Civiltà della valle dell'Indo

La civiltà della valle dell'Indo (c. 30001500 a.C., fioritura 26001900 a.C.) fu una civiltà antica, estesa geograficamente soprattutto lungo il fiume Indo nel subcontinente indiano, ma anche lungo il Sarasvati, un fiume dell'India ormai prosciugato.

Nel mondo anglosassone viene citata come "civiltà dell'Indo-Sarasvati", in riferimento alla civiltà descritta nei Veda e che si sarebbe sviluppata lungo i due fiumi. È anche conosciuta come "civiltà di Harappa", dal primo sito conosciuto, scoperto nel 1857, ma scavato soltanto dagli anni venti del Novecento.

CiviltàValleIndoMappa
Area della civiltà della valle dell'Indo
Ceremonial Vessel LACMA AC1997.93.1
Vaso cerimoniale, 2600–2450 BC. LACMA

Contesto storico

La civiltà della valle dell'Indo si colloca tra le più antiche civiltà del mondo, insieme a quelle della Mesopotamia e dell'antico Egitto, caratterizzate dallo sviluppo dell'agricoltura, dall'urbanizzazione e dall'uso della scrittura. Lo sviluppo urbano è più precoce in Egitto e Mesopotamia, ma la civiltà dell'Indo conobbe una maggiore estensione geografica (attuale Pakistan e India occidentale).

Dei 1052 siti finora individuati, più di 140 si collocano sulle rive di un corso d'acqua stagionale, che irrigava la principale zona di produzione agricola di questa cultura. Secondo alcune ipotesi questo sistema idrografico, un tempo permanente, potrebbe essere identificabile con il fiume Ghaggar-Hakra, identificato da alcuni studiosi con il Sarasvati del Rig Veda.

La maggior parte degli altri siti si trovano lungo la valle dell'Indo o lungo i suoi affluenti, ma la diffusione arrivò verso ovest fino alla frontiera con l'Iran, a est fino a Delhi, a sud fino al Maharashtra e a nord fino all'Himalaya e persino all'Afghanistan (sito di Shortugai).

Le città più importanti finora conosciute sono:

  • Harappa (provincia del Punjab in Pakistan, sul fiume Ravi, da questa città derivono i nomi Civiltà Harappana o di Harappa);
  • Mohenjo-daro (provincia di Sindh in Pakistan, da cui provengono importanti reperti sia per il punto di vista storico, sia per quello artistico);
  • Dholavira (isola di Khadir Beit nello stato di Gujarat in India);
  • Lothal (sulla costa del golfo di Cambay, ancora nello stato di Gujarat in India, è stato un importante sito commerciale);
  • Rakhigarhi (stato di Haryana in India);
  • Ganweriwala (provincia del Punjab in Pakistan, presso i confini con l'India);
  • Daimabad (stato di Maharashtra, presso Bombay, in India, ma di pertinenza discussa);
  • Chanhudaro (provincia di Sindh, in Pakistan);
  • Sutkagen Dor (provincia del Baluchistan in Pakistan, vicino alla frontiera con l'Iran, è il sito più occidentale conosciuto).

La civiltà della valle dell'Indo fu dimenticata fino ai primi scavi estesi sui siti di Harappa e di Mohenjo-daro negli anni venti.

La sua scrittura non è ancora stata decifrata e si ignorano quindi le caratteristiche del linguaggio. Di recente è stato messo in dubbio che si tratti di una scrittura ma piuttosto di un sistema di simboli (teoria di Steve Farmer, Richard Sproat, e Michael Witzel).

I testi sumeri e accadici si riferiscono ripetutamente a un popolo con cui si ebbero attivi scambi commerciali, chiamato Meluḫḫa, che potrebbe essere identificato con la civiltà della valle dell'Indo, forse con il nome dato dai suoi stessi abitanti. Il termine è forse riferibile al dravidico Met-akam, con il significato di "terre alte", e potrebbe inoltre aver dato origine al termine sanscrito Mleccha, di origine non indoeuropea, con il significato di "barbaro, straniero".

I precedenti

Le radici della civiltà della valle dell'Indo risalgono all'inizio della pratica dell'agricoltura e dell'allevamento nelle locali culture neolitiche. I nuovi modi di sostentamento appaiono nelle colline del Belucistan, ad ovest della valle dell'Indo (intorno alla metà del VII millennio a.C.). Il sito meglio conosciuto di quest'epoca è Mehrgarh, tuttora scavato da una missione francese del Museo Guimet.

Questi primi contadini coltivarono il grano e addomesticarono ed allevarono una grande varietà di animali che ne costituirono il bestiame. Si iniziò a utilizzare la ceramica verso la metà del VI millennio a.C.

Intorno al 4000 a.C., apparve nella stessa area una cultura regionale originale (Early Harappa o "civiltà Harappa antica"). Reti commerciali la collegavano con altre culture regionali imparentate (nel golfo Arabico, nell'Asia occidentale e centrale e nella penisola indiana) e con le fonti di materie prime, come il lapislazzuli e altre pietre utilizzate nella fabbricazione di perline per collane. Gli abitanti dei villaggi avevano anche addomesticato un gran numero di specie vegetali (piselli, sesamo, datteri, cotone) e animali, come il bufalo, che restò fondamentale nella produzione agricola di tutta l'attuale Asia.

L'emergere della civiltà

Indus Valley Civilization, Early Phase (3300-2600 BCE)
Primo periodo Harappano, 3300–2600 a.C.

Intorno al 2600 a.C., alcuni villaggi della civiltà Harappa antica si svilupparono in vere e proprie città, con migliaia di abitanti, essenzialmente agricoltori, artigiani e commercianti.

L'uso di ornamenti elaborati, di sculture e di figurine in terracotta, si diffuse e apparvero i sigilli, la scrittura, la ceramica decorata con motivi standardizzati; gli oggetti rituali, mostrano una forte spinta all'integrazione culturale, che fece quasi del tutto sparire le precedenti differenze regionali.

Sviluppo urbano

Indus Valley Civilization, Mature Phase (2600-1900 BCE)
Periodo Harappano maturo, 2600–1900 a.C.

La tendenza ad una pianificazione urbana della civiltà della valle dell'Indo è evidente nei siti di maggiori dimensioni. Tipicamente le città sono suddivise in tre zone:

  • una prima zona con una piattaforma in terra sopraelevata, che i primi archeologi definirono "cittadella"
  • una seconda zona, chiamata "città bassa".
  • una terza zona, chiamata fortezza Hal Kubir.

La rete stradale consisteva in un reticolo di strade principali (in senso nord-sud ed est-ovest), su cui si innestavano vicoli e stradine a servizio delle abitazioni. Le città più popolate arrivarono probabilmente a 30.000 abitanti.

Gli edifici principali erano costruiti in mattoni, cotti o crudi (seccati al sole), di una forma fortemente standardizzata. Le case dovevano essere a due piani e comprendevano un vano per le abluzioni. L'acqua veniva ricavata dai pozzi esistenti nelle abitazioni, ma nelle città maggiori esisteva una rete per lo scarico delle acque, con condotti coperti che correvano lungo le vie principali, a cui si collegavano le stanze da bagno.

La pianificazione urbana mostra l'esistenza di un'organizzazione centrale: esistono strutture pubbliche (i cosiddetti granai, che sono tuttavia forse interpretabili come palazzi o centri amministrativi) e, a Mohenjo-Daro, una grande vasca di mattoni è stata interpretata come bagno pubblico, forse rituale.

Al contrario delle contemporanee civiltà della Mesopotamia e dell'Egitto, non sembrano esistere tracce di un potere centrale di tipo regale o sacerdotale e sembrano mancare tracce di eserciti o di opere difensive: le mura presenti in alcuni casi e la sopraelevazione della cosiddetta cittadella sembrano dovuti alla necessità di proteggersi dalle alluvioni dei fiumi piuttosto che dai nemici esterni.

La maggior parte degli abitanti delle città sembra siano stati commercianti o artigiani, che vivevano insieme in zone ben definite, secondo la loro attività. Sebbene alcune case siano più grandi delle altre, l'impressione che si ricava da queste città è quella di un grande egualitarismo, con tutte le case che avevano accesso all'acqua e al trattamento delle acque di scarico.

Economia

Coach driver Indus 01
Mezzo di trasporto, 2.000 a.C. (Museo nazionale di Nuova Delhi)

L'area di diffusione della civiltà della valle dell'Indo si estende dalla regione delle miniere di lapislazzuli nella parte settentrionale montuosa dell'odierno Afghanistan alle coste del Mar Arabico a sud, e dai pascoli delle alture del Belucistan ad ovest ai deserti minerari del Cholistan e del Thar verso est. Il cuore del territorio era rappresentato dalle valli fluviali dell'Indo e dell'antico Ghaggar-Hakra, oggi scomparso. L'economia si basava principalmente sull'agricoltura e sull'allevamento, nonché sullo scambio di prodotti artigianali anche su grandi distanze. Il termine Meluhha che compare in alcuni documenti sumerici per indicare un importante partner commerciale è stato interpretato come il nome della Civiltà dell'Indo.[1]

Agricoltura

Le pianure alluvionali, irrigate dallo scioglimento delle nevi nelle montagne e da stagionali piogge monsoniche consentirono lo sviluppo di una prospera agricoltura, integrata dalla pesca e dalla caccia e dalle risorse delle foreste, che assicuravano la sussistenza della popolazione urbana.

Poche notizie ci sono giunte circa la natura del sistema agricolo: tuttavia possono essere formulate alcune ipotesi.

Il sistema agricolo doveva essere altamente produttivo, per assicurare la sussistenza di una vasta popolazione urbana non impiegata primariamente nell'agricoltura stessa. Rispetto alla cultura Harappa antica dovettero esservi delle importanti innovazioni tecnologiche, tra cui probabilmente l'uso dell'aratro, ma non sembrano esservi tracce di un sistema di irrigazione e regolazione delle acque (che tuttavia potrebbe non essersi conservato a causa delle frequenti disastrose inondazioni dei fiumi).

Sembrerebbe dunque che non trovi applicazione nel caso della civiltà della valle dell'Indo l'ipotesi del "dispotismo idraulico", secondo la quale lo sviluppo di una civiltà urbana non potrebbe aversi se non per mezzo la produzione di un notevole surplus agricolo, permesso dall'introduzione di sistemi di irrigazione, e a sua volta questi inevitabilmente implichino la presenza di un potere centralizzato e dispotico, che abbia la possibilità di impiegare la forza di lavoro di migliaia di persone. Come già detto manca invece nelle città ogni traccia di un potere regale. Inoltre il tradizionale sistema di coltivazione tuttora usato in Asia permette la produzione di un significativo surplus agricolo per mezzo della coltivazione del riso a terrazze, realizzato con il lavoro di più generazioni senza implicare forme di lavoro forzato o schiavitù: modalità simili potrebbero aver permesso lo sviluppo urbano della civiltà della valle dell'Indo.

Indus Valley Diorama - Indian Science and Technology Heritage Gallery - National Science Centre - New Delhi 2014-05-06 0806
Ricostruzione di scene di vita quotidiana

Commercio

L'economia dipendeva in larga misura anche dal commercio, probabilmente facilitato dai notevoli avanzamenti tecnologici nei trasporti: il carro tirato da buoi, molto simile a quello che troviamo ora in tutta l'Asia meridionale, e il battello fluviale, con fondo piatto, forse a vela, di nuovo abbastanza simile a quelli che navigano tuttora sull'Indo. Ci sono anche indizi di una navigazione marittima: gli archeologi hanno rinvenuto a Lothal un canale collegato al mare e un bacino artificiale d'attracco, mentre sulla costa dell'Oman, nel sito di Ra's al Junayz sono stati rinvenuti insieme a vasi harappani centinaia di bitumi con impronte di canne e di corde che testimonierebbero l'esistenza di barche calafatate nel III millennio a.C.

Alla luce della dispersione degli oggetti fabbricati dalla civiltà della valle dell'Indo, la sua rete commerciale doveva includere una zona molto vasta, dall'odierno Afghanistan, al nord e al centro dell'India, fino alle regioni costiere della Persia, della Penisola Arabica e della Mesopotamia. I beni esportati includono perline ed ornamenti, pesi, grandi giare e probabilmente anche cotone, legname, grano e bestiame. Materiali che provenivano da regioni distanti erano utilizzati per la realizzazione di sigilli, di perline e di altri oggetti.

Un sistema decimale (dovevano necessariamente esistere dei sistemi di conversione, essendo il sistema onerario sumerico ed accadico di tipo sessagesimale) di pesi e di misure era utilizzato in tutta l'area e testimonia un'organizzazione e controllo dei commerci e forse anche l'esistenza di tassazioni. Le misure erano piuttosto precise: la misura più piccola di lunghezza, misurabile su una scala in avorio, è di 1,704 mm e il peso più piccolo è di 0,871 grammi.

Una forma di organizzazione economica sembra anche testimoniata dalla presenza di sigilli, con rappresentazioni di animali e di divinità e iscrizioni. Alcuni erano utilizzati per imprimere il sigillo sull'argilla, ma dovevano avere probabilmente anche altri scopi.

Scrittura

IndusValleySeals
Stampi rinvenuti nella valle dell'Indo British Museum

Nonostante diversi tentativi i ricercatori non sono ancora stati capaci di decifrare la forma di scrittura utilizzata da questa civiltà: la quasi totalità delle iscrizioni disponibili, sui sigilli o sui vasi di ceramica, non superano infatti i 4 o 5 caratteri, mentre la più lunga iscrizione ne comprende solo 26.

I segni conosciuti sono circa 400, ma si ritiene che alcuni di essi siano derivazioni con leggere modifiche o combinazioni di 200 caratteri principali. Si tratta probabilmente di una scrittura ideografica e questo rende difficile ipotizzare la lingua o la famiglia linguistica parlata: si ritiene più probabile l'ipotesi che si tratti di una lingua dravidica[2].

A causa della brevità delle iscrizioni alcuni ricercatori hanno suggerito che quelle conosciute non fossero una forma di scrittura vera e propria, ma un sistema d'identificazione delle transazioni economiche, paragonabile alla firma. È comunque possibile che siano esistiti testi più lunghi, ma che non ci siano pervenuti in quanto realizzati su materiale deperibile.

Un'iscrizione più estesa, scoperta recentemente, sembra fosse stata installata su un pannello al di sopra della porta della città di Dholavira. Si è formulata l'ipotesi che si trattasse di un pannello che informava i viaggiatori del nome della città, in modo simile ai cartelli di benvenuto che si trovano nelle nostre città attuali.

Religione e credenze

In mancanza di testi scritti le credenze di questa civiltà possono essere ipotizzate solo sulla base delle rappresentazioni sui sigilli (con divinità o scene di cerimonie) o delle figurine di terracotta, forse utilizzate anche per scopi rituali.

In base alla grande quantità di figurine rappresentanti la fertilità femminile che ci ha lasciato, sembra che vi fosse venerata una sorta di "dea madre",

Le sepolture avvenivano in casse di legno ed erano accompagnate da una certa quantità di vasellame, che doveva contenere offerte di cibo, testimoniando la credenza di una vita dopo la morte. Nelle sepolture sono presenti semplici ornamenti personali, mentre quelli più elaborati dovevano essere trasmessi in eredità ai discendenti.

Declino e scomparsa

Indus Valley Civilization, Late Phase (1900-1300 BCE)
Tardo periodo Harappano, 1900–1300 a.C.

La civiltà della valle dell'Indo sembra essersi diffusa da ovest verso est: i siti situati verso l'India sembrano infatti aver avuto la massima fioritura dopo il declino di Harappa e di Mohenjo-Daro.

Verso il 1900 a.C., alcuni segni mostrano la comparsa dei primi problemi. Le città cominciarono ad essere abbandonate e gli abitanti rimasti sembrano avere avuto difficoltà a procurarsi cibo a sufficienza. Intorno al 1800 a.C., la maggior parte delle città erano state del tutto abbandonate.

Le popolazioni tuttavia non sparirono e negli stessi luoghi si svilupparono una serie di culture regionali che mostrano il prolungarsi, in gradi diversi, della medesima cultura. Una parte della popolazione migrò probabilmente verso est e le pianure del Gange. Tuttavia nei secoli successivi si perse la memoria della civiltà della valle dell'Indo e del suo nome, anche a causa della mancanza di imponenti monumenti in pietra le cui vestigia potessero trasmetterne il ricordo.

In passato si ritenne che questa fine, che appariva eccezionalmente brusca, fosse effetto dell'invasione delle popolazioni indoeuropee degli Arii in India, ma non sembrano esserci prove per appoggiare questa ipotesi.

Una delle cause di questa rapida fine potrebbe invece essere stata un cambiamento climatico importante: alla metà del III millennio sappiamo che la valle dell'Indo era una regione verdeggiante, ricca di foreste e di animali selvatici, molto umida, mentre intorno al 1800 a.C. il clima si modificò, diventando più freddo e più secco.

Il fattore principale fu la probabile sparizione della rete idrografica del Ghaggar-Hakra, identificato con il fiume Sarasvati, citato nel Rig Veda. Una catastrofe tettonica avrebbe potuto deviare le acque di questo sistema in direzione del Gange. In effetti le moderne fotografie satellitari permettono di identificare il corso di un fiume oggi scomparso nella regione e alcuni indizi lasciano pensare che eventi sismici di notevole entità abbiano accompagnato la scomparsa della civiltà della valle dell'Indo.

Se un grande fiume si fosse seccato al momento in cui la civiltà della valle dell'Indo era al suo apogeo, gli effetti sarebbero stati devastanti: si ebbero probabilmente notevoli movimenti migratori e la "massa critica" di popolazione indispensabile al mantenimento di questa civiltà si dissolse probabilmente in tempi abbastanza brevi, causando la sua fine.

Il declino della civiltà della valle dell'Indo potrebbe essere stato accentuato anche a causa dell'interruzione delle vie commerciali verso altri paesi (l'attuale Uzbekistan e il Turkmenistan meridionali, la Persia e la Mesopotamia), causato dagli Indo-Arii, popolazioni indoeuropee, che si trovavano in Bactriana intorno al 2000 a.C. e che portarono il sanscrito in India, dove si installarono verso il 1700 a.C.

Eredità

Le relazioni tra la civiltà della valle dell'Indo e la prima cultura del sanscrito, che produsse i testi dei Veda dell'Induismo, non sono chiare. È tuttavia degno di nota che i più antichi testi vedici menzionino il fiume Sarasvati e descrivano una società prossima all'utopia che viveva sulle sue rive. I testi più tardi fanno invece riferimento alla sua sparizione.

Alcune caratteristiche dell'attuale India sembrano avere dei lontani precedenti in quello che sembra possibile ricostruire di questa cultura, come ad esempio l'importanza che sembra attribuita alle abluzioni e alla pulizia del corpo e la sua apparente non-violenza.

Cronologia

Note

  1. ^ Jane McIntosh, p. 185.
  2. ^ Asko Parpola, Deciphering the Indus Script, Cambridge, Cambridge University Press, 1994.

Bibliografia

  • (EN) Jane McIntosh, The Ancient Indus Valley: New Perspectives, Santa Barbara (California), ABC-CLIO/Greenwood, 2007, ISBN 1-57607-907-4.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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Architettura del Pakistan

L'architettura del Pakistan si riferisce alle varie strutture costruite durante diversi periodi storici nell'attuale regione del Pakistan. Con l'inizio della civiltà della valle dell'Indo intorno alla metà del III millennio a.C., per la prima volta nell'area che abbraccia l'odierno Pakistan si sviluppò un'avanzata cultura urbana con grandi infrastrutture, alcune delle quali sopravvivono ancora oggi. Questa fu seguita dallo stile Gandhāra dell'architettura buddhista che prendeva in prestito elementi dall'antica Grecia. Questi resti sono visibili a Taxila, la capitale del regno di Gandhāra.

Asko Parpola

Asko Parpola (12 luglio 1941) è un indologo finlandese.

Professore emerito all'Università di Helsinki. Esperto a livello mondiale della cultura della Civiltà della valle dell'Indo. È fratello dell'assiriologo Simo Parpola.

Cotone (fibra)

La fibra di cotone si ricava dalla bambagia che avvolge i semi delle piante del genere Gossypium.

La sua tessitura ha origine nella preistoria: frammenti di tessuto di cotone risalenti al V millennio a.C. sono stati rinvenuti nella Civiltà della valle dell'Indo.

Sebbene sia quindi coltivato fin dall'antichità, è stata l'invenzione della sgranatrice di cotone a ridurne i costi di produzione, portandolo all'uso diffuso. Ad oggi è il tessuto in fibra naturale più utilizzato nell'abbigliamento.

Cultura del cimitero H

La cultura del cimitero H si sviluppò nella parte settentrionale della civiltà della valle dell'Indo nel 1700 a.C., intorno alla porzione occidentale del Punjab. Prende il nome da un cimitero rinvenuto nell'area H di Harappa.

Resti di questa cultura sono stati datati fra il 1900 e il 1300 a.C.. Assieme alla cultura dello Swat e alla cultura della ceramica colorata in ocra viene vista da alcuni studiosi come il nucleo della civiltà vedica.

La cremazione in India è attestata per la prima volta nei contesti di questa cultura. I Rig Veda contengono riferimenti a questa pratica, nel passo RV 10.15.14 gli antenati "sia cremati (agnidagdhá-) che non cremati (ánagnidagdha-)" vengono invocati.Fra le principali caratteristiche di questa cultura vi sono:

la cremazione dei resti umani. Le ossa venivano successivamente poste in urne cinerarie dipinte. Questa usanza è completamente differente da quella della civiltà della valle dell'Indo dove i corpi venivano inumati in bare di legno;

ceramica rossastra dipinta di nero con raffigurazioni di antilopi, pavoni e motivi solari e stellari;

espansione degli insediamenti verso est;

coltivazione intensiva del riso;

apparente interruzione dei traffici commerciali della civiltà della valle dell'Indo;

uso continuato dei mattoni in fango per le costruzioni.

Cultura del fiume Zaiandé

La Cultura del fiume Zaiandé (تمدن زاینده رود, letteralmente "Civilizzazione Zāyandé-Rūd") è un'ipotetica cultura pre-storica che viene teorizzata sorta intorno al fiume Zaiandé in Persia nel VI millennio a.C.Gli archeologi ipotizzano che una possibile civiltà precoce esisteva lungo le rive del fiume Zaiandé, sviluppando allo stesso tempo, come altre antiche civiltà comparse accanto ai fiumi della regione, come ad esempio la civiltà sumera in Iraq e la civiltà della valle dell'Indo nell'antica India.

Deserto di Cholistan

Il deserto di Cholistan (in urdu: صحرائے چولستان, localmente anche conosciuto con il nome di Rohi) si estende a 30 km da Bahawalpur, nel Punjab in Pakistan, e copre una superficie di 16.000 km². È adiacente al deserto del Thar e si estende, oltre il Sindh fino all'India.

La parola Cholistan deriva dalla parola turca chol la quale significa "deserto". Cholistan perciò significa landa del deserto. Gli abitanti del deserto di Cholistan conducono uno stile di vita nomade e sempre in cerca di acqua e foraggio per i loro animali. Il letto prosciugato del fiume Hakra attraversa il deserto. Lungo il corso del fiume sono stati reperiti molti resti archeologici dell'antica civiltà della valle dell'Indo.

Il deserto ospita anche un rally annuale di fuoristrada conosciuto con il nome di Annual Cholistan Jeep Rally.

Dravida

Dràvida o Dravidi è il nome che viene dato alle genti brachicefale, di colore scuro, capelli neri e lisci che colonizzarono la zona indiana 6000-5000 anni fa imponendosi sugli autoctoni, forse gli antenati degli attuali munda e dando forse origine alla civiltà della valle dell'Indo; parlano lingue non indoeuropee e agglutinanti.

Spesso oggi si indicano come dravidiche le popolazioni parlanti lingue dravidiche che sono maggiormente concentrate nella zona meridionale dell'India, nel nordest dello Sri Lanka e in piccole zone del Pakistan, del Bangladesh e del Nepal, anche se non necessariamente sono le dirette discendenti di tale popolo.

Età del bronzo in India

L'età del bronzo in India ebbe inizio intorno al 3000 a.C.; in questa fase ebbe origine la grande civiltà della valle dell'Indo, la cui fase matura è compresa nel periodo tra il 2600 a.C. e il 1900 a.C.. Continuò poi nel primo periodo vedico, per essere seguita dall'età del ferro a partire dal 1000 a.C. circa.

L'India del sud, al contrario, rimase ferma alla fase mesolitica fino al 2500 a.C. circa. Nel II millennio a.C., ci possono essere stati dei contatti culturali tra il Nord e il Sud del paese, anche se l'India meridionale salta l'età del bronzo ed entra nell'età del ferro direttamente dal calcolitico.

Età del ferro in India

L'età del ferro in India succedette la fase tarda di Harappa (cultura del cimitero H), nota anche come l'ultima fase della tradizione della civiltà della valle dell'Indo. Le principali culture archeologiche dell'India dell'Età del Ferro sono la cultura della ceramica grigia dipinta ( 1200-600 a.C.) e la cultura della ceramica nera lucidata settentrionale (700-200 a.C.).

Harappa

Harappa è un sito archeologico nella regione del Punjab, nel Pakistan nord-orientale, nei pressi della cittadina di Harappa da cui prende il nome.

Era una delle più importanti città fortificate della civiltà della valle dell'Indo e della cosiddetta "cultura del Cimitero H".

Indoari

Con Indoari o Arii (anche Ariani o Indoariani), si indica un antico popolo nomade appartenente al gruppo indoiranico dei popoli indoeuropei, che penetrò nel Subcontinente indiano nel II millennio a.C., subentrando alla Civiltà della valle dell'Indo e imponendosi su un ampio territorio.

Disperdendosi su un'area tanto vasta, la lingua di questo popolo (di matrice indoiranica) subì un processo di frammentazione, che diede origine alle varie lingue indiane antiche (come il sanscrito) e moderne (come l'hindi).

John Hubert Marshall

John Hubert Marshall (Chester, 19 marzo 1876 – Guildford, 17 agosto 1958) è stato un archeologo britannico.

Pioniere dell'archeologia, John Hubert Marshall fu, dal 1902 al 1928, direttore dell'Archaeological Survey of India, dipartimento del Governo indiano responsabile dei patrimoni archeologici sul territorio indiano. Nel 1921 Marshall era responsabile degli scavi che portarono alla luce le città di Harappa e Mohenjo-daro, i principali centri della civiltà della valle dell'Indo, civiltà risalente al III millennio a.C.

Lothal

Lothal è un sito della Civiltà della valle dell'Indo, che si trova sulla costa del golfo di Cambay, nello stato indiano di Gujarat.

In base al ritrovamento di una grande vasca rettangolare (214x36 m) cui era possibile accedere tramite un canale collegato ad un estuario del fiume Sabarmati, la città è stata interpretata come porto e la vasca come grande arsenale per le barche.

Lothal fu scoperta nel 1953-54 da S.R. Rao, ed è il sito harappano che contiene il maggior numero di sigillature e sigilli, a dimostrazione della sua forte vocazione commerciale.

Magan

Magan era un'antica regione così denominata da alcuni documenti Sumeri cuneiformi risalenti al 2300 a.C. e commerciava con i Sumeri stessi e la Civiltà della valle dell'Indo fornendo loro minerali come rame e diorite, e che decadde presumibilmente intorno al 1700 a.C., con la decadenza della civiltà della valle dell'Indo, alla quale era legata da rapporti commerciali.

La precisa localizzazione non è tuttora conosciuta con certezza, ma molti archeologi e geologi concordano nell'indicare una parte dell'attuale Oman., nel sud della Penisola Arabica.

Altri archeologi indicano la regione dello Yemen conosciuta come Ma'in, altri il sud dell'Alto Egitto, altri la Nubia o il Sudan, e altri ancora parti dell'attuale Iran o Pakistan.

Ranajit Pal afferma che l'Oman e l'adiacente parte dell'Iran, al di là del golfo, era il Magan. In questo caso il leggendario Re Manium di Magan che, secondo Poebel, era conosciuto come Mannu, era il famoso Manu, citato nel sacro testo Indiano Rigveda. Il nome Oman può derivare da Ooumi Manu, uno dei vari Manu.

Pal anche afferma che Magan era l'antica Magadha citata nei testi Indiani.Con la scomparsa dei commerci con la Civiltà della valle dell'Indo, il rame del Magan fu rimpiazzato, dai Babilonesi, con il rame importato da Cipro.

Il commercio era frequente fra Magan ed Ur durante il regno dei Gutei. Dopo la loro caduta, Urnammu di Ur riprese le attività e i commerci fra le due nazioni (c. 2100 a.C.).

Mohenjo-daro

Mohenjo-daro (Urdu: موئن جودڑو, Sindhi: موئن جو دڙو) è un'antichissima città risalente all'Età del bronzo, situata sulla riva destra del fiume Indo, nell'attuale regione pakistana del Sindh, a 300 km a nord-nord-est di Karachi. Insieme ad Harappa, è una delle più grandi città della civiltà della valle dell'Indo (3300–1300 a.C.).

Mohenjo-daro significa letteralmente il monte dei morti, nome che condivide con Lothal.

Si estende per circa 100 ettari. È divisa in due settori: una cittadella e una città bassa. Sulla cittadella si trova una struttura in mattoni cotti a forma di vasca, soprannominata il Grande Bagno, un enorme granaio e uno stupa, nonché un tempio buddista più tardo.

Avendo sofferto poche degradazioni nell'età moderna, il suo stato di conservazione è migliore di quello di Harappa, ed è, di conseguenza, un'importante fonte di informazioni sulla civiltà cui apparteneva.

La città è stata costruita nel corso del III millennio a.C. ed è stata abbandonata alla fine del XVIII secolo a.C., verosimilmente a causa della variazione del corso di un fiume.

Paśupati

Paśupati o Pashupati (devanagari: पशुपति), letteralmente "signore del bestiame" è il nome attribuito a una divinità del pantheon hindu che viene individuato fin nei sigilli della Civiltà della valle dell'Indo, laddove è raffigurato circondato da un certo numero di animali.

Periodizzazione della civiltà della valle dell'Indo

Il termine tradizione della valle dell'Indo viene usato per riferirsi alle culture dell'Indo e ai fiumi Ghaggar-Hakra, che si estendeno dal periodo Mehrgarh neolitico in giù fino all'età del ferro o tradizione indo-gangetica.

La tradizione della valle dell'Indo viene divisa in quattro epoche, ognuna delle quali può essere suddivisa in quattro fasi. Una fase è un'unità archeologica che possiede tratti sufficientemente caratteristici per distinguerela dalle altre unità similmente concepite. Ogni fase può essere ancora suddivisa in quattro sistemi di interazione.

Subcontinente indiano

Il subcontinente indiano è una vasta regione che occupa la parte centromeridionale dell'Asia e si allunga con un vasto triangolo peninsulare tra Golfo del Bengala e Mare Arabico.

Comprende i seguenti stati o porzione di essi: India, Bangladesh, Bhutan, Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka.

Viene definito subcontinente perché è un'area talmente estesa ed isolata, da essere considerata un semi-continente a tutti gli effetti. Esso è separato dal resto dell'Asia dall'imponente catena montuosa dell'Himalaya, mentre a Sud è completamente circondato dal mare; solo ad Est ed Ovest i suoi confini naturali sono più incerti e il suo territorio si fonde con il resto del continente.

La regione, in ere geologiche passate è stata in effetti un vero continente; essa non era ancora congiunta con il continente asiatico, formando quindi una immensa isola nell'Oceano Indiano. La sua collisione con l'Asia, 39 milioni di anni fa, ha portato alla formazione dell'Himalaya, che è ancora in corso. Il suo ambiente favorevole all'insediamento umano e la sua particolare collocazione geografica, hanno favorito lo sviluppo di una delle più antiche e fiorenti civiltà del mondo: la Civiltà della valle dell'Indo.

Sutkagan Dor

Sutkagan Dor (anche Sutkagen Dor) è un sito archeologico, antico insediamento della civiltà della valle dell'Indo; si trova nella regione del Belucistan, nel Pakistan sud-occidentale, a circa 480 km ad ovest di Karachi, sulle coste del Makran, non lontano dal confine con l'Iran.

Il sito si trova vicino alla riva occidentale del fiume Dasht, alla sua confluenza con il Gajo Kaur. Era un insediamento relativamente piccolo, con muri e porte in pietra. Inoltre, è il sito conosciuto più occidentale della civiltà della valle dell'Indo.

In altre lingue

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