Asherah

Asherah (ugaritico: 𐎀𐎘𐎗𐎚, 'ṯrt; ebraico: אֲשֵׁרָה), nella mitologia semitica e cananea è la paredra del dio del cielo El e compare in un vario numero di fonti, tra cui testi in accadico come Ashratum/Ashratu e in ittita come Asherdu(s), Ashertu(s), Aserdu(s) o Asertu(s). Asherah è generalmente considerata coincidente con la dea ugaritica Athirat (nome è più correttamente traslitterato come ʼAirat).

Nella Bibbia viene spesso associata Baal, fra gli dei il cui culto si era infiltrato in Israele e doveva esserne espulso. Per questo motivo alcuni studiosi la confondono con altre dee semitiche della fertilità come Ishtar o Astarte, possibili paredre di Baal. Il Libro di Geremia, scritto attorno al 628 a.C., usa il titolo "regina dei cieli" nei capitoli 7 e 44 probabilmente per indicare una di queste dee e non Asherah come talvolta affermato.[1]

Il culto di Asherah prevedeva l'installazione di oggetti di culto in forma di pali o forse alberi stilizzati, anch'essi indicati col termine "asherah".

Ugarit

Nei testi ugaritici antecedenti al 1200 a.C., Athirat è quasi sempre indicata col suo titolo completo, rabat ʼAirat yammi (ugaritico: 𐎗𐎁𐎚 𐎀𐎘𐎗𐎚 𐎊𐎎; rbt ʼart ym), «Signora Athirat del Mare» o, in maniera più completa, «Colei che cammina sul mare». Questo nome ricorre dodici volte nell'Epica di Ba'al.[2] Diversi traduttori e commentatori ritengono che il nome derivi dalla radice ugaritica ʼar, «falcata», imparentata alla radice ebraica ʼšr dallo stesso significato.

L'altro suo epiteto divino era qaniyatu ʾilhm (ugaritico: 𐎖𐎐𐎊𐎚 𐎛𐎍𐎎, qnyt ʾlm) che si potrebbe tradurre con «creatrice degli dèi (Elohim)».[2]

Nei testi ugaritici, Athirat è la consorte del dio El; vi è anche un riferimento ai 70 figli di Athirat, presumibilmente gli stessi 70 figli di El. Nei documenti ugaritici Athirat e Astarte (ʿAshtart) sono chiaramente distinte, sebbene in fonti non-ugaritiche tarde la distinzione tra le due dee vada sparendo, o a causa di errori di scrittura o per un possibile sincretismo. In quanto sposa di El/Ilu, Athirat è detta Elath («Dea», la forma femminile di El; si veda Allat) o Rabit (Signora) e Qodesh/Kedes «La Santa».

In alcune liste divine accadiche Ashratum appare come una delle mogli del dio Amurru[3]. In maniera contraddittoria, Ashtart è ritenuta collegata alla dea mesopotamica Ishtar, talvolta rappresentata come la figlia di Anu, mentre nei miti ugaritici Ashtart è una delle figlie di El, la controparte semitica occidentale di Anu.

Presso gli Ittiti, questa dea compare come Asherdu(s) o Asertu(s), la consorte di Elkunirsa (dal titolo ugaritico El-qan-arsha, «El creatore della Terra») e madre di 77 o 88 figli.

Nelle lettere di Amarna un re degli Amorriti è chiamato Abdi-Ashirta, «Servo di Asherah».[4]

Antico Egitto

A partire dalla XVIII dinastia, in Egitto inizia a comparire con una certa preminenza una dèa semitica chiamata Qudshu, «Santità», identificata con la dea egiziana Hathor. Questa Qudshu non sarebbe da identificare con Ashtart o Anat, in quanto queste due dèe compaiono col loro nome e con iconografie differenti. Questa dèa scompare in epoche successive, a partire da quella persiana, a causa del sincretismo tra Qudshu e Athirat/Ashrtum.

Regno di Israele e Giuda

Ajrud
Iconografia della giara di Kuntillet Ajrud, con tre figure antropomorfe e l'iscrizione: «Yahweh [...] e la sua Asherah»

Sia i ritrovamenti archeologici che i testi biblici documentano tensioni, nel periodo monarchico, tra gruppi che veneravano Yahweh insieme a divinità locali come Asherah e Ba'al, e gruppi che insistevano con la venerazione esclusiva di Yahweh[5][6]. La fonte deuteronomista fornisce la prova di un forte partito monoteistico durante il regno di re Giosia (seconda metà del VII secolo a.C.), ma la forza e il predominio di una precedente venerazione monoteistica di Yahweh è discussa, in quanto dipende da quanto materiale deuteronomistico sia basato su fonti più antiche e quanto sia il frutto di un'invenzione dei redattori deuteronomistici, volta a rinvigorire la loro visione teologica[7].

I ritrovamenti archeologici registrano l'ampia diffusione del politeismo all'esterno e all'interno di Israele durante il periodo della monarchia[6]. Ad esempio, una struttura cultuale a Taanach (Israele settentrionale, vicino Megiddo) e risalente al X secolo a.C., mostra usi chiaramente politeistici. La struttura ha quattro livelli, o registri.
Su quello inferiore, c'è una figura femminile con mani poggiate sulle teste di leoni che le sono posti lateralmente; la figura femminile può essere interpretata come una dea (Asherah, Astarte o Anat).
Il terzo registro presenta due figure simili a sfingi alate con uno spazio vuoto tra loro.
Il secondo livello contiene un albero sacro fiancheggiato su ambo i lati da ibis, mentre il quarto registro presenta un quadrupede (un bovino o un cavallo) sovrastato dal disco solare.
Non è chiaro se Taanach fosse sotto controllo israelita o cananeo quando la struttura cultuale fu costruita, e le interpretazioni sono varie[8].
Se il quadrupede sul quarto livello fosse un bovino, potrebbe essere identificato con Yahweh o con Baal, col disco solare a rappresentare o il dio del sole o il cielo[9][10].

La maggior parte degli autori concordano col fatto che l'albero sacro al secondo livello vada identificato con una asherah, inteso come oggetto di culto piuttosto che come l'immagine di una divinità[10][11]. Le sfingi alate al secondo livello sono state interpretate come cherubini, tra i quali sarebbe stato rappresentato un'invisibile Yahweh, sebbene un'interpretazione alternativa sia che lo spazio vuoto servisse per permettere agli osservatori di vedere un fuoco o delle figurine all'interno della struttura[12]. Sebbene una varietà di interpretazioni sia possibile, Mark S. Smith conclude che «assumendo che la datazione di questa struttura al X secolo sia corretta, essa testimonia il politeismo in quest'area».[9]

Un altro esempio di politeismo nel Levante meridionale è la scoperta di una combinazione di iscrizioni e iconografie in un centro religioso/foresteria a Kuntillet Ajrud, nel deserto del Sinai settentrionale, che risale all'VIII secolo a.C.[13] Tra i vari ritrovamenti, una grande giara ha attirato molta attenzione. Sul fianco della giara, sono presenti motivi iconografici che mostrano tre figure antropomorfe e un'iscrizione che nomina appaiati «Yahweh [...] e la sua Asherah»[14]. L'iscrizione suggerì le prime identificazioni delle due figure in piedi con Yahweh e la sua consorte Asherah, ma lavori successivi le identificarono come figure di Bes[15][16], sebbene altri archeologi non siano d'accordo con questa interpretazione[16]. Un certo numero di studiosi, inclusi William G. Dever[17], professore emerito di archeologia del Vicino Oriente al Lycoming College e archeologo specializzato nella storia del Levante, e Judith M. Hadley[18], continuano a interpretare l'iscrizione come un riferimento ad Asherah intesa come una dea israelita e consorte di Yahweh. Dever ha scritto un libro intitolato Did God Have a Wife?[17] («Dio aveva una moglie?») che fa una panoramica dei ritrovamenti archeologici sottolineando la scoperta nel territorio dell'antico Regno di Israele di numerose figurine femminili come una prova a favore della sua teoria, secondo la quale Asherah ricopriva il ruolo di dea e consorte di Yahweh nella religione popolare israelita del periodo monarchico. A questi due ricercatori si affianca Francesca Stavrakopoulou, professoressa di religioni antiche all'Università di Exeter, la quale si è focalizzata soprattutto sulla storia antica di Israele durante l'Età del ferro[19]. Di opinione differente sono altri autori, tra cui Mark S. Smith[20], John Day[21] e André Lemaire[22], i quali considerano l'«asherah» di queste iscrizioni come un oggetto di culto, un albero stilizzato o un luogo di venerazione attraverso il quale la benedizione di Yahweh era impartita, piuttosto che una dea che potesse fungere da consorte[23]. Secondo l'esegeta ed egittologo Othmar Keel, «Né l'iconografia né il testo ci obbligano ad interpretare la relazione tra "Yahweh [...] e la sua Asherah" in Ferro IIB nel senso di una relazione (sessualmente sancita) di due forze che sono accoppiate, e così imporci di conferire ad asherah la condizione di compagna. L'"asherah di Yahweh" non ha lo stesso rango di Yahweh, ma è piuttosto un'entità di mediazione, che porta la sua benedizione ed è concepita mentalmente nella forma di un albero stilizzato che era così subordinato a Yahweh»[24].

La Bibbia ebraica usa il termine «asherah» in due sensi, come un oggetto di culto e come un nome divino[25]. Come oggetto di culto, l'asherah può essere «costruito», «abbattuto» e «bruciato», e Deuteronomio 16:21 proibisce di piantare alberi come asherah:

« Non erigerai per te nessuna ascerah di alcuna specie di legno accanto all'altare che costruirai all'Eterno, il tuo Dio. »   (Deuteronomio 16:21)

intendendo un albero stilizzato o un tronco potato[26]. In altri versi si intende chiaramente una dea, come, per esempio, in Secondo libro dei Re, 23:4-7, dove degli oggetti sono realizzati «per Baal e Asherah»[27]:

« 4 Il re comandò quindi al sommo sacerdote Hilkiah, ai sacerdoti del secondo ordine e ai portinai di portare fuori dal tempio dell'Eterno tutti gli oggetti che erano stati fatti per Baal, per Ascerah e per tutto l'esercito del cielo; poi li bruciò fuori di Gerusalemme nei campi del Kidron e portò le loro ceneri a Bethel. 5 Inoltre soppresse i sacerdoti idolatri che i re di Giuda avevano stabilito per bruciare incenso negli alti luoghi nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme, e quelli che bruciavano incenso a Baal, al sole, alla luna, ai segni dello zodiaco e a tutto l'esercito del cielo. 6 Fece portare l'Ascerah dalla casa dell'Eterno fuori di Gerusalemme al torrente Kidron; la bruciò presso il torrente Kidron, la ridusse in cenere e fece gettare le sue ceneri sui sepolcri della gente del popolo. 7 Demolì anche le case degli uomini che si davano alla prostituzione sacra che si trovavano nella casa dell'Eterno, dove le donne tessevano tende per Ascerah. »   (2 Re 23:4-7)

I riferimenti ad asherah in Isaia 17:8 e 2:8 suggeriscono che non vi era distinzione nel pensiero antico tra l'oggetto e la dea Asherah[28]:

« Non si volgerà più agli altari, opera delle sue mani e non guarderà più a quel che le sue dita hanno fatto, agli Ascerim e agli altari per l'incenso. »   (Isaia 17:8)
« Il loro paese è pieno di idoli; si prostrano davanti all'opera delle loro stesse mani, davanti a ciò che le loro dita hanno fatto. »   (Isaia 2:8)

Note

  1. ^ Paolo Merlo, "Asherah", in EBR, Vol. 2, col. 978.
  2. ^ a b Driver, G.R., "Canaanite Myths and Legends", T & T Clark, Edinburgh, 1971
  3. ^ P. Merlo, La dea Ašratum, Airatu, Ašera, Roma 1998, 11-27.
  4. ^ Raphael Patai, «The Goddess Asherah», Journal of Near Eastern Studies 24.1/2 (1965:37-52) p. 39.
  5. ^ 1Re 18, Gr 2.
  6. ^ a b Keel (1998); Smith, (2001).
  7. ^ Steven L. McKenzie, «Deuteronomistic History», The Anchor Bible Dictionary, Vol. II, Doubleday (1992), pp.160-168; Smith (2001), pp.151-154.
  8. ^ Patrick D. Miller, The Religion of Ancient Israel, Westminster John Knox Press (2000), pp.43-45.
  9. ^ a b Smith (2002), p. 53.
  10. ^ a b Hadley (2000), pp. 175-176
  11. ^ Keel (1998), pp. 207-237
  12. ^ Hadley (2000), pp. 174-175
  13. ^ Ze'ev Meshel, Kuntillet ‘Ajrud: An Israelite Religious Center in Northern Sinai, Expedition, 1978, pp.50-55.
  14. ^ Merlo (1994).
  15. ^ Day (2002), pp. 50-51.
  16. ^ a b Puzzling Finds from Kuntillet ‘Ajrud. 15 agosto 2014, Biblical Archaeology Society.
  17. ^ a b Dever (2005).
  18. ^ Hadley (2000), pp. 122-136.
  19. ^ Il codice segreto della Bibbia, ep. 2/3, Did God Have a Wife?. BBC.
  20. ^ Smith (2002), p. xxxii-xxxvi.
  21. ^ Day (2002), pp. 50-52.
  22. ^ André Lemaire, «Who or What Was Yahweh's Asherah?», BAR 10:06, Nov/Dic. 1984.
  23. ^ «Kuntillet ‘Ajrud», Mercer Bible Dictionary, Mercer University Press (1991) pp. 494-494.
  24. ^ Keel (1998) p. 237.
  25. ^ K. van der Toorn, Bob Becking, Pieter Willem van der Horst. Dictionary of deities and demons in the Bible, p.99.
  26. ^ Van der Toorn, p.101.
  27. ^ Van der Toorn, p. 102.
  28. ^ Van der Toorn, p. 103.

Bibliografia

  • Paolo Merlo, Asherah, voce in Encyclopedia of the Bible and Its Reception, Vol. 2, pp. 975-980 (© Walter de Gruyter, Berlin/New York 2009).
  • Tilde Binger, Asherah: Goddess in Ugarit, Israel, and the Old Testament (Sheffield Academic Press, 1997) ISBN 1-85075-637-6.
  • John Day, Yahweh and the Gods and Goddesses of Canaan, Sheffield Academic Press (2002)
  • William G. Dever, Did God Have A Wife? Archaeology And Folk Religion In Ancient Israel (Wm. B. Eerdmans Publishing Company 2005)
  • Judith M. Hadley, The Cult of Asherah in Ancient Israel and Judah: Evidence for a Hebrew Goddess, Cambridge University Press (2000)
  • Othmar Keel, Christoph Uehlinger, Gods, Goddesses, and Images of God in Ancient Israel, Fortress Press (1998)
  • Jenny Kien, Reinstating the Divine Woman in Judaism (Universal 2000)
  • Asphodel P. Long, In a Chariot Drawn by Lions (Crossing Press 1993).
  • Paolo Merlo, "L'Ašerah di Yhwh a Kuntillet ˁAjrud. Rassegna critica degli studi e delle interpretazioni", in Studi Epigrafici e Linguistici sul Vicino Oriente antico 11, 1994, 21-55.
  • Paolo Merlo, La dea Ašratum, Atiratu, Ašera. Un contributo alla storia della religione semitica del Nord, (Corona Lateranensis, Roma 1998).
  • Raphael Patai, The Hebrew Goddess (Wayne State University Press 1990)
  • William L. Reed, The Asherah in the Old Testament (Texas Christian University Press, 1949).
  • Mark S. Smith, The Origins of Biblical Monotheism: Israel's Polytheistic Background and the Ugaritic Texts, Oxford University Press (2001)
  • Mark S. Smith, The Early History of God, Yahweh and Other Deities in Ancient Israel, Eerdmans (2002)
  • Steve A. Wiggins, A Reassessment of "Asherah": A Study According to the Textual Sources of the First Two Millennia B.C.E. (Kevelaer: Verlag Butzon & Bercker; Neukirchen-Vluyn: Neukirchener Verlag, 1993). Seconda edizione: (Piscataway, NJ: Gorgias Press, 2007) ISBN 1-59333-717-5.

Voci correlate

Altri progetti

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN69726749 · LCCN (ENsh86004361 · GND (DE118848429 · CERL cnp00540187 · WorldCat Identities (EN69726749
214 Aschera

214 Aschera è un asteroide della fascia principale del diametro medio di circa 23,16 km. Scoperto nel 1880, presenta un'orbita caratterizzata da un semiasse maggiore pari a 2,6115705 UA e da un'eccentricità di 0,0293371, inclinata di 3,43273° rispetto all'eclittica.

Il suo nome è dedicato ad Asherah, nella mitologia assira, la dea della terra.

Abdi-Ashirta

Abdi-Ashirta (XIV secolo a.C. – XIV secolo a.C.) è stato un sovrano siriano.

Abdi-Ashirta il cui nome significa «Servo di Asherah», era il sovrano di Amurru, un regno situato nell'attuale Siria meridionale e soggetto, almeno nominalmente, al controllo egiziano, che era in contrasto col re Rib-Adda di Biblo.

Le lettere di Amarna testimoniano come Rib-Adda si lamentasse amaramente col faraone Akhenaton dei tentativi di Abdi-Ashirta di ricavarsi un regno più vasto a suo discapito. La morte di Abdi-Ashirta è menzionata da Rib-Adda in una lettera ad Akhenaton.Gli succedette il figlio Aziru.

Ashera

Ashera è un ibrido felino commercializzato dalla società statunitense di biotecnologie Lifestyle Pets come animale domestico ipoallergenico. L'animale sarebbe stato ottenuto incrociando il gatto domestico con alcuni felini selvatici (il gatto del Bengala e/o il serval) selezionando una razza felina che possiede una variante ipoallergenica della proteina Fel d 1 (il principale allergene del gatto, presente nella saliva e nelle ghiandole sebacee). Il felino, che può arrivare a pesare fino a 15 chilogrammi, è venduto al prezzo di 22.000 dollari per esemplare.

Asherah (palo sacro)

L'asherah era un palo sacro eretto nei luoghi di culto cananei per onorare la dea madre ugaritica Asherah, consorte del dio El. La relazione tra i riferimenti letterari all'asherah e i ritrovamenti archeologici in Giudea di figurine a pilastro è oggetto di dibattiti accademici.Le asherim erano oggetti di culto collegati alla venerazione di Asherah, intesa come consorte di Baal, come attestato da iscrizioni da Kuntillet Ajrud e Khirbet el-Qom, e come tali oggetto di contrasto tra culti in competizione. La qualifica di «palo» suggerisce che il materiale di costruzione fosse il legno, ma John Day osserva che «non viene mai detto esattamente di cosa si trattasse». Il ruolo di una asherah descritto nei testi fu probabilmente riscritto e reinterpretato dai seguaci di Esdra, al ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese e con la scrittura della fonte sacerdotale. Se da una parte è vero che ci fu un movimento che si opponeva alla venerazione della dea nel Tempio di Gerusalemme al tempo del re Giosia, questo non sopravvisse a lungo al suo regno, in quanto i successivi quattro re biblici «fece[ro] ciò che è male agli occhi del Signore» (Secondo libro dei Re, 23:32, 37; 24:9, 19). Altre esortazioni vennero da Geremia. L'interpretazione tradizionale del testo biblico vuole che gli Israeliti abbiano importato elementi pagani come l'asherah dai vicini Cananei; le moderne interpretazioni accademiche suggeriscono invece che la religione popolare israelita fosse stata politeista da sempre, e che siano stati i profeti e i sacerdoti che denunciarono le asherim ad essere gli innovatori.

Dio (ebraismo)

La concezione di Dio nell'ebraismo è rigorosamente monoteistica. Dio è un essere unico indivisibile incomparabile, la causa prima dell'universo e causa ultima di tutta l'esistenza. La tradizione ebraica insegna che il vero aspetto di Dio è incomprensibile e inconoscibile, e che è solo l'apparenza rivelata di Dio che ha causato l'esistenza dell'universo e interagisce con l'uomo e col mondo.

Nell'ebraismo la divinità ha un nome proprio: in ebraico: יַהְוֶה‎? o Iahvè.; pronuncia Iavè, /jaˈvɛ/ Egli è il dio nazionale del popolo ebraico, descritto nell'Antico Testamento. Il suo nome ricorre più di 6000 volte nella Bibbia ebraica e una volta nell'iscrizione di Mesha, re di Moab (IX secolo a.C.). Nell'antica scrittura semitica, che non segna le vocali, il nome è composto solo da quattro consonanti (yōd, hē, wāw, hē) ed è perciò chiamato "Tetragramma". Per venerazione, non priva di qualche superstizione, gli ebrei già da più secoli a. C. evitavano di pronunciare il nome divino e ricorrevano, anche dove stava scritto nella Bibbia, ai nomi comuni di Adonai (Signore) o più raramente Elohim (Dio). Per questo motivo nelle antiche versioni greche (Septuaginta) e latine (Vulgata) della Bibbia il nome divino fu sostituito da κύριος, Dominus. «Quando più tardi i masoreti ... vocalizzarono il sacro testo, alle consonanti del nome tetragrammo apposero le vocali appunto di Adonai, o, raramente, di Elohim.»Il nome YHWH è una combinazione del futuro, presente e passato del verbo "howa" ((HE) הוה) che significa "essere" e tradotto significa letteralmente "L'Uno Autoesistente". Un'ulteriore spiegazione del nome fu data a Mosè quando YHWH dichiarò: "Eyeh Asher Eyeh" ((HE) אהיה אשר אהיה) "Io Sono Colui Che È" (Esodo 3.14, tradotto anche " "Io Sono Colui Che Sono") – il nome si riferisce a Dio come Dio è veramente, l'Essenza rivelata di Dio, che trascende l'universo. Rappresenta inoltre la compassione di Dio verso il mondo. Nella tradizione ebraica un altro nome di Dio è Elohim, relativo all'interazione tra Dio e l'Universo, Dio manifestato nel mondo fisico, designando la giustizia di Dio, e significa: "Colui che è la totalità dei poteri, delle forze e delle cause dell'Universo".Secondo la tradizione dell'ebraismo, l'unico dio d'Israele è il dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, che è la guida del mondo, ha liberato gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto e ha dato loro le 613 mitzvot sul monte Sinai, come descritto nella Torah. Ha anche dato le Sette Leggi di Noè a tutto il genere umano.

Nella religione ebraica e nella Torah, Dio è quindi visto come l'Essere supremo, creatore, governatore del mondo e degli uomini, giudice supremo e padre, la cui giustizia è temperata dalla misericordia, i cui propositi sono realizzati da agenti prescelti che possono essere sia individui sia nazioni. Dio comunica la sua volontà attraverso profeti e altri strumenti stabiliti.

La fede del popolo ebraico è in un primo momento un culto di monolatria (conosciuto anche come enoteismo): ogni popolo ha il suo Dio, ma il Dio del popolo ebraico è l'unico che quest'ultimo adora e serve. Sono eco di questa concezione passi biblici come quelli che dicono: "Il Signore è il nostro Dio, il più grande di tutti gli dèi", riferendosi in questo caso ai 70 angeli principi delle 70 Nazioni. Ci si riferisce a lui come il "Dio dei nostri padri", "il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe".

Il Dio degli ebrei è creatore di tutte le cose, che ha plasmato dal nulla. Il profeta Ezechiele, rappresentando la maestosità del "Creatore" e della sua perfetta organizzazione in un simbolico carro celeste, parlò della presenza di quattro creature viventi, cherubini, ai lati di questo carro. Ogni creatura aveva quattro facce che rappresentano i quattro principali archetipi angelici poi correlati nell'esegesi ebraica anche agli attributi di Dio. In particolare le figure descritte da Ezechiele sono:

una faccia d'aquila, che simboleggia la profonda sapienza di Dio (Proverbi 2:6);

una faccia di toro, che con la sua leggendaria potenza raffigura l'onnipotenza di Dio (Giobbe 37:23);

una faccia di leone, simbolo della coraggiosa giustizia di Dio (Deuteronomio 32:4);

una faccia d'uomo, simbolo dell'amore di Dio, in quanto l'uomo è l'unica creatura in grado di manifestare intelligentemente questa qualità.Il Dio degli ebrei è un dio impegnato in loro favore (all'inizio), e verso tutti gli uomini (tempi più tardi). Israele nasce come popolo, secondo il racconto biblico, quando sperimenta che Dio lo libera della schiavitù d'Egitto. Da quel momento in avanti Dio è colui che dice "presente" (la radice del nome è la stessa radice del verbo essere coniugato al presente indicativo = Io sono = Io sono qui con te), e gli è accanto per accompagnarlo e salvarlo. Anche le circostanze dolorose, come cadere in mano dei nemici o l'Esilio babilonese, sono interpretate come un'azione di Dio che corregge il suo popolo a causa dei suoi peccati ma ciò solo in alcuni episodi storici infatti il fine della storia, apice della Creazione, riguarda l'era messianica.

Il culto dedicatogli da parte degli ebrei è attestato a partire dall'età del ferro, insieme ad altre divinità della religione siro-palestinese, nei regni ebraici di Israele e Giuda. In particolare, fu dopo il periodo dell'esilio babilonese (IV secolo AEV) che Dio fu promosso a dio unico, soppiantando El (dio supremo delle religioni del Vicino Oriente) e assumendone gli attributi (tra cui gli epiteti El Shaddai, "Dio Onnipotente", ed El Elyon, "Dio Altissimo"), nonché, in un primo momento, la consorte femminile Asherah.Nella Bibbia ebraica, nella quale quindi, secondo la tradizione esegetica, Dio ed El sono da interpretare come lo stesso Dio, egli è descritto come potente e creatore (Genesi, 1), ma anche legato da un patto con la famiglia di Giacobbe: severo nel punire le colpe, attento verso i penitenti, a fasi alterne dio locale e dio universale.

Ebraismo rabbinico

L'ebraismo rabbinico (o rabbinismo) (in ebraico: Yahadut Rabanit - יהדות רבנית) è la forma tradizionale di ebraismo a partire dal VI secolo dell'era volgare, dopo la codificazione del Talmud babilonese.

Iniziato dal giudaismo farisaico, l'Ebraismo rabbinico divenne la corrente predominante all'interno della Diaspora ebraica tra i secoli II e VI, con la redazione della Legge orale (Mishnah) e del Talmud quali interpretazioni autorevoli delle Sacre Scritture ebraiche e per incoraggiare la pratica dell'ebraismo, in assenza dei sacrifici al Tempio di Gerusalemme e non più possibili le altre osservanze relative. L'ebraismo rabbinico si basa sulla convinzione che sul Monte Sinai, Mosè abbia ricevuto la Torah (Pentateuco) direttamente da Dio, insieme ad una spiegazione orale supplementare della Rivelazione, cioè la "Legge orale", che è stata trasmessa da Mosè al popolo israelita in forma orale.

El (divinità)

El (ebraico אל, greco Ἔλ, "Dio") o Eli, in accadico Ilu 𒀭 (sumero An), anche Il, Al nei vari dialetti, è il Dio dell'universo delle religioni antiche dell'area semitica siro-cananea, giudaica e mesopotamica, ed uno dei nomi di Dio nella Bibbia ebraica (nella quale, tuttavia, è sincretizzato con il dio tribale degli ebrei, Yahweh). Dalla medesima radice <-ˤ-l-h>, "altezza", "potenza", deriva in arabo il termine Allah.

Per gli antichi popoli del Medio Oriente, letteralmente "il più alto", era l'essere supremo. La radice trilittera di riferimento <ˤ-l-h> esprime appunto il significato di "essere in alto". Veniva chiamato per questo motivo "l'Altissimo" (Elyon) tra gli dèi, con un'evidente collocazione sovrastante il mondo terreno degli uomini, al di sotto del quale si collocano a loro volta le entità minori.

Enoteismo

L'enoteismo (dal greco antico εἷς "uno" e θεός "dio"), termine coniato da Max Müller, indica un tipo di religiosità che prevede la preminenza di un dio su tutti gli altri, tale da accentrare su di esso tutto il culto; è pertanto una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo, in cui è venerata in particolar modo una singola divinità, senza tuttavia negare l'esistenza di altre divinità, di cui però di solito è sottolineata l'estraneità e/o l'inferiorità.

Kuntillet Ajrud

Kuntillet Ajrud è un sito archeologico risalente alla fine del IX-VIII secolo a.C., situato nel nordest della penisola del Sinai. Spesso è descritto come un santuario, ma l'identificazione è controversa.

Il sito fu esaminato tra il 1975 e il 1976. L'edificio principale, misurante 25 m per 15 m e indicato come "piazzaforte", è diviso in due stanze, una larga, l'altra più piccola, ambedue dotate di basse panche. Pitture e iscrizioni sono presenti sui muri e su due grosse giare (πίθοι, pithoi), una per ciascuna stanza. Le pitture sui pithoi mostrano animali, alberi stilizzati e figure umane, alcune delle quali potrebbero raffigurare divinità. Pare che tali raffigurazioni siano il prodotto di un lavoro svoltosi in un vasto arco di tempo, per mano di differenti artisti, senza che l'insieme dia forma a scene coerenti. L'iconografia è interamente siro-fenicia e manca qualsiasi collegamento ai modelli egiziani che si suole incontrare nell'arte palestinese del periodo.

Le iscrizioni presentano una mescolanza degli alfabeti fenicio ed ebraico. Molte hanno carattere religioso e sono invocazioni a Yahweh, El e Baal. Due, in particolare, presentano le frasi "Yahweh di Samaria e la sua asherah" e "Yahweh di Teman e la sua asherah". In generale, gli specialisti concordano sul fatto che Yahweh è invocato in quanto dio nazionale di Samaria, capitale del regno di Israele, e di Teman, presso Edom, il che farebbe intendere che Yahweh avesse un tempio a lui dedicato in Samaria e pone la questione di una sua relazione con Kaus, il dio nazionale di Edom.

L'asherah è ritenuto generalmente un oggetto cultuale, forse un albero stilizzato, quasi certamente fatto di legno (nella Bibbia esso viene spesso bruciato, nell'affermazione del progressivo monoteismo yahwista contro altre divinità delle civiltà vicine), per quanto la relazione tra l'asherah, Yahweh e la dea Asherah, consorte del dio El, resti oscura.

Lahmu

Laḫmu, anche conosciuto come Lakhmu, Lache, Lumasi e Lammasu è un dio della mitologia accadica ed è la personificazione dello zodiaco, delle stelle e delle constellazioni.

Leggenda di Keret

La Leggenda di Keret, nota anche come Epopea di Keret, è un poema epico canaanita risalente al Tardo Bronzo (circa 1500-1200 a.C.).

Inciso in caratteri cuneiformi ugaritici, racconta la storia della quasi estinzione della casa reale hurrita di Keret, o Kirta. Tutti i figli del re sono morti e sua moglie è "dipartita". In un sogno, il dio creatore El consiglia al re Keret di chiedere aiuto dal dio della pioggia, Baal, e quindi organizzare una spedizione per trovare una nuova moglie. Il re viaggiò a lungo e sulla strada giunse al santuario della Dea Madre Asherah. Entrato nel tempio fece voto di donare alla dea una statua d'oro se lo avesse aiutato a trovare una nuova moglie degna di un re. Keret trova così una moglie e ha diversi figli, ma si dimentica la sua promessa ad Asherah. La dea Asherah, offesa, punisce Keret con una malattia debilitante, ma il dio El torna ancora una volta in suo soccorso e lo guarisce. I suoi figli sono felici di vederlo ristabilito e di nuovo sul trono, tutti a parte il figlio maggiore, Yassib, che aveva guadagnato popolarità, mentre Keret era malato. Yassib tenta così di usurpare il trono ma il colpo di stato fallisce e Keret lo maledirà.

Le tavolette di argilla contenenti il testo della Leggenda sono state rinvenute nel 1930–31 da un gruppo di archeologi francesi a Ugarit (l'attuale Ras Shamra, رأس شمره in arabo, o promontorio del finocchio; 35°35´N; 35°45´E), pochi chilometri a nord della città moderna di Latakia in Siria.

Miti di Dio nell'ebraismo

L'Ebraismo è primariamente una religione basata sull'Alleanza tra Dio ed il popolo di Israele. Secondo la Torah, Dio stabilì tale alleanza iniziandola con Abramo e rinnovandola con Isacco, Giacobbe, Giuseppe e Mosè. Secondo la tradizione ebraica, questa alleanza fu formalizzata con la consegna della Torah sul Monte Sinai e, da allora, il popolo ebraico ha usato la Torah come guida di vita.

Q-D-Š

Q-D-Š (o Q-D-Sh, traslitterato anche Q-D-S) è una forma comune di radice semitica triconsonantica usata in varie lingue antiche e moderne a partire dal 3º millennio p.e.v. I significati espressi da tale radice sono "Santo", "Sacro", "Potenza Divina", "Separare" e "Santuario". La radice è Q-D-Š in aramaico, ebraico, siriaco e fenicio ricostruito, e Q-D-S in arabo, maltese e Ge'ez.

Regina dei cieli

Regina dei cieli è uno dei titoli che nell'antichità vennero attribuiti a numerose divinità femminili nel Vicino Oriente e nel bacino del Mediterraneo. Le forme ed il contesto di questo tipo di venerazione furono vari. In particolare si possono ricordare tra le varie divinità che assunsero questo titolo: Anat, Iside, Inanna, Astarte e Asherah (come attesta il profeta Geremia nella Bibbia). Nella più tarda religione greca fu Era ad attribuirsi questo titolo (un altro suo attributo era che il cielo stellato era il volto di Era) e quindi presso la religione romana, dalla sua corrispondente Giunone. Nella religione norrena la regina del cielo fu Frigg.

Nel Cattolicesimo romano il titolo di regina dei cieli venne quindi ereditato da Maria Regina.

Religione cananea

Quello di religione cananea è il nome dato per il gruppo di antiche religioni semitiche praticate dai Cananei che vissero nell'antico Levante da almeno agli inizi dell'età del bronzo e fino ai primi secoli dell'età volgare.

La religione cananea seguiva il politeismo ed era in alcuni casi monolatrica.

Shalim

Shalim (conosciuto anche come Shalem, Salem o Salim) era un'antica divinità appartenente al pantheon canaaneo, menzionato in una iscrizione rinvenuta nella città di Ugarit (attuale Ras Shamra) nell'odierna Siria.

William F. Albright, famoso archeologo statunitense, identificò Shalim, e il suo gemello Shahar, come i due aspetti del pianeta Venere (ritenuto nei tempi più antichi come due stelle distinte, una del mattino e una della sera), il primo come dio del tramonto e quindi come la "stella della sera", il secondo come dio dell'alba e "stella del mattino".

Yahweh

Yahweh (in ebraico: יַהְוֶה‎?, anche Yahveh, in italiano anche Jahvè o Iahvè; pronuncia Iavè, /jaˈvɛ/) è il Dio nazionale del popolo ebraico, descritto nella Bibbia ebraica.Il culto dedicatogli da parte degli ebrei è attestato a partire dall'Età del ferro nei regni ebraici di Israele e Giuda, insieme ad altre divinità della religione siro-palestinese, fra cui, in un primo momento, potrebbe aver avuto una consorte femminile, Asherah. L'incertezza è dovuta alla difficoltà di chiarire se i siti archeologici in cui Yahweh è associato ad altre divinità siano siti ebraici o cananei e al fatto che "Asherah" potrebbe indicare non una dea ma un oggetto di culto.

Dopo il periodo dell'esilio babilonese (VI secolo a.C.) Yahweh risulta con certezza essere stato promosso a dio unico nella religione ebraica, soppiantando definitivamente El (dio supremo delle religioni del Vicino Oriente) e assumendone gli attributi (tra cui gli epiteti El Shaddai, "Dio Onnipotente", ed El Elyon, "Dio Altissimo").Nella Bibbia ebraica, nella quale quindi, secondo la tradizione esegetica, Yahweh ed El sono da interpretare come lo stesso Dio, egli è descritto come potente e creatore (Genesi, 1), ma anche legato da un patto con la famiglia di Giacobbe: severo nel punire le colpe, attento verso i penitenti, a fasi alterne dio locale e dio universale, protettore del popolo d'Israele.

Yahweh è anche il dio dei cristiani, essendo il Dio Padre (il padre di Gesù di Nazaret) e quindi la prima persona della santissimaTrinità (Cristianesimo). Ciò lo rende quindi: il Dio più venerato del mondo, avendo più di 2 miliardi di Cristiani credenti.

In altre lingue

This page is based on a Wikipedia article written by authors (here).
Text is available under the CC BY-SA 3.0 license; additional terms may apply.
Images, videos and audio are available under their respective licenses.