Digital object identifier

Il Digital object identifier (acronimo DOI, in italiano "Identificatore digitale di un oggetto") è uno standard che consente l'identificazione duratura e univoca[1] di oggetti di qualsiasi tipo[2] all'interno di una rete digitale, e l'associazione ad essi dei relativi dati di riferimento - i metadati - secondo uno schema strutturato ed estensibile.

In generale, il DOI rende possibile creare sistemi e transazioni automatiche: può essere usato, ad esempio, per gestire la collocazione e l'accesso di informazione e documentazione, per amministrare metadati; per agevolare transazioni elettroniche, commerciali o meno, e per offrire un identificatore unico durevole a dati di qualsiasi forma[3].

Il DOI si distingue dai comuni indicatori Internet, come gli URL, in quanto identifica un oggetto direttamente, quale entità di prima classe, e non semplicemente attraverso qualche suo attributo, come il luogo in cui l'oggetto è collocato.

Il DOI si distingue anche da identificatori come quelli legati agli standard bibliografici (ISBN, ISRC, ecc.), in quanto è immediatamente azionabile in rete e utilizzabile per lo sviluppo di servizi specifici quali motori di ricerca, certificazioni di autenticità, ecc.

DOI logo
DOI

Cosa può essere identificato da un DOI

Un identificatore DOI può essere registrato su oggetti di qualsiasi forma materiale (digitale o fisica) o su entità astratte (come opere testuali) quando c'è una necessità funzionale di distinguerli da altri oggetti[4].

I suoi oggetti possono dunque essere tanto contenuti digitali quanto contenuti pubblicati su supporti fisici: i DOI possono essere utilizzati per identificare testi, immagini, risorse audio o video, software, ecc.

Un oggetto può essere arbitrariamente identificato a qualunque livello di granularità. Ciò significa che, ad esempio, si può registrare un DOI sulla testata di una rivista, sul suo singolo numero, sul singolo articolo di un dato numero, sulla singola tabella di un dato articolo.

Benefici dell'utilizzo del DOI

I benefici derivanti dall'utilizzo del DOI sono molteplici. Tra questi, in particolare, si hanno i seguenti:

  • persistenza: il nome DOI continuerà a funzionare correttamente nonostante venga modificata l'ubicazione del materiale, venga riordinato o inserito nei collegamenti "Preferiti";
  • cooperazione con altri dati, provenienti da altre fonti;
  • estensibilità: il nome DOI può essere esteso, aggiungendovi nuove caratteristiche e nuovi servizi attraverso l'amministrazione dei Gruppi dei DOI Name;
  • indipendenza dalla piattaforma;
  • aggiornamenti dinamici: gli aggiornamenti dei metadati, delle applicazioni e dei servizi dinamici.

Inoltre agli utenti permette di:

  • conoscere quello che possiedono;
  • trovare quello di cui hanno bisogno;
  • conoscere dove esiste quello di cui hanno bisogno;
  • riuscire a ottenere quello di cui necessitano;
  • usare quello di cui necessitano in una transazione.

Struttura del DOI

Il sistema di numerazione DOI Name segue una sintassi standardizzata (ISO 26324 - 2010, precedentemente ANSI/NISO Z39.84 - 2000).

Il DOI Name non dice nulla riguardo all'entità che ha come oggetto (è una stringa opaca). L'unico modo per sapere qualcosa sull'entità è quello di guardare i metadati. Se si modificassero i metadati, o qualche altra proprietà dell'entità, il DOI Name resterebbe quindi lo stesso (persistenza del DOI Name).

Il DOI Name è composto da 2 componenti separati da una slash:

  1. Prefisso: tutti i nomi DOI iniziano con “10.”, questo per distinguere un DOI da un'altra qualsiasi implementazione del Handle System. La stringa seguente, delimitata dal “.” è l'identificativo dell'organizzazione che ha registrato l'elemento. Ogni organizzazione può avere più di un numero, e non c'è un limite massimo. L'uso di differenti suffissi per una organizzazione può tornare utile per mantenere l'unicità del DOI Name. Il secondo elemento può essere ulteriormente diviso in infiniti prefissi secondari. Il DOI Name non dà nessuna informazione e sarebbe sbagliato derivare il proprietario di un dato elemento a partire dal secondo elemento del prefisso DOI. Infatti in caso di passaggio di proprietà il DOI Name, essendo persistente, non viene modificato. Esempio di prefisso DOI: 10.11234.12
  2. Suffisso: insieme al prefisso forma una stringa unica (ogni DOI Name deve essere unico). Il suffisso come il prefisso può essere una combinazione qualsiasi di caratteri alfanumerici. Esistono due modi per creare un suffisso: o le entità sono già numerate in qualche modo, o le unità non sono ancora numerate. Nel primo caso il DOI Name può essere utilizzato per entità che hanno già schemi standard di numerazione (es. ISBN per i libri) o può essere che l'ente registrante abbia un proprio sistema di numerazione interno. Si possono utilizzare il nome definito dallo standard o dall'ente registrante come suffisso. Ovviamente quando si percorre questa strada le applicazioni che leggono il DOI Name non attribuiscono alcun significato al suffisso, in quanto al DOI Name non è associato alcun significato, ma si può creare un'applicazione che estrapoli dal DOI Name il suffisso e lo interpreti secondo gli standard corretti.

Non vi è un limite sulla lunghezza di queste due parti, ciò permette una disponibilità infinita di DOI Name.

La risoluzione DOI

La risoluzione, in termini generali, è il processo attraverso cui si sottopone un identificatore a un servizio di rete e si ricevono in cambio una o più informazioni relative all'entità identificata. Ad esempio, nel caso del Domain Name System (DNS), la risoluzione avviene da un nome di dominio, come www.doi.org, ad un singolo indirizzo IP, come 132.151.1.146, che viene poi utilizzato per comunicare con quel sito.

La risoluzione DOI avviene da un DOI a una o più pagine web con contenuti stabiliti dal registrante: esemplari dell'oggetto, campi di metadati, servizi quali l'e-mail, ecc.

"Ciò che il DOI identifica" e "ciò a cui il DOI risolve" sono due concetti differenti: è possibile che un DOI non risolva all'oggetto identificato, ma semplicemente alle relative informazioni stabilite dall'editore.

La risoluzione DOI è resa possibile grazie alla tecnologia Handle System, sviluppata dal CNRI (Corporation for National Research Initiatives), ed è liberamente attuabile da qualunque utente che incontri un DOI.

Per risolvere un DOI, basta digitare nella barra indirizzi di qualunque browser la stringa http://dx.doi.org/ seguita dal DOI.

Per esempio, per risolvere il DOI 10.1392/dironix, si copi nel proprio browser:

http://dx.doi.org/10.1392/dironix

In alternativa, si possono utilizzare il proxy server di mEDRA (l'Agenzia Europea di Registrazione DOI) o la maschera di risoluzione presente nella home page del sito di mEDRA.

I metadati

Ad ogni DOI è associata una serie di metadati, vale a dire informazioni bibliografiche e commerciali relative al contenuto (titolo, autore, data di pubblicazione, copyright, prezzo, ecc.) ed alla sua collocazione nel contesto dell'offerta editoriale complessiva del registrante (l'appartenenza di un titolo ad una collana, di un articolo ad una pubblicazione seriale, la disponibilità dello stesso contenuto in più formati e supporti, ecc.).

Attraverso i metadati, il DOI si configura non solo come stringa identificativa, ma come un potente e inequivoco strumento per la conservazione e la condivisione di dati.

I metadati, analogamente al DOI, rimangono indissolubilmente legati all'oggetto che descrivono e possono essere facilmente trasmessi ad altri soggetti della catena produttiva e commerciale, incrementando le opportunità di commercio elettronico per ogni produttore di contenuti.

Inoltre, i metadati rappresentano la chiave per lo sviluppo di servizi basati sul DOI, quali banche dati internazionali e motori di ricerca per specifiche tipologie di contenuti.

Affermare che i metadati sono persistenti non significa dire che siano immodificabili: i registranti hanno facoltà di aggiornare i metadati delle proprie pubblicazioni in qualunque momento, mantenendo il controllo su un flusso di informazioni costantemente aggiornato.

International DOI Foundation

L'International DOI Foundation (IDF), organizzazione non-profit istituita nel 1998, è l'autorità di registrazione e l'ente di manutenzione del sistema DOI[5].

L'IDF sostiene lo sviluppo e la promozione del sistema DOI quale infrastruttura comune per la gestione dei contenuti, e garantisce che qualunque miglioramento apportato al sistema (riguardante la creazione, il mantenimento, la registrazione, la risoluzione e le strategie politiche relative al DOI) venga reso disponibile a ogni registrante, e che nessuna licenza per l'adozione dello standard possa essere richiesta da terzi.

L'IDF è controllata da un Consiglio eletto dai membri della Fondazione, con un Direttore nominato a tempo pieno responsabile di coordinarne e pianificarne le attività. Attraverso il Consiglio, l'IDF è, in ultima istanza, controllata dai suoi membri.

L'affiliazione è aperta a tutte le organizzazioni con interessi nell'editoria elettronica e relative tecnologie.

Le agenzie di registrazione DOI

Un'Agenzia di Registrazione DOI (RA) è un'autorità riconosciuta dall'IDF, il cui ruolo primario è quello di fornire servizi ai registranti DOI: assegnazione dei prefissi DOI, registrazione DOI, accesso all'infrastruttura necessaria a comunicare, controllare e aggiornare i metadati. Alle RA è anche richiesto di promuovere attivamente l'adozione del DOI, cooperare con l'IDF nello sviluppo complessivo del sistema e fornire servizi specificamente indirizzati alla propria comunità di utenti.

Attualmente, sette principali RA sono attive nel mondo:

Note

  1. ^ (EN) ISO 26324:2012(en) Information and documentation — Digital object identifier system, Introduction: DOI è un acronimo per “identificatore digitale di un oggetto”, e non di "identificatore di un oggetto digitale"
  2. ^ (EN) International DOI Foundation, Handbook doi:10.1000/182, 6.4: "Lo scopo primario del sistema DOI è l'amministrazione di oggetti d'interesse come la proprietà intellettuale, ma ciò non impedisce di produrre un DOI per qualsiasi entità che riscuota l'interesse di una comunità di utenti".
  3. ^ (EN) ISO 26324:2012(en) Information and documentation — Digital object identifier system, Introduction.
  4. ^ (EN) ISO 26324:2012(en) Information and documentation — Digital object identifier system, 1. Scope.
  5. ^ (EN) International DOI Foundation, Handbook DOI: 10.1000/182, 7.2.1.

Altri progetti

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàLCCN (ENsh99010374 · GND (DE7694956-4 · BNF (FRcb135461391 (data)
Bibcode

Il bibcode è un codice di identificazione utilizzato da diversi database astronomici per specificare in modo univoco i riferimenti alla letteratura scientifica. Tale sistema identificativo è stato sviluppato, all'inizio, per i database SIMBAD e NASA/IPAC Extragalactic Database (NED), ma ha trovato anche un impiego più ampio, ad esempio, nell'Astrophysics Data System della NASA.

BioOne

BioOne è una base di conoscenza che raccoglie pubblicazioni scientifiche ed accademiche nel campo della biologia, dell'ecologia e delle scienze ambientali.

Il sito Internet è gestito dall'omonima organizzazione senza scopo di lucro, la cui sede si trova a Washington, e che fu fondata nel 1999 da soggetti attivi nella promozione di una conoscenza scientifica indipendente, quali possono essere: American Institute of Biological Sciences, la Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition (SPARC), l'Università del Kansas, la Greater Western Library Alliance, e la Allen Press.

I contenuti sono soggetti al diritto d'autore, pubblicati con relativo Digital object identifier, e la loro consultazione è da alcuni autori riservata ai profili iscritti al sito.

BioOne si finanzia tramite donazioni di importo libero, ed un accesso tramite abbonamento per le istituzioni accademiche, biblioteche, e musei. Al 2018 le pubblicazioni scientifiche censite superano le 200 unità.

Dublin Core

Il Dublin Core (dal nome della città americana nell'Ohio) è un sistema di metadati costituito da un nucleo di elementi essenziali ai fini della descrizione di qualsiasi materiale digitale accessibile via rete informatica.

Global Release Identifier

Il Global Release Identifier (GRid) è un sistema d'identificazione di edizioni di registrazioni musicali digitali (e di altri dati digitali) per la distribuzione digitale. È stato creato per l'integrazione con i sistemi d'identificazione delle industrie discografiche. GRid non deve essere confuso con il Global Repertoire Database (GRD), un sistema diverso per l'identificazione dell'opera musicale, la cui attivazione è pianificata per il 2013 dal Global Repertoire Database Working Group.

ISMN

L'ISMN, sigla di International Standard Music Number, è un codice di tredici cifre assegnato dall'ISO che permette la classificazione e l'identificazione delle partiture musicali.

Il codice fu promosso dall'IAML (International Association of Music Libraries), in particolare da Alan Pope e Malcolm Lewis, e venne presentato ad Amsterdam nel 1987; nel 1989 ne venne decisa l'adozione da parte di Francia, Germania, Regno Unito e altre nazioni, e dopo due conferenze a Ottawa e Parigi, venne definitivamente approvato dall'ISO nel 1993.

ISSN

L'ISSN (dall'inglese International Standard Serial Number, "numero di riferimento internazionale per le serie") è il numero internazionale che identifica le pubblicazioni in serie (i periodici, come quotidiani o riviste, le collane di libri, gli annuari, ecc.), a stampa o elettroniche, e consente un'identificazione univoca anche nel caso in cui esistano più pubblicazioni con lo stesso titolo.

L'ISSN viene utilizzato per la predisposizione dei codici a barre (ed è quindi usato per le necessità della distribuzione commerciale) o per la costruzione di altri codici identificativi editoriali (ad es., può essere impiegato all'interno del codice DOI che individua online un contributo in una rivista); ma è anche un identificatore usato in tutti i database nei quali si renda necessario individuare in modo univoco le pubblicazioni in serie (cataloghi di biblioteche o sistemi di informazione, database scientifici e archivi della produzione editoriale, sistemi di archiviazione di curricula degli autori, ecc.).

L'ISSN identifica il titolo dell'intera pubblicazione in serie, ma non quello del singolo fascicolo di una rivista o del singolo volume di una collana. È attribuito da Centri nazionali ciascuno competente per la produzione editoriale del proprio paese, tutti raggruppati in una rete internazionale coordinata dall'International Centre. La sintassi del codice e il meccanismo di assegnazione alle pubblicazioni differiscono da quello dell'ISBN, che è l'identificatore internazionale dei libri.

L'ISSN è regolato attualmente dalla norma ISO 3297 (ICS nº 01.140.20) emessa il 16 agosto 2007 (Information and documentation -- International standard serial number (ISSN)). La edizioni precedenti della norma risalgono al 1986 e al 1975; l'ISSN risulta essere il più longevo degli identificatori editoriali ISO tuttora in uso. In Italia lo standard è stato tradotto e pubblicato dall'Ente nazionale di unificazione come norma UNI ISO 3297:2010 (Informazione e documentazione - Sistema internazionale unificato per la numerazione delle pubblicazioni in serie (ISSN)).

International Standard Audiovisual Number

International Standard Audiovisual Number - (ISAN) è un sistema di identificazione univoca delle opere audiovisive e delle relative versioni, similmente all'identificazione eseguita dall'ISBN per i libri. È stato sviluppato nell'ambito dell'ISO (Organizzazione Internazionale per la Standarizzazione) gruppo di lavoro TC46/SC9. ISAN è diretto e gestito da ISAN-IA.

Lo Standard ISAN (ISO standard 15706:2002 & ISO 15706-2) è raccomandato e richiesto come sistema d'identificazione per l'audiovisivo per eccellenza per i produttori, studio, broadcaster, internet media provider ed editori di videogiochi che necessitano di codificare, rintracciare, e distribuire i video in una varietà di formati. Fornisce un numero di riferimento univoco e riconosciuto in tutto il mondo per le opere audiovisive e le relative versioni registrate nel sistema ISAN.

ISAN identifica le opere durante tutto il loro intero ciclo di vita dalla progettazione, alla produzione fino alla distribuzione e alla fruizione. La sua forza risiede nei benefici universali e nella sua durevole stabilità.

Gli ISAN possono essere incorporati sia nei media digitali e sia in quelli fisici: stampati sui poster cinematografici del film, sui DVD, nelle pubblicazioni, nelle pubblicità, sul merchandising e sulle confezioni, così come sui contratti di licenza per identificare l'opera in modo univoco.

L'identificante ISAN è incorporato in molti standard (in sviluppo o già definitivi) come AACS, DCI, MPEG, DVB, and ATSC.

International Standard Musical Work Code

International Standard Musical Work Code (ISWC) è un codice universale per opere musicali, similare allo ISBN per i libri. È adottato come standard dalla norma ISO 15707. Il subcommittee ISO responsabile è il TC 46/SC 9.

International Standard Name Identifier

Lo International Standard Name Identifier (ISNI) è un identificatore per autori e contributori di pubblicazioni come libri, programmi TV, articoli di giornali; consiste in un numero di 16 cifre che possono essere facoltativamente suddivise in quattro blocchi. L'ultima delle 16 cifre può essere "X".

Sviluppato dall'ente International Organization for Standardization (ISO) come Draft International Standard 27729, la norma standard è stata pubblicata il 15 maggio 2012. Lo sviluppo e l'aggiornamento della norma sono responsabilità del technical committee 46, subcommittee 9 (TC 46/SC 9) dell'ISO.

Il codice ISNI, attraverso uno strumento che crea il codice appositamente, viene assegnato in modo univoco senza possibilità di codici identici.

International Standard Recording Code

Lo International Standard Recording Code (ISRC) è un codice standard internazionale per l'identificazione univoca di registrazioni musicali audio e video. Il codice fu sviluppato dalle case discografiche in collaborazione con il technical committee 46, subcommittee 9 TC 46/SC 9 dell'ente ISO. Lo standard fu codificato come ISO 3901 nel 1986 e venne aggiornato nel 2001.

Un codice ISRC identifica una particolare registrazione, non un'opera. Le opere sono identificate dal codice ISWC. Registrazioni simili di un'opera, senza significative differenze con le precedenti registrazioni, possono avere lo stesso codice identificativo; a discrezione della casa editrice-etichetta.

International Standard Text Code

L'International Standard Text Code (ISTC) è un codice standard internazionale di identificazione per opere testuali.

Tale standard ISO fu sviluppato dal committee TC 46/SC 9 è pubblicato nel marzo 2009 come ISO 21047:2009. L'autorità per l'implementazione dello standard è The International ISTC Agency.

Josh Fisher (informatico)

Joseph A. Fisher, detto Josh Fisher (...), è un ingegnere e informatico statunitense, è noto per i suoi pionieristici lavori sulle architetture VLIW.

Fisher si laureò presso l'Università di New York, mentre era dottorando sviluppo la trace scheduling una tecnica di ottimizzazione per compilatori che permetteva di individuare da un generico codice la presenza di molte istruzioni eseguibili in parallelo. Dopo il dottorato completato nel 1979 si trasferì presso l'Università Yale come docente e porto aventi i suoi studi sulle ottimizzazioni per l'estrazione dell'Instruction level parallelism (fu lui a coniare il termine) e propose nel 1983 lo sviluppo del progetto ELI-512, un computer con architettura VLIW in grado di processore un elevato numero di istruzioni in parallelo, il computer ovviamente si sarebbe avvantaggiato delle tecniche di ottimizzazione ideate da Fisher come la trace scheduling. Le società informatiche si dimostrarono poco interessate al progetto e quindi Fisher e altri suoi colleghi abbandonarono l'università e fondarono la Multiflow una società nata per realizzare e commercializzare i progetti VLIW sviluppati da Fischer e colleghi. Dopo alcuni anni di successo nel 1990 la società chiuse e Fisher venne assunto dalla Hewlett-Packard come sviluppatore per architetture VLIW. Nel 2003 ricevette l'ACM/IEEE Eckert-Mauchly Award. Fisher è stato coautore del libro "Embedded Computing: A VLIW Approach to Architectures, Compilers and Tools", pubblicato nel 2005 da Morgan-Kaufmann/Elsevier. Nel 2006 si è ritirato dall'attività.

Journal of Geophysical Research

Il Journal of Geophysical Research (JGR) è una pubblicazione della Unione Geofisici Americani (AGU). Fu intitolata (1896) alla sua fondazione Magnetismo Terrestre dall'allora presidente dell'AGU Louis Agricola Bauer. Il nome fu cambiato in Terrestrial Magnetism and Atmospheric Electricity nel periodo 1899-1948, acquisendo, dopo la guerra il nome con cui è oggi conosciuto.

Nel 1980 JGR è stata divisa in tre diversi giornali, JGR-Space Physics (Parte A)), JGR-Solid Earth (Parte B), e JGR-Oceans (Parte C). In seguito sono stati aggiunti altri titoli: JGR-Atmospheres (Parte D) nel 1984, JGR-Planets (Parte E) nel 1991, JGR-Earth Surface (Parte F) nel 2003, e JGR-Biogeosciences (Parte G) nel 2005.

L'AGU fornisce a chiunque si abboni alla rivista l'accesso agli articoli in formato elettronico, per tutto il periodo dal 1994 ad oggi. Inoltre, dal 1994, l'AGU fornisce supplementi elettronici agli articoli, permettendo agli abbonati di fruire di buona parte dei dati utilizzati. Dal 1º gennaio 2002 ciascun articolo è classificato mediante un DOI (digital object identifier), ed un numero di citazione, dopo alcune controversie, che affianca il DOI, dal 13 agosto 2002.

Maria Goeppert-Mayer

Maria Goeppert-Mayer (Katowice, 28 giugno 1906 – San Diego, 20 febbraio 1972) è stata una fisica tedesca naturalizzata statunitense, premio Nobel per la fisica nel 1963 assieme a J. Hans D. Jensen per aver proposto il modello a guscio (shell) del nucleo atomico.

Fu la seconda donna a ricevere il premio Nobel per la fisica, dopo Marie Curie.

Open Researcher and Contributor ID

L'Open Researcher and Contributor ID (acronimo: ORCID) è un identificativo alfanumerico non-proprietario per l'identificazione univoca degli scienziati e di altri autori della letteratura scientifica. Risponde al problema di distinguere i contributi dei diversi autori nel caso di omonimi, di cognomi che mutano (ad esempio in seguito ad un matrimonio), di abbreviazioni diverse per il prenome o di traslitterazioni da sistemi di scrittura diversi. Esso fornisce un identificativo stabile per le persone in analogia al ruolo svolto dai digital object identifier (DOI) per i contenuti. ORCID ha lanciato il proprio servizio il 16 ottobre del 2012, emettendo i primi identificativi utente.

Permalink

Un permalink o collegamento permanente è un tipo di URL che si riferisce ad una specifica informazione, implementato in modo da non cambiare o almeno da rimanere lo stesso per lunghi periodi di tempo. Il termine è spesso impiegato nell'ambito dei blog per indicare il link ad un determinato post.

La stabilità dei link è una proprietà auspicabile quando è probabile che i contenuti vengano citati e ne venga fatto un collegamento da fonti esterne all'organizzazione originale oppure quando nell'ambito della stessa organizzazione la complessità del sito web cresce oltre le poche pagine. In particolare, nell'ambito di grossi siti commerciali gestiti mediante Content Management System che si appoggia ad un database è necessario definire delle politiche di progettazione degli URL e di permanenza dei collegamenti.

TC 46/SC 9

ISO TC 46/SC 9 è la nona sottocommissione dell'ente ISO technical committee 46, responsabile dei sistemi di identificazione delle risorse d'informazione.

Trace scheduling

La trace scheduling o schedulazione a traccia è una tecnica di ottimizzazione utilizzata dai compilatore per migliorare le prestazioni dei programmi informatici.

Il compilatore con questa tecnica riarrangia le istruzioni macchina al fine di migliorare l'esecuzione parallela delle istruzioni. La trace scheduling è una tra le più diffuse tecniche di ottimizzazione.

Questa tecnica fu sviluppata da Josh Fisher mentre era docente all'Università Yale, la tecnica permise di sviluppare compilatori efficienti per microprocessori VLIW. La tecnica converte i loop in sequenze statiche di codice sfruttando lo srotolamento dei cicli e la predizione statica dei salti. Il compilatore aggiunge delle istruzioni che recuperano il caso di errata predizione del salto. Questo permette di separare i blocchi di istruzioni che probabilmente verranno eseguite da gruppi di istruzioni difficilmente prevedibili. Le istruzioni "prevedibili" poi possono essere arrangiate in parallelo per velocizzarne l'esecuzione.

Numeri internazionali standard
Liste: Lista di standard ISO · Lista di latinizzazioni ISO · Lista di standard IEC
Categorie: Standard ISO · Protocolli OSI
Standard ISO
Liste: Lista di standard ISO · Lista di latinizzazioni ISO · Lista di standard IEC
Categorie: Standard ISO · Protocolli OSI
1-9999
10000-19999
20000+
Vedi anche: voci che iniziano per "ISO"

In altre lingue

This page is based on a Wikipedia article written by authors (here).
Text is available under the CC BY-SA 3.0 license; additional terms may apply.
Images, videos and audio are available under their respective licenses.