Cultura dei campi di urne

La cultura dei campi di urne è una cultura della tarda età del bronzo (XIII - metà dell'VIII secolo a.C.), sviluppatasi nell'Europa centrale.

Questa cultura seguì la cultura dei tumuli (media età del bronzo) e precedette la cultura di Hallstatt (età del ferro).

Venne definita dallo studioso di preistoria Ernst Wagner, che individuò simili caratteristiche presenti in diverse culture regionali contemporanee, per altri versi piuttosto differenziate. La caratteristica principale, dalla quale la cultura prese il nome, venne individuata nell'introduzione del rito funerario della cremazione, al posto della precedente inumazione e dalla sepoltura dei resti cremati in urne. Probabilmente l'introduzione e la diffusione progressiva di nuove credenze religiose comportò un cambiamento degli usi funerari.

Cronologia

Il passaggio tra le culture della media età del bronzo e la cultura dei campi di urne fu graduale e la sua data di inizio deve ancora essere fissata con certezza. Testimonianze di questa cultura furono inizialmente identificate nelle fasi A e B del sito di Hallstatt, precedenti alle fasi C e D, che appartengono invece alla cultura di Hallstatt e all'età del ferro.

Hermann Müller-Karpe, sulla base dei ritrovamenti del sito di Hallstatt, definì una serie di fasi, la cui datazione venne in seguito precisata da Paul Reinecke e, per le zone meridionali dell'Europa centrale, da Lothar Sperber ("Ha" è la sigla per "Hallstatt"; "Bz" è la sigla per "bronzo"):

  • Bz D - fasi Ia e Ib - (1300-1200 a.C.);
  • Ha A1 - fase IIa - (1200-1100 a.C.);
  • Ha A2 - fase IIb - (1100-1020 a.C.);
  • Ha B1 - fase IIc - (1020-920 a.C.);
  • Ha B2 - fase IIIa - (920-800 a.C.);
  • Ha B3 - fase IIIb - (800-750 a.C.).

L'esistenza dell'ultima fase (Ha B3 o fase IIIb) è stata tuttavia contestata da alcuni studiosi e l'evidenza sembra rappresentata unicamente da sepolture femminili.

La maggior parte dei campi di urne furono abbandonati alla fine dell'età del bronzo e solo alcuni siti nel basso Reno continuarono ad essere in uso durante l'età del ferro (periodi Ha C e persino Ha D).

Diffusione

La suddivisione in fasi si basa sul riconoscimento di cambiamenti tipologici, i quali tuttavia probabilmente non si diffusero contemporaneamente per tutta l'estensione dei territori interessati da questa cultura.

Il rito dell'incinerazione si diffuse abbastanza rapidamente a partire dai massicci prealpini orientali o dai Balcani, ma non sempre sostituì immediatamente il precedente rito dell'inumazione: in alcune zone della Germania si ebbero contemporaneamente sepolture dei due tipi e i corredi funebri mostrano una mescolanza di materiali della "cultura dei tumuli" e della "cultura dei campi di urne".

Nella zona francese (valli della Loira, della Senna e del Rodano) il cambiamento degli usi funerari si sovrappose ad una notevole continuità culturale fin dall'epoca neolitica.

Nelle regioni più settentrionali infine la "cultura dei campi di urne" si manifestò compiutamente solo tardivamente, nel periodo Ha A2 (o fase IIb).

La diffusione raggiunse infine una vasta area dell'Europa centrale, dall'Ungheria occidentale alla Francia orientale e dalle Alpi alle coste del mare del Nord.

Culture regionali

Esistono forti differenze regionali e culture locali nettamente distinte, soprattutto in base alle particolarità della ceramica:

Campi di urne del medio-Danubio:

Campi di urne della Germania meridionale:

Campi di urne del basso-Reno:

Cultura di Gáva (Ungheria orientale, Slovacchia orientale, Transilvania occidentale).

Spesso le aree di diffusione dei manufatti ceramici che appartengono a questi gruppi mostrano confini netti, che potrebbero indicare l'esistenza di strutture politiche (tribù) differenziate.

Gli oggetti in metallo mostrano invece una distribuzione più ampia rispetto a quella della ceramica e con confini differenti: si tratta probabilmente infatti delle produzioni di officine specializzate, che lavoravano per i ceti dominanti di una vasta area.

Ascrizione etnica

La varietà dei gruppi regionali appartenenti a questa cultura permette di escludere la presenza di un'uniformità etnica. Marija Gimbutas collegava i diversi gruppi regionali centroeuropei ad altrettante proto-popolazioni: proto-Celti, proto-Italici, Veneti, proto-Illiri e proto-Frigi (nonché proto-Traci e proto-Dori[5]), che si stabiliranno successivamente, attraverso delle migrazioni, nelle loro sedi storiche[6]. Questa migrazione (contestata da alcuni) avvenne durante il periodo denominato collasso dell'età del bronzo e fu forse propiziata da cambiamenti climatici. Comunità di contadini-allevatori, supportate da capi-guerrieri, introdussero in varie regioni dell'Ovest e del Sud Europa il nuovo rito della cremazione, nuovi stili ceramici e la diffusione di oggetti metallici in larga scala nonché una nuova religione e le lingue indoeuropee[7].

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Espansione dei campi d'urne.

Culture affini

La cultura lusaziana nell'Europa orientale (Polonia, Sassonia e Brandeburgo) presenta notevoli somiglianze con la cultura dei campi di urne, soprattutto nelle zone occidentali e secondo alcuni studiosi ne fa parte nella sua fase iniziale, ma sembra essere proseguita anche nell'età del ferro senza apparente soluzione di continuità.

La cultura di Piliny[8], diffusa nell'Ungheria settentrionale e nella Slovacchia, si sviluppò dalla "cultura dei tumuli", ma utilizzò anch'essa sepolture con urne. La ceramica di questa cultura mostra a sua volta stretti legami con il gruppo di Gáva[9], diffuso in Ungheria orientale e Transilvania, e nella sua fase più tarda fu fortemente influenzata dalla cultura lusaziana.

Campi di urne si ritrovano anche, tra il IX e l'VIII secolo a.C., nella Linguadoca francese e in Catalogna, dove il cambiamento negli usi funerari fu probabilmente influenzato dallo sviluppo della "cultura dei campi di urne".

Anche le culture di Canegrate e protovillanoviana dell'Italia settentrionale e centrale, nelle quali si diffuse l'uso dell'incinerazione, mostrano uno sviluppo parallelo a quello della "cultura dei campi di urne".

Gli usi funerari

Nella "cultura dei tumuli" erano frequenti sepolture multiple ricoperte da tumuli, almeno per i ceti sociali più elevati, mentre nella "cultura dei campi di urne" prevalgono le sepolture in tombe singole, sebbene i tumuli non siano del tutto assenti.

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Una tipica sepoltura della "cultura dei campi d'urne"
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Artefatti da una sepoltura presso Kelheim

In generale i resti delle cremazioni erano sepolti in vaste necropoli, costituite da numerose tombe individuali a pozzetto: nel sito di Kehlheim[10] sono più di 258 e nel sito di Zuchering[11] più di 316. In alcuni casi sono necropoli di minori dimensioni (nel Baden-Württemberg il cimitero più grande contiene solo 30 tombe). Alcune tombe sono fosse circolari più ampie, con l'urna deposta in un cassone di pietra, oppure sono contenute in tumuli.

Nelle prime fasi del periodo dei campi di urne, vennero scavate tombe a fossa, a volte provviste di un pavimento in pietra, nelle quali venivano deposti i resti cremati del defunto. Solo più tardi divenne prevalente la sepoltura nelle urne. Alcuni studiosi hanno supposto che questo cambiamento sia stato l'effetto di un'importante modifica nelle credenze di queste popolazioni circa la vita dopo la morte.

Nel rito funebre il defunto era collocato su una pira funebre, coperto con i gioielli personali, che spesso mostrano tracce di fuoco, e a volte insieme ad offerte di cibo (nei corredi si sono rinvenute ossa bruciate di animali). I resti delle ossa del defunto, raccolti dopo la cremazione, sono generalmente di maggiori dimensioni che nel periodo romano e questo indica che veniva probabilmente utilizzata una minore quantità di legna per la cremazione.

Le ossa cremate e le ceneri venivano quindi deposte nella tomba: a volte la concentrazione delle ossa al momento del ritrovamento indica che erano state deposte in un contenitore di materiale organico poi dissoltosi, mentre altre volte sono semplicemente sparse nella tomba.

Quando le ossa erano collocate in un'urna, questa era spesso coperta da una profonda scodella o da una pietra. In un particolare tipo di sepoltura ("tombe a campana") l'intera urna era ricoperta da un recipiente ceramico più grande rovesciato. Dato che le tombe raramente interferiscono tra loro, dovevano essere segnate in superficie da pali di legno o pietre. Pietre tombali sono caratteristiche del gruppo di Unstrut.

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Urne cinerarie

Il corredo funerario

L'urna contenente i resti del defunto era spesso accompagnata da altri piccoli recipienti ceramici, come scodelle e coppe, che contenevano probabilmente offerte in cibo: l'urna era piazzata al centro degli altri oggetti del corredo.

Gli oggetti metallici del corredo (rasoi e armi, spesso deliberatamente rotti o piegati, gioielli e fibule), divennero più rari verso la fine del periodo. Perline di vetro o grani di ambra rappresentavano oggetti di lusso.

Nei casi delle sepolture più ricche, spesso collocate in ciste di pietra, il corredo poteva comprendere raffinate ceramiche, ossa di animali (soprattutto suini), a volte anelli o lamine d'oro e in casi eccezionali carri in miniatura.

In alcuni casi, per i membri delle classi dominanti la sepoltura avvenne con l'utilizzo di carri di rappresentanza, bruciati sulla pira funebre insieme al defunto. Anche la presenza di armi nel corredo funerario segna la presenza di un guerriero e presumibilmente un ruolo sociale dominante. Le spade tuttavia sono raramente deposte nelle tombe e sono state più frequentemente rinvenute nei depositi votivi.

Verso la fine del periodo alcuni defunti furono bruciati sul luogo stesso della sepoltura, in seguito coperto da un tumulo, secondo un uso attestato nell'Iliade di Omero per la sepoltura di Patroclo.

Cultura materiale

Ceramica

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Ceramica

La ceramica era di fattura raffinata, con superfici lisce ed omogenee che testimoniano l'utilizzo di forni elaborati per la cottura. Le forme hanno in genere profili nettamente carenati e si ritiene che alcune imitassero prototipi metallici. Forme caratteristiche sono i vasi biconici con colli cilindrici.

Erano presenti poche decorazioni incise, ma la maggior parte della superficie era generalmente lasciata liscia; comuni anche le decorazioni scanalate. Nei siti svizzeri, la decorazione incisa era riempita a volte con sottili fogli di stagno.

Dovevano essere diffusi anche i recipienti in legno, che tuttavia si sono conservati solo in contesti umidi.

Oggetti in bronzo

Altri recipienti erano coppe realizzate con lamine di bronzo battuto e con anse fissate con chiodi, o grandi calderoni con decorazioni aggiunte a croce.

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Elmo da Pocking
NBAM Urnenfelder Kultur - Bronzeschwerter
Spade della cultura dei campi di urne, Baviera
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Punte di lancia ed ascia da Straubing
Cuirasses Marmesse
Due corazze rinvenute nel sito di Marmesse

Tipiche erano le asce con lame in bronzo battuto. Nelle zone settentrionali erano in uso ancora asce in pietra.

Le spade erano a forma di foglia e potevano essere usate di taglio, a differenza delle spade-pugnale della "cultura dei tumuli". Una parte della lama immediatamente sopra l'impugnatura era lasciata non affilata. Anche l'impugnatura era in bronzo, ma fusa separatamente e fatta in una lega differente, secondo un uso già conosciuto dalla media età del bronzo.

Altre spade avevano lame dotate di punta e probabilmente un manico di legno, osso o cuoio. Impugnature con bordi dovevano avere un riempimento decorativo in altro materiale deperibile.

Elementi in bronzo sono stati recuperati nella tomba a cremazione di Alessandria, loc. Cascina Chiappona (media età del Bronzo, 1450-1350 a.C. il ritrovamento più antico nell'Italia del nord); all'interno dell'urna erano conservati i resti cremati e gli elementi del corredo metallico, ossia un pugnale, uno spillone e un elemento di copricaviglia in bronzo dalla tipica forma a doppia spirale che evidenziano una stretta relazione con l'area danubiana.

Elementi di protezione (scudi, corazze, schinieri ed elmi) furono estremamente rari e non si trovano quasi mai nelle sepolture.

L'esempio meglio conosciuto di scudo in bronzo, dotato di manici inchiodati, proviene da Plzeň in Boemia. Reperti simili sono stati rinvenuti in Germania, ed ancora nella Polonia occidentale, in Danimarca, in Gran Bretagna e in Irlanda e si suppone che provenissero dall'Italia settentrionale o dalle Alpi Orientali e che imitassero esemplari in legno.

Corazze in bronzo, già conosciute già in epoca più antica, sono state trovate in alcuni siti francesi: a Marmesse[12] (Champagne-Ardenne) ne sono stati rinvenuti nove esemplari, che erano stati collocati l'uno dentro l'altro. Si conoscono inoltre dischi in bronzo (phalerae) che forse erano cuciti sopra corazze in cuoio.

Schinieri in lamina di bronzo riccamente decorati sono stati rinvenuti in siti in Croazia e in Germania.

Carri

Si conoscono una dozzina di sepolture con carri a quattro ruote con decorazioni in bronzo, risalenti sin dal periodo iniziale della cultura. Il carro di Altz era stato collocato sulla pira funebre ed elementi in osso sono rimasti attaccati agli assali, parzialmente fusi.

Siti con carri funerari:

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Ruote di carro in bronzo da Haßloch (IX secolo a.C.)

Della stessa epoca sono i morsi per cavalli in bronzo, fatti in un unico pezzo, mentre quelli fatti in due pezzi sono conosciuti solo nel periodo più tardo, probabilmente a seguito di influssi orientali.

Sono presenti sia ruote a raggi in legno e bronzo (sito di Stade[17]) sia ruote a disco in legno (siti di Corcelettes[18], in Svizzera, e di Wasserburg-Buchau[19], nel Baden-Württemberg), con diametro di circa 80 cm.

Nel sito di Milavče (Boemia), è stato rinvenuto un piccolo carro a quattro ruote in bronzo utilizzato per reggere un calderone, ugualmente in bronzo, del diametro di 30 cm, nel quale erano contenuti i resti cremati del defunto. Si trattava di una tomba con un corredo eccezionalmente ricco, coperta da un tumulo.

Le sepolture con carri sono conosciute anche in altre culture dell'età del bronzo.

Manufatti in ferro

Un anello in ferro proveniente dal sito di Vorwohlde[20] (Bassa Sassonia), datato al XV secolo a.C. è la più antica evidenza della presenza del ferro nell'Europa centrale. Durante l'età del bronzo il ferro era utilizzato per decorare l'elsa di spade o pugnali. Il suo utilizzo per armi ed oggetti domestici iniziò solo nella successiva cultura di Hallstatt e si diffuse solo nella cultura di La Tène.

Insediamenti

Il numero degli insediamenti sembra essere nettamente cresciuto rispetto a quelli della precedente "cultura dei tumuli", ma pochi di essi sono stati scavati e allo stato attuale delle ricerche non è possibile definire la loro organizzazione interna o individuare differenziazioni sociali tra diversi tipi di abitazione.

Insediamenti fortificati

Gli insediamenti fortificati, sulle cime delle colline o sulle terrazze sovrastanti i fiumi, divennero piuttosto comuni e rappresentarono probabilmente i centri di potere. Secondo alcuni studiosi la loro diffusione è indice di un periodo particolarmente bellicoso. Molti di essi furono abbandonati alla fine dell'età del bronzo.

Spesso erano collocati su terrazze, nelle quali le fortificazioni erano necessarie solo su parte del perimetro. Le recinzioni erano costruite con i materiali disponibili sul luogo (muri in pietra a secco, graticciati in tavole di legno riempiti con pietrame o terra, palizzate di legno).

Nel sito di Hořovice[21] (Boemia), circa 50 ettari sono circondati da un muro in pietra, ma la maggior parte degli insediamenti avevano dimensioni minori.

Negli insediamenti fortificati si svolgeva la maggior parte della produzione di oggetti metallici. Nel sito di Runde Berg[22] (Baden-Württemberg), sono state rinvenute 25 fornaci in pietra.

Nella regione francese della Franca Contea esistono insediamenti in grotta, forse utilizzati in periodi di turbolenza.

Insediamenti aperti

Gli scavi di insediamenti privi di fortificazioni sono più rari, ma questi dovevano essere ugualmente frequenti.

Erano costituiti da tre o quattro abitazioni con sostegni interni, costruite con pali di legno e muri in graticcio rivestiti di argilla mescolata a sabbia o a paglia. Pozzi scavati nel terreno erano utilizzati come magazzini.

Le abitazioni variavano per dimensioni: 4,5 m x 5 m a Runde Berg (Baden-Württemberg), mentre altre arrivano ad oltre 20 m di lunghezza. Nell'insediamento di Lovčičky[23] (Moravia) sono state scavate 44 abitazioni e l'insediamento di Radonice[24] (Boemia) disponeva di circa 100 pozzi di immagazzinaggio, utilizzati probabilmente per conservare i cereali, dimostrando un notevole surplus di produzione.

Sui laghi della Germania meridionale e della Svizzera erano presenti abitazioni su palafitte. Di particolare rilevanza per ricostruire l'organizzazione degli insediamenti è stato lo scavo del sito palafitticolo di Zugo[25] (Svizzera), con tracce di distruzione per incendio, che ha restituito alcune datazioni per mezzo della dendrocronologia.

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Deposito di oggetti da Stockheim

Depositi di oggetti

Depositi di oggetti seppelliti in zone umide, spesso in luoghi difficilmente accessibili, molto diffusi nella cultura dei campi d'urne, rappresentavano probabilmente offerte agli dei.

In altri casi, depositi con frammenti di oggetti in bronzo erano probabilmente dovuti al loro immagazzinaggio per una successiva rifusione. Poiché i depositi del periodo più tardo contengono le stesse serie di oggetti delle tombe più antiche, alcuni studiosi li hanno tuttavia interpretati come corredi personali per l'aldilà.

Culto

Nelle grotte del monte Kyffhäuser, ai confini della Turingia, sono stati rinvenuti scheletri privi di testa ed ossa umane ed animali sparse, che sono state interpretate come resti di sacrifici, e depositi di granaglie, fibre vegetali e oggetti in bronzo. Simili ritrovamenti si sono avuti anche nelle grotte delle colline di Ith (presso Hildesheim, nella Bassa Sassonia).

Nella cultura di Knovíz nei pozzi degli insediamenti sono stati rinvenute ossa umane con segni di taglio e tracce di bruciato, che sono state interpretate come prova della pratica del cannibalismo rituale, unita alla manipolazione e allo smembramento rituale dei corpi umani.

In numerose pitture e statuette sono raffigurati gli uccelli acquatici: questo dato, unito ai depositi votivi frequentemente collocati in fiumi e paludi, hanno fatto ritenere che esistessero credenze religiose legate alle acque. A volte le raffigurazioni degli uccelli acquatici sono unite a cerchi, nel cosiddetto "motivo della barca solare".

Secondo alcuni studiosi il culto legato alle acque doveva essere in relazione ad un periodo di siccità diffusa nella tarda età del bronzo, ma ci sono indizi per ritenere che piuttosto la "cultura dei campi di urne" sia associata ad un periodo più umido rispetto alla precedente "cultura dei tumuli", che potrebbe essere legato allo spostamento dei venti invernali a nord delle Alpi e dei Pirenei e ad un periodo più secco nel bacino del Mediterraneo.

Alimenti e vestiario

Durante il periodo della "cultura dei campi di urne" si ebbe un esteso disboscamento e furono probabilmente creati per la prima volta campi aperti, la cui presenza è stata dedotta dall'analisi dei pollini. Il disboscamento comportò un'accentuata erosione e il conseguente aumento della quantità di sedimenti nei fiumi.

Erano coltivati i cereali e i legumi; al frumento e all'orzo si aggiunse in Ungheria e Boemia l'introduzione del miglio e dell'avena; in queste regioni era coltivata anche la segale, che più ad ovest era ancora un'erba nociva. Semi di papavero erano utilizzati per ricavarne olio o come droga. Si raccoglievano inoltre mele, pere, prugne, nocciole e ghiande.

Nel sito palafitticolo di Zugo sono state rinvenute tracce di una minestra di spelta e miglio. Nei campi di urne del basso Reno pani lievitati venivano posti sulla pira funebre e se ne sono conservati alcuni resti bruciati.

Colini in bronzo rinvenuti nelle sepolture più ricche (sito di Hart an der Alz, in Baviera) sono stati interpretati come colini per il vino, che doveva essere importato da sud, ma mancano prove sicure della presenza di questa bevanda.

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Ricostruzione di un telaio della cultura dei campi di urne

L'allevamento era ampiamente praticato (mucche, pecore, maiali, capre e forse anche oche) ed erano presenti anche cani e cavalli. Sia le mucche che i cavalli erano di razze piuttosto piccole e i cavalli raggiungevano appena 1,25 m al garrese.

Il lino ebbe un'importanza ridotta e per le vesti si adoperava soprattutto la lana. Si conosceva la filatura e la tessitura (i fusi sono ritrovamenti frequenti e si conoscono pesi per telai verticali). Per cucire venivano utilizzati aghi di bronzo.

Note

  1. ^ Il sito di Knovíz si trova presso Slaný, nella regione della "Boemia centrale" della Repubblica Ceca.
  2. ^ Il sito di Milavče si trova presso Domažlice, nella Regione di Plzeň della Repubblica Ceca.
  3. ^ Unstrut è un fiume tedesco che confluisce nel fiume Saale.
  4. ^ Il sito di Velatice si trova nell'attuale contea di Brno, nella Repubblica Ceca, mentre il sito di Baierdorf è situato nel distretto di Weiz, nel land austriaco della Stiria.
  5. ^ Kristian Kristiansen, Europe Before History, p. 388
  6. ^ Marija Gimbutas, Bronze Age Cultures in Central and Eastern Europe, p. 340
  7. ^ Kristian Kristiansen, Europe Before History, p. 385
  8. ^ Il sito di Piliny si trova nella attuale provincia ungherese di Nógrád
  9. ^ Il sito di Gáva si trova nell'attuale contea ungherese di Szabolcs-Szatmár-Bereg
  10. ^ Kehlheim è capoluogo di un distretto della Bassa Baviera, nel land tedesco di Baviera.
  11. ^ Il sito di Zuchering si trova nel distretto di Ingolstadt, nell'Alta Baviera, nel land tedesco di Baviera.
  12. ^ Il sito di Marmesse si trova nel dipartimento dell'Alta Marna, nella regione francese di Champagne-Ardenne
  13. ^ Il sito di Hart an der Alz si trova nel distretto di Altötting della regione dell'Alta Baviera nel land tedesco di Baviera.
  14. ^ Il sito di Mengen si trova nel distretto di Sigmaringen della regione di Tubinga nel land tedesco del Baden-Württemberg.
  15. ^ Il sito di Poing si trova nel distretto di Ebersberg della regione dell'Alta Baviera nel land tedesco di Baviera.
  16. ^ Il sito di Königsbronn si trova nel circondario di Heidenheim, nel distretto governativo di Stoccarda, nel land tedesco del Baden-Württemberg.
  17. ^ Il sito di Stade si trova, presso la città-stato tedesca di Amburgo
  18. ^ Corcelettes è una frazione del comune di Grandson, nel cantone di Vaud, in Svizzera
  19. ^ Il sito di Wasserburg-Buchau si trova nel comune di Bad Buchau, circondario di Biberach, nella regione di Tubinga del land tedesco del Baden-Württemberg.
  20. ^ Il sito di Vorwohlde si trova nel distretto di Osterholz, nel land tedesco della Bassa Sassonia.
  21. ^ Il sito di Hořovice si trova presso la città di Beroun, nella regione della Boemia centrale della Repubblica Ceca.
  22. ^ Il sito di Runde Berg si trova presso la città di Bad Urach, nel distretto di Reutlingen della regione di Tubinga nel land tedesco del Baden-Württemberg.
  23. ^ Il sito di Lovčičky si trova presso la città di Vyškov, nella regione della Moravia meridionale della Repubblica Ceca.
  24. ^ Il sito di Radonice si trova presso la città di Louny, nella regione di Ústí nad Labem in Boemia, nella Repubblica Ceca.
  25. ^ Il sito si trova nella città di Zugo (Zug in tedesco), capoluogo dell'omonimo cantone svizzero.

Bibliografia

  • (DE) Ernst Probst: Deutschland in der Bronzezeit. C. Bertelsmann, München 1996. ISBN 3-570-02237-4
  • (DE) H. J. Behnke: Bestattungssitten der Urnenfelderkultur und der älteren Eisenzeit am Hochrhein Leipzig, 2000.
  • (DE) Daniela Kern: Urnenfelderzeitliche Siedlungsfunde der unteren Holzwiese. Thunau am Kamp - Eine befestigte Höhensiedlung. Wien 2001.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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Campi di urne catalano-aragonesi

La cultura dei campi di urne si diffuse dalla Linguadoca in Catalogna e nella Valle dell'Ebro nel periodo finale dell'età del bronzo dove si evolse fino all'età del ferro.

Campi di urne del basso-Reno

I campi di urne del basso-Reno facevano parte della più ampia cultura dei campi di urne della media e tarda età del bronzo. Occupavano le attuali aree della Renania Settentrionale-Vestfalia, Belgio e Paesi Bassi. Come nelle altre zone dove era diffusa la cultura dei campi di urne, la pratica funeraria prevedeva la cremazione del defunto e la deposizione delle ceneri in urne cinerarie.

I campi di urne in questa regione sono più recenti rispetto al nucleo più antico dell'Europa danubiana, ciò è stato spiegato da alcuni studiosi come il risultato di una migrazione proveniente dal centro-Europa che portò queste innovazioni culturali tra cui, oltre il rito dell'incinerazione: nuovi stili ceramici, la larga diffusione del bronzo e nuovi sistemi di coltivazione (Campo celtico).

Campi di urne del medio-Danubio

Con campi di urne del medio-Danubio ci si riferisce ai gruppi regionali della cultura dei campi di urne della zona del medio-Danubio.

Campi di urne della Germania meridionale

I campi di urne della Germania meridionale erano parte della più estesa cultura dei campi di urne della tarda età del bronzo.

Cultura dei tumuli

La cultura dei tumuli (in tedesco:Hügelgräberkultur) fu caratterizzata dalla pratica della sepoltura per inumazione del corpo dei defunti. Si sviluppò nell'Europa Centrale durante la media età del bronzo (dal 1600 a.C. ca. al 1200 a.C.).

Fece seguito alla cultura di Unetice, occupandone il territorio oltre la Baviera e il Württemberg, estendendosi così dal Reno fini ai Carpazi occidentali, e dalle Alpi al Mar Baltico.

La cultura dei tumuli fu seguita dalla cultura dei campi di urne nella tarda età del bronzo, che segnò il passaggio alla pratica della cremazione dei defunti.

Cultura della Scamozzina

La cultura della Scamozzina, prende il nome dalla necropoli rinvenuta alla Cascina Scamozzina di Albairate e fu una civiltà dell'Italia preistorica che si sviluppò tra la fine della media e l'inizio della tarda Età del bronzo, tra il XIV ed il XIII secolo a.C., in Lombardia occidentale ed in Piemonte.

Essa si sviluppa all'interno di un'area che viene definita come genericamente Ligure e precede ed introduce i temi che saranno poi specifici della successiva cultura proto-celtica di Canegrate.

Tra le testimonianze di questa cultura vi è la tomba a cremazione, risalente all'inizio della tarda Età del bronzo (XIII secolo a.C.), trovata a Guado di Gugnano frazione di Casaletto Lodigiano, nel febbraio del 1876, durante i lavori di livellamento in un campo nei pressi del Lisone.

Con la cultura della Scamozzina, ben distinta dalla coeva cultura terramaricola, si afferma il rito funebre della cremazione, elemento culturale unificante perché sottintende una comune concezione della morte, in cui il fuoco assume un ruolo centrale, con deposizione nell'urna, insieme alle ossa combuste, di un corredo di oggetti ornamentali.

Uno dei motivi preferiti nella decorazione della ceramica è quello di due fasce di triangoli tratteggiati disposti con il vertice contrapposto in modo da formare a risparmio una banda a zig-zag. Caratteristico è, inoltre, il diffondersi della decorazione con la tecnica della finta cordicella.

Il diffondersi della cremazione con urne accompagnate da corredo fin dalla fase più recente della media Età del bronzo è un fenomeno che appare precocemente nell'Italia nord-occidentale, precedendo non solo altre regioni italiane ma anche buona parte dell'Europa che conoscerà un simile sviluppo solo a partire dalla fase più antica della Cultura dei campi di urne.

Si suppone che le abitazioni di questa cultura fossero fabbricate in legno, paglia ed argilla.

Cultura di Canegrate

La cultura di Canegrate è stata una civiltà protostorica che si è sviluppata in pianura padana sui territori della Lombardia occidentale, del Piemonte orientale e del canton Ticino dall'età del bronzo recente (XIII secolo a.C.) all'età del ferro. Prende il nome dalla località di Canegrate, in provincia di Milano, dove, nel 1926, Guido Sutermeister effettuò i primi ritrovamenti. Le testimonianze materiali trovate a Canegrate erano costituite da una necropoli formata da 165 tombe, all'interno delle quali erano presenti oggetti metallici e ceramici. Il ritrovamento di Canegrate è costituito da una così elevata concentrazione di sepolture, che ha pochi eguali nell'Italia settentrionale.

Cultura di Fritzens-Sanzeno

Cultura di Fritzens-Sanzeno è il nome convenzionale e moderno di un "aspetto culturale" protostorico, definito sulla base delle caratteristiche dei resti materiali. La Cultura di Fritzens-Sanzeno è attestata nella seconda età del ferro, dal VI al I secolo a.C., nell'area alpina del Trentino e del Tirolo storico, e nel periodo di massima espansione raggiunge anche l'Engadina. Il nome deriva dalle due località di Fritzens in Tirolo (Austria) e Sanzeno in Trentino, dove vennero effettuati importanti scavi archaeologici all'inizio del sec. XX.

La Cultura di Fritzens-Sanzeno sostituisce la Cultura di Luco-Meluno in Alto Adige e nel Trentino e la Cultura dei campi di urne nel Tirolo austriaco. Detta facies culturale cessò a seguito della conquista della Rezia e dell'arco alpino messa in atto da Augusto alla fine del primo secolo avanti Cristo, che segna pertanto la fine dell'età del ferro in quest'area geografica.

Cultura di Gáva

La cultura di Gáva fu una cultura archeologica della tarda età del bronzo appartenente al circuito della cultura dei campi di urne. Prende il nome dal villaggio di Gávavencsellő nell'Ungheria nord-orientale.

Cultura di Hallstatt

La cultura di Hallstatt (1200 a.C. - 500 a.C.) è stata una cultura dell'Europa centrale dell'età del bronzo e degli inizi dell'età del ferro. Prende il nome dalla cittadina di Hallstatt, nei pressi di Salisburgo (Salzkammergut), nei dintorni del quale è stato rinvenuto il sito principale attribuito a tale cultura.

Cultura di Milavče

La cultura di Milavče era una cultura della media e tarda età del bronzo facente parte della più ampia cultura dei campi di urne . Deve il suo nome al villaggio di Milavče nella regione di Plzeň in Repubblica Ceca.

Cultura lusaziana

Cultura lusaziana (1300–500 a.C.) è una cultura della tarda Età del bronzo, localizzata nelle aree geografiche della Germania orientale (Sassonia e Brandeburgo) e Polonia, e caratterizzata da sepolture con cremazione. Derivava dalla fusione fra la precedente cultura di Trzciniec con la cultura dei tumuli. Confinava ad ovest con la cultura dei campi di urne e a nord con la cultura del bronzo nordico.

Cultura protovillanoviana

La cultura protovillanoviana (XII secolo a.C. - X secolo a.C.) è una facies culturale che si diffonde in gran parte d'Italia, incluse la Sicilia e le isole Eolie, tra il 1175 a.C. e il 960 a.C. circa, nell'età del bronzo finale, caratterizzata dal rituale funerario dell’incinerazione.

Laietani

I Laietani erano un popolazione iberica stanziata nell'area dell'odierna provincia di Barcellona. Si originarono dalle popolazioni autoctone dell'età del bronzo che si fusero in seguito con la minoranza di coloni indoeuropei portatori della cultura dei campi di urne giunti nella regione dal nord dei Pirenei durante l'età del ferro.

Subirono l'influenza culturale dei fenici e dei greci fino a che il loro territorio venne conquistato dai romani nel III secolo a.C. La loro economia era basata sull'agricoltura e sull'allevamento, soprattutto di bovini e maiali.

Lingua sorotaptica

La lingua sorotaptica (codice ISO 639-3 sxo), dal greco σορός (Soros) 'urna funeraria' e θαπτός (thaptós) 'sepolto', è una antica lingua indoeuropea parlata presumibilmente nella parte orientale della penisola iberica dalle popolazioni della cultura dei campi di urne durante l'età del Bronzo; il termine sorotapto è stato coniato da Joan Coromines. Le evidenze di questo antico idioma sarebbero di tipo toponomastico, che indicherebbero un tipo di lingua indoeuropea pre-celtica.

Coromines ha utilizzato il concetto del sorotapto per spiegare alcune incongruenze riguardanti le lingue romanze della penisola iberica. Lo studioso ha identificato questa lingua con delle iscrizioni risalenti al II secolo a.C. rinvenute presso Amélie-les-Bains-Palalda sulla frontiera franco-spagnola. Queste iscrizioni includono alcune parole latine ma anche parole ne latine ne celtiche che Coriminas relaziona con il sorotaptico.

Lingue celtiche

Le lingue celtiche sono idiomi che derivano dal proto-celtico, o celtico comune, una branca della grande famiglia linguistica indoeuropea. Durante il I millennio a.C., queste venivano parlate in tutta l'Europa, dal Golfo di Guascogna al Mar del Nord, lungo il Reno ed il Danubio fino al Mar Nero e al centro della penisola anatolica (Galazia). Oggi le lingue celtiche sono limitate a poche zone ristrette in Gran Bretagna, nell'Isola di Man, in Irlanda ed in Bretagna in Francia. Il proto-celtico si divide apparentemente in quattro sub-famiglie:

Il gallico ed i suoi parenti più stretti, il lepontico, il norico ed il galato. Queste lingue venivano parlate in un vasto spazio che andava dalla Francia fino alla Turchia, dal Belgio fino all'Italia settentrionale.

Il celtiberico, anticamente parlato nella penisola iberica, ovvero nell'area del Portogallo centro-meridionale, in Galizia, nelle Asturie, in Cantabria, in Aragona e León in Spagna.

Il goidelico, che include l'irlandese, il gaelico scozzese, ed il mannese.

Il brittonico che include il gallese, il bretone, il cornico, il cumbrico, l'ipotetico ivernico e forse il pitto.Alcuni studiosi distinguono un celtico continentale da un celtico insulare, argomentando che le differenze tra le lingue goideliche e quelle brittoniche si sono originate dopo la separazione fra lingue continentali e insulari. Altri studiosi distinguono invece un celtico-Q da un celtico-P, a seconda dello sviluppo della consonante indoeuropea kʷ.

La lingua bretone è brittonica, non gallica. Quando gli anglo-sassoni si trasferirono in Gran Bretagna, alcuni dei nativi gallesi (welsh, dalla parola germanica Welschen che designa gli "stranieri", parola che deriva dal nome della tribù celtica dei Volci Tectosagi che erano appunto confinanti e talvolta in guerra con tribù germaniche e pertanto stranieri per questi ultimi) attraversarono la Manica e si stabilirono in Bretagna. Questi ultimi portarono con sé la loro lingua madre che diventò in seguito il bretone, che rimane ancora oggi parzialmente intelligibile con il gallese moderno ed il cornico.

La distinzione del celtico in queste quattro sub-famiglie probabilmente accadde attorno al 1000 a.C. I primi celti sono comunemente associati alla cultura dei campi di urne, alla cultura di Hallstatt ed alla cultura di La Tène.

Protostoria della penisola iberica

La protostoria della penisola iberica iniziò nel calcolitico e si concluse nell'età del ferro quando fenici e greci importarono nella penisola la scrittura dando inizio al periodo storico.

Sistema di numerazione nella cultura dei campi di urne

Durante la fase iniziale della cultura dei campi di urne, intorno al 1200 a.C. apparirono nell'Europa centrale alcune falci di bronzo con incisi dei segni interpretati come un sistema numerico.

Urna funeraria

Un'urna funeraria (anche chiamata urna cineraria, dal latino cinis, -eris, cenere) è un vaso destinato a raccogliere le ceneri di un defunto dopo la cremazione.

In altre lingue

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