinami se sono 6, 4 + lunghi, 2 + breviSe gli stami sono sterili prendono il nome di staminodi.

A seconda del numero degli stami i fiori si dicono:

monoandri se posseggono un solo stame,

diandri con due,

poliandri con molti stami.

Stilo (botanica)

In botanica, lo stilo di un fiore di angiosperma è il prolungamento dell'ovario al termine del quale appare lo stigma. Lo stilo non contiene ovuli, rimanendo questi confinati nella regione del gineceo chiamata ovario.

Lo stilo nelle angiosperme può essere solido o vuoto. Nelle piante con stilo vuoto il tessuto di trasmissione (dove crescono i tubi pollinici atti alla fecondazione) è costituito da una strato di cellule epidermiche abbastanza differenziate che circondano un canale vuoto (il cosiddetto canale stilare). I tubi pollinici crescono dallo stigma verso l'ovario lungo la superficie di questo canale, normalmente attraverso un fine strato di mucillagine. Nelle piante che possiedono stili solidi, invece, le cellule epidermiche si trovano íntimamente fuse e non lasciano nessuno spazio fra loro. I tubi pollinici, in questo caso, crescono tra le cellule del tessuto di trasmissione (come nel caso della Petunia,

) o attraverso le pareti cellulari (come nel Gossypium,

). Il tessuto di trasmissione negli stili solidi comprende una sostanza intercellulare che contiene pectina, simile alla mucillagine che si incontra nel canale stilare degli stili vuoti.

Dal punto di vista della distribuzione di entrambi i tipi di stili tra le differenti famiglie di angiosperme, gli stili solidi vengono considerati tipici delle eudicotiledoni e sono rari nelle monocotiledoni.Nelle apiacee, la base dello stilo è ingrossata, è nettarifera e viene detta stilopodio.

Strutture vegetali
Strutture vegetali
Fiore
Infiorescenza
Foglia
Categoria
Riproduzione, sviluppo e cicli vitali
Cellule
germinali
Riproduzione
asessuata
Riproduzione
sessuata
Ontogenesi
Cicli vitali
Voci
correlate
Apparato genitale maschile e femminile · Sessualità · Sviluppo umano

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