Alabarda

L'alabarda è l'arma inastata per antonomasia, a punta, tagliente da entrambi i lati. Si compone di una lama di scure sormontata da una cuspide o da una lama di picca e sviluppante, posteriormente, in un uncino o in una seconda cuspide. Per forma ed utilizzo ricorda molto la voulge, della quale si costituisce come una sorta di evoluzione più raffinata.

Diffusa massicciamente in Europa dai successi militari dei mercenari svizzeri a partire dal XIV secolo, restò in uso alle forze di fanteria sino ai primi decenni del XVII secolo. Nel XVIII secolo era ormai divenuta arma di rappresentanza per le guardie di palazzo ed a tal fine è ancora in uso alle Guardia Svizzera Pontificia ed alla Guardia Real di Spagna.

In araldica l'alabarda è simbolo di buona guardia e virtù guerriere.

Alabarda
Hallebarde 177
Alabarda - inizio XVI secolo
TipoLancia
OrigineEuropa occidentale
Impiego
UtilizzatoriFanteria di Alabardieri
Produzione
VariantiAlabarda da caccia
Descrizione
Lunghezzaca. 2,5 m
European Weapons and Armour: From the Renaissance to the Industrial Revolution
voci di armi presenti su Wikipedia
Niklaus Manuel 1553
Il lanzo Niklaus Manuel armato di alabarda - Hans Rudolf Manuel (1553)

Storia

Origini

L'origine del vocabolo "alabarda" è ancora oggetto di contese. In lingua tedesca, "hellebarde" dovrebbe derivare da Halm-Barte (bastone-ascia). Una simile analisi all'etimologia del nome concorrerebbe ad avvalorare l'ipotesi che l'alabarda, come un'altra arma inastata diffusasi in Europa a partire dall'Anno Mille, la berdica, derivi dalle grandi scuri da guerra in uso alle popolazioni germaniche del Nord Europa (v. Ascia danese)[1].

Bisogna inoltre considerare che in quei paesi dove forte fu l'influenza dei vichinghi, come il Regno di Scozia ed il Principato di Kiev, ancora in epoca rinascimentale erano in uso grandi scuri da guerra assurte al rango di armi inastate per occupare quella nicchia tattica riempita, in Europa Occidentale dall'alabarda: la berdica polacco-russa e l'ascia Lochaber scozzese[2].

Diffusione

L'alabarda, nella sua forma più primitiva, molto simile alla voulge[3] (in pratica una mannaia inastata con una tozza punta alla sommità ed un uncino sul posteriore), fu arma distintiva dei mercenari svizzeri. Legò quindi il suo nome a quelle forze di fanteria che tra XIV e XV secolo, fidando sulla riscoperta delle armi inastate, stroncarono il primato della cavalleria pesante sui campi di battaglia del Tardo Medioevo (v. Battaglia di Grandson e Battaglia di Morat del 1476; Battaglia di Nancy del 1477).

Dagli svizzeri, l'uso dell'alabarda passò ai lanzichenecchi tedeschi, la forza di fanteria voluta dall'imperatore Massimiliano I per cercare di arginare il crescente successo bellico degli elvetici. Lungo tutto il corso del XVI secolo, sia tra gli svizzeri che tra i lanzi, l'alabarda perse sistematicamente utilità sul campo di battaglia, finendo con il divenire, nel XVII secolo arma distintiva di alcuni sotto-ufficiali. I tercios del Regno di Spagna, la forza di fanteria dominante in Europea sino alla Battaglia di Rocroi (1648), fecero un uso molto ristretto dell'alabarda, ricorrendo preferenzialmente al modello Pike and Shot basato sull'uso della picca in appoggio all'archibugio.

Quale arma di difesa personale, l'alabarda restò invece in forza alle truppe preposte alla protezione del sovrano sino al XVIII secolo, iniziando però a sviluppare verso forme ibride con la partigiana (altra arma inastata molto in voga tra le "scorte" delle varie famiglie reali europee).

ALABARDA. s.f. In franc Hallebarde. Arme in asta da punta e da taglio, fatta di un legno forte, lungo tre braccia, e tutto tempestato di chiodi, in cima del quale sta fitta una larga lama acuta e tagliente, guarnita nella sua parte inferiore di un ferro ritratto a modo di scure dall'un dei lati, e di una o tre punte arcuate dall'altro. Quest'arme terribile, colla quale si poteva caricar di punta il nemico, od arrestarne l'impeto, si crede introdotta per la prima volta in Italia dagli Svizzeri nella prima loro calata, l'anno 1422; l'adopraron poscia e per lungo tempo i soldati Tedeschi chiamati Lanzi. Ora non è più in uso se non nelle anticamere de' Principi in mano di alcune delle loro guardie. Dicesi anche LABARDA.

(Grassi, Giuseppe (1833), Dizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria, v. I-II, p. 40.)

L'alabarda è ancor oggi in uso a quelle forze di sicurezza statali che integrano all'uniforme vera e propria un'uniforme da parata con elementi storici: la Guardia Svizzera Pontificia e la Guardia Real di Spagna.

Costruzione

Nella sua forma arcaica, l'alabarda ricordava molto la voulge dei mercenari svizzeri. Era composta da una lama metallica rassomigliante a quella di una mannaia, obliqua rispetto all'asta, con un uncino sul posteriore ed una cuspide alla sommità.

Nel corso del Cinquecento, l'alabarda si raffinò. Dalla massa indistinta del metallo iniziarono ad emergere in modo chiaro la lama di scure frontale, l'uncino o la cuspide posteriore, la cuspide o la lama di lancia superiore. Arma pesante, l'alabarda venne alleggerita ricorrendo a dei fori sulla lama di scure frontale e sulla lama/uncino posteriore, ove presente. La cuspide superiore venne invece sempre più spesso sostituita da una lama di lancia di dimensioni ragguardevoli, spesso una vera e propria lama di partigiana, per garantire all'arma una maggior versatilità nel corpo-a-corpo.

Le esigenze belliche spinsero però anche in favore di accorgimenti che certo non migliorarono la maneggevolezza dell'arma:

  • Per aumentare la capacità di penetrazione/trauma della scure, il posteriore venne sovraccaricato con una testa di martello, ottenendo un'arma ibrida con il Mazzapicchio: la Bardola;
  • In altri casi, onde permettere una maggiore penetrazione alla cuspide posteriore, si preferì sostituirla con un tridente.
Hallebarde 177

Alabarda svizzera del XVI secolo, ancora molto simile alla voulge

Hallebarde 176

Alabarda del XVII secolo

Hallebarde-pertusiane 132

Alabarda-Partigiana del XVII secolo

Come arma cerimoniale, l'alabarda venne sovraccaricata con qualsiasi tipo di decorazione: al posto della cuspide/lama superiore si inserirono torce, bandiere, statue raffiguranti animali, persone, vessilli ecc. Sotto alla testa metallica, l'alabarda era quasi sempre ornata da passamaneria di pregiato tessuto.

Utilizzo

Sviluppata dai guerrieri elvetici, l'alabarda doveva inizialmente sortire a due requisiti:

  1. Permettere di impegnare efficacemente il cavaliere corazzato trascinandolo giù di sella, con un colpo di lama o agganciandolo tramite l'uncino, e liquidandolo, tramite un affondo della cuspide o, nuovamente, con un colpo della lama portato alle parti deboli dell'armatura a piastre;
  2. Difendere la linea dei picchieri dalle lame delle picche nemiche, deviandole o tranciandone le aste lignee.

Nel corso del XV secolo, quando ormai tutti gli eserciti dei regni europei si erano muniti di numerosi quadrati di fanteria pesante (quasi sempre svizzeri o lanzichenecchi), l'alabarda si reinquadrò sempre più come un "tranciapicche". Si assistette nel contempo ad un allungamento della cuspide superiore o ad una sua sostituzione con lama di lancia vera e propria, onde permettere di trafiggere gli avversari nella mischia. La medesima evoluzione occorse, in buona sostanza, anche all'altra arma in uso agli svizzeri ed ai tedeschi che, seppur radicalmente diversa nella linea, occupava la stessa nicchia tattica dell'alabarda: la spada a due mani, trasformata nel corso del Rinascimento nello Zweihänder.

Bad-war
La mischia dei fanti cinquecenteschi: in primo piano, a sinistra, un lanzo rovescia la presa sulla sua alabarda per avventarla contro i picchieri impegnati come una lancia. - Hans Holbein il Giovane.
Pol001

Posizione di guardia, vista laterale.

Pol002
Pol003
Pol004
Pol005

Posizione di guardia, vista frontale.

Abbandonati i campi di battaglia, l'alabarda, rimasta in uso alle forze di sicurezza di regnanti e pontefici, alleggerì e ridusse sempre più di dimensioni la sua lama di scure privilegiando una lama di lancia superiore. La scherma tradizionale della lancia, raffinata lungo tutto il corso del Tardo Medioevo e del Rinascimento era perfettamente praticabile con questa tipologia di arma. Oltre all'affondo ed al colpo di ritorno con la parte interiore dell'asta, l'alabarda, con i suoi uncini, anelli e ganci, poteva agganciare l'arma, la corazza o le vesti dell'avversario impacciandone i movimenti nell'attesa del colpo risolutivo.

Nella cultura di massa

Come lo spadone a due mani, anche l'alabarda è una di quelle armi la cui foggia particolarmente brutale ha garantito un posto nell'immaginario collettivo, oltre che in quello degli artisti.

Nei cartoni animati degli anni ottanta l'alabarda spaziale di Goldrake, frutto della fantasia di Go Nagai, era formata da due semi aste con due lame alle estremità, che si univano a formare un'alabarda lunga 30 metri circa e pesante 15 tonnellate.

Note

  1. ^ Oakeshott, Ewart (2000), European Weapons and Armour: From the Renaissance to the Industrial Revolution, Boydell Press, ISBN 0-85115-789-0, p. 47.
  2. ^ Caldwell, David (1981), Some Notes on Scottish Axes and Long Shafted Weapons, in Caldwell, David (1981), Scottish Weapons and Fortifications 1100-1800, Edimburgo, John Donald, ISBN 0-85976-047-2, pp. 253–314.
  3. ^ Il materiale iconografico coevo relativo alla Battaglia di Morgarten del 1315, debutto formale dei fanti svizzeri sul teatro bellico europeo, mostra chiaramente i ribelli elvetici armati di picca e di voulge, non certo di alabarda.

Bibliografia

  • Brandherm, Dirk [e] O'Flaherty, Ronan (2001), Prodigal sons: two 'halberds' in the Hunt Museum, Limerick, from Cuenca, Spain and Beyrǔt, Syria, in Journal of the Royal Society of Antiquaries of Ireland, a. 2001, v. 131, pp. 56-60.
  • Caldwell, David (1981), Some Notes on Scottish Axes and Long Shafted Weapons, in Caldwell, David (1981), Scottish Weapons and Fortifications 1100-1800, Edimburgo, John Donald, ISBN 0-85976-047-2, pp. 253–314.
  • Grassi, Giuseppe (1833), Dizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria.
  • Koch, H.W., Illustrierte Geschichte der Feldzüge im Mittelalter, Bechtermünz Verlag, ISBN 3-8289-0321-5, pp. 61, 73, 130, 166, 190-91.
  • Ludwig, Karl-Heinz [e] Schmidtchen, Volker (1992), Propyläen Technikgeschichte : Band 2: Metalle und Macht, Propyläen, Berlino, ISBN 3-549-05227-8.
  • O'Flaherty, Ronan (1998), The Early Bronze Age halberd: a history of research and a brief guide to the sources, in Journal of the Royal Society of Antiquaries of Ireland, a. 1998, v. 128, pp. 74-94.
  • Oakeshott, Ewart (2000), European Weapons and Armour: From the Renaissance to the Industrial Revolution, Boydell Press, ISBN 0-85115-789-0.
  • Schmidtchen, Volker (1990), Kriegswesen im späten Mittelalter. Technik, Taktik, Theorie, Weinheim.

Voci correlate

Altri progetti

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàGND (DE4564372-6
Alabarda (F 560)

Nave Alabarda è stata una corvetta antisommergibile della Marina Militare Italiana, in servizio tra il 1950 e il 1968, dopo che in precedenza, nel corso della seconda guerra mondiale, aveva servito, come dragamine, con il nome di HMS Larne, nella Royal Navy.

Alabarda (araldica)

In araldica, l'alabarda è simbolo di buona guardia e virtù guerriere ed è anche un'allegoria della famiglia che, forte e armata, vigila sul proprio avvenire.

È definita alabarda anche l'arma che compare nello stemma di Trieste. Per questo motivo i giocatori della squadra di calcio della Triestina sono spesso chiamati gli alabardati. È tuttavia un errore chiamare "alabarda" l'arma che compare sullo stemma di Trieste: si tratta piuttosto di una corsesca, l'arma di san Sergio, uno dei patroni della città.

Alabarda d'oro

L'Alabarda d'oro è il riconoscimento assegnato nel corso della manifestazione culturale Premio Alabarda d'oro - "Città di Trieste", Festival del Cinema, Teatro e Letteratura. Il premio prende il nome dal simbolo della città di Trieste, l'alabarda una cui preziosa riproduzione ricoperta in oro, realizzata dall'artista Bruno Chersicla, viene assegnata ai vincitori durante la cerimonia di premiazione.

Il Premio “Città di Trieste” nasce nel 2007 ideato da Mauro Caputo (attualmente direttore artistico assieme a Federica Crevatin).

Alessandro D'Alatri

Alessandro D'Alatri (Roma, 24 febbraio 1955) è un regista, sceneggiatore e attore italiano.

Arma inastata

Un'arma inastata è un'arma per il combattimento ravvicinato nella quale la parte deputata all'uso bellico è collocata al termine di un'asta, solitamente di legno duro, al fine di estendere il più possibile il raggio d'azione di colui che la brandisce e di amplificare il momento angolare onde ottenere più danno nel momento in cui la sommità giunge a contatto con il bersaglio. L'origine delle armi inastate è antichissima, basti considerare la stretta relazione tra la zagaglia ed il coltello di selce dell'Età della Pietra, ed ha portato allo sviluppo di una notevole quantità di tipologie di armi (picca, alabarda, berdica, azza etc.) sia in Europa che in Asia.

Avellane

Avellane è un termine utilizzato in araldica per indicare delle nocciole colle bucce, quasi sempre tre, male ordinate ed appese al gambo.

Simboleggiano virtù celata e segreto amore.

Bastone noderoso

Bastone noderoso è un termine utilizzato in araldica per indicare che è nocchioso, coi rami od opposti o contrarianti.

Classe Ariete

La Classe Ariete fu un gruppo di torpediniere costruite per la Regia Marina durante la seconda guerra mondiale nei cantieri di Ansaldo di Genova, del Quarnaro di Fiume e CRDA di Trieste.

Figura artificiale

In araldica la figura artificiale è quella che rappresenta le cose create dall'ingegno o dalla mano dell'uomo.

Tra esse si trovano:

elementi relativi all'architettura

Colonna

Ferro d'ancoraggio

Ferro da mulino

Fontana

Mastio

Mola

Palco (di edificio)

Porta

Pozzo

Punta di diamante

Ruota da molino

Saracinesca

Torre

Ventarolaelementi relativi alla guerra

Alabarda

Arco

Ascia d'armi

Balestra

Bandiera

Cannone

Elmo

Feone

Ferro da fucile

Ferro di lancia

Freccia

Granata

Guidone

Mazza d'armi

Scimitarra

Spada

Sperone

Spronella

Spronella accollata

Stella del mattino

Tribolo

Tridenteelementi relativi alla caccia e all'equitazione

Corno da caccia

Ferro di cavallo

Mordacchia

Sellaelementi relativi alla navigazione

Ancora

Galera

Naveelementi relativi all'agricoltura

Erpice saraceno

Falce

Falcetto

Giogo

Rastrello

Scure

Zappaelementi relativi alle attività artigianali

Chiave

Ferro da calzolaio

Forbici

Navetta da telaio

Scala

Segaelementi relativi alle attività industriali

Incudine

Martello

Mazzapicchio

Ruota dentataelementi relativi alla musica e alle altre arti

Arpa

Caduceo

Campana

Compasso

Libroelementi relativi alla religione

Bordone del pellegrino

Basilica

Chiodo di passione

Mitra

Pastorale

Paternostro

Ruota di Santa Caterinaelementi relativi al cerimoniale

Corona all'antica

Crancelino

Fiorone

Globo imperiale

Gonfalone

Mondoelementi relativi all'abbigliamento

Anello

Cappello

Cappello all'antica

Cappello da giudeo

Cordelliera

Fibbia

Laccio d'amore

Manicaelementi relativi alla vita quotidiana

Breve

Bilancia

Carello

Catena

Dado

Lampada

Raggio di carbonchio

Rocco

Ruota

Ruota cleviana

Torcia

Gerione (araldica)

In araldica, il gerione è una figura immaginaria rappresentata da una testa con tre volti umani, uno di fronte, gli altri due di profilo sui lati destro e sinistro del primo. Lo si trova blasonato, talvolta, come testa di gerione, espressione errata, in quanto il gerione è di per sé una testa.

Happy Family (film)

Happy Family è un film del 2010 diretto da Gabriele Salvatores, ispirato dall'omonimo spettacolo teatrale scritto da Alessandro Genovesi, a sua volta influenzato dal dramma pirandelliano Sei personaggi in cerca d'autore. In concomitanza con l'uscita del film, il testo di Genovesi è diventato un libro, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore.

Il film è stato presentato in anteprima il 4 marzo 2010 negli Stati Uniti al Los Angeles Italian Film Festival e distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 26 marzo. Ha ottenuto una nomination ai premi Alabarda d'oro 2010 come miglior regia. Viene premiato al 6º Festival de cinema italiano in Brasile.

Ippocampo (araldica)

In araldica l'ippocampo non compare molto frequentemente, e per lo più in stemmi dell'araldica civica.

Ji (arma)

Il Ji (戟) è un'antica arma inastata cinese, ad oggi ancora in uso nelle arti marziali cinesi, normalmente considerata la versione sinica dell'alabarda occidentale.

Il Ji è, in buona sostanza, un'evoluzione della lancia di metallo Mao (矛) ottenuta combinando quest'ultima con l'ascia-daga (Gē). Il Ji fu creato tra l'epoca della dinastia Yin e quello della dinastia Shang. Anticamente era decorata con monete e nastri colorati di seta.

Il Ji interamente in bronzo fu utilizzato ampiamente dalla dinastia Zhou occidentale e quella in ferro apparve nel periodo degli stati combattenti. Durante la dinastia Qin e la dinastia Han il Ji divenne un'arma importantissima utilizzata sia dalle forze di cavalleria che di fanteria. Gradualmente scomparve dai campi di battaglia tra il periodo della dinastia Jìn e l'epoca delle Dinastie del Nord e del Sud. Nel contempo, però, il Ji iniziò ad essere ampiamente utilizzato durante le dimostrazioni popolari. Durante la dinastia Sui e la dinastia Tang, l'arma fu definitivamente relegata alla pratica spettacolistica, all'esercizio fisico e alle cerimonie onorifiche, perdendo una valenza bellica vera e propria.

Leoncino (araldica)

Leoncino è un termine utilizzato in araldica per indicare il leone essendo di piccole proporzioni ed in numero.

Mario Martone

Mario Martone (Napoli, 20 novembre 1959) è un regista teatrale, regista cinematografico e sceneggiatore italiano.

Naginata-do

Naginata Do (o Naginatajutsu), che significa arte del falcione, è un'arte marziale giapponese praticata con il naginata, arma equivalente al falcione in uso presso la fanteria europea nel Medioevo.

Sin dalla mitologia, il Giappone era dipinto come "il paese dalle mille lance". La lancia per significato simbolico veniva immediatamente dopo l'arco e le frecce; se ne ha una palese dimostrazione osservando le opere artistiche, nelle quali il bushi veniva comunemente rappresentato con una lancia in pugno.

Esistevano svariate scuole per tutto il Giappone che studiavano differenti metodi di utilizzare la lancia e le varie tecniche da sperimentare. La vera lancia giapponese era generalmente chiamata yari, e per forma e struttura rappresentava qualcosa d'eccezionale, sia per la resistenza e la tempra della lama (tipiche delle lame giapponesi), sia per la leggerezza e la praticità d'uso. Rappresentava un'arma temibile sotto molti aspetti e anche molto pratica dato che permetteva di combattere e annientare un nemico senza entrare nella sua zona d'attacco e rimanendo dunque alla dovuta distanza di sicurezza. I fabbri si prodigavano nella costruzione di queste armi con la stessa passione e lo stesso impegno necessari alla fabbricazione delle spade. Il secondo tipo di lancia Giapponese, erroneamente tradotto dagli europei con "alabarda", è rappresentato dal naginata, la cui letterale traduzione significa "lunga spada". La lama del naginata era quella di una spada, e non come nel caso dell'alabarda quella di un'ascia. Questa arma divenne famosa per la sua enorme versatilità e per il vastissimo numero di scuole che si dedicarono allo studio e alle applicazioni di questa arma nel combattimento e nella guerra. Alcuni storici ritengono persino che l'introduzione di protezioni alle gambe nell'armatura del bushi sia dovuta a questa temibile arma.

Le donne del buke dovevano imparare a sopperire i momenti di mancanza del marito e del signore imparando ad utilizzare al meglio quest'arma prima dei diciotto anni. Lo sviluppo maggiore relativo a questo tipo di lance si ebbe sotto il profilo tecnico; le lame e le punte di tali strumenti subirono un'enorme evoluzione negli anni e nel tempo e cominciarono a diversificarsi, sino a raggiungere una vastissima serie di forme differenti. Anche durante gli anni centrali del Giappone feudale, quando la spada prese il sopravvento, la lancia continuò ad essere usata nelle cerimonie e il naginatajutsu o lo Sōjutsu, continuarono ad essere insegnati nelle scuole di tutto il Giappone, e l'arte si sviluppò sino a raggiungere il livello di un Dō, un percorso di crescita spirituale e mentale.

Insieme al kendō, lo iaidō e il jodo, nella sua corrente maggiore per numero di praticanti, afferisce alla All Japan Kendō Federation e alla IKF che ne promuovono lo sviluppo a livello mondiale mentre a livello europeo il riferimento è la EKF. In Italia lo è promossa ufficialmente dalla Confederazione Italiana Kendo (l'unica riconosciuta dalla IKF e dall'EKF).

Prima Categoria Friuli-Venezia Giulia 1967-1968

Il campionato di calcio di Prima Categoria 1967-1968 è massimo torneo dilettantistico italiano di quella stagione sportiva. A carattere regionale, fu il nono con questo nome dopo la riforma voluta da Zauli del 1958.

Nella stagione 1967-1968 solo in Lombardia e in Campania fu giocato il campionato di Promozione. Nelle altre regioni nella stessa stagione fu giocato il campionato di Prima Categoria.

Questi sono i gironi organizzati dal Comitato Regionale Friuli-Venezia Giulia per la regione Friuli-Venezia Giulia.

In questa stagione a parità di punteggio non era prevista alcuna discriminante: le squadre a pari punti erano classificate a pari merito (la F.I.G.C. in questa stagione non teneva conto della differenza reti, la utilizzava solo per il Settore Giovanile).

In caso di assegnazione di un titolo sportivo (sia per la promozione che per la retrocessione) era previsto uno spareggio in campo neutro.

Serie A 1981-1982 (pallamano maschile)

La Serie A 1981-1982 è stata la 13ª edizione del torneo di primo livello del campionato italiano di pallamano maschile.

Esso venne organizzato dalla Federazione Italiana Giuoco Handball.

Il torneo fu vinto dalla Pallamano Trieste per la 5ª volta nella sua storia, e vincendo tutte le partite.

A retrocedere in serie B furono la Pallamano Alabarda Trieste, l'ACR Conversano e il Südtiroler Sportverein Bozen.

UFO Robot Goldrake

UFO Robot Goldrake (UFOロボグレンダイザー UFO Robo Gurendaizā?), nota in italiano anche come Atlas UFO Robot, è un anime televisivo di genere mecha prodotto dalla Toei Animation dal 1975 al 1977 e basato sull'omonimo manga di Gō Nagai.

In Italia l'anime ebbe notevole successo di pubblico e anche le versioni italiane delle sigle furono fra i singoli più venduti del 1978 con oltre settecentomila copie il primo e oltre un milione il secondo.

In altre lingue

This page is based on a Wikipedia article written by authors (here).
Text is available under the CC BY-SA 3.0 license; additional terms may apply.
Images, videos and audio are available under their respective licenses.