Ebrei

Gli ebrei (in ebraico: יְהוּדִים? עברי, ʿivrîˈ, anche in ebraico: יְהוּדִים?, Yhudim o jehuˈdim), anche detti popolo ebraico, sono un popolo, o gruppo etnoreligioso,[6] e i fedeli di una religione, che prende origine dagli Israeliti del Vicino Oriente antico. Nazionalità e religione ebraiche sono strettamente correlate e l'ebraismo è la fede tradizionale della nazione ebraica.[7][8][9]

Secondo la tradizione ebraica, l'ascendenza ebraica è fatta risalire ai patriarchi biblici Abramo, Isacco e Giacobbe, che vivevano a Canaan intorno al XVIII secolo a.C. Storicamente, gli ebrei si erano evoluti in gran parte dalla Tribù di Giuda e Simeone, e in parte dalle tribù israelite di Beniamino e Levi, che tutti insieme formavano l'antico Regno di Giuda. Un gruppo strettamente legato è quello dei Samaritani, che sostengono la discendenza dalle tribù israelite di Efraim e di Manasse, mentre secondo la Bibbia la loro origine è dal popolo portato in Israele dall'Impero Assiro e da alcuni Kohanim (sacerdoti ebrei) che avevano loro insegnato come adorare il "Dio nativo".[10] L'etnia, nazionalità e religione ebraiche sono fortemente correlate, dato che l'ebraismo è la fede tradizionale della nazione ebraica.[11][12][13] Coloro che si convertono all'ebraismo assumono una condizione nell'ambito dell'ethnos ebraico pari a coloro che ci sono nati.[14] La conversione non viene incoraggiata dall'ebraismo tradizionale (ortodosso) ed è considerata un'impresa alquanto difficile, principalmente applicabile ai casi di matrimoni misti.[15]

Nello Stato di Israele è in vigore la Legge del ritorno, in forza della quale chiunque sia in grado di dimostrare di essere figlio o nipote di un ebreo per via matrilineare o patrilineare, o sia convertito all'ebraismo, ha diritto alla cittadinanza israeliana. Il fatto che la possibilità di fruire della legge del ritorno non sia riservata ai soli ebrei secondo la legge halachica – ovvero ai figli di madre ebrea o ai convertiti all'ebraismo – ha creato in Israele una grande controversia tra chi – avendo una concezione laica dello stato ebraico – è favorevole a una definizione più allargata di "ebreo" per quel che concerne il diritto alla cittadinanza, e il rabbinato ortodosso che vorrebbe far coincidere Halakhah e legge del ritorno.[16] Israele è il solo stato dove gli ebrei sono la maggioranza della popolazione.

Gli ebrei hanno inoltre goduto di indipendenza politica due volte in passato, nella storia antica. La prima volta durò dal 1350[17] al 586 a.C., che comprese il periodo dei Giudici, la Monarchia unita, e la Monarchia divisa dei Regni di Israele e Giuda, finito con la distruzione del Tempio di Salomone. La seconda volta fu all'epoca del Regno Asmoneo dal 140 al 37 a.C. e in qualche misura sotto gli Erodiani dal 37 a.C. al 6 d.C. Dalla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C., la maggior parte degli ebrei hanno vissuto nella diaspora.[18] Una minoranza in ogni paese in cui vivono (con l'eccezione di Israele), hanno subito molte persecuzioni nel corso della storia, cosicché la popolazione ebraica ha oscillato sia nel numero sia nella distribuzione demografica nel corso dei secoli.

Ebrei
יהודים (yehudim)
Jews montage
1ª riga: Giuda Maccabeo, Flavio Giuseppe, Rabbi Akiva, Mosè Maimonide.

2ª riga: Baruch Spinoza, Sigmund Freud, Sholem Aleichem, Albert Einstein.

3ª riga: Emmy Noether, David Ben Gurion, Marc Chagall, Natalie Portman.
 
Sottogruppisefarditi, aschenaziti, mizrahì, italkim, romanioti, falascia, ebrei di Cochin
Luogo d'origineMedio Oriente, Europa, Americhe
Popolazione13 428 300[1]
Lingualingue parlate maggiormente:
ebraico · inglese · russo · francese · lingue dei paesi della diaspora ebraica

lingue storiche:
yiddish · lingue giudeo-arabe · lingua giudeo-spagnola · lingue giudaiche

lingue sacre:
ebraico biblico · aramaico
ReligioneStar of David.svg Ebraismo[2]
Gruppi correlatisamaritani
Distribuzione
Israele Israele 5 703 700[1][3]
Stati Uniti Stati Uniti 5 275 000[1]
Francia Francia 483 500[1]
Canada Canada 375 000[1]
Regno Unito Regno Unito 292 000[1]
Russia Russia 205 000[1]
Argentina Argentina 182 300[1]
Germania Germania 119 000[1]
Australia Australia 107 500[1]
Brasile Brasile 95 600[1]
Ucraina Ucraina 71 500[1]
Sudafrica Sudafrica 70 800[1]
Ungheria Ungheria 48 600[1]
Messico Messico 48 600[1]
Italia Italia 35 000[5]
Belgio Belgio 30 300[1]
Paesi Bassi Paesi Bassi 28 400[1]
Cile Cile 20 500[1]
Turchia Turchia 20 000[1]
Marocco Marocco 8 000[1]
altri stati 250 200[1]

Nome ed etimologia

Juda2
Simbolo della Tribù di Giuda

La prima apparizione del termine "ebreo" risale agli antichi Egizi: i khabiri erano un popolo nomade del territorio a ovest del Giordano, una regione alla quale tali documenti si riferiscono come R-t-n-u (pronuncia Rechenu).[19] La parola semitica "ever", da cui deriva la parola ebreo, significa "colui che attraversa" o "colui che passa". Secondo alcuni dietro questa denominazione si potrebbe celare il significato di "nomadi", mentre secondo altri deriverebbe dall'espressione ever a Jarden, "al di là del Giordano".[19][20]

La parola inglese Jew deriva dal Medio inglese Gyw, Iewe. Questi termini a loro volta provengono dall'antico francese giu, e prima juieu, che aveva eliso (troncato) la lettera "d" dal Latino medievale Iudaeus che, come per il termine in greco neotestamentario Ioudaios (Ιουδαίος), significava giudei.[21]

Il termine greco era originariamente un prestito dall'aramaico Y'hūdāi, corrispondente in ebraico: יְהוּדִי?, Yehudi (sing.); in ebraico: יְהוּדִים?, Yehudim (pl.), inizialmente il termine per un membro della tribù di Giuda o il popolo del Regno di Giuda. Sia il nome della tribù sia quello del regno derivano da Giuda, quarto figlio di Giacobbe.[22]

La parola ebraica "giudeo", in ebraico: יְהוּדִי? Yhudi, viene pronunciata jehuˈdi, con l'accento sulla sillaba finale, in ebraico moderno nella sua forma basilare.[23] Il nome ladino è Djudio (sing.), Djudios (plur.); yiddish: Yid (sing.); Yidn (plur.).

L'equivalente etimologico viene usato in altre lingue, per esempio "Yahūd"/"Yahūdī" in arabo: يهود/يهودي‎, "Jude" in tedesco, "judeu" in portoghese, "juif" in francese, "jøde" in danese e norvegese, "judío" in spagnolo, "jood" in olandese, ecc., ma anche derivazioni della parola "ebreo" sono in uso, certamente in italiano appunto, in persiano: عبری/عبرانی‎‎ (Ebri/Ebrāni) e in russo (Еврей, Yevrey).[24] La parola tedesca "Jude" è pronunciata (DE) ˈjuːdə, col corrispondente aggettivo "jüdisch" ˈjyːdɪʃ quale origine della parola "Yiddish".[20]

La Bibbia infatti racconta che l'eroe eponimo degli ebrei fu Eber: lui e i suoi figli abitavano il territorio della Mesopotamia. Le parole "ebraico" ed "ebreo" non identificano solo un popolo ma anche chi professa la religione ebraica. Questa professione si fa risalire ad Abramo (da Av Raham, "padre delle genti"), abitante di Ur dei Caldei, in Mesopotamia, con cui Dio (YHWH) fece un patto. YHWH chiese ad Abramo di spostarsi verso Harran per poi scendere fino a Canaan, la "terra promessa". Va notata l'origine del termine Ebreo, derivante dal verbo avar, che in ebraico significa passare, oltrepassare, andare oltre. Da avar deriva ivrì, passato oltre, con riferimento al viaggio biblico dalla Mesopotamia alla Terra Promessa e alla conversione dal politeismo al monoteismo operata da Abramo, considerato il patriarca delle tre grandi religioni monoteiste.[20]

È in questo patto che si definiscono i caratteri del popolo ebraico: un popolo, una terra, Dio, una promessa. Altra figura fondamentale fu il nipote di Abramo, Giacobbe, ribattezzato da YHWH stesso Israele (dall'ebraico ישראל, Israel, ministro di Dio, o uomo che vide Dio). Giacobbe-Israele ebbe dodici figli dai quali si svilupperanno le dodici tribù di Israele, quindi, da un gruppo di pastori senza nome, si forma una nazione. Gli ebrei, professanti il culto di YHWH, diventano israeliti, figli della nazione di Israele.

Per il susseguirsi di diversi avvenimenti, come scismi religiosi e interventi militari di potenze come l'Assiria, tra le dodici tribù assume non solo il potere regale, ma anche l'egemonia religiosa quella di Giuda (dall'ebraico יהודי yehudi, pl. יהודים yehudim). È proprio di quest'epoca la redazione dei primi libri della Bibbia, nella quale i giudici al potere affermano che gli altri israeliti si sono allontanati da YHWH, ponendo quindi le basi della fase religiosa detta giudaismo: gradualmente le parole ebrei e giudei, ebraismo e giudaismo diventano sinonimi, sebbene non lo siano precisamente. Le altre tribù vengono semplicemente considerate perse, scomparse. In altre lingue si usa la parola corrispondente a ebraico (i succitati: inglese hebrew, francese hébreu, tedesco Hebräisch) per indicare soltanto la lingua (nonché gli ebrei dell'antichità, nell'epoca pre-esilica) e la parola corrispondente a giudaico (jewish, juif, jüdisch) per indicare la cultura, la religione, il popolo.[25]

La parola "ebreo", in ogni caso ha oggi il duplice significato di popolo come gruppo parentale, a cui si aggiunge il significato della comunione religiosa. Tuttavia i convertiti all'ebraismo, il cui status come ebrei nella nazione ebraica è identico a quello di coloro che vi sono nati all'interno, sono stati assimilati al popolo ebraico attraverso i secoli.

Nell'accezione comune moderna, vengono indicati come "ebrei":

  • le persone di origine ebraica (non necessariamente matrilineare) che praticano la religione ebraica;
  • le persone di origine non ebraica convertite all'ebraismo;
  • ogni appartenente alla discendenza ebraica che, pur non praticando l'ebraismo come religione, può considerarsi ebreo in virtù della propria discendenza, identificando nella parola soprattutto un senso familiare, storico o culturale.

Storia

Secondo la Bibbia ebraica (Tanakh), tutti gli Israeliti discendono da Abramo, Isacco e Giacobbe. Si suppone che Abramo sia nato nella città sumera di Ur Kaśdim e sia poi emigrato a Canaan (comunemente nota come la Terra di Israele) con la sua famiglia. Aristotele credeva che gli ebrei venissero dall'India, dove diceva fossero conosciuti come i Kalani.[26] Studi genetici sugli ebrei dimostrano che la maggioranza nel mondo porta un'ereditarietà genetica comune che si origina nel Medio Oriente, con la più forte somiglianza ai popoli della Mezzaluna Fertile.[27][28][29] Tuttavia, secondo gli archeologi, la cultura israelita non permeò la regione, ma piuttosto si ramificò dalla cultura cananita.[30][31][32][33]

Ebraismo

L'ebraismo guida i suoi aderenti sia nella vita pratica sia nella fede ed è stata chiamata non solo una religione, ma anche un "modo di vivere,"[34] il che ha reso piuttosto difficile tracciare una netta distinzione tra ebraismo, cultura ebraica, e identità ebraica. Nel corso della storia, in epoche e luoghi diversi come l'antico mondo ellenico,[35] in Europa prima e dopo l'Illuminismo (vedi Haskalah),[36] nella Spagna islamica e Portogallo,[37] in Nordafrica e Medio Oriente,[37] India,[38] Cina,[39] o negli Stati Uniti attuali[40] e Israele,[41] si sono sviluppati fenomeni culturali che son in qualche modo caratteristicamente ebraici senza essere specificamente religiosi. Alcuni fattori di ciò provengono dall'interno dell'ebraismo, altri dall'interazione di ebrei o specifiche comunità di ebrei con il loro ambiente circostante, altri dalle dinamiche sociali e culturali interne alla comunità, differentemente dalla religione stessa. Tale fenomeno ha portato a culture ebraiche molto diverse, peculiari delle rispettive comunità, ciascuna autenticamente ebraica come le altre.[42]

Il problema della discendenza

Secondo altri studi storici ed etnologici invece gli ebrei contemporanei discenderebbero solo in minima parte dagli antichi ebrei, essi sarebbero nella stragrande maggioranza discendenti da popolazioni giudaizzate, spesso nemmeno di origine semitica, originarie del bacino del Mediterraneo e delle regioni meridionali dell'ex Unione Sovietica[43][44][45][46][47].

Casi che dimostrerebbero questa tesi sono, fra gli altri, la conversione di massa al giudaismo del popolo dei Cazari[48], storicamente attestata nelle regioni a nord-est del mar Nero e territorialmente contigui ai Goti, e l'esistenza degli ebrei neri d'Etiopia, i falascia.

Identità

L'ebraismo condivide alcune delle caratteristiche specifiche di nazione, etnia,[6] religione e cultura, rendendo la definizione di chi sia ebreo variabile a seconda che si utilizzi un approccio identificativo religioso o nazionale.[49][50] Generalmente, nell'uso secolare moderno gli ebrei includono tre gruppi: persone che sono nate in una famiglia ebraica che segua o meno la propria religione, coloro che hanno una discendenza ancestrale ebraica (a volte anche coloro che non hanno una discendenza strettamente matrilineare), e persone senza alcuna discendenza o lignaggio ebraici ma che si sono formalmente convertiti all'ebraismo e quindi sono seguaci di tale religione.[51]

Definizioni storiche di identità ebraica si sono tradizionalmente basate su definizioni halakhiche di discendenza matrilineare e conversioni secondo la Legge ebraica. Definizioni storiche di chi sia ebreo risalgono alla codifica della Torah Orale nel Talmud babilonese, verso il 200 e.v.. Interpretazioni di sezioni del Tanakh, come in 7:1-5 [4], da parte dei saggi ebrei, vengono usate come ammonimento contro i matrimoni misti tra ebrei e cananei perché "[i mariti non ebrei] allontanerebbero i tuoi figli dal seguire Me, per farli servire a dèi stranieri (cioè idoli)". Levitico 24:10 afferma che il figlio nato da un matrimonio tra una donna ebrea e un uomo egizio è "della comunità di Israele." Ciò viene complementato da Esdra 10:2-3, dove gli Israeliti che ritornano a Babilonia fanno voto di ripudiare le proprie mogli e figli gentili.[52][53] Dai tempi della Haskalah, queste interpretazioni halakhiche di identità ebraica sono state contestate.[54]

Secondo lo storico Shaye Cohen, la condizione dei figli di matrimoni misti è determinata patrilinearmente nella Bibbia. Lo studioso porta due spiegazioni possibili per il cambiamento in tempi mishnahici: in primo luogo, la Mishnah potrebbe avere applicato la stessa logica dei matrimoni misti nel modo che la applicava per le altre mescolanze (kilayim). Veniva così vietato un matrimonio misto come era vietata l'unione di cavallo/a e asino/a, e in entrambe le unioni la prole era giudicata matrilinearmente.[55] In secondo luogo, i saggi Tannaim potrebbero essere stati influenzati dalla legge romana, che stabiliva, quando un genitore non poteva contrarre un matrimonio legale, che la prole seguisse la madre: Mater semper certa est, "la madre è sempre certa" (cioè conosciuta definitivamente) – locuzione latina che può essere completata da pater autem incertus oppure pater numquam.[55]

Col I secolo Babilonia, dove erano migrati gli ebrei dopo la conquista babilonese e anche dopo la rivolta di Simon Bar Kokheba nel 135 e.v., aveva già una crescente popolazione[56] stimata a 1 000 000 ebrei, che aumentò a circa due milioni[57] tra gli anni 200 e 500 e.v., sia per crescita naturale sia per immigrazione di più ebrei dalla Terra d'Israele, costituendo circa 1/6 della popolazione ebraica mondiale a quell'epoca.[57] A volte la conversione ha rappresentato una parte della crescita della popolazione ebraica. Alcuni hanno sostenuto che nel I secolo dopo Cristo, per esempio, la popolazione sia più che raddoppiata, da 4 a 8-10 000 000 entro i confini dell'Impero romano, in buona parte a causa di un'ondata di conversioni.[58]

Altri storici ritengono che la conversione in epoca romana fosse limitata in numero e non rappresentasse una parte elevata della crescita demografica ebraica, a causa di vari fattori, quali l'illegittimità della conversione maschile all'ebraismo nel mondo romano dalla metà del II secolo. Un altro fattore che avrebbe reso difficile la conversione nel mondo romano fu il requisito halakhico della circoncisione (Brit Milah), un requisito che il proselitismo cristiano abbandonò rapidamente. Anche il Fiscus iudaicus, una tassa imposta agli ebrei nel 70 e.v. e revocata nel 96 a escludere i cristiani, contribuiva a limitare l'attrattiva dell'ebraismo.[59] In aggiunta, gli storici dibattono che la cifra (4 milioni) stimata per conteggiare la popolazione ebraica durante l'Impero Romano sia un errore e quindi l'assunto che la conversione abbia avuto un grande impatto sulla crescita degli ebrei nell'Antica Roma sia falso.[59] Anche la cifra di 8 milioni è dubbia, siccome potrebbe riferirsi a un censimento della totale popolazione romana.[60]

Oltre alle comunità ebraiche di Babilonia e Roma, si potevano riscontrare altre comunità ebraiche in quel periodo in Nordafrica, Medio Oriente, Europa settentrionale e altrove.[61]

Divisioni etniche

Maurycy Gottlieb - Jews Praying in the Synagogue on Yom Kippur
Ebrei chassidici in preghiera nella sinagoga a Yom Kippur, di Maurycy Gottlieb (1878)

Nell'ambito della popolazione ebraica mondiale ci sono divisioni etniche distinte, la maggior parte delle quali sono principalmente il risultato di ramificazioni geografiche da una popolazione originaria israelita, con successive evoluzioni indipendenti.[62] Una serie di comunità ebraiche fu fondata da coloni ebrei in vari luoghi del Vecchio Mondo, spesso a grandi distanze l'una dall'altra con conseguente mutuo isolamento effettivo e spesso a lungo termine. Durante i millenni della diaspora ebraica, le comunità si svilupparono sotto l'influenza dei loro ambienti locali: politico, culturale, naturale e demografico. Oggi le manifestazioni di queste differenze tra gli ebrei possono essere osservate nelle espressioni culturali di ogni comunità, comprese la diversità linguistica ebraica, le preferenze culinarie, le pratiche liturgiche, le interpretazioni religiose, come anche i livelli e fonti di commistione genetica.[63]

Gli ebrei vengono spesso identificati come appartenenti a uno di due gruppi principali: gli ashkenazim, o "germanici" (Ashkenaz, in ebraico, identificava anticamente la regione franco-tedesca della valle del Reno per poi, in tempi successivi, indicare l'intera area geografica germanofona, in tempi passati estesa anche a una considerevole porzione dell'Europa centro-orientale), originariamente stanziati in Europa centrale e, soprattutto, in quella orientale ma poi, per effetto delle grandi migrazioni europee di fine Ottocento e inizio Novecento, diffusi anche in una buona parte delle Americhe, e i sephardim, o "ispanici" (Sefarad significa "Spagna/Hispania", o generalmente "Iberia", in ebraico), variamente diffusi in Europa meridionale e in vari paesi extra-europei affacciati sul Mediterraneo. I Mizrahim, o "Orientali" (Mizrach significa "Oriente", o semplicemente "Est", in ebraico), cioè l'eterogeneo raggruppamento di ebrei mediorientali e nord-africani, costituiscono un terzo grande gruppo, sebbene vengano alle volte aggregati al raggruppamento dei sefarditi per ragioni prettamente liturgiche.[64]

1900 photo of a Sephardi couple from Sarajevo
Coppia sefardita di Sarajevo in abbigliamento tradizionale (1900)

Gruppi più esigui includono gli ebrei indiani quali i Bene Israel, Bnei Menashe, ebrei di Cochin e Bene Ephraim; i Romanioti di Grecia; gli ebrei italiani ("Italkim" o "Bené Roma"); i Teimanim dello Yemen e dell'Oman; vari ebrei africani, tra cui i più numerosi sono i Beta Israel (Falascia) d'Etiopia; gli ebrei cinesi, specialmente gli ebrei di Kaifeng, e altre comunità distinte ma ora quasi completamente estinte.[65]

Le divisioni tra tutti questi gruppi sono approssimative e i loro confini non sono sempre chiari. Il Mizrahim, ad esempio, sono un insieme eterogeneo di comunità ebraiche nordafricane, centroasiatiche, caucasiche e mediorientali, che sono spesso come slegate tra loro come lo sono da qualsiasi altro gruppo ebraico succitato. Nell'uso moderno, tuttavia, i Mizrahim sono a volte chiamati sefarditi a causa di stili liturgici simili, nonostante il loro sviluppo indipendente dai sefarditi stessi. Così, tra i Mizrahim ci sono ebrei egiziani, ebrei iracheni, libanesi, ebrei curdi, ebrei libici, ebrei siriani, ebrei bukhari, ebrei della montagna, ebrei georgiani, ebrei iraniani e vari altri. Vengono a volte inclusi anche i Teimanim dello Yemen e dell'Oman, sebbene il loro stile di liturgia sia unico e si differenzino rispetto alla commistione trovata fra loro e quella dei Mizrahìm. Inoltre si fa distinzione tra gli emigranti sefarditi che si stabilirono in Medio Oriente e Nord Africa a seguito della notoria espulsione in massa degli ebrei dalla penisola iberica del 1492, e le comunità ebraiche preesistenti in quelle regioni.[65]

Nonostante questa diversità, gli ebrei aschenaziti rappresentano la maggior parte dell'ebraismo moderno, con almeno il 70% degli ebrei di tutto il mondo (e fino al 90% prima del seconda guerra mondiale e l'Olocausto). Come risultato della loro emigrazione dall'Europa, gli ashkenazim rappresentano anche la stragrande maggioranza degli ebrei nei continenti del Nuovo Mondo, in paesi come gli Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia e Brasile. In Francia, tradizionalmente terra ashkenazi, l'emigrazione di ebrei dal Nord Africa li ha portati a superare gli aschenaziti.[66] Soltanto in Israele esiste una popolazione rappresentativa di tutti i gruppi, una melting pot indipendente di ciascun gruppo all'interno della popolazione ebraica mondiale.[67]

Lingue

Page from Yiddish-Hebrew-Latin-German dictionary by Elijah Levita
Pagina del dizionario di Elia Levita in (da destra a sinistra) yiddish-ebraico-latino-tedesco (1542): contiene una lista della nazioni, tra cui la voce "ebreo" - (HE) יְהוּדִי, (YI) יוּד, (DE) Jud, (LA) Iudaeus

L'ebraico è la "lingua liturgica" dell'ebraismo (chiamata l'shon ha-kodesh, "la lingua sacra"), la lingua in cui le scritture ebraiche (Tanakh) furono composte, e per secoli la lingua quotidiana del popolo ebraico. Nel V secolo p.e.v., l'aramaico, lingua strettamente correlata, si unì all'ebraico quale lingua parlata in Giudea.[68] A partire dal III secolo p.e.v., alcuni ebrei della diaspora parlavano il greco.[69] Altri, come le comunità ebraiche di Babilonia, parlavano ebraico e aramaico, le lingue del Talmud babilonese. In quel tempo, tali lingue venivano anche usate dagli ebrei di Israele.

Op Magic Carpet (Yemenites)
Ebrei yemeniti in viaggio da Aden verso Israele, durante l'Operazione Tappeto Magico (1949–1950)

Per secoli, gli ebrei di tutto il mondo hanno parlato le lingue locali o dominanti nelle regioni dove erano migrati, spesso sviluppando forme dialettali distintive o ramificazioni che divennero lingue indipendenti. Lo yiddish è la lingua giudeo-tedesca evoluta dagli aschenaziti emigrati in Europa centrale. Il ladino è la lingua dei sefarditi che migrarono nella penisola iberica. A causa di molti fattori, tra cui l'impatto dell'Olocausto sugli ebrei europei, dell'esodo ebraico dai paesi arabi e della diffusa emigrazione da altre comunità ebraiche di tutto il mondo, le antiche e distinte lingue giudaiche di diverse comunità, compresi il giudeo-georgiano, giudeo-arabo, giudeo-berbero, krymchak, giudeo-malayalam e molte altre lingue, sono in gran parte cadute in disuso.[70]

Per oltre sedici secoli l'ebraico fu usato quasi esclusivamente come lingua liturgica e come lingua della maggior parte dei libri scritti sull'ebraismo – in alcuni casi l'ebraico veniva parlato solo durante lo Shabbat.[71] L'ebraico fu rilanciato come lingua parlata dal filologo russo Eliezer Ben Yehuda, che arrivò in Palestina nel 1881. Non era stato usato come lingua madre dai tempi dei Tannaim.[68] L'ebraico moderno è ora una delle due lingue ufficiali dello Stato di Israele insieme con l'arabo.[72]

Le tre lingue più diffuse tra gli ebrei odierni sono inglese, ebraico e russo. Anche alcune lingue romanze, in particolare il francese e lo spagnolo, sono ampiamente utilizzate.[70] In Italia si sviluppò, a Roma ma anche nelle comunità toscane (e in particolare a Livorno), il bagitto, molto simile a un dialetto italiano. Lo yiddish è stato parlato da più ebrei nella storia di qualsiasi altra lingua,[73] ma è molto meno usato oggi, dopo l'Olocausto e l'adozione dell'ebraico moderno da parte del movimento sionista e lo Stato di Israele.

Studi genetici

Mitochondrial DNA it
Organizzazione del DNA mitocondriale umano

Studi dello Y DNA tendono a implicare un piccolo numero di fondatori in una popolazione vecchia i cui componenti si sono separati e hanno seguito diversi percorsi di migrazione.[74] Nella maggior parte delle popolazioni ebraiche, questi antenati di linea maschile sembrano essere stati soprattutto mediorientali. Ad esempio, gli ebrei aschenaziti condividono lignaggi paterni più comuni con altri gruppi ebraici mediorientali che non con le popolazioni non ebraiche in aree dove gli ebrei vivevano in Europa orientale, Germania e la valle del Reno francese. Ciò è coerente con le tradizioni ebraiche che pongono la maggior parte delle origini paterne nella regione del Medio Oriente.[75][76] I lignaggi materni delle popolazioni ebraiche, studiati esaminando il DNA mitocondriale, sono generalmente più eterogenei.[77] Studiosi come Harry Ostrer e Raphael Falk credono ciò indichi che molti maschi ebrei abbiano trovato nuove compagne provenienti da comunità europee e altre, in luoghi dove erano migrati nella diaspora dopo essere fuggiti dall'antico Israele.[78] In contrasto, il biologo Doron Behar ha trovato evidenza che circa 40% degli ebrei aschenaziti originino maternalmente da sole quattro fondatrici, che erano femmine di origine mediorientale. La popolazione di sefarditi e mizrahi "non mostra nessuna evidenza di un effetto di fondatore stretto."[77] Studi successivi effettuati da Feder et al. confermano la porzione enorme di origine materna non locale tra gli ebrei aschenaziti. Riflettendo sulle loro scoperte riguardanti l'origine materna degli ebrei aschenaziti, gli autori concludono: "Chiaramente, le differenze tra ebrei e non ebrei sono molto più grandi di quelle osservate tra le comunità ebraiche. Quindi, le differenze tra le comunità ebraiche possono essere trascurate quando non ebrei sono inclusi nei confronti."[79] Oltre agli ebrei aschenaziti, evidenza per le femmine fondatrici di origine mediorientale è stata trovata in tutti gli altri principali gruppi ebraici.[80][81]

Studi di DNA autosomico, che analizzano l'intera miscela di DNA, sono diventati sempre più importanti man mano che la tecnologia si sviluppa. Dimostrano che le popolazioni ebraiche tendono a formare gruppi correlati relativamente stretti in comunità indipendenti, con la maggior parte di una comunità che condivide una considerevole ascendenza in comune.[82] Per le popolazioni ebraiche della diaspora, la composizione genetica di popolazioni ebraiche aschenazite, sefardite e mizrahi mostra una quantità predominante di comune ascendenza mediorientale. Secondo Behar, la spiegazione più riservata per questa ascendenza mediorientale condivisa è che sia "coerente con la formulazione storica del popolo ebraico, come discendente da residenti ebrei e israeliti antichi del Levante" e "la dispersione del popolo dell'antico Israele in tutto il Vecchio Mondo".[83] Nordafricani, italiani e altri di origine iberica mostrano frequenze variabili di miscelazione con storiche popolazioni-ospite non ebree dal lato matrilineo. Nel caso di ebrei aschenaziti e sefarditi (in particolare gli ebrei marocchini), che sono apparentemente strettamente imparentati, il componente non ebreo è principalmente europeo meridionale. Behar et al. hanno sottolineato una relazione specialmente stretta con gli italiani moderni.[83][84][85] Gli studi dimostrano che i Bene Israel dell'India e gli ebrei di Cochin, i Beta Israel d'Etiopia, e una porzione dei Lemba sudafricani, mentre assomigliano più strettamente alle popolazioni locali delle loro terre natie, hanno una discendenza antica ebraica.[86][87][88][81]

Diaspora

Ebrei1939
Popolazione ebraica in Europa nel 1939

Nel 607 a.C. parzialmente e nel 587 a.C. in maniera definitiva, i Babilonesi, sotto Nabucodonosor II, invadono il regno di Giuda, distruggono per la prima volta il Tempio di Gerusalemme, l'intera città e deportano i notabili: è questo l'inizio della prima diaspora ebraica a cui seguì un tempestivo ritorno in patria. La diaspora rappresenta quindi un evento particolarissimo della storia dell'umanità, in cui sono presenti sia l'esodo sia il ritorno.[89]

La Bibbia ci racconta di come tutto il popolo di Giuda venga deportato a Babilonia, ma in realtà molti rimasero in patria. Le Sacre Scritture quindi considerano il popolo sempre uno, uno solo e sempre unito mentre in realtà le comunità ebraiche sparse per il mondo sono diverse: in Egitto, dai tempi di Giuseppe, in Mesopotamia, in Grecia.[90]

Da Babilonia molti ebrei tornano a Gerusalemme nel 530 a.C. grazie a Ciro II di Persia e ricostruiscono il Tempio e il Regno andati distrutti. Subiscono diverse dominazioni (Siria ellenistica, Roma), durante le quali in seno al giudaismo nascono diverse correnti religiose e politiche. Ne ricordiamo le principali:

  • Farisei: gruppo molto conservatore delle antiche tradizioni religiose;
  • Sadducei: setta che riteneva vincolante solo la Legge scritta e che era molto prudente sotto le dominazioni seleucide e romana;
  • Zeloti: componente completamente ribelle alle dominazioni;
  • Esseni: una sorta di monachesimo la cui legge prevedeva la povertà, la preghiera e l'umiltà dell'anima.
Sack of jerusalem
Arco di Tito: il sacco di Gerusalemme. È possibile riconoscere il candelabro a sette bracci, simbolo dell'ebraismo

Nel 70 tuttavia una nuova diaspora segue alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio da parte delle truppe di Tito, e di queste correnti persistono principalmente i farisei. In questa frangia si forma la figura del rabbino, capo della sinagoga, nata già durante l'esilio babilonese. Un'altra grande diaspora si verificò nel 135 d.C. a seguito dell'ultima offensiva dell'Impero Romano sotto l'imperatore Adriano. Diaspore minori si verificarono dopo la rivolta contro Gallo nel 351-52 e dopo la rivolta contro Bisanzio nel 602-28, nell'ultimo decennio del settimo secolo, la proibizione araba agli ebrei di lavorare la terra, li indusse al definitivo abbandono e in Israele rimasero solo sparute comunità.

Nuove comunità sparse per il mondo si formano, a fianco delle preesistenti. Con il tempo si sono distinti diversi gruppi di ebrei, in base alla loro residenza, ma anche in base al rito (minhag), alla pratica religiosa e all'uso della lingua:[91]

  • In Germania gli aschenaziti. Per molti secoli hanno parlato yiddish. Esiste un rito (minhag) ashkenazita dell'ebraismo con alcune particolarità dei libri di preghiere e delle cerimonie ("nosakh" ashkenazita).
  • Nell'Ottocento gli ashkenaziti ben assimilati alla cultura tedesca guardano ai loro fratelli più prossimi, gli ebrei residenti nell'Est Europa, come a "fratelli minori" se non proprio come a "gente inferiore". Tali gruppi erano conosciuti come Ostjude o ebrei orientali. Furono i più colpiti dall'Olocausto.[92] Si diressero principalmente nelle Americhe.
  • In Spagna e Portogallo i sefarditi, (da Sefarad, ebraico medioevale per Spagna). Nel 1492 vengono espulsi dalla neonata monarchia castigliana e poi dalla monarchia portoghese. Gli ebrei sefarditi quindi migrano in Italia e nei Balcani, nonché in tutto il bacino del Mediterraneo, in Marocco, Egitto, Palestina, Turchia, nei Paesi Bassi, Inghilterra e America.
  • In Vicino Oriente e Africa i mizrahì (da misrach, ebraico per "oriente"), soprattutto in Maghreb, Egitto, Libia, Siria, Mesopotamia, Persia, Yemen, Caucaso, Bukhara, ecc. La comunità ebraica in Iran è la più importante in Medio Oriente al di fuori di Israele, con circa 20 000 persone. Essa è concentrata in tre città - Tehran, Esfahan e Shiraz. Come per altre minoranze in Iran, anche gli ebrei sono vittime di discriminazioni, particolarmente evidenti in ambito economico. Tuttavia, secondo la maggior parte delle informazioni accumulate nel corso degli ultimi anni, sembra che la maggioranza della comunità ebraica vanti uno standard di vita medio-alto rispetto al resto della popolazione iraniana.[93]
  • In Etiopia gruppi ebraici conosciuti come falascia, che in realtà fanno risalire le proprie origini a re Salomone e alla regina di Saba. Tuttavia alcuni studi genetici hanno dimostrato che i falasha sono in gran parte convertiti e non ebrei di stirpe.[94]

Oggi i matrimoni misti tra ebrei e non-ebrei sono in continuo aumento,[95] come i casi di abbandono del proprio retaggio culturale; vi è anche, in misura minore, un certo interesse di non ebrei per l'ebraismo, con alcune conversioni - anche se il proselitismo non è nel costume ebraico, se non in casi particolari (Ghiur).[96] Nel Sud Italia è in atto una rinascita culturale e religiosa da parte di ex marrani che, venuti a conoscenza delle loro origini, si stanno organizzando in numerose comunità in Puglia come in Calabria e Sicilia, mentre altre sono emigrate in Israele.[97]

Il sionismo e lo Stato d'Israele

Theodr-Herzl-1904
Theodor Herzl, fondatore del Sionismo (1904)

Sionismo è il nome scelto da quella corrente di pensiero fondata nella seconda metà dell'800 dallo scrittore e giornalista ebreo Theodor Herzl che voleva risolvere il "caso ebraico" con il ritorno di tutti gli ebrei in Terra di Israele e quindi con l'istituzione di un novello Stato d'Israele con Gerusalemme per capitale.[98]

In tutte le epoche il senso del ritorno viene rappresentato, in letteratura, come un ritorno al monte di Sion, la collina dove sorse il nucleo più antico di Gerusalemme; Sion è il centro attorno a cui gira la fede, il culto e tutto il mondo ebraico, poiché Sion è il monte di YHWH, la sua casa.[99]

Perché da Sion è uscita la Torah, e la parola del Signore da Gerusalemme

(Preghiera ebraica)

Con più detrattori che sostenitori alla sua nascita, dopo la Shoah ha assunto maggior valore agli occhi dei correligionari. Non tutti gli ebrei del mondo erano infatti favorevoli al sionismo: inizialmente la maggioranza degli ebrei era indifferente o contraria. Gran parte del mondo ebraico considerava un'eresia religiosa l'idea di rientrare in massa in Israele prima dell'arrivo del Messia.[99] I molti ebrei socialisti o comunisti credevano che solo attraverso la rivoluzione sociale si potesse far cessare l'antisemitismo e tutte le altre forme di intolleranza razziale. Tuttavia, dopo la Shoah la maggior parte degli ebrei del mondo occidentale si schierò a favore della creazione di Israele e alcuni cercarono di aiutare finanziariamente il neonato Stato con donazioni filantropiche. Le comunità nordafricane e vicino-orientali rimasero indifferenti, ma in seguito all'ostilità araba nei loro confronti, molti di loro emigrarono in Israele durante gli anni '50 e '60.[99][100]

Dati statistici sulla popolazione

A man prays at the Western Wall in Jerusalem
Ebreo che prega al Muro Occidentale

La popolazione ebraica mondiale ha raggiunto un picco di 16,7 milioni prima della seconda guerra mondiale,[1] ma sei milioni di ebrei sono stati vittime dell'Olocausto. Da allora la popolazione ha ricominciato a crescere e al 2010 la si è stimata a 13,4 milioni secondo la North American Jewish Data Bank,[101] o meno dello 0,2% del totale mondiale (circa uno in ogni 514).[102] Secondo questo documento, circa 43% di tutti gli ebrei risiedono in Israele (6 milioni) e 39% negli Stati Uniti (5,3–6,8 milioni), con la gran parte della rimanenza in Europa (1,5 milioni) e Canada (0,4 milioni).[101] Tali cifre includono tutti coloro che si identificano come ebrei in un dato studio sociodemografico o sono stati così identificati da un membro del rispettivo nucleo familiare.[103] La popolazione ebraica mondiale precisa è però difficile da stabilire. Oltre a problematiche di metodologia del censimento, esistono dispute halakhiche in merito a chi è ebreo e a fattori di identificazione laica, politica e atavica che possono influire sulle cifre in maniera considerevole.[104]

Israele è l'unico paese con una popolazione ebraica che è costantemente in crescita tramite incremento naturale della popolazione, sebbene le popolazioni ebraiche di altri paesi, in Europa e Nord America, siano recentemente aumentate mediante l'immigrazione. Nella diaspora, in quasi tutti i paesi, la popolazione ebraica è generalmente in calo o stabile, ma le comunità ortodosse e haredi, i cui membri spesso evitano la contraccezione per motivi religiosi, hanno manifestato una rapida crescita della popolazione.[105]

L'ebraismo ortodosso e conservatore scoraggia il proselitismo di non ebrei, ma molti gruppi ebraici hanno cercato di raggiungere le comunità ebraiche della diaspora che si sono assimilate, in modo da farle riconnettere alle proprie radici ebraiche. Inoltre, mentre in linea di principio l'ebraismo riformato favorisce la ricerca di nuovi fedeli, questa posizione non si è tradotta in un proselitismo attivo, assumendo invece la forma di impegno a raggiungere quei coniugi non ebrei di coppie miste.[106]

Esiste inoltre una tendenza dei movimenti ortodossi ad avvicinare ebrei laici al fine di dare loro una più forte identità ebraica, in modo che ci sia meno possibilità di matrimoni misti. Come risultato degli sforzi da parte di questi e di altri gruppi ebraici nel corso degli ultimi 25 anni, c'è stata una tendenza (nota come Baal teshuva) degli ebrei laici a diventare più osservanti, sebbene le implicazioni demografiche della tendenza siano sconosciute.[95] C'è anche un crescente tasso di conversione da parte di gentili che prendono la decisione di diventare "ebrei per scelta" (in contrapposizione a "ebrei per nascita").[107]

Galleria d'immagini

Located in central Spain, 70 km south of Madrid. It is the capital of the province of Toledo

Segnale di strada ebraica a Toledo, Spagna

Sephardic family in Bosnia, 19th century

Ebrei sefarditi in Bosnia, discendenti da espulsi spagnoli (XIX secolo)

Cochin Jews

Famiglia ebrea indiana in Cochin, India, ca. 1900

Israel 1 027.Young male religious Jews

Seguaci aschenaziti della setta ebraica Haredi, Gerusalemme, 2005

Yemenite Jews, Sa'dah

Ebrei yemeniti a Sa'dah, col narghilè

Jewish Children with their Teacher in Samarkand

Insegnante e allievi ebrei bukhari a Samarcanda nell'Uzbekistan, ca. 1910

Berber Jews

Ebrei berberi del monte Atlante in Marocco, ca. 1900

Jews of Kai-Fung-Foo, China

Ebrei cinesi di Kaifeng, ca. 1900

KurdJewwomenRowendez905

Ebrei curdi a Rawanduz, Kurdistan iracheno, 1905

Bnei Menashe01 Jusmine

Ebrei Bnei Menashe dell'India settentrionale, celebranti il Purim a Karmiel, Israele

Bundesarchiv N 1576 Bild-006, Minsk, Juden

Ebrei a Minsk, 1941[108]

Jewish refugees Liverpool 1882

Ebrei in fuga da pogrom, 1882

AlgerianJew

Ebreo di Algeri, ca. 1901

Note

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  2. ^ Molti ebrei, in seguito alla perdita di identità ebraica, hanno perduto anche la religione tradizionale ebraica, per quanto per una parte di essi l'ebraismo corrisponde non ad una religione, ma ad un modo di essere, uno stile di vita
  3. ^ Le cifre per Israele includono Gerusalemme Est, la Cisgiordania e le Alture del Golan, come da fonti.
  4. ^ http://www.mosaico-cem.it/ebrei-in-italia
  5. ^ In Italia gli ebrei iscritti alle Comunità sono 35 mila. Rispetto ai circa 60 milioni di italiani rappresentano lo 0,6 per mille della popolazione. Esiste però quella che nelle statistiche si definisce “popolazione ebraica allargata” che sarebbe di almeno 45 mila persone. Nella penisola esistono ufficialmente ventuno Comunità: Ancona, Bologna, Casale Monferrato, Ferrara, Firenze, Genova, Livorno, Mantova, Merano, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Pisa, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Vercelli, Verona. A ciascuna di queste fa capo una circoscrizione territoriale che comprende anche piccole Comunità o semplici nuclei che, per la loro esiguità, non possono costituire una Comunità organizzata a sé stante. Le dimensioni delle Comunità sono molto diverse. Due da sole, Roma (15 mila persone) e Milano (7 mila), raccolgono quasi il 70 per cento di tutti gli ebrei italiani. Accanto ad esse vi sono Comunità di media grandezza, con 1000-500 iscritti, come Torino, Firenze, Livorno, Trieste, Venezia e Genova, e altre piccole che comprendono da qualche centinaio a poche decine di iscritti, come Ancona, Bologna, Napoli, Padova, Verona, Mantova, Ferrara, Modena, Pisa, Parma, Merano, Vercelli, Casale Monferrato. Tutte, grandi o piccole che siano, hanno una vita interna organizzata e regolata dallo Statuto dell’ebraismo italiano. Tutte fanno capo all’Ucei (Unione delle Comunità ebraiche italiane), con sede a Roma, che le rappresenta a livello politico interno e internazionale.[4]
  6. ^ a b
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    «Gli ebrei sono una nazionalità distintiva alla quale necessariamente appartiene ogni ebreo, qualunque sia la sua patria, la sua condizione o corrente religiosa».
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    «The Jewish nation is a living fact».
  10. ^ G.N. Knoppers, Jews and Samaritans: The origins and history of their early relations, OUP, 2013, p. 127: "Sebbene le interazioni tra ebrei e samaritani fossero diventate controverse dal I secolo e.v., i due gruppi effettivamente condividevano molto in comune... Entrambi i gruppi si trovavano sia nel territorio che fuori dal territorio, nelle comunità diasporiche. Ogni gruppo aveva sviluppato le proprie sinagoghe, che erano così simili architettonicamente che era difficile distinguerle. I membri di entrambi i gruppi professavano un pedigree dello stesso antenato eponimo (Giacobbe/Israele). I Samaritani affermavano di essere discendenti dalle tribù del nord di Giuseppe, che rappresentavano la progenie di Giacobbe scaturita da Efraim e Manasse (ʿeprayim e Manasse), mentre i giudei (Yehudim) affermavano di essere discendenti delle tribù meridionali di Giuda (Yehuda)".[1]
  11. ^ Louis Brandeis, The Jewish Problem: How To Solve It, University of Louisville School of Law, 25 aprile 1915. URL consultato il 28 febbraio 2014.
  12. ^ Edward Henry Palmer, A History of the Jewish Nation: From the Earliest Times to the Present Day, Gorgias Press, 14 ottobre 2002 [First published 1874], ISBN 978-1-931956-69-7, OCLC 51578088. URL consultato il 28 febbraio 2014.
  13. ^ Albert Einstein, How I Became a Zionist (PDF), su Einstein Papers Project, Princeton University Press, 21 giugno 1921. URL consultato il 28 febbraio 2014.
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Antisemitismo

L'antisemitismo, per alcuni eufemismo e sinonimo di giudeofobia, è la paura o l'odio irrazionale verso i giudei, cioè gli ebrei.

Secondo la Working Definition of Antisemitism ("definizione pratica dell'antisemitismo"), dell'Agenzia europea dei diritti fondamentali «l'antisemitismo è quella certa percezione descrivibile come odio verso gli ebrei. Le manifestazioni retoriche e fisiche dell'antisemitismo sono dirette contro singoli ebrei o non ebrei, e/o contro la loro proprietà, contro le istituzioni comunitarie e contro le strutture religiose ebraiche. Inoltre tali manifestazioni possono anche avere come bersaglio Israele, concepito come una collettività di ebrei.

L'antisemitismo accusa frequentemente gli ebrei di cospirare ai danni del resto dell'umanità, ed è spesso utilizzato per incolpare gli ebrei di uno o più problemi politici, sociali ed economici. Trova espressione orale, scritta e impiega stereotipi sinistri e tratti caratteriali negativi».

Aschenaziti

Gli ebrei aschenaziti (o ashkenaziti), detti anche ashkenazim (ebraico: sing. אַשְׁכֲּנָזִי, pl. אַשְׁכֲּנָזִים; pronuncia [aʃkənaˈzi], pl. [aʃkənaˈzim]; anche יְהוּדֵי אַשְׁכֲּנָז Yehudei Ashkenaz, "gli ebrei di Ashkenaz"), sono i discendenti, di lingua e cultura yiddish, delle comunità ebraiche stanziatesi nel medioevo nella valle del Reno. Ashkenaz era infatti il nome, in ebraico medievale, della regione franco-tedesca del Reno; e aschenazita significa appunto "germanico". Nel IX secolo l'immigrazione in Germania di numerosi ebrei ashkenaziti dall'Italia meridionale, dà origine a una parte consistente delle numerosissime comunità ashkenazite renane.

Campo di sterminio

Un campo di sterminio (in tedesco: Vernichtungslager) è un campo il cui scopo unico o principale è quello di uccidere i prigionieri che vi giungono. Questi centri di annientamento furono creati dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per attivare la cosiddetta soluzione finale del problema ebraico, che consisteva nell'uccisione di tutti gli ebrei d'Europa compresi nella sfera d'influenza politico-militare del Terzo Reich.

Creati sulla base di un complesso ed efficiente programma organizzativo, i campi di sterminio nazisti causarono la morte di circa sei milioni di ebrei e costituiscono l'unico caso nella storia di struttura detentiva studiata appositamente, secondo tecniche scientifiche e pianificazione di tipo industriale, per distruggere un'intera popolazione sulla base di concezioni ideologico-razziali. L'attività di annientamento dei campi di sterminio rappresentò la fase culminante e più tragica della Shoah.

L'uso dell'espressione "campo di sterminio" per descrivere realtà differenti dai centri di sterminio nazisti della "soluzione finale", è materia di dibattito e non trova ampia diffusione nella storiografia.

Ebraismo

L'Ebraismo (in ebraico: יהדות‎?) indica sia una religione monoteista sia uno stile di vita sia una tradizione culturale diffusa all'interno del popolo ebraico, nelle varie comunità presenti in tutti i paesi del mondo.

Come religione l'odierno ebraismo, detto anche ebraismo rabbinico, è l'evoluzione maggioritaria della religione biblica, frutto secondo la tradizione, dell'alleanza (Berit) tra Dio, indicato nella Torah con il nome di Yahweh, e il popolo ebraico. I suoi testi fondamentali sono la Torah, il Tanakh e la tradizione orale supplementare, rappresentata dai testi della Mishnah e del Talmud.

Ebraismo in Italia

L'ebraismo è la religione più antica ad essere ancor oggi praticata in Italia. A Roma è documentata una presenza ininterrotta dell'ebraismo fin dai tempi precedenti la comparsa del cristianesimo.

L'espressione ebrei italiani (יהודים איטלקים) può indicare, in senso lato, tutti quegli ebrei che vivono in Italia o che hanno ascendenze italiane o, in un senso più ristretto, l'antica comunità che usa il "rito italiano", diversamente dalle comunità che risalgono all'epoca medievale o moderna e che usano il rito sefardita o aschenazita.

La comunità ebraica italiana trae le sue origini nel II secolo a.C., quando i primi ebrei arrivarono a Roma grazie agli intensi scambi commerciali nel bacino del Mediterraneo. Già nel I secolo d.C. la comunità ebraica romana era fiorente e stabile tant'è che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'assedio di Gerusalemme del 70. La maggioranza degli ebrei italiani di conseguenza non appartiene a nessuno dei due gruppi rituali maggiori presenti in seno all'ebraismo (quello sefardita-spagnolo e quello askenazita-tedesco), ma sono di rito italiano (Italkim o bene romi) che è, insieme al rito temani (yemenita) uno dei riti ebraici più antichi da cui poi è derivato quello askenazita; già nel Talmud si trovano accenni ad usi tipici dei bene romi (figli di Roma). Il rito italiano attuale può essere suddiviso inoltre in due sottocategorie: il rito italiano degli ebrei del centro e nord Italia, più vicino al rito romano originario e simile nella maggior parte dei suoi aspetti al rito askenazita-tedesco ed il rito romano degli attuali ebrei romani, più simile al rito sefardita a causa delle influenze conseguenti all'immigrazione a Roma degli ebrei sefarditi dopo la cacciata dalla Spagna.

Ebraismo ortodosso

Ebraismo ortodosso è la denominazione più antica e maggioritaria dell'ebraismo rabbinico. Gli ebrei ortodossi sono quelli che seguono più strettamente e si attengono con maggior fedeltà alle leggi della Torah scritta e di quella orale, ricevute, secondo la tradizione ebraica, da Mosè direttamente da Dio sul monte Sinai nell'anno 2448 del calendario ebraico.

Il termine è stato coniato in seguito alle nuove forme di ebraismo venutesi a creare dall'inizio del XIX secolo. Oggigiorno il termine ortodosso si riferisce alla legge, alla tradizione e alla religione ebraica rimaste immutate nei secoli. È un approccio al Giudaismo che aderisce alle interpretazioni ed applicazioni tradizionali delle leggi della Torah come statuite dal Talmud secondo il Sinedrio ("Torah orale") e successivamente sviluppate e seguite dalle autorità note come Gaonim, Rishonim e Acharonim, (cfr. Ere rabbiniche). Gli ebrei ortodossi sono chiamati anche "ebrei osservanti"; l'ortodossia è nota inoltre come "Ebraismo della Torah" o "Ebraismo tradizionale". L'ebraismo ortodosso si riferisce usualmente all'Ebraismo Ortodosso Moderno e all'ebraismo Haredi o chassidico ma di fatto include una vasta gamma di credenze.

Giudaismo

Il giudaismo indica le caratteristiche distintive dell'ethnos ebraica. Il termine deriva dal latino Iudaismus, coniato sul greco Ἰουδαϊσμός e ad esso corrisponde in ebraico יהדות, Yahadut. Tutti questi vocaboli traggono origine dal nome ebraico di persona e di tribù יהודה, Yehudah, colui il quale rende lode a Dio ossia "Giuda".

Il termine può essere utilizzato anche per indicare tutta la storia del popolo ebraico, della sua religione e cultura, ma più spesso è associato a un aggettivo che caratterizza una particolare fase storica: es. "giudaismo rabbinico". In altre lingue la parola giudaismo indica soprattutto la professione religiosa dei giudei e la storia della loro fede, mentre in italiano sono prevalsi per questo significato i termini ebraismo ed ebrei.

Giusti tra le nazioni

Dopo la seconda guerra mondiale, il termine Giusti tra le nazioni (in ebraico: חסידי אומות העולם, traslitterato Chasidei Umot HaOlam) è stato utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah. È inoltre una onorificenza conferita dal Memoriale ufficiale di Israele, Yad Vashem fin dal 1962, a tutti i non ebrei riconosciuti come "Giusti".

Leggi razziali fasciste

Le leggi razziali fasciste furono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi (leggi, ordinanze, circolari) applicati in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana.

Esse furono rivolte prevalentemente contro le persone di religione ebraica. Il loro contenuto fu annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini, da un palco posto davanti al Municipio in Piazza Unità d'Italia, in occasione di una sua visita alla città. Furono abrogate con i regi decreti-legge n. 25 e 26 del 20 gennaio 1944, emanati durante il Regno del Sud.

Mervyn LeRoy

Mervyn LeRoy (San Francisco, 15 ottobre 1900 – Los Angeles, 13 settembre 1987) è stato un regista, produttore cinematografico e attore statunitense.

Olocausto

Il termine Olocausto indica, a partire dalla seconda metà del XX secolo, il genocidio di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati nei confronti degli ebrei d'Europa e, per estensione, lo sterminio di tutte le categorie di persone dai nazisti ritenute "indesiderabili" o "inferiori" per motivi politici o razziali. Oltre agli ebrei, furono vittime dell'Olocausto le popolazioni slave delle regioni occupate nell'Europa orientale e nei Balcani, e quindi prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, massoni, minoranze etniche come rom, sinti e jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, omosessuali e portatori di handicap mentali o fisici.

Tra il 1933 e il 1945, furono circa 15-17 milioni le vittime dell'Olocausto, di entrambi i sessi e di tutte le età (senza riguardo per anziani e bambini), tra cui 5-6 milioni di ebrei.

La parola "Olocausto" deriva dal greco ὁλόκαυστος (holòkaustos, "bruciato interamente"), a sua volta composta da ὅλος (hòlos, "tutto intero") e καίω (kàiō, "brucio") ed era inizialmente utilizzata ad indicare la più retta forma di sacrificio prevista dal giudaismo. L’Olocausto, in quanto genocidio degli ebrei, è identificato più correttamente con il termine Shoah (in lingua ebraica: שואה, Shoah, "catastrofe", "distruzione") che ha trovato ragioni storico-politiche nel diffuso antisemitismo secolare.

L'eliminazione di circa i due terzi degli ebrei d'Europa venne organizzata e portata a termine dalla Germania nazista mediante un complesso apparato amministrativo, economico e militare che coinvolse gran parte delle strutture di potere burocratiche del regime, con uno sviluppo progressivo che ebbe inizio nel 1933 con la segregazione degli ebrei tedeschi, proseguì, estendendosi a tutta l'Europa occupata dal Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale, con il concentramento e la deportazione e quindi culminò dal 1941 con lo sterminio fisico per mezzo di eccidi di massa sul territorio da parte di reparti speciali, e soprattutto in strutture di annientamento appositamente predisposte (campi di sterminio), in cui attuare quella che i nazisti denominarono soluzione finale della questione ebraica. L'annientamento degli ebrei nei centri di sterminio non trova nella storia altri esempi a cui possa essere paragonato, per le sue dimensioni e per le caratteristiche organizzative e tecniche dispiegate dalla macchina di distruzione nazista. Tuttavia, l'idea della "unicità della Shoah" in quanto incommensurabile e non confrontabile con ogni altro evento è assai discussa tra gli storici.

Otto Preminger

Otto Preminger, nato Otto Ludwig Preminger (Vyžnycja, 5 dicembre 1905 – New York, 23 aprile 1986), è stato un regista, produttore cinematografico e attore austriaco naturalizzato statunitense.

Dotato di uno stile crudo e visionario, Otto Preminger è stato uno dei registi più originali e innovatori del suo tempo.

Pogrom

Pogrom è un termine storico di derivazione russa (погром, pronuncia: /pɐ'grom/, che significa letteralmente «devastazione»), con cui vengono indicate le sommosse popolari verso minoranze religiose, in particolare quelle antisemite, avvenute nel corso della storia.Il termine era originalmente utilizzato per riferirsi agli attacchi – se non con l'appoggio delle autorità – nei confronti della minoranza ebrea, e i conseguenti massacri e saccheggi, durante il periodo caldo in Russia nel quarantennio compreso tra il 1881 e il 1921.

Politica razziale nella Germania nazista

La politica razziale nella Germania nazista si sostanzia nelle specifiche scelte e leggi adottate dalla Germania nazista in materia razziale: esse postulavano la superiorità della "razza ariana" e comportarono una serie di misure discriminatorie, soprattutto nei confronti della popolazione ebraica.

Queste politiche affondano le proprie radici nell'epilogo della prima guerra mondiale, quando le fazioni nazionaliste tedesche, irritate e deluse dalla sconfitta subita, attribuirono la cosiddetta "pugnalata alle spalle" (in tedesco Dolchstoßlegende) della Germania da parte di forze esterne (principalmente pacifisti, socialdemocratici, massoni e comunisti). Il nascente partito nazista fece leva su questo sentimento per la propria pubblicità politica e successivamente, assunto il potere, lo istituzionalizzò attraverso la pubblicazione delle leggi di Norimberga e l'apertura di campi di internamento.

Sefarditi

Erano detti sefarditi (dall'ebraico ספרד - Sefarad, "Spagna") gli ebrei abitanti la penisola iberica.

Nel Tanakh, l'insieme dei libri che compongono la bibbia ebraica, nel libro di Abdia (Haftarah di Vayishlach), e solo qui in tutto il Tanakh, troviamo il termine Sepharad per indicare una non meglio identificata città vicino-orientale. Tale luogo è tuttora dibattuto, ma "Sefaràd" fu identificata da ebrei successivi come la penisola iberica e ancora significa "Spagna" o "spagnolo" in ebraico moderno. Si riferisce quindi ai discendenti di coloni ebrei originari del Vicino Oriente, che vivevano nella penisola iberica fino al momento dell'Inquisizione spagnola; si può anche riferire a coloro che usano lo stile sefardita nella loro liturgia, o si definiscono sefarditi per le tradizioni e usanze che mantengono, provenienti dal periodo iberico: in base a ciò, il termine ebreo sefardita indica la persona che segue la Halakhah sefardita.

Sidney Lumet

Sidney Arthur Lumet (Filadelfia, 25 giugno 1924 – New York, 9 aprile 2011) è stato un regista, produttore cinematografico, sceneggiatore e attore statunitense.

Sionismo

Il sionismo è un movimento politico internazionale il cui fine è l'affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo moderno.Il movimento, nato alla fine del XIX secolo tra gli ebrei residenti in Europa, fu importante ma minoritario nel mondo ebraico per tutta la prima metà del XX secolo, per poi divenire maggioritario in seguito alla Shoah. Dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, in cui oggi vive circa il 30% degli ebrei del mondo, il sionismo si è trasformato in movimento di sostegno internazionale alla costituzione di tale Stato, oltre a continuare il tradizionale aiuto all'immigrazione in Israele (aliyah). Oggigiorno, il termine "sionista" viene applicato a varie fazioni politiche israeliane, sia di sinistra che di destra, le quali hanno in comune il sostegno dello stato d'Israele come entità ebraica.

Terra santa

Con Terra santa o Terrasanta (in arabo: الأرض المقدسة‎, al-Arḍ al-Muqaddasa ; in ebraico: ארץ הקודש‎? - trascrizione moderna Eretz haQodesh, trascrizione tiberiense ʾÉreṣ haqqāḏeš -; in greco: Ἄγιοι τόποι - pronuncia erasmiana della lingua classica /ˈagioj ˈtɔpoj/, pronuncia bizantina e moderna /ˈaji ˈtɔpi/ -; in latino Terra Sancta) si indica la regione compresa tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, attualmente divisa tra gli Stati di Israele e di Palestina. Storicamente, la regione è nota con il nome di Terra di Israele e successivamente come Palestina. L'aggettivo si riferisce al significato spirituale di quella terra per ebrei, cristiani e musulmani.

A partire dal secondo dopoguerra la regione si è trovata al centro del conflitto arabo-israeliano; anche per questa ragione il termine è oggi spesso utilizzato per indicare generalmente quell'area senza specificare "Israele" o "Palestina", al fine di non favorire uno dei contendenti. Monumenti importanti sono la basilica del Santo Sepolcro, la città natale di Gesù Betlemme, il Muro Occidentale del Tempio di Gerusalemme e la Cupola della Roccia.

Per gli ebrei si tratta della Terra promessa, ossia la terra verso cui Dio ha guidato il suo popolo tramite il profeta Mosè; in essa si trovano le città sante di Gerusalemme e di Hebron.

Per i cristiani, che hanno in comune con gli ebrei l'Antico Testamento, è anche la terra in cui è nato, morto e risorto Gesù Cristo, incarnazione del Verbo; in essa si trovano le città legate alla vita di Gesù: Betlemme, Gerusalemme e Nazaret.

Tra i musulmani c'è la credenza che sia la terra in cui Maometto giunse al termine di un immaginario viaggio notturno (isrā' ) che mosse dalla Mecca e che lo fece ascendere poi al Cielo (mi‘rāg ), visitando il Paradiso dopo aver sorvolato l'Inferno (per cui si veda Isrāʾ e Miʿrāj). La Cupola della Roccia di Gerusalemme fu eretta in età omayyade sul luogo da cui sarebbe cominciata la mistica ascensione del profeta dell'Islam. In realtà Maometto morì a Medina l'8 giugno del 632

William Dieterle

William Dieterle all'anagrafe Wilhelm Dieterle (Ludwigshafen am Rhein, 15 luglio 1893 – Ottobrunn, 8 dicembre 1972) è stato un regista e attore tedesco naturalizzato statunitense.

Fu anche sceneggiatore e produttore cinematografico.

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