Ahmad ibn Hanbal

Ahmad ibn Hanbal (in arabo: أبو عبد الله أحمد بن محمد بن حنبل الشيباني الذهلي‎; Baghdad, 780Baghdad, giugno 855) è stato un teologo e giureconsulto arabo, musulmano tradizionalista. Fondatore di una delle quattro grandi scuole giuridiche sunnite (l'hanbalismo), divenne l'ispiratore del wahhabismo, grazie all'opera di Ibn Taymiyya, ed in parte del riformismo conservatore della Salafiyya.

Ahmad bin Hanbal Name
Ahmad ibn Hanbal

Vita

Ibnhanbal
Copia di un libro contenente tutti gli scritti di Hanbal

Ahmad b. Hanbal era un arabo appartenente alla tribù dei Banū Shayhān che avevano svolto un ruolo attivo nella conquista dell'Iraq e del Khorasan. Suo nonno era originario del Najd. Dapprima Ibn Hanbal visse a Basra, poi si trasferì con la famiglia a Marw, guidata dal nonno Hanbal b. Hilāl, governatore di Sarakhs sotto gli Omayyadi.

Nacque poco dopo che il padre Muhammad b. Hanbal – che faceva parte dell'armata del Khorasan – si era stabilito a Baghdad dove morirà tre anni più tardi. Una piccola eredità familiare permise ad Ahmad di condurre un'esistenza modesta ma una vita indipendente. Dopo essersi dedicato alla lessicografia e alla giurisprudenza, dal 795 si concentrerà unicamente sulla tradizione, il cui studio lo porterà a viaggiare in Persia, Yemen e Siria. I suoi studi di fiqh e di ʾaḥādīth furono guidati da un gran numero di maestri, da Abu Yusuf nella città di Baghdad, a Sufyan b. ‘Uyayna, sua fondamentale guida e autorità principale della scuola del Hijaz.
Ibn Hanbal rifiuterà d'accettare la tesi mutazilita del Corano creato, andando così contro l'ideologia a quel tempo predominante. Al-Ma’mūn, di orientamento mutazilita, ordinò che Ibn Hanbal e un altro studioso ostile al principio della createzza del testo sacro islamico si presentassero davanti a lui. Così una volta giunto a Baghdad, Ahmad b. Hanbal fu imprigionato prima a Yasiriyya e infine a Darb al-Mawsil.
Il nuovo califfo al-Mu'tasim, incline ad abbandonare la miḥna (che accertava l'orientamento mutazilita dei funzionari più importanti del califfato), lo convocò nonostante i mutaziliti continuassero a ritenere pericoloso per l'autorità dello stato abbandonare una posizione ufficialmente affermata. Davanti al califfo continuò a rifiutare il riconoscimento della creazione del Corano, e per tal motivo sarebbe stato frustato, ma ebbe la possibilità comunque di riottenere la sua libertà, dopo due anni di prigionia, ritirandosi a vita privata.
Nonostante l'avvento di al-Wathiq, Ibn Hanbal decise di non riprendere i suoi corsi d'insegnamento a Baghdad sulle tradizioni islamiche, non perché qualche interdizione ufficiale glielo impedisse, ma perché gli sembrò convenevole evitare di suscitare contrasti con gli esponenti più oltranzisti del mutazilismo.

Sarà la restaurazione del Sunnismo da parte di al-Mutawakkil (847) a permettergli di riprendere la sua attività di docente, ma non sarà inserito dal califfo tra i tradizionalisti a cui egli affidò l'incarico di combattere la Jahmiyya e la Mutazila. Il califfo gli conferì tuttavia il compito di istruire sui ʾaḥādīth il giovane principe al-Mu'tazz, che si servì dell'illustre teologo per la sua politica di restaurazione sunnita. Giunto a Samarra su invito di al-Mutawakkil, poté venire a contatto con il mondo della corte abbaside. Ritornerà a Baghdad poco dopo, senza aver incontrato il califfo.

Morì nel giugno 855 all'età di 75 anni, dopo una breve malattia. Fu seppellito nel Cimitero dei Martiri (Maqābir al-Shuhadā’ ). La sua tomba diventerà una delle più frequentate mete di pellegrinaggio di Baghdad, ricordato e onorato dal califfo con un'iscrizione per ricordare il più illustre difensore della Sunna.

Opere

L'opera più importante di Ibn Hanbal è la sua raccolta di tradizioni, il Musnad. Sarà il figlio ‘Abd Allāh a raccogliere l'enorme quantità di materiale accumulato, apportandone delle aggiunte. La raccolta non divide le tradizioni per materie come fanno i Sahih di Bukhari e Muslim, ma le classifica sotto il nome del garante che per primo le ha riportate. L'attitudine intellettuale di Ibn Hanbal deve essere considerata come un "mujtahid indipendente". Altri due piccoli trattati sono fondamentali per lo studio della sua posizione dogmatica: il Radd ‘alā l-Jahmiyya wa l-zanādika, in cui espone e rifiuta le dottrine di Jahm b. Safwān, e il Kitāb al-Sunna. Nell'opera del Kitāb al-Ṣalāt si concentrerà sull'importanza della preghiera in comune e su tutte le regole che l'imam e i fedeli devono seguire. Altri due manoscritti meritano di essere segnalati: il Musnad min masā'il e il Kitāb al-amr trasmesso da Ghulām al- Khallāl. Nella prima Ibn Hanbal dibatte sulle questioni (masa'il ) più diverse, dal dogmatismo alla morale e al diritto. Quest'opera sembra realizzare l'intenzione profonda del suo insegnamento, e cioè una reazione contro la codificazione del fiqh, in quanto il diritto musulmano primitivo era una dottrina di trasmissione essenzialmente orale e lasciava a livello strutturale un grande margine di variazioni individuali. Codificare per iscritto e sistematicamente il fiqh significava cambiarne e corromperne la natura.

Dottrina

Gli attributi divini

Il dio di Ibn Hanbal è il Dio del Corano. Credere in Dio significa credere alla descrizione che Dio ha fatto di se stesso nel Suo libro. Quindi si dovranno considerare come realtà non solo gli attributi di Dio come la saggezza, la potenza etc., ma anche quelle espressioni che invocano la mano di Dio, il Suo Trono ecc. Rifiuta quindi anche la teologia negativa (ta'tīl ) dei Jahmiyya e le loro esegesi allegoriche (ta'wīl ) del Corano e delle tradizioni, e l'antropomorfismo (tashbih) dei Mushabbiha. Secondo il fideismo di Ibn Hanbal, si deve credere in Dio senza domandarne il "come" (bi-lā kayf ) delle cose divine e lasciare a Dio l'intelligenza del Suo proprio mistero, rinunciando alle derive della teologia dogmatica ( kalām ).

Corano e Sunna

Il Corano è la parola di Dio non creata (kalām Allah ghayr makhlūq ), intendendo con Corano le sue lettere, le sue espressioni e le sue idee. Per quanto riguarda la Sunna, e cioè l'insieme delle tradizioni che si possono considerare come riguardanti il Profeta, egli distingue tra hadīth perfettamente autentici e sani - saī e hadīth che beneficiano solamente della presunzione d'autenticità senza che alcuna ragione positiva le rigetti. Il Corano e la Sunna trovano un loro prolungamento in una terza fonte, derivata e complementare: le consultazioni dei Compagni. I Compagni hanno conosciuto e messo in pratica il Corano e compreso meglio delle generazioni posteriori. E nel caso ci fossero divergenze con i Compagni, Ibn Hanbal ammette la possibilità di distaccarsi sempre però facendo riferimento al Corano e alla Sunna e tenendo conto del loro ordine di precedenza, perché il consenso della comunità (ijmā‘ ) non è di per sé una fonte di diritto, in quanto una comunità può essere completamente d'accordo su un errore, senza prendere in considerazione la rivelazione che la tradizione trasmette. Ibn Hanbal condanna fortemente il ra'y, l'opinione personale, senza però considerare un'assoluta passività di fronte al testo una regola generale. Infatti non rifiuterà mai il ragionamento analogico. Dunque il compito del muftī (giureconsulto) è quello di fare un costante sforzo personale (ijtihād ) per ricavare dalle fonti di diritto le prescrizioni morali che si devono applicare ai singoli casi che si presentano.

La politica di Ibn Hanbal è una politica della solidarietà confessionale: alla fitna (disgregazione della comunità) egli oppone la nozione di jamā'a, unione e coesione del gruppo. Legittima la scomunica (takfir ) solo in tre casi: l'abbandono della preghiera, il consumo di alcolici e la diffusione di eresie contrarie ai dogmi dell'Islam. Il fine dell'azione di ogni uomo è quello di servire Dio e la fede deve comprendere le parole, gli atti, l'intenzione e l'attaccamento alla Sunna.

Bibliografia

  • Encyclopedie de l'Islam, lemma «Ahmad ibn Hanbal» (H. Laoust)
  • K. F. Allam, C. Lo Jacono e A. Ventura, Islam (a cura di G. Filoramo), Roma-Bari, Laterza, 2003.

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780

Il 780 (DCCLXXX in numeri romani) è un anno bisestile dell'VIII secolo.

855

L'855 (DCCCLV in numeri romani) è un anno del IX secolo.

Abd Allah ibn Amr ibn al-As

ʿAbd Allāh ibn ʿAmr b. al-ʿĀṣ, Abū Muḥammad (in arabo: عبد الله بن عمرو بن العاص‎; La Mecca, 616 – Egitto, 685), è stato un Sahaba.

ʿAbd Allāh b. ʿAmr b. al-ʿĀṣ fu uno dei primi musulmani a raccogliere tradizioni del profeta Maometto che potessero avere interesse giuridico e morale (ḥadīth), intitolato al-Ṣaḥīfa al-ṣādiqa ("Il foglio veritiero", in arabo: الصحيفة الصادقة‎).

Figlio di ʿAmr b. al-ʿĀṣ, si convertì un anno prima del padre e la sua conoscenza del pensiero islamico era tale da meritare la considerazione dello stesso Profeta e di Abū Hurayra, che sinceramente ammetteva la maggior dottrina di ʿAbd Allāh, tanto da dire:

ossia «Non c'è nessuno che abbia conoscenza di un maggior numero di tradizioni di me sull'Inviato di Dio, tranne ʿAbd Allāh b. ʿAmr ed egli le ha scritte e io no».

Il contenuto del suo lavoro fu incorporato da più tardi da Ahmad ibn Hanbal nel suo Musnad.

Ahmad

Ahmad (in arabo: أحمد, traslitterato anche come Ahmed) è un nome proprio di persona arabo maschile.

Hanbalismo

Il hanbalismo è un madhhab (scuola giuridico-religiosa islamica) che all'interno del sunnismo si occupa delle problematiche connesse alla Legge Coranica. Ha visto la luce grazie all'opera di Ahmad ibn Hanbal (Baghdad, 780-855), il quale si opponeva in modo radicale a qualunque forma di intromissione della ragione umana - ritenendola arbitrariamente soggettiva - nell'interpretazione delle due fonti primarie dell'Islam, Corano e Sunna.

I suoi epigoni - fra cui si ricordano in particolare Ibn Taymiyya e Ibn Qayyim al-Jawziyya - accentuarono quella che era inizialmente un'intransigenza tecnica e morale, traducendola in uno stile di vita severo e finanche ascetico (al hanbalismo appartenne uno dei dotti che formarono la Sunna, Abu Dawud al-Sijistani e il fondatore della Qādiriyya, tuttora la più diffusa confraternita mistica islamica: ʿAbd al-Qādir al-Gīlānī).

Tutti, a diverso titolo, furono caratterizzati da un coerente rifiuto dell'intellettualismo teologico.

Tra i più recenti hanbaliti andrebbero annoverati il movimento del salafismo ed il Wahhabismo, fondato da Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb (XVIII secolo), che ispirò il movimento che s'impadronì delle regioni peninsulari arabe e che contribuì non poco alla formazione della moderna Arabia Saudita. Però la Conferenza islamica mondiale a Groznyj del 2016 ha dichiarato il Salafismo ed il Wahhabismo non sunnite (e quindi non hanbalite), nel qual caso queste sarebbero classificate frange kharigite.

Movimento teologico molto seguito in ambito hanbalita è il Ahl al-Hadith. Molto seguito anche l'Atharismo, detto anche teologia tradizionale islamica.

Henri Laoust

Henri Laoust (Fresnes-sur-Escaut, 1º aprile 1905 – Rognes, 12 novembre 1983) è stato un orientalista francese.

A lui si debbono lavori fondamentali sul pensiero hanbalita e sulle diversità di pensiero (che paradossalmente chiamò "scismi") nell'Islam.

Ibn Kathir

Ismāʿīl ibn ʿUmar ibn Kathīr (in arabo: إسماعيل بن عمر بن كثير‎; 1301 – 1373) è stato uno storico e giurista arabo, nonché tradizionista ed esegeta musulmano.

Khalifa ibn Khayyat

Khalīfa ibn Khayyāṭ (in arabo: ﺧﻠﻴﻔـة ﺑﻦ ﺧﻴﺎﻁ‎; Bassora, 777 – 854) è stato uno storico arabo.

Abū ʿAmr Khalīfa b. Khayyāṭ al-Laythī al-ʿUṣfūrī era di una famiglia originaria di Baṣra, in Iraq. Suo nonno era stato un rinomato tradizionista (muḥaddith) e Khalīfa ne seguì le orme. Tra i suoi discepoli si devono ricordare al-Bukhārī e Aḥmad ibn Ḥanbal.

Studiò con vari maestri, tra i quali si possono ricordare Sufyān b. ʿUyayna, Hishām b. al-Kalbī o Muḥammad al-Madāʾinī.

È noto per aver scritto almeno quattro opere, di cui solo due sono però sopravvissute. Essere erano del genere letterario detto Ṭabaqāt (biografie per classi) e Taʾrīkh (storia). La sua è importante perché è una delle tre opere di storia più antiche, ma il suo testo rimase praticamente sconosciuto finché una copia manoscritta nell'XI secolo fu scoperta a Rabat (Marocco nel 1966 e pubblicata l'anno successivo.

Khitān

Khitān è un termine arabo che indica la circoncisione praticata secondo un rito islamico. È anche legato al termine ṭahāra, che significa 'purità rituale'. La circoncisione rituale non è una pratica richiesta dal Corano ma è "consigliata" (sunna) come una tappa con cui si introducono gli uomini al credo islamico e un segno di appartenenza alla vasta comunità islamica.

La circoncisione islamica è assai simile a quella ebraica, nonostante ci siano alcuni punti che le differenziano. Attualmente i musulmani sono la più grande comunità religiosa a praticare la circoncisione.

Letteralismo islamico

Il letteralismo islamico si basa sulla riflessione fatta da una parte della teologia secondo cui quanto è rivelato da Allah va interpretato senza ricorrere a particolari strumenti interpretativi che concedono uno spazio potenzialmente fuorviante all'allegoria e alle deduzioni basate sulla ragione umana (bi-lā kayfa).

Tale espressione (in arabo: بلا كيف‎) è tradotta "senza [chiedersi] il come", o "senza [conoscere] il perché". Si tratta quindi di una via per risolvere problemi di fede teologica (ʿaqīda) islamica senza entrare in apparente contraddizione coi versetti coranici, accettando questi alla lettera, senza porsi ulteriori interrogativi.Un esempio esplicativo riguarda la contraddizione tra le apparenti caratteristiche antropomorfiche di Allāh nel Corano ("mano", "trono", "viso", "bocca", "occhio", e altro ancora) e l'assoluta trascendenza divina, come è evidente nella lettura dei versetti coranici che dicono: "Non v'ha simile a Lui cosa alcuna, ed Egli è ascoltante veggente" (Sūra al-Shūra, o "della consultazione"). Un altro è la questione di come il Corano possa essere "parola di Dio", senza però essere mai stato creato da Allāh (come numerosi ḥadīth testimoniano) e quindi sempre esistito nell'eternità a parte ante (azal).

Madhhab

Madhhab, detto anche Madh'hab (in arabo: مذهب‎, pl. madhāhib مذاهب) è il termine arabo impiegato per indicare le scuole giuridico-religiose islamiche che si impegnano ad unire tutte le prove autentiche (come detti e fatti del profeta Maometto, o detti o fatti dei suoi compagni) per stabilire se una cosa è lecita o meno, oppure se è obbligatoria o arbitraria se ci sono divergenze riguardo a questo. Il loro ruolo rimane sempre connesso alla sharīʿa e al fiqh.

Dal punto di vista cronologico, dei quattro madhhab sunniti sopravvissuti fino ai giorni nostri, il più antico è quello che si riferisce all'insegnamento giuridico e teologico di Abu Hanifa al-Nuʿmān ibn Thābit (m. 767) di Kufa (Iraq) e che per questo viene definito Hanafismo.

Poco dopo si formò il madhhab fondato dai seguaci di Malik ibn Anas di Medina (m. 796), chiamato Malikismo. Terzo fu il madhhab riferito ad al-Shafiʿī, che dal suo nome si chiamò Sciafeismo, e infine quello fondato da Ahmad ibn Hanbal, definito Hanbalismo.

Di altre scuole giuridico-religiose oggi scomparse - le più importanti delle quali furono il madhhab fondato in Siria da 'Abd al-Rahman al-Awza'i (Damasco, 704 ca.- Beirut, 774) e quello zahirita costituito in al-Andalus da Ibn Hazm (Cordova, 994 - Manta, Līsham [presso Siviglia], 1064) - abbiamo numerose tradizioni. Esse, in maggiore o minor misura, sono confluite nelle scuole sopraelencate.

È perfettamente lecito transitare da un madhhab sunnita ad un altro. Alcuni dicono questo in base a un detto che viene attribuito al profeta Maometto secondo il quale la divergenza d'opinioni (ikhtilāf) è misericordia per la comunità islamica, ma non è un detto autentico, in quanto non c'è una catena di trasmissione autentica per mezzo di cui sia possibile attribuirglielo:

Estratto dal libro Silsilat al-aḥadīth al-ḍāʾifa dello sceicco Muhammad Nasser al-Din al-Albani.

Vol. 1 Hadith 57

“La divergenza della mia comunità è una misericordia”

Ma non è un detto (hadith). Non ha un'origine. Gli specialisti della scienza dei detti (ahadith) hanno cercato di trovargli una catena di trasmissione ma non ci sono riusciti. Al-Munawi riporta da al-Subkī: “Questo hadith non è conosciuto tra gli specialisti del hadith ed io non gli ho trovato nessuna catena di trasmissione, che sia debole, autentica o inventata.” Lo Shaykh Zakariyyā al-Anṣārī ha confermato la stessa cosa nel suo commento “Tafsir al-Baydawi” (2/92).

Questo passaggio può essere accettato da un madhab ma non da un altro. Il passaggio da una scuola giuridica all'altra, nei fatti, non avviene quasi mai, per il forte radicamento della tradizione culturale vigente nelle singole aree del mondo islamico.

D'altra parte un versetto del corano dice "La mia comunità non si metterà mai d'accordo su un errore" che ha sostanzialmente lo stesso significato (cioè il disaccordo su questioni sostanzialmente non fondamentali e dipendenti da un'opinione anche legittima come altre è contemplato).

In linea di massima il madhhab hanafita è attestato in Turchia e in tutte le aree asiatiche già sottoposte al dominio ottomano, compreso l'Egitto e la Siria. Il malikismo è invece dominante in tutto il Maghreb (un tempo anche nella Spagna e nella Sicilia islamiche) e nell'Alto Egitto (Sa‘īd). Lo sciafeismo è invece particolarmente forte in Egitto, in Iraq e, un tempo, in Khorasan, mentre la scuola hanbalita è massicciamente attestata in quasi tutta l'Arabia Saudita. Tra i più recenti hanbaliti andrebbero annoverati il movimento del salafismo ed il Wahhabismo, fondato da Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb (XVIII secolo), che ispirò il movimento che s'impadronì delle regioni peninsulari arabe e che contribuì non poco alla formazione della moderna Arabia Saudita. Però la Conferenza islamica mondiale a Groznyj del 2016 ha dichiarato il salafismo ed il Wahhabismo non sunnite (e quindi non hanbalite), nel qual caso queste sarebbero classificate frange kharigite.

Morti nell'855

17 luglio - Papa Leone IV, papa, cardinale e vescovo italiano

29 settembre - Lotario I (n. 795)

20 novembre - Teoctisto, politico bizantino

8 dicembre - Drogone di Metz, vescovo francese (n. 801)

Osburga (n. 810)

Sancho II di Guascogna

Cyngen ap Cadell, sovrano

Sicone II di Salerno, principe longobardo

Pietro di Salerno, principe longobardo

Ahmad ibn Hanbal, teologo arabo (n. 780)

Moschea di Quba

La moschea di Qubāʾ (Qubāʾ Masjid o Masjid al-Qubāʾ, in in arabo: مسجد قباء‎), situata a Qubāʾ, alla periferia di Medina in Arabia Saudita, è la più antica moschea del mondo. La prima pietra venne posta dal profeta islamico Maometto nel corso della sua egira dalla Mecca a Medina. Essa venne poi completata dai suoi compagni. Maometto passò più di venti notti in questa moschea (dopo la migrazione), recitando una breve preghiera chiamata qasr) mentre attendeva ʿAlī, la cui casa era di fronte alla moschea.

Secondo la tradizione islamica, offrire due rakʿāt nafl nella moschea Qubāʾ equivale ad una ʿumra. La moschea di Qubāʾ è la prima moschea costruita nella storia dell'Islam e venne eretta appena Maometto giunse a Medina a seguito dell'egira (Hijra).Maometto vi andava tutti i sabati, a cavallo o a piedi, a recitare due rakʿāt. Egli consigliava agli altri di fare altrettanto, dicendo: "Chiunque faccia delle abluzioni a casa e vada poi a pregare nella moschea di Qubāʾ, avrà una ricompensa come se avesse recitato una ʿumra'". Questo ʾaḥādīth viene riportato da Ahmad ibn Hanbal, al-Nasa'i, Ibn Majah e Hakim al-Nishaburi.

Moschea di al-Husayn

La moschea di al-Ḥusayn (in arabo: مسجد الإمام الحسين‎, Masjid al-Imām al-Ḥusayn, ossia "Moschea dell'Imam al-Ḥusayn", traslitterazioni alternative per il nome Husayn: Hussein, Hussain, Husayn, and Hussayn; in arabo egiziano جامع سيدنا الحسين, ossia Jāmiʿ Sayyidnā al-Ḥusayn, "Moschea di nostro Signore al-Ḥusayn") è una moschea edificata nel 1154 al Cairo (Egitto), vicino al suq detto Khān el-Khalīlī.

Prende questo nome in onore del nipote di Maometto, al-Ḥusayn b. ʿAlī, avuto tramite sua figlia Fāṭima al-Zahrāʾ e suo cugino paterno ʿAlī b. Abī Ṭālib, la cui testa si crede sia inumata all'interno. Gli sciiti pensano che la testa e il corpo di al-Ḥusayn si trovino invece nel Santuario dell'Imam al-Ḥusayn a Kerbelāʾ.La moschea è considerato uno dei principali santuari islamici del Cairo e fu costruita dagli Imam fatimidi, come si scoprì nel corso di scavi archeologici dell'area. Il mausoleo (che data a una fare precedente al 1154) è la parte più antica del complesso. La costruzione attuale risale al XIX secolo e subì l'influenza della cosiddetta "Gothic Revival architecture".La moschea ospita alcuni reperti particolarmente venerati e quella che molti musulmani credono sia la più antica copia manoscritta esistente del Corano.Nella moschea esiste una lastra di marmo su cui è scolpito il ḥadīth in cui il profeta Maometto dice: "al-Ḥusayn deriva da me e io da al-Ḥusayn. Possa Allah amare chiunque ama al-Ḥusayn. Egli è un nipote (supremo) fra i nipoti (eccelsi)." Sopra la lastra si trova un altro ḥadīth considerato "buono" (ḥasan), riportato da al-Tirmidhi, ma anche da Bukhari e Ahmad ibn Hanbal.

Nati nel 780

Ahmad ibn Hanbal, teologo arabo († 855)

Sahih al-Bukhari

Il Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī (in arabo: صحيح البخاري‎) è la più importante delle sei maggiori raccolte di ḥadīth dell'islam sunnita. Queste tradizioni riguardanti il profeta Muhammad vennero raccolte dallo studioso musulmano di origine persiana, Muhammad ibn Ismāʿīl al-Bukhārī (810-870), dopo essere state trasmesse oralmente per diverse generazioni. I musulmani sunniti considerano questa collezione come la più fedele raccolta di ḥadīth e l'opera musulmana più importante dopo il Corano. Il termine arabo ṣaḥīḥ viene tradotto come autentico, sano o corretto.

Sheikh ul-Islam

Sheikh ul-Islam (Shaykh al-Islam, Sheikhul Islam, Shaikh al-Islam, Şeyhülislam) è un titolo di elevata autorità in alcune parti del mondo islamico.

Yahya ibn Ma'in

Yaḥyā ibn Maʿīn (in arabo: يحيى بن معين‎; al-Anbar, 775 – Medina, 847) è stato un giurista arabo-musulmano.

Yaḥyā b. Maʿīn b. ʿAwn al-Murrī al-Ghaṭafānī al-Baghdādī, Abū Zakariyāʾ, fu un dotto appartenente alla nascente scuola giuridica fondata dal suo maestro Ahmad ibn Hanbal e un grande esperto di ʿilm al-rijāl, al pari di ʿAlī al-Madīnī.

Dilapidò il patrimonio paterno, ricevuto in eredità, per acquistare ogni sorta di manoscritto che egli avesse giudicato utile per i suoi studi sulle tradizioni canoniche.

Fu tra i sette più apprezzati dotti della sua generazioni che furono convocati dal califfo al-Maʾmūn perché sanzionassero col loro prestigioso assenso la sua decisione d'imporre il dogma mutazilita del Corano creato. A chi più tardi gli rimproverava il consenso espresso, Yaḥyā b. Maʿīn sinceramente rispose giustificandosi: "avevo la spada sopra la mia testa".Visse a lungo nella capitale califfale abbaside di Baghdad ma morì mentre era a Medina, nel quadro del hajj che stava effettuando, tanto da essere sepolto nel cimitero cittadino del Baqi' al-Gharqad. Si dice avesse raccolto ed esaminato scrupolosamente la struttura di circa 600.000 ʾaḥādīth, con l'indagine che fu definita dell'al-jarḥ wa al-taʿdīl.

Zahiriyya

La Zahiriyya (in arabo: ﻇﺎﻫﺮﻳـة‎, Ẓāhiriyya) o Zahirismo è stata una scuola teologica e giuridica islamica caratterizzata da un accentuato letteralismo, manifestatasi per la prima volta in modo ufficiale nel IX secolo a Isfahan (Persia). Il suo fondatore fu Dāwūd b. ʿAlī al-Iṣfahānī (815-884) (Abū Dāwūd Sulaymān al-Ẓāhirī). Tale scuola era una scuola teologica e costituiva anche un madhhab specialmente in al-Andalus, sotto l'autorevole guida di Ibn Hazm.

La scuola giuridica, che non lasciava altro spazio di riferimento al giudice al di fuori di Corano e Sunna, scomparve senza lasciare tracce nel sunnismo.

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