Deuteronomio

Il Deuteronomio (ebraico דברים devarìm, "parole", dall'incipit; greco Δευτερονόμιο, deuteronòmio, "seconda legge", per il compendio, la ripetizione di leggi già presenti in Esodo ed in genere di quanto scritto sul Pentateuco, nei primi Libri della Torah scritta; latino Deuteronomium) è il quinto libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. (vedi Ipotesi documentale).

È composto da 34 capitoli descriventi la storia degli Ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai (circa 1200 a.C.) e contiene varie leggi religiose e sociali.

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Copertina del Deuteronomio nella cosiddetta "Bibbia di San Paolo"

Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà. Il Signore stesso cammina davanti a te; egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non ti perdere d’animo!31:6,8

Origine del nome

Il canone ebraico chiama il libro, dalle prime parole utilizzate nel testo masoretico, Devarim דברים ("parole"), derivato dall'incipit "Eleh ha-devarim" ("Queste sono le parole").

Nella versione greca dei Septuaginta è chiamato Δευτερονόμιον (Deuteronómion) nella Vulgata Deuteronomium.

L'origine del termine greco deriva verosimilmente da una inesatta traduzione delle parole "mishneh ha-torah ha-zot" 17,18, interpretate con τὸ Δευτερονόμιον τοῦτο (tò Deuteronómion to*to, "la ripetizione della legge").

Introduzione

Dopo la Prima Legge, data da Dio sul Sinai, il Deuteronomio (Deuteros nomos) si presenta come la "Seconda Legge", la nuova Legge che Mosè consegna al popolo poco prima di morire. Questi nuovi precetti sono orientati a regolare la vita stabile, sedentaria, che di lì a poco il popolo d'Israele avrebbe iniziato all'arrivo alla Terra Promessa.

Ciononostante, queste leggi sono stilate con grande affetto, animando il compimento della Legge con motivi teologici. Il Deuteronomio invita a tradurre l'amore per Dio nella vita sociale e familiare, non limitandosi dunque allo stretto compimento della Legge.

Formazione

Secondo la tradizione ebraica e molte confessioni religiose cristiane più legate alla lettera del testo biblico, il libro del Deuteronomio sarebbe stato scritto da Mosè in persona.

La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che tutto il Pentateuco sia in realtà una raccolta, formatasi in epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse.

Secondo questa teoria, nota come ipotesi documentaria, la composizione letteraria dei cinque libri sarebbe avvenuta nel corso dei secoli fino alla redazione del documento sacerdotale, che avrebbe inglobato versioni precedenti elaborate dalla tradizione Jahwista ed Elohista.

Per quanto riguarda il Deuteronomio almeno la parte centrale, denominata Codice deuteronomico, è ascrivibile all'VIII-VII secolo a.C., nel contesto della conquista assira ed alla seguente riforma di Giosia.

Struttura e contenuto

Il libro del Deuteronomio consiste principalmente di tre discorsi che sarebbero stati pronunciati da Mosè, poco prima della sua morte, agli Israeliti nella piana del Moab.

  • Il primo discorso 1-4 è una ricostruzione storica, che ricapitola gli eventi principali dei quarant'anni trascorsi dall'uscita dall'Egitto, con l'esortazione del patriarca all'obbedienza ai dettami del Dio dei padri.
  • Il secondo discorso 5-26, che occupa la parte centrale del libro, è costituito di due sezioni. La prima di queste 5-11 è di fatto una seconda introduzione, basata principalmente sui Dieci Comandamenti dettati sul Monte Sinai. La seconda parte 12-26 è il cosiddetto Codice Deuteronomico, formato da una serie di mitzvot ("dettami"). Questa sezione è costituita in gran parte da leggi, ammonizioni ed ingiunzioni relative alla condotta che il popolo eletto deve osservare per entrare in Canaan, la terra promessa da Dio.
  • Il discorso conclusivo 27-30 è rivolto quasi interamente alle solenni disposizioni della legge divina, adempiendo alle quali è garantita la prosperità futura del popolo. Solamente coloro che osserveranno i comandamenti e si uniformeranno fedelmente all'alleanza stipulata tra loro e Yahweh potranno godere delle benedizioni promesse.

Gli ultimi capitoli sono dedicati alla benedizione di Mosè alle Dodici tribù di Israele 33, alla sua morte e sepoltura, al lutto degli Israeliti ed alla figura di Giosuè, a cui è affidato il compito di portare il popolo eletto nella terra promessa.

Le comunità di fronte al crimine

Il seguente brano stabilisce come i membri della comunità debbano comportarsi di fronte a diversi crimini. L'empietà è punita con la morte per lapidazione, una forma di morte pura, perché non contamina l'uccisore con il contatto. La lapidazione è una sanzione diffusa in molte società antiche e trova applicazione soprattutto in contesti rituali e in caso d'infrazioni religiose. In questo brano tutto il popolo è chiamato a lapidare il colpevole: la comunità si libera del male senza contaminarsi. La giustizia è ancora espressione diretta di tutta la comunità e non è mediata da specialisti, come giudici o esecutori.

D'altra parte è già presente un elemento giuridico più complesso che individua delle garanzie per l'accusato: si può procedere a una condanna a morte solo con due testimoni. Altri crimini, come l'omicidio, sono invece sottratti alla vendetta privata o al giudizio popolare: il testo specifica che è necessario interpellare i sacerdoti e i giudici. L'amministrazione della giustizia interessa quindi anche l'ambito religioso. Il brano conferma la centralità sociale dei sacerdoti nella cultura ebraica antica:

Se si troverà in una delle città che l'Eterno, il tuo Dio, ti dà un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi del tuo Dio, trasgredendo il suo patto e che vada serva gli altri dèi e si prostri dinanzi a loro, [...] quando ciò ti sia riferito e tu l'abbia saputo, informatene diligentemente: e se è vero, se il fatto sussiste, se una tale abominazione è davvero stata commessa in Israele, farai condurre alle porte della città quell'uomo o quella donna che avrà commesso quell'atto malvagio e lapiderai a morte quell'uomo o quella donna. Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimone. La mano dei testimoni sarà la prima a levarsi contro di lui; poi la mano di tutto il popolo; così allontanerai il male da te. Quando il giudizio di una causa sarà troppo difficile per te, sia che si tratti di un omicidio o di una contestazione o di un ferimento, di materie da processo entro le tue porte, [...] andrai dai sacerdoti levitici e dal giudice in carica; li consulterai ed essi ti faranno conoscere ciò che dice il diritto e tu ti conformerai a quello che essi dichiareranno [...].

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613 Mitzvot

Le 613 mitzvòt (ebraico: תרי"ג מצוות taryag mitzvot; forma singolare del termine è מצוה, mitzvàh), o 613 precetti, sono il fulcro dell'ebraismo che è fondamentalmente uno stile di vita regolato da precetti che l'ebreo ortodosso deve seguire per adempiere al suo ruolo sacerdotale nel mondo.

Il Talmud (trattato Makkoth 23b) stabilisce che la Torah contiene 613 mitzvot delle quali 248 sono מצות עשה (mitzvot aseh, comandamenti positivi, obblighi) e 365 sono מצות לא תעשה (mitzvot lo taaseh, comandamenti negativi, divieti): i precetti positivi obbligano a compiere una determinata azione (come ad esempio l'obbligo della circoncisione maschile); quelli negativi vietano di fare una determinata azione (come ad esempio il divieto di indossare capi composti da lana e lino insieme detti Shaatnez). Il numero di questi precetti è sicuramente carico di significati simbolici: come ci insegna la Tradizione Rabbinica 248 era considerato infatti il numero delle ossa del corpo umano e 365 sono notoriamente i giorni dell'anno (inoltre i legamenti che collegano tra loro le ossa); attraverso questi numeri la Torah quindi vuol dire che con le nostre 248 singole ossa dobbiamo compiere le 248 azioni prescritte e che ogni giorno dell'anno dobbiamo impegnarci a non violare i 365 precetti negativi.

Nella pratica però non tutti questi precetti sono attuabili e non tutti da tutti: alcuni necessitano dell'esistenza del Tempio di Gerusalemme, che secondo la Tradizione Rabbinica potrà essere ricostruito solo quando giungerà il Messia e radunerà tutte le 10 tribù disperse del popolo d'Israele, altri sono limitati ai soli uomini, altri alle donne, altri sono rivolti solo ai Kohanim (i membri della famiglia sacerdotale, coloro che cioè vantano di discendere da Aronne, il fratello di Mosè).

Acharei Mot

Acharei Mot, Aharei Mos, o Ahare Moth o Acharei (ebraico: אַחֲרֵי אַחֲרֵי מוֹת o אַחֲרֵי – tradotto in italiano: “dopo” o “dopo la morte”, 5ª parola, o 5ª e 6ª, e incipit di questa parashah) 29ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, sesta nel Libro del Levitico. Rappresenta il passo 16:1-18:30 di Levitico, che gli ebrei leggono generalmente in aprile o ai primi di maggio.

Il calendario ebraico lunisolare contiene fino a 55 settimane, col numero esatto che varia tra 50 settimane negli anni comuni e 54-55 negli anni bisestili. In questi ultimi (per es. il 2014 e 2016), la Parshah Acharei viene letta separatamente nel 29º Shabbat dopo Simchat Torah. Negli anni comuni invece (per es. 2012, 2013, 2015, 2017 e 2018), la Parshah Acharei è combinata con la parashah successiva, la Kedoshim, per ottenere il numero di letture settimanali necessarie.

Gli ebrei tradizionali leggono anche parte della parashah come lettura biblica per lo Yom Kippur. Levitico 16, che espone il rituale di Yom Kippur, è la tradizionale lettura della Torah per il servizio mattutino (Shacharit) di Yom Kippur, e Levitico 18 è la tradizionale lettura della Torah per il servizio di preghiera pomeridiano (Minchah) di Yom Kippur. Alcune congregazioni conservatrici usano le letture da Levitico 19 al posto delle tradizionali letture di Levitico 18 nel servizio Minchah del pomeriggio di Yom Kippur. Inoltre, nei libri di preghiera standard (Machzor) dell'Ebraismo riformato, per gli Yamim Noraim (letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale") si leggono Deuteronomio 29:9-14 e Deuteronomio 30:11-20 nella mattina del servizio di Yom Kippur, invece del tradizionale Levitico 16.La parashah espone la legge del rituale di Yom Kippur, le offerte centralizzate, le pratiche per il sangue e quelle sessuali.

Devarim (parashah)

Devarim, D'varim, o Debarim (ebraico: דְּבָרִים — tradotto in italiano: “parole”, seconda parola e incipit di questa parashah) è la 44ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, la prima nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 1:1-3:22, che gli ebrei leggono generalmente in luglio o agosto. La parashah viene sempre letta nello Shabbat Speciale Shabbat Chazon, che cade subito prima di Tisha b'Av.

La parashah racconta come Mosè nominò i capi tribù, l'episodio delle Dodici "Spie" (cfr Shekhinah), gli incontri con gli Edomiti e gli Ammoniti, la conquista di Sicon e Og, e la distribuzione delle terre alle tribù di Ruben, Gad e Manasse.

Dieci comandamenti

I Dieci Comandamenti, detti anche Decalogo, sono delle Leggi scritte sulle due tavole che, secondo la Bibbia, furono date da

Yahweh a Mosè sul monte Sinai. Queste due tavole di pietra furono scritte dal dito di Dio, oppure, secondo un'altra tradizione biblica, dallo stesso Mosè.

Sono i Settanta che riportano l'espressione dèka lògous (dieci parole), da cui deriva il termine Decalogo o Dieci Parole. In realtà le ingiunzioni sono più di dieci e il testo è presente in due versioni parzialmente diverse in due diversi libri della Bibbia (Esodo e Deuteronomio): cosa che ha portato ad una varietà nelle loro suddivisioni. In merito all'evoluzione redazionale del testo, "il «decalogo» è conservato [in Es20] e in Dt5,6-21 sotto due forme differenti. All'inizio comprendeva probabilmente formule assai brevi; ma esse hanno ricevuto sviluppi vari, donde le divergenze dei due testi".

Sono un punto fondamentale dell'Antico Testamento per l'ebraismo e per il cristianesimo. L'ebraismo annualmente ricorda e festeggia l'evento in cui gli sono state consegnate le tavole delle "10 parole" in occasione della festa di Shavuot (Pentecoste).

Eikev

Eikev, Ekev, Ekeb, o Eqeb (ebraico: עֵקֶב — tradotto in italiano: “se [seguirete]”, seconda parola e incipit di questa parashah) 46ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, terza nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 7:12-11:25, che gli ebrei leggono generalmente in agosto.

La parashah riporta le benedizioni di obbedienza a Dio, le direttive per prendere possesso della terra, l'incidente del Vitello d'oro, la morte di Aronne, i compiti dei Leviti e le esortazioni di servire Dio.

Haazinu

Haazinu, Ha'azinu, o Ha'Azinu (ebraico: הַאֲזִינוּ — tradotto in italiano: "ascoltate", incipit di questa parashah) 53ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, decima nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 32:1-52, che gli ebrei della Diaspora leggono nello Shabbat tra la festività di Rosh haShanah e quella di Sukkot, generalmente in settembre o ottobre.

La parshah riporta la cantica finale di Mosè - un atto d'accusa dei peccati degli Israeliti, una profezia della loro punizione, e una promessa di redenzione finale da parte di Dio.

La parte maggiore della parashah, la cantica di Deuteronomio 32:1-43, appare nel rotolo della Torah in un formato di due colonne specifiche, riflettendo la struttura poetica del testo, dove in ogni riga un colon viene a corrispondere con la successiva unità concettuale parallela.

Ki Tavo

Ki Tavo, Ki Thavo, Ki Tabo, Ki Thabo, o Ki Savo (ebraico: כִּי-תָבוֹא — tradotto in italiano: “quando sarai entrato”, incipit di questa parashah) 50ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, settima nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 21:10-25:19, che gli ebrei della Diaspora leggono generalmente in settembre.

La parashah riporta la cerimonia delle primizie, le decime, e le benedizioni per l'osservanza della Legge e le maledizioni per le trasgressioni.

Ki Teitzei

Ki Teitzei, Ki Tetzei, Ki Tetse, Ki Thetze, Ki Tese, Ki Tetzey, o Ki Seitzei (ebraico: כִּי־תֵצֵא — tradotto in italiano: “quando sarai uscito”, incipit di questa parashah) 49ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, sesta nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 21:10-25:19, che gli ebrei della Diaspora leggono generalmente a fine agosto o ai primi di settembre.

Gli ebrei leggono parte di questa parashah su Amalek, Deuteronomio 25:17–19, anche come lettura maftir conclusiva durante Shabbat Zachor, lo "Shabbat Speciale" subito prima di Purim, che commemora la storia di Ester e la vittoria del popolo ebraico contro Aman ed il suo piano di uccidere gli ebrei, narrata nel Libro di Ester. Ester 3:1 identifica Aman come Agagita e quindi discendente di Amalek. Numeri 24:7 identifica gli Agagiti con gli Amaleciti. Una Midrash racconta che tra la cattura di Re Agag da parte di Saul e la sua uccisione da parte di Samuele, Agag ebbe un figlio, dal quale a sua volta discese Aman.La parashah espone una serie di leggi generiche, in maggioranza che governano la vita civile e domestica, tra cui le ordinanze in merito prigioniere di guerra, eredità tra i figli di due mogli, i figli ribelli, il cadavere di una persona giustiziata, proprietà rinvenuta, imbattersi in qualcuno in difficoltà, sicurezza dei tetti, miscele vietate, reati a sfondo sessuale, appartenenza ad una congregazione, igiene del campo, schiavi fuggiaschi, prostituzione, usura, voti, spigolatura, sequestro di persona, pignoramento, pronto pagamento dei salari, responsabilità penale vicaria, fustigazione, trattamento degli animali domestici, levirato, pesi e misure, e il ricordo degli Amaleciti.

Mezuzah

Mezuzah, in ebraico מזוזה, stipite (della porta), plurale מזוזות (mezuzot) è un oggetto rituale ebraico, consistente in una pergamena (claf) su cui sono stilati i passi della Torah corrispondenti alle prime due parti dello Shemà, preghiera fondamentale della religione ebraica (Deuteronomio 6:4-9 e Deuteronomio 11:13-21); solitamente essa viene racchiusa in un apposito contenitore.

Nitzavim

Nitzavim, Nitsavim, Nitzabim, Netzavim, o Nesabim (ebraico: נִצָּבִים — tradotto in italiano: “state tutti davanti”, incipit di questa parashah) 51ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, ottava nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 29:9-30:20, che gli ebrei della Diaspora leggono generalmente in settembre o ai primi di ottobre. Parashah Nitzavim cade sempre nello Shabbat subito prima di Rosh Hashanah.

Il calendario ebraico lunisolare contiene fino a 55 settimane, col numero esatto che varia tra le 50 settimane negli anni comuni e 54 o 55 negli anni bisestili. In alcuni anni bisestili (per es., il 2012, 2015, 2016, 2018 e 2019), la Parashah Nitzavim viene letta separatamente. Negli anni comuni (per es. 2013, 2014 e 2017), la Parashah Nitzavim è combinata con la parashah successiva, la Vayelech, per ottenere il numero di letture settimanali necessarie. Le due porzioni di Torah vengono congiunte eccetto quando due Shabbat cadono tra Rosh Hashanah e Sukkot e nessuno dei due coincide con le grandi Festività ebraiche.Nel libro di preghiere standard dell'Ebraismo riformato, nel periodo delle Grandi Festività, parti di questa parashah – Deuteronomio 29:9-14 e Deuteronomio 30:11-20– sono le letture bibliche del servizio liturgico mattutino di Yom Kippur, al posto della lettura tradizionale di Levitico Levitico.Nella parashah, Mosè disse agli Israeliti che tutto il popolo stava dinanzi a Dio per entrare nell'Alleanza, la cui violazione avrebbe causato ogni maledizione, ma se fossero ritornati a Dio e osservato is Suoi comandamenti, allora Dio li avrebbe accettati nuovamente con amore e tenuti ancora uniti da tutte le parti del mondo. Mosè affermò che questa Istruzione non era impossibile da seguire, e presentò agli Israeliti le alternative di vita e di morte, di benedizione e di maledizione, esortandoli a scegliere la vita amando Dio e seguendo i comandamenti.

Parashah

La Parashah (anche parshah o parsha – in ebraico: פרשה, plurale פרשות - parashot o parashiyot; in pron. it.: parascià e parasciòt) è una suddivisione ordinata in "pericopi" della Torah destinata a definire la lettura settimanale della Torah stessa. Formalmente indica una sezione del libro biblico secondo il testo masoretico del Tanakh (Bibbia ebraica) Nel testo masoretico, le sezioni di parashah sono designate da vari tipi di spaziature tra di loro, come si trovano nei rotoli della Torah, nei rotoli dei Libri Nevi'im o Ketuvim (specialmente le megillot), i codici masoretici del Medioevo e le edizioni stampate dei testi masoretici.

Le suddivisioni del testo in parashot è indipendente dai numeri dei capitoli e dei versetti della Bibbia, che non fanno parte della tradizione masoretica. I Parashot non sono numerati, ma hanno nomi/titoli speciali.

Ciascuna porzione settimanale della Torah adotta il nome dalle prime parole del testo ebraico. Risalente al tempo della cattività babilonese (VI secolo a.e.v.), la lettura pubblica della Torah per lo più seguiva un ciclo annuale che iniziava e terminava alla festività ebraica di Simchat Torah, con la Torah suddivisa in 54 porzioni settimanali per corrispondere al lunisolare ebraico, che contiene fino a 55 settimane, con il numero esatto che varia fra anni bisestili e anni regolari.Esisteva anche un antico "ciclo triennale" di letture osservato in alcune parti del mondo. Nei secoli XIX e XX, molte congregazioni dell'Ebraismo riformato e di quello conservatore hanno applicato un ciclo triennale alternativo in cui viene letto solo un terzo di ciascuna parashah settimanale in un dato anno; le parashot lette sono ancora in linea con il ciclo annuale, ma l'intera Torah viene completata nell'arco di tre anni.

A causa della differente durata delle festività tra Israele e la Diaspora, la porzione che viene letta in una particolare settimana talvolta non è uguale dentro e fuori di Israele.

Re'eh

Re'eh, Reeh, R'eih, o Ree (ebraico: רְאֵה — tradotto in italiano: "vedete", incipit di questa parashah) 47ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, terza nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 11:26-16:17, che gli ebrei leggono generalmente in agosto o i primi di settembre.

Gli ebrei leggono parte di questa parashah, Deuteronomio 15:19-16:17 che riporta i Festival dei Tre Pellegrinaggi (Shalosh Regalim), quale lettura iniziale della Torah nell'ottavo giorno di Pesach, quando cade durante la settimana e nel secondo giorno di Shavuot quando cade durante la settimana. Gli ebrei inoltre legono una selezione più lunga della stessa parte di parashah, Deuteronomio 14:22-16:17 quale lettura biblica iniziale nell'ottavo giorno di Pesach quando cade di Shabbat, nel secondo giorno di Shavuot quando cade di Shabbat, e nello Shemini Atzeret.

Nella parashah, Mosè propone agli Israeliti la scelta tra benedizione e maledizione. Mosè istruisce gli Israeliti nelle leggi che devono osservare, inclusa la legge del culto in un unico luogo centralizzato. Mosè avverte di non adorare altri dei e profeti. Inoltre Mosè espone le leggi del Kashrut, delle decime, dell'anno sabbatico (Shmita), delle schiavo ebreo, degli animali primogeniti e dei festival dei tre pellegrinaggi.

Shavuot

Shavu'òt () (o Shovuos (), in uso ashkenazita; Shavuʿoth in ebraico sefardita e mizrahì (שבועות, lett. "Settimane"), noto come Festa delle Settimane in italiano e come Pentecoste (Πεντηκοστή) in greco antico, è una festività ebraica che cade al sesto giorno del mese ebraico di Sivan (tra il 14 maggio e il 15 giugno). È una delle tre feste bibliche di pellegrinaggio (Shalosh Regalim). Gli ebrei di lingua greca diedero il nome di pentecoste (πεντηκόστη) poiché cade 50 giorni dopo Pesach. Escludendo il giorno stesso di Pesach, la festa cade 49 giorni più tardi. Questa festa pone termine al Conteggio dell'Omer.

Shavu'òt ha numerosi aspetti che ne hanno determinato i vari nomi con cui viene identificato. Nel Tanakh è chiamata "Festa della mietitura" (חג הקציר, Ḥag ha-Qatsir; Esodo 23, 16) e "Festa delle settimane" (חג שבעות, Ḥag Šavu‘òt; Es 34, 22; Deuteronomio 16, 10) ed ancora "Festa delle primizie" (יום הבכורים, Yom ha-Bikkurim; Numeri 28, 26).

Shavuot è una delle feste meno celebrate tra gli ebrei secolari della diaspora, mentre è più sentita tra gli ebrei d'Israele. Secondo la Legge ebraica (Halakhah), Shavuot è celebrato in Israele per un giorno e nella diaspora (fuori di Israele) per due giorni. L'ebraismo riformato celebra solo un giorno, anche nella diaspora.

Shoftim

Shoftim, Shof'tim, o Shofetim (ebraico: שֹׁפְטִים — tradotto in italiano: "giudici", incipit di questa parashah) 48ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, quinta nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 16:18-21:9, che gli ebrei leggono generalmente in agosto o settembre.

La parashah espone una costituzione — una struttura sociale basilare — per gli Israeliti. La parashah inoltre illustra le regole per i magistrati, re, Leviti, profeti, città-asilo, testimoni, guerra, e un cadavere disperso.

Tōrāh

Tōrāh (in ebraico: תּוֹרָה‎?, anche italianizzata in torah o torà, lett. "istruzione, insegnamento") è il riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica e ha una vasta gamma di significati:

può significare più specificamente i primi cinque dei ventiquattro libri del Tanakh, detti Pentateuco dai cristiani. Essi comprendono l'insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuti dagli ebrei come rivelati da Dio tramite Mosè.

nella letteratura rabbinica denota sia i primi cinque libri biblici, la Tōrāh shebichtav (in ebraico: תורה שבכתב‎?, lett. "tōrāh che è scritta"), sia la tōrāh orale, (in ebraico: תורה שבעל פה‎?, tōrāh shebe'al peh, lett. "tōrāh che è detta"). La tōrāh orale comprende le interpretazioni e ampliamenti che, secondo la tradizione rabbinica, sono stati trasmessi di generazione in generazione e sono ora codificati e inclusi nel Talmud e nel Midrash .

un insegnamento che offre un sistema di vita per coloro che lo seguono: può designare la narrazione continua dalla Genesi alla fine del Tanakh, come può anche indicare la totalità della cultura e della pratica ebraiche.Comune a tutti questi significati è il convincimento che la tōrāh sia costituita dalla narrazione fondante degli ebrei: la loro chiamata in essere da Dio, le loro sofferenze e tribolazioni, e il loro patto con Dio, che implica la fedeltà a un modo di vita incorporato in una serie di obblighi morali e religiosi e di leggi civili (halakhah).

Secondo la tradizione rabbinica, tutti gli insegnamenti presenti nella tōrāh, sia scritti sia orali, furono dati da Dio a Mosè, un profeta, alcuni sul monte Sinai e altri presso il tabernacolo, e tutti furono scritti e raccolti da Mosè nella tōrāh attuale. Secondo un Midrash, la tōrāh fu creata prima della creazione del mondo, e fu usata come matrice per la creazione.

V'Zot HaBerachah

V'Zot HaBerachah, VeZot Haberakha, o Zos Habrocho (ebraico: וְזֹאת הַבְּרָכָה — tradotto in italiano: "ed ecco la benedizione", incipit di questa parashah) 54ª e ultima porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, decima nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 33:1-34:12, che gli ebrei della Diaspora leggono generalmente in settembre o ottobre durante il festival di Simchat Torah. Subito dopo aver letto la parashah V'Zot HaBerachah, gli ebrei leggono anche l'inizio della Torah, Genesi 1:1-2:3 (l'inizio della parashah Bereishit) quale seconda lettura biblica di Simchat Torah.

La parashah riporta la benedizione di commiato di Mosè alle Dodici tribù di Israele e poi la sua morte.

Va'etchanan

Va'etchanan (ebraico: וָאֶתְחַנַּן — tradotto in italiano: “ed io supplicai”, incipit di questa parashah) è la 45ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, seconda nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 3:23-7:11, che gli ebrei leggono generalmente alla fine di luglio o in agosto. La parashah viene sempre letta nello Shabbat Speciale Shabbat Nachamu, che cade subito dopo Tisha b'Av.

La parashah racconta come Mosè chiese di vedere la Terra d'Israele, esortò con perorazioni di ubbidire la Legge, raccontò la creazione delle "città del rifugio", recitò i Dieci Comandamenti e la Shema Israel, e fornì istruzioni agli Israeliti per conquistare la Terra.

Poiché la parashah descrive come gli Israeliti peccassero e vennero quindi banditi dalla Terra d'Israele, gli ebrei ne leggono una parte – Deuteronomio 4:25-40 – come lettura della Torah per il servizio liturgico mattutino (Shacharit) di Tisha b'Av, che commemora la distruzione sia del Primo Tempio che del Secondo Tempio di Gerusalemme.

Vayelech

Vayelech, Vayeilech, VaYelech, Va-yelech, Vayelekh, Va-yelekh, o Vayeleh (ebraico: וַיֵּלֶךְ — tradotto in italiano: "e se ne andò", incipit di questa parashah) 52ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, nona nel Libro del Deuteronomio. Rappresenta il passo Deuteronomio 31:1-30, che gli ebrei leggono generalmente in settembre o ai primi di ottobre. Con soli 30 versetti, questa è la parashah più breve.

Il calendario ebraico lunisolare contiene fino a 55 settimane, col numero esatto che varia tra le 50 settimane negli anni comuni e 54 o 55 negli anni bisestili. In alcuni anni bisestili (per es., il 2012, 2015, 2016, 2018 e 2019), la Parashah Vayelech viene letta separatamente. Negli anni comuni (per es. 2013, 2014 e 2017), la Parashah Vayelech è combinata con la parashah precedente, la Nitzavim, per ottenere il numero di letture settimanali necessarie e le due porzioni vengono lette insieme nello Shabbat subito prima di Rosh Hashanah. Le due porzioni di Torah vengono congiunte eccetto quando due Shabbat cadono tra Rosh Hashanah e Sukkot e nessuno dei due coincide con le grandi Festività ebraiche.In questa parashah, Mosè esorta gli Israeliti ad essere forti e coraggiosi, poiché Dio e li avrebbero presto condotti nella Terra Promessa. Mosè comanda agli Israeliti di leggere la Legge a tutto il popolo ogni sette anni. Dio avverte Mosè che la sua morte si sta avvicinando, che il popolo infrangerà l'Alleanza, e che quindi Dio occulterà il Suo volto a causa del male che avranno fatto rivolgendosi ad altri dei; Dio poi ordina a Mosè di scrivere un cantico e di insegnarlo agli Israeliti perché "questo cantico sia di testimonio contro gli Israeliti." Deuteronomio 19-22

Zeraim

Seder Zeraim (in ebraico: סדר זרעים ‎?, lett. "Ordine dei Semi") è il primo e più corto Seder ("Ordine") della Mishnah, una delle maggiori opere della Legge ebraica. Tale sezione della Mishnah fu scritta dai rabbini per informare tutti gli ebrei su quello che deve essere fatto per adempiere agli obblighi biblici di preghiera e ai comandamenti sul cibo.

Chi osserva la legge ebraica è legato a molti obblighi e restrizioni in materia di alimentazione e agricoltura e deve rispettare un rigoroso programma di preghiere.

Di tutti i trattati nel Seder Zeraim, solo il Berakhot ha una corrispondente Ghemara nel Talmud babilonese. Tuttavia molte delle mishnayot del Seder Zeraim sono citate nel Talmud babilonese. I Trattati del Seder Zeraim sono inclusi nel Talmud di Gerusalemme.

Zeraim è suddiviso in undici Trattati:

Berakhot (ברכות, Benedizioni) tratta delle regole delle benedizioni e preghiere, particolarmente la Shemà e la Amidah. Comprende nove capitoli.

Pe'ah (פאה, Angolo) tratta dei regolamenti che riguardano il comandamento di lasciare un angolo del proprio campo ai poveri (Levitico 19:9–10, 23:22; Deuteronomio 24:19–22), e con i diritti dei poveri in generale. Otto capitoli.

Demai (דמאי, Prodotto incerto) esamina principalmente i vari casi dove è incerto se le donazioni sacerdotali siano state esatte dai prodotti (della terra). Non si conosce con certezza l'origine della parola Demai. Il trattato si concentra comunque sulle leggi relative ai prodotti agricoli, dove si sospetta che il ma‘aser rishon (la prima decima per il Levita, il terumat ma‘aser e il ma‘aser sheini (la seconda decima) o ma‘aser ani (la decima per i poveri), a seconda del ciclo sabbatico annuale ("shmita"), non siano stati separati appropriatamente, secondo i dettami biblici di Numeri 18:24-28. Comprende sette capitoli e ha una Gemara solo sul Talmud gerosolimitano.

Kil'ayim (כלאים, di due tipi; eterogeneo - lett. "mescolanze" o "confusione") tratta principalmente delle regole che proibiscono le miscele in agricoltura, abbigliamento e allevamento (Levitico 19:19; Deuteronomio 22:9–11). Specificamente esamina le misture di semi da piantare, gli innesti, la combinazione delle viti, gli incroci delle razze animali, come lavorare con una pariglia o più di animali da traino di tipo diverso e la proibizione di shaatnez (abiti che contengono un misto di lino e lana). Nove capitoli. Esiste una Gemara del Yerushalmi.

Shevi'it (שביעית, Settimo Anno) esamina i regolamenti agricoli e fiscali dell'Anno sabbatico (Esodo 23:11, Levitico 25:1–8, Deuteronomio 15:1–11). Si compone di dieci capitoli ed esamina le leggi del riposo della terra nel settimo anno, le leggi sabbatiche di Shmita per i prodotti della terra, e la remissione dei debiti. Tratta anche del 50º anno, noto come "Yovel", quando tutti gli schiavi devono essere liberati e tutte le terre devono esser restituite ai proprietari iniziali, dal tempo di Giosuè e delle Tribù. Questo trattato ha numerose applicazioni tuttora in Israele, dove si osserva la "Shmita". L'anno sabbatico shemittah è stato da settembre 2007 a settembre 2008 ed il precedente nel 2000-2001.

Terumot (תרומות, Donazioni) tratta delle leggi relative alla donazione terumah fatta ai Kohanim (sacerdoti ebraici) (Numeri 18:8–20, Deuteronomio 18:4). Undici capitoli, che esaminano due tipi di donativo: quello della terumah per il Kohen che è generalmente 1/50 del proprio raccolto e quella del 10% maaser (decima) data al Levita e che si chiama "Terumat Maaser." Le leggi del Terumah si applicano tuttora ai raccolti e prodotti coltivati nella Terra di Israele. Esiste un dibattito corrente che cerca di definire se l'obbligo di Terumot sia biblico o rabbinico. Queste leggi vengono citate anche su "Demai" e "Ma'aserot".

Ma'aserot (מעשרות, Decime) o Ma'aser Rishon (מעשר ראשון, Prima decima) esamina le regole relative alla decima ai Leviti (Numeri 18:21–24). In cinque capitoli, discute dei tipi di prodotti imponibili di decima e le circostanze e la tempistica in base alle quali i prodotti vengono sottomessi alla decima. In tempi biblici, durante ognuno dei sei anni del ciclo produttivo, "Maaser Rishon" veniva dato ai Leviti come 10% del raccolto di una persona. "Maaser Sheni" era messo da parte nel primo, secondo, quarto e quinto anno ed è il 10% del raccolto che rimane dopo "Maaser Rishon". Era portato a Gerusalemme per esser consumato o veniva riscattato con monete sconsacrate su cibo di Gerusalemme. L'ultima categoria è "Maaser Ani", che viene dato ai poveri nel terzo e sesto anno. "Maaser Sheni" è il tema principale, insieme con le leggi della Reva'i, del seguente trattato, intitolato infatti "Ma'aser Sheni". "Maaser Ani" è discusso nel trattato Pe‘ah. Il settimo anno del ciclo è designato "Shmita" (o "Shemitta") e non venivano date decime nella Terra di Israele.

Ma'aser Sheni (מעשר שני, Seconda decima) tratta delle regole della decima che doveva esser consumata a Gerusalemme (Deuteronomio 14:22–26). All'epoca del Tempio di Gerusalemme la seconda decima era rappresentata dal mettere da parte un decimo di specifici prodotti agricoli del primo, secondo, quarto e quinto anno di ogni ciclo settennale col proposito di portarlo a Gerusalemme e consumarlo là. Cinque capitoli.

Hallah (חלה, Impasto) tratta delle leggi relative all'offerta di impasto Challah da offrirsi ai Kohanim (Numeri 15:18–21). All'epoca del Tempio la "Challah" veniva separata dall'impasto del pane fatto delle cinque specie di grano e messa da parte per un Kohen. Correntemente viene separata e bruciata nel forno o data agli uccelli in alcune comunità ebraiche. Prima che la Challah sia separata si recita una benedizione, la "Al Atefias Challah". La quantità messa da parte viene presa solo da prodotti di pane fatto con 1,2 chili di farina o più (senza benedizione) o 1,666 chili o più (con benedizione, secondo alcune autorità) o 2,25 chili o più (con benedizione) ed è della grandezza di una grossa oliva. Se viene usato meno della quantità prescritta, alcuni separano senza benedizione mentre altri non separano affatto. Se non viene fatta la separazione mentre si cucina, può esser fatta dopo senza benedizione. Quattro capitoli.

Orlah (ערלה, Blocco degli alberi) tratta principalmente della proibizione di usare un albero appena piantato (Levitico 19:23–25). In tre capitoli, esamina le leggi che riguardano gli alberi da frutta e i frutti dei quali non possono esser consumati durante i primi tre anni della produzione. Tratta anche delle leggi "Neta Revai", secondo le quali i prodotti del quarto anno sono considerati "Maaser Sheni".

Bikkurim (ביכורים, Primi Frutti) esamina i donativi delle "primizie" ai Kohanim e al Tempio (Esodo 23:19; Deuteronomio 26:1). 3 / 4 capitoli.In molte edizioni della Mishnah, anche nelle prime pubblicate a Napoli nel 1492 e a Riva nel 1559, così come nella maggior parte delle edizioni del Talmud babilonese, un quarto capitolo, che è probabilmente un Baraisa, è stato aggiunto al Bikkurim La sequenza dei volumi di Zeraim in entrambe le edizioni (come sopra numerati) corrisponde a quella data da Maimonide.

Anche se il primo volume, sulle benedizioni, non sembra opportuno che appartenga ad una sezione sull'agricoltura, il ragionamento per la sua inclusione è il seguente: nell'ebraismo una benedizione deve esser detta prima di consumar cibo o altri prodotti. Allo stesso modo, prima di studiare le leggi relative al sostentamento, è opportuno imparare le leggi delle benedizioni.

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