Cultura del vaso campaniforme

La cultura del vaso campaniforme (in inglese "Beaker culture") si riferisce a un periodo della tarda età del rame (2600 - 1900 a.C. circa[1]), in cui si diffuse questo tipo di ceramica.

Diffusione cultura vaso campaniforme
Diffusione della cultura del vaso campaniforme

Origine

Sono molte le teorie sull'origine di questa cultura.[2] Una di queste vuole che la sua nascita sia avvenuta nella penisola iberica durante il calcolitico da dove si diffuse nel resto del continente, effettivamente recenti studi al radiocarbonio hanno dimostrato che i più antichi esempi di ceramiche campaniformi provengono dal territorio portoghese (2900 a.C.), dai siti di Zambujal e Vila Nova de Sao Pedro[3]. Marija Gimbutas la identificava invece come un'antica cultura indoeuropea, più precisamente proto-celtica; in questo contesto, l'archeologa lituana la fa derivare da culture dell'Europa centro-orientale kurganizzate da incursioni di tribù indoeuropee delle steppe. Così la Gimbutas descrisse la diffusione del campaniforme nell'ottica dell'espansione Kurgan:

Il complesso del vaso campaniforme, una diramazione della cultura di Vučedol, continuò le caratteristiche dei Kurgan. Il popolo del vaso campaniforme della seconda metà del III millennio a.C. era composto da cavalieri vagabondi e da arcieri, nella stessa maniera dei loro zii e cugini: il popolo della ceramica cordata del nord Europa e il popolo della cultura delle catacombe della regione pontica settentrionale. La loro diffusione in Europa occidentale, dalle Isole britanniche alla Spagna, incluse le isole mediterranee occidentali, concluse il periodo di espansione e distruzione.

(Marija Gimbutas[4])

David W. Anthony, nel 2007, riprendendo la tesi della Gimbutas, ha indicato la pianura ungherese (fortemente "kurganizzata", attorno al 3100 a.C., dalla terza ondata kurgan, costituita da immigrati provenienti dalle steppe che importarono la cultura di Jamna) come territorio d'origine della cultura del vaso campaniforme da dove si sarebbe espansa verso ovest[5].

Edward Sangmeister negli anni sessanta teorizzò che la prima espansione del vaso campaniforme partì dal Portogallo e si diresse verso nord lungo la costa atlantica raggiungendo i Paesi Bassi e l'Europa centrale; in seguito, dopo essersi "fusa" con la cultura della ceramica cordata, avvenne un movimento di riflusso (Rückstrom) verso ovest di questa cultura a partire dalla Germania[6].

Negli anni settanta Lanting e Van der Waals hanno proposto invece una cronologia per lo sviluppo della cultura del vaso campaniforme direttamente dalle prime forme della cultura dell'ascia da battaglia e dalla cultura del bicchiere imbutiforme, presenti precedentemente nell'area olandese (il cosiddetto Dutch Model)[1][7].

Beakerculture
Vasellame

Data l'inusuale forma del vasellame e la comparsa ex abrupto delle attestazioni archeologiche, la spiegazione tradizionale per l'apparizione della cultura del vaso campaniforme è stata quella della diffusione di un gruppo di persone attraverso l'Europa. Agli inizi del XX secolo, queste terrecotte furono viste come elemento di un popolo che, attraverso continue invasioni, portò con sé la lavorazione dei metalli e nuovi usi funerari, sostituendo la precedente popolazione europea del primo Neolitico.

Attualmente si pensa che la diffusione di questo fenomeno culturale in una regione così vasta dell'Europa sia attribuibile a diversi fattori (flussi migratori, scambi commerciali)[1].

Stile

Il vaso campaniforme si diffonde in Europa tra l'età del rame e l'antica Età del Bronzo (fine III - inizio II millennio a.C.). L'espressione fu coniata da John Abercromby per definire un tipo di oggetti in terracotta, la cui forma ricordava quella di una campana rovesciata.

La decorazione dei vasi presenta numerose varianti, anche se è caratterizzata da fini decorazioni ottenute con tecniche diverse: cordicella, pettine, conchiglia.

Diffusione

Questa cultura è attestata nelle odierne Portogallo, Spagna, Maghreb, Italia insulare e centro-settentrionale, Francia (escluso il Massiccio centrale), Gran Bretagna e Irlanda, Paesi Bassi, Germania tra l'Elba e il Reno, con un'estensione lungo l'alto corso del Danubio nel bacino di Vienna (Austria) e Ungheria (isola Czepel).

Italia continentale

Mappa Italia vaso campaniforme
Siti italiani che hanno restituito testimonianze campaniformi

Nella penisola le aree più interessate sono la pianura padana, in particolare la zona del lago di Garda, e la Toscana. I vasi campaniformi appaiono in questi territori dell'Italia centro-settentrionale come "elementi estranei" inseritisi nelle preesistenti culture di Remedello e del Rinaldone[8]. Per quanto riguarda l'aspetto funerario, numerosi sepolcri sono stati scoperti soprattutto nel bresciano, ad esempio, a Ca' di Marco e a Santa Cristina di Fiesse, mentre, nell'Italia centrale, bicchieri campaniformi sono stati rinvenuti nella tomba di Fosso Conicchio (VT)[9].

Sardegna

Vasi campaniformi & brassard
Vasi campaniformi e brassard dalla tomba di Marinaru (SS)

Verso la fine del III millennio a.C., anche la Sardegna venne investita dalla corrente culturale campaniforme. Fu una cultura di apporto esterno, le cui popolazioni vissero mischiate con popoli di altre culture. Fu presumibilmente composta da una società guerriera, a giudicare dai ritrovamenti nei sepolcri delle domus de janas di armi ed equipaggiamenti bellici, come i braccioli di pietra levigata che i guerrieri indossavano per attutire il rinculo dell'arco, noti come brassard (bracciali da arciere), insieme a caratteristiche collane di conchiglie o denti di animale. Usavano inoltre pugnali di rame, bracciali e anelli. Per la prima volta in Sardegna appaiono manufatti in oro (Tomba di Bingia 'e Monti - Gonnostramatza). Anche in queste fasi, i protosardi continuano a utilizzare le necropoli a domus de janas per le loro sepolture, ma è documentata anche l'inumazione entro cista litica (Santa Vittoria-Nuraxinieddu).

Sicilia

Il campaniforme venne introdotto in Sicilia dalla Sardegna e si diffuse principalmente nella parte nord-occidentale e sud-occidentale dell'isola. Nell'area nord-occidentale e nel Palermitano mantenne pressoché integre le sue caratteristiche culturali e sociali, mentre nella parte sud-occidentale si integrò decisamente con le culture locali[10]. In questa regione, il manufatto sembra essere contemporaneo a piccoli monumenti megalitici a forma di dolmen individuati da poco, per i quali è ancora ignota la provenienza ma, comunque, analoghi a costruzioni presenti alle Baleari e in Sardegna. La concomitanza di più indizi, ha portato qualche studioso a ipotizzare che vaso campaniforme e dolmen siciliani potrebbero essere il prodotto di uno stesso popolo[11]. Anche la parte orientale dell'isola ha rivelato frammenti di almeno due di questi vasi, di probabile origine iberica e rinvenuti nel siracusano[12], che, a oggi, vanta il maggior numero di architetture dolmeniche in Sicilia[13].

Set campaniforme

Brassard, pugnale, punte di freccia

Bellbeaker-Archer bracelet
Copper tongue dagger (Bellbeaker)
Bellbeaker-Palmela points

Oltre al vaso a forma di campana, nei vari siti associati al campaniforme è spesso riscontrabile un tipico "set", o "pacchetto", composto da un bracciale da arciere, punte di freccia in selce, bottoni in osso a V, pugnali in rame e vari ornamenti, come collane di conchiglie o zanne di cinghiale.

Migrazione vs. acculturazione

Vere Gordon Childe ha descritto la gente del vaso come:

una popolazione di invasori dediti alla guerra, dalle abitudini autoritarie e con una predilezione per le armi di metallo e gli ornamenti, che li hanno spinti a imporre un'unità politica sui loro nuovi domini sufficiente per una certa unificazione economica.

Tuttavia, non è necessario pensare a una correlazione fra una cultura archeologica e un gruppo etnico. Del resto, la cultura materiale e le innovazioni tecnologiche possono diffondersi indipendentemente dal movimento di un popolo. Dunque, il punto di vista di Childe appare oggi errato, basato su correlazioni erronee e conoscenze limitate, mentre l'assunto di un'invasione del popolo del vaso è considerato come un tentativo di attribuire i numerosi cambiamenti culturali a una causa precisa.

Altri archeologi, notando che la distribuzione delle coppe era più ampia nelle zone degli itinerari di trasporto, compresi i luoghi di guado, le valli fluviali e i passi montani, hanno suggerito che lo stile pan-europeo della coppa sia stato portato in origine da commercianti di bronzo, che poi si depositò presso le locali culture neolitiche o primo-calcolitiche, da cui emersero stili locali.

Oggi molti archeologi pensano che il popolo del vaso non sia mai esistito come gruppo e che la cultura del vaso campaniforme sia stata solo il frutto della diffusione in Europa di conoscenze manifatturiere non connesse con un popolo. Queste conoscenze potrebbero essere giunte attraverso l'influenza di popoli vicini, o come conseguenza di un movimento migratorio. Questa cultura potrebbe, ad esempio, essere correlata alla produzione e al consumo di birra (come sembrerebbero suggerire anche studi palinologici su pollini), o a legami commerciali marittimi con l'Europa atlantica.

La teoria che esclude un'invasione fu proposta per la prima volta da Colin Burgess e Steve Shennan attorno alla metà degli anni settanta del XX secolo, e oggi l'ipotesi più diffusa è quella di popoli indigeni europei che hanno adottato e adattato in modi diversi nuove conoscenze, dando così vita alla cultura del vaso campaniforme.

Recenti analisi su 86 individui di questa cultura provenienti da sepolture bavaresi suggeriscono, tuttavia, che tra il 18 e il 25 per cento di queste sepolture erano occupate da individui provenienti da zone molto lontane da quest'area. Ciò attesterebbe l'esistenza di un notevole movimento migratorio dal nord-est al sud-ovest.[14]

Un altro studio effettuato sull'arciere di Amesbury, il cosiddetto "Re di Stonehenge", per via della vicinanza del suo sepolcro al famoso sito inglese e per lo sfarzo del suo corredo funerario (comprendente vasi campaniformi di raffinata qualità, pugnali, punte di freccia e oggetti in oro), ha stabilito che il defunto proveniva da una regione fredda dell'Europa centrale. Il caso dell'arciere di Amesbury è utilizzato come esempio dai sostenitori della tesi migrazionista.

Campaniforme M.A.N. 04
Ricostruzione di una sepoltura campaniforme, Museo archeologico nazionale di Spagna, Madrid

Usi funerari

La cultura del vaso campaniforme aveva una sua sepoltura tipica, la cosiddetta "cista litica monosoma" presente in tutte le zone dell'Europa in cui si diffuse questa cultura. Il defunto veniva sepolto in posizione rannicchiata, con lo sguardo rivolto verso est, sovente con un corredo di armi e con l'immancabile vaso campaniforme. La grande ricchezza dei corredi funerari riscontrata in alcune sepolture ha fatto supporre che esistesse già una qualche forma di stratificazione sociale. Nelle sepolture campaniformi prevale il rito dell'inumazione, anche se sono stati registrati alcuni casi di cremazione del defunto.

Antropologia fisica

Studi craniometrici effettuati in passato dimostrarono che il popolo del vaso campaniforme apparteneva a un tipo fisico differente rispetto a quello delle genti native delle aree colonizzate. Secondo queste indagini, il popolo del vaso campaniforme era di alta statura, possedeva una corporatura robusta e un cranio brachicefalo. A partire dagli anni Sessanta, l'ipotesi migratoria venne scartata, anche se recenti studi hanno cautamente confermato le prime ipotesi che teorizzavano una migrazione di questo popolo che portò con sé nei nuovi territori le proprie abilità metallurgiche, tecniche agricole e pratiche religiose[15][16][17].

Summer Solstice Sunrise over Stonehenge 2005
il sito di Stonehenge.
Los Millares recreacion cuadro
Ricostruzione del sito di Los Millares.

Siti di rilievo

  • Molenaarsgraaf (Paesi Bassi)
  • Schafstad (Germania)
  • Brandvsek (Boemia)
  • Avebury, Stonehenge (Gran Bretagna)
  • Le Petit Chasseur (Svizzera)
  • Embusco, Camp de Laure (Francia)
  • Los Millares, Fuente Olmedo (Spagna)
  • Zambujal, Vilanova de Sao Pedro (Portogallo)
  • New Grange (Irlanda)
  • Querciola (Toscana)
  • Bingia 'e Monti (Sardegna)

Note

  1. ^ a b c J.P. Mallory - Encyclopedia of the Indoeuropean cultures. - "Beaker culture" pg. 53-54-55
  2. ^ Natasha Grace Bartels, 'Beaker Problem', University of Albeda, Department of Anthropology, 1998 [1]
  3. ^ Humphrey Case, Beakers and the Beaker Culture, in Christopher Burgess, Peter Topping e Frances Lynch (a cura di), Beyond Stonehenge: Essays on the Bronze Age in honour of Colin Burgess, Oxford, Oxbow, 2007, pp. 237–254, ISBN 978-1-84217-215-5.
  4. ^ [2] Frase di Maria Gimbutas estrapolata da: Archaeology and language di Colin Renfrew, cap 3: Lost languages and forgotten scripts: The Indoeuropean languages, Old and New.
  5. ^ David W. Anthony - The Horse, The Wheel and Language pg. 367
  6. ^ Sangmeister E. (1963) – « Exposé sur la civilisation du vase campaniforme », in: Les civilisations atlantiques du Néolithique à l'Âge du Fer, Actes du Premier Colloque Atlantique, Brest 1961, Rennes: Laboratoire d'anthropologie préhistorique, 1963, p. 25-56.
  7. ^ Lanting, J.N. & J.D. van der Waals, (1976), "Beaker culture relations in the Lower Rhine Basin" in Lanting e (Eds) "Glockenbechersimposion Oberried l974". Bussum-Haarlem: Uniehoek n.v.
  8. ^ Le grandi avventure dell'archeologia VOL. 5: Europa e Italia protostorica - Curcio editore, pp. 1585-1586
  9. ^ Il complesso culturale di "Fosso Conicchio" (Viterbo)
  10. ^ Sebastiano Tusa, p. 310.
  11. ^ S. Piccolo, cit., p. 57.
  12. ^ Sebastiano Tusa, p. 311, fig. 52.
  13. ^ S. Piccolo, cit.
  14. ^ Price, T. Douglas; Grupe, Gisela and Schröter, Peter "Migration in the Bell Beaker period of Central Europe.
  15. ^ Anthropological sketch of the prehistoric population of the Carpathian Basin - Zsuzsanna K. Zoffmann, Acta Biol Szeged 44(1-4):75-79, (2000)
  16. ^ A Test of Non-metrical Analysis as Applied to the 'Beaker Problem' - Natasha Grace Bartels, University of Albeda, Department of Anthropology, 1998 [3]
  17. ^ A. Gallagher, M.M. Gunther and H. Bruchhaus, Population continuity, demic diffusion and Neolithic origins in central-southern Germany: The evidence from body proportions, Homo: internationale Zeitschrift für die vergleichende Forschung am Menschen (3 marzo 2009).

Bibliografia

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  • (EN) Mallory, James Patrick, "Beaker Culture", Encyclopedia of Indo-European Culture, Fitzroy Dearborn 1997.
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  • Barreca, Ferruccio, L'esplorazione topografica della regione sulcitana, Monte Sirai III, 1966, pp. 133–170.
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  • Lo Schiavo, Fulvia / Usai, Luisanna, Testimonianze cultuali di età nuragica: la grotta Pirosu in località Su Benatzu di Santadi, in Aa.Vv., Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio, a cura di V. Santoni, Oristano, 1995, pp. 145–186.
  • Piccolo, Salvatore, Antiche Pietre: La Cultura dei Dolmen nella Preistoria della Sicilia sud-orientale, Siracusa, Morrone Editore, 2007, ISBN 978-88-902640-7-8.
  • Tusa, Sebastiano, La Sicilia nella Preistoria, Palermo, Sellerio Editore, 1999, ISBN 88-389-1440-0.
  • Guilaine Jean, Tusa Sebastiano, Veneroso Primo, La Sicile et l'Europe Campaniforme. La collection Veneroso à Sciacca, Archives d'écologie préhistorique, 2009

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Collegamenti esterni

Arciere di Amesbury

Col nome di Arciere di Amesbury (soprannominato il "Re di Stonehenge" dalla stampa britannica, sebbene nulla metta in connessione il sito e l'arciere) si indica un uomo di 35-45 anni della prima età del Bronzo (databile attorno al 2300 a.C.), trovato nel maggio 2002 ad Amesbury, nei pressi di Stonehenge (Inghilterra).

Questa tomba riveste una grande importanza sia perché è una delle più ricche di quell'epoca mai scoperte in Gran Bretagna sia per le sue connessioni con l'Europa continentale. La datazione di questa sepoltura è stata resa possibile dalla presenza di cinque vasi funerari associabili con la Cultura del vaso campaniforme. Vicino all'arciere è stato trovato il corpo di un altro uomo, probabilmente un suo parente.

Il ricco corredo funerario comprendeva oltre cento oggetti, tra cui orecchini d'oro, coltelli di rame e vasellame. L'uomo è stato soprannominato arciere per le molte punte di frecce trovate nel corredo.

Attraverso un'analisi condotta sullo smalto dei denti, è stato possibile individuare la provenienza dell'"Arciere" da una regione fredda dell'Europa centrale, in un'area compresa tra la Svizzera, l'Austria e la Germania. Si pensa che sia stato uno dei primi fabbri della Gran Bretagna.

L'esempio dell'Arciere di Amesbury è usato dai sostenitori dell'ipotesi secondo cui la diffusione della Cultura del vaso campaniforme (Bell Beaker culture in inglese) fu determinata da movimenti di popolazioni e non dalla semplice diffusione e adozione di modelli per la fabbricazione di oggetti.

Balari

I Balari (o Bàlari) erano una popolazione nuragica che viveva nel territorio dell'attuale Logudoro, confinavano a sud con gli Ilienses (la linea di confine fra i rispettivi territori corrispondeva pressappoco al corso del fiume Tirso) e a nord-est con i Corsi.

Occuparono forse anche alcune piccole isole lungo la costa della Sardegna, chiamate in antichità insulae Balarides (identificate dal Manno con l'isola San Macario, piuttosto che con le isole del Toro e della Vacca).

Britannia

Britannia era il toponimo latino dato dai Romani all'attuale Gran Bretagna, probabilmente riprendendo una forma celtica autoctona. La storiografia impiega talvolta i termini Antica Britannia o Britannia preistorica per indicare quella fase della storia inglese che va dalla Preistoria alla conquista romana della Britannia (43 d.C.)

La Britannia fu abitata da ominidi per decine di migliaia di anni e dall'homo sapiens per diecimila anni. Tuttavia, nessuna popolazione pre-romana aveva una lingua scritta e per questa ragione tutto quello che si conosce della loro cultura e del loro stile di vita deriva dai ritrovamenti archeologici. La prima menzione scritta sulla Britannia e sui suoi abitanti risale al navigatore greco Pitea di Marsiglia (allora colonia greca), che esplorò la costa britannica attorno al 325 a.C. Comunque, a partire dal Neolitico gli antichi popoli della Britannia furono coinvolti in scambi commerciali ed ebbero rapporti culturali intensi con il resto d'Europa, esportando soprattutto lo stagno di cui l'isola era ricca.

La storia della Britannia antica è caratterizzata da ondate successive di colonizzatori provenienti dal continente, che portarono con loro nuove culture e tecnologie, anche se recenti acquisizioni archeologiche hanno messo in luce l'esistenza di un rapporto complesso fra la Britannia e il continente: molti dei cambiamenti verificatisi nella società britannica sarebbero derivati dell'adozione, da parte dei nativi, di costumi stranieri.

Cultura dei tumuli

La cultura dei tumuli (in tedesco:Hügelgräberkultur) fu caratterizzata dalla pratica della sepoltura per inumazione del corpo dei defunti. Si sviluppò nell'Europa Centrale durante la media età del bronzo (dal 1600 a.C. ca. al 1200 a.C.).

Fece seguito alla cultura di Unetice, occupandone il territorio oltre la Baviera e il Württemberg, estendendosi così dal Reno fini ai Carpazi occidentali, e dalle Alpi al Mar Baltico.

La cultura dei tumuli fu seguita dalla cultura dei campi di urne nella tarda età del bronzo, che segnò il passaggio alla pratica della cremazione dei defunti.

Cultura del vaso campaniforme in Sardegna

La cultura del vaso campaniforme in Sardegna apparve nel 2100 a.C. circa, durante l'ultima fase del calcolitico, sostituendosi o amalgamandosi alla precedente cultura di Monte Claro, e si sviluppò fino all'antica età del bronzo nel 1900-1800 a.C. circa, fino a sfociare nella cultura di Bonnanaro, considerata il primo stadio della civiltà nuragica.

Cultura di Adlerberg

La cultura di Adlerberg (o gruppo di Adlerberg) era una cultura dell'antica età del bronzo sviluppatasi nella Germania meridionale. La sua area di distribuzione comprendeva le zone meridionali dell'Assia, la parte orientale della Renania-Palatinato e l'area settentrionale del Baden-Württemberg.

Prende il nome dalla località di Adlerberg presso Worms, nella Renania-Palatinato, dove sono stati fatti i primi ritrovamenti. Venne riconosciuta come cultura indipendente da Karl Schumacher.

Cultura di Bonnanaro

La cultura di Bonnanaro è una cultura prenuragica che si sviluppò in Sardegna nella prima metà del II millennio a.C. (1800-1600 a.C. circa). Prende il nome dal paese di Bonnanaro, in provincia di Sassari, dove, sul finire del XIX secolo, sono stati fatti importanti ritrovamenti.

Cultura di Monte Claro

La cultura Monte Claro è una cultura prenuragica diffusasi in tutta la Sardegna intorno alla seconda metà del III millennio a.C.. Prende il nome da un colle di Cagliari dove sono stati fatti importanti ritrovamenti, chiamato appunto di Monte Claro. Sul finire del millennio venne succeduta dalla cultura del vaso campaniforme.

Cultura di Unetice

Unetice – o più propriamente cultura di Únětice (pronuncia ceca: [ˈuːɲɛcɪt͡sɛ], tedesco: Aunjetitz) – è il nome dato a una cultura dell'età del bronzo, preceduta dalla cultura del vaso campaniforme (da cui trae origine), e seguita da quella dei tumuli. Il sito eponimo è quello di Únětice, a nord-ovest di Praga. Era diffusa nei territori della Boemia, intorno all'attuale Repubblica Ceca, la Germania centrale e meridionale, l'Austria e la Polonia occidentale. Viene datata dal 2300-1600 a.C. (Bronzo A1 e A2 secondo lo schema cronologico di Paul Reinecke).

Cultura di Vučedol

La cultura di Vučedol (in croato: Vučedolska kultura) fu una cultura indoeuropea che fiorì fra il 3000 e il 2200 a.C., principalmente fra la Sirmia e la Slavonia orientale, ma si estese in quasi tutta la parte nord-occidentale della penisola Balcanica.

Dolmen di Motorra

Il dolmen di Motorra è un monumento sepolcrale preistorico situato nel comune di Dorgali, in provincia di Nuoro, da cui dista circa due chilometri. È ubicato su un piccolo altopiano basaltico ad una altezza di 287 m s.l.m. in prossimità dell'omonimo nuraghe (di cui sono presenti soltanto i resti) e non distante dai dolmen di Campu de Pistiddori, Cucché, Mariughia e Neulé. Come tutti i dolmen la sua destinazione era quella di ospitare una sepoltura collettiva.

Il sepolcro è considerato uno dei più importanti della Sardegna sia perché raro esempio di dolmen "a corridoio", sia per i reperti archeologici rinvenuti che hanno contribuito ad una più approfondita conoscenza delle tombe dolmeniche sarde.

Costruito in pietra basaltica, il dolmen è costituito da otto ortostati rettangolari, finemente lavorati nella faccia interna e con la sommità superiore opportunamente appiattita, sovrastati da un lastrone di copertura irregolarmente circolare del diametro di m 3,00 per 0,30 di spessore. Il tutto a circoscrivere un vano funerario di circa 1,80 x 2,10 x 0,80 m.

Come detto, l'ingresso all'ambiente sepolcrale interno era preceduto da un corridoio, che era originariamente delimitato da due coppie di pietre ortostatiche di forma rettangolare, posate parallelamente, e tre lastre di copertura a formare un breve corridoio della sezione di m 0,50 x 0,65 lungo 2,10 m.

Il vano funerario è racchiuso in un doppio peristalite (anello di lastre di pietra infisse nel terreno "a coltello") di forma lievemente ellittica, che aveva la funzione di contenere il tumulo di terra e pietrame minuto che ricopriva la tomba.

I reperti archeologici rinvenuti a Motorra consentono di ricostruire le diverse fasi di utilizzo della tomba. I più antichi e significativi sono quattro frammenti fittili, ornati a solcature e coppelle, riferibili alla cultura di Ozieri (periodo di tempo che va dal 3200 a.C. al 2800 a.C.) ed un piccolo brassard a tre fori, riutilizzato probabilmente come pendaglio e riferibile alla cultura del vaso campaniforme (2700 - 2200 a.C.).

Età del bronzo in Europa

L'Età del bronzo in Europa si colloca all'interno del periodo storico del neolitico, ha avuto inizio nel tardo III millennio a.C., per abbracciare tutto il II millennio a.C. e concludersi attorno al 600 a.C.

Lingue italo-celtiche

Per lingue italo-celtiche si intende un'ipotetica famiglia linguistica indoeuropea, teorizzata da alcuni indoeuropeisti come raggruppamento dialettale intermedio tra la lingua indoeuropea ricostruita e le storiche lingue italiche e celtiche. Ipotizzata tra i primi da August Schleicher, tale teoria è in seguito stata abbandonata dall'indoeuropeistica.

Alla base di questo teorizzato raggruppamento "italo-celtico", parte del ramo occidentale (isoglossa centum-satem, a sua volta abbandonata dall'indoeuropeistica) delle lingue indo-europee, venivano poste parecchie somiglianze morfologiche specifiche che avevano fatto propendere ad una lingua ancestrale comune per i due subgruppi linguistici (italico e celitco).

Lo studioso Frederik Kortlandt continua a sostenere la teoria della proto-lingua italo-celtica e nel 2007 ha tentato la sua ricostruzione. Un altro studio del 2002 di Ringe, Warnow, & Taylor si è dimostrato a favore della tesi "italo-celtica".

Secondo David W. Anthony l'origine di questa lingua ancestrale "italo-celtica" è da ricercare nell'odierna Ungheria orientale, "kurganizzata" attorno al 3100 a.C. dalla cultura di Jamna. Successivamente, la cultura del vaso campaniforme, originaria anch'essa della pianura ungherese, espandendosi ad ovest avrebbe portato questa lingua in Baviera e in Austria, dove si evolse nel proto-celtico, mentre il proto-italico si sarebbe formato a partire dai dialetti "italo-celtici" che rimasero in Ungheria, penetrando poi in Italia durante la fine del II millennio a.C., attraverso la cultura protovillanoviana.

Necropoli di Marchianna

La necropoli di Marchianna o Marchiana è un sito archeologico situato nel comune di Villaperuccio, nella provincia del Sud Sardegna.

Il sito si trova sul fianco di una collina, a poco più di 1 km di distanza dal lago artificiale di Monte Pranu, ed è composto da alcune domus de janas, tombe ipogeiche scavate nella roccia. Al loro interno sono stati rinvenute testimonianze delle culture archeologiche della Sardegna prenuragica, tra cui frammenti fittili collegabili alla cultura del vaso campaniforme.

Necropoli di Su Murrone

La necropoli di Su Murrone è un sito archeologico ubicato ai piedi del monte Cucullai, nella regione storica dell'Anglona, Sardegna settentrionale. Fa parte del territorio di Chiaramonti, provincia di Sassari, da cui dista circa otto chilometri.

La necropoli sorge su una placca trachitica ed è composta da tre domus de janas di tipo pluricellulare con lungo ingresso a dromos. La più importante, la tomba I, presenta una piccola anticella rettangolare che immette nella camera principale dalla quale, a raggiera, dipartono altre sei celle. La tomba è caratterizzata dalla presenza di tracce di colore rosso sulle pareti e dal soffitto nel quale, scolpito in rilievo, è rappresentato un tetto a doppio spiovente completo di trave principale e 28 travetti perpendicolari ad essa.

Fra gli altri motivi ornamentali, costituiti da cornici e lesene, spicca una coppia di protomi taurine riprodotte in rilievo sulle pareti della camera centrale, a simboleggiare il dio Toro o della fertilità.

Dalle indagini di scavo al quale il complesso fu sottoposto nel 1998-99 a cura di Giuseppe Pitzalis, si è potuto ascrivere la necropoli al Neolitico finale (3200 a.C., cultura di San Michele), con successivo riutilizzo nell'età del rame (cultura del vaso campaniforme), nel Bronzo antico (cultura di Bonnanaro) e in epoca romana.

Protostoria

La protostoria è il secondo periodo della preistoria, cioè quello generalmente compreso tra la prima età del bronzo (prima metà del IV millennio a.C.) e quella del ferro (che ha inizio nel Mediterraneo orientale attorno al XII secolo a.C.). Il termine deriva dal greco πρῶτος (prôtos, «primo, iniziale») e ἱστορία (historía, «storia»).

Protostoria della penisola iberica

La protostoria della penisola iberica iniziò nel calcolitico e si concluse nell'età del ferro quando fenici e greci importarono nella penisola la scrittura dando inizio al periodo storico.

Razza dinarica

Razza dinarica o adriatica era un termine usato da alcuni antropologi fisici nella prima metà del XX secolo per descrivere principalmente il fenotipo dominante dei gruppi etnici contemporanei dell'Europa sud-orientale

Il concetto di razza dinarica ebbe origine con i lavori di Joseph Deniker, ma è più strettamente associato con gli scritti di Carleton S. Coon e dell'eugenista nazista Hans F.K. Günther che lo associano ai portatori della cultura del vaso campaniforme. Il termine dinarico deriva dalle Alpi Dinariche (la parte occidentale della penisola balcanica), l'habitat principale di tale tipo fisico.

L'antropologo polacco Jan Czekanowski descrisse la razza dinarica come: caratterizzata da pelle piuttosto chiara, colore dei capelli variabile dal marrone scuro al biondo scuro, vasta gamma di colore degli occhi, alta statura, cranio brachicefalo, viso lungo, naso molto stretto e importante, a volte aquilino, corporatura snella e piedi molto grandi.

Sardegna prenuragica

Il periodo riguardante la Sardegna prenuragica comprende quella parte della Storia della Sardegna che precede la Civiltà nuragica.

Nell'arco temporale che va dal VI millennio a.C. alla fine del III millennio a.C. si svilupparono sull'Isola diverse culture il cui aspetto peculiare fu la continuità: questa loro continuità caratterizzerà gli sviluppi culturali del Neolitico e dell'Eneolitico sardo.Durante la nascita e l'espansione del commercio dell'ossidiana le genti isolane risultano ben inserite nella fitta rete dei contatti tra i popoli delle regioni costiere mediterranee; grazie all'insularità e a filtrati apporti culturali esterni, mantennero tuttavia forti elementi di tradizione, seguendo un'evoluzione graduale. I traffici marittimi ebbero inizio probabilmente a partire dal Mesolitico, come testimoniano alcuni ritrovamenti in contesti liguri, e si intensificarono con l'avvento del Neolitico quando la sua diffusione toccò l'apice andando a raggiungere l'Italia centro-settentrionale, la Provenza e la Francia meridionale.Sempre in quell'arco temporale il vasto fenomeno culturale del megalitismo, che dall'Atlantico raggiunse il bacino del Mediterraneo occidentale, investe in pieno le culture isolane lasciando sul territorio un gran numero di vestigia senza eguali. Questo fenomeno sfocerà - dopo millenarie evoluzioni - nella Civiltà nuragica.

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